Quiz B1-C2 di GRAMMATICA italiana
Mettiti alla prova con una mega-raccolta di quiz di grammatica!
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Trascrizione e glossario sul Podcast Italiano Club (livello di bronzo).
Quanto conosci la grammatica italiana? Abbastanza bene? Molto bene? Malissimo? Ho preparato per te una MEGA-RACCOLTA con alcuni dei quiz grammaticali che ho creato negli scorsi mesi, e che metteranno alla prova il tuo italiano da tanti punti di vista.
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Questo MEGA-VIDEO è accompagnato da un MEGA-PDF, che contiene tutte le domande e tutte le risposte dei QUIZ. Ti consiglio di stamparlo e seguirlo durante la visione, e di segnarti le tue risposte sul foglio mentre guardi il video. E rispondi a ciascuna delle domande! In questa maniera potrai calcolare il tuo punteggio finale. Inoltre, questo non è solo un quiz, perché dopo ogni domanda c’è sempre una spiegazione che approfondisce la regola grammaticale oggetto della domanda. Quindi imparerai moltissimo. E nel MEGA-PDF trovi tutte le spiegazioni, e gli approfondimenti, e le informazioni che ti darò nel video: così potrai ripassare tutto in un secondo momento, dopo aver visto il video.
Ti lascio il link per scaricare il PDF in descrizione. Ma, in alternativa, puoi anche scansionare questo codice QR.
Ah, il video è molto lungo, quindi se ne hai bisogno, ti consiglio di vederlo in più sessioni, magari in 3 o 4.
E ora, se sei pronto o pronta, partiamo con il primo quiz, che è un quiz generale di grammatica italiana. Comincia semplice, poi diventa via via più difficile. Andiamo!
1) Prima domanda: iniziamo semplice. Completa la frase con il verbo ausiliare corretto, quindi avere o essere, e coniugando alla forma corretta:
Luca ______ andato a casa.
Non ti do opzioni. Dimmi tu qual è l'opzione corretta. Ci sei? La risposta è... “è”. La risposta è “è”. Luca è andato a casa. Perché con i verbi di movimento, l'ausiliare è di solito “essere” e non “avere”.
E quindi dirò “sono andato in Svezia”.
“Maria è tornata a lavorare”.
“Da dove siete venuti”.
In altre lingue, come l'inglese o lo spagnolo, non funziona così. Si usa l'ausiliare “avere”. Quindi fai attenzione. Noi diciamo “è andato, sono andato, siamo tornati, siete venuti”, eccetera. Se hai indovinato, prendi un punto, scrivetelo, altrimenti prendi zero punti. Iniziamo male.
2) Seconda domanda: anche qui devi completare lo spazio con la parola corretta.
Tutto ______ che hai detto è vero.
E attenzione, potrebbero essere due parole, o forse solo una parola. Non lo so. Pensaci.
E dunque la risposta è... abbiamo due risposte possibili.
“Tutto ciò che hai detto è vero”, oppure, “tutto quello che hai detto è vero”.
Molti studenti si dimenticano il “ciò” o il “quello” che, però, sono necessari: tutto ciò che, tutto quello che.
Se invece parli spagnolo o portoghese, beh, nella tua lingua si dice, per esempio in spagnolo, “todo lo que”, però questo “lo” in italiano non esiste. Diciamo, appunto, tutto ciò che o tutto quello che. Hai indovinato? Un altro punto! Scrivetelo, però, voglio il punteggio finale.
3) La prossima domanda si divide in alcune sotto-domande. Sì, ti ho ingannato, non erano dieci domande, erano dieci argomenti grammaticali, alcuni con più di una domanda. Ops. Dai, sono sicuro che ti divertirai. Voglio che tu scelga le forme corrette dell'aggettivo bello.
- Questo è proprio un libro ______.
- Questo è proprio un ______ libro.
- Questi libri sono proprio ______.
- Dove hai comprato questi ______ libri?
- Hai proprio dei ______ occhi. (Qui cambiamo. Non è libri, ma occhi).
Dunque, vediamo le risposte. Se ti serve tempo, metti in pausa il video e prenditi il tempo necessario. Dunque… hai risposto? Vediamo quali sono le risposte corrette.
Nella frase numero uno, la risposta è bello. Un libro bello. Qui abbiamo l'aggettivo “bello” dopo il nome “libro”. L'aggettivo qui è nella sua posizione normale. In italiano gli aggettivi, normalmente, vanno dopo il nome, ma alcuni aggettivi possono anche andare prima del nome.
Infatti nella due, diremmo un bel libro. “Bello” si può mettere prima di un nome, ma vedi che cambia forma? Diventa “bel”. Questo perché l'aggettivo bello, se viene prima di un nome, cambia e si comporta un po' come un articolo: diciamo “un bel libro”, proprio come diciamo “il libro”.
Andando avanti, nella frase tre, diremo questi libri sono proprio belli, perché l'aggettivo è nella sua posizione normale, dopo il nome, quindi il plurale è normale.
Ma nella frase quattro, avrò questi bei libri. “Bei”, proprio come “i libri“.
Quanto alla cinque, la risposta è begli occhi, perché diremmo “gli occhi”. Nella pronuncia è più comune dire “begl’occhi, gl’occhi”, senza dire quella “i”, praticamente.
A proposito, breve ripasso, se non lo sai: perché diciamo “gli occhi” e non “i occhi”? Perché occhi inizia con una vocale, per cui gli articoli che precedono saranno l'occhio, gli occhi e quindi analogamente bell’occhio, begl’occhi. E quindi bello si comporta come l'articolo, anche qui: bell’occhio, begl’occhi.
Quante di queste cinque domande hai azzeccato? Datti 0,5 punti per ciascuna risposta corretta. Il massimo, se la matematica non è un'opinione, è di 2,5 punti. Metti in pausa il video se devi fare i tuoi calcoli. Se l'hai fatto, andiamo avanti.
4) Come completeresti queste tre frasi?
- Tra questi occhiali, preferisco ______ che mi hai consigliato tu.
- Tra questi occhiali, preferisco ______ con le lenti che cambiano colore.
- Tra questi occhiali, preferisco ______ blu.
Pensaci un attimo. Metti in pausa al video, rispondi.
Ci sei? L'opzione corretta per la uno, è quelli. Allora, qui abbiamo un caso di ellissi, cioè stiamo omettendo il nome “occhiali”. In questo caso, però, siccome il nome omesso è modificato da una frase relativa, “che mi hai consigliato tu”, l'unica opzione possibile è quelli. Dunque quelli che mi hai consigliato tu, cioè quello che voglio dire è che non possiamo dire “i” o “gli” che mi hai consigliato tu, cosa che invece si fa in spagnolo e portoghese. Per questo lo sto dicendo. Quelli che mi hai consigliato tu.
E diciamo quelli anche nella frase due: preferisco quelli con le lenti che cambiano colore, dove abbiamo un complemento introdotto dalla preposizione con. Se invece però l'elemento che segue è un aggettivo, posso anche usare semplicemente l'articolo.
Per questo, nella frase tre, posso dire sia preferisco quelli blu come prima, ma posso anche dire preferisco i blu, preferisco i blu. Curioso, vero? Lo sapevi? Così come posso dire voglio il tuo libro, voglio il verde, voglio il nuovo. Come dire quello verde, quello nuovo.
Poi è possibile che tu in queste tre frasi abbia risposto quegli al posto di quelli, che non è corretto, però, perché quegli è una forma che possiamo usare solo prima di un nome, nei casi in cui c'è un nome, al contrario di questo. Nello specifico, un nome che incomincia per vocale, come abbiamo detto poco fa per quanto riguarda gli occhi, begl’occhi. E quindi dirò quegl’occhi o quegl’occhiali sono molto belli, proprio come dirò gli occhiali. Ma se il nome non è presente, perché ometto il nome, dovrò per forza dire quelli e dunque quelli che mi hai consigliato tu, quelli con le lenti che cambiano colore, quelli blu o i blu, come abbiamo visto.
È un po' come… posso dire “voglio un libro breve”, ma se togliamo il nome dovrò dire “ne voglio uno breve”. Ah, prima di un nome che inizia per consonante, cosa diremo?
Per esempio, “_____ ragazzi sono davvero simpatici”.
Qui diremo quei ragazzi, proprio come diciamo i ragazzi, dei ragazzi, bei ragazzi. Ma anche qui, se tolgo il nome, se lo ometto, e quindi abbiamo un'ellissi, dovrò dire quelli. Per esempio: “tra tutti i ragazzi che ho conosciuto in palestra, i più simpatici sono quelli che mi hai presentato tu”. E tra l'altro ho detto anche “i più simpatici”, ma avrei potuto dire anche “quelli più simpatici sono quelli che mi hai presentato tu”, ma non avrei potuto dire “sono i che mi hai presentato tu”.
Queste sono delle finezze grammaticali, ma penso che sia interessante. Lo sapevi? Non ti preoccupare, quest'ultima frase non faceva parte del quiz. Facciamo che prendi 0,5 punti per ogni risposta corretta. La terza aveva due risposte possibili, quindi tieni conto di questo, per un massimo di 1,5 punti. Andiamo avanti. Ci sei?
5) Completa la frase con il verbo fare coniugato al tempo verbale corretto:
Una settimana fa Carla mi ha detto che lo ______ ieri.
E al posto di ______ devi coniugare il verbo fare.
Pensaci un attimo, metti in pausa il video se ti serve.
La risposta corretta è... ce n'è più di una!
Quella standard, per così dire, è lo avrebbe fatto. Sì, hai sentito bene. Lo avrebbe fatto e non lo farebbe. Mi ha detto che lo avrebbe fatto ieri. Questo è il cosiddetto futuro nel passato. Abbiamo un verbo che si riferisce a un momento nel passato: “Una settimana fa Carla mi ha detto…” e un secondo verbo che si riferisce a un altro momento nel passato, ma che è successivo a quello di prima “Carla lo avrebbe fatto”.
In italiano, per indicare questo rapporto tra due tempi passati, che appunto si chiama “futuro nel passato”, usiamo il tempo condizionale passato o condizionale composto, quindi quello che ha due parole: avrebbe fatto, sarebbe andato, avremmo saputo, eccetera. Quindi sono delle forme composte. In altre lingue europee invece si usa il condizionale semplice o presente. In inglese per esempio questa frase sarebbe “A week ago, Carla told me she would come yesterday” non “would have come”. E la stessa cosa anche in spagnolo: “Me dijo que llegaría”, non “que hubiera llegado”. L'italiano in questo è un po' particolare, dunque, bisogna fare attenzione.
Ti ho detto però che c'era un'altra risposta possibile. Questo perché, nella lingua parlata, si usa anche l'imperfetto. Carla mi ha detto che arrivava ieri. “Carla mi ha detto che arrivava ieri”. È arrivata, poi? Boh, non lo so. “Carla mi ha detto che lo faceva ieri”. Ora, certe persone, particolarmente pedanti e rompiscatole, direbbero che è sbagliato. “Non si può dire!” Ma non è vero, è un uso che nella lingua parlata va benissimo ed è comunissimo, ti assicuro. E quindi ti prendi un punto in entrambi i casi.
6) Bene, siamo alla numero sei. Supponiamo che io dica questa frase:
Carlo mi ha aiutato a sistemare il salotto prima di uscire.
A chi si riferisce “uscire”? Chi è che esce? Io, che sto parlando, o Carlo? La risposta è... Carlo! Altrimenti, se fossi io la persona che esce, se fossi io a uscire, dovremmo dire “Carlo mi ha aiutato a sistemare il salotto prima che uscissi” o “prima che io uscissi”. Ma siccome il verbo della frase subordinata “prima di uscire” è all'infinito, sarebbe una forma implicita (per i nerd), il soggetto sarà per forza lo stesso della frase principale. Quindi deve essere Carlo, quindi si riferisce a Carlo. Quindi “Carlo mi ha aiutato”. “Uscire” si riferisce a Carlo.
La forma implicita, spesso, implica che il soggetto è lo stesso tra la frase principale e la subordinata. Per esempio: “spero di arrivare” è come dire “io spero che io arriverò”. Il soggetto è lo stesso. Posso dire “spero di arrivare”. Ma, attenzione, questo non è sempre vero. Infatti se dico “mio fratello mi ha chiesto di dargli una risposta”, beh, ovviamente, io devo dare una risposta. Cioè “dargli”, qui, grammaticalmente**, si collega** a “mi”, cioè “a me”, “ha chiesto a me”, e sarò io che darò una risposta a lui. Non è lui stesso che se la dà da solo, non avrebbe senso.
Se hai indovinato ti becchi un bel punto. Complimenti.
7) Ok, qui voglio che tu scelga la forma corretta del participio passato (piccolo spoiler).
Come stanno i tuoi genitori? L'ultima volta che li ho ______ (verbo vedere) è stato un anno fa, a Natale.
Quale forma del verbo vedere, del participio passato di vedere dobbiamo usare?
La risposta corretta è visti. L'ultima volta che li ho visti. Hai risposto “visto”? Ti ho fregato di nuovo! “Visto” sarebbe la risposta giusta se la frase fosse “Ho visto i tuoi genitori a Natale”, ma siccome qui, prima del verbo, abbiamo il pronome “li”, che sostituisce “i tuoi genitori”, il participio passato deve essere maschile plurale. “Li ho visti”. E se invece parlassi, che ne so, delle tue sorelle? Quindi un femminile plurale, dovrei dire “le ho viste”. “Ho visto le tue sorelle”, “le ho viste”. Sapevi che funzionava così?
Se hai indovinato, bravo, brava: ti prendi un bel punto.
Ti stai segnando i punti, vero?
8) Numero otto. Quale di queste frasi vuole l'indicativo al posto del congiuntivo, ed è quindi scorretta?
- Nonostante la adori, non mangerei pizza tutti i giorni.
- Benché la adori, non mangerei pizza tutti i giorni.
- Sebbene la adori, (hai capito)
- Anche se la adori, (blablabla)
- Per quanto la adori, non mangerei pizza tutti i giorni.
Quale di queste ha un congiuntivo, ma non dovrebbe averlo, e quindi quel congiuntivo non è corretto?
La risposta corretta, e quindi la frase sbagliata, è la C. Quindi se hai detto C, hai indovinato e prendi un punto! Con “anche se” serve l'indicativo e non il congiuntivo. Quindi dovrò dire “anche se la adoro, non mangerei pizza tutti i giorni”. Con tutte le altre congiunzioni di questi esempi, dobbiamo usare il congiuntivo e quindi adori: sebbene la adori, benché la adori, nonostante la adori. Nella lingua parlata, l'opzione più comune per dire questa cosa è “anche se” e “anche se” vuole l'indicativo. “Nonostante” e “per quanto” sono abbastanza comuni, mentre, secondo me, “benché” e “sebbene” sono decisamente più formali.
Questo tipo di frase si chiama, in gergo, concessiva. Nella grammatica una “concessione” è una circostanza che non ostacola un'altra circostanza. Cioè, data una circostanza, ci aspettiamo X, ma invece X non avviene: anche se piove esco.
“Anche se piove” è una circostanza che non ostacola il fatto che uscirò, che quindi è un po' inaspettato. “Anche se”, quindi, vuole l'indicativo, ma c'è un caso dove si usa anche il congiuntivo. Sono i casi come “anche se volessi non avrei tempo di farlo”. Qui, però, quel “se” introduce una vera e propria condizione, una frase condizionale, possiamo dire “anche nel caso in cui volessi”. Quindi questo è un caso di periodo ipotetico un po' particolare, è un mix di periodo ipotetico, ma con la frase iniziale che è un po' condizionale, un po' concessiva. “Anche se volessi…”, comunque, uno scenario ipotetico, non è reale, mentre “anche se l'adoro” è la realtà, non è ipotetico. “Anche se adoro la pizza” vuol dire che io veramente adoro la pizza. Se dico “anche se adorassi la pizza” è una condizione non reale, ok?
In ogni caso, anche quando usiamo il congiuntivo, sarà sempre il congiuntivo imperfetto: “anche se volessi”, oppure il trapassato, “anche se avessi voluto”, ma mai il congiuntivo presente, quindi non “anche se voglia”.
Ah, se hai indovinato, ti becchi un altro punto.
9) Ok, stanno diventando sempre più difficili. Qui dovrai, probabilmente, basarti sul tuo istinto linguistico che hai sviluppato ascoltando e leggendo, perché… questa non è una cosa che si studia. Almeno, che io sappia...
In quale di questi casi posso omettere, cioè posso non dire il “che”?
- Penso che tu abbia fatto un buon lavoro.
- Voglio che tu lo faccia in fretta.
- Non credo che verrà.
- So che devo impegnarmi di più.
Tutte queste frasi sono giuste, ma in due di queste potrei anche non dire il “che”. In quali? Pensaci un attimo. Metti in pausa il video, scriviti la risposta e ora te la dico.
La risposta corretta è... sono due! A e C.
Posso infatti dire “penso tu abbia fatto un buon lavoro” e “non credo verrà”. Siamo però obbligati a dire “voglio che tu lo faccia in fretta” e “so che devo impegnarmi di più” con il “che”. Ok, ma come funziona questa cosa? C'è una regola? Perché ’sta stranezza? Non è semplicissimo, ma diciamo che in genere si può omettere il “che” con verbi psicologici come “pensare, credere, immaginare, supporre, sperare”, dopo i quali ci vuole il congiuntivo, tra l'altro. “Penso sia interessante, credo tu abbia capito, suppongo le cose stiano così, spero tua sorella arrivi presto”.
Il “che” si può anche omettere se abbiamo il futuro, come nella frase C, e quindi “non credo verrà”, “spero capirà”. Se parli inglese, beh, avrai notato che in inglese il “that” si omette molto più regolarmente che il “che” in italiano. Per esempio puoi dire “the book I read”, che in italiano però deve per forza essere “il libro che ho letto”. E questa sarebbe una frase relativa. Oppure “he said he wants to come with us”, che in italiano, però, è “ha detto che vuole venire con noi”, non si può togliere il “che”. Dunque, rispetto all'inglese, sono molto più limitati i casi in cui il “che” si può eliminare, ma esistono. Facci caso quando ascolti o leggi l'italiano e, se hai indovinato, prenditi quest'altro bel punto.
10) Ultima domanda! Sei stanco? Sei stanca? Io pure, ma ce l'abbiamo quasi fatta. Completa questo breve racconto con il tempo verbale giusto. Puoi scegliere tra imperfetto e passato prossimo o, se preferisci, passato remoto.
Che nostalgia dei vecchi tempi. Mi ricordo quando io e la mia famiglia ______ (andare, noi) alla casa al mare ogni estate, ______ (essere, noi) felici e spensierati. Mi ricordo quando un giorno ______ (fare, noi) una gita all'Isola d'Elba. Quel giorno, mentre ______ (esplorare, noi) la spiaggia, io ______ (trovare, io, ovviamente), una conchiglia bellissima. Quella volta ______ (divertirsi, noi) molto!
Ok, qui metti in pausa il video, completa con le risposte e, poi, vediamo. L'hai fatto? Mi devo fidare? Stai barando? Spero di no.
Ok, nel primo caso, dobbiamo dire andavamo. Si parla di una circostanza che si ripete, ogni estate, quindi serve l'imperfetto. Ma l'imperfetto dà anche il contesto della narrazione, il contesto all'interno del quale succederà qualcosa. Abbiamo anche eravamo felici, con un altro imperfetto. Anche questa è un'informazione di contesto. Poi inizia il racconto vero e proprio: succedono delle cose; dunque, dobbiamo scegliere tra due opzioni: passato prossimo o passato remoto, che mandano avanti la narrazione. Dicevo, che mandano avanti la narrazione, che ci dicono che cosa è effettivamente successo. Diremo quindi abbiamo fatto oppure facemmo. Il passato remoto però è poco usato e sempre meno usato nella lingua parlata, anche se è normalissimo nella narrazione, nella lingua scritta, nei romanzi, per esempio. Poi abbiamo di nuovo un imperfetto: esploravamo la spiaggia, perché di nuovo è un contesto; poi un passato prossimo ho trovato o in alternativa un passato remoto, trovai; e, infine, un altro passato prossimo, ci siamo divertiti, oppure, passato remoto, ci divertimmo.
La regola generale è che dunque l'imperfetto ci dà le circostanze, la situazione all'interno del quale si inserisce poi il racconto, quello che succede. Il racconto è mandato avanti da tempi come passato prossimo o passato remoto. Il primo, soprattutto nella lingua parlata, il secondo soprattutto in quella scritta.
Prenditi dunque 0,5 punti per ognuna delle risposte, per un massimo di sei punti. Un grande bottino!
Bene, questo era il primo quiz. È stato facile? Difficile? Ti sei segnato/ ti sei segnata le tue risposte nel PDF? Spero di sì. Il massimo di punti che potevi ottenere con questo QUIZ era di 17 punti. Segnati i punti che fai, perché poi voglio sapere qual è il tuo punteggio finale alla fine di tutti i quiz! Proseguiamo ora con il secondo quiz, che è un quiz di preposizioni, uno degli argomenti più difficili e più ostici della grammatica italiana. Sei pronto? Sei pronta? Andiamo!
- Soltanto una di queste frasi è corretta. Quale?
1. Non vado spesso al teatro ma stasera andrò a Teatro Massimo.
2. Ci vediamo direttamente in pizzeria? Sì, nella pizzeria di fronte al Duomo.
3. I tuoi bambini vanno già alla scuola? Sì, a scuola primaria.
Quale di queste tre è corretta? Solo una è corretta, ti ricordo.
Solo la frase 2 è corretta.
Nelle tre possibili risposte, si alternano, dopo le preposizioni, nomi (a volte con un po’ di parole collegate a questi nomi) che si riferiscono a luoghi generici (il teatro, la pizzeria, la scuola) e altri che si riferiscono a luoghi specifici e definiti, determinati (il teatro Massimo, la pizzeria di fronte al Duomo, la scuola primaria). La regola in italiano vuole che, in quest'ultimo caso, la preposizione sia articolata: quindi nella pizzeria difronte al Duomo, al bar di mio cugino Peppino, alla casa in campagna (o nella casa in campagna).
Ah, la prima frase corretta sarebbe:
Non vado spesso A teatro ma stasera andrò AL Teatro Massimo.
La terza, invece, sarebbe:
I tuoi bambini vanno già A scuola ?Sì, ALLA scuola primaria.
Più complesso è il caso del luogo generico:
- con alcune parole usiamo la preposizione semplice, e diciamo, quindi: “a teatro”, “in pizzeria”, “a scuola”, “a casa”, “in ufficio”; come vedi a volte a, a volte in;
- con altre parole ancora, usiamo invece la preposizione articolata, come “al cinema”, “allo stadio”, “alla stazione”, “al parco”.
Qui non c’è una vera regola: il segreto è memorizzarle.
Se hai risposto correttamente, prendi un punto! Mi raccomando, scrivitelo!
- Domanda 2: per questa domanda devi completare le frasi con la preposizione “da” articolata. Quindi metti in pausa il video e scrivi le quattro risposte.
1. Patrícia viene _____ Spagna.
2. Charlie viene _____ Inghilterra.
3. Tiago e Ana vengono _____ Portogallo
4. Marissa viene _____ Stati Uniti.
Prenditi il tempo necessario e scrivile tue risposte.
- Patrícia viene DALLA Spagna.
- Charlie viene DALL’Inghilterra.
- Tiago e Ana vengono DAL Portogallo.
- Marissa viene DAGLI Stati Uniti.
Tutte le volte che è necessario usare una preposizione articolata, come queste, la forma che questa prende dipende dall'articolo richiesto dal nome seguente, che può essere un nomemaschile o femminile, singolare o plurale, può iniziare con una vocale o una consonante. Dunque, per rispondere bene, bisogna conoscere le regole degli articoli, di fatto.
0,5 punti per risposta corretta, per un totale massimo di due punti.
- Domanda 3: completa le frasi con le preposizioni “di” o “da”, semplici o articolate.
1. Jean Pierre è _____ Parigi
2. Jean Pierre viene _____ Parigi.
3. Jeans Pierre viene _____ Francia.
Pensaci un secondo, metti in pausa il video se ti serve, e scrivi le tue risposte.
Jean-Pierre è DI Parigi
Jean-Pierre viene DA Parigi.
Jean-Pierre viene DALLA Francia.
Ricorda: quando parliamo di origini geografiche possiamo usare il verbo “essere” o il verbo “venire”. Con “essere”useremo la preposizione “di” seguita dal nome della città (sono di Parigi;sono di Milano; sono di New York).
Con “venire” useremo:
- o la preposizione “da” semplice, seguita dal nome della città (viene da Parigi; viene da Roma);
- o la preposizione “da” articolata seguita dal nome del Paese (viene dalla Francia; viene dal Brasile; viene dagli Stati Uniti).
Ricorda! Non si dice “Jean-Pierre èdella Francia”, si dice “Jean-Pierre è francese”.
Io, presentandomi, direi che sono italiano e sono di Torino, oppure vengo da Torino (ma “vengo da Torino" solo se non mi trovo a Torino in questo momento, e dunque ha senso dire che “vengo da Torino”).
Prendi 0,5 punti per ogni risposta corretta, per un massimo di 1,5 punti. Un punto e mezzo. Mi raccomando scrivimi, perché poi voglio sapere il tuo totale.
- Domanda 4: completa le frasi con le preposizioni “a”, “in”, “da”, “per”, semplici o anche le loro versioni articolate. Sì, sono un po’, quindi prenditi il tempo necessario, metti in pausa il video, segna le tue risposte e ci vediamo quando l’avrai fatto.
… L’hai fatto? Spero di sì. Ti do orale risposte.
1. Non sono ancora mai andata IN Egitto.
2. Marco è già partito PER il Brasile?
3. Nel fine settimana andremo A Torino per il Salone del Libro.
4. Ho di nuovo un ascesso. Devo tornare DAL dentista.
5. Dopo aver visto la serie tratta DA L’Amica Geniale, ho deciso di andare in vacanza a Ischia.
6. Molti discendenti di emigrati italiani vogliono il passaporto italiano per venire a vivere IN Europa.
7. Per le vacanze anche quest’anno andrò IN Puglia.
Com’è andata? Facciamo un breve ripasso delle preposizioni che usiamo in questi due casi: con i verbi di movimento(come andare o arrivare) per definire la destinazione, dove andiamo, o con i verbi di stato (come essere, stare, vivere, abitare etc.) per definire la posizione, dove siamo, o dove ci troviamo.
Ricorda che in italiano non importa se abbiamo un movimento o una posizione, uno stato: perché la preposizione dipende solo dal tipo di luogo. Ok? Attenzione perché, in tante altre lingue,funziona in maniera diversa.
- Se il luogo è un continente, una nazione o una regione, la preposizione è “in”: quindi sono (o vado) in Europa, (o in America, o in Egitto, in Italia, in Sicilia, in Campania).
- Se il luogo è una città o una piccola isola, la preposizione è “a”: quindi sono (oppure vado) a Torino, a Roma, a Ischia, a Capri.
- Se il luogo è una persona, quindi la casa di una persona, o l’ufficio di una persona o di un professionista, la preposizione è “da”: quindi sono (o vado) dal dentista, dal dottore, ma anche da mia mamma, o da Giovanna.
Attenzione al verbo “partire”, che vuole sempre la preposizione “per”, con tutti i tipi di luoghi. Ah, la preposizione “per” è usata, oltre che con il verbo “partire”, anche dopo un nome che indica un mezzo di trasporto: quindi il volo per Londra, oil treno per Bologna, il traghetto per la Grecia, il pullman per Siena.
Bene, quindi ti prendi 0,5 punti per ogni risposta corretta, per un massimo di 3,5 punti.
- Domanda 5: quale preposizione, nella sua forma semplice o articolata andrebbe bene (anche con significati diversi) in tutte questi frasi?
1. Ho proprio bisogno di tornare _____ psicologo.
2. Samuel viene _____ Senegal.
3. Studio l’italiano _____ tre anni.
4. Ho regalato alla mia amica una tazza _____ tè, con coperchio e infusore.
5. Il pacco è già stato consegnato _____ corriere.
Metti in pausa, pensaci.
E ora ti do le risposte.
Dunque, devi trovare una preposizione che funziona in tutti questi casi.
La risposta è… DA.
Ho proprio bisogno di tornare DALLO psicologo.
Samuel viene DAL Senegal.
Studio l’italiano DA tre anni.
Ho regalato alla mia amica una tazza DA tè con coperchio e infusore.
Il pacco è già stato consegnato DAL corriere.
Come forse sai, la preposizione “da” è molto versatile, può avere molti significati. Può, infatti, indicare:
- una destinazione che corrisponde a una persona, come dicevamo prima, “dallo psicologo”;
- oppure l’origine, “dal Senegal”;
- l’inizio di un’azione duratura, per esempio, “da tre anni”;
- la funzione di un oggetto, pensa! Quindi la “tazza da tè”;
- l’agente! L’agente, cioè la persona che fa l’azione, in una frase passiva, quindi “consegnato dal corriere”.
Attenzione alle differenze, perché qui sono sicuro che nella tua lingua ci sono molte differenze, rispetto all’italiano.Ah, tra l’altro, osserva che, una tazza “da tè” è una tazza che serve per prendere il tè; qui “da” indica la funzione. Una tazza “di tè” è una tazza che è piena di tè; e qui la preposizione “di” indica, invece, il contenuto.
Prendi un punto se hai indovinato!
- Passiamo alla 6: completa queste frasi con le preposizioni “da”, “fa”, “in”, e “per”.
1. Ho studiato l’italiano ______ due anni.
2. Ho imparato l’italiano ______ due anni.
3. Studio l’italiano ______ due anni.
4. Ho iniziato a studiare l’italiano due anni ______.
Le risposte sono… quelle che ora ti dico:
Ho studiato l’italiano PER due anni.
Ho imparato l’italiano IN due anni.
Studio l’italiano DA due anni.
Ho iniziato a studiare l’italiano due anni fa.
Con la sesta domanda mettiamo il dito nella piaga, perché è comune da parte degli studenti confondere le preposizioni che esprimono la durata di un’azione. È un grande classico. Ma non preoccuparti: chiariremo la questione una volta per tutte! E poi… continuerai a sbagliarti, perché è normale e ticonosco. Ma… repetita iuvant, come si dice in latino.
Quindi…:
Ho studiato l’italiano PER due anni significa che per due anni mi sono dedicato a studiare l’italiano, e poi ho smesso.
Ho imparato l’italiano IN due anni significa che ho impiegato questo tempo, due anni, per portare a termine l’azione. Quindi ho finito di imparare l’italiano, teoricamente. Non si finisce mai, in realtà!
Studio l’italiano DA due anni significa che sono due anni che studio l’italiano, e continuo a studiarlo anche in questo momento: non ho mai smesso.
Mentre, ho iniziato a studiarel’italiano due anni FA indica il momento di inizio del mio studio.
0,5 punti per risposta corretta, per un totale massimo di due punti!
- Domanda numero 7: completa le frasi con le preposizioni “di”, “in” (semplice o articolata) o “a”.
1. Sono nato ______ mercoledì.
2. Sono nato ______ giugno.
3. Sono nato ______ 1983.
4. Sono nato ____ estate.
Prendi il tempo necessario, e ti dico le risposte tra un attimo.
Sono nata DI mercoledì.
Sono nata A (oppure IN) giugno.
Sono nata NEL 1983.
Sono nata IN / D’ estate.
Con questa domanda esploriamo il modo in cui l’italiano esprime le relazioni di tempo attraverso le preposizioni. Ricorda:
- usiamo “di” con i giorni della settimana: di mercoledì, di sabato, di domenica. In molti casi (ma non in questo) ha il significato di ogni mercoledì, ogni sabato, ogni domenica della settimana. E quindi, se dico che di domenica gioco a tennis (significa che ogni domenica gioco a tennis). Nel nostro esempio vogliamo dire semplicemente che il giorno in cui sono nato era un mercoledì. Sono nato di mercoledì. Non posso dire “sono nato mercoledì” perché sembrerebbe quasi che sono nato “mercoledì scorso”. Un po’ strano! Sì, perché se parliamo di un mercoledì, di un solo mercoledì, di un mercoledì specifico, che può essere mercoledì scorso o mercoledì prossimo, allora non usiamo nessuna preposizione. Per esempio: mercoledì sono andato dal commercialista, oppure mercoledì andrò dal commercialista.
- Poi usiamo “a” con i mesi: a settembre, a marzo, a giugno.
- Usiamo “in” o “di” semplici con le stagioni: quindi in estate o d’estate, in autunno o d’autunno, in inverno oppure d’inverno, in primavera o… no, solo in primavera in questo caso, non chiedermi perché.
- E poi usiamo “in” articolata con gli anni: nel 1983, nel 2002, nel 2025.
0,5 punti per risposta corretta, per un totale massimo di 2 punti.
- Domanda numero 8: quale preposizione, semplice o articolata, sarebbe sempre usata per indicare l’inizio dell’azione in queste frasi? E quale per indicarne la fine?
1. In Italia la scuola va ______ settembre ______ giugno.
2. Ho fatto l’università ______ 1996 ______ 2002.
3. Di solito lavoro ______ 9.00 ______ 18.00, con un’ora di pausa pranzo.
4. La biblioteca è aperta ______ lunedì ______ venerdì.
La preposizione che sarebbe sempre usata per indicare l’inizio dell’azione è… DA. Per la fine, invece, A.
In Italia la scuola va DA settembre A giugno.
Ho fatto l’università DAL 1996 AL 2002.
Di solito lavoro DALLE 9.00 ALLE 18.00, con un’ora di pranzo.
La biblioteca è aperta DAL lunedì AL venerdì.
Esprimere relazioni di tempo può anche significare parlare dell’inizio o della fine di un’azione o di un evento: la risposta ci mostra che in italiano lo facciamo con le preposizioni DA / A, semplici con i mesi e articolate con gli orari, i giorni della settimana, gli anni e le età.
0,5 punti, di nuovo, per ogni risposta corretta, per un totale di 2 punti.
- Domanda 9: in italiano, alcuni verbi “reggono” o “selezionano” una preposizione fissa, che può essere diversa rispetto ad altre lingue. Metti in pausa il video e associa ogni verbo della colonna di sinistra alla corrispondente preposizione nella colonna di destra. I verbi sono: dipendere, optare, influire, consistere, contare, rinunciare, competere e accanirsi. Le preposizioni invece sono: per, su, da, a, in, su, contro, e con.
dipendere da
optare per
influire su
consistere in
contare su
rinunciare a
competere con
accanirsi contro
E ora vediamo le risposte:
- DIPENDERE DA, per esempio:
L’apprendimento linguistico DIPENDE DA molti fattori: esposizione alla lingua target, studio, esercizio.
- OPTARE vuole PER, OPTARE PER:
HO OPTATO PER fare le vacanze a settembre perché odio gli affollamenti.
- INFLUIRE vuole SU:
Ho notato che il bel tempo INFLUISCE positivamente SUL mio umore.
Sapevi, conoscevi il verbo “influire”?
- CONTARE SU:
Puoi CONTARE davvero solo SU te stesso.
- CONSISTERE IN:
IN che cosa CONSISTE la felicità?
Ma si può anche dire, a volte,consistere di: consistere di qualcosa.
- RINUNCIARE A:
HO RINUNCIATO A capire in cosa consista la felicità.
- COMPETERE CON:
Detesto chi COMPETE CON i colleghi.
- ACCANIRSI CONTRO:
La cosa più inutile che si possa fare è ACCANIRSI CONTRO i mulini a vento.
La nona domanda tocca il tasto dolente della reggenza verbale, e cioè della preposizione che è richiesta da questo o da quel verbo. Forse ti starai chiedendo: ma perché “dipendere da” e non “dipendere di”? Perché “contare su” e non “contare in” o “a”? La risposta è: perché è così e basta! È in questo modo che l’abbinamento verbo-preposizione si è fissato in italiano (e nella tua lingua può funzionare in modo diverso, eh!). Fai attenzione perché spesso ci sono differenze.
Arriviamo così all’ultima domanda.
- Domanda numero 10: soltanto 2 tra le seguenti frasi sono corrette. Quali?
1. Ho visto al mio ex.
2. Ho scritto al mio ex.
3. Ho incontrato al mio ex.
4. Ho telefonato al mio ex.
Soltanto le frasi 2 e 4 sono corrette:
Ho visto IL mio ex.
Ho scritto AL mio ex.
Ho incontrato IL mio ex.
Ho telefonato AL mio ex.
Soltanto le frasi 2 e 4, dunque, sono corrette perché, tra tutti i verbi usati negli esempi, soltanto “scrivere” e“telefonare” in italiano reggono o richiedono un oggetto indiretto, quindi introdotto da preposizione, in particolare dalla preposizione “a”.
Al contrario, i verbi “vedere” e“incontrare” sono verbi che in italiano reggono un oggetto diretto, che non è introdotto da alcuna preposizione. Pertanto, in italiano NON vale la regola, che invece vale, per chi di voi parla spagnolo, secondo cui gli oggetti, quando sono animati, cioè quando sono persone o animali, sono sempre preceduti dalla preposizione “a”. Cioè, in italiano “chiamiamo una persona”, “ascoltiamo un amico”. Vedi che non c’è “a”? In spagnolo, per esempio, è diverso.
Ed anche il secondo quiz è andato. Il punteggio massimo di questo quiz era di 20 punti. Mi raccomando, segnati i punti che fai in ciascuno di questi quiz, perché, come ho detto, alla fine voglio conoscere il tuo punteggio totale. Ma bando alle ciance, proseguiamo con il prossimo. Questa volta rivolgiamo la nostra attenzione ai pronomi personali. Andiamo!
Ed anche il secondo quiz è andato. Il punteggio massimo di questo quiz era di 20 punti. Mi raccomando, segnati i punti che fai in ciascuno di questi quiz, perché, come ho detto, alla fine voglio conoscere il tuo punteggio totale. Ma bando alle ciance, proseguiamo con il prossimo. Questa volta rivolgiamo la nostra attenzione ai pronomi personali. Andiamo!
- Prima domanda: quale dei seguenti pronomi soggetto suona più naturale nella frase?
Fiorenza era una persona speciale, ___ aveva un’anima luminosa e vasta.
In questo spazio dobbiamo mettere
A) ella
dobbiamo mettere
B) lei
dobbiamo mettere
C) niente, nessun pronome
oppure
D) essa ?
La risposta corretta è C: nessun pronome.
Escludiamo A, perché il pronome “ella” è antico, è arcaico, ne ho parlato nello scorso video: era usato in italiano fino alla metà del 1800 ma, da quel momento, ha iniziato a essere usato sempre più raramente, fino a scomparire. Ecco, non penso nessuno abbia scelto questa opzione, credo!
Escludiamo anche D perché “esso” o “essa” si riferiscono normalmente a qualcosa di inanimato, quindi non si usano per parlare di persone, come in questo caso, o di animali. E poi sono abbastanza formali, non si usano praticamente mai nella lingua parlata.
Ed escludiamo anche B, perché il pronome “lei”, in questa frase, è superfluo, è innaturale: è ovvio che il soggetto di “aveva” è lo stesso soggetto di “era”. A meno di contesti particolari, non serve specificarlo, anzi, è innaturale farlo.
Per la stessa ragione, C è la risposta corretta.
Ti ricordo, con l’occasione, che in italiano i pronomi soggetto sono effettivamente usati, cioè sono espliciti, sono espressi, solo quando hanno una funzione particolare, che può essere una funzione di enfasi, di contrasto o per rimuovere la possibile confusione sulla persona, sulla cosa, l’entità a cui si riferisce. Quindi la cosa più comune, in italiano, è proprio NON usare il pronome soggetto, lasciarlo implicito, non espresso.
Un punto se hai indovinato! Segnatelo, mi raccomando!
2. Domanda due: in quale delle tre frasi (che sono tutte corrette) il pronome “gli” ha il valore grammaticale di femminile plurale?
A) Abbiamo incontrato il tuo amico e gli abbiamo fatto i complimenti.
B) Abbiamo incontrato le tue amiche e gli abbiamo fatto i complimenti.
C) Abbiamo incontrato i tuoi amici e gli abbiamo fatto i complimenti.
La risposta corretta è B.
Nella frase B il pronome si riferisce a “le tue amiche”, dunque un nome femminile plurale. Escludiamo invece A, dove il pronome sostituisce “il tuo amico”, un nome maschile singolare, ed escludiamo anche C, dove il nome sostituito è “i tuoi amici”, maschile plurale.
Questa domanda serve a ricordarci che in italiano alcuni pronomi hanno più di un significato, più di un valore grammaticale. Ad esempio, il pronome “gli” può significare “a lui”, “a loro” (femminile) o “a loro” (maschile).
- Domanda numero 3: solo una di queste frasi è corretta per concordanza, cioè per la relazione che esiste tra i pronomi (soggetto o oggetto) da un lato, e i verbi dall’altro:
A) Lei è uscito dalla mia vita, l’ho persa.
B) Lei è uscita dalla mia vita, l’ho perso.
C) Lei è uscita dalla mia vita, l’ho persa.
D) Lei è uscita dalla mia vita, non le ho data abbastanza.
La risposta corretta è C.
Nella frase C vediamo la giusta concordanza tra pronome soggetto femminile, lei, e participio nel tempo composto con con ausiliare “essere” (lei - è uscita) e tra pronome oggetto diretto e participio: l’ho persa (significa la ho persa, ma nessuno, in realtà, direbbe mai la ho persa; si dice l’ho persa, quindi l’ho).
La risposta A non va bene perché al posto di “uscito” dovremmo avere “uscita”: serve la concordanza tra pronome soggetto e participio nel tempo composto con ausiliare “essere”.
La risposta B è scorretta perché al posto di “perso” dovremmo avere “persa”: deve esserci la concordanza tra pronome oggetto diretto e participio. L’ho persa.
La risposta D, infine, non funziona perché al posto di “le ho data” dovremmo avere “le ho dato”: c’è una concordanza tra pronome oggetto indiretto, le, e participio che non serve, non si fa in italiano.
Ti ricordo infatti che il participio, quando si accorda con il pronome, si accorda con il pronome diretto, non con quello indiretto. Quindi l’ho vista, l’ho chiamata, perché sono pronomi diretti, ma le ho scritto, le ho parlato, perché sono pronomi indiretti. Quelli indiretti significano a lei o a lui, quelli diretti significano lui o lei (oppure anche loro), quindi senza la preposizione.
Un punto se hai indovinato!
- In quali delle seguenti frasi il pronome “ci” NON ha un significato locativo, NON si riferisce cioè a un luogo che è stato menzionato prima?
A) Dario mi piaceva, era la prima volta che ci uscivo.
B) Amavamo entrambi il cinema, ci andavamo spesso.
C) Al cinema ci rilassavamo e staccavamo dal mondo.
D) Quella notte, usciti dal cinema, ci siamo abbracciati e baciati.
E) Il bacio è stato intenso, ci ho pensato e ripensato tutta la notte.
Quindi scegli le risposte in cui il “ci” non ha un significato locativo, cioè non si riferisce a un luogo.
Le risposte che contengono un “ci” non locativo sono: A, C, D, ed E.
Solo nella risposta B il “ci” ha significato locativo, si riferisce infatti a un luogo di cui si è parlato in precedenza, significa quindi “al cinema”.
Nella frase A, “ci”, diversamente, significa “con Dario”;
nella frase C, il “ci” ha valore pseudo-riflessivo, come lo chiamo io: rilassarsi è un verbo pseudo-riflessivo, cioè si comporta come un riflessivo ma non lo è tecnicamente;
nella frase D, invece, ha valore reciproco (abbracciarsi e baciarsi sono verbi reciproci; le due persone si abbracciano, o si baciano, reciprocamente, a vicenda, l’un l’altro o l’un l’altra);
nella frase E, infine, sostituisce “al bacio”, quindi un gruppo introdotto dalla preposizione “a”.
Bene, prendi un punto per ogni risposta che hai analizzato correttamente: quindi se hai detto che la B era l’unica locativa e le altre non lo erano, hai risposto bene e prendi 5 punti. Grosso bottino!
- In quali delle seguenti frasi il pronome “ne” NON ha un significato partitivo, non indica cioè la parte di un tutto, e non serve a specificare una quantità?
A) La libreria aveva una pessima selezione, ne sono uscita subito.
B) I libri sono la mia vita, ne ho bisogno per essere felice.
C) I libri sono la mia vita, ne compro decine ogni mese.
E dunque, quale non ha un significato partitivo, una parte di un tutto?
Le risposte corrette sono: A e B.
Cioè, solo nella frase C il “ne” ha valore partitivo: qui la presenza del “ne” dipende dall’espressione di quantità “decine”.
Nella frase A, diversamente, il “ne” indica un movimento di allontanamento da un luogo, cioè significa “dalla libreria”.
Nella frase B, infine, il “ne” sostituisce un complemento introdotto dalla preposizione “di”: “ho bisogno dei libri” : “ne ho bisogno”.
Bene, fai un punto per ogni risposta che hai analizzato correttamente, per un massimo di tre punti.
6) Completa la frase con il pronome combinato appropriato:
Abbiamo ricevuto gli inviti, _____ hanno consegnati oggi.
Dunque, qui le opzioni sono:
A) me le
B) te le
C) ce li
D) ve l’ (con l’apostrofo)
E) glieli
La risposta corretta è C: ce li.
Il pronome indiretto “ce” qui significa “a noi” mentre il pronome diretto “li” sostituisce “gli inviti”. Nessun’altra soluzione, qui, funziona.
Prendi un punto se hai indovinato!
- Domanda numero 7: di nuovo, completa la frase con il pronome combinato corretto:
Chi accompagna le bambine a scuola? _____ accompagni tu?
E dunque:
A) ce le
B) ce la
C) ce ne
D) ce l’ (con apostrofo)
E) ce li
La risposta corretta è A: ce le.
Il pronome “ce” in questo caso è locativo e significa “a scuola”. Il pronome “le” sostituisce invece “le bambine”. In questo caso avremmo potuto anche dire soltanto “le accompagni tu”, funziona comunque. Ma visto che abbiamo un luogo, possiamo dire “ce le accompagni tu”, cioè, “in quel posto, a scuola”.
Nessun’altra soluzione qui ha molto senso, quindi… ecco, un punto se hai indovinato la risposta corretta!
- E passiamo alla 8: continuiamo sempre con i pronomi combinati. Sceglimi quello giusto:
Quante gocce hai dato al bambino?
Mmm… _____ ho date venti.
A) me ne
B) me le
C) ce ne
D) gliene
E) glie ne (con uno spazio)
La risposta corretta è D, “gliene”, scritto come un’unica parola.
“Glie” qui significa “a lui”, al bambino; “ne”, invece, ha valore partitivo, cioè si riferisce a “gocce”, e quindi lo usiamo perché nella frase c’è un’espressione di quantità, il numerale “venti”.
Un punto se hai indovinato!
- Domanda 9: in quali delle seguenti frasi all’imperativo la posizione del pronome è corretta, quella giusta?
A) Mi rispondi, per favore!
B) Rispondimi, per favore!
C) Rispondetemi, per favore!
D) Mi rispondete, per favore!
E) Mi risponda, per favore!
F) Rispondami, per favore!
Ce ne sono varie di corrette: sai dirmi quali sono?
Le risposte corrette sono la B, la C e la E.
Infatti, ti ricordo che il pronome con l’imperativo segue queste regole:
- dopo il verbo con l’imperativo informale, quindi se il soggetto è un “tu” (rispondimi!) o un “voi” (rispondetemi!)
- se il soggetto è un “Lei” di cortesia, di rispetto, quindi mi risponda, si mette invece prima: mi risponda, mi dica, mi parli.
Bene, un punto per ogni risposta che hai analizzato bene, per un massimo di 6. Questo sì che è un bottino ghiotto!
- Bene, arriviamo alla domanda numero 10: completa la frase con un verbo pronominale idiomatico, cioè con un verbo che contiene uno o più pronomi al suo interno e ha un valore idiomatico, cioè che non si può prevedere facilmente se non lo conosci.
La situazione che si era creata non mi piaceva per niente, per questo ho deciso di ____________:
A) cavarmela
B) prendermela
C) svignarmela
D) spassarmela
La risposta corretta è C, svignarmela, che significa “andare via, scappare via”, quindi ha una certa sfumatura di fretta, di urgenza. Le altre risposte, invece, non vanno bene, perché:
- cavarsela significa “riuscire a gestire una situazione difficile”, quindi non c’entra;
- prendersela significa “offendersi per qualcosa”, quindi “perché te la sei presa per il mio commento? Non volevo offenderti!”
- e spassarsela significa “divertirsi”. Oggi forse non si usa più così tanto; quindi “ce la siamo spassata, ieri, in piscina”.
E anche il quiz di pronomi è andato! Il punteggio massimo è di 21 punti. Passiamo ora a un altro grande classico della grammatica italiana, ovvero il congiuntivo, argomento di livello intermedio-avanzato, grande nemico di molti studenti. Di generazioni di studenti! Vediamo come te la cavi!
- Vorrei che scegliessi, tra queste opzioni, la forma corretta del verbo essere al congiuntivo presente.
Spero che tu _______ felice.
A) sii
B) sia
C) sei
La risposta corretta è… “sia”: “che tu sia felice”.
Curiosamente, “sii” è una forma che è esistita nella lingua italiana, ma che oggi non si usa più, fuorché all’imperativo: “sii felice”. Come forse sai, le prime tre forme del congiuntivo presente sono uguali: io sia, tu sia, lui o lei sia. Ma questo vale per qualsiasi verbo. Se hai indovinato, prendi un punto.
Continuiamo.
- Scegli la forma corretta del verbo avere al congiuntivo.
Immagino che voi ______ molto lavoro da fare.
A) che voi avete
B) che voi aviate
C) che voi abbiano
D) che voi abbiate
La forma corretta è… “abbiate”.
Se hai indovinato, prendi un altro bel punto. “Avete” è indicativo, “abbiano” è la forma di “loro”: “immagino che loro abbiano molto lavoro da fare”. “Aviate”, invece, non esiste proprio.
- Completa con la forma corretta del verbo dormire alla forma “noi”.
Mia madre pensa che noi ______ troppe poche ore a notte.
A) dormiamo
B) dormimo
C) dormamo
D) dormiemo
La risposta corretta è “dormiamo”: le altre tre sono completamente inventate. Tra l’altro, nota: la forma “noi” del congiuntivo presente è uguale a quella dell’indicativo presente: dormiamo. Questa è una regola generale, è sempre vero, per tutti i verbi. E questo perché, storicamente, la forma noi dell’indicativo presente deriva dal congiuntivo. E quindi avremo: lavoriamo, prendiamo, dormiamo, con tre forme uguali, mentre “voi” cambia: lavorate, prendete, dormite. In spagnolo e in portoghese, ma anche in romanesco, non è così: facci caso! Comunque, se hai indovinato, prendi un punto.
- Passiamo al congiuntivo imperfetto. Completa con la forme corretta del verbo dare.
Nonostante io ____ molta importanza al mio aspetto esteriore, in quel periodo ero sempre trasandato (potrei dire “in questo periodo”… vabbè).
A) davo
B) dessi
C) dassi
D) do
La risposta corretta è… “dessi”, con la “e”.
Questa “è” può trarre in inganno, perché ci aspetteremmo, forse, “dassi”. “Dare”, dopotutto, è un verbo in -are, ma l’imperfetto congiuntivo qui è irregolare, quindi “dessi”. Questo, tra l’altro, è un errore tipico che fanno anche gli italiani. E “stare” funziona alla stessa maniera: la forma corretta è stessi.
Un punto e mezzo se hai indovinato.
- Ultima domanda sulle forme. Scegli la forma giusta al congiuntivo trapassato.
Non sapevo tu _____ ________ in vacanza in Messico.
E il verbo sarebbe andare.
Le opzioni sono:
A) avessi andato
B) fosse andato
C) avessi stato
D) fossi andato
La forma corretta è “fossi andato” (ma si potrebbe dire anche “fossi stato”), e non “fosse andato” perché “fosse” si riferisce a “lui” o “lei” e non “tu”: è una terza persona singolare. Le altre risposte, poi, sono completamente sbagliate, perché con andare l’ausiliare è essere: sono andato, eravamo andati, foste andati, fossero andate, e così via.
Passiamo alla seconda parte del quiz, sulla concordanza dei tempi, cioè quel meccanismo che regola la scelta dei tempi verbali per esprimere i giusti rapporti tra i fatti di cui parliamo, quindi tra i verbi. Nello specifico, ti darò una frase di base all’indicativo, e poi la stessa frase ma subordinata, cioè dipendente da un’altra frase. E questa subordinata dovrà avere il verbo al congiuntivo. Sarà più chiaro vedendo le frasi. Quindi:
- “Ti do una mano” ma… →
Vuoi che ti _____ (e qui “dare” deve essere al congiuntivo) una mano?Quindi…
A) Vuoi che ti do una mano?
B) Vuoi che ti dessi una mano?
C) Vuoi che ti dia (…)?
D) Vuoi che ti abbia dato una mano?
La risposta corretta è… “dia”.
“Vuoi che ti dia una mano”, al presente, perché “vuoi” e “dia” sono fatti che avvengono contemporaneamente, nel presente. “Vuoi (adesso) che ti “dia” (in questo momento) una mano. O… tra poco!
Se hai indovinato prendi un punto.
- “Il mio capo non mi apprezzava.” Qui, la frase diventa... →
“Temevo che il mio capo non mi __________.”
Come diventa, apprezzare?
A) apprezzi
B) apprezzava
C) apprezzasse
D) apprezzerà
La risposta giusta è “apprezzasse”.
Qui abbiamo un congiuntivo imperfetto, che esprime un fatto contemporaneo a quello della frase reggente, cioè “temevo”. Temevo (nel passato) che il mio capo non mi apprezzasse (sarebbe quindi un congiuntivo imperfetto).
Se hai indovinato, ti becchi un punto.
- “Francesco non ha capito”. →
“Credi che ieri sera Francesco non ______?”
A) abbia capito
B) capirà
C) capisce
D) avesse capito
La risposta corretta è “abbia capito”.
Il congiuntivo passato serve a esprimere un fatto anteriore a quello della frase reggente (cioè “credi”). Un punto se hai indovinato!
- “I tuoi figli non credono che la prossima estate li ______ a Disneyland.”
E qui il verbo è portare.
A) portavi
B) portassi
C) porterai
D) porta
La risposta corretta è… “porterai”.
Ok, questa era una domanda era un po’ trabocchetto, perché la risposta non è al congiuntivo ma all’indicativo futuro. Infatti, per esprimere un fatto che è posteriore rispetto a uno che avviene nel presente (quindi ”credono”, nel presente) si usa spesso il futuro, anche. Quindi “credono che porterai”, “credono che li porterai”. L’alternativa è usare un congiuntivo presente con valore futuro (credono che li ”porti”), che però non era un’opzione, quindi… bisognava scegliere “porterai”. Ok, ammetto che questa era cattivella. Hai indovinato? Un punto e mezzo.
Aumentiamo ora il livello. Questa volta non ti do opzioni, dovrai dirmi tu l’opzione corretta.
- “Non pensavamo che ________ (voi - fare) i compiti.”
Qui voglio che tu scelga una forma che esprime un fatto anteriore, precedente a quello della reggente, cioè “non pensavamo”, “noi non pensavamo”. Quindi “non pensavamo che, prima di quel momento, voi _______ i compiti”.
La risposta è … “aveste fatto”.
“Non pensavamo che aveste fatto i compiti”. E non “faceste” perché “faceste” sarebbe contemporaneo, cioè “non pensavamo che in quel momento faceste i compiti”, oppure “steste facendo i compiti”. Mentre, per avere un rapporto di anteriorità, dobbiamo usare il trapassato del congiuntivo: “non pensavamo che voi, prima di quel momento, aveste fatto, aveste già fatto, i compiti”. Se hai indovinato, prendi due punti. Due punti!
In questa terza parte ti propongo varie opzioni: dovrai scegliere quella corretta, che può essere al congiuntivo o all’indicativo. Dunque devi sapere quale bisogna usare.
- “Anche se mi ______ la pizza, non la mangerei tutti i giorni”.
A) anche se mi piace
B) anche se mi piaccia
C) anche se mi piacque
La risposta corretta è… “piace”.
In frasi come queste, “anche se” vuole l’indicativo: “anche se mi piace”, che è una circostanza reale, cioè mi piace davvero. È come dire “nonostante mi piaccia” o “sebbene mi piaccia” che, però, vogliono il congiuntivo. Se, invece, la circostanza non è reale, direi “anche se mi piacesse”: non mi piace, ma “anche se mi piacesse”, “anche se mi piacesse” pizza (e non mi piace), non la mangerei tutti i giorni”. Comunque, hai indovinato? Un punto.
- “Federica ha capito la soluzione prima che gliela ______ (dire) io”.
A) prima che gliela dicessi
B) prima che gliela dica
C) prima che gliel’ho detta
La risposta corretta è “dicessi”, al congiuntivo imperfetto.
“Prima che gliela dicessi io”. Con “prima che” ci vuole il congiuntivo e, in questo caso, ci vuole il congiuntivo imperfetto, “dicessi”, visto che la frase reggente è situata nel passato (“ha capito”). Se hai indovinato, un altro punto.
Ora, in questa frase, voglio dire una frase che significa qualcosa come “te lo dico per farti capire”, cioè con questo obiettivo, con questo scopo. E quindi:
“Te lo dico perché tu mi _______” .
A) capisci
B) capissi
C) capisca
La risposta è… “perché tu mi capisca”.
Perché + congiuntivo, che esprime un obiettivo, un fine, uno scopo. Perché + indicativo, invece, è possibile, ovviamente, ma esprime un fatto realmente accaduto, una causa. “Te lo dico perché mi capisci” cioè significa che mi capisci davvero, ed è questo il motivo per cui te lo dico. “Te lo dico perché tu mi capisca”, invece, significa che voglio che tu mi capisca, cioè questo è il mio scopo, il mio obiettivo. Hai indovinato? Prendi un punto e mezzo.
- “Ho sognato che _______ un leone”.
A) ero (un leone)
B) che fossi
C) che era
D) che sia
La risposta corretta è… “ero”.
Ok, forse questa ti ha tratto in inganno, me lo scriverai nei commenti. Ma con “sognare” (col significato di “fare un sogno” e quindi non di avere un’aspirazione, una speranza, tipo “sogno che il mondo cambi”, ma sogno… “sogno reale”) si usa l’indicativo e non il congiuntivo. “Ho sognato che ero un leone, che giravo per la savana, e che… non so, mi mangiavo una gazzella”. Ok? Indovinato? Un punto e mezzo.
- “È strano che questo quiz non ti ______”.
A) piace
B) piaccia
C) piacesse
La forma corretta è… dunque, anche questa, in realtà, è un… piccolo trabocchetto. Nel senso che, la forma più elegante è sicuramente “piaccia”, ma “piace”, all’indicativo, è comunque una forma piuttosto comune nel parlato e magari l’hai già sentita. Ma siccome qui stiamo valutando gli usi standard del congiuntivo, quindi in un registro medio, medio-alto, temo di doverla considerare errata. E quindi, la risposta corretta è “piaccia”. E prendi un punto e mezzo, se l’hai indovinata.
Concludiamo il quiz con l’ultima parte, sul periodo ipotetico, ovvero quella costruzione che si usa per fare ipotesi ed esprimere le conseguenze di quella ipotesi.
- “Se _______ in Italia, mangerei un sacco di gelato”.
A) se vivesse
B) se viva
C) se vivessi
D) se vivrò
La risposta corretta è… “vivessi”.
“Se vivessi in Italia, mangerei un sacco di gelato”. “Vivesse”, con la -e, sarebbe riferito a un lui o un lei: “se Gianluca vivesse in Italia, mangerebbe un sacco di gelato”. Ah, attenzione a questo fatto: il congiuntivo imperfetto, nel periodo ipotetico, si usa per parlare del presente o del futuro, ma non del passato. Cioè, “se vivessi” vuol dire “se vivessi ora” o “se vivessi un domani”, in futuro, ma non nel passato. Dovrei dire, in quel caso, “se avessi vissuto” o “se fossi vissuto” è anche possibile. Quindi, se hai indovinato, prendi un altro punto.
- “Non avremmo perso il treno, se ______ di casa in tempo”.
A) uscissimo di casa
B) uscimmo di casa
C) fossimo usciti
D) eravamo usciti
La risposta corretta è “se fossimo usciti” che, in questo caso, si riferisce a un fatto passato. “Se fossimo usciti” in quel momento, nel passato. E quindi, se hai indovinato, prendi un altro punto.
- “Se da giovane _______ medicina, oggi farei il medico”.
A) studiassi
B) studiavo
C) avessi studiato
D) studiai (medicina)?
La risposta corretta è “avessi studiato”.
Ecco, questo è uno di quei casi in cui l’ipotesi è nel passato. Ok? “Se da giovane” (quindi nel passato) “avessi studiato medicina”… e la conseguenza è, poi, nel presente: “oggi farei il medico”. Ti ricordo che non è “studiassi”, perché “studiassi” qui non si riferisce al passato: cioè, “se studiassi” significa adesso, oppure domani, in futuro.Se hai indovinato questa, prendi un punto e mezzo.
Ora non ti darò opzioni, dovrai dirmi tu la forma corretta.
- “Se ______ (voi - alzarsi) un po’ prima, arrivereste in tempo a scuola”.
La risposta è… “vi alzaste”. Questo è un verbo riflessivo, cioè “alzarsi” e alla forma “voi” diventa vi alzaste; “se vi alzaste”, con il vi. Se hai indovinato fai due punti.
- Ultima domanda del quiz: “Se ieri sera non ________ (smettere - loro) di dire quelle stupidaggini, penso che me ne sarei andato via”.
Anche qui non ti dà opzioni, dimmi tu qual è la risposta.
La risposta corretta è…. “avessero messo”.
Due punti anche per chi ha indovinato questa.
Bene! Complimenti a chi è arrivato fin qui e non è morto cerebralmente. Il punteggio totale del quiz di congiuntivo era di 26 punti: spero, di nuovo, che tu ti sia segnato il punteggio che hai totalizzato per ciascuna risposta.
E ora arriviamo al punteggio massimo dopo quattro test, che è di… 84 punti!
Se hai fatto dai 70 agli 84 punti complimenti, hai un’ottima conoscenza della grammatica italiana!
Se hai fatto dai 45 ai 70 punti, la tua conoscenza grammaticale è buona, ma potrebbe migliorare.
Se hai fatto meno di 45 punti… beh, hai ancora un po’ da lavorare.
Conosco un canale YouTube che ti può aiutare: non so se lo conosci, ma si chiama “Podcast Italiano”! Lo fa un tizio con gli occhiali, un po’ nerd, se lo conosci…
Se non hai ancora scaricato il PDF, consiglio comunque di scaricarlo al link in descrizione o scansionando questo codice QR, perché tutte le spiegazioni grammaticali dopo ogni domanda sono riportate anche nel PDF, quindi è davvero una miniera d’oro d’informazioni che puoi studiare e da cui puoi imparare davvero tantissimo.
Se invece vuoi metterti alla prova con un altro tipo di test, non solo grammaticale ma più generale sull’italiano, che stima il tuo livello di conoscenza della lingua, e ti prenderà qualcosa come 20 minuti al massimo, puoi farlo cliccando il link che ti lascio ora, alla fine del video.
Questo è tutto: alla prossima!
Quanto conosci la grammatica italiana? Abbastanza bene? Molto bene? Malissimo? Ho preparato per te una MEGA-RACCOLTA con alcuni dei quiz grammaticali che ho creato negli scorsi mesi, e che metteranno alla prova il tuo italiano da tanti punti di vista.
Trascrizione e glossario sul Podcast Italiano Club
Questo MEGA-VIDEO è accompagnato da un MEGA-PDF, che contiene tutte le domande e tutte le risposte dei QUIZ. Ti consiglio di stamparlo e seguirlo durante la visione, e di segnarti le tue risposte sul foglio mentre guardi il video. E rispondi a ciascuna delle domande! In questa maniera potrai calcolare il tuo punteggio finale. Inoltre, questo non è solo un quiz, perché dopo ogni domanda c’è sempre una spiegazione che approfondisce la regola grammaticale oggetto della domanda. Quindi imparerai moltissimo. E nel MEGA-PDF trovi tutte le spiegazioni, e gli approfondimenti, e le informazioni che ti darò nel video: così potrai ripassare tutto in un secondo momento, dopo aver visto il video.
Ti lascio il link per scaricare il PDF in descrizione. Ma, in alternativa, puoi anche scansionare questo codice QR.
Ah, il video è molto lungo, quindi se ne hai bisogno, ti consiglio di vederlo in più sessioni, magari in 3 o 4.
E ora, se sei pronto o pronta, partiamo con il primo quiz, che è un quiz generale di grammatica italiana. Comincia semplice, poi diventa via via più difficile. Andiamo!
1) Prima domanda: iniziamo semplice. Completa la frase con il verbo ausiliare corretto, quindi avere o essere, e coniugando alla forma corretta:
Luca ______ andato a casa.
Non ti do opzioni. Dimmi tu qual è l'opzione corretta. Ci sei? La risposta è... “è”. La risposta è “è”. Luca è andato a casa. Perché con i verbi di movimento, l'ausiliare è di solito “essere” e non “avere”.
E quindi dirò “sono andato in Svezia”.
“Maria è tornata a lavorare”.
“Da dove siete venuti”.
In altre lingue, come l'inglese o lo spagnolo, non funziona così. Si usa l'ausiliare “avere”. Quindi fai attenzione. Noi diciamo “è andato, sono andato, siamo tornati, siete venuti”, eccetera. Se hai indovinato, prendi un punto, scrivetelo, altrimenti prendi zero punti. Iniziamo male.
2) Seconda domanda: anche qui devi completare lo spazio con la parola corretta.
Tutto ______ che hai detto è vero.
E attenzione, potrebbero essere due parole, o forse solo una parola. Non lo so. Pensaci.
E dunque la risposta è... abbiamo due risposte possibili.
“Tutto ciò che hai detto è vero”, oppure, “tutto quello che hai detto è vero”.
Molti studenti si dimenticano il “ciò” o il “quello” che, però, sono necessari: tutto ciò che, tutto quello che.
Se invece parli spagnolo o portoghese, beh, nella tua lingua si dice, per esempio in spagnolo, “todo lo que”, però questo “lo” in italiano non esiste. Diciamo, appunto, tutto ciò che o tutto quello che. Hai indovinato? Un altro punto! Scrivetelo, però, voglio il punteggio finale.
3) La prossima domanda si divide in alcune sotto-domande. Sì, ti ho ingannato, non erano dieci domande, erano dieci argomenti grammaticali, alcuni con più di una domanda. Ops. Dai, sono sicuro che ti divertirai. Voglio che tu scelga le forme corrette dell'aggettivo bello.
- Questo è proprio un libro ______.
- Questo è proprio un ______ libro.
- Questi libri sono proprio ______.
- Dove hai comprato questi ______ libri?
- Hai proprio dei ______ occhi. (Qui cambiamo. Non è libri, ma occhi).
Dunque, vediamo le risposte. Se ti serve tempo, metti in pausa il video e prenditi il tempo necessario. Dunque… hai risposto? Vediamo quali sono le risposte corrette.
Nella frase numero uno, la risposta è bello. Un libro bello. Qui abbiamo l'aggettivo “bello” dopo il nome “libro”. L'aggettivo qui è nella sua posizione normale. In italiano gli aggettivi, normalmente, vanno dopo il nome, ma alcuni aggettivi possono anche andare prima del nome.
Infatti nella due, diremmo un bel libro. “Bello” si può mettere prima di un nome, ma vedi che cambia forma? Diventa “bel”. Questo perché l'aggettivo bello, se viene prima di un nome, cambia e si comporta un po' come un articolo: diciamo “un bel libro”, proprio come diciamo “il libro”.
Andando avanti, nella frase tre, diremo questi libri sono proprio belli, perché l'aggettivo è nella sua posizione normale, dopo il nome, quindi il plurale è normale.
Ma nella frase quattro, avrò questi bei libri. “Bei”, proprio come “i libri“.
Quanto alla cinque, la risposta è begli occhi, perché diremmo “gli occhi”. Nella pronuncia è più comune dire “begl’occhi, gl’occhi”, senza dire quella “i”, praticamente.
A proposito, breve ripasso, se non lo sai: perché diciamo “gli occhi” e non “i occhi”? Perché occhi inizia con una vocale, per cui gli articoli che precedono saranno l'occhio, gli occhi e quindi analogamente bell’occhio, begl’occhi. E quindi bello si comporta come l'articolo, anche qui: bell’occhio, begl’occhi.
Quante di queste cinque domande hai azzeccato? Datti 0,5 punti per ciascuna risposta corretta. Il massimo, se la matematica non è un'opinione, è di 2,5 punti. Metti in pausa il video se devi fare i tuoi calcoli. Se l'hai fatto, andiamo avanti.
4) Come completeresti queste tre frasi?
- Tra questi occhiali, preferisco ______ che mi hai consigliato tu.
- Tra questi occhiali, preferisco ______ con le lenti che cambiano colore.
- Tra questi occhiali, preferisco ______ blu.
Pensaci un attimo. Metti in pausa al video, rispondi.
Ci sei? L'opzione corretta per la uno, è quelli. Allora, qui abbiamo un caso di ellissi, cioè stiamo omettendo il nome “occhiali”. In questo caso, però, siccome il nome omesso è modificato da una frase relativa, “che mi hai consigliato tu”, l'unica opzione possibile è quelli. Dunque quelli che mi hai consigliato tu, cioè quello che voglio dire è che non possiamo dire “i” o “gli” che mi hai consigliato tu, cosa che invece si fa in spagnolo e portoghese. Per questo lo sto dicendo. Quelli che mi hai consigliato tu.
E diciamo quelli anche nella frase due: preferisco quelli con le lenti che cambiano colore, dove abbiamo un complemento introdotto dalla preposizione con. Se invece però l'elemento che segue è un aggettivo, posso anche usare semplicemente l'articolo.
Per questo, nella frase tre, posso dire sia preferisco quelli blu come prima, ma posso anche dire preferisco i blu, preferisco i blu. Curioso, vero? Lo sapevi? Così come posso dire voglio il tuo libro, voglio il verde, voglio il nuovo. Come dire quello verde, quello nuovo.
Poi è possibile che tu in queste tre frasi abbia risposto quegli al posto di quelli, che non è corretto, però, perché quegli è una forma che possiamo usare solo prima di un nome, nei casi in cui c'è un nome, al contrario di questo. Nello specifico, un nome che incomincia per vocale, come abbiamo detto poco fa per quanto riguarda gli occhi, begl’occhi. E quindi dirò quegl’occhi o quegl’occhiali sono molto belli, proprio come dirò gli occhiali. Ma se il nome non è presente, perché ometto il nome, dovrò per forza dire quelli e dunque quelli che mi hai consigliato tu, quelli con le lenti che cambiano colore, quelli blu o i blu, come abbiamo visto.
È un po' come… posso dire “voglio un libro breve”, ma se togliamo il nome dovrò dire “ne voglio uno breve”. Ah, prima di un nome che inizia per consonante, cosa diremo?
Per esempio, “_____ ragazzi sono davvero simpatici”.
Qui diremo quei ragazzi, proprio come diciamo i ragazzi, dei ragazzi, bei ragazzi. Ma anche qui, se tolgo il nome, se lo ometto, e quindi abbiamo un'ellissi, dovrò dire quelli. Per esempio: “tra tutti i ragazzi che ho conosciuto in palestra, i più simpatici sono quelli che mi hai presentato tu”. E tra l'altro ho detto anche “i più simpatici”, ma avrei potuto dire anche “quelli più simpatici sono quelli che mi hai presentato tu”, ma non avrei potuto dire “sono i che mi hai presentato tu”.
Queste sono delle finezze grammaticali, ma penso che sia interessante. Lo sapevi? Non ti preoccupare, quest'ultima frase non faceva parte del quiz. Facciamo che prendi 0,5 punti per ogni risposta corretta. La terza aveva due risposte possibili, quindi tieni conto di questo, per un massimo di 1,5 punti. Andiamo avanti. Ci sei?
5) Completa la frase con il verbo fare coniugato al tempo verbale corretto:
Una settimana fa Carla mi ha detto che lo ______ ieri.
E al posto di ______ devi coniugare il verbo fare.
Pensaci un attimo, metti in pausa il video se ti serve.
La risposta corretta è... ce n'è più di una!
Quella standard, per così dire, è lo avrebbe fatto. Sì, hai sentito bene. Lo avrebbe fatto e non lo farebbe. Mi ha detto che lo avrebbe fatto ieri. Questo è il cosiddetto futuro nel passato. Abbiamo un verbo che si riferisce a un momento nel passato: “Una settimana fa Carla mi ha detto…” e un secondo verbo che si riferisce a un altro momento nel passato, ma che è successivo a quello di prima “Carla lo avrebbe fatto”.
In italiano, per indicare questo rapporto tra due tempi passati, che appunto si chiama “futuro nel passato”, usiamo il tempo condizionale passato o condizionale composto, quindi quello che ha due parole: avrebbe fatto, sarebbe andato, avremmo saputo, eccetera. Quindi sono delle forme composte. In altre lingue europee invece si usa il condizionale semplice o presente. In inglese per esempio questa frase sarebbe “A week ago, Carla told me she would come yesterday” non “would have come”. E la stessa cosa anche in spagnolo: “Me dijo que llegaría”, non “que hubiera llegado”. L'italiano in questo è un po' particolare, dunque, bisogna fare attenzione.
Ti ho detto però che c'era un'altra risposta possibile. Questo perché, nella lingua parlata, si usa anche l'imperfetto. Carla mi ha detto che arrivava ieri. “Carla mi ha detto che arrivava ieri”. È arrivata, poi? Boh, non lo so. “Carla mi ha detto che lo faceva ieri”. Ora, certe persone, particolarmente pedanti e rompiscatole, direbbero che è sbagliato. “Non si può dire!” Ma non è vero, è un uso che nella lingua parlata va benissimo ed è comunissimo, ti assicuro. E quindi ti prendi un punto in entrambi i casi.
6) Bene, siamo alla numero sei. Supponiamo che io dica questa frase:
Carlo mi ha aiutato a sistemare il salotto prima di uscire.
A chi si riferisce “uscire”? Chi è che esce? Io, che sto parlando, o Carlo? La risposta è... Carlo! Altrimenti, se fossi io la persona che esce, se fossi io a uscire, dovremmo dire “Carlo mi ha aiutato a sistemare il salotto prima che uscissi” o “prima che io uscissi”. Ma siccome il verbo della frase subordinata “prima di uscire” è all'infinito, sarebbe una forma implicita (per i nerd), il soggetto sarà per forza lo stesso della frase principale. Quindi deve essere Carlo, quindi si riferisce a Carlo. Quindi “Carlo mi ha aiutato”. “Uscire” si riferisce a Carlo.
La forma implicita, spesso, implica che il soggetto è lo stesso tra la frase principale e la subordinata. Per esempio: “spero di arrivare” è come dire “io spero che io arriverò”. Il soggetto è lo stesso. Posso dire “spero di arrivare”. Ma, attenzione, questo non è sempre vero. Infatti se dico “mio fratello mi ha chiesto di dargli una risposta”, beh, ovviamente, io devo dare una risposta. Cioè “dargli”, qui, grammaticalmente**, si collega** a “mi”, cioè “a me”, “ha chiesto a me”, e sarò io che darò una risposta a lui. Non è lui stesso che se la dà da solo, non avrebbe senso.
Se hai indovinato ti becchi un bel punto. Complimenti.
7) Ok, qui voglio che tu scelga la forma corretta del participio passato (piccolo spoiler).
Come stanno i tuoi genitori? L'ultima volta che li ho ______ (verbo vedere) è stato un anno fa, a Natale.
Quale forma del verbo vedere, del participio passato di vedere dobbiamo usare?
La risposta corretta è visti. L'ultima volta che li ho visti. Hai risposto “visto”? Ti ho fregato di nuovo! “Visto” sarebbe la risposta giusta se la frase fosse “Ho visto i tuoi genitori a Natale”, ma siccome qui, prima del verbo, abbiamo il pronome “li”, che sostituisce “i tuoi genitori”, il participio passato deve essere maschile plurale. “Li ho visti”. E se invece parlassi, che ne so, delle tue sorelle? Quindi un femminile plurale, dovrei dire “le ho viste”. “Ho visto le tue sorelle”, “le ho viste”. Sapevi che funzionava così?
Se hai indovinato, bravo, brava: ti prendi un bel punto.
Ti stai segnando i punti, vero?
8) Numero otto. Quale di queste frasi vuole l'indicativo al posto del congiuntivo, ed è quindi scorretta?
- Nonostante la adori, non mangerei pizza tutti i giorni.
- Benché la adori, non mangerei pizza tutti i giorni.
- Sebbene la adori, (hai capito)
- Anche se la adori, (blablabla)
- Per quanto la adori, non mangerei pizza tutti i giorni.
Quale di queste ha un congiuntivo, ma non dovrebbe averlo, e quindi quel congiuntivo non è corretto?
La risposta corretta, e quindi la frase sbagliata, è la C. Quindi se hai detto C, hai indovinato e prendi un punto! Con “anche se” serve l'indicativo e non il congiuntivo. Quindi dovrò dire “anche se la adoro, non mangerei pizza tutti i giorni”. Con tutte le altre congiunzioni di questi esempi, dobbiamo usare il congiuntivo e quindi adori: sebbene la adori, benché la adori, nonostante la adori. Nella lingua parlata, l'opzione più comune per dire questa cosa è “anche se” e “anche se” vuole l'indicativo. “Nonostante” e “per quanto” sono abbastanza comuni, mentre, secondo me, “benché” e “sebbene” sono decisamente più formali.
Questo tipo di frase si chiama, in gergo, concessiva. Nella grammatica una “concessione” è una circostanza che non ostacola un'altra circostanza. Cioè, data una circostanza, ci aspettiamo X, ma invece X non avviene: anche se piove esco.
“Anche se piove” è una circostanza che non ostacola il fatto che uscirò, che quindi è un po' inaspettato. “Anche se”, quindi, vuole l'indicativo, ma c'è un caso dove si usa anche il congiuntivo. Sono i casi come “anche se volessi non avrei tempo di farlo”. Qui, però, quel “se” introduce una vera e propria condizione, una frase condizionale, possiamo dire “anche nel caso in cui volessi”. Quindi questo è un caso di periodo ipotetico un po' particolare, è un mix di periodo ipotetico, ma con la frase iniziale che è un po' condizionale, un po' concessiva. “Anche se volessi…”, comunque, uno scenario ipotetico, non è reale, mentre “anche se l'adoro” è la realtà, non è ipotetico. “Anche se adoro la pizza” vuol dire che io veramente adoro la pizza. Se dico “anche se adorassi la pizza” è una condizione non reale, ok?
In ogni caso, anche quando usiamo il congiuntivo, sarà sempre il congiuntivo imperfetto: “anche se volessi”, oppure il trapassato, “anche se avessi voluto”, ma mai il congiuntivo presente, quindi non “anche se voglia”.
Ah, se hai indovinato, ti becchi un altro punto.
9) Ok, stanno diventando sempre più difficili. Qui dovrai, probabilmente, basarti sul tuo istinto linguistico che hai sviluppato ascoltando e leggendo, perché… questa non è una cosa che si studia. Almeno, che io sappia...
In quale di questi casi posso omettere, cioè posso non dire il “che”?
- Penso che tu abbia fatto un buon lavoro.
- Voglio che tu lo faccia in fretta.
- Non credo che verrà.
- So che devo impegnarmi di più.
Tutte queste frasi sono giuste, ma in due di queste potrei anche non dire il “che”. In quali? Pensaci un attimo. Metti in pausa il video, scriviti la risposta e ora te la dico.
La risposta corretta è... sono due! A e C.
Posso infatti dire “penso tu abbia fatto un buon lavoro” e “non credo verrà”. Siamo però obbligati a dire “voglio che tu lo faccia in fretta” e “so che devo impegnarmi di più” con il “che”. Ok, ma come funziona questa cosa? C'è una regola? Perché ’sta stranezza? Non è semplicissimo, ma diciamo che in genere si può omettere il “che” con verbi psicologici come “pensare, credere, immaginare, supporre, sperare”, dopo i quali ci vuole il congiuntivo, tra l'altro. “Penso sia interessante, credo tu abbia capito, suppongo le cose stiano così, spero tua sorella arrivi presto”.
Il “che” si può anche omettere se abbiamo il futuro, come nella frase C, e quindi “non credo verrà”, “spero capirà”. Se parli inglese, beh, avrai notato che in inglese il “that” si omette molto più regolarmente che il “che” in italiano. Per esempio puoi dire “the book I read”, che in italiano però deve per forza essere “il libro che ho letto”. E questa sarebbe una frase relativa. Oppure “he said he wants to come with us”, che in italiano, però, è “ha detto che vuole venire con noi”, non si può togliere il “che”. Dunque, rispetto all'inglese, sono molto più limitati i casi in cui il “che” si può eliminare, ma esistono. Facci caso quando ascolti o leggi l'italiano e, se hai indovinato, prenditi quest'altro bel punto.
10) Ultima domanda! Sei stanco? Sei stanca? Io pure, ma ce l'abbiamo quasi fatta. Completa questo breve racconto con il tempo verbale giusto. Puoi scegliere tra imperfetto e passato prossimo o, se preferisci, passato remoto.
Che nostalgia dei vecchi tempi. Mi ricordo quando io e la mia famiglia ______ (andare, noi) alla casa al mare ogni estate, ______ (essere, noi) felici e spensierati. Mi ricordo quando un giorno ______ (fare, noi) una gita all'Isola d'Elba. Quel giorno, mentre ______ (esplorare, noi) la spiaggia, io ______ (trovare, io, ovviamente), una conchiglia bellissima. Quella volta ______ (divertirsi, noi) molto!
Ok, qui metti in pausa il video, completa con le risposte e, poi, vediamo. L'hai fatto? Mi devo fidare? Stai barando? Spero di no.
Ok, nel primo caso, dobbiamo dire andavamo. Si parla di una circostanza che si ripete, ogni estate, quindi serve l'imperfetto. Ma l'imperfetto dà anche il contesto della narrazione, il contesto all'interno del quale succederà qualcosa. Abbiamo anche eravamo felici, con un altro imperfetto. Anche questa è un'informazione di contesto. Poi inizia il racconto vero e proprio: succedono delle cose; dunque, dobbiamo scegliere tra due opzioni: passato prossimo o passato remoto, che mandano avanti la narrazione. Dicevo, che mandano avanti la narrazione, che ci dicono che cosa è effettivamente successo. Diremo quindi abbiamo fatto oppure facemmo. Il passato remoto però è poco usato e sempre meno usato nella lingua parlata, anche se è normalissimo nella narrazione, nella lingua scritta, nei romanzi, per esempio. Poi abbiamo di nuovo un imperfetto: esploravamo la spiaggia, perché di nuovo è un contesto; poi un passato prossimo ho trovato o in alternativa un passato remoto, trovai; e, infine, un altro passato prossimo, ci siamo divertiti, oppure, passato remoto, ci divertimmo.
La regola generale è che dunque l'imperfetto ci dà le circostanze, la situazione all'interno del quale si inserisce poi il racconto, quello che succede. Il racconto è mandato avanti da tempi come passato prossimo o passato remoto. Il primo, soprattutto nella lingua parlata, il secondo soprattutto in quella scritta.
Prenditi dunque 0,5 punti per ognuna delle risposte, per un massimo di sei punti. Un grande bottino!
Bene, questo era il primo quiz. È stato facile? Difficile? Ti sei segnato/ ti sei segnata le tue risposte nel PDF? Spero di sì. Il massimo di punti che potevi ottenere con questo QUIZ era di 17 punti. Segnati i punti che fai, perché poi voglio sapere qual è il tuo punteggio finale alla fine di tutti i quiz! Proseguiamo ora con il secondo quiz, che è un quiz di preposizioni, uno degli argomenti più difficili e più ostici della grammatica italiana. Sei pronto? Sei pronta? Andiamo!
- Soltanto una di queste frasi è corretta. Quale?
1. Non vado spesso al teatro ma stasera andrò a Teatro Massimo.
2. Ci vediamo direttamente in pizzeria? Sì, nella pizzeria di fronte al Duomo.
3. I tuoi bambini vanno già alla scuola? Sì, a scuola primaria.
Quale di queste tre è corretta? Solo una è corretta, ti ricordo.
Solo la frase 2 è corretta.
Nelle tre possibili risposte, si alternano, dopo le preposizioni, nomi (a volte con un po’ di parole collegate a questi nomi) che si riferiscono a luoghi generici (il teatro, la pizzeria, la scuola) e altri che si riferiscono a luoghi specifici e definiti, determinati (il teatro Massimo, la pizzeria di fronte al Duomo, la scuola primaria). La regola in italiano vuole che, in quest'ultimo caso, la preposizione sia articolata: quindi nella pizzeria difronte al Duomo, al bar di mio cugino Peppino, alla casa in campagna (o nella casa in campagna).
Ah, la prima frase corretta sarebbe:
Non vado spesso A teatro ma stasera andrò AL Teatro Massimo.
La terza, invece, sarebbe:
I tuoi bambini vanno già A scuola ?Sì, ALLA scuola primaria.
Più complesso è il caso del luogo generico:
- con alcune parole usiamo la preposizione semplice, e diciamo, quindi: “a teatro”, “in pizzeria”, “a scuola”, “a casa”, “in ufficio”; come vedi a volte a, a volte in;
- con altre parole ancora, usiamo invece la preposizione articolata, come “al cinema”, “allo stadio”, “alla stazione”, “al parco”.
Qui non c’è una vera regola: il segreto è memorizzarle.
Se hai risposto correttamente, prendi un punto! Mi raccomando, scrivitelo!
- Domanda 2: per questa domanda devi completare le frasi con la preposizione “da” articolata. Quindi metti in pausa il video e scrivi le quattro risposte.
1. Patrícia viene _____ Spagna.
2. Charlie viene _____ Inghilterra.
3. Tiago e Ana vengono _____ Portogallo
4. Marissa viene _____ Stati Uniti.
Prenditi il tempo necessario e scrivile tue risposte.
- Patrícia viene DALLA Spagna.
- Charlie viene DALL’Inghilterra.
- Tiago e Ana vengono DAL Portogallo.
- Marissa viene DAGLI Stati Uniti.
Tutte le volte che è necessario usare una preposizione articolata, come queste, la forma che questa prende dipende dall'articolo richiesto dal nome seguente, che può essere un nomemaschile o femminile, singolare o plurale, può iniziare con una vocale o una consonante. Dunque, per rispondere bene, bisogna conoscere le regole degli articoli, di fatto.
0,5 punti per risposta corretta, per un totale massimo di due punti.
- Domanda 3: completa le frasi con le preposizioni “di” o “da”, semplici o articolate.
1. Jean Pierre è _____ Parigi
2. Jean Pierre viene _____ Parigi.
3. Jeans Pierre viene _____ Francia.
Pensaci un secondo, metti in pausa il video se ti serve, e scrivi le tue risposte.
Jean-Pierre è DI Parigi
Jean-Pierre viene DA Parigi.
Jean-Pierre viene DALLA Francia.
Ricorda: quando parliamo di origini geografiche possiamo usare il verbo “essere” o il verbo “venire”. Con “essere”useremo la preposizione “di” seguita dal nome della città (sono di Parigi;sono di Milano; sono di New York).
Con “venire” useremo:
- o la preposizione “da” semplice, seguita dal nome della città (viene da Parigi; viene da Roma);
- o la preposizione “da” articolata seguita dal nome del Paese (viene dalla Francia; viene dal Brasile; viene dagli Stati Uniti).
Ricorda! Non si dice “Jean-Pierre èdella Francia”, si dice “Jean-Pierre è francese”.
Io, presentandomi, direi che sono italiano e sono di Torino, oppure vengo da Torino (ma “vengo da Torino" solo se non mi trovo a Torino in questo momento, e dunque ha senso dire che “vengo da Torino”).
Prendi 0,5 punti per ogni risposta corretta, per un massimo di 1,5 punti. Un punto e mezzo. Mi raccomando scrivimi, perché poi voglio sapere il tuo totale.
- Domanda 4: completa le frasi con le preposizioni “a”, “in”, “da”, “per”, semplici o anche le loro versioni articolate. Sì, sono un po’, quindi prenditi il tempo necessario, metti in pausa il video, segna le tue risposte e ci vediamo quando l’avrai fatto.
… L’hai fatto? Spero di sì. Ti do orale risposte.
1. Non sono ancora mai andata IN Egitto.
2. Marco è già partito PER il Brasile?
3. Nel fine settimana andremo A Torino per il Salone del Libro.
4. Ho di nuovo un ascesso. Devo tornare DAL dentista.
5. Dopo aver visto la serie tratta DA L’Amica Geniale, ho deciso di andare in vacanza a Ischia.
6. Molti discendenti di emigrati italiani vogliono il passaporto italiano per venire a vivere IN Europa.
7. Per le vacanze anche quest’anno andrò IN Puglia.
Com’è andata? Facciamo un breve ripasso delle preposizioni che usiamo in questi due casi: con i verbi di movimento(come andare o arrivare) per definire la destinazione, dove andiamo, o con i verbi di stato (come essere, stare, vivere, abitare etc.) per definire la posizione, dove siamo, o dove ci troviamo.
Ricorda che in italiano non importa se abbiamo un movimento o una posizione, uno stato: perché la preposizione dipende solo dal tipo di luogo. Ok? Attenzione perché, in tante altre lingue,funziona in maniera diversa.
- Se il luogo è un continente, una nazione o una regione, la preposizione è “in”: quindi sono (o vado) in Europa, (o in America, o in Egitto, in Italia, in Sicilia, in Campania).
- Se il luogo è una città o una piccola isola, la preposizione è “a”: quindi sono (oppure vado) a Torino, a Roma, a Ischia, a Capri.
- Se il luogo è una persona, quindi la casa di una persona, o l’ufficio di una persona o di un professionista, la preposizione è “da”: quindi sono (o vado) dal dentista, dal dottore, ma anche da mia mamma, o da Giovanna.
Attenzione al verbo “partire”, che vuole sempre la preposizione “per”, con tutti i tipi di luoghi. Ah, la preposizione “per” è usata, oltre che con il verbo “partire”, anche dopo un nome che indica un mezzo di trasporto: quindi il volo per Londra, oil treno per Bologna, il traghetto per la Grecia, il pullman per Siena.
Bene, quindi ti prendi 0,5 punti per ogni risposta corretta, per un massimo di 3,5 punti.
- Domanda 5: quale preposizione, nella sua forma semplice o articolata andrebbe bene (anche con significati diversi) in tutte questi frasi?
1. Ho proprio bisogno di tornare _____ psicologo.
2. Samuel viene _____ Senegal.
3. Studio l’italiano _____ tre anni.
4. Ho regalato alla mia amica una tazza _____ tè, con coperchio e infusore.
5. Il pacco è già stato consegnato _____ corriere.
Metti in pausa, pensaci.
E ora ti do le risposte.
Dunque, devi trovare una preposizione che funziona in tutti questi casi.
La risposta è… DA.
Ho proprio bisogno di tornare DALLO psicologo.
Samuel viene DAL Senegal.
Studio l’italiano DA tre anni.
Ho regalato alla mia amica una tazza DA tè con coperchio e infusore.
Il pacco è già stato consegnato DAL corriere.
Come forse sai, la preposizione “da” è molto versatile, può avere molti significati. Può, infatti, indicare:
- una destinazione che corrisponde a una persona, come dicevamo prima, “dallo psicologo”;
- oppure l’origine, “dal Senegal”;
- l’inizio di un’azione duratura, per esempio, “da tre anni”;
- la funzione di un oggetto, pensa! Quindi la “tazza da tè”;
- l’agente! L’agente, cioè la persona che fa l’azione, in una frase passiva, quindi “consegnato dal corriere”.
Attenzione alle differenze, perché qui sono sicuro che nella tua lingua ci sono molte differenze, rispetto all’italiano.Ah, tra l’altro, osserva che, una tazza “da tè” è una tazza che serve per prendere il tè; qui “da” indica la funzione. Una tazza “di tè” è una tazza che è piena di tè; e qui la preposizione “di” indica, invece, il contenuto.
Prendi un punto se hai indovinato!
- Passiamo alla 6: completa queste frasi con le preposizioni “da”, “fa”, “in”, e “per”.
1. Ho studiato l’italiano ______ due anni.
2. Ho imparato l’italiano ______ due anni.
3. Studio l’italiano ______ due anni.
4. Ho iniziato a studiare l’italiano due anni ______.
Le risposte sono… quelle che ora ti dico:
Ho studiato l’italiano PER due anni.
Ho imparato l’italiano IN due anni.
Studio l’italiano DA due anni.
Ho iniziato a studiare l’italiano due anni fa.
Con la sesta domanda mettiamo il dito nella piaga, perché è comune da parte degli studenti confondere le preposizioni che esprimono la durata di un’azione. È un grande classico. Ma non preoccuparti: chiariremo la questione una volta per tutte! E poi… continuerai a sbagliarti, perché è normale e ticonosco. Ma… repetita iuvant, come si dice in latino.
Quindi…:
Ho studiato l’italiano PER due anni significa che per due anni mi sono dedicato a studiare l’italiano, e poi ho smesso.
Ho imparato l’italiano IN due anni significa che ho impiegato questo tempo, due anni, per portare a termine l’azione. Quindi ho finito di imparare l’italiano, teoricamente. Non si finisce mai, in realtà!
Studio l’italiano DA due anni significa che sono due anni che studio l’italiano, e continuo a studiarlo anche in questo momento: non ho mai smesso.
Mentre, ho iniziato a studiarel’italiano due anni FA indica il momento di inizio del mio studio.
0,5 punti per risposta corretta, per un totale massimo di due punti!
- Domanda numero 7: completa le frasi con le preposizioni “di”, “in” (semplice o articolata) o “a”.
1. Sono nato ______ mercoledì.
2. Sono nato ______ giugno.
3. Sono nato ______ 1983.
4. Sono nato ____ estate.
Prendi il tempo necessario, e ti dico le risposte tra un attimo.
Sono nata DI mercoledì.
Sono nata A (oppure IN) giugno.
Sono nata NEL 1983.
Sono nata IN / D’ estate.
Con questa domanda esploriamo il modo in cui l’italiano esprime le relazioni di tempo attraverso le preposizioni. Ricorda:
- usiamo “di” con i giorni della settimana: di mercoledì, di sabato, di domenica. In molti casi (ma non in questo) ha il significato di ogni mercoledì, ogni sabato, ogni domenica della settimana. E quindi, se dico che di domenica gioco a tennis (significa che ogni domenica gioco a tennis). Nel nostro esempio vogliamo dire semplicemente che il giorno in cui sono nato era un mercoledì. Sono nato di mercoledì. Non posso dire “sono nato mercoledì” perché sembrerebbe quasi che sono nato “mercoledì scorso”. Un po’ strano! Sì, perché se parliamo di un mercoledì, di un solo mercoledì, di un mercoledì specifico, che può essere mercoledì scorso o mercoledì prossimo, allora non usiamo nessuna preposizione. Per esempio: mercoledì sono andato dal commercialista, oppure mercoledì andrò dal commercialista.
- Poi usiamo “a” con i mesi: a settembre, a marzo, a giugno.
- Usiamo “in” o “di” semplici con le stagioni: quindi in estate o d’estate, in autunno o d’autunno, in inverno oppure d’inverno, in primavera o… no, solo in primavera in questo caso, non chiedermi perché.
- E poi usiamo “in” articolata con gli anni: nel 1983, nel 2002, nel 2025.
0,5 punti per risposta corretta, per un totale massimo di 2 punti.
- Domanda numero 8: quale preposizione, semplice o articolata, sarebbe sempre usata per indicare l’inizio dell’azione in queste frasi? E quale per indicarne la fine?
1. In Italia la scuola va ______ settembre ______ giugno.
2. Ho fatto l’università ______ 1996 ______ 2002.
3. Di solito lavoro ______ 9.00 ______ 18.00, con un’ora di pausa pranzo.
4. La biblioteca è aperta ______ lunedì ______ venerdì.
La preposizione che sarebbe sempre usata per indicare l’inizio dell’azione è… DA. Per la fine, invece, A.
In Italia la scuola va DA settembre A giugno.
Ho fatto l’università DAL 1996 AL 2002.
Di solito lavoro DALLE 9.00 ALLE 18.00, con un’ora di pranzo.
La biblioteca è aperta DAL lunedì AL venerdì.
Esprimere relazioni di tempo può anche significare parlare dell’inizio o della fine di un’azione o di un evento: la risposta ci mostra che in italiano lo facciamo con le preposizioni DA / A, semplici con i mesi e articolate con gli orari, i giorni della settimana, gli anni e le età.
0,5 punti, di nuovo, per ogni risposta corretta, per un totale di 2 punti.
- Domanda 9: in italiano, alcuni verbi “reggono” o “selezionano” una preposizione fissa, che può essere diversa rispetto ad altre lingue. Metti in pausa il video e associa ogni verbo della colonna di sinistra alla corrispondente preposizione nella colonna di destra. I verbi sono: dipendere, optare, influire, consistere, contare, rinunciare, competere e accanirsi. Le preposizioni invece sono: per, su, da, a, in, su, contro, e con.
dipendere da
optare per
influire su
consistere in
contare su
rinunciare a
competere con
accanirsi contro
E ora vediamo le risposte:
- DIPENDERE DA, per esempio:
L’apprendimento linguistico DIPENDE DA molti fattori: esposizione alla lingua target, studio, esercizio.
- OPTARE vuole PER, OPTARE PER:
HO OPTATO PER fare le vacanze a settembre perché odio gli affollamenti.
- INFLUIRE vuole SU:
Ho notato che il bel tempo INFLUISCE positivamente SUL mio umore.
Sapevi, conoscevi il verbo “influire”?
- CONTARE SU:
Puoi CONTARE davvero solo SU te stesso.
- CONSISTERE IN:
IN che cosa CONSISTE la felicità?
Ma si può anche dire, a volte,consistere di: consistere di qualcosa.
- RINUNCIARE A:
HO RINUNCIATO A capire in cosa consista la felicità.
- COMPETERE CON:
Detesto chi COMPETE CON i colleghi.
- ACCANIRSI CONTRO:
La cosa più inutile che si possa fare è ACCANIRSI CONTRO i mulini a vento.
La nona domanda tocca il tasto dolente della reggenza verbale, e cioè della preposizione che è richiesta da questo o da quel verbo. Forse ti starai chiedendo: ma perché “dipendere da” e non “dipendere di”? Perché “contare su” e non “contare in” o “a”? La risposta è: perché è così e basta! È in questo modo che l’abbinamento verbo-preposizione si è fissato in italiano (e nella tua lingua può funzionare in modo diverso, eh!). Fai attenzione perché spesso ci sono differenze.
Arriviamo così all’ultima domanda.
- Domanda numero 10: soltanto 2 tra le seguenti frasi sono corrette. Quali?
1. Ho visto al mio ex.
2. Ho scritto al mio ex.
3. Ho incontrato al mio ex.
4. Ho telefonato al mio ex.
Soltanto le frasi 2 e 4 sono corrette:
Ho visto IL mio ex.
Ho scritto AL mio ex.
Ho incontrato IL mio ex.
Ho telefonato AL mio ex.
Soltanto le frasi 2 e 4, dunque, sono corrette perché, tra tutti i verbi usati negli esempi, soltanto “scrivere” e“telefonare” in italiano reggono o richiedono un oggetto indiretto, quindi introdotto da preposizione, in particolare dalla preposizione “a”.
Al contrario, i verbi “vedere” e“incontrare” sono verbi che in italiano reggono un oggetto diretto, che non è introdotto da alcuna preposizione. Pertanto, in italiano NON vale la regola, che invece vale, per chi di voi parla spagnolo, secondo cui gli oggetti, quando sono animati, cioè quando sono persone o animali, sono sempre preceduti dalla preposizione “a”. Cioè, in italiano “chiamiamo una persona”, “ascoltiamo un amico”. Vedi che non c’è “a”? In spagnolo, per esempio, è diverso.
Ed anche il secondo quiz è andato. Il punteggio massimo di questo quiz era di 20 punti. Mi raccomando, segnati i punti che fai in ciascuno di questi quiz, perché, come ho detto, alla fine voglio conoscere il tuo punteggio totale. Ma bando alle ciance, proseguiamo con il prossimo. Questa volta rivolgiamo la nostra attenzione ai pronomi personali. Andiamo!
Ed anche il secondo quiz è andato. Il punteggio massimo di questo quiz era di 20 punti. Mi raccomando, segnati i punti che fai in ciascuno di questi quiz, perché, come ho detto, alla fine voglio conoscere il tuo punteggio totale. Ma bando alle ciance, proseguiamo con il prossimo. Questa volta rivolgiamo la nostra attenzione ai pronomi personali. Andiamo!
- Prima domanda: quale dei seguenti pronomi soggetto suona più naturale nella frase?
Fiorenza era una persona speciale, ___ aveva un’anima luminosa e vasta.
In questo spazio dobbiamo mettere
A) ella
dobbiamo mettere
B) lei
dobbiamo mettere
C) niente, nessun pronome
oppure
D) essa ?
La risposta corretta è C: nessun pronome.
Escludiamo A, perché il pronome “ella” è antico, è arcaico, ne ho parlato nello scorso video: era usato in italiano fino alla metà del 1800 ma, da quel momento, ha iniziato a essere usato sempre più raramente, fino a scomparire. Ecco, non penso nessuno abbia scelto questa opzione, credo!
Escludiamo anche D perché “esso” o “essa” si riferiscono normalmente a qualcosa di inanimato, quindi non si usano per parlare di persone, come in questo caso, o di animali. E poi sono abbastanza formali, non si usano praticamente mai nella lingua parlata.
Ed escludiamo anche B, perché il pronome “lei”, in questa frase, è superfluo, è innaturale: è ovvio che il soggetto di “aveva” è lo stesso soggetto di “era”. A meno di contesti particolari, non serve specificarlo, anzi, è innaturale farlo.
Per la stessa ragione, C è la risposta corretta.
Ti ricordo, con l’occasione, che in italiano i pronomi soggetto sono effettivamente usati, cioè sono espliciti, sono espressi, solo quando hanno una funzione particolare, che può essere una funzione di enfasi, di contrasto o per rimuovere la possibile confusione sulla persona, sulla cosa, l’entità a cui si riferisce. Quindi la cosa più comune, in italiano, è proprio NON usare il pronome soggetto, lasciarlo implicito, non espresso.
Un punto se hai indovinato! Segnatelo, mi raccomando!
2. Domanda due: in quale delle tre frasi (che sono tutte corrette) il pronome “gli” ha il valore grammaticale di femminile plurale?
A) Abbiamo incontrato il tuo amico e gli abbiamo fatto i complimenti.
B) Abbiamo incontrato le tue amiche e gli abbiamo fatto i complimenti.
C) Abbiamo incontrato i tuoi amici e gli abbiamo fatto i complimenti.
La risposta corretta è B.
Nella frase B il pronome si riferisce a “le tue amiche”, dunque un nome femminile plurale. Escludiamo invece A, dove il pronome sostituisce “il tuo amico”, un nome maschile singolare, ed escludiamo anche C, dove il nome sostituito è “i tuoi amici”, maschile plurale.
Questa domanda serve a ricordarci che in italiano alcuni pronomi hanno più di un significato, più di un valore grammaticale. Ad esempio, il pronome “gli” può significare “a lui”, “a loro” (femminile) o “a loro” (maschile).
- Domanda numero 3: solo una di queste frasi è corretta per concordanza, cioè per la relazione che esiste tra i pronomi (soggetto o oggetto) da un lato, e i verbi dall’altro:
A) Lei è uscito dalla mia vita, l’ho persa.
B) Lei è uscita dalla mia vita, l’ho perso.
C) Lei è uscita dalla mia vita, l’ho persa.
D) Lei è uscita dalla mia vita, non le ho data abbastanza.
La risposta corretta è C.
Nella frase C vediamo la giusta concordanza tra pronome soggetto femminile, lei, e participio nel tempo composto con con ausiliare “essere” (lei - è uscita) e tra pronome oggetto diretto e participio: l’ho persa (significa la ho persa, ma nessuno, in realtà, direbbe mai la ho persa; si dice l’ho persa, quindi l’ho).
La risposta A non va bene perché al posto di “uscito” dovremmo avere “uscita”: serve la concordanza tra pronome soggetto e participio nel tempo composto con ausiliare “essere”.
La risposta B è scorretta perché al posto di “perso” dovremmo avere “persa”: deve esserci la concordanza tra pronome oggetto diretto e participio. L’ho persa.
La risposta D, infine, non funziona perché al posto di “le ho data” dovremmo avere “le ho dato”: c’è una concordanza tra pronome oggetto indiretto, le, e participio che non serve, non si fa in italiano.
Ti ricordo infatti che il participio, quando si accorda con il pronome, si accorda con il pronome diretto, non con quello indiretto. Quindi l’ho vista, l’ho chiamata, perché sono pronomi diretti, ma le ho scritto, le ho parlato, perché sono pronomi indiretti. Quelli indiretti significano a lei o a lui, quelli diretti significano lui o lei (oppure anche loro), quindi senza la preposizione.
Un punto se hai indovinato!
- In quali delle seguenti frasi il pronome “ci” NON ha un significato locativo, NON si riferisce cioè a un luogo che è stato menzionato prima?
A) Dario mi piaceva, era la prima volta che ci uscivo.
B) Amavamo entrambi il cinema, ci andavamo spesso.
C) Al cinema ci rilassavamo e staccavamo dal mondo.
D) Quella notte, usciti dal cinema, ci siamo abbracciati e baciati.
E) Il bacio è stato intenso, ci ho pensato e ripensato tutta la notte.
Quindi scegli le risposte in cui il “ci” non ha un significato locativo, cioè non si riferisce a un luogo.
Le risposte che contengono un “ci” non locativo sono: A, C, D, ed E.
Solo nella risposta B il “ci” ha significato locativo, si riferisce infatti a un luogo di cui si è parlato in precedenza, significa quindi “al cinema”.
Nella frase A, “ci”, diversamente, significa “con Dario”;
nella frase C, il “ci” ha valore pseudo-riflessivo, come lo chiamo io: rilassarsi è un verbo pseudo-riflessivo, cioè si comporta come un riflessivo ma non lo è tecnicamente;
nella frase D, invece, ha valore reciproco (abbracciarsi e baciarsi sono verbi reciproci; le due persone si abbracciano, o si baciano, reciprocamente, a vicenda, l’un l’altro o l’un l’altra);
nella frase E, infine, sostituisce “al bacio”, quindi un gruppo introdotto dalla preposizione “a”.
Bene, prendi un punto per ogni risposta che hai analizzato correttamente: quindi se hai detto che la B era l’unica locativa e le altre non lo erano, hai risposto bene e prendi 5 punti. Grosso bottino!
- In quali delle seguenti frasi il pronome “ne” NON ha un significato partitivo, non indica cioè la parte di un tutto, e non serve a specificare una quantità?
A) La libreria aveva una pessima selezione, ne sono uscita subito.
B) I libri sono la mia vita, ne ho bisogno per essere felice.
C) I libri sono la mia vita, ne compro decine ogni mese.
E dunque, quale non ha un significato partitivo, una parte di un tutto?
Le risposte corrette sono: A e B.
Cioè, solo nella frase C il “ne” ha valore partitivo: qui la presenza del “ne” dipende dall’espressione di quantità “decine”.
Nella frase A, diversamente, il “ne” indica un movimento di allontanamento da un luogo, cioè significa “dalla libreria”.
Nella frase B, infine, il “ne” sostituisce un complemento introdotto dalla preposizione “di”: “ho bisogno dei libri” : “ne ho bisogno”.
Bene, fai un punto per ogni risposta che hai analizzato correttamente, per un massimo di tre punti.
6) Completa la frase con il pronome combinato appropriato:
Abbiamo ricevuto gli inviti, _____ hanno consegnati oggi.
Dunque, qui le opzioni sono:
A) me le
B) te le
C) ce li
D) ve l’ (con l’apostrofo)
E) glieli
La risposta corretta è C: ce li.
Il pronome indiretto “ce” qui significa “a noi” mentre il pronome diretto “li” sostituisce “gli inviti”. Nessun’altra soluzione, qui, funziona.
Prendi un punto se hai indovinato!
- Domanda numero 7: di nuovo, completa la frase con il pronome combinato corretto:
Chi accompagna le bambine a scuola? _____ accompagni tu?
E dunque:
A) ce le
B) ce la
C) ce ne
D) ce l’ (con apostrofo)
E) ce li
La risposta corretta è A: ce le.
Il pronome “ce” in questo caso è locativo e significa “a scuola”. Il pronome “le” sostituisce invece “le bambine”. In questo caso avremmo potuto anche dire soltanto “le accompagni tu”, funziona comunque. Ma visto che abbiamo un luogo, possiamo dire “ce le accompagni tu”, cioè, “in quel posto, a scuola”.
Nessun’altra soluzione qui ha molto senso, quindi… ecco, un punto se hai indovinato la risposta corretta!
- E passiamo alla 8: continuiamo sempre con i pronomi combinati. Sceglimi quello giusto:
Quante gocce hai dato al bambino?
Mmm… _____ ho date venti.
A) me ne
B) me le
C) ce ne
D) gliene
E) glie ne (con uno spazio)
La risposta corretta è D, “gliene”, scritto come un’unica parola.
“Glie” qui significa “a lui”, al bambino; “ne”, invece, ha valore partitivo, cioè si riferisce a “gocce”, e quindi lo usiamo perché nella frase c’è un’espressione di quantità, il numerale “venti”.
Un punto se hai indovinato!
- Domanda 9: in quali delle seguenti frasi all’imperativo la posizione del pronome è corretta, quella giusta?
A) Mi rispondi, per favore!
B) Rispondimi, per favore!
C) Rispondetemi, per favore!
D) Mi rispondete, per favore!
E) Mi risponda, per favore!
F) Rispondami, per favore!
Ce ne sono varie di corrette: sai dirmi quali sono?
Le risposte corrette sono la B, la C e la E.
Infatti, ti ricordo che il pronome con l’imperativo segue queste regole:
- dopo il verbo con l’imperativo informale, quindi se il soggetto è un “tu” (rispondimi!) o un “voi” (rispondetemi!)
- se il soggetto è un “Lei” di cortesia, di rispetto, quindi mi risponda, si mette invece prima: mi risponda, mi dica, mi parli.
Bene, un punto per ogni risposta che hai analizzato bene, per un massimo di 6. Questo sì che è un bottino ghiotto!
- Bene, arriviamo alla domanda numero 10: completa la frase con un verbo pronominale idiomatico, cioè con un verbo che contiene uno o più pronomi al suo interno e ha un valore idiomatico, cioè che non si può prevedere facilmente se non lo conosci.
La situazione che si era creata non mi piaceva per niente, per questo ho deciso di ____________:
A) cavarmela
B) prendermela
C) svignarmela
D) spassarmela
La risposta corretta è C, svignarmela, che significa “andare via, scappare via”, quindi ha una certa sfumatura di fretta, di urgenza. Le altre risposte, invece, non vanno bene, perché:
- cavarsela significa “riuscire a gestire una situazione difficile”, quindi non c’entra;
- prendersela significa “offendersi per qualcosa”, quindi “perché te la sei presa per il mio commento? Non volevo offenderti!”
- e spassarsela significa “divertirsi”. Oggi forse non si usa più così tanto; quindi “ce la siamo spassata, ieri, in piscina”.
E anche il quiz di pronomi è andato! Il punteggio massimo è di 21 punti. Passiamo ora a un altro grande classico della grammatica italiana, ovvero il congiuntivo, argomento di livello intermedio-avanzato, grande nemico di molti studenti. Di generazioni di studenti! Vediamo come te la cavi!
- Vorrei che scegliessi, tra queste opzioni, la forma corretta del verbo essere al congiuntivo presente.
Spero che tu _______ felice.
A) sii
B) sia
C) sei
La risposta corretta è… “sia”: “che tu sia felice”.
Curiosamente, “sii” è una forma che è esistita nella lingua italiana, ma che oggi non si usa più, fuorché all’imperativo: “sii felice”. Come forse sai, le prime tre forme del congiuntivo presente sono uguali: io sia, tu sia, lui o lei sia. Ma questo vale per qualsiasi verbo. Se hai indovinato, prendi un punto.
Continuiamo.
- Scegli la forma corretta del verbo avere al congiuntivo.
Immagino che voi ______ molto lavoro da fare.
A) che voi avete
B) che voi aviate
C) che voi abbiano
D) che voi abbiate
La forma corretta è… “abbiate”.
Se hai indovinato, prendi un altro bel punto. “Avete” è indicativo, “abbiano” è la forma di “loro”: “immagino che loro abbiano molto lavoro da fare”. “Aviate”, invece, non esiste proprio.
- Completa con la forma corretta del verbo dormire alla forma “noi”.
Mia madre pensa che noi ______ troppe poche ore a notte.
A) dormiamo
B) dormimo
C) dormamo
D) dormiemo
La risposta corretta è “dormiamo”: le altre tre sono completamente inventate. Tra l’altro, nota: la forma “noi” del congiuntivo presente è uguale a quella dell’indicativo presente: dormiamo. Questa è una regola generale, è sempre vero, per tutti i verbi. E questo perché, storicamente, la forma noi dell’indicativo presente deriva dal congiuntivo. E quindi avremo: lavoriamo, prendiamo, dormiamo, con tre forme uguali, mentre “voi” cambia: lavorate, prendete, dormite. In spagnolo e in portoghese, ma anche in romanesco, non è così: facci caso! Comunque, se hai indovinato, prendi un punto.
- Passiamo al congiuntivo imperfetto. Completa con la forme corretta del verbo dare.
Nonostante io ____ molta importanza al mio aspetto esteriore, in quel periodo ero sempre trasandato (potrei dire “in questo periodo”… vabbè).
A) davo
B) dessi
C) dassi
D) do
La risposta corretta è… “dessi”, con la “e”.
Questa “è” può trarre in inganno, perché ci aspetteremmo, forse, “dassi”. “Dare”, dopotutto, è un verbo in -are, ma l’imperfetto congiuntivo qui è irregolare, quindi “dessi”. Questo, tra l’altro, è un errore tipico che fanno anche gli italiani. E “stare” funziona alla stessa maniera: la forma corretta è stessi.
Un punto e mezzo se hai indovinato.
- Ultima domanda sulle forme. Scegli la forma giusta al congiuntivo trapassato.
Non sapevo tu _____ ________ in vacanza in Messico.
E il verbo sarebbe andare.
Le opzioni sono:
A) avessi andato
B) fosse andato
C) avessi stato
D) fossi andato
La forma corretta è “fossi andato” (ma si potrebbe dire anche “fossi stato”), e non “fosse andato” perché “fosse” si riferisce a “lui” o “lei” e non “tu”: è una terza persona singolare. Le altre risposte, poi, sono completamente sbagliate, perché con andare l’ausiliare è essere: sono andato, eravamo andati, foste andati, fossero andate, e così via.
Passiamo alla seconda parte del quiz, sulla concordanza dei tempi, cioè quel meccanismo che regola la scelta dei tempi verbali per esprimere i giusti rapporti tra i fatti di cui parliamo, quindi tra i verbi. Nello specifico, ti darò una frase di base all’indicativo, e poi la stessa frase ma subordinata, cioè dipendente da un’altra frase. E questa subordinata dovrà avere il verbo al congiuntivo. Sarà più chiaro vedendo le frasi. Quindi:
- “Ti do una mano” ma… →
Vuoi che ti _____ (e qui “dare” deve essere al congiuntivo) una mano?Quindi…
A) Vuoi che ti do una mano?
B) Vuoi che ti dessi una mano?
C) Vuoi che ti dia (…)?
D) Vuoi che ti abbia dato una mano?
La risposta corretta è… “dia”.
“Vuoi che ti dia una mano”, al presente, perché “vuoi” e “dia” sono fatti che avvengono contemporaneamente, nel presente. “Vuoi (adesso) che ti “dia” (in questo momento) una mano. O… tra poco!
Se hai indovinato prendi un punto.
- “Il mio capo non mi apprezzava.” Qui, la frase diventa... →
“Temevo che il mio capo non mi __________.”
Come diventa, apprezzare?
A) apprezzi
B) apprezzava
C) apprezzasse
D) apprezzerà
La risposta giusta è “apprezzasse”.
Qui abbiamo un congiuntivo imperfetto, che esprime un fatto contemporaneo a quello della frase reggente, cioè “temevo”. Temevo (nel passato) che il mio capo non mi apprezzasse (sarebbe quindi un congiuntivo imperfetto).
Se hai indovinato, ti becchi un punto.
- “Francesco non ha capito”. →
“Credi che ieri sera Francesco non ______?”
A) abbia capito
B) capirà
C) capisce
D) avesse capito
La risposta corretta è “abbia capito”.
Il congiuntivo passato serve a esprimere un fatto anteriore a quello della frase reggente (cioè “credi”). Un punto se hai indovinato!
- “I tuoi figli non credono che la prossima estate li ______ a Disneyland.”
E qui il verbo è portare.
A) portavi
B) portassi
C) porterai
D) porta
La risposta corretta è… “porterai”.
Ok, questa era una domanda era un po’ trabocchetto, perché la risposta non è al congiuntivo ma all’indicativo futuro. Infatti, per esprimere un fatto che è posteriore rispetto a uno che avviene nel presente (quindi ”credono”, nel presente) si usa spesso il futuro, anche. Quindi “credono che porterai”, “credono che li porterai”. L’alternativa è usare un congiuntivo presente con valore futuro (credono che li ”porti”), che però non era un’opzione, quindi… bisognava scegliere “porterai”. Ok, ammetto che questa era cattivella. Hai indovinato? Un punto e mezzo.
Aumentiamo ora il livello. Questa volta non ti do opzioni, dovrai dirmi tu l’opzione corretta.
- “Non pensavamo che ________ (voi - fare) i compiti.”
Qui voglio che tu scelga una forma che esprime un fatto anteriore, precedente a quello della reggente, cioè “non pensavamo”, “noi non pensavamo”. Quindi “non pensavamo che, prima di quel momento, voi _______ i compiti”.
La risposta è … “aveste fatto”.
“Non pensavamo che aveste fatto i compiti”. E non “faceste” perché “faceste” sarebbe contemporaneo, cioè “non pensavamo che in quel momento faceste i compiti”, oppure “steste facendo i compiti”. Mentre, per avere un rapporto di anteriorità, dobbiamo usare il trapassato del congiuntivo: “non pensavamo che voi, prima di quel momento, aveste fatto, aveste già fatto, i compiti”. Se hai indovinato, prendi due punti. Due punti!
In questa terza parte ti propongo varie opzioni: dovrai scegliere quella corretta, che può essere al congiuntivo o all’indicativo. Dunque devi sapere quale bisogna usare.
- “Anche se mi ______ la pizza, non la mangerei tutti i giorni”.
A) anche se mi piace
B) anche se mi piaccia
C) anche se mi piacque
La risposta corretta è… “piace”.
In frasi come queste, “anche se” vuole l’indicativo: “anche se mi piace”, che è una circostanza reale, cioè mi piace davvero. È come dire “nonostante mi piaccia” o “sebbene mi piaccia” che, però, vogliono il congiuntivo. Se, invece, la circostanza non è reale, direi “anche se mi piacesse”: non mi piace, ma “anche se mi piacesse”, “anche se mi piacesse” pizza (e non mi piace), non la mangerei tutti i giorni”. Comunque, hai indovinato? Un punto.
- “Federica ha capito la soluzione prima che gliela ______ (dire) io”.
A) prima che gliela dicessi
B) prima che gliela dica
C) prima che gliel’ho detta
La risposta corretta è “dicessi”, al congiuntivo imperfetto.
“Prima che gliela dicessi io”. Con “prima che” ci vuole il congiuntivo e, in questo caso, ci vuole il congiuntivo imperfetto, “dicessi”, visto che la frase reggente è situata nel passato (“ha capito”). Se hai indovinato, un altro punto.
Ora, in questa frase, voglio dire una frase che significa qualcosa come “te lo dico per farti capire”, cioè con questo obiettivo, con questo scopo. E quindi:
“Te lo dico perché tu mi _______” .
A) capisci
B) capissi
C) capisca
La risposta è… “perché tu mi capisca”.
Perché + congiuntivo, che esprime un obiettivo, un fine, uno scopo. Perché + indicativo, invece, è possibile, ovviamente, ma esprime un fatto realmente accaduto, una causa. “Te lo dico perché mi capisci” cioè significa che mi capisci davvero, ed è questo il motivo per cui te lo dico. “Te lo dico perché tu mi capisca”, invece, significa che voglio che tu mi capisca, cioè questo è il mio scopo, il mio obiettivo. Hai indovinato? Prendi un punto e mezzo.
- “Ho sognato che _______ un leone”.
A) ero (un leone)
B) che fossi
C) che era
D) che sia
La risposta corretta è… “ero”.
Ok, forse questa ti ha tratto in inganno, me lo scriverai nei commenti. Ma con “sognare” (col significato di “fare un sogno” e quindi non di avere un’aspirazione, una speranza, tipo “sogno che il mondo cambi”, ma sogno… “sogno reale”) si usa l’indicativo e non il congiuntivo. “Ho sognato che ero un leone, che giravo per la savana, e che… non so, mi mangiavo una gazzella”. Ok? Indovinato? Un punto e mezzo.
- “È strano che questo quiz non ti ______”.
A) piace
B) piaccia
C) piacesse
La forma corretta è… dunque, anche questa, in realtà, è un… piccolo trabocchetto. Nel senso che, la forma più elegante è sicuramente “piaccia”, ma “piace”, all’indicativo, è comunque una forma piuttosto comune nel parlato e magari l’hai già sentita. Ma siccome qui stiamo valutando gli usi standard del congiuntivo, quindi in un registro medio, medio-alto, temo di doverla considerare errata. E quindi, la risposta corretta è “piaccia”. E prendi un punto e mezzo, se l’hai indovinata.
Concludiamo il quiz con l’ultima parte, sul periodo ipotetico, ovvero quella costruzione che si usa per fare ipotesi ed esprimere le conseguenze di quella ipotesi.
- “Se _______ in Italia, mangerei un sacco di gelato”.
A) se vivesse
B) se viva
C) se vivessi
D) se vivrò
La risposta corretta è… “vivessi”.
“Se vivessi in Italia, mangerei un sacco di gelato”. “Vivesse”, con la -e, sarebbe riferito a un lui o un lei: “se Gianluca vivesse in Italia, mangerebbe un sacco di gelato”. Ah, attenzione a questo fatto: il congiuntivo imperfetto, nel periodo ipotetico, si usa per parlare del presente o del futuro, ma non del passato. Cioè, “se vivessi” vuol dire “se vivessi ora” o “se vivessi un domani”, in futuro, ma non nel passato. Dovrei dire, in quel caso, “se avessi vissuto” o “se fossi vissuto” è anche possibile. Quindi, se hai indovinato, prendi un altro punto.
- “Non avremmo perso il treno, se ______ di casa in tempo”.
A) uscissimo di casa
B) uscimmo di casa
C) fossimo usciti
D) eravamo usciti
La risposta corretta è “se fossimo usciti” che, in questo caso, si riferisce a un fatto passato. “Se fossimo usciti” in quel momento, nel passato. E quindi, se hai indovinato, prendi un altro punto.
- “Se da giovane _______ medicina, oggi farei il medico”.
A) studiassi
B) studiavo
C) avessi studiato
D) studiai (medicina)?
La risposta corretta è “avessi studiato”.
Ecco, questo è uno di quei casi in cui l’ipotesi è nel passato. Ok? “Se da giovane” (quindi nel passato) “avessi studiato medicina”… e la conseguenza è, poi, nel presente: “oggi farei il medico”. Ti ricordo che non è “studiassi”, perché “studiassi” qui non si riferisce al passato: cioè, “se studiassi” significa adesso, oppure domani, in futuro.Se hai indovinato questa, prendi un punto e mezzo.
Ora non ti darò opzioni, dovrai dirmi tu la forma corretta.
- “Se ______ (voi - alzarsi) un po’ prima, arrivereste in tempo a scuola”.
La risposta è… “vi alzaste”. Questo è un verbo riflessivo, cioè “alzarsi” e alla forma “voi” diventa vi alzaste; “se vi alzaste”, con il vi. Se hai indovinato fai due punti.
- Ultima domanda del quiz: “Se ieri sera non ________ (smettere - loro) di dire quelle stupidaggini, penso che me ne sarei andato via”.
Anche qui non ti dà opzioni, dimmi tu qual è la risposta.
La risposta corretta è…. “avessero messo”.
Due punti anche per chi ha indovinato questa.
Bene! Complimenti a chi è arrivato fin qui e non è morto cerebralmente. Il punteggio totale del quiz di congiuntivo era di 26 punti: spero, di nuovo, che tu ti sia segnato il punteggio che hai totalizzato per ciascuna risposta.
E ora arriviamo al punteggio massimo dopo quattro test, che è di… 84 punti!
Se hai fatto dai 70 agli 84 punti complimenti, hai un’ottima conoscenza della grammatica italiana!
Se hai fatto dai 45 ai 70 punti, la tua conoscenza grammaticale è buona, ma potrebbe migliorare.
Se hai fatto meno di 45 punti… beh, hai ancora un po’ da lavorare.
Conosco un canale YouTube che ti può aiutare: non so se lo conosci, ma si chiama “Podcast Italiano”! Lo fa un tizio con gli occhiali, un po’ nerd, se lo conosci…
Se non hai ancora scaricato il PDF, consiglio comunque di scaricarlo al link in descrizione o scansionando questo codice QR, perché tutte le spiegazioni grammaticali dopo ogni domanda sono riportate anche nel PDF, quindi è davvero una miniera d’oro d’informazioni che puoi studiare e da cui puoi imparare davvero tantissimo.
Se invece vuoi metterti alla prova con un altro tipo di test, non solo grammaticale ma più generale sull’italiano, che stima il tuo livello di conoscenza della lingua, e ti prenderà qualcosa come 20 minuti al massimo, puoi farlo cliccando il link che ti lascio ora, alla fine del video.
Questo è tutto: alla prossima!
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