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    I PRONOMI COMBINATI: la guida definitiva (me li, te lo, ecc.)

    calendar-date-2
    June 1, 2026
    Note e risorse

    I pronomi combinati sono uno degli aspetti più complessi della grammatica italiana. In questo video li spiego usando un modello grammaticale moderno, che ti aiuterà finalmente a capirli e usarli con sicurezza.

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    Trascrizione
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    I pronomi combinati...

    E adesso come glieli spiego?

    Faccio una tabella e gliela mostro?

    Invento degli esempi e glieli leggo?

    Te lo dico io, cosa faccio: te li spiego come nessuno te li ha mai spiegati prima.

    Glieli, te lo (non questo “telo”), ve la (non questa “vela”), me le (no, non queste "mele"):  sto parlando dei pronomi combinati, uno degli aspetti più complessi della grammatica dell’italiano.

    In questo video, ti aiuterò finalmente a capirli fino in fondo. E lo farò servendomi di un modello grammaticale moderno e innovativo, così potrai finalmente capirli e usarli con sicurezza… e fare un salto di qualità nel tuo italiano.

    Trascrizione e glossario sul Podcast Italiano Club

    Io mi chiamo Davide e questo è Podcast Italiano, un canale per chi impara o ama l’italiano. Attiva i sottotitoli se ne hai bisogno. Trovi la trascrizione integrale di questo video sul mio sito. Come sempre ho preparato un PDF che riassume tutto quello che dico e lo integra con altri esempi ed esercizi. Puoi scaricarlo al link in descrizione, oppure puoi scansionare questo comodo codice QR.

    Detto questo, incominciamo!

    In questo video ci concentreremo sui soli pronomi combinati tipo: me lo scrivi, te lo dico, glieli dai, gliele porti. Sicuramente li hai già incontrati e li incontri continuamente nei tuoi ascolti e letture in italiano.

    Queste combinazioni contengono un pronome oggetto indiretto (mi, ti, gli, le, ci, vi) e un pronome oggetto diretto (lo, la, li, le). Non vedremo oggi tutte le altre possibili combinazioni, ad esempio, quelle che includono un pronome riflessivo come “si(se lo mangia), o “ci” locativo (ce lo porto), o il partitivo “ne” (te ne porto un altro). Di questi, non parliamo qui.

    Partiamo da qui: con quali verbi si usano questi pronomi? E che cosa sono, davvero, gli oggetti diretti e indiretti?

    E qui voglio fare una piccola digressione, ma sarà interessante, te lo prometto.

    Vedi, i verbi non sono tutti uguali.

    Aiutiamoci con una bella metafora, che non fa mai male.

    Immagina che la frase sia un sistema planetario.

    Al centro del sistema (che sarebbe la frase) c’è il verbo: il verbo, infatti, è il centro della frase, la stella del nostro sistema.

    Ci sono verbi che sono stelle solitarie, che non hanno bisogno di altri elementi che ruotino attorno. Sono i verbi atmosferici: piove, nevica, grandina, tuona, e così via.

    "Piove" è una frase completa composta da una sola parola, il verbo appunto, una frase; e sì, può essere arricchita da altre informazioni (piove tanto, piove poco, piove da stamattina, piove tutti i giorni), ma che può anche esistere così: piove. Chiameremo questi verbi “verbi zero”, cioè verbi che funzionano da soli.

    Altri verbi, da soli, si annoiano e hanno bisogno di almeno un altro pianeta che gli ruoti attorno e che gli faccia compagnia. Questo pianeta ha la funzione di soggetto, generalmente collocato a sinistra, nella frase.

    Il bambino dorme, il cane abbaia, la mamma riposa, lo studente sbadiglia, il signore anziano è morto.

    Chiameremo questi verbi "verbi uno", i verbi che hanno un solo elemento, che è il soggetto.

    Il soggetto è un elemento molto speciale, perché ha una relazione speciale con il verbo, la "stella" della frase.

    Innanzitutto, condivide con lui il cosiddetto “numero”, singolare o plurale. Dirò “il bambino dorme” ma “i bambini dormono”.

    Poi, il genere, maschile o femminile. Non lo vediamo, negli esempi di prima, e non si vede con tutti i verbi, ma lo vediamo per esempio in questi, che vogliono l’ausiliare essere: la bambina è tornata, la sedia si è rotta, dove sei andata quest’estate o gli studenti sono usciti.

    E infine, il soggetto concorda con il verbo per persona. Ti ho dato solo esempi alla terza persona, ma se avessi un io o un tu, ovviamente il verbo cambierebbe: io dormo, tu riposi. Come forse sai, spesso, io, tu, lui, noi (che si chiamano pronomi soggetto), spesso si possono omettere, in italiano.

    Quindi, se oltre al verbo c’è solo un altro elemento, quell’elemento sarà il soggetto, che è legato in maniera stretta al verbo e sta alla sua sinistra: Marco dorme, il gatto sbadiglia, gli studenti sono usciti, ecc.

    Proseguiamo il nostro viaggio, perché altri verbi, ancora, richiedono la presenza di ben due pianeti, cioè due elementi nella frase: uno con funzione di soggetto e l’altro, nella maggior parte di casi, con funzione di oggetto diretto.

    Davide spiega i pronomi, lo studente prende appunti, il professore corregge gli esercizi, ho visto (sottintendendo "io") un mio amico, Fabio ha letto il libro e così via. Questi sono verbi con due elementi obbligatori: chiamiamoli verbi due.

    Osserva che l’oggetto diretto è generalmente collocato a destra del verbo (ho visto un mio amico) e legato direttamente a questo, senza preposizioni. Nota che in altre lingue romanze, con degli oggetti animati, quindi persone o animali, spesso, si aggiunge una a: in spagnolo he visto a mi amigo, ma in italiano ho visto un mio amico.

    Ci sono, poi, verbi con tre elementi obbligatori, che chiameremo, sempre per comodità, verbi tre.

    Con questi, attorno alla stella-verbo ruotano ben tre corpi linguistici, tre elementi: il pianeta-soggetto, il pianeta-oggetto diretto e il pianeta oggetto-indiretto.

    Analizziamo questa frase:

    Marco ha regalato un orologio a suo padre.

    In questo esempio, attorno al verbo-stella ha regalato ruotano il soggetto Marco, il l'oggetto diretto un orologio e l'oggetto indiretto a suo padre. L’oggetto indiretto, come quello diretto, è generalmente collocato a destra del verbo, ma in questo caso è preceduto dalla preposizione “a”. Ora, vediamo come potrebbe continuare la frase in un dialogo:

    - Per quale occasione gliel’ha regalato?

    - Gliel’ha regalato per il suo compleanno.

    Siccome è già noto “cosa è stato regalato” e “a chi”, perché ce l’ha già detto il contesto, nel dialogo non abbiamo ripetuto “un orologio” e “a suo padre”, che abbiamo sostituito con i corrispondenti pronomi, per evitare le ripetizioni e rendere il testo meno pesante.

    I pronomi da inserire sono due perché due sono gli elementi da sostituire: un orologio (oggetto diretto) e a suo padre (oggetto indiretto). I due pronomi sono quindi lo e gli (cioè “a lui”).

    Facci caso: l’ordine non è lo gli, ma glielo: diretto e indiretto.  Come se fosse “ a suo padre + l’orologio”. Glielo.

    E questo vale per tutte le combinazioni di oggetto diretto e indiretto, per esempio me lo, te li, gliele, ce la, ve lo, glieli.

    "Regalare", il verbo tre che ho usato nell’esempio, appartiene alla categoria dei cosiddetti “verbi di dare”. Sono verbi come regalare, prestare, affidare, donare, vendere, trasmettere. Ti lascio una lista completa nel PDF. Con questi verbi c’è tipicamente qualcosa che passa da qualcuno che dà a qualcun altro che riceve. Il soggetto dà qualcosa (oggetto diretto) a qualcuno (oggetto indiretto), glielo dà. Con questi verbi tre, i “verbi di dare”, è molto probabile che entrino in gioco i nostri amati - o odiati - pronomi combinati, specie quando non vogliamo ripetere ogni elemento e annoiare a morte chi ci ascolta.

    Analizziamo alcuni altri esempi:

    - Perché hai prestato i tuoi appunti a Stefano?

    - Glieli ho prestati perché era stato assente.

    - Posso offrirti un caffè?

    - Ma certo che puoi offrirmelo, anzi, devi!

    - Ci avete restituito i libri che vi avevamo prestato?

    - Ve li abbiamo restituiti la scorsa settimana, non ricordate?

    Come vedi, con “verbi di dare” nella risposta possiamo evitare di ripetere l’oggetto diretto e indiretto come nella domanda, e sostituirli con i pronomi. Non rispondo dunque "ho prestato gli appunti a Stefano perché era stato assente", ma "glieli ho prestati perché era stato assente".

    Ora, potresti chiederti: ma se il pronome indiretto significa qualcosa come “a me”, “a te”, “a lui”,  non posso dire direttamente “li ho prestati A LUI”?  Oppure “puoi offrirlo A ME”? Perché devo dire “glieli ho prestati” e “puoi offrirmeli”? In realtà, puoi benissimo dirle, queste frasi, ma hanno un significato diverso, una sfumatura diversa. Dire “li ho prestati A LUI” implica dare un certo peso, una certa importanza a "a lui". E quindi, riprendendo il dialogo, potremmo avere:

    - Perché hai prestato i tuoi appunti a Stefano?

    - Li ho prestati a lui perché tu non c’eri.

    In questo caso l’elemento chiave è “a lui”, cioè li ho prestati proprio “a lui” e non “a te”, in questo contesto. C'è un contrasto tra "a lui" e "non a te". Ma nell’esempio di prima, l’informazione chiave non è che li ho prestati proprio a lui, proprio a Stefano (e non a te, o non a Giovanni, non a lui, non a lei), ma che gliel'ho prestati. Quel “glie”, dunque, è meno importante e rimane nello sfondo, non ha la stessa importanza e lo stesso peso, nella frase.

    È un po’ la differenza che c’è tra due frasi come “ti amo” e “amo te”. Con la prima ti confesso il mio amore, con la seconda voglio dire che amo te, proprio te e non un'altra persona.

    Facciamo ancora un esempio con un dialogo:

    - Quando mi riporti gli appunti che ti ho prestato?

    - Te li riporto domani, ok? Ma devo riportarli a te o a tua madre?

    - No, no, riportali a me.

    In “te li riporto” non c’è enfasi su quel “te” del pronome combinato “te li”, ma subito dopo abbiamo “devo riportarli a te o a tua madre?” Dove a te o a tua madre sono informazioni chiave: cioè, non potrei dire “devo riportarteli o a tua madre?”, che non funziona per niente, ma “devo riportarli a te o a tua madre?”.

    Costruzioni come “a lui”, “a lei”, a te” contengono la preposizione “a” più un pronome tonico, un pronome forte, perché può avere un accento forte, come ti ho mostrato. Invece i pronomi combinati sono combinazioni di pronomi atoni, o deboli, che non portano l’accento. Ci ritorniamo tra un attimo nel video, ma nota come quando dico “te lo porto” non possa mettere l’accento né su “te”, né su “lo”: non posso dire "té lo porto" o "te lò porto". No! ma te lo porto. Si fondono al verbo, di fatto. È un'unica parola: teloporto.

    Torniamo ora ai verbi tre. Ai “verbi di dare”, un’altra categoria di verbi tre che spesso richiedono la compagnia dei pronomi combinati è quella dei cosiddetti “verbi di dire” (come comunicare, raccontare, ripetere, riferire). In questo caso, quello che si dà e si riceve è in genere un’informazione.

    Per esempio:

    - Il capo vi ha già comunicato il nuovo orario?

    - Sì, ce l’ha comunicato via mail.

    - Mamma, ci racconti una storia?

    - Va bene, ve la racconto subito.

    - Prof, mi può ripetere la regola?

    - Ma certo, te la ripeto finché non sarà chiara

    Ricapitolando: con verbi che hanno un significato come dare (regalare, prestare, affidare, ecc.) o dire (riferire, raccontare, comunicare) è molto probabile che avrai bisogno di un pronome combinato, per non ripetere ogni volta gli elementi in maniera esplicita. Tipicamente sono proprio questi verbi i verbi con cui si usano i pronomi combinati, che sono quelli che hanno tre elementi: un soggetto, un oggetto diretto e uno indiretto.

    Comunque troverai altri esempi con questi verbi e con i pronomi combinati nel PDF.

    A questo punto, è arrivato il momento di presentarti una di quelle temibili tabelle che tutti gli studenti odiano (la lascio anche nel PDF). Così è come si combinano i pronomi diretti e indiretti in italiano.

    Ora non ti leggo tutte le combinazioni ma voglio farti notare 3 cose:

    1. Il pronome indiretto precede sempre il pronome diretto (come dicevamo prima).

    2. La i finale di mi, ti, ci e vi si trasforma in e; la i finale di gli si trasforma in ie.

    3. Me, te, ce e ve si scrivono separati dal pronome diretto seguente; glie, invece, forma con il diretto un’unica parola. A livello di pronuncia, però non c’è differenza tra “me l’hai detto” e “gliel’hai detto”. Come dicevo prima, questi pronomi non hanno mai l’accento e si fondono con il verbo. E per questo si chiamano anche “atoni”, o deboli: non portano mai l’accento.

    4. Nei pronomi combinati la forma glie può avere, nell’italiano contemporaneo parlato o neostandard, ben tre valori grammaticali, cioè può significare “a lui”, “a lei” o “a loro”. “Glielo dico” può significare dunque “lo dico a lui”, “lo dico a lei” o “lo dico a loro”. Nell’italiano standard, quello descritto dalle grammatiche tradizionali (ma che a volte è un po’ lontano dal parlato reale o informale) “glie” non può significare “a loro”; al suo posto si usa “loro” dopo il verbo: invece di dire “glielo do” si direbbe quindi “lo do loro” o “lo do a loro” ma solo se voglio mettere in rilievo “loro”.

    Un’ultima cosa che ti voglio dire in merito alla posizione dei pronomi combinati: abbiamo visto finora verbi al modo indicativo, principalmente. Se abbiamo verbi all’indicativo, ma anche al congiuntivo o al condizionale, la loro posizione è prima del verbo:

    - Glielo darei

    - Spero che tu glielo dica

    Ma se abbiamo verbi all’infinito, al gerundio o all’imperativo, i pronomi combinati si attaccano alla fine del verbo, come tutti i pronomi, e si scrivono tutti attaccati.

    - Voglio dirglielo

    - Dicendoglielo, risolviamo un bel problema

    - Portamelo oggi, se hai tempo

    Questo ovviamente vale anche per i pronomi singoli; avrò quindi: portami (un libro), portalo e portamelo; voglio portarlo, voglio portarti (un libro), e voglio portartelo.

    Riassumendo, usiamo pronomi combinati come te lo, me li, gliele quando abbiamo a che fare con verbi che vogliono tre elementi obbligatori. Generalmente si tratta di soggetto, oggetto diretto e oggetto indiretto. Questi ultimi due sono gli elementi ripresi dai pronomi combinati. Con verbi come dire e dare, dunque, è possibile imbattersi in pronomi combinati. Dopotutto, diamo qualcosa a qualcuno, diciamo qualcosa a qualcuno. Glielo do, e glielo dico.

    E ti ho anche presentato un modello grammaticale che non funziona solo per l’italiano, ma anche per altre lingue.

    L’idea principale di questo modello (che si chiama “grammatica valenziale”) è che ciascun verbo richiede degli elementi obbligatori, come soggetto, oggetto diretto e indiretto, ai quali si possono accompagnare elementi di contorno, elementi accessori.

    Bene, a questo punto non ti resta che alzare le antenne: come sempre l’input sarà il tuo maggiore alleato per abituarti ai pronomi combinati. Te lo dico da sempre e te lo ripeto anche oggi. Lo farai? Me lo prometti?

    Ah, e nel PDF che ho preparato assieme a questo video troverai riassunte tutte le informazioni del video, e altre informazioni che qui non ho detto, e anche un bel po’ di esercizi che ti aiuteranno a mettere alla prova quanto ti ho detto. E inoltre, se questo video ti è piaciuto, sappi che l’approccio che abbiamo adottato della grammatica valenziale è anche quello che adottiamo nella nostra sfida “I pronomi personali in 30 giorni”. Se vuoi sapere quando riapriranno le porte, ti lascio un link in descrizione, e anche nel PDF, per iscriverti alla lista d’attesa. Tra qualche mese riapriremo le iscrizioni.

    Fammi sapere se il video ti è piaciuto lasciando un commento qui sotto, e ci vediamo nel prossimo!

    Ciao!

    I pronomi combinati...

    E adesso come glieli spiego?

    Faccio una tabella e gliela mostro?

    Invento degli esempi e glieli leggo?

    Te lo dico io, cosa faccio: te li spiego come nessuno te li ha mai spiegati prima.

    Glieli, te lo (non questo “telo”), ve la (non questa “vela”), me le (no, non queste "mele"):  sto parlando dei pronomi combinati, uno degli aspetti più complessi della grammatica dell’italiano.

    In questo video, ti aiuterò finalmente a capirli fino in fondo. E lo farò servendomi di un modello grammaticale moderno e innovativo, così potrai finalmente capirli e usarli con sicurezza… e fare un salto di qualità nel tuo italiano.

    Trascrizione e glossario sul Podcast Italiano Club

    Io mi chiamo Davide e questo è Podcast Italiano, un canale per chi impara o ama l’italiano. Attiva i sottotitoli se ne hai bisogno. Trovi la trascrizione integrale di questo video sul mio sito. Come sempre ho preparato un PDF che riassume tutto quello che dico e lo integra con altri esempi ed esercizi. Puoi scaricarlo al link in descrizione, oppure puoi scansionare questo comodo codice QR.

    Detto questo, incominciamo!

    In questo video ci concentreremo sui soli pronomi combinati tipo: me lo scrivi, te lo dico, glieli dai, gliele porti. Sicuramente li hai già incontrati e li incontri continuamente nei tuoi ascolti e letture in italiano.

    Queste combinazioni contengono un pronome oggetto indiretto (mi, ti, gli, le, ci, vi) e un pronome oggetto diretto (lo, la, li, le). Non vedremo oggi tutte le altre possibili combinazioni, ad esempio, quelle che includono un pronome riflessivo come “si(se lo mangia), o “ci” locativo (ce lo porto), o il partitivo “ne” (te ne porto un altro). Di questi, non parliamo qui.

    Partiamo da qui: con quali verbi si usano questi pronomi? E che cosa sono, davvero, gli oggetti diretti e indiretti?

    E qui voglio fare una piccola digressione, ma sarà interessante, te lo prometto.

    Vedi, i verbi non sono tutti uguali.

    Aiutiamoci con una bella metafora, che non fa mai male.

    Immagina che la frase sia un sistema planetario.

    Al centro del sistema (che sarebbe la frase) c’è il verbo: il verbo, infatti, è il centro della frase, la stella del nostro sistema.

    Ci sono verbi che sono stelle solitarie, che non hanno bisogno di altri elementi che ruotino attorno. Sono i verbi atmosferici: piove, nevica, grandina, tuona, e così via.

    "Piove" è una frase completa composta da una sola parola, il verbo appunto, una frase; e sì, può essere arricchita da altre informazioni (piove tanto, piove poco, piove da stamattina, piove tutti i giorni), ma che può anche esistere così: piove. Chiameremo questi verbi “verbi zero”, cioè verbi che funzionano da soli.

    Altri verbi, da soli, si annoiano e hanno bisogno di almeno un altro pianeta che gli ruoti attorno e che gli faccia compagnia. Questo pianeta ha la funzione di soggetto, generalmente collocato a sinistra, nella frase.

    Il bambino dorme, il cane abbaia, la mamma riposa, lo studente sbadiglia, il signore anziano è morto.

    Chiameremo questi verbi "verbi uno", i verbi che hanno un solo elemento, che è il soggetto.

    Il soggetto è un elemento molto speciale, perché ha una relazione speciale con il verbo, la "stella" della frase.

    Innanzitutto, condivide con lui il cosiddetto “numero”, singolare o plurale. Dirò “il bambino dorme” ma “i bambini dormono”.

    Poi, il genere, maschile o femminile. Non lo vediamo, negli esempi di prima, e non si vede con tutti i verbi, ma lo vediamo per esempio in questi, che vogliono l’ausiliare essere: la bambina è tornata, la sedia si è rotta, dove sei andata quest’estate o gli studenti sono usciti.

    E infine, il soggetto concorda con il verbo per persona. Ti ho dato solo esempi alla terza persona, ma se avessi un io o un tu, ovviamente il verbo cambierebbe: io dormo, tu riposi. Come forse sai, spesso, io, tu, lui, noi (che si chiamano pronomi soggetto), spesso si possono omettere, in italiano.

    Quindi, se oltre al verbo c’è solo un altro elemento, quell’elemento sarà il soggetto, che è legato in maniera stretta al verbo e sta alla sua sinistra: Marco dorme, il gatto sbadiglia, gli studenti sono usciti, ecc.

    Proseguiamo il nostro viaggio, perché altri verbi, ancora, richiedono la presenza di ben due pianeti, cioè due elementi nella frase: uno con funzione di soggetto e l’altro, nella maggior parte di casi, con funzione di oggetto diretto.

    Davide spiega i pronomi, lo studente prende appunti, il professore corregge gli esercizi, ho visto (sottintendendo "io") un mio amico, Fabio ha letto il libro e così via. Questi sono verbi con due elementi obbligatori: chiamiamoli verbi due.

    Osserva che l’oggetto diretto è generalmente collocato a destra del verbo (ho visto un mio amico) e legato direttamente a questo, senza preposizioni. Nota che in altre lingue romanze, con degli oggetti animati, quindi persone o animali, spesso, si aggiunge una a: in spagnolo he visto a mi amigo, ma in italiano ho visto un mio amico.

    Ci sono, poi, verbi con tre elementi obbligatori, che chiameremo, sempre per comodità, verbi tre.

    Con questi, attorno alla stella-verbo ruotano ben tre corpi linguistici, tre elementi: il pianeta-soggetto, il pianeta-oggetto diretto e il pianeta oggetto-indiretto.

    Analizziamo questa frase:

    Marco ha regalato un orologio a suo padre.

    In questo esempio, attorno al verbo-stella ha regalato ruotano il soggetto Marco, il l'oggetto diretto un orologio e l'oggetto indiretto a suo padre. L’oggetto indiretto, come quello diretto, è generalmente collocato a destra del verbo, ma in questo caso è preceduto dalla preposizione “a”. Ora, vediamo come potrebbe continuare la frase in un dialogo:

    - Per quale occasione gliel’ha regalato?

    - Gliel’ha regalato per il suo compleanno.

    Siccome è già noto “cosa è stato regalato” e “a chi”, perché ce l’ha già detto il contesto, nel dialogo non abbiamo ripetuto “un orologio” e “a suo padre”, che abbiamo sostituito con i corrispondenti pronomi, per evitare le ripetizioni e rendere il testo meno pesante.

    I pronomi da inserire sono due perché due sono gli elementi da sostituire: un orologio (oggetto diretto) e a suo padre (oggetto indiretto). I due pronomi sono quindi lo e gli (cioè “a lui”).

    Facci caso: l’ordine non è lo gli, ma glielo: diretto e indiretto.  Come se fosse “ a suo padre + l’orologio”. Glielo.

    E questo vale per tutte le combinazioni di oggetto diretto e indiretto, per esempio me lo, te li, gliele, ce la, ve lo, glieli.

    "Regalare", il verbo tre che ho usato nell’esempio, appartiene alla categoria dei cosiddetti “verbi di dare”. Sono verbi come regalare, prestare, affidare, donare, vendere, trasmettere. Ti lascio una lista completa nel PDF. Con questi verbi c’è tipicamente qualcosa che passa da qualcuno che dà a qualcun altro che riceve. Il soggetto dà qualcosa (oggetto diretto) a qualcuno (oggetto indiretto), glielo dà. Con questi verbi tre, i “verbi di dare”, è molto probabile che entrino in gioco i nostri amati - o odiati - pronomi combinati, specie quando non vogliamo ripetere ogni elemento e annoiare a morte chi ci ascolta.

    Analizziamo alcuni altri esempi:

    - Perché hai prestato i tuoi appunti a Stefano?

    - Glieli ho prestati perché era stato assente.

    - Posso offrirti un caffè?

    - Ma certo che puoi offrirmelo, anzi, devi!

    - Ci avete restituito i libri che vi avevamo prestato?

    - Ve li abbiamo restituiti la scorsa settimana, non ricordate?

    Come vedi, con “verbi di dare” nella risposta possiamo evitare di ripetere l’oggetto diretto e indiretto come nella domanda, e sostituirli con i pronomi. Non rispondo dunque "ho prestato gli appunti a Stefano perché era stato assente", ma "glieli ho prestati perché era stato assente".

    Ora, potresti chiederti: ma se il pronome indiretto significa qualcosa come “a me”, “a te”, “a lui”,  non posso dire direttamente “li ho prestati A LUI”?  Oppure “puoi offrirlo A ME”? Perché devo dire “glieli ho prestati” e “puoi offrirmeli”? In realtà, puoi benissimo dirle, queste frasi, ma hanno un significato diverso, una sfumatura diversa. Dire “li ho prestati A LUI” implica dare un certo peso, una certa importanza a "a lui". E quindi, riprendendo il dialogo, potremmo avere:

    - Perché hai prestato i tuoi appunti a Stefano?

    - Li ho prestati a lui perché tu non c’eri.

    In questo caso l’elemento chiave è “a lui”, cioè li ho prestati proprio “a lui” e non “a te”, in questo contesto. C'è un contrasto tra "a lui" e "non a te". Ma nell’esempio di prima, l’informazione chiave non è che li ho prestati proprio a lui, proprio a Stefano (e non a te, o non a Giovanni, non a lui, non a lei), ma che gliel'ho prestati. Quel “glie”, dunque, è meno importante e rimane nello sfondo, non ha la stessa importanza e lo stesso peso, nella frase.

    È un po’ la differenza che c’è tra due frasi come “ti amo” e “amo te”. Con la prima ti confesso il mio amore, con la seconda voglio dire che amo te, proprio te e non un'altra persona.

    Facciamo ancora un esempio con un dialogo:

    - Quando mi riporti gli appunti che ti ho prestato?

    - Te li riporto domani, ok? Ma devo riportarli a te o a tua madre?

    - No, no, riportali a me.

    In “te li riporto” non c’è enfasi su quel “te” del pronome combinato “te li”, ma subito dopo abbiamo “devo riportarli a te o a tua madre?” Dove a te o a tua madre sono informazioni chiave: cioè, non potrei dire “devo riportarteli o a tua madre?”, che non funziona per niente, ma “devo riportarli a te o a tua madre?”.

    Costruzioni come “a lui”, “a lei”, a te” contengono la preposizione “a” più un pronome tonico, un pronome forte, perché può avere un accento forte, come ti ho mostrato. Invece i pronomi combinati sono combinazioni di pronomi atoni, o deboli, che non portano l’accento. Ci ritorniamo tra un attimo nel video, ma nota come quando dico “te lo porto” non possa mettere l’accento né su “te”, né su “lo”: non posso dire "té lo porto" o "te lò porto". No! ma te lo porto. Si fondono al verbo, di fatto. È un'unica parola: teloporto.

    Torniamo ora ai verbi tre. Ai “verbi di dare”, un’altra categoria di verbi tre che spesso richiedono la compagnia dei pronomi combinati è quella dei cosiddetti “verbi di dire” (come comunicare, raccontare, ripetere, riferire). In questo caso, quello che si dà e si riceve è in genere un’informazione.

    Per esempio:

    - Il capo vi ha già comunicato il nuovo orario?

    - Sì, ce l’ha comunicato via mail.

    - Mamma, ci racconti una storia?

    - Va bene, ve la racconto subito.

    - Prof, mi può ripetere la regola?

    - Ma certo, te la ripeto finché non sarà chiara

    Ricapitolando: con verbi che hanno un significato come dare (regalare, prestare, affidare, ecc.) o dire (riferire, raccontare, comunicare) è molto probabile che avrai bisogno di un pronome combinato, per non ripetere ogni volta gli elementi in maniera esplicita. Tipicamente sono proprio questi verbi i verbi con cui si usano i pronomi combinati, che sono quelli che hanno tre elementi: un soggetto, un oggetto diretto e uno indiretto.

    Comunque troverai altri esempi con questi verbi e con i pronomi combinati nel PDF.

    A questo punto, è arrivato il momento di presentarti una di quelle temibili tabelle che tutti gli studenti odiano (la lascio anche nel PDF). Così è come si combinano i pronomi diretti e indiretti in italiano.

    Ora non ti leggo tutte le combinazioni ma voglio farti notare 3 cose:

    1. Il pronome indiretto precede sempre il pronome diretto (come dicevamo prima).

    2. La i finale di mi, ti, ci e vi si trasforma in e; la i finale di gli si trasforma in ie.

    3. Me, te, ce e ve si scrivono separati dal pronome diretto seguente; glie, invece, forma con il diretto un’unica parola. A livello di pronuncia, però non c’è differenza tra “me l’hai detto” e “gliel’hai detto”. Come dicevo prima, questi pronomi non hanno mai l’accento e si fondono con il verbo. E per questo si chiamano anche “atoni”, o deboli: non portano mai l’accento.

    4. Nei pronomi combinati la forma glie può avere, nell’italiano contemporaneo parlato o neostandard, ben tre valori grammaticali, cioè può significare “a lui”, “a lei” o “a loro”. “Glielo dico” può significare dunque “lo dico a lui”, “lo dico a lei” o “lo dico a loro”. Nell’italiano standard, quello descritto dalle grammatiche tradizionali (ma che a volte è un po’ lontano dal parlato reale o informale) “glie” non può significare “a loro”; al suo posto si usa “loro” dopo il verbo: invece di dire “glielo do” si direbbe quindi “lo do loro” o “lo do a loro” ma solo se voglio mettere in rilievo “loro”.

    Un’ultima cosa che ti voglio dire in merito alla posizione dei pronomi combinati: abbiamo visto finora verbi al modo indicativo, principalmente. Se abbiamo verbi all’indicativo, ma anche al congiuntivo o al condizionale, la loro posizione è prima del verbo:

    - Glielo darei

    - Spero che tu glielo dica

    Ma se abbiamo verbi all’infinito, al gerundio o all’imperativo, i pronomi combinati si attaccano alla fine del verbo, come tutti i pronomi, e si scrivono tutti attaccati.

    - Voglio dirglielo

    - Dicendoglielo, risolviamo un bel problema

    - Portamelo oggi, se hai tempo

    Questo ovviamente vale anche per i pronomi singoli; avrò quindi: portami (un libro), portalo e portamelo; voglio portarlo, voglio portarti (un libro), e voglio portartelo.

    Riassumendo, usiamo pronomi combinati come te lo, me li, gliele quando abbiamo a che fare con verbi che vogliono tre elementi obbligatori. Generalmente si tratta di soggetto, oggetto diretto e oggetto indiretto. Questi ultimi due sono gli elementi ripresi dai pronomi combinati. Con verbi come dire e dare, dunque, è possibile imbattersi in pronomi combinati. Dopotutto, diamo qualcosa a qualcuno, diciamo qualcosa a qualcuno. Glielo do, e glielo dico.

    E ti ho anche presentato un modello grammaticale che non funziona solo per l’italiano, ma anche per altre lingue.

    L’idea principale di questo modello (che si chiama “grammatica valenziale”) è che ciascun verbo richiede degli elementi obbligatori, come soggetto, oggetto diretto e indiretto, ai quali si possono accompagnare elementi di contorno, elementi accessori.

    Bene, a questo punto non ti resta che alzare le antenne: come sempre l’input sarà il tuo maggiore alleato per abituarti ai pronomi combinati. Te lo dico da sempre e te lo ripeto anche oggi. Lo farai? Me lo prometti?

    Ah, e nel PDF che ho preparato assieme a questo video troverai riassunte tutte le informazioni del video, e altre informazioni che qui non ho detto, e anche un bel po’ di esercizi che ti aiuteranno a mettere alla prova quanto ti ho detto. E inoltre, se questo video ti è piaciuto, sappi che l’approccio che abbiamo adottato della grammatica valenziale è anche quello che adottiamo nella nostra sfida “I pronomi personali in 30 giorni”. Se vuoi sapere quando riapriranno le porte, ti lascio un link in descrizione, e anche nel PDF, per iscriverti alla lista d’attesa. Tra qualche mese riapriremo le iscrizioni.

    Fammi sapere se il video ti è piaciuto lasciando un commento qui sotto, e ci vediamo nel prossimo!

    Ciao!

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    I PRONOMI COMBINATI: la guida definitiva (me li, te lo, ecc.)

    June 1, 2026

    Note e risorse

    I pronomi combinati sono uno degli aspetti più complessi della grammatica italiana. In questo video li spiego usando un modello grammaticale moderno, che ti aiuterà finalmente a capirli e usarli con sicurezza.

    Abbonandoti al Podcast Italiano Club (livello di bronzo) avrai accesso alle trascrizioni dei video con glossario.
    Trascrizione e glossario sul Podcast Italiano Club (livello di bronzo).

    Trascrizione

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    I pronomi combinati...

    E adesso come glieli spiego?

    Faccio una tabella e gliela mostro?

    Invento degli esempi e glieli leggo?

    Te lo dico io, cosa faccio: te li spiego come nessuno te li ha mai spiegati prima.

    Glieli, te lo (non questo “telo”), ve la (non questa “vela”), me le (no, non queste "mele"):  sto parlando dei pronomi combinati, uno degli aspetti più complessi della grammatica dell’italiano.

    In questo video, ti aiuterò finalmente a capirli fino in fondo. E lo farò servendomi di un modello grammaticale moderno e innovativo, così potrai finalmente capirli e usarli con sicurezza… e fare un salto di qualità nel tuo italiano.

    Trascrizione e glossario sul Podcast Italiano Club

    Io mi chiamo Davide e questo è Podcast Italiano, un canale per chi impara o ama l’italiano. Attiva i sottotitoli se ne hai bisogno. Trovi la trascrizione integrale di questo video sul mio sito. Come sempre ho preparato un PDF che riassume tutto quello che dico e lo integra con altri esempi ed esercizi. Puoi scaricarlo al link in descrizione, oppure puoi scansionare questo comodo codice QR.

    Detto questo, incominciamo!

    In questo video ci concentreremo sui soli pronomi combinati tipo: me lo scrivi, te lo dico, glieli dai, gliele porti. Sicuramente li hai già incontrati e li incontri continuamente nei tuoi ascolti e letture in italiano.

    Queste combinazioni contengono un pronome oggetto indiretto (mi, ti, gli, le, ci, vi) e un pronome oggetto diretto (lo, la, li, le). Non vedremo oggi tutte le altre possibili combinazioni, ad esempio, quelle che includono un pronome riflessivo come “si(se lo mangia), o “ci” locativo (ce lo porto), o il partitivo “ne” (te ne porto un altro). Di questi, non parliamo qui.

    Partiamo da qui: con quali verbi si usano questi pronomi? E che cosa sono, davvero, gli oggetti diretti e indiretti?

    E qui voglio fare una piccola digressione, ma sarà interessante, te lo prometto.

    Vedi, i verbi non sono tutti uguali.

    Aiutiamoci con una bella metafora, che non fa mai male.

    Immagina che la frase sia un sistema planetario.

    Al centro del sistema (che sarebbe la frase) c’è il verbo: il verbo, infatti, è il centro della frase, la stella del nostro sistema.

    Ci sono verbi che sono stelle solitarie, che non hanno bisogno di altri elementi che ruotino attorno. Sono i verbi atmosferici: piove, nevica, grandina, tuona, e così via.

    "Piove" è una frase completa composta da una sola parola, il verbo appunto, una frase; e sì, può essere arricchita da altre informazioni (piove tanto, piove poco, piove da stamattina, piove tutti i giorni), ma che può anche esistere così: piove. Chiameremo questi verbi “verbi zero”, cioè verbi che funzionano da soli.

    Altri verbi, da soli, si annoiano e hanno bisogno di almeno un altro pianeta che gli ruoti attorno e che gli faccia compagnia. Questo pianeta ha la funzione di soggetto, generalmente collocato a sinistra, nella frase.

    Il bambino dorme, il cane abbaia, la mamma riposa, lo studente sbadiglia, il signore anziano è morto.

    Chiameremo questi verbi "verbi uno", i verbi che hanno un solo elemento, che è il soggetto.

    Il soggetto è un elemento molto speciale, perché ha una relazione speciale con il verbo, la "stella" della frase.

    Innanzitutto, condivide con lui il cosiddetto “numero”, singolare o plurale. Dirò “il bambino dorme” ma “i bambini dormono”.

    Poi, il genere, maschile o femminile. Non lo vediamo, negli esempi di prima, e non si vede con tutti i verbi, ma lo vediamo per esempio in questi, che vogliono l’ausiliare essere: la bambina è tornata, la sedia si è rotta, dove sei andata quest’estate o gli studenti sono usciti.

    E infine, il soggetto concorda con il verbo per persona. Ti ho dato solo esempi alla terza persona, ma se avessi un io o un tu, ovviamente il verbo cambierebbe: io dormo, tu riposi. Come forse sai, spesso, io, tu, lui, noi (che si chiamano pronomi soggetto), spesso si possono omettere, in italiano.

    Quindi, se oltre al verbo c’è solo un altro elemento, quell’elemento sarà il soggetto, che è legato in maniera stretta al verbo e sta alla sua sinistra: Marco dorme, il gatto sbadiglia, gli studenti sono usciti, ecc.

    Proseguiamo il nostro viaggio, perché altri verbi, ancora, richiedono la presenza di ben due pianeti, cioè due elementi nella frase: uno con funzione di soggetto e l’altro, nella maggior parte di casi, con funzione di oggetto diretto.

    Davide spiega i pronomi, lo studente prende appunti, il professore corregge gli esercizi, ho visto (sottintendendo "io") un mio amico, Fabio ha letto il libro e così via. Questi sono verbi con due elementi obbligatori: chiamiamoli verbi due.

    Osserva che l’oggetto diretto è generalmente collocato a destra del verbo (ho visto un mio amico) e legato direttamente a questo, senza preposizioni. Nota che in altre lingue romanze, con degli oggetti animati, quindi persone o animali, spesso, si aggiunge una a: in spagnolo he visto a mi amigo, ma in italiano ho visto un mio amico.

    Ci sono, poi, verbi con tre elementi obbligatori, che chiameremo, sempre per comodità, verbi tre.

    Con questi, attorno alla stella-verbo ruotano ben tre corpi linguistici, tre elementi: il pianeta-soggetto, il pianeta-oggetto diretto e il pianeta oggetto-indiretto.

    Analizziamo questa frase:

    Marco ha regalato un orologio a suo padre.

    In questo esempio, attorno al verbo-stella ha regalato ruotano il soggetto Marco, il l'oggetto diretto un orologio e l'oggetto indiretto a suo padre. L’oggetto indiretto, come quello diretto, è generalmente collocato a destra del verbo, ma in questo caso è preceduto dalla preposizione “a”. Ora, vediamo come potrebbe continuare la frase in un dialogo:

    - Per quale occasione gliel’ha regalato?

    - Gliel’ha regalato per il suo compleanno.

    Siccome è già noto “cosa è stato regalato” e “a chi”, perché ce l’ha già detto il contesto, nel dialogo non abbiamo ripetuto “un orologio” e “a suo padre”, che abbiamo sostituito con i corrispondenti pronomi, per evitare le ripetizioni e rendere il testo meno pesante.

    I pronomi da inserire sono due perché due sono gli elementi da sostituire: un orologio (oggetto diretto) e a suo padre (oggetto indiretto). I due pronomi sono quindi lo e gli (cioè “a lui”).

    Facci caso: l’ordine non è lo gli, ma glielo: diretto e indiretto.  Come se fosse “ a suo padre + l’orologio”. Glielo.

    E questo vale per tutte le combinazioni di oggetto diretto e indiretto, per esempio me lo, te li, gliele, ce la, ve lo, glieli.

    "Regalare", il verbo tre che ho usato nell’esempio, appartiene alla categoria dei cosiddetti “verbi di dare”. Sono verbi come regalare, prestare, affidare, donare, vendere, trasmettere. Ti lascio una lista completa nel PDF. Con questi verbi c’è tipicamente qualcosa che passa da qualcuno che dà a qualcun altro che riceve. Il soggetto dà qualcosa (oggetto diretto) a qualcuno (oggetto indiretto), glielo dà. Con questi verbi tre, i “verbi di dare”, è molto probabile che entrino in gioco i nostri amati - o odiati - pronomi combinati, specie quando non vogliamo ripetere ogni elemento e annoiare a morte chi ci ascolta.

    Analizziamo alcuni altri esempi:

    - Perché hai prestato i tuoi appunti a Stefano?

    - Glieli ho prestati perché era stato assente.

    - Posso offrirti un caffè?

    - Ma certo che puoi offrirmelo, anzi, devi!

    - Ci avete restituito i libri che vi avevamo prestato?

    - Ve li abbiamo restituiti la scorsa settimana, non ricordate?

    Come vedi, con “verbi di dare” nella risposta possiamo evitare di ripetere l’oggetto diretto e indiretto come nella domanda, e sostituirli con i pronomi. Non rispondo dunque "ho prestato gli appunti a Stefano perché era stato assente", ma "glieli ho prestati perché era stato assente".

    Ora, potresti chiederti: ma se il pronome indiretto significa qualcosa come “a me”, “a te”, “a lui”,  non posso dire direttamente “li ho prestati A LUI”?  Oppure “puoi offrirlo A ME”? Perché devo dire “glieli ho prestati” e “puoi offrirmeli”? In realtà, puoi benissimo dirle, queste frasi, ma hanno un significato diverso, una sfumatura diversa. Dire “li ho prestati A LUI” implica dare un certo peso, una certa importanza a "a lui". E quindi, riprendendo il dialogo, potremmo avere:

    - Perché hai prestato i tuoi appunti a Stefano?

    - Li ho prestati a lui perché tu non c’eri.

    In questo caso l’elemento chiave è “a lui”, cioè li ho prestati proprio “a lui” e non “a te”, in questo contesto. C'è un contrasto tra "a lui" e "non a te". Ma nell’esempio di prima, l’informazione chiave non è che li ho prestati proprio a lui, proprio a Stefano (e non a te, o non a Giovanni, non a lui, non a lei), ma che gliel'ho prestati. Quel “glie”, dunque, è meno importante e rimane nello sfondo, non ha la stessa importanza e lo stesso peso, nella frase.

    È un po’ la differenza che c’è tra due frasi come “ti amo” e “amo te”. Con la prima ti confesso il mio amore, con la seconda voglio dire che amo te, proprio te e non un'altra persona.

    Facciamo ancora un esempio con un dialogo:

    - Quando mi riporti gli appunti che ti ho prestato?

    - Te li riporto domani, ok? Ma devo riportarli a te o a tua madre?

    - No, no, riportali a me.

    In “te li riporto” non c’è enfasi su quel “te” del pronome combinato “te li”, ma subito dopo abbiamo “devo riportarli a te o a tua madre?” Dove a te o a tua madre sono informazioni chiave: cioè, non potrei dire “devo riportarteli o a tua madre?”, che non funziona per niente, ma “devo riportarli a te o a tua madre?”.

    Costruzioni come “a lui”, “a lei”, a te” contengono la preposizione “a” più un pronome tonico, un pronome forte, perché può avere un accento forte, come ti ho mostrato. Invece i pronomi combinati sono combinazioni di pronomi atoni, o deboli, che non portano l’accento. Ci ritorniamo tra un attimo nel video, ma nota come quando dico “te lo porto” non possa mettere l’accento né su “te”, né su “lo”: non posso dire "té lo porto" o "te lò porto". No! ma te lo porto. Si fondono al verbo, di fatto. È un'unica parola: teloporto.

    Torniamo ora ai verbi tre. Ai “verbi di dare”, un’altra categoria di verbi tre che spesso richiedono la compagnia dei pronomi combinati è quella dei cosiddetti “verbi di dire” (come comunicare, raccontare, ripetere, riferire). In questo caso, quello che si dà e si riceve è in genere un’informazione.

    Per esempio:

    - Il capo vi ha già comunicato il nuovo orario?

    - Sì, ce l’ha comunicato via mail.

    - Mamma, ci racconti una storia?

    - Va bene, ve la racconto subito.

    - Prof, mi può ripetere la regola?

    - Ma certo, te la ripeto finché non sarà chiara

    Ricapitolando: con verbi che hanno un significato come dare (regalare, prestare, affidare, ecc.) o dire (riferire, raccontare, comunicare) è molto probabile che avrai bisogno di un pronome combinato, per non ripetere ogni volta gli elementi in maniera esplicita. Tipicamente sono proprio questi verbi i verbi con cui si usano i pronomi combinati, che sono quelli che hanno tre elementi: un soggetto, un oggetto diretto e uno indiretto.

    Comunque troverai altri esempi con questi verbi e con i pronomi combinati nel PDF.

    A questo punto, è arrivato il momento di presentarti una di quelle temibili tabelle che tutti gli studenti odiano (la lascio anche nel PDF). Così è come si combinano i pronomi diretti e indiretti in italiano.

    Ora non ti leggo tutte le combinazioni ma voglio farti notare 3 cose:

    1. Il pronome indiretto precede sempre il pronome diretto (come dicevamo prima).

    2. La i finale di mi, ti, ci e vi si trasforma in e; la i finale di gli si trasforma in ie.

    3. Me, te, ce e ve si scrivono separati dal pronome diretto seguente; glie, invece, forma con il diretto un’unica parola. A livello di pronuncia, però non c’è differenza tra “me l’hai detto” e “gliel’hai detto”. Come dicevo prima, questi pronomi non hanno mai l’accento e si fondono con il verbo. E per questo si chiamano anche “atoni”, o deboli: non portano mai l’accento.

    4. Nei pronomi combinati la forma glie può avere, nell’italiano contemporaneo parlato o neostandard, ben tre valori grammaticali, cioè può significare “a lui”, “a lei” o “a loro”. “Glielo dico” può significare dunque “lo dico a lui”, “lo dico a lei” o “lo dico a loro”. Nell’italiano standard, quello descritto dalle grammatiche tradizionali (ma che a volte è un po’ lontano dal parlato reale o informale) “glie” non può significare “a loro”; al suo posto si usa “loro” dopo il verbo: invece di dire “glielo do” si direbbe quindi “lo do loro” o “lo do a loro” ma solo se voglio mettere in rilievo “loro”.

    Un’ultima cosa che ti voglio dire in merito alla posizione dei pronomi combinati: abbiamo visto finora verbi al modo indicativo, principalmente. Se abbiamo verbi all’indicativo, ma anche al congiuntivo o al condizionale, la loro posizione è prima del verbo:

    - Glielo darei

    - Spero che tu glielo dica

    Ma se abbiamo verbi all’infinito, al gerundio o all’imperativo, i pronomi combinati si attaccano alla fine del verbo, come tutti i pronomi, e si scrivono tutti attaccati.

    - Voglio dirglielo

    - Dicendoglielo, risolviamo un bel problema

    - Portamelo oggi, se hai tempo

    Questo ovviamente vale anche per i pronomi singoli; avrò quindi: portami (un libro), portalo e portamelo; voglio portarlo, voglio portarti (un libro), e voglio portartelo.

    Riassumendo, usiamo pronomi combinati come te lo, me li, gliele quando abbiamo a che fare con verbi che vogliono tre elementi obbligatori. Generalmente si tratta di soggetto, oggetto diretto e oggetto indiretto. Questi ultimi due sono gli elementi ripresi dai pronomi combinati. Con verbi come dire e dare, dunque, è possibile imbattersi in pronomi combinati. Dopotutto, diamo qualcosa a qualcuno, diciamo qualcosa a qualcuno. Glielo do, e glielo dico.

    E ti ho anche presentato un modello grammaticale che non funziona solo per l’italiano, ma anche per altre lingue.

    L’idea principale di questo modello (che si chiama “grammatica valenziale”) è che ciascun verbo richiede degli elementi obbligatori, come soggetto, oggetto diretto e indiretto, ai quali si possono accompagnare elementi di contorno, elementi accessori.

    Bene, a questo punto non ti resta che alzare le antenne: come sempre l’input sarà il tuo maggiore alleato per abituarti ai pronomi combinati. Te lo dico da sempre e te lo ripeto anche oggi. Lo farai? Me lo prometti?

    Ah, e nel PDF che ho preparato assieme a questo video troverai riassunte tutte le informazioni del video, e altre informazioni che qui non ho detto, e anche un bel po’ di esercizi che ti aiuteranno a mettere alla prova quanto ti ho detto. E inoltre, se questo video ti è piaciuto, sappi che l’approccio che abbiamo adottato della grammatica valenziale è anche quello che adottiamo nella nostra sfida “I pronomi personali in 30 giorni”. Se vuoi sapere quando riapriranno le porte, ti lascio un link in descrizione, e anche nel PDF, per iscriverti alla lista d’attesa. Tra qualche mese riapriremo le iscrizioni.

    Fammi sapere se il video ti è piaciuto lasciando un commento qui sotto, e ci vediamo nel prossimo!

    Ciao!

    I pronomi combinati...

    E adesso come glieli spiego?

    Faccio una tabella e gliela mostro?

    Invento degli esempi e glieli leggo?

    Te lo dico io, cosa faccio: te li spiego come nessuno te li ha mai spiegati prima.

    Glieli, te lo (non questo “telo”), ve la (non questa “vela”), me le (no, non queste "mele"):  sto parlando dei pronomi combinati, uno degli aspetti più complessi della grammatica dell’italiano.

    In questo video, ti aiuterò finalmente a capirli fino in fondo. E lo farò servendomi di un modello grammaticale moderno e innovativo, così potrai finalmente capirli e usarli con sicurezza… e fare un salto di qualità nel tuo italiano.

    Trascrizione e glossario sul Podcast Italiano Club

    Io mi chiamo Davide e questo è Podcast Italiano, un canale per chi impara o ama l’italiano. Attiva i sottotitoli se ne hai bisogno. Trovi la trascrizione integrale di questo video sul mio sito. Come sempre ho preparato un PDF che riassume tutto quello che dico e lo integra con altri esempi ed esercizi. Puoi scaricarlo al link in descrizione, oppure puoi scansionare questo comodo codice QR.

    Detto questo, incominciamo!

    In questo video ci concentreremo sui soli pronomi combinati tipo: me lo scrivi, te lo dico, glieli dai, gliele porti. Sicuramente li hai già incontrati e li incontri continuamente nei tuoi ascolti e letture in italiano.

    Queste combinazioni contengono un pronome oggetto indiretto (mi, ti, gli, le, ci, vi) e un pronome oggetto diretto (lo, la, li, le). Non vedremo oggi tutte le altre possibili combinazioni, ad esempio, quelle che includono un pronome riflessivo come “si(se lo mangia), o “ci” locativo (ce lo porto), o il partitivo “ne” (te ne porto un altro). Di questi, non parliamo qui.

    Partiamo da qui: con quali verbi si usano questi pronomi? E che cosa sono, davvero, gli oggetti diretti e indiretti?

    E qui voglio fare una piccola digressione, ma sarà interessante, te lo prometto.

    Vedi, i verbi non sono tutti uguali.

    Aiutiamoci con una bella metafora, che non fa mai male.

    Immagina che la frase sia un sistema planetario.

    Al centro del sistema (che sarebbe la frase) c’è il verbo: il verbo, infatti, è il centro della frase, la stella del nostro sistema.

    Ci sono verbi che sono stelle solitarie, che non hanno bisogno di altri elementi che ruotino attorno. Sono i verbi atmosferici: piove, nevica, grandina, tuona, e così via.

    "Piove" è una frase completa composta da una sola parola, il verbo appunto, una frase; e sì, può essere arricchita da altre informazioni (piove tanto, piove poco, piove da stamattina, piove tutti i giorni), ma che può anche esistere così: piove. Chiameremo questi verbi “verbi zero”, cioè verbi che funzionano da soli.

    Altri verbi, da soli, si annoiano e hanno bisogno di almeno un altro pianeta che gli ruoti attorno e che gli faccia compagnia. Questo pianeta ha la funzione di soggetto, generalmente collocato a sinistra, nella frase.

    Il bambino dorme, il cane abbaia, la mamma riposa, lo studente sbadiglia, il signore anziano è morto.

    Chiameremo questi verbi "verbi uno", i verbi che hanno un solo elemento, che è il soggetto.

    Il soggetto è un elemento molto speciale, perché ha una relazione speciale con il verbo, la "stella" della frase.

    Innanzitutto, condivide con lui il cosiddetto “numero”, singolare o plurale. Dirò “il bambino dorme” ma “i bambini dormono”.

    Poi, il genere, maschile o femminile. Non lo vediamo, negli esempi di prima, e non si vede con tutti i verbi, ma lo vediamo per esempio in questi, che vogliono l’ausiliare essere: la bambina è tornata, la sedia si è rotta, dove sei andata quest’estate o gli studenti sono usciti.

    E infine, il soggetto concorda con il verbo per persona. Ti ho dato solo esempi alla terza persona, ma se avessi un io o un tu, ovviamente il verbo cambierebbe: io dormo, tu riposi. Come forse sai, spesso, io, tu, lui, noi (che si chiamano pronomi soggetto), spesso si possono omettere, in italiano.

    Quindi, se oltre al verbo c’è solo un altro elemento, quell’elemento sarà il soggetto, che è legato in maniera stretta al verbo e sta alla sua sinistra: Marco dorme, il gatto sbadiglia, gli studenti sono usciti, ecc.

    Proseguiamo il nostro viaggio, perché altri verbi, ancora, richiedono la presenza di ben due pianeti, cioè due elementi nella frase: uno con funzione di soggetto e l’altro, nella maggior parte di casi, con funzione di oggetto diretto.

    Davide spiega i pronomi, lo studente prende appunti, il professore corregge gli esercizi, ho visto (sottintendendo "io") un mio amico, Fabio ha letto il libro e così via. Questi sono verbi con due elementi obbligatori: chiamiamoli verbi due.

    Osserva che l’oggetto diretto è generalmente collocato a destra del verbo (ho visto un mio amico) e legato direttamente a questo, senza preposizioni. Nota che in altre lingue romanze, con degli oggetti animati, quindi persone o animali, spesso, si aggiunge una a: in spagnolo he visto a mi amigo, ma in italiano ho visto un mio amico.

    Ci sono, poi, verbi con tre elementi obbligatori, che chiameremo, sempre per comodità, verbi tre.

    Con questi, attorno alla stella-verbo ruotano ben tre corpi linguistici, tre elementi: il pianeta-soggetto, il pianeta-oggetto diretto e il pianeta oggetto-indiretto.

    Analizziamo questa frase:

    Marco ha regalato un orologio a suo padre.

    In questo esempio, attorno al verbo-stella ha regalato ruotano il soggetto Marco, il l'oggetto diretto un orologio e l'oggetto indiretto a suo padre. L’oggetto indiretto, come quello diretto, è generalmente collocato a destra del verbo, ma in questo caso è preceduto dalla preposizione “a”. Ora, vediamo come potrebbe continuare la frase in un dialogo:

    - Per quale occasione gliel’ha regalato?

    - Gliel’ha regalato per il suo compleanno.

    Siccome è già noto “cosa è stato regalato” e “a chi”, perché ce l’ha già detto il contesto, nel dialogo non abbiamo ripetuto “un orologio” e “a suo padre”, che abbiamo sostituito con i corrispondenti pronomi, per evitare le ripetizioni e rendere il testo meno pesante.

    I pronomi da inserire sono due perché due sono gli elementi da sostituire: un orologio (oggetto diretto) e a suo padre (oggetto indiretto). I due pronomi sono quindi lo e gli (cioè “a lui”).

    Facci caso: l’ordine non è lo gli, ma glielo: diretto e indiretto.  Come se fosse “ a suo padre + l’orologio”. Glielo.

    E questo vale per tutte le combinazioni di oggetto diretto e indiretto, per esempio me lo, te li, gliele, ce la, ve lo, glieli.

    "Regalare", il verbo tre che ho usato nell’esempio, appartiene alla categoria dei cosiddetti “verbi di dare”. Sono verbi come regalare, prestare, affidare, donare, vendere, trasmettere. Ti lascio una lista completa nel PDF. Con questi verbi c’è tipicamente qualcosa che passa da qualcuno che dà a qualcun altro che riceve. Il soggetto dà qualcosa (oggetto diretto) a qualcuno (oggetto indiretto), glielo dà. Con questi verbi tre, i “verbi di dare”, è molto probabile che entrino in gioco i nostri amati - o odiati - pronomi combinati, specie quando non vogliamo ripetere ogni elemento e annoiare a morte chi ci ascolta.

    Analizziamo alcuni altri esempi:

    - Perché hai prestato i tuoi appunti a Stefano?

    - Glieli ho prestati perché era stato assente.

    - Posso offrirti un caffè?

    - Ma certo che puoi offrirmelo, anzi, devi!

    - Ci avete restituito i libri che vi avevamo prestato?

    - Ve li abbiamo restituiti la scorsa settimana, non ricordate?

    Come vedi, con “verbi di dare” nella risposta possiamo evitare di ripetere l’oggetto diretto e indiretto come nella domanda, e sostituirli con i pronomi. Non rispondo dunque "ho prestato gli appunti a Stefano perché era stato assente", ma "glieli ho prestati perché era stato assente".

    Ora, potresti chiederti: ma se il pronome indiretto significa qualcosa come “a me”, “a te”, “a lui”,  non posso dire direttamente “li ho prestati A LUI”?  Oppure “puoi offrirlo A ME”? Perché devo dire “glieli ho prestati” e “puoi offrirmeli”? In realtà, puoi benissimo dirle, queste frasi, ma hanno un significato diverso, una sfumatura diversa. Dire “li ho prestati A LUI” implica dare un certo peso, una certa importanza a "a lui". E quindi, riprendendo il dialogo, potremmo avere:

    - Perché hai prestato i tuoi appunti a Stefano?

    - Li ho prestati a lui perché tu non c’eri.

    In questo caso l’elemento chiave è “a lui”, cioè li ho prestati proprio “a lui” e non “a te”, in questo contesto. C'è un contrasto tra "a lui" e "non a te". Ma nell’esempio di prima, l’informazione chiave non è che li ho prestati proprio a lui, proprio a Stefano (e non a te, o non a Giovanni, non a lui, non a lei), ma che gliel'ho prestati. Quel “glie”, dunque, è meno importante e rimane nello sfondo, non ha la stessa importanza e lo stesso peso, nella frase.

    È un po’ la differenza che c’è tra due frasi come “ti amo” e “amo te”. Con la prima ti confesso il mio amore, con la seconda voglio dire che amo te, proprio te e non un'altra persona.

    Facciamo ancora un esempio con un dialogo:

    - Quando mi riporti gli appunti che ti ho prestato?

    - Te li riporto domani, ok? Ma devo riportarli a te o a tua madre?

    - No, no, riportali a me.

    In “te li riporto” non c’è enfasi su quel “te” del pronome combinato “te li”, ma subito dopo abbiamo “devo riportarli a te o a tua madre?” Dove a te o a tua madre sono informazioni chiave: cioè, non potrei dire “devo riportarteli o a tua madre?”, che non funziona per niente, ma “devo riportarli a te o a tua madre?”.

    Costruzioni come “a lui”, “a lei”, a te” contengono la preposizione “a” più un pronome tonico, un pronome forte, perché può avere un accento forte, come ti ho mostrato. Invece i pronomi combinati sono combinazioni di pronomi atoni, o deboli, che non portano l’accento. Ci ritorniamo tra un attimo nel video, ma nota come quando dico “te lo porto” non possa mettere l’accento né su “te”, né su “lo”: non posso dire "té lo porto" o "te lò porto". No! ma te lo porto. Si fondono al verbo, di fatto. È un'unica parola: teloporto.

    Torniamo ora ai verbi tre. Ai “verbi di dare”, un’altra categoria di verbi tre che spesso richiedono la compagnia dei pronomi combinati è quella dei cosiddetti “verbi di dire” (come comunicare, raccontare, ripetere, riferire). In questo caso, quello che si dà e si riceve è in genere un’informazione.

    Per esempio:

    - Il capo vi ha già comunicato il nuovo orario?

    - Sì, ce l’ha comunicato via mail.

    - Mamma, ci racconti una storia?

    - Va bene, ve la racconto subito.

    - Prof, mi può ripetere la regola?

    - Ma certo, te la ripeto finché non sarà chiara

    Ricapitolando: con verbi che hanno un significato come dare (regalare, prestare, affidare, ecc.) o dire (riferire, raccontare, comunicare) è molto probabile che avrai bisogno di un pronome combinato, per non ripetere ogni volta gli elementi in maniera esplicita. Tipicamente sono proprio questi verbi i verbi con cui si usano i pronomi combinati, che sono quelli che hanno tre elementi: un soggetto, un oggetto diretto e uno indiretto.

    Comunque troverai altri esempi con questi verbi e con i pronomi combinati nel PDF.

    A questo punto, è arrivato il momento di presentarti una di quelle temibili tabelle che tutti gli studenti odiano (la lascio anche nel PDF). Così è come si combinano i pronomi diretti e indiretti in italiano.

    Ora non ti leggo tutte le combinazioni ma voglio farti notare 3 cose:

    1. Il pronome indiretto precede sempre il pronome diretto (come dicevamo prima).

    2. La i finale di mi, ti, ci e vi si trasforma in e; la i finale di gli si trasforma in ie.

    3. Me, te, ce e ve si scrivono separati dal pronome diretto seguente; glie, invece, forma con il diretto un’unica parola. A livello di pronuncia, però non c’è differenza tra “me l’hai detto” e “gliel’hai detto”. Come dicevo prima, questi pronomi non hanno mai l’accento e si fondono con il verbo. E per questo si chiamano anche “atoni”, o deboli: non portano mai l’accento.

    4. Nei pronomi combinati la forma glie può avere, nell’italiano contemporaneo parlato o neostandard, ben tre valori grammaticali, cioè può significare “a lui”, “a lei” o “a loro”. “Glielo dico” può significare dunque “lo dico a lui”, “lo dico a lei” o “lo dico a loro”. Nell’italiano standard, quello descritto dalle grammatiche tradizionali (ma che a volte è un po’ lontano dal parlato reale o informale) “glie” non può significare “a loro”; al suo posto si usa “loro” dopo il verbo: invece di dire “glielo do” si direbbe quindi “lo do loro” o “lo do a loro” ma solo se voglio mettere in rilievo “loro”.

    Un’ultima cosa che ti voglio dire in merito alla posizione dei pronomi combinati: abbiamo visto finora verbi al modo indicativo, principalmente. Se abbiamo verbi all’indicativo, ma anche al congiuntivo o al condizionale, la loro posizione è prima del verbo:

    - Glielo darei

    - Spero che tu glielo dica

    Ma se abbiamo verbi all’infinito, al gerundio o all’imperativo, i pronomi combinati si attaccano alla fine del verbo, come tutti i pronomi, e si scrivono tutti attaccati.

    - Voglio dirglielo

    - Dicendoglielo, risolviamo un bel problema

    - Portamelo oggi, se hai tempo

    Questo ovviamente vale anche per i pronomi singoli; avrò quindi: portami (un libro), portalo e portamelo; voglio portarlo, voglio portarti (un libro), e voglio portartelo.

    Riassumendo, usiamo pronomi combinati come te lo, me li, gliele quando abbiamo a che fare con verbi che vogliono tre elementi obbligatori. Generalmente si tratta di soggetto, oggetto diretto e oggetto indiretto. Questi ultimi due sono gli elementi ripresi dai pronomi combinati. Con verbi come dire e dare, dunque, è possibile imbattersi in pronomi combinati. Dopotutto, diamo qualcosa a qualcuno, diciamo qualcosa a qualcuno. Glielo do, e glielo dico.

    E ti ho anche presentato un modello grammaticale che non funziona solo per l’italiano, ma anche per altre lingue.

    L’idea principale di questo modello (che si chiama “grammatica valenziale”) è che ciascun verbo richiede degli elementi obbligatori, come soggetto, oggetto diretto e indiretto, ai quali si possono accompagnare elementi di contorno, elementi accessori.

    Bene, a questo punto non ti resta che alzare le antenne: come sempre l’input sarà il tuo maggiore alleato per abituarti ai pronomi combinati. Te lo dico da sempre e te lo ripeto anche oggi. Lo farai? Me lo prometti?

    Ah, e nel PDF che ho preparato assieme a questo video troverai riassunte tutte le informazioni del video, e altre informazioni che qui non ho detto, e anche un bel po’ di esercizi che ti aiuteranno a mettere alla prova quanto ti ho detto. E inoltre, se questo video ti è piaciuto, sappi che l’approccio che abbiamo adottato della grammatica valenziale è anche quello che adottiamo nella nostra sfida “I pronomi personali in 30 giorni”. Se vuoi sapere quando riapriranno le porte, ti lascio un link in descrizione, e anche nel PDF, per iscriverti alla lista d’attesa. Tra qualche mese riapriremo le iscrizioni.

    Fammi sapere se il video ti è piaciuto lasciando un commento qui sotto, e ci vediamo nel prossimo!

    Ciao!

    Scarica trascrizione in PDF

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