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    Parole UGUALI, significato DIVERSO

    calendar-date-2
    March 15, 2026
    Note e risorse

    In questo video esploriamo la polisemia italiana: il fenomeno per cui una stessa parola può avere significati molto diversi. Dalla parola "piano" alla "ciabatta", passando per "calcio", "coda", "volume" e molte altre.

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    Trascrizione e glossario sul Podcast Italiano Club (livello di bronzo).

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    Tu, per caso… suoni il piano?

    Abiti al secondo piano?

    Hai già un piano, per il fine settimana?

    Parli piano?

    … Ho usato troppe volte la parola “piano”?

    Forse sì. Ora mi spiego, piano piano…

    Trascrizione e glossario sul Podcast Italiano Club

    La parola piano è una delle polisemie più abbondanti dell’italiano. Polisemia? Che significa? La polisemia è la proprietà di una parola di avere più significati. Deriva da due radici greche, “poli-” (molti) e “sema”, cioè “segno, significato”.

    E quindi, “piano” può essere l’abbreviazione di “pianoforte” (lo strumento musicale), può significare “lentamente” (andare piano), può essere un progetto quando diciamo “facciamo un piano”. Ha anche un senso più geometrico, e indica una superficie uniforme e quindi abbiamo il “piano cottura” o un territorio piano nel senso di “pianeggiante”, come la pianura padana, o il “piano” di una casa, quando abiti al primo, al secondo o al terzo piano, oppure un “piano da lavoro”.

    Tutti questi significati hanno origine nella parola latina “planus” che, appunto, indica una superficie piatta, non ondulata, “piana” come un “piano”, appunto. E da qui, ha preso anche il significato figurato di “chiaro”, “facilmente comprensibile”, una spiegazione piana (anche se è un po’ raro questo uso). E poi è arrivato il contrasto con la parola “forte” e quindi siamo arrivati ad avere il pianoforte, quello strumento che si può suonare sia “piano” che “forte” , appunto. Questo è indicativo della nascita di alcune parole nuove e del fatto che, piano piano, lentamente, con il passare del tempo, le parole cambino di significato.

    Oggi parliamo proprio di questo.

    Io mi chiamo Davide e questo è Podcast Italiano, un canale per chi impara l’italiano. Attiva i sottotitoli se ne hai bisogno; la trascrizione integrale del video è sul mio sito, podcastitaliano.com. Ho anche preparato un PDF che accompagna il video, e che potrai usare durante la visione. Questo pdf ti consiglio anche di stamparlo, a proposito: ti tornerà molto utile. Troverai un riassunto di tutto quelli che abbiamo visto, e anche informazioni extra, con altre parole che hanno più di un significato in italiano. E anche molti esercizi per ampliare molto il tuo lessico. È molto utile, ti lascio il link in descrizione, ma puoi anche scansionare questo comodo codice QR.

    A volte le polisemie nascono da parole diverse che finiscono per avere la stessa forma senza però avere un legame, senza avere una parentela. Per esempio, in italiano, la parola “calcio” può indicare il fatto di colpire qualcosa con il piede, ma anche lo sport più praticato in Italia (in cui, appunto, si colpisce la palla con il piede, le si dà un calcio), e anche la parte inferiore di una pistola: il calcio di una pistola. Tutti questi significati hanno origine dalla parola “calcium” che in latino significava “tallone”, cioè la parte posteriore del piede. Da qui deriva anche, tra l’altro, la parola “calcagno”, a proposito, che usiamo soprattutto nell’espressione “stare alle calcagna”, che… vabbè, si usa soprattutto nel doppiaggio, nel doppiaggese delle serie TV e dei film.

    In italiano, però, la parola “calcio” ha anche un quarto significato: è un elemento chimico presente, fra le altre cose, nello scheletro umano. Ecco, quest’ultimo significato, ha origine da un’altra parola, da “calx” (che ha originato la parola calce, un materiale da costruzione) ed è stata inventata all’inizio del 1800 dal chimico che ha scoperto il calcio come elemento. È quindi possibile che due parole abbiano una forma simile o identica, ma un’etimologia, un’origine, completamente diversa.

    Questo per esempio è il caso della parola “riso” che deriva dal latino “risus” e significa “ridere”, l’azione di ridere. Ma abbiamo anche il riso che si mangia, con cui si fa il risotto, che deriva dal latino tardo oryza, a sua volta dal greco antico.

    Un caso simile è quello della parola “viola” che, da un lato identifica il fiore e il colore e deriva da una parola uguale in latino, ma dall’altro indica lo strumento musicale che deve il suo nome al provenzale “viula”.

    Se restiamo nell’ambito dei fiori, abbiamo anche la parola “rosa” che ha seguito un percorso simile a viola, nel senso che indica sia il fiore, che il colore associato. Il colore viola. Attenzione, che queste parole sono invariabili, non cambiano, e quindi non ci sono differenze per singolare, plurale, maschile o femminile, appunto perché una volta non erano degli aggettivi veri e propri ma si usavano insieme alla parola “color” o colore, e quindi si diceva “un vestito color viola”. Con il tempo abbiamo perso la parola “color” ed è rimasto solo “viola” o “rosa”, ma invariabile. E quindi “una camicia rosa”, “due camicie rosa”. O “una camicia viola”, “due camicie viola”. Non cambia.

    Sempre rimanendo in ambito botanico, abbiamo la parola “pianta” che indica sia un albero o un fiore, ma anche la parte inferiore del piede, quella che posa per terra. Inoltre, in architettura, significa la rappresentazione grafica di uno spazio, di un edificio: la pianta dell’appartamento.

    A questo punto andiamo avanti con parole che appartengono al regno vegetale con “ramo” e “campo”. Il “ramo” è sia una delle parti dell’albero che partono dal tronco, sia un settore di una disciplina. Lo studio della linguistica, per esempio, ha diversi “rami”: la linguistica descrittiva, la sociolinguistica, ecc.

    Un significato più ampio invece ha la parola “campo”, letteralmente un terreno destinato alla coltivazione, ma che metaforicamente indica anche un settore, un ambito. Probabilmente è così anche nella tua lingua. E se poi hai visitato Venezia, avrai sicuramente notato che, a parte Piazza San Marco, tutte le altre piazze si chiamano “Campo”. Questo nome deriva dal fatto che una volta i “campi” di Venezia erano proprio dei veri e propri “campi” coltivati, dove crescevano frutta e verdura e dove si allevavano gli animali.

    E, a proposito di animali, parliamo della “coda”. La coda può essere la parte finale del corpo di un animale, con diversi significati figurati: chi ha i capelli lunghi li può legare in una coda, il pianoforte orizzontale si chiama “pianoforte a coda”, la parte finale di un discorso o di uno scritto si può chiamare “coda”, le scritte che compaiono alla fine di un film sono i “titoli di coda”. Il significato principale, però, a parte quello legato agli animali, è un sinonimo di “fila” e cioè quando le persone aspettano il loro turno una dietro all’altra. O di fianco all’altra, se siamo in Italia. Ecco… siamo abbastanza famosi per le nostre code disordinate. E quindi si dice essere in coda o essere in fila, o fare la coda, fare la fila.

    Nella lista delle polisemie più comuni, abbiamo due parole importanti nell’ambito della matematica: la prima parola è “volume”. Volume indica lo spazio occupato da un corpo, da un oggetto. È una parola dall’origine molto antica, che indicava infatti la carta per tenere chiuso un rotolo di papiro e, in seguito, il numero di parti in cui era diviso un libro. Ancora oggi, quando un libro è molto lungo, come un’enciclopedia, è pubblicato in più volumi. E una cosa che occupa tanto spazio è “voluminosa”, appunto. Dallo spazio fisico, il volume descrive anche l’intensità di un suono e quindi una radio può essere accesa a basso volume o ad alto volume e se è al massimo diciamo “a tutto volume”.

    L’altra parola “matematica” è operazione. In matematica le operazioni sono l’addizione, la sottrazione, la moltiplicazione e la divisione. Ma quando si dice “la settimana prossima devo fare un’operazione”, non si parla di matematica, ma si intende un’operazione chirurgica, o un intervento chirurgico, cioè quando dei dottori aprono il corpo di un paziente per sistemarlo (si spera, almeno).

    “Operazione” ha origine dal verbo “operare” che significa “fare, agire” e quindi con un significato così generico, la parola può prendere moltissimi significati. C’è l’operazione di polizia, quando la polizia arresta un criminale, per esempio, l’operazione di banca, quando spostiamo i soldi da un conto all’altro, ci sono le operazioni elettorali, quando ci sono le elezioni, e così molte altre operazioni.

    Dopo aver parlato di matematica, di piante e di pianoforti, concludiamo con un oggetto veramente di tutti i giorni: la ciabatta. “Ciabatta” è una polisemia, non tanto perché ci sono più significati con origini diverse, ma perché la stessa parola dà il nome a diversi oggetti che hanno vagamente (molto vagamente) la stessa forma allungata.

    Il primo oggetto, quello che ha dato inizio a tutti questi significati, è una pantofola, una scarpa aperta sul retro del piede che usiamo in casa. Da questo oggetto, diciamo una ciabatta di pane, quando parliamo di un panino basso e allungato. Ah, i nomi dei diversi tipi di pane sono un argomento su cui si potrebbe fare un intero video o forse si potrebbero scrivere libri, ma adesso non ci dilunghiamo! Il pane non va confuso con il terzo oggetto con lo stesso nome, e cioè… una presa elettrica multipla. Ce ne ho una qua? Aspetta che ne ho una di là… ecco, come questa. Può risultare strano, ma anche questa, in italiano, si chiama ciabatta. Aspetta, fammi vedere… sono simili? Non lo so… tu ci vedi una somiglianza?

    Comunque sono tre oggetti abbastanza comuni nelle case italiane perché tutti teniamo le ciabatte in casa, tutti mangiamo questo tipo di pane prima o poi e, a quanto pare, le prese elettriche non bastano mai e quindi abbiamo tutti il bisogno di moltiplicarle.

    A proposito, io ho una ciabatta qui nascosta che voi non vedete.

    A questo punto, per chiudere il discorso sulle polisemie, occorre ribadire un concetto molto importante quando si studiano le lingue, e cioè che noi cerchiamo sempre di capire una parola sulla base del suo contesto. Dovrebbe essere ovvio, quando parlo, se sto parlando di una ciabatta da mettere ai piedi, di una ciabatta di pane o di una presa elettrica, cioè, non sono tre oggetti che si possono confondere facilmente.

    Per questo motivo, quando si cerca una parola su un traduttore, sul dizionario o anche quando si chiede una parola a qualcuno che conosce la lingua che stiamo studiando, bisogna sempre ricordare di riferirsi alle parole della stessa frase o della stessa parte di testo che danno informazioni sul contesto. Perché potresti trovarti nella situazione in cui una persona ha molta fame e quindi si mangia… una presa elettrica. No, meglio mangiare una ciabatta, in quel caso.

    Bene, siamo arrivati alla fine del video. Se ti interessa ora un PDF che riassume tutto quello che abbiamo visto oggi, con esempi, immagini, esercizi, ma che ti dà anche altri esempi di polisemie curiose in italiano, e anche esercizi per metterti alla prova con tutto quello che hai imparato, lo trovi al link in descrizione, ma puoi anche scaricarlo scansionando questo codice QR. Questo è tutto per oggi, alla prossima!

    Tu, per caso… suoni il piano?

    Abiti al secondo piano?

    Hai già un piano, per il fine settimana?

    Parli piano?

    … Ho usato troppe volte la parola “piano”?

    Forse sì. Ora mi spiego, piano piano…

    Trascrizione e glossario sul Podcast Italiano Club

    La parola piano è una delle polisemie più abbondanti dell’italiano. Polisemia? Che significa? La polisemia è la proprietà di una parola di avere più significati. Deriva da due radici greche, “poli-” (molti) e “sema”, cioè “segno, significato”.

    E quindi, “piano” può essere l’abbreviazione di “pianoforte” (lo strumento musicale), può significare “lentamente” (andare piano), può essere un progetto quando diciamo “facciamo un piano”. Ha anche un senso più geometrico, e indica una superficie uniforme e quindi abbiamo il “piano cottura” o un territorio piano nel senso di “pianeggiante”, come la pianura padana, o il “piano” di una casa, quando abiti al primo, al secondo o al terzo piano, oppure un “piano da lavoro”.

    Tutti questi significati hanno origine nella parola latina “planus” che, appunto, indica una superficie piatta, non ondulata, “piana” come un “piano”, appunto. E da qui, ha preso anche il significato figurato di “chiaro”, “facilmente comprensibile”, una spiegazione piana (anche se è un po’ raro questo uso). E poi è arrivato il contrasto con la parola “forte” e quindi siamo arrivati ad avere il pianoforte, quello strumento che si può suonare sia “piano” che “forte” , appunto. Questo è indicativo della nascita di alcune parole nuove e del fatto che, piano piano, lentamente, con il passare del tempo, le parole cambino di significato.

    Oggi parliamo proprio di questo.

    Io mi chiamo Davide e questo è Podcast Italiano, un canale per chi impara l’italiano. Attiva i sottotitoli se ne hai bisogno; la trascrizione integrale del video è sul mio sito, podcastitaliano.com. Ho anche preparato un PDF che accompagna il video, e che potrai usare durante la visione. Questo pdf ti consiglio anche di stamparlo, a proposito: ti tornerà molto utile. Troverai un riassunto di tutto quelli che abbiamo visto, e anche informazioni extra, con altre parole che hanno più di un significato in italiano. E anche molti esercizi per ampliare molto il tuo lessico. È molto utile, ti lascio il link in descrizione, ma puoi anche scansionare questo comodo codice QR.

    A volte le polisemie nascono da parole diverse che finiscono per avere la stessa forma senza però avere un legame, senza avere una parentela. Per esempio, in italiano, la parola “calcio” può indicare il fatto di colpire qualcosa con il piede, ma anche lo sport più praticato in Italia (in cui, appunto, si colpisce la palla con il piede, le si dà un calcio), e anche la parte inferiore di una pistola: il calcio di una pistola. Tutti questi significati hanno origine dalla parola “calcium” che in latino significava “tallone”, cioè la parte posteriore del piede. Da qui deriva anche, tra l’altro, la parola “calcagno”, a proposito, che usiamo soprattutto nell’espressione “stare alle calcagna”, che… vabbè, si usa soprattutto nel doppiaggio, nel doppiaggese delle serie TV e dei film.

    In italiano, però, la parola “calcio” ha anche un quarto significato: è un elemento chimico presente, fra le altre cose, nello scheletro umano. Ecco, quest’ultimo significato, ha origine da un’altra parola, da “calx” (che ha originato la parola calce, un materiale da costruzione) ed è stata inventata all’inizio del 1800 dal chimico che ha scoperto il calcio come elemento. È quindi possibile che due parole abbiano una forma simile o identica, ma un’etimologia, un’origine, completamente diversa.

    Questo per esempio è il caso della parola “riso” che deriva dal latino “risus” e significa “ridere”, l’azione di ridere. Ma abbiamo anche il riso che si mangia, con cui si fa il risotto, che deriva dal latino tardo oryza, a sua volta dal greco antico.

    Un caso simile è quello della parola “viola” che, da un lato identifica il fiore e il colore e deriva da una parola uguale in latino, ma dall’altro indica lo strumento musicale che deve il suo nome al provenzale “viula”.

    Se restiamo nell’ambito dei fiori, abbiamo anche la parola “rosa” che ha seguito un percorso simile a viola, nel senso che indica sia il fiore, che il colore associato. Il colore viola. Attenzione, che queste parole sono invariabili, non cambiano, e quindi non ci sono differenze per singolare, plurale, maschile o femminile, appunto perché una volta non erano degli aggettivi veri e propri ma si usavano insieme alla parola “color” o colore, e quindi si diceva “un vestito color viola”. Con il tempo abbiamo perso la parola “color” ed è rimasto solo “viola” o “rosa”, ma invariabile. E quindi “una camicia rosa”, “due camicie rosa”. O “una camicia viola”, “due camicie viola”. Non cambia.

    Sempre rimanendo in ambito botanico, abbiamo la parola “pianta” che indica sia un albero o un fiore, ma anche la parte inferiore del piede, quella che posa per terra. Inoltre, in architettura, significa la rappresentazione grafica di uno spazio, di un edificio: la pianta dell’appartamento.

    A questo punto andiamo avanti con parole che appartengono al regno vegetale con “ramo” e “campo”. Il “ramo” è sia una delle parti dell’albero che partono dal tronco, sia un settore di una disciplina. Lo studio della linguistica, per esempio, ha diversi “rami”: la linguistica descrittiva, la sociolinguistica, ecc.

    Un significato più ampio invece ha la parola “campo”, letteralmente un terreno destinato alla coltivazione, ma che metaforicamente indica anche un settore, un ambito. Probabilmente è così anche nella tua lingua. E se poi hai visitato Venezia, avrai sicuramente notato che, a parte Piazza San Marco, tutte le altre piazze si chiamano “Campo”. Questo nome deriva dal fatto che una volta i “campi” di Venezia erano proprio dei veri e propri “campi” coltivati, dove crescevano frutta e verdura e dove si allevavano gli animali.

    E, a proposito di animali, parliamo della “coda”. La coda può essere la parte finale del corpo di un animale, con diversi significati figurati: chi ha i capelli lunghi li può legare in una coda, il pianoforte orizzontale si chiama “pianoforte a coda”, la parte finale di un discorso o di uno scritto si può chiamare “coda”, le scritte che compaiono alla fine di un film sono i “titoli di coda”. Il significato principale, però, a parte quello legato agli animali, è un sinonimo di “fila” e cioè quando le persone aspettano il loro turno una dietro all’altra. O di fianco all’altra, se siamo in Italia. Ecco… siamo abbastanza famosi per le nostre code disordinate. E quindi si dice essere in coda o essere in fila, o fare la coda, fare la fila.

    Nella lista delle polisemie più comuni, abbiamo due parole importanti nell’ambito della matematica: la prima parola è “volume”. Volume indica lo spazio occupato da un corpo, da un oggetto. È una parola dall’origine molto antica, che indicava infatti la carta per tenere chiuso un rotolo di papiro e, in seguito, il numero di parti in cui era diviso un libro. Ancora oggi, quando un libro è molto lungo, come un’enciclopedia, è pubblicato in più volumi. E una cosa che occupa tanto spazio è “voluminosa”, appunto. Dallo spazio fisico, il volume descrive anche l’intensità di un suono e quindi una radio può essere accesa a basso volume o ad alto volume e se è al massimo diciamo “a tutto volume”.

    L’altra parola “matematica” è operazione. In matematica le operazioni sono l’addizione, la sottrazione, la moltiplicazione e la divisione. Ma quando si dice “la settimana prossima devo fare un’operazione”, non si parla di matematica, ma si intende un’operazione chirurgica, o un intervento chirurgico, cioè quando dei dottori aprono il corpo di un paziente per sistemarlo (si spera, almeno).

    “Operazione” ha origine dal verbo “operare” che significa “fare, agire” e quindi con un significato così generico, la parola può prendere moltissimi significati. C’è l’operazione di polizia, quando la polizia arresta un criminale, per esempio, l’operazione di banca, quando spostiamo i soldi da un conto all’altro, ci sono le operazioni elettorali, quando ci sono le elezioni, e così molte altre operazioni.

    Dopo aver parlato di matematica, di piante e di pianoforti, concludiamo con un oggetto veramente di tutti i giorni: la ciabatta. “Ciabatta” è una polisemia, non tanto perché ci sono più significati con origini diverse, ma perché la stessa parola dà il nome a diversi oggetti che hanno vagamente (molto vagamente) la stessa forma allungata.

    Il primo oggetto, quello che ha dato inizio a tutti questi significati, è una pantofola, una scarpa aperta sul retro del piede che usiamo in casa. Da questo oggetto, diciamo una ciabatta di pane, quando parliamo di un panino basso e allungato. Ah, i nomi dei diversi tipi di pane sono un argomento su cui si potrebbe fare un intero video o forse si potrebbero scrivere libri, ma adesso non ci dilunghiamo! Il pane non va confuso con il terzo oggetto con lo stesso nome, e cioè… una presa elettrica multipla. Ce ne ho una qua? Aspetta che ne ho una di là… ecco, come questa. Può risultare strano, ma anche questa, in italiano, si chiama ciabatta. Aspetta, fammi vedere… sono simili? Non lo so… tu ci vedi una somiglianza?

    Comunque sono tre oggetti abbastanza comuni nelle case italiane perché tutti teniamo le ciabatte in casa, tutti mangiamo questo tipo di pane prima o poi e, a quanto pare, le prese elettriche non bastano mai e quindi abbiamo tutti il bisogno di moltiplicarle.

    A proposito, io ho una ciabatta qui nascosta che voi non vedete.

    A questo punto, per chiudere il discorso sulle polisemie, occorre ribadire un concetto molto importante quando si studiano le lingue, e cioè che noi cerchiamo sempre di capire una parola sulla base del suo contesto. Dovrebbe essere ovvio, quando parlo, se sto parlando di una ciabatta da mettere ai piedi, di una ciabatta di pane o di una presa elettrica, cioè, non sono tre oggetti che si possono confondere facilmente.

    Per questo motivo, quando si cerca una parola su un traduttore, sul dizionario o anche quando si chiede una parola a qualcuno che conosce la lingua che stiamo studiando, bisogna sempre ricordare di riferirsi alle parole della stessa frase o della stessa parte di testo che danno informazioni sul contesto. Perché potresti trovarti nella situazione in cui una persona ha molta fame e quindi si mangia… una presa elettrica. No, meglio mangiare una ciabatta, in quel caso.

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    Forse sì. Ora mi spiego, piano piano…

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    La parola piano è una delle polisemie più abbondanti dell’italiano. Polisemia? Che significa? La polisemia è la proprietà di una parola di avere più significati. Deriva da due radici greche, “poli-” (molti) e “sema”, cioè “segno, significato”.

    E quindi, “piano” può essere l’abbreviazione di “pianoforte” (lo strumento musicale), può significare “lentamente” (andare piano), può essere un progetto quando diciamo “facciamo un piano”. Ha anche un senso più geometrico, e indica una superficie uniforme e quindi abbiamo il “piano cottura” o un territorio piano nel senso di “pianeggiante”, come la pianura padana, o il “piano” di una casa, quando abiti al primo, al secondo o al terzo piano, oppure un “piano da lavoro”.

    Tutti questi significati hanno origine nella parola latina “planus” che, appunto, indica una superficie piatta, non ondulata, “piana” come un “piano”, appunto. E da qui, ha preso anche il significato figurato di “chiaro”, “facilmente comprensibile”, una spiegazione piana (anche se è un po’ raro questo uso). E poi è arrivato il contrasto con la parola “forte” e quindi siamo arrivati ad avere il pianoforte, quello strumento che si può suonare sia “piano” che “forte” , appunto. Questo è indicativo della nascita di alcune parole nuove e del fatto che, piano piano, lentamente, con il passare del tempo, le parole cambino di significato.

    Oggi parliamo proprio di questo.

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    A volte le polisemie nascono da parole diverse che finiscono per avere la stessa forma senza però avere un legame, senza avere una parentela. Per esempio, in italiano, la parola “calcio” può indicare il fatto di colpire qualcosa con il piede, ma anche lo sport più praticato in Italia (in cui, appunto, si colpisce la palla con il piede, le si dà un calcio), e anche la parte inferiore di una pistola: il calcio di una pistola. Tutti questi significati hanno origine dalla parola “calcium” che in latino significava “tallone”, cioè la parte posteriore del piede. Da qui deriva anche, tra l’altro, la parola “calcagno”, a proposito, che usiamo soprattutto nell’espressione “stare alle calcagna”, che… vabbè, si usa soprattutto nel doppiaggio, nel doppiaggese delle serie TV e dei film.

    In italiano, però, la parola “calcio” ha anche un quarto significato: è un elemento chimico presente, fra le altre cose, nello scheletro umano. Ecco, quest’ultimo significato, ha origine da un’altra parola, da “calx” (che ha originato la parola calce, un materiale da costruzione) ed è stata inventata all’inizio del 1800 dal chimico che ha scoperto il calcio come elemento. È quindi possibile che due parole abbiano una forma simile o identica, ma un’etimologia, un’origine, completamente diversa.

    Questo per esempio è il caso della parola “riso” che deriva dal latino “risus” e significa “ridere”, l’azione di ridere. Ma abbiamo anche il riso che si mangia, con cui si fa il risotto, che deriva dal latino tardo oryza, a sua volta dal greco antico.

    Un caso simile è quello della parola “viola” che, da un lato identifica il fiore e il colore e deriva da una parola uguale in latino, ma dall’altro indica lo strumento musicale che deve il suo nome al provenzale “viula”.

    Se restiamo nell’ambito dei fiori, abbiamo anche la parola “rosa” che ha seguito un percorso simile a viola, nel senso che indica sia il fiore, che il colore associato. Il colore viola. Attenzione, che queste parole sono invariabili, non cambiano, e quindi non ci sono differenze per singolare, plurale, maschile o femminile, appunto perché una volta non erano degli aggettivi veri e propri ma si usavano insieme alla parola “color” o colore, e quindi si diceva “un vestito color viola”. Con il tempo abbiamo perso la parola “color” ed è rimasto solo “viola” o “rosa”, ma invariabile. E quindi “una camicia rosa”, “due camicie rosa”. O “una camicia viola”, “due camicie viola”. Non cambia.

    Sempre rimanendo in ambito botanico, abbiamo la parola “pianta” che indica sia un albero o un fiore, ma anche la parte inferiore del piede, quella che posa per terra. Inoltre, in architettura, significa la rappresentazione grafica di uno spazio, di un edificio: la pianta dell’appartamento.

    A questo punto andiamo avanti con parole che appartengono al regno vegetale con “ramo” e “campo”. Il “ramo” è sia una delle parti dell’albero che partono dal tronco, sia un settore di una disciplina. Lo studio della linguistica, per esempio, ha diversi “rami”: la linguistica descrittiva, la sociolinguistica, ecc.

    Un significato più ampio invece ha la parola “campo”, letteralmente un terreno destinato alla coltivazione, ma che metaforicamente indica anche un settore, un ambito. Probabilmente è così anche nella tua lingua. E se poi hai visitato Venezia, avrai sicuramente notato che, a parte Piazza San Marco, tutte le altre piazze si chiamano “Campo”. Questo nome deriva dal fatto che una volta i “campi” di Venezia erano proprio dei veri e propri “campi” coltivati, dove crescevano frutta e verdura e dove si allevavano gli animali.

    E, a proposito di animali, parliamo della “coda”. La coda può essere la parte finale del corpo di un animale, con diversi significati figurati: chi ha i capelli lunghi li può legare in una coda, il pianoforte orizzontale si chiama “pianoforte a coda”, la parte finale di un discorso o di uno scritto si può chiamare “coda”, le scritte che compaiono alla fine di un film sono i “titoli di coda”. Il significato principale, però, a parte quello legato agli animali, è un sinonimo di “fila” e cioè quando le persone aspettano il loro turno una dietro all’altra. O di fianco all’altra, se siamo in Italia. Ecco… siamo abbastanza famosi per le nostre code disordinate. E quindi si dice essere in coda o essere in fila, o fare la coda, fare la fila.

    Nella lista delle polisemie più comuni, abbiamo due parole importanti nell’ambito della matematica: la prima parola è “volume”. Volume indica lo spazio occupato da un corpo, da un oggetto. È una parola dall’origine molto antica, che indicava infatti la carta per tenere chiuso un rotolo di papiro e, in seguito, il numero di parti in cui era diviso un libro. Ancora oggi, quando un libro è molto lungo, come un’enciclopedia, è pubblicato in più volumi. E una cosa che occupa tanto spazio è “voluminosa”, appunto. Dallo spazio fisico, il volume descrive anche l’intensità di un suono e quindi una radio può essere accesa a basso volume o ad alto volume e se è al massimo diciamo “a tutto volume”.

    L’altra parola “matematica” è operazione. In matematica le operazioni sono l’addizione, la sottrazione, la moltiplicazione e la divisione. Ma quando si dice “la settimana prossima devo fare un’operazione”, non si parla di matematica, ma si intende un’operazione chirurgica, o un intervento chirurgico, cioè quando dei dottori aprono il corpo di un paziente per sistemarlo (si spera, almeno).

    “Operazione” ha origine dal verbo “operare” che significa “fare, agire” e quindi con un significato così generico, la parola può prendere moltissimi significati. C’è l’operazione di polizia, quando la polizia arresta un criminale, per esempio, l’operazione di banca, quando spostiamo i soldi da un conto all’altro, ci sono le operazioni elettorali, quando ci sono le elezioni, e così molte altre operazioni.

    Dopo aver parlato di matematica, di piante e di pianoforti, concludiamo con un oggetto veramente di tutti i giorni: la ciabatta. “Ciabatta” è una polisemia, non tanto perché ci sono più significati con origini diverse, ma perché la stessa parola dà il nome a diversi oggetti che hanno vagamente (molto vagamente) la stessa forma allungata.

    Il primo oggetto, quello che ha dato inizio a tutti questi significati, è una pantofola, una scarpa aperta sul retro del piede che usiamo in casa. Da questo oggetto, diciamo una ciabatta di pane, quando parliamo di un panino basso e allungato. Ah, i nomi dei diversi tipi di pane sono un argomento su cui si potrebbe fare un intero video o forse si potrebbero scrivere libri, ma adesso non ci dilunghiamo! Il pane non va confuso con il terzo oggetto con lo stesso nome, e cioè… una presa elettrica multipla. Ce ne ho una qua? Aspetta che ne ho una di là… ecco, come questa. Può risultare strano, ma anche questa, in italiano, si chiama ciabatta. Aspetta, fammi vedere… sono simili? Non lo so… tu ci vedi una somiglianza?

    Comunque sono tre oggetti abbastanza comuni nelle case italiane perché tutti teniamo le ciabatte in casa, tutti mangiamo questo tipo di pane prima o poi e, a quanto pare, le prese elettriche non bastano mai e quindi abbiamo tutti il bisogno di moltiplicarle.

    A proposito, io ho una ciabatta qui nascosta che voi non vedete.

    A questo punto, per chiudere il discorso sulle polisemie, occorre ribadire un concetto molto importante quando si studiano le lingue, e cioè che noi cerchiamo sempre di capire una parola sulla base del suo contesto. Dovrebbe essere ovvio, quando parlo, se sto parlando di una ciabatta da mettere ai piedi, di una ciabatta di pane o di una presa elettrica, cioè, non sono tre oggetti che si possono confondere facilmente.

    Per questo motivo, quando si cerca una parola su un traduttore, sul dizionario o anche quando si chiede una parola a qualcuno che conosce la lingua che stiamo studiando, bisogna sempre ricordare di riferirsi alle parole della stessa frase o della stessa parte di testo che danno informazioni sul contesto. Perché potresti trovarti nella situazione in cui una persona ha molta fame e quindi si mangia… una presa elettrica. No, meglio mangiare una ciabatta, in quel caso.

    Bene, siamo arrivati alla fine del video. Se ti interessa ora un PDF che riassume tutto quello che abbiamo visto oggi, con esempi, immagini, esercizi, ma che ti dà anche altri esempi di polisemie curiose in italiano, e anche esercizi per metterti alla prova con tutto quello che hai imparato, lo trovi al link in descrizione, ma puoi anche scaricarlo scansionando questo codice QR. Questo è tutto per oggi, alla prossima!

    Tu, per caso… suoni il piano?

    Abiti al secondo piano?

    Hai già un piano, per il fine settimana?

    Parli piano?

    … Ho usato troppe volte la parola “piano”?

    Forse sì. Ora mi spiego, piano piano…

    Trascrizione e glossario sul Podcast Italiano Club

    La parola piano è una delle polisemie più abbondanti dell’italiano. Polisemia? Che significa? La polisemia è la proprietà di una parola di avere più significati. Deriva da due radici greche, “poli-” (molti) e “sema”, cioè “segno, significato”.

    E quindi, “piano” può essere l’abbreviazione di “pianoforte” (lo strumento musicale), può significare “lentamente” (andare piano), può essere un progetto quando diciamo “facciamo un piano”. Ha anche un senso più geometrico, e indica una superficie uniforme e quindi abbiamo il “piano cottura” o un territorio piano nel senso di “pianeggiante”, come la pianura padana, o il “piano” di una casa, quando abiti al primo, al secondo o al terzo piano, oppure un “piano da lavoro”.

    Tutti questi significati hanno origine nella parola latina “planus” che, appunto, indica una superficie piatta, non ondulata, “piana” come un “piano”, appunto. E da qui, ha preso anche il significato figurato di “chiaro”, “facilmente comprensibile”, una spiegazione piana (anche se è un po’ raro questo uso). E poi è arrivato il contrasto con la parola “forte” e quindi siamo arrivati ad avere il pianoforte, quello strumento che si può suonare sia “piano” che “forte” , appunto. Questo è indicativo della nascita di alcune parole nuove e del fatto che, piano piano, lentamente, con il passare del tempo, le parole cambino di significato.

    Oggi parliamo proprio di questo.

    Io mi chiamo Davide e questo è Podcast Italiano, un canale per chi impara l’italiano. Attiva i sottotitoli se ne hai bisogno; la trascrizione integrale del video è sul mio sito, podcastitaliano.com. Ho anche preparato un PDF che accompagna il video, e che potrai usare durante la visione. Questo pdf ti consiglio anche di stamparlo, a proposito: ti tornerà molto utile. Troverai un riassunto di tutto quelli che abbiamo visto, e anche informazioni extra, con altre parole che hanno più di un significato in italiano. E anche molti esercizi per ampliare molto il tuo lessico. È molto utile, ti lascio il link in descrizione, ma puoi anche scansionare questo comodo codice QR.

    A volte le polisemie nascono da parole diverse che finiscono per avere la stessa forma senza però avere un legame, senza avere una parentela. Per esempio, in italiano, la parola “calcio” può indicare il fatto di colpire qualcosa con il piede, ma anche lo sport più praticato in Italia (in cui, appunto, si colpisce la palla con il piede, le si dà un calcio), e anche la parte inferiore di una pistola: il calcio di una pistola. Tutti questi significati hanno origine dalla parola “calcium” che in latino significava “tallone”, cioè la parte posteriore del piede. Da qui deriva anche, tra l’altro, la parola “calcagno”, a proposito, che usiamo soprattutto nell’espressione “stare alle calcagna”, che… vabbè, si usa soprattutto nel doppiaggio, nel doppiaggese delle serie TV e dei film.

    In italiano, però, la parola “calcio” ha anche un quarto significato: è un elemento chimico presente, fra le altre cose, nello scheletro umano. Ecco, quest’ultimo significato, ha origine da un’altra parola, da “calx” (che ha originato la parola calce, un materiale da costruzione) ed è stata inventata all’inizio del 1800 dal chimico che ha scoperto il calcio come elemento. È quindi possibile che due parole abbiano una forma simile o identica, ma un’etimologia, un’origine, completamente diversa.

    Questo per esempio è il caso della parola “riso” che deriva dal latino “risus” e significa “ridere”, l’azione di ridere. Ma abbiamo anche il riso che si mangia, con cui si fa il risotto, che deriva dal latino tardo oryza, a sua volta dal greco antico.

    Un caso simile è quello della parola “viola” che, da un lato identifica il fiore e il colore e deriva da una parola uguale in latino, ma dall’altro indica lo strumento musicale che deve il suo nome al provenzale “viula”.

    Se restiamo nell’ambito dei fiori, abbiamo anche la parola “rosa” che ha seguito un percorso simile a viola, nel senso che indica sia il fiore, che il colore associato. Il colore viola. Attenzione, che queste parole sono invariabili, non cambiano, e quindi non ci sono differenze per singolare, plurale, maschile o femminile, appunto perché una volta non erano degli aggettivi veri e propri ma si usavano insieme alla parola “color” o colore, e quindi si diceva “un vestito color viola”. Con il tempo abbiamo perso la parola “color” ed è rimasto solo “viola” o “rosa”, ma invariabile. E quindi “una camicia rosa”, “due camicie rosa”. O “una camicia viola”, “due camicie viola”. Non cambia.

    Sempre rimanendo in ambito botanico, abbiamo la parola “pianta” che indica sia un albero o un fiore, ma anche la parte inferiore del piede, quella che posa per terra. Inoltre, in architettura, significa la rappresentazione grafica di uno spazio, di un edificio: la pianta dell’appartamento.

    A questo punto andiamo avanti con parole che appartengono al regno vegetale con “ramo” e “campo”. Il “ramo” è sia una delle parti dell’albero che partono dal tronco, sia un settore di una disciplina. Lo studio della linguistica, per esempio, ha diversi “rami”: la linguistica descrittiva, la sociolinguistica, ecc.

    Un significato più ampio invece ha la parola “campo”, letteralmente un terreno destinato alla coltivazione, ma che metaforicamente indica anche un settore, un ambito. Probabilmente è così anche nella tua lingua. E se poi hai visitato Venezia, avrai sicuramente notato che, a parte Piazza San Marco, tutte le altre piazze si chiamano “Campo”. Questo nome deriva dal fatto che una volta i “campi” di Venezia erano proprio dei veri e propri “campi” coltivati, dove crescevano frutta e verdura e dove si allevavano gli animali.

    E, a proposito di animali, parliamo della “coda”. La coda può essere la parte finale del corpo di un animale, con diversi significati figurati: chi ha i capelli lunghi li può legare in una coda, il pianoforte orizzontale si chiama “pianoforte a coda”, la parte finale di un discorso o di uno scritto si può chiamare “coda”, le scritte che compaiono alla fine di un film sono i “titoli di coda”. Il significato principale, però, a parte quello legato agli animali, è un sinonimo di “fila” e cioè quando le persone aspettano il loro turno una dietro all’altra. O di fianco all’altra, se siamo in Italia. Ecco… siamo abbastanza famosi per le nostre code disordinate. E quindi si dice essere in coda o essere in fila, o fare la coda, fare la fila.

    Nella lista delle polisemie più comuni, abbiamo due parole importanti nell’ambito della matematica: la prima parola è “volume”. Volume indica lo spazio occupato da un corpo, da un oggetto. È una parola dall’origine molto antica, che indicava infatti la carta per tenere chiuso un rotolo di papiro e, in seguito, il numero di parti in cui era diviso un libro. Ancora oggi, quando un libro è molto lungo, come un’enciclopedia, è pubblicato in più volumi. E una cosa che occupa tanto spazio è “voluminosa”, appunto. Dallo spazio fisico, il volume descrive anche l’intensità di un suono e quindi una radio può essere accesa a basso volume o ad alto volume e se è al massimo diciamo “a tutto volume”.

    L’altra parola “matematica” è operazione. In matematica le operazioni sono l’addizione, la sottrazione, la moltiplicazione e la divisione. Ma quando si dice “la settimana prossima devo fare un’operazione”, non si parla di matematica, ma si intende un’operazione chirurgica, o un intervento chirurgico, cioè quando dei dottori aprono il corpo di un paziente per sistemarlo (si spera, almeno).

    “Operazione” ha origine dal verbo “operare” che significa “fare, agire” e quindi con un significato così generico, la parola può prendere moltissimi significati. C’è l’operazione di polizia, quando la polizia arresta un criminale, per esempio, l’operazione di banca, quando spostiamo i soldi da un conto all’altro, ci sono le operazioni elettorali, quando ci sono le elezioni, e così molte altre operazioni.

    Dopo aver parlato di matematica, di piante e di pianoforti, concludiamo con un oggetto veramente di tutti i giorni: la ciabatta. “Ciabatta” è una polisemia, non tanto perché ci sono più significati con origini diverse, ma perché la stessa parola dà il nome a diversi oggetti che hanno vagamente (molto vagamente) la stessa forma allungata.

    Il primo oggetto, quello che ha dato inizio a tutti questi significati, è una pantofola, una scarpa aperta sul retro del piede che usiamo in casa. Da questo oggetto, diciamo una ciabatta di pane, quando parliamo di un panino basso e allungato. Ah, i nomi dei diversi tipi di pane sono un argomento su cui si potrebbe fare un intero video o forse si potrebbero scrivere libri, ma adesso non ci dilunghiamo! Il pane non va confuso con il terzo oggetto con lo stesso nome, e cioè… una presa elettrica multipla. Ce ne ho una qua? Aspetta che ne ho una di là… ecco, come questa. Può risultare strano, ma anche questa, in italiano, si chiama ciabatta. Aspetta, fammi vedere… sono simili? Non lo so… tu ci vedi una somiglianza?

    Comunque sono tre oggetti abbastanza comuni nelle case italiane perché tutti teniamo le ciabatte in casa, tutti mangiamo questo tipo di pane prima o poi e, a quanto pare, le prese elettriche non bastano mai e quindi abbiamo tutti il bisogno di moltiplicarle.

    A proposito, io ho una ciabatta qui nascosta che voi non vedete.

    A questo punto, per chiudere il discorso sulle polisemie, occorre ribadire un concetto molto importante quando si studiano le lingue, e cioè che noi cerchiamo sempre di capire una parola sulla base del suo contesto. Dovrebbe essere ovvio, quando parlo, se sto parlando di una ciabatta da mettere ai piedi, di una ciabatta di pane o di una presa elettrica, cioè, non sono tre oggetti che si possono confondere facilmente.

    Per questo motivo, quando si cerca una parola su un traduttore, sul dizionario o anche quando si chiede una parola a qualcuno che conosce la lingua che stiamo studiando, bisogna sempre ricordare di riferirsi alle parole della stessa frase o della stessa parte di testo che danno informazioni sul contesto. Perché potresti trovarti nella situazione in cui una persona ha molta fame e quindi si mangia… una presa elettrica. No, meglio mangiare una ciabatta, in quel caso.

    Bene, siamo arrivati alla fine del video. Se ti interessa ora un PDF che riassume tutto quello che abbiamo visto oggi, con esempi, immagini, esercizi, ma che ti dà anche altri esempi di polisemie curiose in italiano, e anche esercizi per metterti alla prova con tutto quello che hai imparato, lo trovi al link in descrizione, ma puoi anche scaricarlo scansionando questo codice QR. Questo è tutto per oggi, alla prossima!

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