4 ERRORI di PRONUNCIA in italiano che fanno tutti
In questo video esploro i quattro errori più comuni nella pronuncia italiana. Questi materiali esclusivi ti aiuteranno a migliorare la tua pronuncia e a "suonare" più autentico!
Abbonandoti al Podcast Italiano Club (livello di bronzo) avrai accesso alle trascrizioni dei video con glossario.
Trascrizione e glossario sul Podcast Italiano Club (livello di bronzo)
La pronuncia è fondamentale in una lingua straniera, ma è anche uno degli aspetti più trascurati dagli studenti. Ci sono alcuni errori comunissimi che sento spesso dagli studenti, studenti, di tutte le nazionalità, e che molto probabilmente commetti anche tu, perché hanno a che fare con alcuni aspetti un po’ fastidiosi della pronuncia e dell’ortografia dell’italiano (cioè come si scrive la lingua). Imparare a evitare questi errori i aiuterà a suonare molto più italiano e a essere preso più sul serio dai madrelingua, che di conseguenza ti parleranno più volentieri e più spesso in italiano; motivo per cui ho raccolto 4 degli errori, o tipi di errori, più comuni tra gli studenti di italiano.
Trascrizione e glossario sul Podcast Italiano Club (livello di bronzo).
Io mi chiamo Davide e questo è Podcast Italiano, un canale per chi impara l’italiano. Attiva i sottotitoli se ne hai bisogno; la trascrizione integrale è sul mio sito, podcastitaliano.com. Ho anche preparato un PDF che accompagna il video, e che potrai usare durante o dopo aver visto il video per ripassare e approfondire le informazioni. Sì, perché nel PDF troverai degli approfondimenti, delle informazioni che nel video non ho tempo di inserire per motivi di spazio. Ti lascio il link in descrizione, ma puoi anche scansionare questo codice QR con il tuo telefono.
Prima di incominciare, molti degli errori che farai sono legati alla tua madrelingua. Se parli inglese farai errori diversi rispetto a quelli che farà un parlante di tedesco, di cinese, di russo. Ma, come dicevo poco fa, ci sono errori, o tipi di errori, che fanno praticamente tutti gli studenti. Io ne ho raccolti quattro.
Errore 1)Come pronunceresti questa parola (”lasciare”)? La pronuncia corretta è /laʃˈʃare/. Se ascolti attentamente, noterai che non ho pronunciato quella i, che infatti è muta. /laʃˈʃare/, lascio, lascia, lasciamo. Nelle combinazioni SC + A, O, U la i non ha un suono, non si pronuncia: di fatto serve solo a modificare la pronuncia delle lettere precedenti. In altre parole, se SCARPA si pronuncia /sˈkarpa/, aggiungendo una I tra la S e la C otteniamo /ˈʃarpa/, con il suono /ʃ/. La i dunque ha l’unica funziona di segnalare che SC si pronuncia /ʃ/, ma, di per sé, non ha un suono. Quindi attenzione a non pronunciarla!
Lo stesso vale per le combinazioni CIA, CIO, CIU e GIA, GIO, GIU. In come “ciao”, “ciò” o “ciurma” la i indica che la c si pronuncia /ʧ/ e non con la /k/ di casa, ma la i stessa non si pronuncia.E lo stesso vale per la g, quindi in un nome come Gianni o Giovanni o in parole come già o gioco la i non si pronuncia: indica solo la pronuncia della G.
Errore 2)Il secondo errore è imparentato con il primo errore. Come pronunceresti questa parola (SCIENZA)? La pronuncia corretta è /ˈʃɛnʦa/. Anche qui, se ci fai caso, non pronuncio quella i: non dico /ˈʃjɛnʦa/ ma /ˈʃɛnʦa/. Potresti chiederti: ma qui a che cosa serve quella i? Se in parole come SCIARPA o CIAO aveva una funzione, cioè ci segnalava che SC non si pronunciava /sk/ ma /ʃ/ qui perché si scrive? A che serve? La verità è che quella i è di origine etimologica, cioè si spiega con l’origine latina della parola (in latino la parola era “scientia”, e la i si pronunciava), ma in italiano no: la i è muta. Lo stesso vale per una parola come “coscienza”, dove la i si scrive per motivi di etimologia, di origine della parola, ma non va pronunciata. Nota che la parola “conoscenza”, invece, non ha nessuna i, ma la pronuncia della sua parte finale è sempre la stessa: /ʃɛnʦa/.Lo stesso vale per la combinazione CIE. In una parola come società o in una parola come specie la i non si pronuncia, è muta anche qui. Anche qui la motivazione è etimologica, ha a che vedere con la storia della parola. E lo stesso nella combinazione GIE in una parola come IGIENE: quella I è muta, /iˈʤɛne/, e si spiega con l’etimologia, non ha una vera funzione.
Ci sono poi combinazioni CIE o GIE in cui la I non ha una motivazione etimologica, ma segue una regola ortografica, una regola di scrittura, precisa: mi riferisco a casi come “camicie”, plurale di “camicia”, oppure “valigie”, che è il plurale di “valigia”. In questi casi la regola, che si è affermata nelle grammatiche scolastiche (in passato non era una regola vera e propria), vuole che si scriva la i se la sillaba precedente finisce per vocale. VaLI-gia ha una I (cioè una vocale) come lettera finale della sillaba precedente -li-, e quindi il plurale vaLIgie vorrà una I tra la G e la E. Lo stesso vale per camicia: la sillaba precedente a CIA è MI, che finisce per vocale (MI). Parole come “arancia” o “torcia”, invece, si scriveranno al plurale “arance”, o “torce” perché la sillaba finale finisce per “n” o “r” rispettivamente, quindi due consonanti: a-RAN-cia, TOR-cia. Lo stesso vale per faccia, a proposito: qui la sillaba precedente è fac, che finisce per consonante (le doppie si spezzano in due sillabe diverse: fac-cia). Quindi il plurale, facce, non vuole la i.Ma al di là di questa regola che ci aiuta a ricordarci come si scrivono i plurali di queste parole, la i nelle combinazioni CIE e GIE non si pronuncia.
Quello che ho detto vale per l’italiano standard, quantomeno: ci sono accenti in cui la i degli errori 1 e 2 in realtà si può sentire, e spesso si tratta di un’influenza della scrittura. La spiegazione sarebbe un po’ complessa; resta il fatto che se senti quella i pronunciata è probabilmente per influenza regionale. E comunque si tratta di pronunce abbastanza stigmatizzate e da molte considerate “incolte”, quindi non te le consiglierei.
Errore 3) Passiamo al terzo errore, o tipo di errore. Come pronunceresti questa parola (ASCOLTANO), in una frase come come “I miei fratelli non mi ascoltano”? La pronuncia corretta è ascòltano, con l’accento sulla o, sulla sillaba -col-. Molti studenti di italiano, almeno ai livelli più bassi, tendono a mettere l’accento su -ta- (ascoltàno), perché di solito l’accento in italiano cade sulla penultima sillaba.Ma nelle terze persone plurali dei verbi questo non succede mai. L’accento cade sempre prima della penultima sillaba.Il trucco è pensare che l’accento cade proprio dove cade nella prima persona singolare del presente indicativo: quindi ascòlto, accento su col, ascòltano, accento sempre su còl. Dormono, dormono; dico, dicono; penso, pensano. Semplice, vero?Ora, magari tu non fai questo errore, perché hai un livello intermedio o avanzato. Ma prendiamo ora una parola come questa (OCCUPANO). Come la pronunci? La pronuncia è “òccupano”. L’accento qui non cade sulla terzultima sillaba, ma sulla quartultima: oc-cu-pa-no. Il trucco di prima però funziona anche qui: nella prima persona singolare al tempo presente l’accento è òc-cu-po, quindi la terza plurale sarà òc-cu-pa-no, e non occùpano o occupàno, come dicono tanti studenti. La chiave dunque è sapere che si dice òccupo e non occùpo: da òccupo puoi ricavare la pronuncia òccupano.Devi fare dunque attenzione ai verbi che funzionano come “occupo” (cioè “occupare”), parole in cui alla prima persona singolare del presente l’acccento cade sulla terzultima sillaba (se non addirittura prima!) In italiano ce ne sono svariate, come àbito (quindi àbitano), òspito (òspitano), comùnico (quindi comùnicano), fàbbrico (e quindi fàbbricano), lìtigo (alla terza plurale lìtigano), còmplico (còmplicano), diméntico (diménticano), àpplico (àpplicano), pròvoco (pròvocano).Ora, come fare a sapere dove cade l’accento alla prima persona singolare? Come fare a sapere se si dice òccupo o occùpo, còmplico o complìco? Purtroppo non c’è modo di saperlo leggendo la parola, visto che non mettiamo un accento grafico che ci dice su quale sillaba cade l’accento.E quindi l’unico modo è abituarsi attraverso tanto tanto ascolto: ascoltando tanto la pronuncia di queste parole ti entrerà in testa. E nel dubbio, puoi dare un’occhiata alla pronuncia in un dizionario, oppure un dizionario di pronuncia (nel PDF troverai alcune indicazioni pratiche su come farlo e quali siti ti consiglio).
Errore 4) Passiamo ora al quarto tipo di errore.Partiamo da una parola che sicuramente conosci (PIZZA): come la pronunci? Dilla ad alta voce. La pronuncia è /piʦʦa/, con il suono /ʦ/, che è praticamente il suono che abbiamo nella parola inglese it’s. Quindi la lettera Z in italiano si può pronunciare /ʦ/, con un suono che tecnicamente si dice “affricato”, che inizia che inizia in maniera esplosiva. E’ simile a una /s/, ma che inizia in maniera più esplosiva e “rapida”, appunto. Senti la differenza tra /ʦ/ (come in “pizza” e /s/ (come in “sasso”)? Una cosa che hanno in comune e che sono suoni pronunciati senza la vibrazione delle corde vocali: se metti la mano qui sul collo sentirai che non c’è nessuna vibrazione: si parla di fonema sordo o non sonoro.Bene, ora, come pronunci questa parola (REALIZZARE)? La pronuncia corretta è “realizzare”, con il suono ʣ, pronunciato lungo. Un errore che fanno molti studenti, anche avanzati, è usare il suono /ʦ/ di pizza per pronunciare una parola come “realizzare”, che invece ha un suono diverso, /ʣ/, che è il suono che abbiamo anche in parole come zona, zaino, ozono. Diverso in che modo? Diverso perché qui sì che c’è una vibrazione delle corde vocali, quindi abbiamo a che fare con un fonema sonoro. /ʣ/ è un suono difficile per la maggior parte degli studenti di italiano: se parli inglese ti può aiutare a pensare a parole come , e a quella combinazione di d+s. In effetti può aiutare pensare al suono /z/, quello di una parola come rosa, con una d aggiunta davanti.
Ecco, realizzare, così come tutte le parole che hanno il suffisso -izzare, vanno pronunciate con ʣ/ e non /ʦ/: utilizzare, organizzare, velocizzare e centinaia di altre parole con il suffisso -izzare.Il caso di -izzare è molto regolare, ma come si fa a sapere in generale quando usare / ʣ/ e quando /ʦ/? Perché l’ortografia non ci aiuta granché: la lettera che usiamo per entrambi i suoni è sempre la Z (che a proposito, si legge [ʣ]eta, con il fonema sonoro.Delle regole sulla pronuncia della Z ci sarebbero pure, ma sono numerose e un po’ complicate, e comunque c’è una grande variazione regionale. Io ti posso dare un consiglio abbastanza semplice, che va un po’ contro alla pronuncia neutra tradizionale, la cosiddetta “dizione”, ma è la tendenza che si sta affermando oggi, ovvero: se una parola inizia con la Z, tu pronunciala sempre con il suono / ʣ/ . E quindi zio, zappa, zona, zucchero, zero, Zagabria, zodiaco.Un’altra regola abbastanza utile e, appunto, regolare, è quando scriviamo la sequenza zi + vocale: in questo caso useremo il suono /ʦ/. Agenzia, pulizia, pazzia, silenzio, anziano, stazione, grazie. Molto comune è il suffisso -zione: situazione, combinazione, fazione, riduzione, aspirazione e moltissime altre. Ma c’è un’eccezione (perché ci sono sempre eccezioni), che è la parola azienda: qui la Z è sonora, quindi aziendaMa ci sarebbero altre regole di pronuncia della Z che qui non ho il tempo di darti: le troverai nel PDF, che approfondisce quanto ti ho detto. Ti lascio qui a schermo il codice QR se vuoi approfondire e ripassare tutto quello di cui ti ho parlato in questo video.
A proposito, se t’interessa la pronuncia italiana ho creato Fonetica italiana semplice, un corso di pronuncia italiana completa che ti insegna tutto ciò che devi sapere per parlare con la pronuncia bella e accurata che hai sempre sognato. Con più di 6 ore di materiali e tantissimi esercizi, è sicuramente il corso più completo che tu possa trovare se ti interessa approfondire la pronuncia dell’italiano. Ti lascio il link in descrizione.Ora, se invece ti interessa un corso intensivo di pronuncia, una raccolta di tutti i miei migliori video sull’argomento, dai un’occhiata a questo video di più di un’ora. Penso ti piacerà!Alla prossima.
La pronuncia è fondamentale in una lingua straniera, ma è anche uno degli aspetti più trascurati dagli studenti. Ci sono alcuni errori comunissimi che sento spesso dagli studenti, studenti, di tutte le nazionalità, e che molto probabilmente commetti anche tu, perché hanno a che fare con alcuni aspetti un po’ fastidiosi della pronuncia e dell’ortografia dell’italiano (cioè come si scrive la lingua). Imparare a evitare questi errori i aiuterà a suonare molto più italiano e a essere preso più sul serio dai madrelingua, che di conseguenza ti parleranno più volentieri e più spesso in italiano; motivo per cui ho raccolto 4 degli errori, o tipi di errori, più comuni tra gli studenti di italiano.
Trascrizione e glossario sul Podcast Italiano Club (livello di bronzo).
Io mi chiamo Davide e questo è Podcast Italiano, un canale per chi impara l’italiano. Attiva i sottotitoli se ne hai bisogno; la trascrizione integrale è sul mio sito, podcastitaliano.com. Ho anche preparato un PDF che accompagna il video, e che potrai usare durante o dopo aver visto il video per ripassare e approfondire le informazioni. Sì, perché nel PDF troverai degli approfondimenti, delle informazioni che nel video non ho tempo di inserire per motivi di spazio. Ti lascio il link in descrizione, ma puoi anche scansionare questo codice QR con il tuo telefono.
Prima di incominciare, molti degli errori che farai sono legati alla tua madrelingua. Se parli inglese farai errori diversi rispetto a quelli che farà un parlante di tedesco, di cinese, di russo. Ma, come dicevo poco fa, ci sono errori, o tipi di errori, che fanno praticamente tutti gli studenti. Io ne ho raccolti quattro.
Errore 1)Come pronunceresti questa parola (”lasciare”)? La pronuncia corretta è /laʃˈʃare/. Se ascolti attentamente, noterai che non ho pronunciato quella i, che infatti è muta. /laʃˈʃare/, lascio, lascia, lasciamo. Nelle combinazioni SC + A, O, U la i non ha un suono, non si pronuncia: di fatto serve solo a modificare la pronuncia delle lettere precedenti. In altre parole, se SCARPA si pronuncia /sˈkarpa/, aggiungendo una I tra la S e la C otteniamo /ˈʃarpa/, con il suono /ʃ/. La i dunque ha l’unica funziona di segnalare che SC si pronuncia /ʃ/, ma, di per sé, non ha un suono. Quindi attenzione a non pronunciarla!
Lo stesso vale per le combinazioni CIA, CIO, CIU e GIA, GIO, GIU. In come “ciao”, “ciò” o “ciurma” la i indica che la c si pronuncia /ʧ/ e non con la /k/ di casa, ma la i stessa non si pronuncia.E lo stesso vale per la g, quindi in un nome come Gianni o Giovanni o in parole come già o gioco la i non si pronuncia: indica solo la pronuncia della G.
Errore 2)Il secondo errore è imparentato con il primo errore. Come pronunceresti questa parola (SCIENZA)? La pronuncia corretta è /ˈʃɛnʦa/. Anche qui, se ci fai caso, non pronuncio quella i: non dico /ˈʃjɛnʦa/ ma /ˈʃɛnʦa/. Potresti chiederti: ma qui a che cosa serve quella i? Se in parole come SCIARPA o CIAO aveva una funzione, cioè ci segnalava che SC non si pronunciava /sk/ ma /ʃ/ qui perché si scrive? A che serve? La verità è che quella i è di origine etimologica, cioè si spiega con l’origine latina della parola (in latino la parola era “scientia”, e la i si pronunciava), ma in italiano no: la i è muta. Lo stesso vale per una parola come “coscienza”, dove la i si scrive per motivi di etimologia, di origine della parola, ma non va pronunciata. Nota che la parola “conoscenza”, invece, non ha nessuna i, ma la pronuncia della sua parte finale è sempre la stessa: /ʃɛnʦa/.Lo stesso vale per la combinazione CIE. In una parola come società o in una parola come specie la i non si pronuncia, è muta anche qui. Anche qui la motivazione è etimologica, ha a che vedere con la storia della parola. E lo stesso nella combinazione GIE in una parola come IGIENE: quella I è muta, /iˈʤɛne/, e si spiega con l’etimologia, non ha una vera funzione.
Ci sono poi combinazioni CIE o GIE in cui la I non ha una motivazione etimologica, ma segue una regola ortografica, una regola di scrittura, precisa: mi riferisco a casi come “camicie”, plurale di “camicia”, oppure “valigie”, che è il plurale di “valigia”. In questi casi la regola, che si è affermata nelle grammatiche scolastiche (in passato non era una regola vera e propria), vuole che si scriva la i se la sillaba precedente finisce per vocale. VaLI-gia ha una I (cioè una vocale) come lettera finale della sillaba precedente -li-, e quindi il plurale vaLIgie vorrà una I tra la G e la E. Lo stesso vale per camicia: la sillaba precedente a CIA è MI, che finisce per vocale (MI). Parole come “arancia” o “torcia”, invece, si scriveranno al plurale “arance”, o “torce” perché la sillaba finale finisce per “n” o “r” rispettivamente, quindi due consonanti: a-RAN-cia, TOR-cia. Lo stesso vale per faccia, a proposito: qui la sillaba precedente è fac, che finisce per consonante (le doppie si spezzano in due sillabe diverse: fac-cia). Quindi il plurale, facce, non vuole la i.Ma al di là di questa regola che ci aiuta a ricordarci come si scrivono i plurali di queste parole, la i nelle combinazioni CIE e GIE non si pronuncia.
Quello che ho detto vale per l’italiano standard, quantomeno: ci sono accenti in cui la i degli errori 1 e 2 in realtà si può sentire, e spesso si tratta di un’influenza della scrittura. La spiegazione sarebbe un po’ complessa; resta il fatto che se senti quella i pronunciata è probabilmente per influenza regionale. E comunque si tratta di pronunce abbastanza stigmatizzate e da molte considerate “incolte”, quindi non te le consiglierei.
Errore 3) Passiamo al terzo errore, o tipo di errore. Come pronunceresti questa parola (ASCOLTANO), in una frase come come “I miei fratelli non mi ascoltano”? La pronuncia corretta è ascòltano, con l’accento sulla o, sulla sillaba -col-. Molti studenti di italiano, almeno ai livelli più bassi, tendono a mettere l’accento su -ta- (ascoltàno), perché di solito l’accento in italiano cade sulla penultima sillaba.Ma nelle terze persone plurali dei verbi questo non succede mai. L’accento cade sempre prima della penultima sillaba.Il trucco è pensare che l’accento cade proprio dove cade nella prima persona singolare del presente indicativo: quindi ascòlto, accento su col, ascòltano, accento sempre su còl. Dormono, dormono; dico, dicono; penso, pensano. Semplice, vero?Ora, magari tu non fai questo errore, perché hai un livello intermedio o avanzato. Ma prendiamo ora una parola come questa (OCCUPANO). Come la pronunci? La pronuncia è “òccupano”. L’accento qui non cade sulla terzultima sillaba, ma sulla quartultima: oc-cu-pa-no. Il trucco di prima però funziona anche qui: nella prima persona singolare al tempo presente l’accento è òc-cu-po, quindi la terza plurale sarà òc-cu-pa-no, e non occùpano o occupàno, come dicono tanti studenti. La chiave dunque è sapere che si dice òccupo e non occùpo: da òccupo puoi ricavare la pronuncia òccupano.Devi fare dunque attenzione ai verbi che funzionano come “occupo” (cioè “occupare”), parole in cui alla prima persona singolare del presente l’acccento cade sulla terzultima sillaba (se non addirittura prima!) In italiano ce ne sono svariate, come àbito (quindi àbitano), òspito (òspitano), comùnico (quindi comùnicano), fàbbrico (e quindi fàbbricano), lìtigo (alla terza plurale lìtigano), còmplico (còmplicano), diméntico (diménticano), àpplico (àpplicano), pròvoco (pròvocano).Ora, come fare a sapere dove cade l’accento alla prima persona singolare? Come fare a sapere se si dice òccupo o occùpo, còmplico o complìco? Purtroppo non c’è modo di saperlo leggendo la parola, visto che non mettiamo un accento grafico che ci dice su quale sillaba cade l’accento.E quindi l’unico modo è abituarsi attraverso tanto tanto ascolto: ascoltando tanto la pronuncia di queste parole ti entrerà in testa. E nel dubbio, puoi dare un’occhiata alla pronuncia in un dizionario, oppure un dizionario di pronuncia (nel PDF troverai alcune indicazioni pratiche su come farlo e quali siti ti consiglio).
Errore 4) Passiamo ora al quarto tipo di errore.Partiamo da una parola che sicuramente conosci (PIZZA): come la pronunci? Dilla ad alta voce. La pronuncia è /piʦʦa/, con il suono /ʦ/, che è praticamente il suono che abbiamo nella parola inglese it’s. Quindi la lettera Z in italiano si può pronunciare /ʦ/, con un suono che tecnicamente si dice “affricato”, che inizia che inizia in maniera esplosiva. E’ simile a una /s/, ma che inizia in maniera più esplosiva e “rapida”, appunto. Senti la differenza tra /ʦ/ (come in “pizza” e /s/ (come in “sasso”)? Una cosa che hanno in comune e che sono suoni pronunciati senza la vibrazione delle corde vocali: se metti la mano qui sul collo sentirai che non c’è nessuna vibrazione: si parla di fonema sordo o non sonoro.Bene, ora, come pronunci questa parola (REALIZZARE)? La pronuncia corretta è “realizzare”, con il suono ʣ, pronunciato lungo. Un errore che fanno molti studenti, anche avanzati, è usare il suono /ʦ/ di pizza per pronunciare una parola come “realizzare”, che invece ha un suono diverso, /ʣ/, che è il suono che abbiamo anche in parole come zona, zaino, ozono. Diverso in che modo? Diverso perché qui sì che c’è una vibrazione delle corde vocali, quindi abbiamo a che fare con un fonema sonoro. /ʣ/ è un suono difficile per la maggior parte degli studenti di italiano: se parli inglese ti può aiutare a pensare a parole come , e a quella combinazione di d+s. In effetti può aiutare pensare al suono /z/, quello di una parola come rosa, con una d aggiunta davanti.
Ecco, realizzare, così come tutte le parole che hanno il suffisso -izzare, vanno pronunciate con ʣ/ e non /ʦ/: utilizzare, organizzare, velocizzare e centinaia di altre parole con il suffisso -izzare.Il caso di -izzare è molto regolare, ma come si fa a sapere in generale quando usare / ʣ/ e quando /ʦ/? Perché l’ortografia non ci aiuta granché: la lettera che usiamo per entrambi i suoni è sempre la Z (che a proposito, si legge [ʣ]eta, con il fonema sonoro.Delle regole sulla pronuncia della Z ci sarebbero pure, ma sono numerose e un po’ complicate, e comunque c’è una grande variazione regionale. Io ti posso dare un consiglio abbastanza semplice, che va un po’ contro alla pronuncia neutra tradizionale, la cosiddetta “dizione”, ma è la tendenza che si sta affermando oggi, ovvero: se una parola inizia con la Z, tu pronunciala sempre con il suono / ʣ/ . E quindi zio, zappa, zona, zucchero, zero, Zagabria, zodiaco.Un’altra regola abbastanza utile e, appunto, regolare, è quando scriviamo la sequenza zi + vocale: in questo caso useremo il suono /ʦ/. Agenzia, pulizia, pazzia, silenzio, anziano, stazione, grazie. Molto comune è il suffisso -zione: situazione, combinazione, fazione, riduzione, aspirazione e moltissime altre. Ma c’è un’eccezione (perché ci sono sempre eccezioni), che è la parola azienda: qui la Z è sonora, quindi aziendaMa ci sarebbero altre regole di pronuncia della Z che qui non ho il tempo di darti: le troverai nel PDF, che approfondisce quanto ti ho detto. Ti lascio qui a schermo il codice QR se vuoi approfondire e ripassare tutto quello di cui ti ho parlato in questo video.
A proposito, se t’interessa la pronuncia italiana ho creato Fonetica italiana semplice, un corso di pronuncia italiana completa che ti insegna tutto ciò che devi sapere per parlare con la pronuncia bella e accurata che hai sempre sognato. Con più di 6 ore di materiali e tantissimi esercizi, è sicuramente il corso più completo che tu possa trovare se ti interessa approfondire la pronuncia dell’italiano. Ti lascio il link in descrizione.Ora, se invece ti interessa un corso intensivo di pronuncia, una raccolta di tutti i miei migliori video sull’argomento, dai un’occhiata a questo video di più di un’ora. Penso ti piacerà!Alla prossima.



.png)




.png)
%20(2)(1).jpg)



.png)

.png)
.png)
.png)
.png)
.png)

.png)


.png)

.png)







%20(1).png)

%20(1)%20(1).png)
%20(1).jpg)



.jpg)

.webp)
.webp)










.webp)


.webp)
.webp)
.webp)

.webp)
.webp)




























