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    I verbi modali in italiano: la guida definitiva

    calendar-date-2
    March 29, 2026
    Note e risorse

    In questo video ti spiego tutto sui verbi modali italiani: volere, potere, dovere e sapere. Vedremo i loro significati, come si coniugano e come usarli correttamente in ogni situazione.

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    Tutto quello che avresti sempre voluto sapere sui verbi modali, e che non hanno mai osato insegnarti - almeno non in un’unica lezione. Te lo spiego io, ora, in questo video, che ti servirà - ora e tutte le volte che avrai bisogno di un ripasso - come guida definitiva su questa categoria di verbi.

    Verbi modali, dunque. Quanti sono? E quali sono?

    Trascrizione e glossario sul Podcast Italiano Club

    I verbi modali italiani sono quattro, e sono molto molto frequenti, molto molto comuni: per questo, usarli correttamente è fondamentale.

    Si tratta dei verbi:

    • volere
    • potere
    • dovere
    • e sapere (in uno dei suoi significati).

    Pronto, pronta? Andiamo!

    Ah, questo è Podcast Italiano, un canale per chi impara l’italiano. Io sono Davide. Attiva i sottotitoli se ne hai bisogno; la trascrizione integrale del video è sul mio sito, podcastitaliano.com. Ho anche preparato un PDF che accompagna il video, e che contiene una sintesi delle spiegazioni grammaticali di quello che vedremo oggi, ma anche delle tabelle di coniugazione complete ed esercizi per fare molta pratica sia sulle forme che sugli usi. Questo PDF, se vuoi, puoi anche stamparlo, tanto per seguire meglio il video mentre lo guardi, quanto per studiare e fare gli esercizi dopo averlo visto. Ti lascio il link in descrizione, ma puoi anche scansionare questo comodo codice QR.

    Bene, vorrei partire dal nome: verbi modali. Scommetto che nessuno ti ha mai spiegato perché si chiamano così, ma non ti preoccupare, per questo ci siamo noi.I verbi modali si chiamano così, “modali”, perché indicano la "modalità" (il modo, la forma, la maniera) in cui viene compiuta l'azione o l’evento espresso da un altro verbo, e cioè il verbo che li segue all’infinito.

    Ad esempio:

    • Nella frase “Voglio imparare tutto sui verbi modali”, l’azione di “imparare” è compiuta secondo la modalità della volontà (”imparo perché voglio, perché è un mio desiderio”).
    • Nella frase “Devo imparare tutto sui verbi modali”, abbiamo la modalità della necessità (”imparo perché ne ho bisogno, ad esempio perché devo superare un test, o devo parlare un italiano che sia più comprensibile”).
    • Nella frase “So usare correttamente i verbi modali, perché ho guardato questo video e ho fatto gli esercizi del pdf”, ritroviamo qui la modalità dell’abilità (”ho l’abilità di farlo, ho la competenza necessaria”).
    • Infine, nella frase “Posso imparare tutto sui verbi modali, perché finalmente ho visto questo video”, abbiamo la modalità della possibilità (”imparo perché ne ho l’opportunità, ne ho l’occasione”).

    Bene, ora approfondiamo il discorso e vediamo come funziona ciascuno di questi verbi.

    Volere ha un unico significato:

    • esprime sempre volontà, desiderio, affermato o negato, come nelle seguenti citazioni tratte da brani di letteratura italiana del Novecento:
      • "Lei non voleva morire. Voleva restare al mondo, anche se il mondo era quel che era" (Elsa Morante, La storia).
      • "Volevo smettere, e lo volevo sul serio. Ma il desiderio della sigaretta era così forte che finivo col fumarne una proprio per festeggiare la mia decisione di non fumare più" (Italo Svevo, La coscienza di Zeno)

    Potere, diversamente da volere, ha due possibili significati; può significare infatti:

    • “avere la possibilità”, come in questi altri esempi:
      • "Coi soldi che avanzavano, potevamo comprare dei gelati" (Natalia Ginzburg, Lessico Famigliare)
      • "Non potevamo comprare neppure il sale, ma le tasse, quelle, dovevamo pagarle" (Ignazio Silone, Fontamanara)

    Ma potere può significare anche…

    • …“avere il permesso, il diritto, l’autorizzazione a fare qualcosa” come in queste altre citazioni:
      • "Le bambine non potevano studiare, dovevano aiutare in casa o andare a bottega" (Elena Ferrante, L’amica geniale)
      • "I maschi potevano uscire la sera, potevano fare i 'grandi', mentre a noi restavano solo i discorsi in cucina" (Natalia Ginzburg, Lessico famigliare)

    Anche dovere ha due possibili significati: può esprimere

    • obbligo, necessità, come in:
      • "Le ragazze dovevano imparare a tacere e a servire, preparando sé stesse a una vita di sacrificio che chiamavano amore"  (Sibilla Aleramo, Una donna)
      O ancora…
      • "I ragazzi dovevano dimostrare di essere forti, di non aver paura di nessuno, se non volevano finire calpestati" (Elena Ferrante, L’amica geniale)
      Ma dovere può anche esprimere…
    • …probabilità, come in:
      • "Dev'essere la stanchezza”, pensava Giovanni Drogo, “o forse è solo il vento che fischia tra le feritoie" (Dino Buzzati, Il deserto dei tartari); “dev’essere” significa “forse è”, “immagino sia”, “suppongo sia”.
      Attenzione: quando esprime probabilità, il maggiore o minore livello di sicurezza del parlante può essere indicato dalla scelta del modo del verbo, cioè indicativo o condizionale:
      • Hanno suonato, deve essere il postino: qui abbiamo l’indicativo, che suggerisce una forte probabilità:
      • Hanno suonato, dovrebbe essere il postino: qui il condizionale dovrebbe indica una buona possibilità, ma inferiore a quella espressa dalla frase precedente).

    Sapere, infine, quando è usato come verbo modale ha il significato di

    • ”essere capace di”, come in:
      • "Mia madre sapeva fare i pacchetti con una perfezione meticolosa; sapeva organizzare i bagagli e le partenze in un attimo, e sapeva riconoscere subito, in una persona, se era un fesso o no." (Natalia Ginzburg, Lessico famigliare)

    Attenzione, dunque, se la tua prima lingua è l’inglese! L’inglese ha infatti un’unica forma, can, per esprimere due diversi significati:

    • il significato di “avere la possibilità e il permesso di”: I can meet you at 5.00 p.m. (quindi, in italiano “Ti posso incontrare alle 5”).
    • E il significato di “essere capace di”:  I can’t ski (in italiano “Non so sciare”, nel senso di “non sono capace”).

    E dunque se hai imparato l’italiano ricorda di dire “So parlare italiano” (oppure semplicemente “So l’italiano”, ma questo non è un verbo modale). Se dici “Posso parlare italiano” vuoi dire che ne hai la possibilità (magari ti stai offrendo di parlare italiano, no?), ma il significato, come vedi, è leggermente diverso. O ancora: se chiedi a qualcuno “Sai preparare il tiramisù?” beh, stai chiedendo se quella persona è capace, no? Ma se chiedi “Puoi preparare il tiramisù?” beh, gli stai chiedendo di farlo, che è diverso.

    Oltre al fatto di esprimere la modalità con cui viene compiuta l’azione, i verbi volere, potere, dovere e sapere  hanno in comune altre caratteristiche di cui voglio parlarti. Tre, per l’esattezza. Vediamo quali.

    Caratteristica numero 1:

    I verbi modali sono seguiti direttamente da un verbo all’infinito, come negli esempi seguenti, che sono titoli di notizie. Non ci sono, quindi, preposizioni: quindi niente cose come vogliono di visitare, per esempio. Ok?

    C’è un caso in cui possiamo avere sapere + di + infinito: è il caso di costruzioni come “so di essere bravo”, che è la maniera più elegante di dire “so che sono bravo”.

    Questo “sapere” non è un verbo modale, ma è “sapere” con il significato di “sono a conoscenza”, “sono consapevole” di qualcosa.

    Oppure: “so parlare bene l’inglese, ma quando sono stanco il mio livello peggiora” significa “sono capace”, ok? Ma “so di parlare bene l’inglese, non c’è bisogno che tu me lo dica” significa “sono consapevole di questo”, “lo so”, “so questo fatto”.

    Caratteristica numero 2:

    I verbi modali assumono solitamente il verbo ausiliare (essere o avere) richiesto dal verbo all’infinito che accompagnano, come possiamo dedurre da questi altri titoli:

    Si dice “abbiamo voluto dare” perché il verbo dare, transitivo, quindi che è seguito da un oggetto diretto, richiede normalmente il verbo ausiliare avere (come abbiamo dato voce agli antagonisti).

    Vediamo un altro esempio:

    Si dice “ci siamo voluti arrendere” perché il verbo arrendersi, riflessivo, richiede l’ausiliare essere (ci siamo arresi).

    Ancora un esempio:

    Si dice “ha dovuto chiedere” perché il verbo chiedere, transitivo, con oggetto diretto, seleziona l’ausiliare avere (hanno chiesto aiuto).

    Se si usa questo criterio, cioè se si sceglie l’ausiliare del verbo all’infinito, non si sbaglia mai. Ma…attenzione a questi casi particolari:

    1. Se il verbo che segue il modale è intransitivo (cioè non può avere un oggetto diretto o indiretto), si può usare sia essere che avere: si può dire è dovuto uscire o ha dovuto uscire (anche se io personalmente userei sempre la prima opzione, è dovuto uscire, così come è dovuto andare, è dovuto tornare, ecc.)
    2. Se l’infinito ha con sé un pronome debole, o atono, (mi, ti, si, ci, vi) bisogna usare essere se il pronome si trova prima dell’infinito (non si è voluto alzare), e avere se il pronome si trova dopo l’infinito (non ha voluto alzarsi).

    Facciamo altri esempi:Non mi sono dovuto vestire → Non ho dovuto vestirmiPerché non vi siete potuti muovere? → Perché non avete potuto muovervi?Si sono dovuti ricredere della propria scelta → Hanno dovuto ricredersi della propria scelta.

    c. Se il modale è seguito dal verbo essere, l’ausiliare sarà sempre avere:

    • ha dovuto essere forte;
    • ha voluto essere il primo;
    • non ha potuto essere presente;
    • non ha saputo essere costante.

    Passiamo alla…

    caratteristica numero 3 dei verbi modali:

    Se questi sono accompagnati da un pronome debole o atono(mi, ti, le, gli, ci, vi, ne) o da più pronomi deboli combinati tra loro (me lo, te la, glieli, te ne, ce ne etc. ) il pronome (o il gruppo di due pronomi combinati) si può collocare in due posizioni:

    • o prima del verbo modale (ti devo parlare, gliela voglio presentare, ce ne posso mettere di più, se ne deve fregare)
    • o dopo l’infinito (devo parlarti, voglio presentartela, posso mettercene di più, deve fregarsene ).

    Bene, veniamo ora alle forme.

    Nella coniugazione dei verbi modali, alcune forme, in alcuni tempi e modi, sono irregolari.

    I verbi modali sono irregolari, ad esempio, al presente indicativo. Ti lascio a schermo una tabella in cui, con colori diversi, ho evidenziato le diverse forme dei verbi.

    Osservando la tabella, notiamo alcune cose.

    • la radice dell’infinito, in rosso, si ritrova sempre alla seconda persona plurale, con il “voi”: volere-volete, potere-potete, dovere-dovete, sapere-sapete. Queste forme sono regolari.
    • la radice della prima persona singolare, “io”, è sempre la stessa della terza persona plurale, “loro”: voglio-vogliono, posso-possono, devo-devono, so-sanno;
    • nel caso di volere e potere, la radice della prima persona singolare “io” è anche la radice della prima persona plurale “noi”: abbiamo così voglio-vogliamo-vogliono e posso-possiamo-possono ;
    • sempre nel caso di volere e potere, la radice della seconda persona singolare “tu” è anche la radice della terza singolare “lui/lei”: abbiamo così vuoi-vuole (attenzione alla “l” che si aggiunge alla terza persona); puoi-può;
    • nel caso di dovere e sapere, la radice non cambia in tutte le forme del singolare: devo, devi, deve; so, sai, sa;
    • alla prima persona plurale, “noi”, la radice dell’infinito di dovere subisce una trasformazione. La “v” diventa una doppia “b”, mentre la radice dell’infinito di sappiamo raddoppia, raddoppia la “p”: sapere- sappiamo.

    Comunque, il modo migliore di imparare le forme dei verbi è ascoltando molto e leggendo ancora di più. I verbi modali sono molto comuni, e con tanta esposizione all’italiano li imparerai regolarmente, in maniera naturale. Queste osservazioni sono solo utili per renderti consapevole di regolarità (all’interno delle “irregolarità”)m aspetti che magari non avevi notato e che, spero, ti aiuteranno a non sbagliarti o, magari, a ricordarti certe forme che sbagli spesso.

    Poi, se vuoi o se ne hai bisogno, puoi studiare la tabella mettendo in pausa il video. La troverai anche nel PDF.

    Oltre che all’indicativo presente, i verbi modali sono irregolari anche in altri tempi e in altri modi. Le coniugazioni complete di questi tempi e modi possono essere facilmente ricavate dalla prima persona singolare, “io”.

    Abbiamo così:

    • all’indicativo futuro: vorrò, potrò, dovrò, saprò;
    • al condizionale presente: vorrei, potrei, dovrei, saprei;
    • al congiuntivo presente: voglia, possa, debba, sappia.

    Ma comunque troverai le tabelle di coniugazione complete dei verbi modali in tutti i tempi e modi in cui assumono forme irregolari nel pdf di questo video, che trovi sempre nel link in descrizione o anche scansionando di nuovo questo codice QR. Se non l’hai fatto, scaricalo, mi raccomando! Sono una miniera d’oro questi pdf, li prepariamo con tanto amore… e sono gratis!

    A proposito di modi verbali: scegliere di usare i verbi modali all’indicativo o al condizionale non è uguale, ma ha delle conseguenze a livello di comunicazione.

    Dire al barista Vorrei un caffè è molto più educato che dirgli Voglio un caffè.

    Dire a un amico con problemi di salute Dovresti sentire uno specialista è molto più delicato che dirgli Devi sentire uno specialista.

    Potresti abbassare il volume? è una richiesta formulata in modo più gentile rispetto a Puoi abbassare il volume?

    In tutti e tre i casi il messaggio passa, sia al condizionale che all’indicativo; passa l’ordinazione al bar, passa il consiglio all’amico, passa la richiesta. Ma ciò che cambia, è il livello di cortesia, di gentilezza, di delicatezza con cui realizziamo l’azione linguistica. E, con il condizionale, questo livello di cortesia è decisamente più alto.

    Cosa puoi fare a questo punto? Puoi studiare attentamente il ripasso nel pdf e fare gli esercizi per metterti alla prova. Gli esercizi sono molto utili per consolidare tutto quello che hai imparato oggi.

    Cosa devi fare? Beh, devi iscriverti a questo canale e attivare la campanella delle notifiche (scherzo, solo se vuoi).

    Cosa vuoi fare? Vuoi parlarmi dei tuoi dubbi? Chiedermi altri esempi, farmi delle domande? Fallo nei commenti.

    Ci vediamo nel prossimo video!

    Alla prossima!

    Tutto quello che avresti sempre voluto sapere sui verbi modali, e che non hanno mai osato insegnarti - almeno non in un’unica lezione. Te lo spiego io, ora, in questo video, che ti servirà - ora e tutte le volte che avrai bisogno di un ripasso - come guida definitiva su questa categoria di verbi.

    Verbi modali, dunque. Quanti sono? E quali sono?

    Trascrizione e glossario sul Podcast Italiano Club

    I verbi modali italiani sono quattro, e sono molto molto frequenti, molto molto comuni: per questo, usarli correttamente è fondamentale.

    Si tratta dei verbi:

    • volere
    • potere
    • dovere
    • e sapere (in uno dei suoi significati).

    Pronto, pronta? Andiamo!

    Ah, questo è Podcast Italiano, un canale per chi impara l’italiano. Io sono Davide. Attiva i sottotitoli se ne hai bisogno; la trascrizione integrale del video è sul mio sito, podcastitaliano.com. Ho anche preparato un PDF che accompagna il video, e che contiene una sintesi delle spiegazioni grammaticali di quello che vedremo oggi, ma anche delle tabelle di coniugazione complete ed esercizi per fare molta pratica sia sulle forme che sugli usi. Questo PDF, se vuoi, puoi anche stamparlo, tanto per seguire meglio il video mentre lo guardi, quanto per studiare e fare gli esercizi dopo averlo visto. Ti lascio il link in descrizione, ma puoi anche scansionare questo comodo codice QR.

    Bene, vorrei partire dal nome: verbi modali. Scommetto che nessuno ti ha mai spiegato perché si chiamano così, ma non ti preoccupare, per questo ci siamo noi.I verbi modali si chiamano così, “modali”, perché indicano la "modalità" (il modo, la forma, la maniera) in cui viene compiuta l'azione o l’evento espresso da un altro verbo, e cioè il verbo che li segue all’infinito.

    Ad esempio:

    • Nella frase “Voglio imparare tutto sui verbi modali”, l’azione di “imparare” è compiuta secondo la modalità della volontà (”imparo perché voglio, perché è un mio desiderio”).
    • Nella frase “Devo imparare tutto sui verbi modali”, abbiamo la modalità della necessità (”imparo perché ne ho bisogno, ad esempio perché devo superare un test, o devo parlare un italiano che sia più comprensibile”).
    • Nella frase “So usare correttamente i verbi modali, perché ho guardato questo video e ho fatto gli esercizi del pdf”, ritroviamo qui la modalità dell’abilità (”ho l’abilità di farlo, ho la competenza necessaria”).
    • Infine, nella frase “Posso imparare tutto sui verbi modali, perché finalmente ho visto questo video”, abbiamo la modalità della possibilità (”imparo perché ne ho l’opportunità, ne ho l’occasione”).

    Bene, ora approfondiamo il discorso e vediamo come funziona ciascuno di questi verbi.

    Volere ha un unico significato:

    • esprime sempre volontà, desiderio, affermato o negato, come nelle seguenti citazioni tratte da brani di letteratura italiana del Novecento:
      • "Lei non voleva morire. Voleva restare al mondo, anche se il mondo era quel che era" (Elsa Morante, La storia).
      • "Volevo smettere, e lo volevo sul serio. Ma il desiderio della sigaretta era così forte che finivo col fumarne una proprio per festeggiare la mia decisione di non fumare più" (Italo Svevo, La coscienza di Zeno)

    Potere, diversamente da volere, ha due possibili significati; può significare infatti:

    • “avere la possibilità”, come in questi altri esempi:
      • "Coi soldi che avanzavano, potevamo comprare dei gelati" (Natalia Ginzburg, Lessico Famigliare)
      • "Non potevamo comprare neppure il sale, ma le tasse, quelle, dovevamo pagarle" (Ignazio Silone, Fontamanara)

    Ma potere può significare anche…

    • …“avere il permesso, il diritto, l’autorizzazione a fare qualcosa” come in queste altre citazioni:
      • "Le bambine non potevano studiare, dovevano aiutare in casa o andare a bottega" (Elena Ferrante, L’amica geniale)
      • "I maschi potevano uscire la sera, potevano fare i 'grandi', mentre a noi restavano solo i discorsi in cucina" (Natalia Ginzburg, Lessico famigliare)

    Anche dovere ha due possibili significati: può esprimere

    • obbligo, necessità, come in:
      • "Le ragazze dovevano imparare a tacere e a servire, preparando sé stesse a una vita di sacrificio che chiamavano amore"  (Sibilla Aleramo, Una donna)
      O ancora…
      • "I ragazzi dovevano dimostrare di essere forti, di non aver paura di nessuno, se non volevano finire calpestati" (Elena Ferrante, L’amica geniale)
      Ma dovere può anche esprimere…
    • …probabilità, come in:
      • "Dev'essere la stanchezza”, pensava Giovanni Drogo, “o forse è solo il vento che fischia tra le feritoie" (Dino Buzzati, Il deserto dei tartari); “dev’essere” significa “forse è”, “immagino sia”, “suppongo sia”.
      Attenzione: quando esprime probabilità, il maggiore o minore livello di sicurezza del parlante può essere indicato dalla scelta del modo del verbo, cioè indicativo o condizionale:
      • Hanno suonato, deve essere il postino: qui abbiamo l’indicativo, che suggerisce una forte probabilità:
      • Hanno suonato, dovrebbe essere il postino: qui il condizionale dovrebbe indica una buona possibilità, ma inferiore a quella espressa dalla frase precedente).

    Sapere, infine, quando è usato come verbo modale ha il significato di

    • ”essere capace di”, come in:
      • "Mia madre sapeva fare i pacchetti con una perfezione meticolosa; sapeva organizzare i bagagli e le partenze in un attimo, e sapeva riconoscere subito, in una persona, se era un fesso o no." (Natalia Ginzburg, Lessico famigliare)

    Attenzione, dunque, se la tua prima lingua è l’inglese! L’inglese ha infatti un’unica forma, can, per esprimere due diversi significati:

    • il significato di “avere la possibilità e il permesso di”: I can meet you at 5.00 p.m. (quindi, in italiano “Ti posso incontrare alle 5”).
    • E il significato di “essere capace di”:  I can’t ski (in italiano “Non so sciare”, nel senso di “non sono capace”).

    E dunque se hai imparato l’italiano ricorda di dire “So parlare italiano” (oppure semplicemente “So l’italiano”, ma questo non è un verbo modale). Se dici “Posso parlare italiano” vuoi dire che ne hai la possibilità (magari ti stai offrendo di parlare italiano, no?), ma il significato, come vedi, è leggermente diverso. O ancora: se chiedi a qualcuno “Sai preparare il tiramisù?” beh, stai chiedendo se quella persona è capace, no? Ma se chiedi “Puoi preparare il tiramisù?” beh, gli stai chiedendo di farlo, che è diverso.

    Oltre al fatto di esprimere la modalità con cui viene compiuta l’azione, i verbi volere, potere, dovere e sapere  hanno in comune altre caratteristiche di cui voglio parlarti. Tre, per l’esattezza. Vediamo quali.

    Caratteristica numero 1:

    I verbi modali sono seguiti direttamente da un verbo all’infinito, come negli esempi seguenti, che sono titoli di notizie. Non ci sono, quindi, preposizioni: quindi niente cose come vogliono di visitare, per esempio. Ok?

    C’è un caso in cui possiamo avere sapere + di + infinito: è il caso di costruzioni come “so di essere bravo”, che è la maniera più elegante di dire “so che sono bravo”.

    Questo “sapere” non è un verbo modale, ma è “sapere” con il significato di “sono a conoscenza”, “sono consapevole” di qualcosa.

    Oppure: “so parlare bene l’inglese, ma quando sono stanco il mio livello peggiora” significa “sono capace”, ok? Ma “so di parlare bene l’inglese, non c’è bisogno che tu me lo dica” significa “sono consapevole di questo”, “lo so”, “so questo fatto”.

    Caratteristica numero 2:

    I verbi modali assumono solitamente il verbo ausiliare (essere o avere) richiesto dal verbo all’infinito che accompagnano, come possiamo dedurre da questi altri titoli:

    Si dice “abbiamo voluto dare” perché il verbo dare, transitivo, quindi che è seguito da un oggetto diretto, richiede normalmente il verbo ausiliare avere (come abbiamo dato voce agli antagonisti).

    Vediamo un altro esempio:

    Si dice “ci siamo voluti arrendere” perché il verbo arrendersi, riflessivo, richiede l’ausiliare essere (ci siamo arresi).

    Ancora un esempio:

    Si dice “ha dovuto chiedere” perché il verbo chiedere, transitivo, con oggetto diretto, seleziona l’ausiliare avere (hanno chiesto aiuto).

    Se si usa questo criterio, cioè se si sceglie l’ausiliare del verbo all’infinito, non si sbaglia mai. Ma…attenzione a questi casi particolari:

    1. Se il verbo che segue il modale è intransitivo (cioè non può avere un oggetto diretto o indiretto), si può usare sia essere che avere: si può dire è dovuto uscire o ha dovuto uscire (anche se io personalmente userei sempre la prima opzione, è dovuto uscire, così come è dovuto andare, è dovuto tornare, ecc.)
    2. Se l’infinito ha con sé un pronome debole, o atono, (mi, ti, si, ci, vi) bisogna usare essere se il pronome si trova prima dell’infinito (non si è voluto alzare), e avere se il pronome si trova dopo l’infinito (non ha voluto alzarsi).

    Facciamo altri esempi:Non mi sono dovuto vestire → Non ho dovuto vestirmiPerché non vi siete potuti muovere? → Perché non avete potuto muovervi?Si sono dovuti ricredere della propria scelta → Hanno dovuto ricredersi della propria scelta.

    c. Se il modale è seguito dal verbo essere, l’ausiliare sarà sempre avere:

    • ha dovuto essere forte;
    • ha voluto essere il primo;
    • non ha potuto essere presente;
    • non ha saputo essere costante.

    Passiamo alla…

    caratteristica numero 3 dei verbi modali:

    Se questi sono accompagnati da un pronome debole o atono(mi, ti, le, gli, ci, vi, ne) o da più pronomi deboli combinati tra loro (me lo, te la, glieli, te ne, ce ne etc. ) il pronome (o il gruppo di due pronomi combinati) si può collocare in due posizioni:

    • o prima del verbo modale (ti devo parlare, gliela voglio presentare, ce ne posso mettere di più, se ne deve fregare)
    • o dopo l’infinito (devo parlarti, voglio presentartela, posso mettercene di più, deve fregarsene ).

    Bene, veniamo ora alle forme.

    Nella coniugazione dei verbi modali, alcune forme, in alcuni tempi e modi, sono irregolari.

    I verbi modali sono irregolari, ad esempio, al presente indicativo. Ti lascio a schermo una tabella in cui, con colori diversi, ho evidenziato le diverse forme dei verbi.

    Osservando la tabella, notiamo alcune cose.

    • la radice dell’infinito, in rosso, si ritrova sempre alla seconda persona plurale, con il “voi”: volere-volete, potere-potete, dovere-dovete, sapere-sapete. Queste forme sono regolari.
    • la radice della prima persona singolare, “io”, è sempre la stessa della terza persona plurale, “loro”: voglio-vogliono, posso-possono, devo-devono, so-sanno;
    • nel caso di volere e potere, la radice della prima persona singolare “io” è anche la radice della prima persona plurale “noi”: abbiamo così voglio-vogliamo-vogliono e posso-possiamo-possono ;
    • sempre nel caso di volere e potere, la radice della seconda persona singolare “tu” è anche la radice della terza singolare “lui/lei”: abbiamo così vuoi-vuole (attenzione alla “l” che si aggiunge alla terza persona); puoi-può;
    • nel caso di dovere e sapere, la radice non cambia in tutte le forme del singolare: devo, devi, deve; so, sai, sa;
    • alla prima persona plurale, “noi”, la radice dell’infinito di dovere subisce una trasformazione. La “v” diventa una doppia “b”, mentre la radice dell’infinito di sappiamo raddoppia, raddoppia la “p”: sapere- sappiamo.

    Comunque, il modo migliore di imparare le forme dei verbi è ascoltando molto e leggendo ancora di più. I verbi modali sono molto comuni, e con tanta esposizione all’italiano li imparerai regolarmente, in maniera naturale. Queste osservazioni sono solo utili per renderti consapevole di regolarità (all’interno delle “irregolarità”)m aspetti che magari non avevi notato e che, spero, ti aiuteranno a non sbagliarti o, magari, a ricordarti certe forme che sbagli spesso.

    Poi, se vuoi o se ne hai bisogno, puoi studiare la tabella mettendo in pausa il video. La troverai anche nel PDF.

    Oltre che all’indicativo presente, i verbi modali sono irregolari anche in altri tempi e in altri modi. Le coniugazioni complete di questi tempi e modi possono essere facilmente ricavate dalla prima persona singolare, “io”.

    Abbiamo così:

    • all’indicativo futuro: vorrò, potrò, dovrò, saprò;
    • al condizionale presente: vorrei, potrei, dovrei, saprei;
    • al congiuntivo presente: voglia, possa, debba, sappia.

    Ma comunque troverai le tabelle di coniugazione complete dei verbi modali in tutti i tempi e modi in cui assumono forme irregolari nel pdf di questo video, che trovi sempre nel link in descrizione o anche scansionando di nuovo questo codice QR. Se non l’hai fatto, scaricalo, mi raccomando! Sono una miniera d’oro questi pdf, li prepariamo con tanto amore… e sono gratis!

    A proposito di modi verbali: scegliere di usare i verbi modali all’indicativo o al condizionale non è uguale, ma ha delle conseguenze a livello di comunicazione.

    Dire al barista Vorrei un caffè è molto più educato che dirgli Voglio un caffè.

    Dire a un amico con problemi di salute Dovresti sentire uno specialista è molto più delicato che dirgli Devi sentire uno specialista.

    Potresti abbassare il volume? è una richiesta formulata in modo più gentile rispetto a Puoi abbassare il volume?

    In tutti e tre i casi il messaggio passa, sia al condizionale che all’indicativo; passa l’ordinazione al bar, passa il consiglio all’amico, passa la richiesta. Ma ciò che cambia, è il livello di cortesia, di gentilezza, di delicatezza con cui realizziamo l’azione linguistica. E, con il condizionale, questo livello di cortesia è decisamente più alto.

    Cosa puoi fare a questo punto? Puoi studiare attentamente il ripasso nel pdf e fare gli esercizi per metterti alla prova. Gli esercizi sono molto utili per consolidare tutto quello che hai imparato oggi.

    Cosa devi fare? Beh, devi iscriverti a questo canale e attivare la campanella delle notifiche (scherzo, solo se vuoi).

    Cosa vuoi fare? Vuoi parlarmi dei tuoi dubbi? Chiedermi altri esempi, farmi delle domande? Fallo nei commenti.

    Ci vediamo nel prossimo video!

    Alla prossima!

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    I verbi modali in italiano: la guida definitiva

    March 29, 2026

    Note e risorse

    In questo video ti spiego tutto sui verbi modali italiani: volere, potere, dovere e sapere. Vedremo i loro significati, come si coniugano e come usarli correttamente in ogni situazione.

    Abbonandoti al Podcast Italiano Club (livello di bronzo) avrai accesso alle trascrizioni dei video con glossario.
    Trascrizione e glossario sul Podcast Italiano Club (livello di bronzo).

    Trascrizione

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    Tutto quello che avresti sempre voluto sapere sui verbi modali, e che non hanno mai osato insegnarti - almeno non in un’unica lezione. Te lo spiego io, ora, in questo video, che ti servirà - ora e tutte le volte che avrai bisogno di un ripasso - come guida definitiva su questa categoria di verbi.

    Verbi modali, dunque. Quanti sono? E quali sono?

    Trascrizione e glossario sul Podcast Italiano Club

    I verbi modali italiani sono quattro, e sono molto molto frequenti, molto molto comuni: per questo, usarli correttamente è fondamentale.

    Si tratta dei verbi:

    • volere
    • potere
    • dovere
    • e sapere (in uno dei suoi significati).

    Pronto, pronta? Andiamo!

    Ah, questo è Podcast Italiano, un canale per chi impara l’italiano. Io sono Davide. Attiva i sottotitoli se ne hai bisogno; la trascrizione integrale del video è sul mio sito, podcastitaliano.com. Ho anche preparato un PDF che accompagna il video, e che contiene una sintesi delle spiegazioni grammaticali di quello che vedremo oggi, ma anche delle tabelle di coniugazione complete ed esercizi per fare molta pratica sia sulle forme che sugli usi. Questo PDF, se vuoi, puoi anche stamparlo, tanto per seguire meglio il video mentre lo guardi, quanto per studiare e fare gli esercizi dopo averlo visto. Ti lascio il link in descrizione, ma puoi anche scansionare questo comodo codice QR.

    Bene, vorrei partire dal nome: verbi modali. Scommetto che nessuno ti ha mai spiegato perché si chiamano così, ma non ti preoccupare, per questo ci siamo noi.I verbi modali si chiamano così, “modali”, perché indicano la "modalità" (il modo, la forma, la maniera) in cui viene compiuta l'azione o l’evento espresso da un altro verbo, e cioè il verbo che li segue all’infinito.

    Ad esempio:

    • Nella frase “Voglio imparare tutto sui verbi modali”, l’azione di “imparare” è compiuta secondo la modalità della volontà (”imparo perché voglio, perché è un mio desiderio”).
    • Nella frase “Devo imparare tutto sui verbi modali”, abbiamo la modalità della necessità (”imparo perché ne ho bisogno, ad esempio perché devo superare un test, o devo parlare un italiano che sia più comprensibile”).
    • Nella frase “So usare correttamente i verbi modali, perché ho guardato questo video e ho fatto gli esercizi del pdf”, ritroviamo qui la modalità dell’abilità (”ho l’abilità di farlo, ho la competenza necessaria”).
    • Infine, nella frase “Posso imparare tutto sui verbi modali, perché finalmente ho visto questo video”, abbiamo la modalità della possibilità (”imparo perché ne ho l’opportunità, ne ho l’occasione”).

    Bene, ora approfondiamo il discorso e vediamo come funziona ciascuno di questi verbi.

    Volere ha un unico significato:

    • esprime sempre volontà, desiderio, affermato o negato, come nelle seguenti citazioni tratte da brani di letteratura italiana del Novecento:
      • "Lei non voleva morire. Voleva restare al mondo, anche se il mondo era quel che era" (Elsa Morante, La storia).
      • "Volevo smettere, e lo volevo sul serio. Ma il desiderio della sigaretta era così forte che finivo col fumarne una proprio per festeggiare la mia decisione di non fumare più" (Italo Svevo, La coscienza di Zeno)

    Potere, diversamente da volere, ha due possibili significati; può significare infatti:

    • “avere la possibilità”, come in questi altri esempi:
      • "Coi soldi che avanzavano, potevamo comprare dei gelati" (Natalia Ginzburg, Lessico Famigliare)
      • "Non potevamo comprare neppure il sale, ma le tasse, quelle, dovevamo pagarle" (Ignazio Silone, Fontamanara)

    Ma potere può significare anche…

    • …“avere il permesso, il diritto, l’autorizzazione a fare qualcosa” come in queste altre citazioni:
      • "Le bambine non potevano studiare, dovevano aiutare in casa o andare a bottega" (Elena Ferrante, L’amica geniale)
      • "I maschi potevano uscire la sera, potevano fare i 'grandi', mentre a noi restavano solo i discorsi in cucina" (Natalia Ginzburg, Lessico famigliare)

    Anche dovere ha due possibili significati: può esprimere

    • obbligo, necessità, come in:
      • "Le ragazze dovevano imparare a tacere e a servire, preparando sé stesse a una vita di sacrificio che chiamavano amore"  (Sibilla Aleramo, Una donna)
      O ancora…
      • "I ragazzi dovevano dimostrare di essere forti, di non aver paura di nessuno, se non volevano finire calpestati" (Elena Ferrante, L’amica geniale)
      Ma dovere può anche esprimere…
    • …probabilità, come in:
      • "Dev'essere la stanchezza”, pensava Giovanni Drogo, “o forse è solo il vento che fischia tra le feritoie" (Dino Buzzati, Il deserto dei tartari); “dev’essere” significa “forse è”, “immagino sia”, “suppongo sia”.
      Attenzione: quando esprime probabilità, il maggiore o minore livello di sicurezza del parlante può essere indicato dalla scelta del modo del verbo, cioè indicativo o condizionale:
      • Hanno suonato, deve essere il postino: qui abbiamo l’indicativo, che suggerisce una forte probabilità:
      • Hanno suonato, dovrebbe essere il postino: qui il condizionale dovrebbe indica una buona possibilità, ma inferiore a quella espressa dalla frase precedente).

    Sapere, infine, quando è usato come verbo modale ha il significato di

    • ”essere capace di”, come in:
      • "Mia madre sapeva fare i pacchetti con una perfezione meticolosa; sapeva organizzare i bagagli e le partenze in un attimo, e sapeva riconoscere subito, in una persona, se era un fesso o no." (Natalia Ginzburg, Lessico famigliare)

    Attenzione, dunque, se la tua prima lingua è l’inglese! L’inglese ha infatti un’unica forma, can, per esprimere due diversi significati:

    • il significato di “avere la possibilità e il permesso di”: I can meet you at 5.00 p.m. (quindi, in italiano “Ti posso incontrare alle 5”).
    • E il significato di “essere capace di”:  I can’t ski (in italiano “Non so sciare”, nel senso di “non sono capace”).

    E dunque se hai imparato l’italiano ricorda di dire “So parlare italiano” (oppure semplicemente “So l’italiano”, ma questo non è un verbo modale). Se dici “Posso parlare italiano” vuoi dire che ne hai la possibilità (magari ti stai offrendo di parlare italiano, no?), ma il significato, come vedi, è leggermente diverso. O ancora: se chiedi a qualcuno “Sai preparare il tiramisù?” beh, stai chiedendo se quella persona è capace, no? Ma se chiedi “Puoi preparare il tiramisù?” beh, gli stai chiedendo di farlo, che è diverso.

    Oltre al fatto di esprimere la modalità con cui viene compiuta l’azione, i verbi volere, potere, dovere e sapere  hanno in comune altre caratteristiche di cui voglio parlarti. Tre, per l’esattezza. Vediamo quali.

    Caratteristica numero 1:

    I verbi modali sono seguiti direttamente da un verbo all’infinito, come negli esempi seguenti, che sono titoli di notizie. Non ci sono, quindi, preposizioni: quindi niente cose come vogliono di visitare, per esempio. Ok?

    C’è un caso in cui possiamo avere sapere + di + infinito: è il caso di costruzioni come “so di essere bravo”, che è la maniera più elegante di dire “so che sono bravo”.

    Questo “sapere” non è un verbo modale, ma è “sapere” con il significato di “sono a conoscenza”, “sono consapevole” di qualcosa.

    Oppure: “so parlare bene l’inglese, ma quando sono stanco il mio livello peggiora” significa “sono capace”, ok? Ma “so di parlare bene l’inglese, non c’è bisogno che tu me lo dica” significa “sono consapevole di questo”, “lo so”, “so questo fatto”.

    Caratteristica numero 2:

    I verbi modali assumono solitamente il verbo ausiliare (essere o avere) richiesto dal verbo all’infinito che accompagnano, come possiamo dedurre da questi altri titoli:

    Si dice “abbiamo voluto dare” perché il verbo dare, transitivo, quindi che è seguito da un oggetto diretto, richiede normalmente il verbo ausiliare avere (come abbiamo dato voce agli antagonisti).

    Vediamo un altro esempio:

    Si dice “ci siamo voluti arrendere” perché il verbo arrendersi, riflessivo, richiede l’ausiliare essere (ci siamo arresi).

    Ancora un esempio:

    Si dice “ha dovuto chiedere” perché il verbo chiedere, transitivo, con oggetto diretto, seleziona l’ausiliare avere (hanno chiesto aiuto).

    Se si usa questo criterio, cioè se si sceglie l’ausiliare del verbo all’infinito, non si sbaglia mai. Ma…attenzione a questi casi particolari:

    1. Se il verbo che segue il modale è intransitivo (cioè non può avere un oggetto diretto o indiretto), si può usare sia essere che avere: si può dire è dovuto uscire o ha dovuto uscire (anche se io personalmente userei sempre la prima opzione, è dovuto uscire, così come è dovuto andare, è dovuto tornare, ecc.)
    2. Se l’infinito ha con sé un pronome debole, o atono, (mi, ti, si, ci, vi) bisogna usare essere se il pronome si trova prima dell’infinito (non si è voluto alzare), e avere se il pronome si trova dopo l’infinito (non ha voluto alzarsi).

    Facciamo altri esempi:Non mi sono dovuto vestire → Non ho dovuto vestirmiPerché non vi siete potuti muovere? → Perché non avete potuto muovervi?Si sono dovuti ricredere della propria scelta → Hanno dovuto ricredersi della propria scelta.

    c. Se il modale è seguito dal verbo essere, l’ausiliare sarà sempre avere:

    • ha dovuto essere forte;
    • ha voluto essere il primo;
    • non ha potuto essere presente;
    • non ha saputo essere costante.

    Passiamo alla…

    caratteristica numero 3 dei verbi modali:

    Se questi sono accompagnati da un pronome debole o atono(mi, ti, le, gli, ci, vi, ne) o da più pronomi deboli combinati tra loro (me lo, te la, glieli, te ne, ce ne etc. ) il pronome (o il gruppo di due pronomi combinati) si può collocare in due posizioni:

    • o prima del verbo modale (ti devo parlare, gliela voglio presentare, ce ne posso mettere di più, se ne deve fregare)
    • o dopo l’infinito (devo parlarti, voglio presentartela, posso mettercene di più, deve fregarsene ).

    Bene, veniamo ora alle forme.

    Nella coniugazione dei verbi modali, alcune forme, in alcuni tempi e modi, sono irregolari.

    I verbi modali sono irregolari, ad esempio, al presente indicativo. Ti lascio a schermo una tabella in cui, con colori diversi, ho evidenziato le diverse forme dei verbi.

    Osservando la tabella, notiamo alcune cose.

    • la radice dell’infinito, in rosso, si ritrova sempre alla seconda persona plurale, con il “voi”: volere-volete, potere-potete, dovere-dovete, sapere-sapete. Queste forme sono regolari.
    • la radice della prima persona singolare, “io”, è sempre la stessa della terza persona plurale, “loro”: voglio-vogliono, posso-possono, devo-devono, so-sanno;
    • nel caso di volere e potere, la radice della prima persona singolare “io” è anche la radice della prima persona plurale “noi”: abbiamo così voglio-vogliamo-vogliono e posso-possiamo-possono ;
    • sempre nel caso di volere e potere, la radice della seconda persona singolare “tu” è anche la radice della terza singolare “lui/lei”: abbiamo così vuoi-vuole (attenzione alla “l” che si aggiunge alla terza persona); puoi-può;
    • nel caso di dovere e sapere, la radice non cambia in tutte le forme del singolare: devo, devi, deve; so, sai, sa;
    • alla prima persona plurale, “noi”, la radice dell’infinito di dovere subisce una trasformazione. La “v” diventa una doppia “b”, mentre la radice dell’infinito di sappiamo raddoppia, raddoppia la “p”: sapere- sappiamo.

    Comunque, il modo migliore di imparare le forme dei verbi è ascoltando molto e leggendo ancora di più. I verbi modali sono molto comuni, e con tanta esposizione all’italiano li imparerai regolarmente, in maniera naturale. Queste osservazioni sono solo utili per renderti consapevole di regolarità (all’interno delle “irregolarità”)m aspetti che magari non avevi notato e che, spero, ti aiuteranno a non sbagliarti o, magari, a ricordarti certe forme che sbagli spesso.

    Poi, se vuoi o se ne hai bisogno, puoi studiare la tabella mettendo in pausa il video. La troverai anche nel PDF.

    Oltre che all’indicativo presente, i verbi modali sono irregolari anche in altri tempi e in altri modi. Le coniugazioni complete di questi tempi e modi possono essere facilmente ricavate dalla prima persona singolare, “io”.

    Abbiamo così:

    • all’indicativo futuro: vorrò, potrò, dovrò, saprò;
    • al condizionale presente: vorrei, potrei, dovrei, saprei;
    • al congiuntivo presente: voglia, possa, debba, sappia.

    Ma comunque troverai le tabelle di coniugazione complete dei verbi modali in tutti i tempi e modi in cui assumono forme irregolari nel pdf di questo video, che trovi sempre nel link in descrizione o anche scansionando di nuovo questo codice QR. Se non l’hai fatto, scaricalo, mi raccomando! Sono una miniera d’oro questi pdf, li prepariamo con tanto amore… e sono gratis!

    A proposito di modi verbali: scegliere di usare i verbi modali all’indicativo o al condizionale non è uguale, ma ha delle conseguenze a livello di comunicazione.

    Dire al barista Vorrei un caffè è molto più educato che dirgli Voglio un caffè.

    Dire a un amico con problemi di salute Dovresti sentire uno specialista è molto più delicato che dirgli Devi sentire uno specialista.

    Potresti abbassare il volume? è una richiesta formulata in modo più gentile rispetto a Puoi abbassare il volume?

    In tutti e tre i casi il messaggio passa, sia al condizionale che all’indicativo; passa l’ordinazione al bar, passa il consiglio all’amico, passa la richiesta. Ma ciò che cambia, è il livello di cortesia, di gentilezza, di delicatezza con cui realizziamo l’azione linguistica. E, con il condizionale, questo livello di cortesia è decisamente più alto.

    Cosa puoi fare a questo punto? Puoi studiare attentamente il ripasso nel pdf e fare gli esercizi per metterti alla prova. Gli esercizi sono molto utili per consolidare tutto quello che hai imparato oggi.

    Cosa devi fare? Beh, devi iscriverti a questo canale e attivare la campanella delle notifiche (scherzo, solo se vuoi).

    Cosa vuoi fare? Vuoi parlarmi dei tuoi dubbi? Chiedermi altri esempi, farmi delle domande? Fallo nei commenti.

    Ci vediamo nel prossimo video!

    Alla prossima!

    Tutto quello che avresti sempre voluto sapere sui verbi modali, e che non hanno mai osato insegnarti - almeno non in un’unica lezione. Te lo spiego io, ora, in questo video, che ti servirà - ora e tutte le volte che avrai bisogno di un ripasso - come guida definitiva su questa categoria di verbi.

    Verbi modali, dunque. Quanti sono? E quali sono?

    Trascrizione e glossario sul Podcast Italiano Club

    I verbi modali italiani sono quattro, e sono molto molto frequenti, molto molto comuni: per questo, usarli correttamente è fondamentale.

    Si tratta dei verbi:

    • volere
    • potere
    • dovere
    • e sapere (in uno dei suoi significati).

    Pronto, pronta? Andiamo!

    Ah, questo è Podcast Italiano, un canale per chi impara l’italiano. Io sono Davide. Attiva i sottotitoli se ne hai bisogno; la trascrizione integrale del video è sul mio sito, podcastitaliano.com. Ho anche preparato un PDF che accompagna il video, e che contiene una sintesi delle spiegazioni grammaticali di quello che vedremo oggi, ma anche delle tabelle di coniugazione complete ed esercizi per fare molta pratica sia sulle forme che sugli usi. Questo PDF, se vuoi, puoi anche stamparlo, tanto per seguire meglio il video mentre lo guardi, quanto per studiare e fare gli esercizi dopo averlo visto. Ti lascio il link in descrizione, ma puoi anche scansionare questo comodo codice QR.

    Bene, vorrei partire dal nome: verbi modali. Scommetto che nessuno ti ha mai spiegato perché si chiamano così, ma non ti preoccupare, per questo ci siamo noi.I verbi modali si chiamano così, “modali”, perché indicano la "modalità" (il modo, la forma, la maniera) in cui viene compiuta l'azione o l’evento espresso da un altro verbo, e cioè il verbo che li segue all’infinito.

    Ad esempio:

    • Nella frase “Voglio imparare tutto sui verbi modali”, l’azione di “imparare” è compiuta secondo la modalità della volontà (”imparo perché voglio, perché è un mio desiderio”).
    • Nella frase “Devo imparare tutto sui verbi modali”, abbiamo la modalità della necessità (”imparo perché ne ho bisogno, ad esempio perché devo superare un test, o devo parlare un italiano che sia più comprensibile”).
    • Nella frase “So usare correttamente i verbi modali, perché ho guardato questo video e ho fatto gli esercizi del pdf”, ritroviamo qui la modalità dell’abilità (”ho l’abilità di farlo, ho la competenza necessaria”).
    • Infine, nella frase “Posso imparare tutto sui verbi modali, perché finalmente ho visto questo video”, abbiamo la modalità della possibilità (”imparo perché ne ho l’opportunità, ne ho l’occasione”).

    Bene, ora approfondiamo il discorso e vediamo come funziona ciascuno di questi verbi.

    Volere ha un unico significato:

    • esprime sempre volontà, desiderio, affermato o negato, come nelle seguenti citazioni tratte da brani di letteratura italiana del Novecento:
      • "Lei non voleva morire. Voleva restare al mondo, anche se il mondo era quel che era" (Elsa Morante, La storia).
      • "Volevo smettere, e lo volevo sul serio. Ma il desiderio della sigaretta era così forte che finivo col fumarne una proprio per festeggiare la mia decisione di non fumare più" (Italo Svevo, La coscienza di Zeno)

    Potere, diversamente da volere, ha due possibili significati; può significare infatti:

    • “avere la possibilità”, come in questi altri esempi:
      • "Coi soldi che avanzavano, potevamo comprare dei gelati" (Natalia Ginzburg, Lessico Famigliare)
      • "Non potevamo comprare neppure il sale, ma le tasse, quelle, dovevamo pagarle" (Ignazio Silone, Fontamanara)

    Ma potere può significare anche…

    • …“avere il permesso, il diritto, l’autorizzazione a fare qualcosa” come in queste altre citazioni:
      • "Le bambine non potevano studiare, dovevano aiutare in casa o andare a bottega" (Elena Ferrante, L’amica geniale)
      • "I maschi potevano uscire la sera, potevano fare i 'grandi', mentre a noi restavano solo i discorsi in cucina" (Natalia Ginzburg, Lessico famigliare)

    Anche dovere ha due possibili significati: può esprimere

    • obbligo, necessità, come in:
      • "Le ragazze dovevano imparare a tacere e a servire, preparando sé stesse a una vita di sacrificio che chiamavano amore"  (Sibilla Aleramo, Una donna)
      O ancora…
      • "I ragazzi dovevano dimostrare di essere forti, di non aver paura di nessuno, se non volevano finire calpestati" (Elena Ferrante, L’amica geniale)
      Ma dovere può anche esprimere…
    • …probabilità, come in:
      • "Dev'essere la stanchezza”, pensava Giovanni Drogo, “o forse è solo il vento che fischia tra le feritoie" (Dino Buzzati, Il deserto dei tartari); “dev’essere” significa “forse è”, “immagino sia”, “suppongo sia”.
      Attenzione: quando esprime probabilità, il maggiore o minore livello di sicurezza del parlante può essere indicato dalla scelta del modo del verbo, cioè indicativo o condizionale:
      • Hanno suonato, deve essere il postino: qui abbiamo l’indicativo, che suggerisce una forte probabilità:
      • Hanno suonato, dovrebbe essere il postino: qui il condizionale dovrebbe indica una buona possibilità, ma inferiore a quella espressa dalla frase precedente).

    Sapere, infine, quando è usato come verbo modale ha il significato di

    • ”essere capace di”, come in:
      • "Mia madre sapeva fare i pacchetti con una perfezione meticolosa; sapeva organizzare i bagagli e le partenze in un attimo, e sapeva riconoscere subito, in una persona, se era un fesso o no." (Natalia Ginzburg, Lessico famigliare)

    Attenzione, dunque, se la tua prima lingua è l’inglese! L’inglese ha infatti un’unica forma, can, per esprimere due diversi significati:

    • il significato di “avere la possibilità e il permesso di”: I can meet you at 5.00 p.m. (quindi, in italiano “Ti posso incontrare alle 5”).
    • E il significato di “essere capace di”:  I can’t ski (in italiano “Non so sciare”, nel senso di “non sono capace”).

    E dunque se hai imparato l’italiano ricorda di dire “So parlare italiano” (oppure semplicemente “So l’italiano”, ma questo non è un verbo modale). Se dici “Posso parlare italiano” vuoi dire che ne hai la possibilità (magari ti stai offrendo di parlare italiano, no?), ma il significato, come vedi, è leggermente diverso. O ancora: se chiedi a qualcuno “Sai preparare il tiramisù?” beh, stai chiedendo se quella persona è capace, no? Ma se chiedi “Puoi preparare il tiramisù?” beh, gli stai chiedendo di farlo, che è diverso.

    Oltre al fatto di esprimere la modalità con cui viene compiuta l’azione, i verbi volere, potere, dovere e sapere  hanno in comune altre caratteristiche di cui voglio parlarti. Tre, per l’esattezza. Vediamo quali.

    Caratteristica numero 1:

    I verbi modali sono seguiti direttamente da un verbo all’infinito, come negli esempi seguenti, che sono titoli di notizie. Non ci sono, quindi, preposizioni: quindi niente cose come vogliono di visitare, per esempio. Ok?

    C’è un caso in cui possiamo avere sapere + di + infinito: è il caso di costruzioni come “so di essere bravo”, che è la maniera più elegante di dire “so che sono bravo”.

    Questo “sapere” non è un verbo modale, ma è “sapere” con il significato di “sono a conoscenza”, “sono consapevole” di qualcosa.

    Oppure: “so parlare bene l’inglese, ma quando sono stanco il mio livello peggiora” significa “sono capace”, ok? Ma “so di parlare bene l’inglese, non c’è bisogno che tu me lo dica” significa “sono consapevole di questo”, “lo so”, “so questo fatto”.

    Caratteristica numero 2:

    I verbi modali assumono solitamente il verbo ausiliare (essere o avere) richiesto dal verbo all’infinito che accompagnano, come possiamo dedurre da questi altri titoli:

    Si dice “abbiamo voluto dare” perché il verbo dare, transitivo, quindi che è seguito da un oggetto diretto, richiede normalmente il verbo ausiliare avere (come abbiamo dato voce agli antagonisti).

    Vediamo un altro esempio:

    Si dice “ci siamo voluti arrendere” perché il verbo arrendersi, riflessivo, richiede l’ausiliare essere (ci siamo arresi).

    Ancora un esempio:

    Si dice “ha dovuto chiedere” perché il verbo chiedere, transitivo, con oggetto diretto, seleziona l’ausiliare avere (hanno chiesto aiuto).

    Se si usa questo criterio, cioè se si sceglie l’ausiliare del verbo all’infinito, non si sbaglia mai. Ma…attenzione a questi casi particolari:

    1. Se il verbo che segue il modale è intransitivo (cioè non può avere un oggetto diretto o indiretto), si può usare sia essere che avere: si può dire è dovuto uscire o ha dovuto uscire (anche se io personalmente userei sempre la prima opzione, è dovuto uscire, così come è dovuto andare, è dovuto tornare, ecc.)
    2. Se l’infinito ha con sé un pronome debole, o atono, (mi, ti, si, ci, vi) bisogna usare essere se il pronome si trova prima dell’infinito (non si è voluto alzare), e avere se il pronome si trova dopo l’infinito (non ha voluto alzarsi).

    Facciamo altri esempi:Non mi sono dovuto vestire → Non ho dovuto vestirmiPerché non vi siete potuti muovere? → Perché non avete potuto muovervi?Si sono dovuti ricredere della propria scelta → Hanno dovuto ricredersi della propria scelta.

    c. Se il modale è seguito dal verbo essere, l’ausiliare sarà sempre avere:

    • ha dovuto essere forte;
    • ha voluto essere il primo;
    • non ha potuto essere presente;
    • non ha saputo essere costante.

    Passiamo alla…

    caratteristica numero 3 dei verbi modali:

    Se questi sono accompagnati da un pronome debole o atono(mi, ti, le, gli, ci, vi, ne) o da più pronomi deboli combinati tra loro (me lo, te la, glieli, te ne, ce ne etc. ) il pronome (o il gruppo di due pronomi combinati) si può collocare in due posizioni:

    • o prima del verbo modale (ti devo parlare, gliela voglio presentare, ce ne posso mettere di più, se ne deve fregare)
    • o dopo l’infinito (devo parlarti, voglio presentartela, posso mettercene di più, deve fregarsene ).

    Bene, veniamo ora alle forme.

    Nella coniugazione dei verbi modali, alcune forme, in alcuni tempi e modi, sono irregolari.

    I verbi modali sono irregolari, ad esempio, al presente indicativo. Ti lascio a schermo una tabella in cui, con colori diversi, ho evidenziato le diverse forme dei verbi.

    Osservando la tabella, notiamo alcune cose.

    • la radice dell’infinito, in rosso, si ritrova sempre alla seconda persona plurale, con il “voi”: volere-volete, potere-potete, dovere-dovete, sapere-sapete. Queste forme sono regolari.
    • la radice della prima persona singolare, “io”, è sempre la stessa della terza persona plurale, “loro”: voglio-vogliono, posso-possono, devo-devono, so-sanno;
    • nel caso di volere e potere, la radice della prima persona singolare “io” è anche la radice della prima persona plurale “noi”: abbiamo così voglio-vogliamo-vogliono e posso-possiamo-possono ;
    • sempre nel caso di volere e potere, la radice della seconda persona singolare “tu” è anche la radice della terza singolare “lui/lei”: abbiamo così vuoi-vuole (attenzione alla “l” che si aggiunge alla terza persona); puoi-può;
    • nel caso di dovere e sapere, la radice non cambia in tutte le forme del singolare: devo, devi, deve; so, sai, sa;
    • alla prima persona plurale, “noi”, la radice dell’infinito di dovere subisce una trasformazione. La “v” diventa una doppia “b”, mentre la radice dell’infinito di sappiamo raddoppia, raddoppia la “p”: sapere- sappiamo.

    Comunque, il modo migliore di imparare le forme dei verbi è ascoltando molto e leggendo ancora di più. I verbi modali sono molto comuni, e con tanta esposizione all’italiano li imparerai regolarmente, in maniera naturale. Queste osservazioni sono solo utili per renderti consapevole di regolarità (all’interno delle “irregolarità”)m aspetti che magari non avevi notato e che, spero, ti aiuteranno a non sbagliarti o, magari, a ricordarti certe forme che sbagli spesso.

    Poi, se vuoi o se ne hai bisogno, puoi studiare la tabella mettendo in pausa il video. La troverai anche nel PDF.

    Oltre che all’indicativo presente, i verbi modali sono irregolari anche in altri tempi e in altri modi. Le coniugazioni complete di questi tempi e modi possono essere facilmente ricavate dalla prima persona singolare, “io”.

    Abbiamo così:

    • all’indicativo futuro: vorrò, potrò, dovrò, saprò;
    • al condizionale presente: vorrei, potrei, dovrei, saprei;
    • al congiuntivo presente: voglia, possa, debba, sappia.

    Ma comunque troverai le tabelle di coniugazione complete dei verbi modali in tutti i tempi e modi in cui assumono forme irregolari nel pdf di questo video, che trovi sempre nel link in descrizione o anche scansionando di nuovo questo codice QR. Se non l’hai fatto, scaricalo, mi raccomando! Sono una miniera d’oro questi pdf, li prepariamo con tanto amore… e sono gratis!

    A proposito di modi verbali: scegliere di usare i verbi modali all’indicativo o al condizionale non è uguale, ma ha delle conseguenze a livello di comunicazione.

    Dire al barista Vorrei un caffè è molto più educato che dirgli Voglio un caffè.

    Dire a un amico con problemi di salute Dovresti sentire uno specialista è molto più delicato che dirgli Devi sentire uno specialista.

    Potresti abbassare il volume? è una richiesta formulata in modo più gentile rispetto a Puoi abbassare il volume?

    In tutti e tre i casi il messaggio passa, sia al condizionale che all’indicativo; passa l’ordinazione al bar, passa il consiglio all’amico, passa la richiesta. Ma ciò che cambia, è il livello di cortesia, di gentilezza, di delicatezza con cui realizziamo l’azione linguistica. E, con il condizionale, questo livello di cortesia è decisamente più alto.

    Cosa puoi fare a questo punto? Puoi studiare attentamente il ripasso nel pdf e fare gli esercizi per metterti alla prova. Gli esercizi sono molto utili per consolidare tutto quello che hai imparato oggi.

    Cosa devi fare? Beh, devi iscriverti a questo canale e attivare la campanella delle notifiche (scherzo, solo se vuoi).

    Cosa vuoi fare? Vuoi parlarmi dei tuoi dubbi? Chiedermi altri esempi, farmi delle domande? Fallo nei commenti.

    Ci vediamo nel prossimo video!

    Alla prossima!

    Scarica trascrizione in PDF