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    3 opere FONDAMENTALI per capire l'ITALIA

    calendar-date-2
    June 28, 2026
    Note e risorse

    In questo video esploriamo l'Italia, la sua cultura e la sua storia attraverso tre opere d'arte: La Scuola di Atene di Raffaello, Il Quarto Stato di Pellizza da Volpedo e le Piazze d'Italia di De Chirico. Tre opere, cinque secoli, tre modi diversi di essere italiani.

    Scopri Volti d'Italia, il mio corso di livello B2 prodotto in collaborazione con Marco Cappelli.
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    Trascrizione e glossario sul Podcast Italiano Club (livello di bronzo).

    Trascrizione
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    In questo video, ti guiderò alla scoperta dell’Italia, della sua cultura e della sua storia, come spesso faccio, ma in un modo inedito: lo farò attraverso tre opere d’arte di grande fama e di altissimo valore.

    La prima è un’opera di Raffaello Sanzio, nato a Urbino nel 1483 e morto a Roma nel 1520, fra i più celebri pittori del Rinascimento italiano.

    La seconda è un’opera di Giuseppe Pellizza, nato e morto a Volpedo, in Piemonte, vissuto a cavallo tra Ottocento e Novecento.

    La terza non è propriamente un’opera ma piuttosto una serie di opere del pittore Giorgio De Chirico, nato in Grecia nel 1888 e morto a Roma nel 1978, principale esponente della corrente artistica della Metafisica.

    Trascrizione e glossario sul Podcast Italiano Club

    Tre opere importantissime attraverso le quali compiremo insieme un viaggio di ben cinque secoli, un viaggio durante il quale ci fermeremo a farci domande come queste:

    - In che modo l’artista vedeva la realtà che lo circondava?

    - Quali valori esprime l’opera?

    - Cosa era importante all’epoca in cui l’opera è stata dipinta?

    - Cosa rivela, l’opera, del contesto storico?

    - E qual è l’identità dell’Italia e degli italiani raccontata dall’opera?

    Seguimi, allora, in questo breve viaggio nella storia dell'arte italiana, e non solo...

    Ah, se non mi conosci ancora, io mi chiamo Davide e questo è Podcast Italiano, un canale per chi impara l’italiano. Attiva i sottotitoli se ne hai bisogno; la trascrizione integrale di questo video è sul mio sito, podcastitaliano.com. Ho anche preparato, come sempre, un PDF che accompagna il video, e che ti consiglio di stampare. Il PDF è molto utile: contiene i concetti base del video per un ripasso, un glossario del linguaggio dell’arte e alcuni esercizi, basati su testi autentici, per fare pratica. Ti lascio il link in descrizione, ma puoi anche scansionare questo comodo codice QR.

    A questo punto, siamo pronti per cominciare il nostro viaggio. Saliamo sulla macchina del tempo e partiamo in direzione Roma, la Roma del Cinquecento.

    La prima opera di cui ti parlerò è La Scuola di Atene di Raffaello Sanzio.

    La famosissima opera si trova nella Stanza della Segnatura all'interno dei Musei Vaticani, nello Stato del Vaticano, a Roma. Se hai già visitato questi musei, avrai sicuramente fatto una tappa in questa stanza e ti sarai fermato ad ammirare quest’opera, che fa parte del ciclo di affreschi commissionati a Raffaello da Papa Giulio II per i suoi appartamenti privati.

    Perché quest’opera è così importante? Beh, lo è perché rappresenta il manifesto del Rinascimento nella sua fase matura. Si tratta infatti di un’opera capace di sintetizzare i valori di un'intera epoca, il Rinascimento italiano, in un'unica composizione monumentale.

    Quali sono questi valori? Vediamoli uno ad uno.

    1. L’Italia erede della classicità: Raffaello compie un'operazione politica e culturale molto audace, molto coraggiosa. Prende infatti gli antichi filosofi greci (Platone, Aristotele, Socrate, Eraclito, Pitagora, Epicuro, Euclide, Diogene) e li colloca dove? Nel cuore dell’Italia, a Roma, al Vaticano. Con questa operazione coraggiosa, Raffaello afferma qualcosa: che l'Italia è l'erede legittima della grande cultura greca, della cultura classica. Riposizionando i saggi del mondo antico nel cuore del palazzo del Papa, Raffaello realizza un’operazione di riconciliazione tra cultura classica e cultura cristiana, che è alla base del pensiero umanista.

    2. Il secondo valore espresso dall’opera è quello della continuità tra cultura classica e cultura rinascimentale: l’audacia di Raffaello non sta solo nello spostare i filosofi antichi da Atene a Roma, dal mondo greco a quello papale, ma anche nel dare loro un volto nuovo, un viso nuovo, quello dei grandi artisti e intellettuali a lui contemporanei, quello dei geni del Rinascimento, in altre parole.

    Ad esempio: a Platone dà il volto di Leonardo da Vinci; a Euclide dà i tratti dell'architetto Donato Bramante; mentre Eraclito riceve la faccia di Michelangelo Buonarroti.

    Quest’operazione non è solo un gioco, non è solo un divertimento, come potrebbe sembrare, ma è molto di più: è una dichiarazione culturale. Serve a Raffaello a mettere in scena la filosofia antica come qualcosa di ancora attuale, di vivo. Come ha osservato lo storico dell’arte Giulio Carlo Argan, l’opera rinascimentale non imita l’antico, ma lo “ricrea come presenza viva nella coscienza moderna”.

    È un po’ come se Raffaello ci stesse dicendo: “Guardate, i grandi artisti del Rinascimento non sono soltanto degli ‘eredi’ degli antichi; sono invece loro ‘pari’, loro continuatori diretti.”

    Ma l’audacia di Raffaello si spinge ancora più avanti: non solo attribuisce agli antichi filosofi volti nuovi, volti rinascimentali, ma li inserisce anche in un contesto architettonico che richiama esplicitamente la Roma contemporanea. La grandiosa struttura architettonica che ospita i filosofi, infatti, è ispirata ai progetti di Bramante per la nuova Basilica di San Pietro.

    Con quest’operazione, Raffaello afferma che “Roma è la nuova Atene”, e che il sapere, la conoscenza, il pensiero filosofico e l’agire artistico hanno trovato una nuova sede nella cultura umanistica e nella corte papale. È il mito dell'Italia "faro del mondo". Un luogo, l’Italia, dove la bellezza non è fine a se stessa, ma è lo strumento attraverso cui l’Uomo, artista, pensatore, intellettuale, comprende la Verità sull’Universo.

    Una curiosità: sapevi che Raffaello ha ritratto se stesso nell'opera? Si trova all'estrema destra, con un berretto nero, nei panni del pittore greco Apelle, e guarda direttamente verso di noi.

    Ora, se ti è venuta voglia di saperne di più sul Rinascimento italiano, ti invito ad ascoltare l’episodio numero 41 di livello avanzato del nostro podcast, intitolato “Cos’è stato il Rinascimento?”. Se t’interessa, ti lascio un link nella descrizione dell’episodio. È un episodio davvero interessante.

    Ah e, se non lo sapevi, sì, ho un podcast, anzi, due podcast che puoi ascoltare! Ti lascio il link in descrizione.

    Ma ora facciamo un salto di quattro secoli, arriviamo al Novecento e riprendiamo il nostro tour storico-artistico-culturale con la seconda opera di cui voglio parlarti: Il Quarto Stato di Giuseppe Pellizza Da Volpedo.

    Dal 2022 l’opera si trova a Milano, alla GAM, Galleria d’Arte Moderna, all'interno della Villa Reale.

    Se Raffaello aveva dipinto il mondo delle idee, Giuseppe Pellizza da Volpedo dipinge invece il mondo delle azioni, le azioni che plasmano la realtà, la società, l’economia.

    Il quarto stato è un’opera di straordinaria importanza perché è il termometro politico e sociale dell'Italia a cavallo tra due secoli, l’Ottocento e il Novecento. Si colloca in un momento di trasformazione profonda, quello del passaggio dall'Italia post-risorgimentale, feudale e rurale, all’Italia moderna, che muove i primi passi verso un’economia industriale.

    L'opera si intreccia profondamente con la storia dell'Italia dell’epoca in cui fu prodotta.

    Innanzitutto rappresenta la nascita della coscienza di classe e l'irruzione del proletariato sulla scena pubblica. Sono proprio loro, i proletari, a costituire il "Quarto Stato", dopo: uno, l’aristocrazia; due, la Chiesa; e tre, la borghesia.

    Quella di Pellizza è un’Italia molto diversa da quella dipinta da Raffaello, in cui gli unici protagonisti erano gli uomini del Pensiero, dell’Arte, di Dio, e i lavoratori non trovavano alcuno spazio nella rappresentazione, essendo invece destinati all’invisibilità.

    Pellizza sposta il focus dalle élite, quelle stesse élite che pochi decenni prima avevano reso possibile l'Unità d’Italia, alle masse di lavoratori, da cui quell’Unità doveva essere sostenuta, giorno dopo giorno.

    L’Italia di Pellizza è dunque l'Italia del lavoro; il lavoro, un valore tanto importante per noi italiani da essere richiamato nei principi della nostra Costituzione, entrata in vigore nel 1948: "L'Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro" recita l’Articolo 1 della Costituzione della Repubblica Italiana. Il che, tra l'altro, è molto curioso, perché sono poche le democrazie liberali occidentali in cui il primo articolo della costituzione fa riferimento al lavoro specificamente e non, per esempio, ai diritti umani.

    Nel quadro di Pellizza, i lavoratori, contadini e operai dal volto dignitoso e dal fisico monumentale, costituiscono un soggetto politico consapevole. Non sono in guerra, ma sono in marcia.

    La loro non è un’azione violenta, ma è una processione laica e consapevole verso nuovi diritti, verso nuove forme di partecipazione democratica, verso una società più giusta e paritaria, verso un futuro luminoso da costruire con le proprie mani, con le proprie azioni.

    Un dettaglio fondamentale è la figura femminile in primo piano (ispirata alla moglie dell'artista, Teresa).

    Il fatto che la donna si trovi accanto ai leader della marcia, e non dietro di loro, sottolinea il ruolo attivo che le donne stavano iniziando ad assumere nell’economia, nel mondo del lavoro, in quello della politica e delle lotte sociali.

    La battaglia femminile rappresentata da Pellizza è un'anticipazione di altre battaglie delle donne: quella per il diritto di voto, ad esempio, e quelle per altri diritti come il divorzio e l’aborto, che avrebbero segnato tutto il corso del Novecento.

    L'opera di Pellizza da Volpedo ha avuto un successo che va oltre il suo valore artistico e che ne ha fatto una vera e propria icona politica. È stata utilizzata per decenni in manifesti, tessere di partito e durante le celebrazioni del 1° Maggio, data della Festa Internazionale del Lavoro.

    Una curiosità: nel 2008 l’opera di Pellizza da Volpedo ha ispirato la locandina di un film, il film di Paolo Virzì intitolato “Tutta la vita davanti”.

    Nella locandina del film, la composizione del “Quarto Stato” viene reinterpretata: ai contadini e agli operai del dipinto si sostituiscono i giovani lavoratori precari dell’Italia contemporanea, spesso sfruttati e senza tutele.

    Virzì presenta così i precari di oggi, per lo più “cognitari”, cioè proletari del lavoro intellettuale, come i pronipoti dei lavoratori manuali di ieri. In questo modo Virzì suggerisce che cambiano le forme del lavoro ma non cambiano lo sfruttamento e la disuguaglianza.

    Chiudiamo questo nostro breve viaggio nell’arte, nella storia e nella cultura italiana, con la serie Piazza d'Italia di Giorgio de Chirico.

    Attenzione: non esiste un'unica Piazza d'Italia. Si tratta di un soggetto che l'artista ha replicato in numerose varianti nel corso della sua vita. Molte versioni appartengono a collezioni private; alcuni esemplari significativi sono visibili presso la Fondazione Giorgio e Isa de Chirico a Roma, o in importanti musei d'arte moderna, come la Galleria Nazionale d'Arte Moderna (GNAM) di Roma e il MART di Rovereto.

    Se con Raffaello l’Italia messa in scena era soprattutto quella della Filosofia e dell’Intelletto, e con Pellizza da Volpedo quella della Storia e della Cronaca, con De Chirico è l’Italia della Psicologia a finire sulla tela.

    Le piazze di de Chirico sono il simbolo di un’Italia non più gloriosa, ma che, piuttosto, vive o sopravvive tra le rovine di un passato illustre. Le arcate romane e le statue da una parte, le ciminiere delle fabbriche sullo sfondo dall’altra creano un profondo senso di estraniamento, e rappresentano un tentativo di tradurre in immagine l’alienazione urbana dell’uomo e della donna contemporanei.

    Se per Raffaello l’identità italiana era fatta di un Passato Presente, per De Chirico l'identità italiana è fatta soprattutto di Presenze Assenti. Viviamo in luoghi carichi di memoria e di bellezza; una memoria e una bellezza che consolano, certo, ma che, allo stesso tempo, ci interrogano sulla nostra solitudine di uomini e donne moderni.

    Siamo giunti al termine del nostro viaggio: Raffaello, Pellizza, De Chirico. Pensiero, Azione, Contemplazione.

    Quale lato del triangolo formato dalle tre opere ti affascina di più?

    Quale ti piacerebbe approfondire? Scrivimelo in un commento!

    Fammi sapere se ti è piaciuto questo video più artistico. Ogni tanto ci sta fare qualche pausa dalla lingua italiana e dalla grammatica. Quindi fammi sapere se vuoi più video di questo genere! Se è così, lascia anche un like al video.

    E ricorda di scaricare e stampare il PDF che accompagna il video (te lo lascio al link in descrizione, ma puoi anche scansionare questo codice che ti lascio a schermo) perché lì potrai ripassare i concetti base del video, studiare il lessico dell’arte e fare pratica con i nostri esercizi basati su testi autentici che approfondiscono le opere analizzate nel video.

    In questo video abbiamo fatto solo un assaggio: tre opere, tre momenti, tre “volti” dell’Italia. Ma l’Italia è molto di più. È fatta di storie, tradizioni, trasformazioni, contraddizioni. Ed è proprio questo che esploriamo in Volti d’Italia: un corso pensato per aiutarti a raggiungere a un livello B2, intermedio-alto, ma anche pensato per aiutarti a capire l’Italia, attraverso contenuti culturali autentici, ricchi, e vivi.

    Se vuoi passare da “capisco abbastanza” a “capisco davvero”, se vuoi arricchire il tuo italiano con il linguaggio della cultura, della storia, della società… allora trovi il link in descrizione.

    Buono studio e buona pratica!

    In questo video, ti guiderò alla scoperta dell’Italia, della sua cultura e della sua storia, come spesso faccio, ma in un modo inedito: lo farò attraverso tre opere d’arte di grande fama e di altissimo valore.

    La prima è un’opera di Raffaello Sanzio, nato a Urbino nel 1483 e morto a Roma nel 1520, fra i più celebri pittori del Rinascimento italiano.

    La seconda è un’opera di Giuseppe Pellizza, nato e morto a Volpedo, in Piemonte, vissuto a cavallo tra Ottocento e Novecento.

    La terza non è propriamente un’opera ma piuttosto una serie di opere del pittore Giorgio De Chirico, nato in Grecia nel 1888 e morto a Roma nel 1978, principale esponente della corrente artistica della Metafisica.

    Trascrizione e glossario sul Podcast Italiano Club

    Tre opere importantissime attraverso le quali compiremo insieme un viaggio di ben cinque secoli, un viaggio durante il quale ci fermeremo a farci domande come queste:

    - In che modo l’artista vedeva la realtà che lo circondava?

    - Quali valori esprime l’opera?

    - Cosa era importante all’epoca in cui l’opera è stata dipinta?

    - Cosa rivela, l’opera, del contesto storico?

    - E qual è l’identità dell’Italia e degli italiani raccontata dall’opera?

    Seguimi, allora, in questo breve viaggio nella storia dell'arte italiana, e non solo...

    Ah, se non mi conosci ancora, io mi chiamo Davide e questo è Podcast Italiano, un canale per chi impara l’italiano. Attiva i sottotitoli se ne hai bisogno; la trascrizione integrale di questo video è sul mio sito, podcastitaliano.com. Ho anche preparato, come sempre, un PDF che accompagna il video, e che ti consiglio di stampare. Il PDF è molto utile: contiene i concetti base del video per un ripasso, un glossario del linguaggio dell’arte e alcuni esercizi, basati su testi autentici, per fare pratica. Ti lascio il link in descrizione, ma puoi anche scansionare questo comodo codice QR.

    A questo punto, siamo pronti per cominciare il nostro viaggio. Saliamo sulla macchina del tempo e partiamo in direzione Roma, la Roma del Cinquecento.

    La prima opera di cui ti parlerò è La Scuola di Atene di Raffaello Sanzio.

    La famosissima opera si trova nella Stanza della Segnatura all'interno dei Musei Vaticani, nello Stato del Vaticano, a Roma. Se hai già visitato questi musei, avrai sicuramente fatto una tappa in questa stanza e ti sarai fermato ad ammirare quest’opera, che fa parte del ciclo di affreschi commissionati a Raffaello da Papa Giulio II per i suoi appartamenti privati.

    Perché quest’opera è così importante? Beh, lo è perché rappresenta il manifesto del Rinascimento nella sua fase matura. Si tratta infatti di un’opera capace di sintetizzare i valori di un'intera epoca, il Rinascimento italiano, in un'unica composizione monumentale.

    Quali sono questi valori? Vediamoli uno ad uno.

    1. L’Italia erede della classicità: Raffaello compie un'operazione politica e culturale molto audace, molto coraggiosa. Prende infatti gli antichi filosofi greci (Platone, Aristotele, Socrate, Eraclito, Pitagora, Epicuro, Euclide, Diogene) e li colloca dove? Nel cuore dell’Italia, a Roma, al Vaticano. Con questa operazione coraggiosa, Raffaello afferma qualcosa: che l'Italia è l'erede legittima della grande cultura greca, della cultura classica. Riposizionando i saggi del mondo antico nel cuore del palazzo del Papa, Raffaello realizza un’operazione di riconciliazione tra cultura classica e cultura cristiana, che è alla base del pensiero umanista.

    2. Il secondo valore espresso dall’opera è quello della continuità tra cultura classica e cultura rinascimentale: l’audacia di Raffaello non sta solo nello spostare i filosofi antichi da Atene a Roma, dal mondo greco a quello papale, ma anche nel dare loro un volto nuovo, un viso nuovo, quello dei grandi artisti e intellettuali a lui contemporanei, quello dei geni del Rinascimento, in altre parole.

    Ad esempio: a Platone dà il volto di Leonardo da Vinci; a Euclide dà i tratti dell'architetto Donato Bramante; mentre Eraclito riceve la faccia di Michelangelo Buonarroti.

    Quest’operazione non è solo un gioco, non è solo un divertimento, come potrebbe sembrare, ma è molto di più: è una dichiarazione culturale. Serve a Raffaello a mettere in scena la filosofia antica come qualcosa di ancora attuale, di vivo. Come ha osservato lo storico dell’arte Giulio Carlo Argan, l’opera rinascimentale non imita l’antico, ma lo “ricrea come presenza viva nella coscienza moderna”.

    È un po’ come se Raffaello ci stesse dicendo: “Guardate, i grandi artisti del Rinascimento non sono soltanto degli ‘eredi’ degli antichi; sono invece loro ‘pari’, loro continuatori diretti.”

    Ma l’audacia di Raffaello si spinge ancora più avanti: non solo attribuisce agli antichi filosofi volti nuovi, volti rinascimentali, ma li inserisce anche in un contesto architettonico che richiama esplicitamente la Roma contemporanea. La grandiosa struttura architettonica che ospita i filosofi, infatti, è ispirata ai progetti di Bramante per la nuova Basilica di San Pietro.

    Con quest’operazione, Raffaello afferma che “Roma è la nuova Atene”, e che il sapere, la conoscenza, il pensiero filosofico e l’agire artistico hanno trovato una nuova sede nella cultura umanistica e nella corte papale. È il mito dell'Italia "faro del mondo". Un luogo, l’Italia, dove la bellezza non è fine a se stessa, ma è lo strumento attraverso cui l’Uomo, artista, pensatore, intellettuale, comprende la Verità sull’Universo.

    Una curiosità: sapevi che Raffaello ha ritratto se stesso nell'opera? Si trova all'estrema destra, con un berretto nero, nei panni del pittore greco Apelle, e guarda direttamente verso di noi.

    Ora, se ti è venuta voglia di saperne di più sul Rinascimento italiano, ti invito ad ascoltare l’episodio numero 41 di livello avanzato del nostro podcast, intitolato “Cos’è stato il Rinascimento?”. Se t’interessa, ti lascio un link nella descrizione dell’episodio. È un episodio davvero interessante.

    Ah e, se non lo sapevi, sì, ho un podcast, anzi, due podcast che puoi ascoltare! Ti lascio il link in descrizione.

    Ma ora facciamo un salto di quattro secoli, arriviamo al Novecento e riprendiamo il nostro tour storico-artistico-culturale con la seconda opera di cui voglio parlarti: Il Quarto Stato di Giuseppe Pellizza Da Volpedo.

    Dal 2022 l’opera si trova a Milano, alla GAM, Galleria d’Arte Moderna, all'interno della Villa Reale.

    Se Raffaello aveva dipinto il mondo delle idee, Giuseppe Pellizza da Volpedo dipinge invece il mondo delle azioni, le azioni che plasmano la realtà, la società, l’economia.

    Il quarto stato è un’opera di straordinaria importanza perché è il termometro politico e sociale dell'Italia a cavallo tra due secoli, l’Ottocento e il Novecento. Si colloca in un momento di trasformazione profonda, quello del passaggio dall'Italia post-risorgimentale, feudale e rurale, all’Italia moderna, che muove i primi passi verso un’economia industriale.

    L'opera si intreccia profondamente con la storia dell'Italia dell’epoca in cui fu prodotta.

    Innanzitutto rappresenta la nascita della coscienza di classe e l'irruzione del proletariato sulla scena pubblica. Sono proprio loro, i proletari, a costituire il "Quarto Stato", dopo: uno, l’aristocrazia; due, la Chiesa; e tre, la borghesia.

    Quella di Pellizza è un’Italia molto diversa da quella dipinta da Raffaello, in cui gli unici protagonisti erano gli uomini del Pensiero, dell’Arte, di Dio, e i lavoratori non trovavano alcuno spazio nella rappresentazione, essendo invece destinati all’invisibilità.

    Pellizza sposta il focus dalle élite, quelle stesse élite che pochi decenni prima avevano reso possibile l'Unità d’Italia, alle masse di lavoratori, da cui quell’Unità doveva essere sostenuta, giorno dopo giorno.

    L’Italia di Pellizza è dunque l'Italia del lavoro; il lavoro, un valore tanto importante per noi italiani da essere richiamato nei principi della nostra Costituzione, entrata in vigore nel 1948: "L'Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro" recita l’Articolo 1 della Costituzione della Repubblica Italiana. Il che, tra l'altro, è molto curioso, perché sono poche le democrazie liberali occidentali in cui il primo articolo della costituzione fa riferimento al lavoro specificamente e non, per esempio, ai diritti umani.

    Nel quadro di Pellizza, i lavoratori, contadini e operai dal volto dignitoso e dal fisico monumentale, costituiscono un soggetto politico consapevole. Non sono in guerra, ma sono in marcia.

    La loro non è un’azione violenta, ma è una processione laica e consapevole verso nuovi diritti, verso nuove forme di partecipazione democratica, verso una società più giusta e paritaria, verso un futuro luminoso da costruire con le proprie mani, con le proprie azioni.

    Un dettaglio fondamentale è la figura femminile in primo piano (ispirata alla moglie dell'artista, Teresa).

    Il fatto che la donna si trovi accanto ai leader della marcia, e non dietro di loro, sottolinea il ruolo attivo che le donne stavano iniziando ad assumere nell’economia, nel mondo del lavoro, in quello della politica e delle lotte sociali.

    La battaglia femminile rappresentata da Pellizza è un'anticipazione di altre battaglie delle donne: quella per il diritto di voto, ad esempio, e quelle per altri diritti come il divorzio e l’aborto, che avrebbero segnato tutto il corso del Novecento.

    L'opera di Pellizza da Volpedo ha avuto un successo che va oltre il suo valore artistico e che ne ha fatto una vera e propria icona politica. È stata utilizzata per decenni in manifesti, tessere di partito e durante le celebrazioni del 1° Maggio, data della Festa Internazionale del Lavoro.

    Una curiosità: nel 2008 l’opera di Pellizza da Volpedo ha ispirato la locandina di un film, il film di Paolo Virzì intitolato “Tutta la vita davanti”.

    Nella locandina del film, la composizione del “Quarto Stato” viene reinterpretata: ai contadini e agli operai del dipinto si sostituiscono i giovani lavoratori precari dell’Italia contemporanea, spesso sfruttati e senza tutele.

    Virzì presenta così i precari di oggi, per lo più “cognitari”, cioè proletari del lavoro intellettuale, come i pronipoti dei lavoratori manuali di ieri. In questo modo Virzì suggerisce che cambiano le forme del lavoro ma non cambiano lo sfruttamento e la disuguaglianza.

    Chiudiamo questo nostro breve viaggio nell’arte, nella storia e nella cultura italiana, con la serie Piazza d'Italia di Giorgio de Chirico.

    Attenzione: non esiste un'unica Piazza d'Italia. Si tratta di un soggetto che l'artista ha replicato in numerose varianti nel corso della sua vita. Molte versioni appartengono a collezioni private; alcuni esemplari significativi sono visibili presso la Fondazione Giorgio e Isa de Chirico a Roma, o in importanti musei d'arte moderna, come la Galleria Nazionale d'Arte Moderna (GNAM) di Roma e il MART di Rovereto.

    Se con Raffaello l’Italia messa in scena era soprattutto quella della Filosofia e dell’Intelletto, e con Pellizza da Volpedo quella della Storia e della Cronaca, con De Chirico è l’Italia della Psicologia a finire sulla tela.

    Le piazze di de Chirico sono il simbolo di un’Italia non più gloriosa, ma che, piuttosto, vive o sopravvive tra le rovine di un passato illustre. Le arcate romane e le statue da una parte, le ciminiere delle fabbriche sullo sfondo dall’altra creano un profondo senso di estraniamento, e rappresentano un tentativo di tradurre in immagine l’alienazione urbana dell’uomo e della donna contemporanei.

    Se per Raffaello l’identità italiana era fatta di un Passato Presente, per De Chirico l'identità italiana è fatta soprattutto di Presenze Assenti. Viviamo in luoghi carichi di memoria e di bellezza; una memoria e una bellezza che consolano, certo, ma che, allo stesso tempo, ci interrogano sulla nostra solitudine di uomini e donne moderni.

    Siamo giunti al termine del nostro viaggio: Raffaello, Pellizza, De Chirico. Pensiero, Azione, Contemplazione.

    Quale lato del triangolo formato dalle tre opere ti affascina di più?

    Quale ti piacerebbe approfondire? Scrivimelo in un commento!

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    In questo video abbiamo fatto solo un assaggio: tre opere, tre momenti, tre “volti” dell’Italia. Ma l’Italia è molto di più. È fatta di storie, tradizioni, trasformazioni, contraddizioni. Ed è proprio questo che esploriamo in Volti d’Italia: un corso pensato per aiutarti a raggiungere a un livello B2, intermedio-alto, ma anche pensato per aiutarti a capire l’Italia, attraverso contenuti culturali autentici, ricchi, e vivi.

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    June 28, 2026

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    La prima è un’opera di Raffaello Sanzio, nato a Urbino nel 1483 e morto a Roma nel 1520, fra i più celebri pittori del Rinascimento italiano.

    La seconda è un’opera di Giuseppe Pellizza, nato e morto a Volpedo, in Piemonte, vissuto a cavallo tra Ottocento e Novecento.

    La terza non è propriamente un’opera ma piuttosto una serie di opere del pittore Giorgio De Chirico, nato in Grecia nel 1888 e morto a Roma nel 1978, principale esponente della corrente artistica della Metafisica.

    Trascrizione e glossario sul Podcast Italiano Club

    Tre opere importantissime attraverso le quali compiremo insieme un viaggio di ben cinque secoli, un viaggio durante il quale ci fermeremo a farci domande come queste:

    - In che modo l’artista vedeva la realtà che lo circondava?

    - Quali valori esprime l’opera?

    - Cosa era importante all’epoca in cui l’opera è stata dipinta?

    - Cosa rivela, l’opera, del contesto storico?

    - E qual è l’identità dell’Italia e degli italiani raccontata dall’opera?

    Seguimi, allora, in questo breve viaggio nella storia dell'arte italiana, e non solo...

    Ah, se non mi conosci ancora, io mi chiamo Davide e questo è Podcast Italiano, un canale per chi impara l’italiano. Attiva i sottotitoli se ne hai bisogno; la trascrizione integrale di questo video è sul mio sito, podcastitaliano.com. Ho anche preparato, come sempre, un PDF che accompagna il video, e che ti consiglio di stampare. Il PDF è molto utile: contiene i concetti base del video per un ripasso, un glossario del linguaggio dell’arte e alcuni esercizi, basati su testi autentici, per fare pratica. Ti lascio il link in descrizione, ma puoi anche scansionare questo comodo codice QR.

    A questo punto, siamo pronti per cominciare il nostro viaggio. Saliamo sulla macchina del tempo e partiamo in direzione Roma, la Roma del Cinquecento.

    La prima opera di cui ti parlerò è La Scuola di Atene di Raffaello Sanzio.

    La famosissima opera si trova nella Stanza della Segnatura all'interno dei Musei Vaticani, nello Stato del Vaticano, a Roma. Se hai già visitato questi musei, avrai sicuramente fatto una tappa in questa stanza e ti sarai fermato ad ammirare quest’opera, che fa parte del ciclo di affreschi commissionati a Raffaello da Papa Giulio II per i suoi appartamenti privati.

    Perché quest’opera è così importante? Beh, lo è perché rappresenta il manifesto del Rinascimento nella sua fase matura. Si tratta infatti di un’opera capace di sintetizzare i valori di un'intera epoca, il Rinascimento italiano, in un'unica composizione monumentale.

    Quali sono questi valori? Vediamoli uno ad uno.

    1. L’Italia erede della classicità: Raffaello compie un'operazione politica e culturale molto audace, molto coraggiosa. Prende infatti gli antichi filosofi greci (Platone, Aristotele, Socrate, Eraclito, Pitagora, Epicuro, Euclide, Diogene) e li colloca dove? Nel cuore dell’Italia, a Roma, al Vaticano. Con questa operazione coraggiosa, Raffaello afferma qualcosa: che l'Italia è l'erede legittima della grande cultura greca, della cultura classica. Riposizionando i saggi del mondo antico nel cuore del palazzo del Papa, Raffaello realizza un’operazione di riconciliazione tra cultura classica e cultura cristiana, che è alla base del pensiero umanista.

    2. Il secondo valore espresso dall’opera è quello della continuità tra cultura classica e cultura rinascimentale: l’audacia di Raffaello non sta solo nello spostare i filosofi antichi da Atene a Roma, dal mondo greco a quello papale, ma anche nel dare loro un volto nuovo, un viso nuovo, quello dei grandi artisti e intellettuali a lui contemporanei, quello dei geni del Rinascimento, in altre parole.

    Ad esempio: a Platone dà il volto di Leonardo da Vinci; a Euclide dà i tratti dell'architetto Donato Bramante; mentre Eraclito riceve la faccia di Michelangelo Buonarroti.

    Quest’operazione non è solo un gioco, non è solo un divertimento, come potrebbe sembrare, ma è molto di più: è una dichiarazione culturale. Serve a Raffaello a mettere in scena la filosofia antica come qualcosa di ancora attuale, di vivo. Come ha osservato lo storico dell’arte Giulio Carlo Argan, l’opera rinascimentale non imita l’antico, ma lo “ricrea come presenza viva nella coscienza moderna”.

    È un po’ come se Raffaello ci stesse dicendo: “Guardate, i grandi artisti del Rinascimento non sono soltanto degli ‘eredi’ degli antichi; sono invece loro ‘pari’, loro continuatori diretti.”

    Ma l’audacia di Raffaello si spinge ancora più avanti: non solo attribuisce agli antichi filosofi volti nuovi, volti rinascimentali, ma li inserisce anche in un contesto architettonico che richiama esplicitamente la Roma contemporanea. La grandiosa struttura architettonica che ospita i filosofi, infatti, è ispirata ai progetti di Bramante per la nuova Basilica di San Pietro.

    Con quest’operazione, Raffaello afferma che “Roma è la nuova Atene”, e che il sapere, la conoscenza, il pensiero filosofico e l’agire artistico hanno trovato una nuova sede nella cultura umanistica e nella corte papale. È il mito dell'Italia "faro del mondo". Un luogo, l’Italia, dove la bellezza non è fine a se stessa, ma è lo strumento attraverso cui l’Uomo, artista, pensatore, intellettuale, comprende la Verità sull’Universo.

    Una curiosità: sapevi che Raffaello ha ritratto se stesso nell'opera? Si trova all'estrema destra, con un berretto nero, nei panni del pittore greco Apelle, e guarda direttamente verso di noi.

    Ora, se ti è venuta voglia di saperne di più sul Rinascimento italiano, ti invito ad ascoltare l’episodio numero 41 di livello avanzato del nostro podcast, intitolato “Cos’è stato il Rinascimento?”. Se t’interessa, ti lascio un link nella descrizione dell’episodio. È un episodio davvero interessante.

    Ah e, se non lo sapevi, sì, ho un podcast, anzi, due podcast che puoi ascoltare! Ti lascio il link in descrizione.

    Ma ora facciamo un salto di quattro secoli, arriviamo al Novecento e riprendiamo il nostro tour storico-artistico-culturale con la seconda opera di cui voglio parlarti: Il Quarto Stato di Giuseppe Pellizza Da Volpedo.

    Dal 2022 l’opera si trova a Milano, alla GAM, Galleria d’Arte Moderna, all'interno della Villa Reale.

    Se Raffaello aveva dipinto il mondo delle idee, Giuseppe Pellizza da Volpedo dipinge invece il mondo delle azioni, le azioni che plasmano la realtà, la società, l’economia.

    Il quarto stato è un’opera di straordinaria importanza perché è il termometro politico e sociale dell'Italia a cavallo tra due secoli, l’Ottocento e il Novecento. Si colloca in un momento di trasformazione profonda, quello del passaggio dall'Italia post-risorgimentale, feudale e rurale, all’Italia moderna, che muove i primi passi verso un’economia industriale.

    L'opera si intreccia profondamente con la storia dell'Italia dell’epoca in cui fu prodotta.

    Innanzitutto rappresenta la nascita della coscienza di classe e l'irruzione del proletariato sulla scena pubblica. Sono proprio loro, i proletari, a costituire il "Quarto Stato", dopo: uno, l’aristocrazia; due, la Chiesa; e tre, la borghesia.

    Quella di Pellizza è un’Italia molto diversa da quella dipinta da Raffaello, in cui gli unici protagonisti erano gli uomini del Pensiero, dell’Arte, di Dio, e i lavoratori non trovavano alcuno spazio nella rappresentazione, essendo invece destinati all’invisibilità.

    Pellizza sposta il focus dalle élite, quelle stesse élite che pochi decenni prima avevano reso possibile l'Unità d’Italia, alle masse di lavoratori, da cui quell’Unità doveva essere sostenuta, giorno dopo giorno.

    L’Italia di Pellizza è dunque l'Italia del lavoro; il lavoro, un valore tanto importante per noi italiani da essere richiamato nei principi della nostra Costituzione, entrata in vigore nel 1948: "L'Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro" recita l’Articolo 1 della Costituzione della Repubblica Italiana. Il che, tra l'altro, è molto curioso, perché sono poche le democrazie liberali occidentali in cui il primo articolo della costituzione fa riferimento al lavoro specificamente e non, per esempio, ai diritti umani.

    Nel quadro di Pellizza, i lavoratori, contadini e operai dal volto dignitoso e dal fisico monumentale, costituiscono un soggetto politico consapevole. Non sono in guerra, ma sono in marcia.

    La loro non è un’azione violenta, ma è una processione laica e consapevole verso nuovi diritti, verso nuove forme di partecipazione democratica, verso una società più giusta e paritaria, verso un futuro luminoso da costruire con le proprie mani, con le proprie azioni.

    Un dettaglio fondamentale è la figura femminile in primo piano (ispirata alla moglie dell'artista, Teresa).

    Il fatto che la donna si trovi accanto ai leader della marcia, e non dietro di loro, sottolinea il ruolo attivo che le donne stavano iniziando ad assumere nell’economia, nel mondo del lavoro, in quello della politica e delle lotte sociali.

    La battaglia femminile rappresentata da Pellizza è un'anticipazione di altre battaglie delle donne: quella per il diritto di voto, ad esempio, e quelle per altri diritti come il divorzio e l’aborto, che avrebbero segnato tutto il corso del Novecento.

    L'opera di Pellizza da Volpedo ha avuto un successo che va oltre il suo valore artistico e che ne ha fatto una vera e propria icona politica. È stata utilizzata per decenni in manifesti, tessere di partito e durante le celebrazioni del 1° Maggio, data della Festa Internazionale del Lavoro.

    Una curiosità: nel 2008 l’opera di Pellizza da Volpedo ha ispirato la locandina di un film, il film di Paolo Virzì intitolato “Tutta la vita davanti”.

    Nella locandina del film, la composizione del “Quarto Stato” viene reinterpretata: ai contadini e agli operai del dipinto si sostituiscono i giovani lavoratori precari dell’Italia contemporanea, spesso sfruttati e senza tutele.

    Virzì presenta così i precari di oggi, per lo più “cognitari”, cioè proletari del lavoro intellettuale, come i pronipoti dei lavoratori manuali di ieri. In questo modo Virzì suggerisce che cambiano le forme del lavoro ma non cambiano lo sfruttamento e la disuguaglianza.

    Chiudiamo questo nostro breve viaggio nell’arte, nella storia e nella cultura italiana, con la serie Piazza d'Italia di Giorgio de Chirico.

    Attenzione: non esiste un'unica Piazza d'Italia. Si tratta di un soggetto che l'artista ha replicato in numerose varianti nel corso della sua vita. Molte versioni appartengono a collezioni private; alcuni esemplari significativi sono visibili presso la Fondazione Giorgio e Isa de Chirico a Roma, o in importanti musei d'arte moderna, come la Galleria Nazionale d'Arte Moderna (GNAM) di Roma e il MART di Rovereto.

    Se con Raffaello l’Italia messa in scena era soprattutto quella della Filosofia e dell’Intelletto, e con Pellizza da Volpedo quella della Storia e della Cronaca, con De Chirico è l’Italia della Psicologia a finire sulla tela.

    Le piazze di de Chirico sono il simbolo di un’Italia non più gloriosa, ma che, piuttosto, vive o sopravvive tra le rovine di un passato illustre. Le arcate romane e le statue da una parte, le ciminiere delle fabbriche sullo sfondo dall’altra creano un profondo senso di estraniamento, e rappresentano un tentativo di tradurre in immagine l’alienazione urbana dell’uomo e della donna contemporanei.

    Se per Raffaello l’identità italiana era fatta di un Passato Presente, per De Chirico l'identità italiana è fatta soprattutto di Presenze Assenti. Viviamo in luoghi carichi di memoria e di bellezza; una memoria e una bellezza che consolano, certo, ma che, allo stesso tempo, ci interrogano sulla nostra solitudine di uomini e donne moderni.

    Siamo giunti al termine del nostro viaggio: Raffaello, Pellizza, De Chirico. Pensiero, Azione, Contemplazione.

    Quale lato del triangolo formato dalle tre opere ti affascina di più?

    Quale ti piacerebbe approfondire? Scrivimelo in un commento!

    Fammi sapere se ti è piaciuto questo video più artistico. Ogni tanto ci sta fare qualche pausa dalla lingua italiana e dalla grammatica. Quindi fammi sapere se vuoi più video di questo genere! Se è così, lascia anche un like al video.

    E ricorda di scaricare e stampare il PDF che accompagna il video (te lo lascio al link in descrizione, ma puoi anche scansionare questo codice che ti lascio a schermo) perché lì potrai ripassare i concetti base del video, studiare il lessico dell’arte e fare pratica con i nostri esercizi basati su testi autentici che approfondiscono le opere analizzate nel video.

    In questo video abbiamo fatto solo un assaggio: tre opere, tre momenti, tre “volti” dell’Italia. Ma l’Italia è molto di più. È fatta di storie, tradizioni, trasformazioni, contraddizioni. Ed è proprio questo che esploriamo in Volti d’Italia: un corso pensato per aiutarti a raggiungere a un livello B2, intermedio-alto, ma anche pensato per aiutarti a capire l’Italia, attraverso contenuti culturali autentici, ricchi, e vivi.

    Se vuoi passare da “capisco abbastanza” a “capisco davvero”, se vuoi arricchire il tuo italiano con il linguaggio della cultura, della storia, della società… allora trovi il link in descrizione.

    Buono studio e buona pratica!

    In questo video, ti guiderò alla scoperta dell’Italia, della sua cultura e della sua storia, come spesso faccio, ma in un modo inedito: lo farò attraverso tre opere d’arte di grande fama e di altissimo valore.

    La prima è un’opera di Raffaello Sanzio, nato a Urbino nel 1483 e morto a Roma nel 1520, fra i più celebri pittori del Rinascimento italiano.

    La seconda è un’opera di Giuseppe Pellizza, nato e morto a Volpedo, in Piemonte, vissuto a cavallo tra Ottocento e Novecento.

    La terza non è propriamente un’opera ma piuttosto una serie di opere del pittore Giorgio De Chirico, nato in Grecia nel 1888 e morto a Roma nel 1978, principale esponente della corrente artistica della Metafisica.

    Trascrizione e glossario sul Podcast Italiano Club

    Tre opere importantissime attraverso le quali compiremo insieme un viaggio di ben cinque secoli, un viaggio durante il quale ci fermeremo a farci domande come queste:

    - In che modo l’artista vedeva la realtà che lo circondava?

    - Quali valori esprime l’opera?

    - Cosa era importante all’epoca in cui l’opera è stata dipinta?

    - Cosa rivela, l’opera, del contesto storico?

    - E qual è l’identità dell’Italia e degli italiani raccontata dall’opera?

    Seguimi, allora, in questo breve viaggio nella storia dell'arte italiana, e non solo...

    Ah, se non mi conosci ancora, io mi chiamo Davide e questo è Podcast Italiano, un canale per chi impara l’italiano. Attiva i sottotitoli se ne hai bisogno; la trascrizione integrale di questo video è sul mio sito, podcastitaliano.com. Ho anche preparato, come sempre, un PDF che accompagna il video, e che ti consiglio di stampare. Il PDF è molto utile: contiene i concetti base del video per un ripasso, un glossario del linguaggio dell’arte e alcuni esercizi, basati su testi autentici, per fare pratica. Ti lascio il link in descrizione, ma puoi anche scansionare questo comodo codice QR.

    A questo punto, siamo pronti per cominciare il nostro viaggio. Saliamo sulla macchina del tempo e partiamo in direzione Roma, la Roma del Cinquecento.

    La prima opera di cui ti parlerò è La Scuola di Atene di Raffaello Sanzio.

    La famosissima opera si trova nella Stanza della Segnatura all'interno dei Musei Vaticani, nello Stato del Vaticano, a Roma. Se hai già visitato questi musei, avrai sicuramente fatto una tappa in questa stanza e ti sarai fermato ad ammirare quest’opera, che fa parte del ciclo di affreschi commissionati a Raffaello da Papa Giulio II per i suoi appartamenti privati.

    Perché quest’opera è così importante? Beh, lo è perché rappresenta il manifesto del Rinascimento nella sua fase matura. Si tratta infatti di un’opera capace di sintetizzare i valori di un'intera epoca, il Rinascimento italiano, in un'unica composizione monumentale.

    Quali sono questi valori? Vediamoli uno ad uno.

    1. L’Italia erede della classicità: Raffaello compie un'operazione politica e culturale molto audace, molto coraggiosa. Prende infatti gli antichi filosofi greci (Platone, Aristotele, Socrate, Eraclito, Pitagora, Epicuro, Euclide, Diogene) e li colloca dove? Nel cuore dell’Italia, a Roma, al Vaticano. Con questa operazione coraggiosa, Raffaello afferma qualcosa: che l'Italia è l'erede legittima della grande cultura greca, della cultura classica. Riposizionando i saggi del mondo antico nel cuore del palazzo del Papa, Raffaello realizza un’operazione di riconciliazione tra cultura classica e cultura cristiana, che è alla base del pensiero umanista.

    2. Il secondo valore espresso dall’opera è quello della continuità tra cultura classica e cultura rinascimentale: l’audacia di Raffaello non sta solo nello spostare i filosofi antichi da Atene a Roma, dal mondo greco a quello papale, ma anche nel dare loro un volto nuovo, un viso nuovo, quello dei grandi artisti e intellettuali a lui contemporanei, quello dei geni del Rinascimento, in altre parole.

    Ad esempio: a Platone dà il volto di Leonardo da Vinci; a Euclide dà i tratti dell'architetto Donato Bramante; mentre Eraclito riceve la faccia di Michelangelo Buonarroti.

    Quest’operazione non è solo un gioco, non è solo un divertimento, come potrebbe sembrare, ma è molto di più: è una dichiarazione culturale. Serve a Raffaello a mettere in scena la filosofia antica come qualcosa di ancora attuale, di vivo. Come ha osservato lo storico dell’arte Giulio Carlo Argan, l’opera rinascimentale non imita l’antico, ma lo “ricrea come presenza viva nella coscienza moderna”.

    È un po’ come se Raffaello ci stesse dicendo: “Guardate, i grandi artisti del Rinascimento non sono soltanto degli ‘eredi’ degli antichi; sono invece loro ‘pari’, loro continuatori diretti.”

    Ma l’audacia di Raffaello si spinge ancora più avanti: non solo attribuisce agli antichi filosofi volti nuovi, volti rinascimentali, ma li inserisce anche in un contesto architettonico che richiama esplicitamente la Roma contemporanea. La grandiosa struttura architettonica che ospita i filosofi, infatti, è ispirata ai progetti di Bramante per la nuova Basilica di San Pietro.

    Con quest’operazione, Raffaello afferma che “Roma è la nuova Atene”, e che il sapere, la conoscenza, il pensiero filosofico e l’agire artistico hanno trovato una nuova sede nella cultura umanistica e nella corte papale. È il mito dell'Italia "faro del mondo". Un luogo, l’Italia, dove la bellezza non è fine a se stessa, ma è lo strumento attraverso cui l’Uomo, artista, pensatore, intellettuale, comprende la Verità sull’Universo.

    Una curiosità: sapevi che Raffaello ha ritratto se stesso nell'opera? Si trova all'estrema destra, con un berretto nero, nei panni del pittore greco Apelle, e guarda direttamente verso di noi.

    Ora, se ti è venuta voglia di saperne di più sul Rinascimento italiano, ti invito ad ascoltare l’episodio numero 41 di livello avanzato del nostro podcast, intitolato “Cos’è stato il Rinascimento?”. Se t’interessa, ti lascio un link nella descrizione dell’episodio. È un episodio davvero interessante.

    Ah e, se non lo sapevi, sì, ho un podcast, anzi, due podcast che puoi ascoltare! Ti lascio il link in descrizione.

    Ma ora facciamo un salto di quattro secoli, arriviamo al Novecento e riprendiamo il nostro tour storico-artistico-culturale con la seconda opera di cui voglio parlarti: Il Quarto Stato di Giuseppe Pellizza Da Volpedo.

    Dal 2022 l’opera si trova a Milano, alla GAM, Galleria d’Arte Moderna, all'interno della Villa Reale.

    Se Raffaello aveva dipinto il mondo delle idee, Giuseppe Pellizza da Volpedo dipinge invece il mondo delle azioni, le azioni che plasmano la realtà, la società, l’economia.

    Il quarto stato è un’opera di straordinaria importanza perché è il termometro politico e sociale dell'Italia a cavallo tra due secoli, l’Ottocento e il Novecento. Si colloca in un momento di trasformazione profonda, quello del passaggio dall'Italia post-risorgimentale, feudale e rurale, all’Italia moderna, che muove i primi passi verso un’economia industriale.

    L'opera si intreccia profondamente con la storia dell'Italia dell’epoca in cui fu prodotta.

    Innanzitutto rappresenta la nascita della coscienza di classe e l'irruzione del proletariato sulla scena pubblica. Sono proprio loro, i proletari, a costituire il "Quarto Stato", dopo: uno, l’aristocrazia; due, la Chiesa; e tre, la borghesia.

    Quella di Pellizza è un’Italia molto diversa da quella dipinta da Raffaello, in cui gli unici protagonisti erano gli uomini del Pensiero, dell’Arte, di Dio, e i lavoratori non trovavano alcuno spazio nella rappresentazione, essendo invece destinati all’invisibilità.

    Pellizza sposta il focus dalle élite, quelle stesse élite che pochi decenni prima avevano reso possibile l'Unità d’Italia, alle masse di lavoratori, da cui quell’Unità doveva essere sostenuta, giorno dopo giorno.

    L’Italia di Pellizza è dunque l'Italia del lavoro; il lavoro, un valore tanto importante per noi italiani da essere richiamato nei principi della nostra Costituzione, entrata in vigore nel 1948: "L'Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro" recita l’Articolo 1 della Costituzione della Repubblica Italiana. Il che, tra l'altro, è molto curioso, perché sono poche le democrazie liberali occidentali in cui il primo articolo della costituzione fa riferimento al lavoro specificamente e non, per esempio, ai diritti umani.

    Nel quadro di Pellizza, i lavoratori, contadini e operai dal volto dignitoso e dal fisico monumentale, costituiscono un soggetto politico consapevole. Non sono in guerra, ma sono in marcia.

    La loro non è un’azione violenta, ma è una processione laica e consapevole verso nuovi diritti, verso nuove forme di partecipazione democratica, verso una società più giusta e paritaria, verso un futuro luminoso da costruire con le proprie mani, con le proprie azioni.

    Un dettaglio fondamentale è la figura femminile in primo piano (ispirata alla moglie dell'artista, Teresa).

    Il fatto che la donna si trovi accanto ai leader della marcia, e non dietro di loro, sottolinea il ruolo attivo che le donne stavano iniziando ad assumere nell’economia, nel mondo del lavoro, in quello della politica e delle lotte sociali.

    La battaglia femminile rappresentata da Pellizza è un'anticipazione di altre battaglie delle donne: quella per il diritto di voto, ad esempio, e quelle per altri diritti come il divorzio e l’aborto, che avrebbero segnato tutto il corso del Novecento.

    L'opera di Pellizza da Volpedo ha avuto un successo che va oltre il suo valore artistico e che ne ha fatto una vera e propria icona politica. È stata utilizzata per decenni in manifesti, tessere di partito e durante le celebrazioni del 1° Maggio, data della Festa Internazionale del Lavoro.

    Una curiosità: nel 2008 l’opera di Pellizza da Volpedo ha ispirato la locandina di un film, il film di Paolo Virzì intitolato “Tutta la vita davanti”.

    Nella locandina del film, la composizione del “Quarto Stato” viene reinterpretata: ai contadini e agli operai del dipinto si sostituiscono i giovani lavoratori precari dell’Italia contemporanea, spesso sfruttati e senza tutele.

    Virzì presenta così i precari di oggi, per lo più “cognitari”, cioè proletari del lavoro intellettuale, come i pronipoti dei lavoratori manuali di ieri. In questo modo Virzì suggerisce che cambiano le forme del lavoro ma non cambiano lo sfruttamento e la disuguaglianza.

    Chiudiamo questo nostro breve viaggio nell’arte, nella storia e nella cultura italiana, con la serie Piazza d'Italia di Giorgio de Chirico.

    Attenzione: non esiste un'unica Piazza d'Italia. Si tratta di un soggetto che l'artista ha replicato in numerose varianti nel corso della sua vita. Molte versioni appartengono a collezioni private; alcuni esemplari significativi sono visibili presso la Fondazione Giorgio e Isa de Chirico a Roma, o in importanti musei d'arte moderna, come la Galleria Nazionale d'Arte Moderna (GNAM) di Roma e il MART di Rovereto.

    Se con Raffaello l’Italia messa in scena era soprattutto quella della Filosofia e dell’Intelletto, e con Pellizza da Volpedo quella della Storia e della Cronaca, con De Chirico è l’Italia della Psicologia a finire sulla tela.

    Le piazze di de Chirico sono il simbolo di un’Italia non più gloriosa, ma che, piuttosto, vive o sopravvive tra le rovine di un passato illustre. Le arcate romane e le statue da una parte, le ciminiere delle fabbriche sullo sfondo dall’altra creano un profondo senso di estraniamento, e rappresentano un tentativo di tradurre in immagine l’alienazione urbana dell’uomo e della donna contemporanei.

    Se per Raffaello l’identità italiana era fatta di un Passato Presente, per De Chirico l'identità italiana è fatta soprattutto di Presenze Assenti. Viviamo in luoghi carichi di memoria e di bellezza; una memoria e una bellezza che consolano, certo, ma che, allo stesso tempo, ci interrogano sulla nostra solitudine di uomini e donne moderni.

    Siamo giunti al termine del nostro viaggio: Raffaello, Pellizza, De Chirico. Pensiero, Azione, Contemplazione.

    Quale lato del triangolo formato dalle tre opere ti affascina di più?

    Quale ti piacerebbe approfondire? Scrivimelo in un commento!

    Fammi sapere se ti è piaciuto questo video più artistico. Ogni tanto ci sta fare qualche pausa dalla lingua italiana e dalla grammatica. Quindi fammi sapere se vuoi più video di questo genere! Se è così, lascia anche un like al video.

    E ricorda di scaricare e stampare il PDF che accompagna il video (te lo lascio al link in descrizione, ma puoi anche scansionare questo codice che ti lascio a schermo) perché lì potrai ripassare i concetti base del video, studiare il lessico dell’arte e fare pratica con i nostri esercizi basati su testi autentici che approfondiscono le opere analizzate nel video.

    In questo video abbiamo fatto solo un assaggio: tre opere, tre momenti, tre “volti” dell’Italia. Ma l’Italia è molto di più. È fatta di storie, tradizioni, trasformazioni, contraddizioni. Ed è proprio questo che esploriamo in Volti d’Italia: un corso pensato per aiutarti a raggiungere a un livello B2, intermedio-alto, ma anche pensato per aiutarti a capire l’Italia, attraverso contenuti culturali autentici, ricchi, e vivi.

    Se vuoi passare da “capisco abbastanza” a “capisco davvero”, se vuoi arricchire il tuo italiano con il linguaggio della cultura, della storia, della società… allora trovi il link in descrizione.

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