Cookies

Cliccando su "Accetta", consentirai alla raccolta di cookies sul tuo dispositivo per farci migliorare la qualità del sito, analizzarne l'utilizzo ed aiutarci nelle nostre azioni di marketing. Leggi la nostra Privacy Policy per saperne di più.

Il tempo PRESENTE nasconde dei segreti...

May 26, 2024

Trascrizione

Accedi o registrati per continuare a leggere

Nel 1265 nasce Dante Alighieri; oggi sono di buon umore; domani parto per l’Australia. Ho appena usato il tempo presente indicativo per parlare del 1265, di oggi e di domani, cioè del passato, del presente e del futuro. Ma allora è proprio vero che il presente si usa per parlare del presente? O ci stanno nascondendo qualcosa?

In italiano, usiamo la parola “tempo” sia per parlare del tempo vero e proprio, quello fisico, sia del tempo verbale, cioè il tempo grammaticale (cioè presente, passato prossimo, imperfetto, ecc.); questi due significati di “tempo” sono ben distinti, anche se condividono la stessa parola: infatti, in altre lingue a volte si usano due parole diverse: in inglese time e tense, in tedesco Zeit e Tempus.

Trascrizione con glossario e audio isolato (sul PI Club)

Ma allora è solo una questione di nomenclatura, di parole che usiamo? O c’è anche dell’altro? È davvero così semplice, banale, noioso, il presente, o c’è qualcosa di interessante che a volte ci sfugge?

Questo è Podcast Italiano, un canale per chi impara o ama l’italiano. Se impari l’italiano, trovi la trascrizione sul mio sito. Ti lascio il link in descrizione.

Ho anche preparato un PDF gratuito che riassume tutto ciò di cui parlerò nel video, vai al link in descrizione per scaricarlo. Lasciami il tuo nome e indirizzo mail e te lo mando subito. Hai notato questo uso del presente? Tra poco ne parliamo.

Abbiamo capito che il presente è, in realtà, un tempo verbale più complesso di quanto potrebbe sembrare di primo acchito. Ma cominciamo dalle basi: è vero che il presente si usa per parlare del presente? In particolare, per essere più precisi, possiamo dire che il presente si usa per parlare di un fatto che avviene nel momento dell’enunciazione, cioè nel momento in cui le parole vengono pronunciate o scritte.

Per esempio, se dico che fa freddo, intendo dire che la temperatura è bassa proprio ora, nel momento in cui sto parlando. Se dico il gatto dorme sul letto, intendo dire che si trova lì proprio in questo momento.

Ora, quando si parla di qualcosa che sta succedendo nel momento in cui sto parlando il presente, come vedi, può spesso essere sostituito dalla perifrasi progressiva che ho appena usato: stare + gerundio. Alla domanda cosa stai facendo? posso dunque rispondere guardo un film, registro un video come anche sto guardando un film e sto registrando un video. Il significato è più o meno lo stesso, anche se sto guardando un film sottolinea con più forza l’aspetto progressivo, cioè il fatto che ciò che l’azione è in corso proprio ora.

E già qui vediamo che in altre lingue le cose stanno diversamente. Per esempio, in inglese molti usi del presente italiano vengono coperti dal present continuous, anziché dal present simple. Per esempio, alla domanda what are you doing?, bisognerebbe rispondere I’m making a video, anziché I make a video, che si usa per parlare di un’abitudine: I make a video every week. Facciamo every two weeks, se no è un impegno che non riesco a rispettare. Se un italiano alla domanda che cosa stai facendo?, come abbiamo visto, potrebbe rispondere sia sto tornando a casa sia torno a casa; un francese tenderebbe più probabilmente a usare il semplice presente, e dunque je rentre à la maison, per quanto la forma progressiva non sia rara in francese; e la tendenza a usare il tempo semplice sarebbe ancor più forte in un tedesco, che risponderebbe probabilmente ich gehe nach Hause, senza ricorrere a forme progressive di alcun tipo. E dunque, fai attenzione a come funziona la tua lingua. Se parli un’altra lingua, fammi sapere nei commenti come funziona questo aspetto specifico.

Piuttosto, però, per chi impara l’italiano direi che è più utile ricordare l’opposto, cioè che il presente si può usare anche in luogo della perifrasi progressiva, in molti casi. Se alla domanda dove stai andando? in inglese potrei rispondere I’m walking to school, in italiano, invece, potrei sì dire sto andando a scuola, che va benissimo, ma anche vado a scuola. La domanda stessa, in effetti, potrebbe anche essere dove vai?: la forma progressiva è del tutto opzionale.

Vedi che il presente non è così noioso? Te l’avevo detto. E siamo solo agli inizi!

Il presente si usa anche per per parlare di un’abitudine, di un fatto che si ripete nel tempo.

Per esempio, potrei dire che vado sempre a giocare a calcio, il giovedì, anche se in verità è più probabile che dica leggo sempre libri di grammatica, il giovedì. Ok, tutti i giorni, non solo il giovedì. Esiste anche una forma in cui troviamo la perifrasi progressiva, come in sto leggendo sempre libri di grammatica, il giovedì o ultimamente sto facendo molto sport: in questo caso, però, si indica che l’abitudine ha avuto inizio ultimamente, in un periodo recente, e si mette l’accento sul fatto che si sta compiendo magari non in questo esatto momento, ma in questo periodo. Ultimamente sto pubblicando abbastanza regolarmente qui su YouTube.

Anche il prossimo uso non sarà, probabilmente, tanto estraneo, ma è comunque interessante, quindi vediamolo. Cosa intendo dire, quando affermo che Paolo è un uomo gentile? Sto parlando del passato, del presente o del futuro? E se dico, invece, che conosco un bravo fotografo? Pensaci su un momento.

Se hai pensato che stessi parlando del presente, hai sicuramente indovinato: è così, Paolo è un uomo gentile proprio ora, e conosco sicuramente un bravo fotografo adesso. Ma, pensandoci bene, probabilmente era gentile anche in passato e lo sarà, si spera, anche in futuro. E ciò vale anche per il fotografo: lo conoscevo sicuramente anche in passato, e sicuramente non posso smettere di conoscere qualcuno (anche se a volte sarebbe comodo poter cancellare le persone dalla propria memoria… vabbè), quindi l’affermazione sarà valida anche in futuro. Insomma, per parlare di qualcosa che è valido al di fuori del tempo, o in ogni tempo: i linguisti parlano di presente a-temporale o onni-temporale.

Quest’uso è molto comune nei proverbi, che appunto ci raccontano fatti veri in ogni tempo. Per questo si dice che l’erba del vicino è sempre più verde (cioè le cose degli altri sembrano sempre più belle delle nostre). Per esempio, le vite delle altre persone. Oppure tanto va la gatta al lardo, che ci lascia lo zampino (cioè dobbiamo stare attenti a ciò che desideriamo, perché prima o poi potremmo pagarne le conseguenze.)

Questo uso poi è comune nelle leggi: per esempio l’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro. E non solo le leggi giuridiche, ma anche scientifiche, o meglio, le definizioni. Così, diremo che l’angolo retto misura 90 gradi e l’acqua bolle a 100 gradi. Era così già ieri e in teoria lo sarà anche domani, a meno che non cambi… non cambino le regole dell’universo.

Comunque, questo uso è uguale anche in altre lingue, quindi non pone particolari difficoltà a chi impara l’italiano. Quindi, procediamo, perché il prossimo uso è superimportante.

Ora vi parlo di un uso comunissimo del presente: lo trovate in questa stessa frase, ora vi parlo. Proviamo nuovamente a partire da un esempio: domani vado a scuola. In questo caso, per che cosa viene usato il presente? Si parla del passato, del qui e ora, oppure del futuro? L’avverbio domani, in questo caso, ci viene subito in aiuto: si sta parlando, naturalmente, del futuro. Abbiamo dunque scoperto che, in italiano, il presente si può usare anche per parlare di qualcosa che non è ancora avvenuto, in particolare nella lingua parlata, e se la chiarezza del discorso non ne risente.

La semplice frase vado a scuola, infatti, non è chiara, se il mio obiettivo è parlare del futuro. Tipicamente, per evitare ambiguità, si usa un'indicazione di tempo, come domani, domani vado a scuola. Nel linguaggio più formale o scritto, invece, dirò direttamente domani andrò a scuola, o andrò a scuola, eventualmente.

Questa forma può essere usata anche per parlare di un futuro più lontano di domani: è normalissimo in italiano sentire frasi come il prossimo inverno andiamo in vacanza in Marocco, o addirittura come tra dieci anni vado finalmente in pensione (beh, non io) e persino nel 2045 compio cinquant’anni.

Forse avrai notato che, ancora una volta, negli esempi troviamo delle indicazioni temporali (il prossimo inverno, tra dieci anni, nel 2045), e che si sta parlando di situazioni già pianificate nel momento in cui si parla, o anche proprio di intenzioni e di programmi (la vacanza in Marocco è un programma) o di certezze (è certo che nel 2045 ci sarà il mio cinquantesimo compleanno). Queste non sono condizioni strettamente necessarie perché il presente con valore futuro sia usato, ma diciamo che rendono la sua presenza più probabile. È più probabile usare il presente come futuro se abbiamo programmi, piani, certezze e intenzioni.

E non ci fermiamo al futuro lontano, perché il presente si può e si usa forse ancora di più per parlare di un futuro molto più vicino di domani; talmente vicino al momento in cui parlo che l’uso del presente diventa praticamente obbligatorio, soprattutto in alcune espressioni comuni: se è normale dire arrivo tra un secondo o esco subito, non è affatto naturale dire arriverò tra un secondo o uscirò subito. In generale, il presente in luogo del futuro si usa di più in italiano di quanto non si faccia in tante altre lingue, come per esempio l’inglese. Nei registri più bassi noi italofoni ci serviamo molto spesso di questa forma, senza peraltro usare perifrasi come voy a hacerlo, vou fazê-lo, I’m going to do it, je vais le faire, tutti usi con valore futuro che possiamo trovare in lingue europee: in italiano diremmo semplicemente lo faccio e non vado a farlo, ok? Perché vado a farlo in italiano, significa che letteralmente sto andando, mi sto fisicamente spostando, per fare qualcosa: non ha un valore di futuro. In inglese, poi, si potrebbe usare anche I’m doing it tomorrow con significato futuro: come abbiamo già visto, in italiano lo sto facendo si riferisce a qualcosa che sta avvenendo in questo momento o in questo periodo: di nuovo, nel parlato diremmo lo faccio domani, e **in un linguaggio più formale lo farò domani.

Insomma, se studi l’italiano, non puoi non conoscere questo modo di usare il presente, perché è usatissimo.

E ora, dal futuro fiondiamoci verso il passato, perché sì, il presente si può anche usare al posto dei tempi passati, ovvero passato remoto, imperfetto e passato prossimo, per parlare di eventi avvenuti nel passato, soprattutto se stiamo raccontando qualcosa o se stiamo facendo un riassunto di una serie di eventi.

Vediamo: potrei dire che nel 1492 gli europei sbarcano per la prima volta in America, al posto di sbarcarono per la prima volta in America; oppure potrei dire che nel 2016 creo Podcast Italiano, anziché ho creato Podcast Italiano; e, addirittura, potrei usare questo presente per riassumere un’intera saga: Harry Potter è un giovane orfano che vive con i suoi zii, che purtroppo lo maltrattano. Fortunatamente, Harry non è un ragazzo come tutti… eccetera eccetera: la storia la conoscete, immagino, e se non la conoscete… che infanzia avete avuto? Vabbè, magari non eravate piccoli quando è uscito Harry Potter?

Comunque, in altri casi ancora, il presente viene proprio mischiato e alternato ai veri e propri tempi che indicano il passato, come vedete di seguito. Eravamo in autostrada: all’improvviso sbuca una moto e per poco non si scontra con la nostra auto. Questo modo di usare il presente, in generale, è molto comune nella lingua parlata, ma si trova anche in contesti scritti o più formali. Per esempio, non è raro trovare titoli di giornale come si dimette il primo ministro, anziché si è dimesso il primo ministro, o ancora quattro rapinatori assaltano una banca e fuggono con centomila euro, anziché hanno assaltato e sono fuggiti.

E non è finita qui. Vediamo questo esempio: adesso basta, la chiami al telefono, le parli e le chiedi scusa! Notate qualcosa di strano? Vi sareste forse aspettati un altro tempo, o addirittura un altro modo verbale, al posto del presente indicativo? Qualcuno tra voi avrà notato che in questi casi, normalmente, non si usano né il presente, né qualsiasi altro tempo dell’indicativo, bensì il modo imperativo: adesso basta, chiamala al telefono, parlale e chiedile scusa! Ma il presente può prendere il suo posto.

Non sempre la differenza tra imperativo e presente indicativo si vede nel verbo. Parli e chiedi sono sia indicativi che imperativi, chiama invece è solo imperativo, perché l’indicativo sarebbbe chiami. Se il verbo non ci aiuta a cogliere la differenza, la differenza invece si vede chiaramente in base a dove mettiamo i pronomi: se vengono dopo (quindi ora parlale) abbiamo un imperativo, se si mettono prima (ora le parli) abbiamo un presente indicativo.

Potremmo sentire questa forma anche nel corso di una rapina: ora metti le mani in alto, vai alla cassaforte, la apri e mi dai tutti i soldi. Sicuramente, però, questo uso non è adatto ai contesti formali: si tratta di una forma che io trovo piuttosto diretta, forse più di un imperativo. Quindi ora metti mi piace al video e ti iscrivi al canale. O usando un imperativo, iscriviti al canale.

Non contento di aver rubato il palco all’imperativo, il presente si è anche intrufolato nel regno del congiuntivo e del condizionale, ovverosia il regno delle ipotesi. Se non ti è chiaro, ora ti spiego subito. Visto cos’ho fatto? Pensa alla normalissima frase se lo rivedessi, sverrei: in un registro informale, basso, si può anche dire se lo rivedo, svengo.

A dire il vero, però, il presente ha anche uno spazio tutto suo, in quest'ambito – suo e del futuro, a dire il vero. Infatti, quando si esprime un’ipotesi che si ritiene essere probabile, è assolutamente corretto, anche nei registri più alti, usare il presente o il futuro, o anche, eventualmente, una combinazione dei due. Se Marta viene a Padova, andiamo a vedere la mostra. Questa, per esempio, è una frase grammaticalmente corretta, se riteniamo che la visita di Marta sia probabile. Potremmo anche dire se Marta verrà a Padova, andremo a vedere la mostra, frase che forse è ancora più adeguata in un registro più alto, ma sarebbe un po’ più strana nel parlato, comunque meno comune. Se invece ritenessimo che la visita di Marta è solo possibile, ma non così probabile, dovremmo piuttosto dire se Marta venisse a Padova, andremmo a vedere la mostra.

Bene, oggi abbiamo imparato – tanto per usare un’altra ipotesi al presente – che se guardi i video di Podcast Italiano, diventi bravissimo a parlare l’italiano.

Ma scherzi a parte, abbiamo imparato che il tempo presente è più interessante di quanto non possa sembrare in un primo momento, perché può esprimere tantissimi significati, temporali e non: dal passato al futuro, dall’ordine all’ipotesi. Ci tengo anche a sottolineare una cosa: quello che ho detto all’inizio, ovvero che il tempo verbale (in inglese tense) non coincide necessariamente con il tempo della realtà, con il tempo cronologico (in inglese time). E questo è vero non solo per il presente: quando dico saranno le otto e mezza sto esprimendo un’ipotesi, credo che siano le otto e mezza e non un evento futuro, sto parlando di adesso, benché stia usando, di fatto, il futuro. E si potrebbero fare in realtà altri esempi che ci aiutano a capire che tra grammatica e realtà c’è una differenza, e anche i verbi ne risentono: ma ne parliamo in un video futuro. Hai visto che ho appena fatto? Ne parliamo in un video futuro. Dai, metti mi piace e ci vediamo. Ciao!

Video precedente

Video successivo


Non c'è nessun video precedente

😎
L'episodio successivo non c'è ancora, ma ci stiamo lavorando