I ROMANI capiscono il TORINESE?
Due romani doc — Luca Lampariello, poliglotta, e Sonia Candy, insegnante di inglese — mettono alla prova la loro conoscenza del torinese. Quante espressioni riescono a indovinare?
Abbonandoti al Podcast Italiano Club (livello di bronzo) avrai accesso alle trascrizioni dei video con glossario.
Trascrizione e glossario sul Podcast Italiano Club (livello di bronzo).
Davide: Ciao ragazzi, oggi sono con Luca Lampariello, poliglotta romano.
Luca: Sì, famoso poliglotta de noantri.
Davide: E con Sonia Candy, esperta d’inglese, insegnante di inglese. Sono romani, io sono di Torino. Voglio vedere, in questo video, se capiscono alcune frasi ed espressioni del torinese.
Sonia: Io, zero, eh. Io so che tu ne sai parecchie.
Luca: No, io non so niente. No, no, no… il torinese proprio niente.
Sonia: Fai tutti gli accenti!
Trascrizione e glossario sul Podcast Italiano Club
Davide: Si sa poco del torinese.
Luca: Però il fatto di sapere tanti accenti non significa necessariamente che sappia poi i dialetti, oppure anche i modi di dire. Beh, vediamo.
Sonia: Ci proverò.
Davide: Vediamo come va. Il torinese non è così conosciuto, quindi… però se la caveranno, secondo me.
Prima di passare al video, ti ricordo che puoi scaricare gratuitamente il PDF che lo accompagna, che riassume tutte le espressioni di cui parleremo e che contiene ulteriori esempi ed esercizi per mettersi alla prova. Trovi il link al PDF nella descrizione, ma puoi anche scansionare il codice QR che ti lascio a schermo.
Davide: Vabbè: iniziamo con un’espressione, secondo me, semplice, forse anche italiana, non lo so. Fare una figura da cioccolataio.
Luca: Allora, si capisce, nel senso… io… a parte che so che c’è… la cioccolata è famosa, a Torino… Venchi, o qualcosa del genere… però fare la figura del cioccolataio sarà fare la figura del borgataro, dell’ignorante, del… fare una figuraccia.
Sonia: Per me era fare una figuraccia. Però non so, perché a me piace il cioccolataio.
Davide: Giusto. C’è una storia che non so, quindi magari la metterò qui. Metterò una spiegazione. Non so perché si dice così, ma sicuramente c’entra il cioccolato di Torino, che è rinomato e famoso in Italia.
Luca: Quindi vuol dire fare una figuraccia.
Davide: Fare una figuraccia, sì. Ok, questa è una cosa più grammaticale, in un certo senso. Se io dico: ragazzi, ci sono solo più due biscotti.
Luca: Più due biscotti?
Davide: Solo più due biscotti. Che vuol dire “solo più”?
Luca: Che ci sono solo due… cioè, ce ne sono pochi.
Davide: Ok.
Sonia: Per me sono due. Più due… da zero a più due, due.
Davide: È un… che? Cosa? Un’addizione?
Luca: È troppo tardi per la matematica, però vabbè!
Davide: Ci sono solo più due…
Luca: Non immaginavo “0+2”. Ci sono solo…
Davide: Non l’avete mai sentita? Non vi suona questa?
Luca: Solo due più biscotti.
Davide: No. Ci sono solo…
Luca: Aspetta, com’era, di nuovo?
Davide: Ci sono solo più due biscotti. O “solo più” qualcosa…
Luca: Solo più…
Sonia: Solo due biscotti! Oh, hai detto 2!
Luca: So’ due, nel senso, ce ne stanno pochi. Ah, ma so’ du’ gatti, per esempio.
Davide: Sono due, ma c’è una sfumatura in più, che è data dal “più”.
Luca: Dal “più”…
Davide: Perché è diverso “ci sono solo due biscotti” e “ci sono solo più due biscotti”.
Luca: Più 2 biscotti significa… magari ce ne stanno tre, tra il due e il tre?
Davide: No, no. Sono due.
Sonia: Quindi sono rimasti due. Ne sono rimasti due.
Davide: Brava! Brava! Sono rimasti due biscotti.
Luca: Ok.
Davide: Questo è un calco dal piemontese, che io non parlo, però in piemontese si dice mach pi (solo più). Solo piùvuol dire sono rimasti.
Sonia: Ok.
Davide: Però, è… sì, è una cosa tipica nostra che può confondere i non piemontesi. Un’altra struttura: se io dico ragazzi, facciamo che andiamo…?
Luca: Vabbè, questa… andiamo…
Sonia: Andiamo…
Luca: Facciamo che andiamo si dice anche, l’ho sentita… noi… in romanesco non si dice facciamo che andiamo, però… facciamo che andiamo, cioè…
Sonia: Andiamo…
Luca: Andiamo!
Davide: Sì sì. È una proposta, è come in inglese, non lo so… shall we?
Luca: Sì sì. Ragazzi, facciamo che andiamo?
Davide: Non so se questa si conosce fuori da Torino, perché so che si usa molto, ma mi hanno detto che si usa anche da altre parti. Un dehor. Che cos’è un dehor?
Luca: Un dehor…
Sonia: È fuori.
Luca: Un dehor è un fuori. Per esempio, oggi abbiamo mangiato nel dehor. Cioè, nel fuori, no?
Davide: Ah, ok. Quindi si capisce. Perché so che non si usa da tutte le parti.
Luca: Io credo che sia… è un francesismo che viene viene integrato nella lingua italiana. Cioè, il dehor. Però… chi è che a Roma dice dehor? Dice “ao, sta fuori”.
Sonia: Ma parla come magni! Però si capisce, dai.
Luca: Sì, sì.
Davide: Beh, però non la userei. Perché a Torino è normalissimo, cioè non si dice mai… Ok, si può dire mangiamo fuori, ma si dice anche mangiamo nel dehor. Oppure abbiamo il dehor, no? Il ristorante ti può dire “abbiamo il dehor”.
Luca: In Italia dovresti esse’ la Marchesa Belli Conti Finzi-Contini…
Sonia: A Roma!
Luca: “Ragazzi, andiamo a mangiare nel dehor?” E c’è poi io romano che dice “ao, ma che stai… ma che stai.. ma che è er dehor?”
Sonia: Sì, non è la normalità.
Davide: No, da noi si usa tanto. E lo vedi anche scritto nei ristoranti.
Luca: Il dehor.
Davide: Il dehor, sì sì.
Luca: Cioè, si capisce, diciamo, fa parte dell’italiano, però se vai, che ne so, in borgata e cominci a dire “scusate, posso andare a mangiare nel dehor?”, ti dice “Come? Ma da dò’ cazzo sei uscito? Ma da dove sei uscito?”
Davide: Può essere che sia l’influenza francese, comunque…
Luca: Sicuramente sì, sicuramente sì.
Davide: Ok, questa è un’esclamazione proprio piemontese, che… vabbè, è un po’ da vecchi, diciamo. Quindi io non la userei. Però…
Luca: Come dehor, quella prima.
Davide: Esatto. Che è… boja fàuss.
Luca: Io capisco…
Davide: L’avete mai sentita, boja fauss?
Sonia*: Boia!*
Luca: Boja fàuss.
Davide: Cosa può voler dire? Vabbè, boia è boia, sì. E fàuss, cosa può voler dire, secondo voi?
Luca: Fàuss… se è un francesismo, o comunque viene dal francese, perché, insomma, Savoia e tutta la tradizione lì… fàuss potrebbe dire “falso”.
Sonia: Tipo faux? Però… ammazza che falso! Sembra un’esclamazione.
Luca: Boja fàuss. Dammi un po’ di contesto. Un’espressione, che ne so, una conversazione fra due persone e uno dice una cosa e l’altro risponde ‘sto boja fàuss.
Davide: “Abbiamo perso il treno” - “Boja Fàuss!”
Luca: Ah, ok, quindi vuol dire… perbaccolina, cavolo!
Davide: Sì. Esatto.
Luca: Cioè, boja fàuss.
Sonia: Ah, quindi è solo un’esclamazione tipo “che cavolo!”
Davide: È solo un’esclamazione tipo “cazzo”. Tipo… un’esclamazione di rabbia.
Sonia: E quindi “fàuss”?
Davide: È “falso”. È “boia falso”.
Luca: Faux, fàuss, faux. No?
Davide: Esatto.
Luca: Però fàuss magari è, appunto, torinese, no? Fàuss.
Davide: Sì, in torinese, penso piemontese.
Luca: Falso, però si. Noi che diciamo? Boia… no, non lo usiamo. Vacca boia, si può dire. Lo stesso si dice a Torino? Vacca boia?
Davide: No, non è comune. Però…
Luca: Oppure porca vacca. “Ammazza, porca vacca!”. Però “boja fàuss” mai sentito.
Davide: Boja fàuss è proprio piemontese.
Luca: In romanesco, “mai coverto”. Hai mai sentito questo? Mai coverto?
Davide: No.
Luca: Mai coverto vuol dire “mai sentito”. Mai coverto.
Davide: Che cos’è un cicles?
Sonia: La gomma.
Luca: Il cicles è quello che ti metti in bocca per … quando… no? Il cicles.
Davide: Come… vabbè, sapete lo spagnolo. In… a Torino si dice il cicles. Non si dice gomma da masticare. Si può dire chewing-gum, vabbè, ma si chiama spesso cicles.
Luca: E la cicca che cos’è per voi, la cicca?
Davide: La cicca, a Torino, è una sigaretta buttata per terra.
Sonia: Come a Roma.
Luca: Anche a Roma si dice la cicca. Credo che, a Milano, la cicca… “oh, ragazzi, mi dai una cicca?” è solo una sigaretta.
Davide: È solo una sigaretta, non per terra. Ok. Se io dico che non mi oso, che significa?
Sonia: Non m’aregge.
Davide: Non m’aregge. Che significa?
Luca: Non m’aregne la pompa. Non m’aregne la pompa vuol dire che… “ragazzi, abbiamo fatto 150 video, con tutte ‘ste luci, sembra un interrogatorio… non m’aregne la pompa”. Non ce la faccio più.
Davide: Non c’ho voglia, non ce la fai più.
Luca: Sì.
Davide: No.
Sonia: No, tipo non ho il coraggio?
Davide: Brava. Brava. Non mi oso.
Luca: Cos’è che hai detto?
Davide: Perché a Torino abbiamo il verbo osarsi, che in italiano non è corretto, ma non lo usiamo abbastanza spesso. Non mi oso.
Luca: Ok.
Davide: E vuol dire, praticamente, non oso, nel senso di non ho il coraggio di fare qualcosa. Che è una cosa molto torinese, perché noi siamo… un po’, magari… non così diretti, siamo un po’ più chiusi, così… e quindi, per esempio, c’è una ragazza che ti piace, dici: “eh, vorrei parlarle, ma non mi oso, non mi oso di andare a parlarle.”
Luca: Carino.
Sonia: Ah, quindi non mi oso a…
Davide: Non mi oso… sì, o anche da solo, non mi oso.
Luca: No me atrevo a… come in spagnolo.
Davide*: No me atrevo,* sì. In Italiano “non oso”?
Luca: “Osare” è proprio un termine… ti ho detto: dehor, osare… siete molto raffinati! Non ho il coraggio di.
Davide: Che vuol dire picio? Chi è un picio? Vabbè, se ti do un contesto è facilissimo, penso…
Sonia: Un bambino?
Davide: No.
Luca: Un picio è… un bel ragazzo, forse? Ho visto un picio…
Sonia: Un cane?
Davide: No, quello è un pinscher, è diverso!
Luca: Un pinche perro! È… un uccello!
Davide: Un certo tipo di uccello…
Sonia: Davvero?
Luca: Aspetta! Di quale uccello parli?!
Davide: Credo che… letteralmente sia quello, ma non si usa…
Luca: Dammi un’indicazione: è una persona, un oggetto,
Davide: Ti do un contesto. Sei proprio un picio.
Luca: Sei proprio scemo.
Sonia: Un tonto.
Davide: Sì, sei proprio scemo, sei proprio un idiota…
Luca: Sei proprio un picio.
Davide: Sei proprio un coglione.
Luca: Ok.
Davide: Tuo cugino è proprio un picio.
Luca: Picciu. Ma come è scritto?
Davide: Una “c”: P I C I U.
Luca: Mi viene CH.
Davide: Non è calabrese!
Luca: Eh, con la “u”! Queste ce l’ha…. nel calabrese ci stanno!
Davide: È piemontese! Picio.
Luca: Però tu dici con la “u”.
Davide: Un GAGNO. O, con accento piemontese, “ganio”. Con la GN breve, “ganio”. Un gagno. Chi è un gagno?
Luca: Mi devi dare un po’ di contesto. Cioè… è una persona un gagno?
Davide: Non mi piace venire qui, in questa discoteca, ci sono troppi gagni…
Luca: Tamarri, buzzurri…
Sonia: Ah, i coatti!
Luca: I coatti… er burino!
Davide: No, no, non è burino…
Sonia: …ubriaconi!
Davide: No.
Luca: Gagnio, hai detto?
Davide: GAGNO.
Luca: Gagno è uno che… violento? È uno che…
Davide: Violento? No. Non è violento…
Luca: Non è violento…
Sonia: Non è un ubriacone… è un… da discoteca, che non vuoi andare…
Luca: Ah, sì! Ce l’ho!
Davide: Vabbè, discoteca…
Luca: No, lo so, lo so! Aspetta, aspetta! Un gagno è uno che ci prova con tutte!
Davide: No, vabbè, discoteca forse è un esempio un po’ fuorviante, diciamo…
Sonia: Ah…
Davide: Un gagno… si, è un tipo di persona… non posso dirtelo…
Sonia: I morti! Quelli che stanno tipo morti…
Davide: No, no… no, no… è una cosa molto più semplice!
Luca: Vabbè, non so’ morti, non so’ barboni, non so’ ubriachi…
Sonia: Puzzano!
Luca: … non ce provano, non so’ vecchi bavosi…. il gagno è un ignorante, cioè il burino…
Davide: Non so’ vecchi... togli il “bavosi”.
Sonia: Vecchi!
Davide: Non so’ vecchi.
Luca: Ah, aspe’. Non sono vecchi?
Davide: Non sono vecchi.
Sonia: Troppi… ragazzini?
Davide: Ragazzini. Bambino!
Luca: Ah! Il contrario.
Davide: Il gagno. Troppi gagni.
Luca: Non sono vecchi. Troppi gagni. Gli adolescenti.
Davide: Un gagno è proprio un bambino, sì.
Sonia: Questa è una parola che a Torino sanno tutti?
Davide: Sì, direi di sì.
Luca: Gagno?
Davide: Un gagno. Ci sono troppi gagni qua. No, non mi … andiamocene.
Luca: Ah, tipo i diciottenni… che ne so, vai in discoteca da 30enne, poi ci sono troppi ragazzini. Noi diremmo “ci stanno troppi ragazzini”.
Davide: Per esempio… pischello. Un gagno è un pischello.
Luca: I pischelli, i pischelli, esatto.
Davide: Facciamo l’ultima: chi è un fagnano?
Sonia: Un bugiardo?
Davide: No, però è una qualità negativa. Quindi non ci sei troppo distante.
Sonia: Un ladro?
Sonia: No.
Davide: Tipo: Luca oggi è stato fagnano perché c’avevamo dieci video da registrare e ne abbiamo fatto uno.
Sonia: Ah! Un lazy!
Davide: Esatto!
Sonia: Un pigro.
Davide: Pigro! Pigro, sì.
Sonia: Io so una cosa, invece, dalla mia amica torinese, che quando me l’ha detto io dico “ma che cavolo dici?”. Cos’è un… il pranzo al sacco, tu, come lo chiami?
Davide: Barachin.
Sonia: Baracchino?
Luca: Barachin.
Sonia: Vabbè, comunque, raga’, il baracchino.
Luca: Ah raga’, il baracchino…
Davide: La schiscetta, dite? O…
Sonia: Pranzo al sacco.
Davide: La schiscetta, forse, è milanese.
Sonia: Pranzo al sacco, da noi.
Davide: Il pranzo che ti porti da…
Luca: Da noi è molto “pranzo al sacco”.
Davide: “Barachin” perché proprio… cioè, lo metti dentro, no?
Sonia: Il baracchino! Che lei ha detto “vado al lavoro col baracchino”…
Luca: Oh, ragazzi, me so’ portato il baracchino in montagna!
Sonia: Io ho fatto “che vuol di’, che sei andata a lavoro col baracchino?”
Davide: Ragazzi, spero che abbiate imparato qualcosa, come questi due soggetti! Venite a Torino, una bella città, vi aspettiamo.
Luca: E a Roma!
Davide: E a Roma! Vabbè, a Roma ci vengono tutti, a Torino no. Quindi vi aspettiamo. Ciao.
Luca e Sonia: Ciao!
Davide: Ciao ragazzi, oggi sono con Luca Lampariello, poliglotta romano.
Luca: Sì, famoso poliglotta de noantri.
Davide: E con Sonia Candy, esperta d’inglese, insegnante di inglese. Sono romani, io sono di Torino. Voglio vedere, in questo video, se capiscono alcune frasi ed espressioni del torinese.
Sonia: Io, zero, eh. Io so che tu ne sai parecchie.
Luca: No, io non so niente. No, no, no… il torinese proprio niente.
Sonia: Fai tutti gli accenti!
Trascrizione e glossario sul Podcast Italiano Club
Davide: Si sa poco del torinese.
Luca: Però il fatto di sapere tanti accenti non significa necessariamente che sappia poi i dialetti, oppure anche i modi di dire. Beh, vediamo.
Sonia: Ci proverò.
Davide: Vediamo come va. Il torinese non è così conosciuto, quindi… però se la caveranno, secondo me.
Prima di passare al video, ti ricordo che puoi scaricare gratuitamente il PDF che lo accompagna, che riassume tutte le espressioni di cui parleremo e che contiene ulteriori esempi ed esercizi per mettersi alla prova. Trovi il link al PDF nella descrizione, ma puoi anche scansionare il codice QR che ti lascio a schermo.
Davide: Vabbè: iniziamo con un’espressione, secondo me, semplice, forse anche italiana, non lo so. Fare una figura da cioccolataio.
Luca: Allora, si capisce, nel senso… io… a parte che so che c’è… la cioccolata è famosa, a Torino… Venchi, o qualcosa del genere… però fare la figura del cioccolataio sarà fare la figura del borgataro, dell’ignorante, del… fare una figuraccia.
Sonia: Per me era fare una figuraccia. Però non so, perché a me piace il cioccolataio.
Davide: Giusto. C’è una storia che non so, quindi magari la metterò qui. Metterò una spiegazione. Non so perché si dice così, ma sicuramente c’entra il cioccolato di Torino, che è rinomato e famoso in Italia.
Luca: Quindi vuol dire fare una figuraccia.
Davide: Fare una figuraccia, sì. Ok, questa è una cosa più grammaticale, in un certo senso. Se io dico: ragazzi, ci sono solo più due biscotti.
Luca: Più due biscotti?
Davide: Solo più due biscotti. Che vuol dire “solo più”?
Luca: Che ci sono solo due… cioè, ce ne sono pochi.
Davide: Ok.
Sonia: Per me sono due. Più due… da zero a più due, due.
Davide: È un… che? Cosa? Un’addizione?
Luca: È troppo tardi per la matematica, però vabbè!
Davide: Ci sono solo più due…
Luca: Non immaginavo “0+2”. Ci sono solo…
Davide: Non l’avete mai sentita? Non vi suona questa?
Luca: Solo due più biscotti.
Davide: No. Ci sono solo…
Luca: Aspetta, com’era, di nuovo?
Davide: Ci sono solo più due biscotti. O “solo più” qualcosa…
Luca: Solo più…
Sonia: Solo due biscotti! Oh, hai detto 2!
Luca: So’ due, nel senso, ce ne stanno pochi. Ah, ma so’ du’ gatti, per esempio.
Davide: Sono due, ma c’è una sfumatura in più, che è data dal “più”.
Luca: Dal “più”…
Davide: Perché è diverso “ci sono solo due biscotti” e “ci sono solo più due biscotti”.
Luca: Più 2 biscotti significa… magari ce ne stanno tre, tra il due e il tre?
Davide: No, no. Sono due.
Sonia: Quindi sono rimasti due. Ne sono rimasti due.
Davide: Brava! Brava! Sono rimasti due biscotti.
Luca: Ok.
Davide: Questo è un calco dal piemontese, che io non parlo, però in piemontese si dice mach pi (solo più). Solo piùvuol dire sono rimasti.
Sonia: Ok.
Davide: Però, è… sì, è una cosa tipica nostra che può confondere i non piemontesi. Un’altra struttura: se io dico ragazzi, facciamo che andiamo…?
Luca: Vabbè, questa… andiamo…
Sonia: Andiamo…
Luca: Facciamo che andiamo si dice anche, l’ho sentita… noi… in romanesco non si dice facciamo che andiamo, però… facciamo che andiamo, cioè…
Sonia: Andiamo…
Luca: Andiamo!
Davide: Sì sì. È una proposta, è come in inglese, non lo so… shall we?
Luca: Sì sì. Ragazzi, facciamo che andiamo?
Davide: Non so se questa si conosce fuori da Torino, perché so che si usa molto, ma mi hanno detto che si usa anche da altre parti. Un dehor. Che cos’è un dehor?
Luca: Un dehor…
Sonia: È fuori.
Luca: Un dehor è un fuori. Per esempio, oggi abbiamo mangiato nel dehor. Cioè, nel fuori, no?
Davide: Ah, ok. Quindi si capisce. Perché so che non si usa da tutte le parti.
Luca: Io credo che sia… è un francesismo che viene viene integrato nella lingua italiana. Cioè, il dehor. Però… chi è che a Roma dice dehor? Dice “ao, sta fuori”.
Sonia: Ma parla come magni! Però si capisce, dai.
Luca: Sì, sì.
Davide: Beh, però non la userei. Perché a Torino è normalissimo, cioè non si dice mai… Ok, si può dire mangiamo fuori, ma si dice anche mangiamo nel dehor. Oppure abbiamo il dehor, no? Il ristorante ti può dire “abbiamo il dehor”.
Luca: In Italia dovresti esse’ la Marchesa Belli Conti Finzi-Contini…
Sonia: A Roma!
Luca: “Ragazzi, andiamo a mangiare nel dehor?” E c’è poi io romano che dice “ao, ma che stai… ma che stai.. ma che è er dehor?”
Sonia: Sì, non è la normalità.
Davide: No, da noi si usa tanto. E lo vedi anche scritto nei ristoranti.
Luca: Il dehor.
Davide: Il dehor, sì sì.
Luca: Cioè, si capisce, diciamo, fa parte dell’italiano, però se vai, che ne so, in borgata e cominci a dire “scusate, posso andare a mangiare nel dehor?”, ti dice “Come? Ma da dò’ cazzo sei uscito? Ma da dove sei uscito?”
Davide: Può essere che sia l’influenza francese, comunque…
Luca: Sicuramente sì, sicuramente sì.
Davide: Ok, questa è un’esclamazione proprio piemontese, che… vabbè, è un po’ da vecchi, diciamo. Quindi io non la userei. Però…
Luca: Come dehor, quella prima.
Davide: Esatto. Che è… boja fàuss.
Luca: Io capisco…
Davide: L’avete mai sentita, boja fauss?
Sonia*: Boia!*
Luca: Boja fàuss.
Davide: Cosa può voler dire? Vabbè, boia è boia, sì. E fàuss, cosa può voler dire, secondo voi?
Luca: Fàuss… se è un francesismo, o comunque viene dal francese, perché, insomma, Savoia e tutta la tradizione lì… fàuss potrebbe dire “falso”.
Sonia: Tipo faux? Però… ammazza che falso! Sembra un’esclamazione.
Luca: Boja fàuss. Dammi un po’ di contesto. Un’espressione, che ne so, una conversazione fra due persone e uno dice una cosa e l’altro risponde ‘sto boja fàuss.
Davide: “Abbiamo perso il treno” - “Boja Fàuss!”
Luca: Ah, ok, quindi vuol dire… perbaccolina, cavolo!
Davide: Sì. Esatto.
Luca: Cioè, boja fàuss.
Sonia: Ah, quindi è solo un’esclamazione tipo “che cavolo!”
Davide: È solo un’esclamazione tipo “cazzo”. Tipo… un’esclamazione di rabbia.
Sonia: E quindi “fàuss”?
Davide: È “falso”. È “boia falso”.
Luca: Faux, fàuss, faux. No?
Davide: Esatto.
Luca: Però fàuss magari è, appunto, torinese, no? Fàuss.
Davide: Sì, in torinese, penso piemontese.
Luca: Falso, però si. Noi che diciamo? Boia… no, non lo usiamo. Vacca boia, si può dire. Lo stesso si dice a Torino? Vacca boia?
Davide: No, non è comune. Però…
Luca: Oppure porca vacca. “Ammazza, porca vacca!”. Però “boja fàuss” mai sentito.
Davide: Boja fàuss è proprio piemontese.
Luca: In romanesco, “mai coverto”. Hai mai sentito questo? Mai coverto?
Davide: No.
Luca: Mai coverto vuol dire “mai sentito”. Mai coverto.
Davide: Che cos’è un cicles?
Sonia: La gomma.
Luca: Il cicles è quello che ti metti in bocca per … quando… no? Il cicles.
Davide: Come… vabbè, sapete lo spagnolo. In… a Torino si dice il cicles. Non si dice gomma da masticare. Si può dire chewing-gum, vabbè, ma si chiama spesso cicles.
Luca: E la cicca che cos’è per voi, la cicca?
Davide: La cicca, a Torino, è una sigaretta buttata per terra.
Sonia: Come a Roma.
Luca: Anche a Roma si dice la cicca. Credo che, a Milano, la cicca… “oh, ragazzi, mi dai una cicca?” è solo una sigaretta.
Davide: È solo una sigaretta, non per terra. Ok. Se io dico che non mi oso, che significa?
Sonia: Non m’aregge.
Davide: Non m’aregge. Che significa?
Luca: Non m’aregne la pompa. Non m’aregne la pompa vuol dire che… “ragazzi, abbiamo fatto 150 video, con tutte ‘ste luci, sembra un interrogatorio… non m’aregne la pompa”. Non ce la faccio più.
Davide: Non c’ho voglia, non ce la fai più.
Luca: Sì.
Davide: No.
Sonia: No, tipo non ho il coraggio?
Davide: Brava. Brava. Non mi oso.
Luca: Cos’è che hai detto?
Davide: Perché a Torino abbiamo il verbo osarsi, che in italiano non è corretto, ma non lo usiamo abbastanza spesso. Non mi oso.
Luca: Ok.
Davide: E vuol dire, praticamente, non oso, nel senso di non ho il coraggio di fare qualcosa. Che è una cosa molto torinese, perché noi siamo… un po’, magari… non così diretti, siamo un po’ più chiusi, così… e quindi, per esempio, c’è una ragazza che ti piace, dici: “eh, vorrei parlarle, ma non mi oso, non mi oso di andare a parlarle.”
Luca: Carino.
Sonia: Ah, quindi non mi oso a…
Davide: Non mi oso… sì, o anche da solo, non mi oso.
Luca: No me atrevo a… come in spagnolo.
Davide*: No me atrevo,* sì. In Italiano “non oso”?
Luca: “Osare” è proprio un termine… ti ho detto: dehor, osare… siete molto raffinati! Non ho il coraggio di.
Davide: Che vuol dire picio? Chi è un picio? Vabbè, se ti do un contesto è facilissimo, penso…
Sonia: Un bambino?
Davide: No.
Luca: Un picio è… un bel ragazzo, forse? Ho visto un picio…
Sonia: Un cane?
Davide: No, quello è un pinscher, è diverso!
Luca: Un pinche perro! È… un uccello!
Davide: Un certo tipo di uccello…
Sonia: Davvero?
Luca: Aspetta! Di quale uccello parli?!
Davide: Credo che… letteralmente sia quello, ma non si usa…
Luca: Dammi un’indicazione: è una persona, un oggetto,
Davide: Ti do un contesto. Sei proprio un picio.
Luca: Sei proprio scemo.
Sonia: Un tonto.
Davide: Sì, sei proprio scemo, sei proprio un idiota…
Luca: Sei proprio un picio.
Davide: Sei proprio un coglione.
Luca: Ok.
Davide: Tuo cugino è proprio un picio.
Luca: Picciu. Ma come è scritto?
Davide: Una “c”: P I C I U.
Luca: Mi viene CH.
Davide: Non è calabrese!
Luca: Eh, con la “u”! Queste ce l’ha…. nel calabrese ci stanno!
Davide: È piemontese! Picio.
Luca: Però tu dici con la “u”.
Davide: Un GAGNO. O, con accento piemontese, “ganio”. Con la GN breve, “ganio”. Un gagno. Chi è un gagno?
Luca: Mi devi dare un po’ di contesto. Cioè… è una persona un gagno?
Davide: Non mi piace venire qui, in questa discoteca, ci sono troppi gagni…
Luca: Tamarri, buzzurri…
Sonia: Ah, i coatti!
Luca: I coatti… er burino!
Davide: No, no, non è burino…
Sonia: …ubriaconi!
Davide: No.
Luca: Gagnio, hai detto?
Davide: GAGNO.
Luca: Gagno è uno che… violento? È uno che…
Davide: Violento? No. Non è violento…
Luca: Non è violento…
Sonia: Non è un ubriacone… è un… da discoteca, che non vuoi andare…
Luca: Ah, sì! Ce l’ho!
Davide: Vabbè, discoteca…
Luca: No, lo so, lo so! Aspetta, aspetta! Un gagno è uno che ci prova con tutte!
Davide: No, vabbè, discoteca forse è un esempio un po’ fuorviante, diciamo…
Sonia: Ah…
Davide: Un gagno… si, è un tipo di persona… non posso dirtelo…
Sonia: I morti! Quelli che stanno tipo morti…
Davide: No, no… no, no… è una cosa molto più semplice!
Luca: Vabbè, non so’ morti, non so’ barboni, non so’ ubriachi…
Sonia: Puzzano!
Luca: … non ce provano, non so’ vecchi bavosi…. il gagno è un ignorante, cioè il burino…
Davide: Non so’ vecchi... togli il “bavosi”.
Sonia: Vecchi!
Davide: Non so’ vecchi.
Luca: Ah, aspe’. Non sono vecchi?
Davide: Non sono vecchi.
Sonia: Troppi… ragazzini?
Davide: Ragazzini. Bambino!
Luca: Ah! Il contrario.
Davide: Il gagno. Troppi gagni.
Luca: Non sono vecchi. Troppi gagni. Gli adolescenti.
Davide: Un gagno è proprio un bambino, sì.
Sonia: Questa è una parola che a Torino sanno tutti?
Davide: Sì, direi di sì.
Luca: Gagno?
Davide: Un gagno. Ci sono troppi gagni qua. No, non mi … andiamocene.
Luca: Ah, tipo i diciottenni… che ne so, vai in discoteca da 30enne, poi ci sono troppi ragazzini. Noi diremmo “ci stanno troppi ragazzini”.
Davide: Per esempio… pischello. Un gagno è un pischello.
Luca: I pischelli, i pischelli, esatto.
Davide: Facciamo l’ultima: chi è un fagnano?
Sonia: Un bugiardo?
Davide: No, però è una qualità negativa. Quindi non ci sei troppo distante.
Sonia: Un ladro?
Sonia: No.
Davide: Tipo: Luca oggi è stato fagnano perché c’avevamo dieci video da registrare e ne abbiamo fatto uno.
Sonia: Ah! Un lazy!
Davide: Esatto!
Sonia: Un pigro.
Davide: Pigro! Pigro, sì.
Sonia: Io so una cosa, invece, dalla mia amica torinese, che quando me l’ha detto io dico “ma che cavolo dici?”. Cos’è un… il pranzo al sacco, tu, come lo chiami?
Davide: Barachin.
Sonia: Baracchino?
Luca: Barachin.
Sonia: Vabbè, comunque, raga’, il baracchino.
Luca: Ah raga’, il baracchino…
Davide: La schiscetta, dite? O…
Sonia: Pranzo al sacco.
Davide: La schiscetta, forse, è milanese.
Sonia: Pranzo al sacco, da noi.
Davide: Il pranzo che ti porti da…
Luca: Da noi è molto “pranzo al sacco”.
Davide: “Barachin” perché proprio… cioè, lo metti dentro, no?
Sonia: Il baracchino! Che lei ha detto “vado al lavoro col baracchino”…
Luca: Oh, ragazzi, me so’ portato il baracchino in montagna!
Sonia: Io ho fatto “che vuol di’, che sei andata a lavoro col baracchino?”
Davide: Ragazzi, spero che abbiate imparato qualcosa, come questi due soggetti! Venite a Torino, una bella città, vi aspettiamo.
Luca: E a Roma!
Davide: E a Roma! Vabbè, a Roma ci vengono tutti, a Torino no. Quindi vi aspettiamo. Ciao.
Luca e Sonia: Ciao!







.png)


.png)
.png)



.png)




.png)
%20(2)(1).jpg)



.png)

.png)
.png)
.png)
.png)
.png)

.png)


.png)

.png)







%20(1).png)


%20(1)%20(1).png)
%20(1).jpg)



.jpg)

.webp)
.webp)










.webp)


.webp)
.webp)
.webp)

.webp)
.webp)















