Parla come un ITALIANO, ma è canadese (analisi)
Elissa Dell'Aera di Accent Coaching with Elissa parla un italiano avanzatissimo con un accento regionale marchigiano. In questo video le chiedo di leggere un testo del podcast e lavoriamo insieme alla ricerca di una pronuncia più neutra.
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Trascrizione e glossario sul Podcast Italiano Club (livello di bronzo).
Davide: Parlando.
Elissa: Parlando.
Davide: Parlando.
Elissa: Parlando.
Davide: Guardare.
Elissa: Guardare.
Davide: Ok, qua ci sono delle schwa che ho sentito. Ho sentito "une"...
Elissa: Che schifo!
Davide: Ho sentito "une delle cose".
Elissa: Quella è un'intonazione che non avrei mai usato. Fa parte.
Davide: Esatto. Fa parte.
Davide: Ciao ragazzi, sono qui con la mia amica Elissa di Accent Coaching with Elissa...
Elissa: ...with Elissa!
Trascrizione e glossario sul Podcast Italiano Club
Io mi chiamo Davide e questo è Podcast Italiano, un canale per chi impara o ama l’italiano. Attiva i sottotitoli se ne hai bisogno. Trovi la trascrizione integrale di questo video sul mio sito. Come sempre ho preparato un PDF che riassume tutto quello che dico e lo integra con altri esempi ed esercizi. Puoi scaricarlo al link in descrizione, oppure puoi scansionare questo comodo codice QR.
Detto questo, incominciamo!
In questo video ci concentreremo sui soli pronomi combinati tipo: me lo scrivi, te lo dico, glieli dai, gliele porti. Sicuramente li hai già incontrati e li incontri continuamente nei tuoi ascolti e letture in italiano.
Queste combinazioni contengono un pronome oggetto indiretto (mi, ti, gli, le, ci, vi) e un pronome oggetto diretto (lo, la, li, le). Non vedremo oggi tutte le altre possibili combinazioni, ad esempio, quelle che includono un pronome riflessivo come “si” (se lo mangia), o “ci” locativo (ce lo porto), o il partitivo “ne” (te ne porto un altro). Di questi, non parliamo qui.
Partiamo da qui: con quali verbi si usano questi pronomi? E che cosa sono, davvero, gli oggetti diretti e indiretti?
E qui voglio fare una piccola digressione, ma sarà interessante, te lo prometto.
Vedi, i verbi non sono tutti uguali.
Aiutiamoci con una bella metafora, che non fa mai male.
Immagina che la frase sia un sistema planetario.
Al centro del sistema (che sarebbe la frase) c’è il verbo: il verbo, infatti, è il centro della frase, la stella del nostro sistema.
Ci sono verbi che sono stelle solitarie, che non hanno bisogno di altri elementi che ruotino attorno. Sono i verbi atmosferici: piove, nevica, grandina, tuona, e così via.
"Piove" è una frase completa composta da una sola parola, il verbo appunto, una frase; e sì, può essere arricchita da altre informazioni (piove tanto, piove poco, piove da stamattina, piove tutti i giorni), ma che può anche esistere così: piove. Chiameremo questi verbi “verbi zero”, cioè verbi che funzionano da soli.
Altri verbi, da soli, si annoiano e hanno bisogno di almeno un altro pianeta che gli ruoti attorno e che gli faccia compagnia. Questo pianeta ha la funzione di soggetto, generalmente collocato a sinistra, nella frase.
Il bambino dorme, il cane abbaia, la mamma riposa, lo studente sbadiglia, il signore anziano è morto.
Chiameremo questi verbi "verbi uno", i verbi che hanno un solo elemento, che è il soggetto.
Il soggetto è un elemento molto speciale, perché ha una relazione speciale con il verbo, la "stella" della frase.
Innanzitutto, condivide con lui il cosiddetto “numero”, singolare o plurale. Dirò “il bambino dorme” ma “i bambini dormono”.
Poi, il genere, maschile o femminile. Non lo vediamo, negli esempi di prima, e non si vede con tutti i verbi, ma lo vediamo per esempio in questi, che vogliono l’ausiliare essere: la bambina è tornata, la sedia si è rotta, dove sei andata quest’estate o gli studenti sono usciti.
E infine, il soggetto concorda con il verbo per persona. Ti ho dato solo esempi alla terza persona, ma se avessi un io o un tu, ovviamente il verbo cambierebbe: io dormo, tu riposi. Come forse sai, spesso, io, tu, lui, noi (che si chiamano pronomi soggetto), spesso si possono omettere, in italiano.
Quindi, se oltre al verbo c’è solo un altro elemento, quell’elemento sarà il soggetto, che è legato in maniera stretta al verbo e sta alla sua sinistra: Marco dorme, il gatto sbadiglia, gli studenti sono usciti, ecc.
Proseguiamo il nostro viaggio, perché altri verbi, ancora, richiedono la presenza di ben due pianeti, cioè due elementi nella frase: uno con funzione di soggetto e l’altro, nella maggior parte di casi, con funzione di oggetto diretto.
Davide spiega i pronomi, lo studente prende appunti, il professore corregge gli esercizi, ho visto (sottintendendo "io") un mio amico, Fabio ha letto il libro e così via. Questi sono verbi con due elementi obbligatori: chiamiamoli verbi due.
Osserva che l’oggetto diretto è generalmente collocato a destra del verbo (ho visto un mio amico) e legato direttamente a questo, senza preposizioni. Nota che in altre lingue romanze, con degli oggetti animati, quindi persone o animali, spesso, si aggiunge una a: in spagnolo he visto a mi amigo, ma in italiano ho visto un mio amico.
Ci sono, poi, verbi con tre elementi obbligatori, che chiameremo, sempre per comodità, verbi tre.
Con questi, attorno alla stella-verbo ruotano ben tre corpi linguistici, tre elementi: il pianeta-soggetto, il pianeta-oggetto diretto e il pianeta oggetto-indiretto.
Analizziamo questa frase:
Marco ha regalato un orologio a suo padre.
In questo esempio, attorno al verbo-stella ha regalato ruotano il soggetto Marco, il l'oggetto diretto un orologio e l'oggetto indiretto a suo padre. L’oggetto indiretto, come quello diretto, è generalmente collocato a destra del verbo, ma in questo caso è preceduto dalla preposizione “a”. Ora, vediamo come potrebbe continuare la frase in un dialogo:
- Per quale occasione gliel’ha regalato?
- Gliel’ha regalato per il suo compleanno.
Siccome è già noto “cosa è stato regalato” e “a chi”, perché ce l’ha già detto il contesto, nel dialogo non abbiamo ripetuto “un orologio” e “a suo padre”, che abbiamo sostituito con i corrispondenti pronomi, per evitare le ripetizioni e rendere il testo meno pesante.
I pronomi da inserire sono due perché due sono gli elementi da sostituire: un orologio (oggetto diretto) e a suo padre (oggetto indiretto). I due pronomi sono quindi lo e gli (cioè “a lui”).
Facci caso: l’ordine non è lo gli, ma glielo: diretto e indiretto. Come se fosse “ a suo padre + l’orologio”. Glielo.
E questo vale per tutte le combinazioni di oggetto diretto e indiretto, per esempio me lo, te li, gliele, ce la, ve lo, glieli.
"Regalare", il verbo tre che ho usato nell’esempio, appartiene alla categoria dei cosiddetti “verbi di dare”. Sono verbi come regalare, prestare, affidare, donare, vendere, trasmettere. Ti lascio una lista completa nel PDF. Con questi verbi c’è tipicamente qualcosa che passa da qualcuno che dà a qualcun altro che riceve. Il soggetto dà qualcosa (oggetto diretto) a qualcuno (oggetto indiretto), glielo dà. Con questi verbi tre, i “verbi di dare”, è molto probabile che entrino in gioco i nostri amati - o odiati - pronomi combinati, specie quando non vogliamo ripetere ogni elemento e annoiare a morte chi ci ascolta.
Analizziamo alcuni altri esempi:
- Perché hai prestato i tuoi appunti a Stefano?
- Glieli ho prestati perché era stato assente.
- Posso offrirti un caffè?
- Ma certo che puoi offrirmelo, anzi, devi!
- Ci avete restituito i libri che vi avevamo prestato?
- Ve li abbiamo restituiti la scorsa settimana, non ricordate?
Come vedi, con “verbi di dare” nella risposta possiamo evitare di ripetere l’oggetto diretto e indiretto come nella domanda, e sostituirli con i pronomi. Non rispondo dunque "ho prestato gli appunti a Stefano perché era stato assente", ma "glieli ho prestati perché era stato assente".
Ora, potresti chiederti: ma se il pronome indiretto significa qualcosa come “a me”, “a te”, “a lui”, non posso dire direttamente “li ho prestati A LUI”? Oppure “puoi offrirlo A ME”? Perché devo dire “glieli ho prestati” e “puoi offrirmeli”? In realtà, puoi benissimo dirle, queste frasi, ma hanno un significato diverso, una sfumatura diversa. Dire “li ho prestati A LUI” implica dare un certo peso, una certa importanza a "a lui". E quindi, riprendendo il dialogo, potremmo avere:
- Perché hai prestato i tuoi appunti a Stefano?
- Li ho prestati a lui perché tu non c’eri.
In questo caso l’elemento chiave è “a lui”, cioè li ho prestati proprio “a lui” e non “a te”, in questo contesto. C'è un contrasto tra "a lui" e "non a te". Ma nell’esempio di prima, l’informazione chiave non è che li ho prestati proprio a lui, proprio a Stefano (e non a te, o non a Giovanni, non a lui, non a lei), ma che gliel'ho prestati. Quel “glie”, dunque, è meno importante e rimane nello sfondo, non ha la stessa importanza e lo stesso peso, nella frase.
È un po’ la differenza che c’è tra due frasi come “ti amo” e “amo te”. Con la prima ti confesso il mio amore, con la seconda voglio dire che amo te, proprio te e non un'altra persona.
Facciamo ancora un esempio con un dialogo:
- Quando mi riporti gli appunti che ti ho prestato?
- Te li riporto domani, ok? Ma devo riportarli a te o a tua madre?
- No, no, riportali a me.
In “te li riporto” non c’è enfasi su quel “te” del pronome combinato “te li”, ma subito dopo abbiamo “devo riportarli a te o a tua madre?” Dove a te o a tua madre sono informazioni chiave: cioè, non potrei dire “devo riportarteli o a tua madre?”, che non funziona per niente, ma “devo riportarli a te o a tua madre?”.
Costruzioni come “a lui”, “a lei”, a te” contengono la preposizione “a” più un pronome tonico, un pronome forte, perché può avere un accento forte, come ti ho mostrato. Invece i pronomi combinati sono combinazioni di pronomi atoni, o deboli, che non portano l’accento. Ci ritorniamo tra un attimo nel video, ma nota come quando dico “te lo porto” non possa mettere l’accento né su “te”, né su “lo”: non posso dire "té lo porto" o "te lò porto". No! ma te lo porto. Si fondono al verbo, di fatto. È un'unica parola: teloporto.
Torniamo ora ai verbi tre. Ai “verbi di dare”, un’altra categoria di verbi tre che spesso richiedono la compagnia dei pronomi combinati è quella dei cosiddetti “verbi di dire” (come comunicare, raccontare, ripetere, riferire). In questo caso, quello che si dà e si riceve è in genere un’informazione.
Per esempio:
- Il capo vi ha già comunicato il nuovo orario?
- Sì, ce l’ha comunicato via mail.
- Mamma, ci racconti una storia?
- Va bene, ve la racconto subito.
- Prof, mi può ripetere la regola?
- Ma certo, te la ripeto finché non sarà chiara
Ricapitolando: con verbi che hanno un significato come dare (regalare, prestare, affidare, ecc.) o dire (riferire, raccontare, comunicare) è molto probabile che avrai bisogno di un pronome combinato, per non ripetere ogni volta gli elementi in maniera esplicita. Tipicamente sono proprio questi verbi i verbi con cui si usano i pronomi combinati, che sono quelli che hanno tre elementi: un soggetto, un oggetto diretto e uno indiretto.
Comunque troverai altri esempi con questi verbi e con i pronomi combinati nel PDF.
A questo punto, è arrivato il momento di presentarti una di quelle temibili tabelle che tutti gli studenti odiano (la lascio anche nel PDF). Così è come si combinano i pronomi diretti e indiretti in italiano.
Ora non ti leggo tutte le combinazioni ma voglio farti notare 3 cose:
1. Il pronome indiretto precede sempre il pronome diretto (come dicevamo prima).
2. La i finale di mi, ti, ci e vi si trasforma in e; la i finale di gli si trasforma in ie.
3. Me, te, ce e ve si scrivono separati dal pronome diretto seguente; glie, invece, forma con il diretto un’unica parola. A livello di pronuncia, però non c’è differenza tra “me l’hai detto” e “gliel’hai detto”. Come dicevo prima, questi pronomi non hanno mai l’accento e si fondono con il verbo. E per questo si chiamano anche “atoni”, o deboli: non portano mai l’accento.
4. Nei pronomi combinati la forma glie può avere, nell’italiano contemporaneo parlato o neostandard, ben tre valori grammaticali, cioè può significare “a lui”, “a lei” o “a loro”. “Glielo dico” può significare dunque “lo dico a lui”, “lo dico a lei” o “lo dico a loro”. Nell’italiano standard, quello descritto dalle grammatiche tradizionali (ma che a volte è un po’ lontano dal parlato reale o informale) “glie” non può significare “a loro”; al suo posto si usa “loro” dopo il verbo: invece di dire “glielo do” si direbbe quindi “lo do loro” o “lo do a loro” ma solo se voglio mettere in rilievo “loro”.
Un’ultima cosa che ti voglio dire in merito alla posizione dei pronomi combinati: abbiamo visto finora verbi al modo indicativo, principalmente. Se abbiamo verbi all’indicativo, ma anche al congiuntivo o al condizionale, la loro posizione è prima del verbo:
- Glielo darei
- Spero che tu glielo dica
Ma se abbiamo verbi all’infinito, al gerundio o all’imperativo, i pronomi combinati si attaccano alla fine del verbo, come tutti i pronomi, e si scrivono tutti attaccati.
- Voglio dirglielo
- Dicendoglielo, risolviamo un bel problema
- Portamelo oggi, se hai tempo
Questo ovviamente vale anche per i pronomi singoli; avrò quindi: portami (un libro), portalo e portamelo; voglio portarlo, voglio portarti (un libro), e voglio portartelo.
Riassumendo, usiamo pronomi combinati come te lo, me li, gliele quando abbiamo a che fare con verbi che vogliono tre elementi obbligatori. Generalmente si tratta di soggetto, oggetto diretto e oggetto indiretto. Questi ultimi due sono gli elementi ripresi dai pronomi combinati. Con verbi come dire e dare, dunque, è possibile imbattersi in pronomi combinati. Dopotutto, diamo qualcosa a qualcuno, diciamo qualcosa a qualcuno. Glielo do, e glielo dico.
E ti ho anche presentato un modello grammaticale che non funziona solo per l’italiano, ma anche per altre lingue.
L’idea principale di questo modello (che si chiama “grammatica valenziale”) è che ciascun verbo richiede degli elementi obbligatori, come soggetto, oggetto diretto e indiretto, ai quali si possono accompagnare elementi di contorno, elementi accessori.
Bene, a questo punto non ti resta che alzare le antenne: come sempre l’input sarà il tuo maggiore alleato per abituarti ai pronomi combinati. Te lo dico da sempre e te lo ripeto anche oggi. Lo farai? Me lo prometti?
Ah, e nel PDF che ho preparato assieme a questo video troverai riassunte tutte le informazioni del video, e altre informazioni che qui non ho detto, e anche un bel po’ di esercizi che ti aiuteranno a mettere alla prova quanto ti ho detto. E inoltre, se questo video ti è piaciuto, sappi che l’approccio che abbiamo adottato della grammatica valenziale è anche quello che adottiamo nella nostra sfida “I pronomi personali in 30 giorni”. Se vuoi sapere quando riapriranno le porte, ti lascio un link in descrizione, e anche nel PDF, per iscriverti alla lista d’attesa. Tra qualche mese riapriremo le iscrizioni.
Fammi sapere se il video ti è piaciuto lasciando un commento qui sotto, e ci vediamo nel prossimo!
Ciao!
Davide: ...che è una delle persone che parlano meglio italiano che io conosca perché non solo parla molto bene, ma parla addirittura con un accento molto regionale.
Elissa: Sì.
Davide: Perché tu, insomma, sei sposata con un marchigiano, una persona delle Marche, vivi nelle Marche da molto tempo e quindi... se la sentite parlare ha un accento molto molto realistico e molto regionale. Quello che però faremo oggi, è farle leggere un testo, e cercare di adottare una pronuncia neutra, diciamo, in italiano, e cercare di lavorare a tutti quei piccoli dettagli che magari potrebbero tradirla nella sua pronuncia.
Elissa: La "esse"! Sicuramente ho la "esse" (s) marchigiana, ho la "esse" (s) romagnola, in realtà.
Davide: Sì, sarà una lezione avanzata, non voglio che vi scoraggiate se non siete al suo livello, perché lei ha un livello altissimo, quindi... però è per divertirci, ed è un video per chi ha già una pronuncia buona e vuole fare un salto di qualità ulteriore. Quindi, incominciamo.
Elissa: Allora, adesso ho paura, perché sono...
Davide: È la mia vendetta!
Elissa: È la tua vendetta! Perché...
Davide: Abbiamo fatto un video così sul suo canale in cui Elissa distrugge il mio inglese.
Elissa: Ma è un inglese praticamente perfetto, quindi... sarà difficile anche perché in questo periodo sto parlando veramente poco in italiano perché insegno l'inglese, parlo anche... anche quando mio marito mi parla in italiano, rispondo in inglese. E con te, questi giorni, abbiamo sempre parlato in inglese e quindi devo rientrare un attimo in modalità italiana.
Davide: Vedete, già partono le scuse. Già mette le mani avanti.
Elissa: Molto avanti.
Davide: Mani avanti.
Elissa: Allora...
Davide: Incominciamo.
Elissa: Leggo questo testo.
Davide: Un testo tratto dal nostro podcast per principianti, sul bidet.
Elissa: Adesso ho paura, tantissima paura. Allora… “oggi parliamo di un argomento”. Io avrei detto argomènto, però so che si dice argoménto, quindi uso la E chiusa. “Oggi parliamo di un argomento un po' particolare, ma molto importante per noi italiani”.
Davide: Ok, molto bene.
Elissa: Problemi? Ok. "Prova a indovinare di cosa parlo".
Davide: L'unica cosa, però, che ho sentito... prova a dire "importante".
Elissa: "Importante".
Davide: "Importante". A me sembra che tu dica quasi "importa-ta-tante".
Elissa: Importante.
Davide: -ta.
Elissa: -ta. Importante.
Davide: -tante, -tante. A me sembra quasi che la tua "a" sia quasi...
Elissa: Troppo nasale?
Davide: Sì, un po' nasale e un po' quasi come "a" in inglese.
Elissa: Importante.
Davide: Importan...-ta, -ta.
Elissa: -tante. Importante.
Davide: -tante.
Elissa: Importante.
Davide: Ok, prova a ridire la frase.
Elissa: "Oggi parliamo di un argomento un po' particolare, ma molto importante per noi italiani."
Davide: Prova a dire di un argomento.
Elissa: Di un argomento.
Davide: C'è qualcosa di strano in "di un a..."
Elissa: Di un argomento. Di un.
Davide: Di un a... prova a dire "di un a"
Elissa: Di un A.
Davide: Di un A.
Elissa: Di un A.
Davide: Forse... sai cosa? Parlavamo prima di come io pronuncio le consonanti troppo sonore. Forse...
Elissa: Ah, non lo faccio abbastanza!
Davide: ...quello che devi fare tu è dire la D più sonora in italiano.
Elissa: Di un argomento.
Davide: Di un argomento.
Elissa: Di un argomento.
Davide: Forse.
Elissa: Di un argomento.
Davide: Ok, andiamo avanti. Molto bene, comunque, andiamo avanti.
Elissa: Ok, grazie. "Prova a indovinare di cosa parlo."
Davide: Prova a indovinare.
Elissa: "Prova a indovinare di cosa parlo", di cosa, cosa parlo. "È un oggetto, abbastanza grande. Di solito è bianco."
Davide: Di solito è bianco.
Elissa: Di solito è bianco.
Davide: In una pronuncia più neutra, standard, diresti "èbbianco".
Elissa: Ah, di solito èbbianco.
Davide: Di solito èbbianco.
Elissa: Di solito èbbianco.
Davide: Però, ecco, questa non è una cosa obbligatoria.
Elissa: Vabbè, oggi possiamo anche aggiungere queste cose perché non è una cosa che faccio di solito, quindi si può anche aggiungere.
Davide: Sì. Tu hai un accento più del nord in cui questo non succede, quindi dici è bianco e non èbbianco, raddoppiando la B. Però è una piccola cosa che potresti aggiungere, se vuoi.
Elissa: Sì.
Davide: Ok.
Elissa: Allora: "Si trova nel bagno".
Davide: Si trova.
Elissa: Si trova nel bagno.
Davide: Ok, quindi quella "a" non ridurla, perché hai detto si trova nel...
Elissa: Che schifo. Si trova. Si trova nel bagno.
Davide: Nél.
Elissa: Nél. Ah dico "nèl". Nél. Si trova nél ba... si trova nel bagno.
Davide: Si trova nel bagno.
Elissa: Si trova nel bagno.
Davide: Si trova nel bagno, sì.
Elissa: Si trova nel bagno.
Davide: Ok. La tendenza di chi parla inglese è di ridurre le vocali non accentate, facendole diventare...
Elissa: Schwa.
Davide: Schwa. O "scevà". Quindi trovə, trovə, "si trovə" al posto di "si trova"...
Elissa: Si trova.
Davide: Quindi...
Elissa: Si trova. Si trova nel bagno.
Davide: Tu non lo fai molto, ma ogni tanto...
Elissa: Ogni tanto mi capita...
Davide: ...di sentirlo, quindi... ok. Bene, andiamo avanti...
Elissa: "Ovviamente non si trova in tutti i bagni del mondo".
Davide: Ok, qua vedrei l'intonazione e il ritmo.
Elissa: "Ovviamente non si trova in tutti i bagni del mondo".
Davide: "Non si trova in tutti i bagni del mondo".
Elissa: Ovviamente non si trova in tutti i bagni del mondo".
Davide: PDF: "non si trova". "Ovviamente non si trova in tutti i bagni del mondo". E il resto della frase ha un tono molto basso.
Elissa: Sì.
Davide: "Ovviamente non si trova in tutti i bagni del mondo".
Elissa: "Ovviamente non si trova in tutti i bagni del mondo". Così va bene? "Ovviamente non si trova in tutti i bagni del mondo".
Davide: Sì, con meno forza, però. Sembra che...
Elissa: Ah, ok.
Davide: "Ovviamente non si trova in tutti i bagni del mondo".
Elissa: "Ovviamente non si trova in tutti i bagni del mondo".
Davide: Sì, è un'intonazione, puoi leggerlo in modi diversi.
Elissa: Sì, sì, certo.
Davide: Perché si dici "non si trova in tutti i bagni del mondo", sembra... "Ok, non si trova in tutti i bagni del mondo, ma si trova in tutti i..." non lo so...
Elissa: Del mondo!
Davide: Tutte le sale del mondo, no?
Elissa: Ah, sì, sì.
Davide: Non si trova in tutti i bagni del mondo.
Elissa: "Non si trova, ad esémpio...". No! Ad esèmpio. "...nei bagni pubblici, ma sicuramente lo trovi in tutti i bagni delle case italiane".
Davide: Ok, bene. Prova a imitare la mia intonazione.
Elissa: Sì.
Davide: Non si trova ad esempio nei bagni pubblici.
Elissa: Quella è un'intonazione che non avrei mai usato.
Davide: Sì, certo.
Elissa: Quindi molto poco naturale.
Davide: È anche un'intonazione di persona che legge un testo in maniera un po' teatrale.
Elissa: Dillo ancora.
Davide: "Non si trova ad esempio nei bagni pubblici".
Elissa: "Non si trova ad esempio nei bagni pubblici, ma sicuramente lo trova in tutti i bagni delle case italiane".
Davide: "Delle case italiane".
Elissa: "Delle case italiane".
Davide: Ok, molto bene. È difficile trovare cose da correggere.
Elissa: No, vabbè.
Davide: Ok.
Elissa: "Hai capito di cosa sto parlando?"
Davide: Sì, qua puoi leggere la domanda in modi diversi. Io personalmente, cercando di fare un accento più standard, direi: "Hai capito di che cosa sto parlando?"
Elissa: "Hai capito di che cosa sto parlando?"
Davide: Parlando.
Elissa: Parlando.
Davide: Parlando.
Elissa: Parlando.
Davide: Esatto.
Elissa: Ok.
Davide: Esatto, questa è un'intonazione più dell'Italia centrale ma che è anche quella tipica del... di una pronuncia neutra, del doppiaggio. Quindi, l'hai fatto? Sei andato? Hai capito? Capito?
Elissa: Hai capito?
Davide: Sale e scende leggermente. Ti piace?
Elissa: Ti piace?
Davide: Hai capito di che cosa sto parlando?
Elissa: Sì.
Davide: Sì. Mentre tu hai detto "hai capito di che cosa sto parlando?"
Elissa: Sì, infatti.
Davide: Che sale molto alla fine, che va anche bene, ma...
Elissa: Vabbè, oggi stiamo cercando di fare una cosa un po' diversa, dal mio solito.
Davide: Quindi... riprova di nuovo. Hai capito di che cosa sto parlando?
Elissa: Hai capito di che cosa sto parlando? Esatto.
Davide: Se vuoi fare i raddoppiamenti, puoi dire checcosa e stopparlando, anche.
Elissa: Hai capito di checcosa stopparlando? "Esatto. Oggi parliamo del bidet".
Davide: Oggi parliamo del bidet.
Elissa: Oggi parliamo del bidet.
Davide: Se fosse il mio podcast io direi "oggi, parliamo del bidet".
Elissa: Oggi, parliamo del bidet. "Il bidet che per molti studenti è un oggetto strano, misterioso o inutile. Mentre...". Mentre?
Davide: Mentre.
Elissa: Mentre. "Mentre per noi italiani è un oggetto sacro, necessario, fondamentale.."
Davide: Sì, non c'è molto da dire. Qua, io farei solo un'intonazione più esagerata nel mio podcast, quindi direi "il bidet, che per molti studenti è un oggetto strano, misterioso o inutile..."
Elissa: Sì, quello è molto "Davide"!
Davide: Esatto!
Elissa: Dillo ancora, così ti imito...
Davide: Però non è un'intonazione che useresti parlando...
Elissa: ...in modo più naturale, diciamo.
Davide: Ma anche perché non formeresti le frasi in questa maniera.
Elissa: Sì, certo.
Davide: Il testo scritto è molto diverso da un testo parlato, come si dice, cioè, una conversazione.
Elissa: Sì, sì.
Davide: Va bene, andiamo avanti.
Elissa: Ok. "Il bidet fa... fapparte..."
Davide: Esatto. Fapparte!
Elissa: "Il bidet fa parte della nostra cultura. Quando gli italiani viaggiano all'estero, una delle cose che gli manca di più è proprio il bidet". Magari lo rifaccio. "Il bidet fa parte della nostra cultura.
Davide: Ok, "non fa parte", ma "il bidet fa parte della nostra cultura".
Elissa: Il bidet fa parte della nostra cultura.
Davide: Sì, quindi qui l'accento di frase è su cultura, non ti fermi su fa parte.
Elissa: Sì, perché pensavo al raddoppiamento fonosintattico e quindi mi sono fissata su quello. (Aspetta un attimo che lo chiudo).
Davide: Il bidet fa parte della nostra cultura.
Elissa: Il bidet fa parte della nostra cultura.
Davide: Di' la "d" in maniera più chiara, perché sembra quasi che tu dica "fa parte ella"...
Elissa: Della... -d,-d, della. "Il bidet fa parte della nostra cultura". Infatti, è difficile per me. "Il bidet fa parte della nostra cultura".
Davide: Parte della...
Elissa: Parte della nostra cultura. "Il bidet fa parte della nostra cultura".
Davide: Bene.
Elissa: Quindi io devo pensare sempre a esagerare i movimenti con le labbra e marcare ogni consonante, perché in inglese è una cosa che non facciamo, perché le nostre consonanti sono molto meno marcate, sono molto più soft, non so come dirlo...
Davide: Più morbide.
Elissa: ...più morbide.
Davide: Sembra che la "d", a volte, tu la dica come una... come in inglese un po' flat, quindi sembra quasi una "r", "fa partere rela..."
Elissa: Sì, "fa parte della nostra...", mi devo fermare.
Davide: Da parte della. Parte-de. Te-de.
Elissa: "Il bidet fa parte della nostra cultura".
Davide: Esatto.
Elissa: Ok. "Quando gli italiani viaggiano all'estero, una delle cose che gli manca di più è proprio il bidet".
Davide: All'estero, io direi la doppia L. Adesso ho sentito al'estero.
Elissa: All'estero, hai ragione. "Viaggiano all'estero, una delle cose che gli manca di più è proprio..." raddoppiamento anche qui?
Davide: Èpproprio.
Elissa: "Èpproprio il bidet".
Davide: Ok, prima ci sono delle schwa che ho sentito.
Elissa: Che schifo!
Davide: Ho sentito unə delle cose. Unə. Mentre è "una delle cose". E poi l'ho sentito anche su...
Elissa: La "a" è proprio difficile!
Davide: E l'ho sentito anche su mancə. "Mancə di più".
Elissa: "Manca di più". Quindi... "Una delle cose che gli manca di più è proprio il bidet".
Davide: "Una delle cose che gli manca di più è proprio il bidet".
Elissa: "Una delle cose che gli manca di più è proprio il bidet".
Davide: "È proprio il bidet."
Elissa: "È proprio il bidet."
Davide: Esatto.
Elissa: Una delle cose...
Davide: Una delle cose
Elissa: Una delle cose...
Davide: Una delle cose
Elissa: Mi devo concentrare tantissimo su... aprire. Anche se l'inglese ha delle vocali ancora più aperte, sono aperte in modo diverso, perché sono aperte in modo più rilassato, dove abbassiamo molto la lingua, tipo... "aaa", però è un suono rilassato, invece qui è un suono un po' più in tensione, diciamo, con... in cui usiamo di più forse la parte di... the back of your tongue. La parte dietro è un po' più alzata, rispetto all'inglese dove usiamo la parte...
Davide: La parte centrale...
Elissa: La parte centrale della lingua. Quindi un movimento diverso. Quindi, per questo, è un po' strano perché... non lo so, devo concentrarmi molto, devo esagerare con le A. Perché le A sono molto difficili. Allora: "una delle cose che gli manca di più è proprio il bidet".
Davide: Ok, bene, meglio, meglio.
Elissa: Meglio. "Ti assicuro che quando siamo all'estero, ci manca più il bidet del cibo italiano".
Davide: Ci manca più il bidet...
Elissa: Ci manca più il bidet del cibo italiano.
Davide: Ok. Una cosa interessante del tuo accento è che tu hai una...
Elissa: La "s"?
Davide: Una "c", una "c"...
Elissa: "C", sì sì.
Davide: ...che è molto settentrionale, che va benissimo.
Elissa: Sì sì. Cibo.
Davide: In un accento più neutro direi c... c... Cibo. C. Cibo.
Elissa: Allora fammi provare.
Davide: Si vede anche la forma delle labbra che è più protrusa.
Elissa: Sì sì.
Davide: Cibo. Cibo.
Elissa: "Ti assicuro che quando siamo all'estero ci manca più il bidet del cibo italiano".
Davide: Esatto, del cibo italiano.
Elissa: In realtà non è così difficile per me, ci devo solo pensare, perché so che questa cosa si fa nell'italiano standard, diciamo, però... dato che non è una cosa che fa mio marito, non penso, non lo so, non so se questa è una cosa... inglese, una cosa americana, nordamericana, o una cosa che... una cosa dell'accento italiano che sto imitando.
Davide: La tua C è molto naturale ed è molto realistica.
Elissa: Ok.
Davide: Però adesso il tentativo era cercare di farti sembrare più... più come una doppiatrice, diciamo.
Elissa: Sì, sì, sì.
Davide: Un accento più neutro.
Elissa: "Ma perché gli italiani amano tanto il bidet?" Era meglio la seconda volta?
Davide: Andavano bene entrambe, la seconda è più enfatica.
Elissa: Ok.
Davide: Ma perché gli italiani amano tanto il bidet?
Elissa: Ma perché gli italiani amano tanto il bidet?
Davide: Sì, è un po' come la differenza tra dire ma perché l'hai fatto? E ma perché l'hai fatto? La seconda sembra più diretta, più quasi arrabbiata, no? Quasi più assertiva. Ma perché l'hai fatto? Perché l'hai fatto? Rispetto a perché l'hai fatto? Nel secondo caso vuoi sapere il vero motivo per cui l'hai fatto. Perché l'hai fatto?
Elissa: Sì, sì, ho capito.
Davide: Rispetto a perché l'hai fatto?
Elissa: "Ma perché gli italiani amano tanto il bidet? A cosa serve? È davvero così necessario?" Ne-ce. Necessario.
Davide: Necessario.
Elissa: È davvero così necessario? Necessario.
Davide: Nece. Necessario.
Elissa: Necessario. Perché sto cercando di esagerare con la "c".
Davide: La c.
Elissa: Però, sì, necessario. Necessario.
Davide: Io direi... "è davvero così necessario?"
Elissa: È davvero così necessario?
Davide: Necessario.
Elissa: Necessario.
Davide: Necessario.
Elissa: Necessario.
Davide: Esatto. Necessario.
Elissa: Necessario.
Davide: È davvero così necessario?
Elissa: È davvero così necessario?
Davide: Esatto, perfetto. Questo è un accento molto standard, che è l'accento che senti, per esempio, anche a Roma... l'intonazione delle domande, voglio dire, non l'accento. L'intonazione delle domande.
Elissa: Sì.
Davide: L'hai fatto?
Elissa: L'hai fatto?
Davide: Ti è piaciuto?
Elissa: Ti è piaciuto?
Davide: È davvero così necessario?
Elissa: È davvero così necessario?
Davide: Esatto, bellissimo. Vuoi andare avanti? Ti stai divertendo?
Elissa: Sì, mi sto divertendo tantissimo. "La parola bidet non è italiana".
Davide: La parola bidet...
Elissa: La parola bidet non è italiana.
Davide: Non è italiana.
Elissa: Non è italiana.
Davide: Perfetto.
Elissa: "È una parola francese." Aspetta, io ho imparato che si dice inglese con s e francese con z. È giusto?
Davide: Sì, nella dizione più tradizionale c'è questa differenza. Non credo sia molto rispettata oggi. Non c'è quasi più la S tra vocali sorda. Tipo casa invece di casa. Quindi oggi la tendenza è, se la S è tra due vocali, di pronunciarla sempre Z. Quindi inglese, francese, casa, cosa, scusa.
Elissa: Meglio.
Davide: E io consiglio di dire sempre Z tra i due locali, francese, a parte casi particolari.
Elissa: Sì.
Davide: Ok.
Elissa: Ok.
Davide: È una parola francese.
Elissa: "È una parola francese. In francese bidet significa pony, cioè piccolo cavallo".
Davide: Ok, in italiano pony.
Elissa: Pony. Significa pony.
Davide: Esatto.
Elissa: Cioè piccolo cavallo.
Davide: Quando abbiamo una parola straniera usiamo sempre le vocali aperte nella sillaba accentata quindi pòny non diremo póny; c'è questa regola, "vocale incerta, vocale aperta" per cui se si prende una parola straniera si userà la vocale aperta; motivo per cui anche bidèt non bidét.
Elissa: "Questo perché la posizione che assumiamo quando ci facciamo il bidet è simile alla posizione che assume qualcuno quando va a cavallo, che cavalca. Ma prima di tutto..."
Davide: Aspetta.
Elissa: Sì. Ci sono delle cose da correggere.
Davide: Questo perché, la posizione che assumiamo quando ci facciamo il bidet...
Elissa: Questo perché, la posizione che assumiamo quando ci facciamo il bidet...
Davide: Allora, è molto interessante la tua pronuncia delle C, molto settentrionale.
Elissa: Ci facciamo. Ci facciamo.
Davide: Tu dici quando ci facciamo il bidet...
Elissa: Facciamo. Ci facciamo.
Davide: Se vuoi puoi provare a dire quando ci facciamo.
Elissa: Quando ci facciamo.
Davide: Prova a protrudere ancora di più le labbra. Ci facciamo...
Elissa: Ancora di più. Ci facciamo.
Davide: Esatto, facciamo.
Elissa: Wow, ci facciamo.
Davide: Senti anche che è un suono più scuro, no?
Elissa: Sì.
Davide: Ccc, rispetto a... ccc. Facciamo.
Elissa: Facciamo.
Davide: Esatto.
Elissa: Ci facciamo.
Davide: Facciamo, sì.
Elissa: Il bidet.
Davide: Quando ci facciamo.
Elissa: Quando ci facciamo. Cambia proprio la voce.
Davide: O la voce.
Elissa: La voce. Hai ragione. La voce. La S di solito. Di solito, invece di solito.
Davide: Sì, hai una "s" un po'... così. Sì, sì. Un po' così, fai un accento romagnolo, fai un po' così. Vabbè, un accento marchigiano che è un po' romagnolo, così.
Elissa: Sì, sì.
Davide: Quindi c'hai l'accento così, parliamo con la S così.
Elissa: Sì, ho questa cosa. Non sempre, però molto spesso.
Davide: Quindi c'è la S, posizione che assumiamo.
Elissa: Forse non a questo punto, dai.
Davide: Però per...
Elissa: "Questo perché la posizione che assumiamo quando ci facciamo il bidet è simile alla posizione che assume qualcuno quando va a cavallo, che cavalca".
Davide: Proviamo a ridire tutto?
Elissa: Allora... "questo perché la posizione che assumiamo quando ci facciamo il bidet è simile alla posizione che assume qualcuno quando va a cavallo, che cavalca. Ma, prima di tutto..."
Davide: Ma prima di tutto...
Elissa: Ma prima di tutto...
Davide: Ma prima di tutto...
Elissa: "Ma prima di tutto..." Va bene?
Davide: Sì... va béne.
Elissa: "Come si usa il bidet? Come si usa il bidet?
Davide: Come si usa il bidet?
Elissa: Come si usa il bidet? Va bene?
Davide: Come si usa il bidet?
Elissa: "Beh, per usare il bidet dobbiamo sederci, ci...
Davide: Sederci...
Elissa: "Sederci sopra al bidet".
Davide: Sopralbidet.
Elissa: Sopralbidet.
Davide: Sì, quindi qui non facciamo una pausa, non sopra al bidet.
Elissa: Sì, ma sopralbidet.
Davide: Esatto.
Elissa: Sopra, sopra al bidet. "Con una gamba a destra e una sinistra."
Davide: Con una gambaddestra.
Elissa: Con una gambaddestra. Ah.
Davide: Quindi non ci sono...
Elissa: Gambaddestra e unassinistra.
Davide: Sì, puoi anche raddoppiare le consonanti, ma in ogni caso una gamba destra e non una gamba A, gamba A destra, con questo glottal stop, ma una gamba destra e una sinistra.
Elissa: Con una gambaddestra e unassinistra. Va bene, va meglio, va bene.
Davide: Ottimo.
Elissa: Sto bene. Allora...
Davide: Una cosa che fanno molti anglofoni (tu non la fai) è mettere queste pause, questi glottal stop ovunque, quando ci sono parole che iniziano per vocale. Quindi "per - usare - il bidet - dobbiamo sederci sopra al bidet - con - una gamba - a - destra".
Elissa: Sì, separare ogni parola.
Davide: Separare le vocali. Oppure, dopo: "in base a - quale - area, area- intima..." no? Quindi separare molto le sillabe in una maniera che in italiano è innaturale, perché sono molto collegate tra di loro; aqquale areaintima, quale areaintima...
Elissa: Quale areaintima...
Davide: ...e non a-quale-area-intima.
Elissa: "E in base a quale area intima devi lavare..." questa è una cosa molto... un testo un po' troppo... molto... "personale", diciamo.
Davide: Molto esplicito.
Elissa: Molto esplicito. Così facciamo più views. "E in base a quale area intima devi lavare, puoi guardare il muro oppure dare le spalle al muro". Aspetta. "In base a quale area intima devi lavare, puoi guardare il muro oppure dare le spalle al muro".
Davide: Puoi guardare il muro oppure dare le spalle al muro. No, dare le spalle al muro.
Elissa: Dare le spalle al muro.
Davide: Esatto. Vediamo "in base a... quale area intima"
Elissa: "E in base a quale area intima..."
Davide: Area intima.
Elissa: Area intima.
Davide: Area intima.
Elissa: Area intima.
Elissa: "E in base a quale area intima..."
Davide: Area intima.
Elissa: Area intima.
Davide: Area intima.
Elissa: Area intima devi lavare, puoi guardare il muro oppure dare le spalle al muro.
Davide: Sì, Mi sembra che la tua "r" sia, a volte, un pochino forte, soprattutto prima di una consonante. Quasi guardare.
Elissa: Guardare.
Davide: Quindi "guardare".
Elissa: Guardare.
Davide: Guardare.
Elissa: Guardare.
Davide: Guardare. Perfetto. Guardare il muro.
Elissa: Guardare il muro. Guardare il muro. Guardare il muro.
Davide: Puoi guardare il muro.
Elissa: Puoi guardare il muro.
Davide: Oppure dare le spalle al muro.
Elissa: Oppure dare le spalle al muro. Dópo. Non dòpo, dòpo. Dopo ti asciughi con un piccolo asciugamano.
Davide: Dopo ti asciughi con un piccolo asciugamano.
Elissa: Dopo ti asciugi con un piccolo asciugamano.
Davide: Forse qua farei una pausa dopo "dopo".
Elissa: Ok.
Davide: Direi "dopo, ti asciughi con un piccolo asciugamano".
Elissa: Dopo, ti asciughi con un piccolo asciugamano. "In Italia ogni persona ha il proprio asciugamano per il bidet".
Davide: "In Italia ogni persona ha il..". Sì, giusto.
Elissa: Secondo me... ho problemi, diciamo, con l'intonazione, perché questa intonazione è molto poco naturale per me.
Davide: Certo, io non parlerei come parlo nei miei podcast ovviamente: è un'intonazione che uso quando leggo...
Elissa: Sì, sì; che è una cosa che non io ho mai imparato, quindi ci sta... anche perché non guardo mai film italiani, non ascolto... non sento il doppiaggio... guardo sempre film in inglese quindi non ho questa cosa in testa...
Davide: Ma non è neanche l'intonazione del doppiaggio, perché il doppiaggio comunque è un'intonazione molto finta...
Elissa: Ah, ok. Ma questo è per leggere, è una cosa sempre diversa rispetto all'italiano parlato.
Davide: Esatto, è un testo letto pubblicamente.
Elissa: Sì.
Davide: Quindi è un tipo di intonazione ancora diverso.
Elissa: Sì. "In Italia ogni persona ha il proprio asciugamano per il bidet." Proprio asciugamano per il bidet.
Davide: Sì. Qua leggendo in maniera veloce la "o" di proprio tende a sparire.
Elissa: Ah, questo è bello. Allora: "ha il proprio asciugamano", propri-asciugamano, propriasciugamano.
Davide: Sì, perché "prio" e "ash", quindi l'ultima sillaba di "proprio" e la prima di "asciugamano", diventano un'unica sillaba. Quindi le sillabe sono: pro-priash.
Elissa: Che strano.
Davide: Questa è una cosa che è caratteristica dell'italiano e che sbagliano soprattutto i parlanti anglofoni, quindi dicono "proprio asciugamano, proprio a... proprio asciugamano".
Elissa: Proprio asciugamano. Proprio asciugamano.
Davide: Propri-asciugamano. Propri-asc(i). Solo che è difficile dire priasc(i), con "oa". Quindi, almeno nel parlato quello che succede è che quella "o" viene elisa, Elissa.
Elissa: Lo stavo per dire! (Maledetto! Aspetta...)
Davide: Viene "elissa".
Elissa: Stavamo dicendo...
Davide: Siccome è difficile dire proprio-asc, quella "o" tende a scomparire; e quindi... pri-asc(i).
Elissa: Priacc(i).
Davide: Pro-priasciugamano.
Elissa: Pro-priasciugamano.
Davide: Ha il propri-asciugamano per il bidet.
Elissa: Ha il propri-asciugamano per il bidet.
Davide: Esatto.
Elissa: Ovviamente non si condividono.
Davide: Bene, direi che possiamo fermarci qui.
Elissa: Sì, penso di sì.
Davide: Se no andiamo avanti...
Elissa: Per sempre!
Davide: ...per tutto il podcast. Sono stato molto pignolo nei tuoi confronti, come tu hai fatto con me nel tuo video, giustamente.
Elissa: No, no, giustamente.
Davide: Però... ovviamente hai una pronuncia molto avanzata e soprattutto una pronuncia marcatamente regionale, che va benissimo ovviamente, anzi ti rende... più realistica e naturale in italiano perché la maggior parte degli italiani ha un accento regionale, non ha un accento neutro. Però io considero l'accento neutro un modello per chi non ha un accento di riferimento e quindi è un modello a cui ispirarsi, che torna utile.
Elissa: Io semplicemente ho copiato l'accento di mio marito, quindi per me è stato molto facile prendere un accento, scegliere un accento perché... che scelta ho fatto?
Davide: Esatto.
Elissa: Per fortuna mi piaceva il suo accento, quindi io non ho dovuto... cercare una persona da imitare, quindi questo sicuramente aiuta.
Davide: Quindi quello che voglio dire è... non sto correggendo il suo accento perché lo considero sbagliato, non ci sono accenti sbagliati, ma lo sto rendendo più simile a questo modello che io chiamo "pronuncia neutra". L'altra cosa è: Elissa è molto avanzata, l'ho già detto all'inizio, quindi non scoraggiatevi se non siete al suo livello, ma... è un esempio di come si può lavorare a piccoli dettagli, soprattutto abbiamo visto molto l'intonazione, il ritmo e arrivare a una pronuncia ancora migliore. Quindi, grazie Elissa.
Elissa: Grazie a te!
Davide: Se volete migliorare la vostra pronuncia americana dell'inglese, se qualcuno di voi impara l'inglese, potete andare a scoprire il suo canale, Accent Coaching with Elissa.
Elissa: Bravo!
Davide: Detto questo, ci vediamo. Grazie Elissa e alla prossima.
Elissa: Ciao!
Elissa: Allora, no, non ce la posso fare. Hai capito di che cosa sto parlando? No, hai capito? Oggi... ti odio. La voce, hai ragione, la voce. Qualcuno quando va a cavallo, che cavalca.
Davide: Sempre "che va a cavallo".
Elissa: Che cosa ho detto?
Davide: QUANDO va a cavallo.
Elissa: Perché?! Qualcuno CHE va a cavallo!
Davide: Parlando.
Elissa: Parlando.
Davide: Parlando.
Elissa: Parlando.
Davide: Guardare.
Elissa: Guardare.
Davide: Ok, qua ci sono delle schwa che ho sentito. Ho sentito "une"...
Elissa: Che schifo!
Davide: Ho sentito "une delle cose".
Elissa: Quella è un'intonazione che non avrei mai usato. Fa parte.
Davide: Esatto. Fa parte.
Davide: Ciao ragazzi, sono qui con la mia amica Elissa di Accent Coaching with Elissa...
Elissa: ...with Elissa!
Trascrizione e glossario sul Podcast Italiano Club
Io mi chiamo Davide e questo è Podcast Italiano, un canale per chi impara o ama l’italiano. Attiva i sottotitoli se ne hai bisogno. Trovi la trascrizione integrale di questo video sul mio sito. Come sempre ho preparato un PDF che riassume tutto quello che dico e lo integra con altri esempi ed esercizi. Puoi scaricarlo al link in descrizione, oppure puoi scansionare questo comodo codice QR.
Detto questo, incominciamo!
In questo video ci concentreremo sui soli pronomi combinati tipo: me lo scrivi, te lo dico, glieli dai, gliele porti. Sicuramente li hai già incontrati e li incontri continuamente nei tuoi ascolti e letture in italiano.
Queste combinazioni contengono un pronome oggetto indiretto (mi, ti, gli, le, ci, vi) e un pronome oggetto diretto (lo, la, li, le). Non vedremo oggi tutte le altre possibili combinazioni, ad esempio, quelle che includono un pronome riflessivo come “si” (se lo mangia), o “ci” locativo (ce lo porto), o il partitivo “ne” (te ne porto un altro). Di questi, non parliamo qui.
Partiamo da qui: con quali verbi si usano questi pronomi? E che cosa sono, davvero, gli oggetti diretti e indiretti?
E qui voglio fare una piccola digressione, ma sarà interessante, te lo prometto.
Vedi, i verbi non sono tutti uguali.
Aiutiamoci con una bella metafora, che non fa mai male.
Immagina che la frase sia un sistema planetario.
Al centro del sistema (che sarebbe la frase) c’è il verbo: il verbo, infatti, è il centro della frase, la stella del nostro sistema.
Ci sono verbi che sono stelle solitarie, che non hanno bisogno di altri elementi che ruotino attorno. Sono i verbi atmosferici: piove, nevica, grandina, tuona, e così via.
"Piove" è una frase completa composta da una sola parola, il verbo appunto, una frase; e sì, può essere arricchita da altre informazioni (piove tanto, piove poco, piove da stamattina, piove tutti i giorni), ma che può anche esistere così: piove. Chiameremo questi verbi “verbi zero”, cioè verbi che funzionano da soli.
Altri verbi, da soli, si annoiano e hanno bisogno di almeno un altro pianeta che gli ruoti attorno e che gli faccia compagnia. Questo pianeta ha la funzione di soggetto, generalmente collocato a sinistra, nella frase.
Il bambino dorme, il cane abbaia, la mamma riposa, lo studente sbadiglia, il signore anziano è morto.
Chiameremo questi verbi "verbi uno", i verbi che hanno un solo elemento, che è il soggetto.
Il soggetto è un elemento molto speciale, perché ha una relazione speciale con il verbo, la "stella" della frase.
Innanzitutto, condivide con lui il cosiddetto “numero”, singolare o plurale. Dirò “il bambino dorme” ma “i bambini dormono”.
Poi, il genere, maschile o femminile. Non lo vediamo, negli esempi di prima, e non si vede con tutti i verbi, ma lo vediamo per esempio in questi, che vogliono l’ausiliare essere: la bambina è tornata, la sedia si è rotta, dove sei andata quest’estate o gli studenti sono usciti.
E infine, il soggetto concorda con il verbo per persona. Ti ho dato solo esempi alla terza persona, ma se avessi un io o un tu, ovviamente il verbo cambierebbe: io dormo, tu riposi. Come forse sai, spesso, io, tu, lui, noi (che si chiamano pronomi soggetto), spesso si possono omettere, in italiano.
Quindi, se oltre al verbo c’è solo un altro elemento, quell’elemento sarà il soggetto, che è legato in maniera stretta al verbo e sta alla sua sinistra: Marco dorme, il gatto sbadiglia, gli studenti sono usciti, ecc.
Proseguiamo il nostro viaggio, perché altri verbi, ancora, richiedono la presenza di ben due pianeti, cioè due elementi nella frase: uno con funzione di soggetto e l’altro, nella maggior parte di casi, con funzione di oggetto diretto.
Davide spiega i pronomi, lo studente prende appunti, il professore corregge gli esercizi, ho visto (sottintendendo "io") un mio amico, Fabio ha letto il libro e così via. Questi sono verbi con due elementi obbligatori: chiamiamoli verbi due.
Osserva che l’oggetto diretto è generalmente collocato a destra del verbo (ho visto un mio amico) e legato direttamente a questo, senza preposizioni. Nota che in altre lingue romanze, con degli oggetti animati, quindi persone o animali, spesso, si aggiunge una a: in spagnolo he visto a mi amigo, ma in italiano ho visto un mio amico.
Ci sono, poi, verbi con tre elementi obbligatori, che chiameremo, sempre per comodità, verbi tre.
Con questi, attorno alla stella-verbo ruotano ben tre corpi linguistici, tre elementi: il pianeta-soggetto, il pianeta-oggetto diretto e il pianeta oggetto-indiretto.
Analizziamo questa frase:
Marco ha regalato un orologio a suo padre.
In questo esempio, attorno al verbo-stella ha regalato ruotano il soggetto Marco, il l'oggetto diretto un orologio e l'oggetto indiretto a suo padre. L’oggetto indiretto, come quello diretto, è generalmente collocato a destra del verbo, ma in questo caso è preceduto dalla preposizione “a”. Ora, vediamo come potrebbe continuare la frase in un dialogo:
- Per quale occasione gliel’ha regalato?
- Gliel’ha regalato per il suo compleanno.
Siccome è già noto “cosa è stato regalato” e “a chi”, perché ce l’ha già detto il contesto, nel dialogo non abbiamo ripetuto “un orologio” e “a suo padre”, che abbiamo sostituito con i corrispondenti pronomi, per evitare le ripetizioni e rendere il testo meno pesante.
I pronomi da inserire sono due perché due sono gli elementi da sostituire: un orologio (oggetto diretto) e a suo padre (oggetto indiretto). I due pronomi sono quindi lo e gli (cioè “a lui”).
Facci caso: l’ordine non è lo gli, ma glielo: diretto e indiretto. Come se fosse “ a suo padre + l’orologio”. Glielo.
E questo vale per tutte le combinazioni di oggetto diretto e indiretto, per esempio me lo, te li, gliele, ce la, ve lo, glieli.
"Regalare", il verbo tre che ho usato nell’esempio, appartiene alla categoria dei cosiddetti “verbi di dare”. Sono verbi come regalare, prestare, affidare, donare, vendere, trasmettere. Ti lascio una lista completa nel PDF. Con questi verbi c’è tipicamente qualcosa che passa da qualcuno che dà a qualcun altro che riceve. Il soggetto dà qualcosa (oggetto diretto) a qualcuno (oggetto indiretto), glielo dà. Con questi verbi tre, i “verbi di dare”, è molto probabile che entrino in gioco i nostri amati - o odiati - pronomi combinati, specie quando non vogliamo ripetere ogni elemento e annoiare a morte chi ci ascolta.
Analizziamo alcuni altri esempi:
- Perché hai prestato i tuoi appunti a Stefano?
- Glieli ho prestati perché era stato assente.
- Posso offrirti un caffè?
- Ma certo che puoi offrirmelo, anzi, devi!
- Ci avete restituito i libri che vi avevamo prestato?
- Ve li abbiamo restituiti la scorsa settimana, non ricordate?
Come vedi, con “verbi di dare” nella risposta possiamo evitare di ripetere l’oggetto diretto e indiretto come nella domanda, e sostituirli con i pronomi. Non rispondo dunque "ho prestato gli appunti a Stefano perché era stato assente", ma "glieli ho prestati perché era stato assente".
Ora, potresti chiederti: ma se il pronome indiretto significa qualcosa come “a me”, “a te”, “a lui”, non posso dire direttamente “li ho prestati A LUI”? Oppure “puoi offrirlo A ME”? Perché devo dire “glieli ho prestati” e “puoi offrirmeli”? In realtà, puoi benissimo dirle, queste frasi, ma hanno un significato diverso, una sfumatura diversa. Dire “li ho prestati A LUI” implica dare un certo peso, una certa importanza a "a lui". E quindi, riprendendo il dialogo, potremmo avere:
- Perché hai prestato i tuoi appunti a Stefano?
- Li ho prestati a lui perché tu non c’eri.
In questo caso l’elemento chiave è “a lui”, cioè li ho prestati proprio “a lui” e non “a te”, in questo contesto. C'è un contrasto tra "a lui" e "non a te". Ma nell’esempio di prima, l’informazione chiave non è che li ho prestati proprio a lui, proprio a Stefano (e non a te, o non a Giovanni, non a lui, non a lei), ma che gliel'ho prestati. Quel “glie”, dunque, è meno importante e rimane nello sfondo, non ha la stessa importanza e lo stesso peso, nella frase.
È un po’ la differenza che c’è tra due frasi come “ti amo” e “amo te”. Con la prima ti confesso il mio amore, con la seconda voglio dire che amo te, proprio te e non un'altra persona.
Facciamo ancora un esempio con un dialogo:
- Quando mi riporti gli appunti che ti ho prestato?
- Te li riporto domani, ok? Ma devo riportarli a te o a tua madre?
- No, no, riportali a me.
In “te li riporto” non c’è enfasi su quel “te” del pronome combinato “te li”, ma subito dopo abbiamo “devo riportarli a te o a tua madre?” Dove a te o a tua madre sono informazioni chiave: cioè, non potrei dire “devo riportarteli o a tua madre?”, che non funziona per niente, ma “devo riportarli a te o a tua madre?”.
Costruzioni come “a lui”, “a lei”, a te” contengono la preposizione “a” più un pronome tonico, un pronome forte, perché può avere un accento forte, come ti ho mostrato. Invece i pronomi combinati sono combinazioni di pronomi atoni, o deboli, che non portano l’accento. Ci ritorniamo tra un attimo nel video, ma nota come quando dico “te lo porto” non possa mettere l’accento né su “te”, né su “lo”: non posso dire "té lo porto" o "te lò porto". No! ma te lo porto. Si fondono al verbo, di fatto. È un'unica parola: teloporto.
Torniamo ora ai verbi tre. Ai “verbi di dare”, un’altra categoria di verbi tre che spesso richiedono la compagnia dei pronomi combinati è quella dei cosiddetti “verbi di dire” (come comunicare, raccontare, ripetere, riferire). In questo caso, quello che si dà e si riceve è in genere un’informazione.
Per esempio:
- Il capo vi ha già comunicato il nuovo orario?
- Sì, ce l’ha comunicato via mail.
- Mamma, ci racconti una storia?
- Va bene, ve la racconto subito.
- Prof, mi può ripetere la regola?
- Ma certo, te la ripeto finché non sarà chiara
Ricapitolando: con verbi che hanno un significato come dare (regalare, prestare, affidare, ecc.) o dire (riferire, raccontare, comunicare) è molto probabile che avrai bisogno di un pronome combinato, per non ripetere ogni volta gli elementi in maniera esplicita. Tipicamente sono proprio questi verbi i verbi con cui si usano i pronomi combinati, che sono quelli che hanno tre elementi: un soggetto, un oggetto diretto e uno indiretto.
Comunque troverai altri esempi con questi verbi e con i pronomi combinati nel PDF.
A questo punto, è arrivato il momento di presentarti una di quelle temibili tabelle che tutti gli studenti odiano (la lascio anche nel PDF). Così è come si combinano i pronomi diretti e indiretti in italiano.
Ora non ti leggo tutte le combinazioni ma voglio farti notare 3 cose:
1. Il pronome indiretto precede sempre il pronome diretto (come dicevamo prima).
2. La i finale di mi, ti, ci e vi si trasforma in e; la i finale di gli si trasforma in ie.
3. Me, te, ce e ve si scrivono separati dal pronome diretto seguente; glie, invece, forma con il diretto un’unica parola. A livello di pronuncia, però non c’è differenza tra “me l’hai detto” e “gliel’hai detto”. Come dicevo prima, questi pronomi non hanno mai l’accento e si fondono con il verbo. E per questo si chiamano anche “atoni”, o deboli: non portano mai l’accento.
4. Nei pronomi combinati la forma glie può avere, nell’italiano contemporaneo parlato o neostandard, ben tre valori grammaticali, cioè può significare “a lui”, “a lei” o “a loro”. “Glielo dico” può significare dunque “lo dico a lui”, “lo dico a lei” o “lo dico a loro”. Nell’italiano standard, quello descritto dalle grammatiche tradizionali (ma che a volte è un po’ lontano dal parlato reale o informale) “glie” non può significare “a loro”; al suo posto si usa “loro” dopo il verbo: invece di dire “glielo do” si direbbe quindi “lo do loro” o “lo do a loro” ma solo se voglio mettere in rilievo “loro”.
Un’ultima cosa che ti voglio dire in merito alla posizione dei pronomi combinati: abbiamo visto finora verbi al modo indicativo, principalmente. Se abbiamo verbi all’indicativo, ma anche al congiuntivo o al condizionale, la loro posizione è prima del verbo:
- Glielo darei
- Spero che tu glielo dica
Ma se abbiamo verbi all’infinito, al gerundio o all’imperativo, i pronomi combinati si attaccano alla fine del verbo, come tutti i pronomi, e si scrivono tutti attaccati.
- Voglio dirglielo
- Dicendoglielo, risolviamo un bel problema
- Portamelo oggi, se hai tempo
Questo ovviamente vale anche per i pronomi singoli; avrò quindi: portami (un libro), portalo e portamelo; voglio portarlo, voglio portarti (un libro), e voglio portartelo.
Riassumendo, usiamo pronomi combinati come te lo, me li, gliele quando abbiamo a che fare con verbi che vogliono tre elementi obbligatori. Generalmente si tratta di soggetto, oggetto diretto e oggetto indiretto. Questi ultimi due sono gli elementi ripresi dai pronomi combinati. Con verbi come dire e dare, dunque, è possibile imbattersi in pronomi combinati. Dopotutto, diamo qualcosa a qualcuno, diciamo qualcosa a qualcuno. Glielo do, e glielo dico.
E ti ho anche presentato un modello grammaticale che non funziona solo per l’italiano, ma anche per altre lingue.
L’idea principale di questo modello (che si chiama “grammatica valenziale”) è che ciascun verbo richiede degli elementi obbligatori, come soggetto, oggetto diretto e indiretto, ai quali si possono accompagnare elementi di contorno, elementi accessori.
Bene, a questo punto non ti resta che alzare le antenne: come sempre l’input sarà il tuo maggiore alleato per abituarti ai pronomi combinati. Te lo dico da sempre e te lo ripeto anche oggi. Lo farai? Me lo prometti?
Ah, e nel PDF che ho preparato assieme a questo video troverai riassunte tutte le informazioni del video, e altre informazioni che qui non ho detto, e anche un bel po’ di esercizi che ti aiuteranno a mettere alla prova quanto ti ho detto. E inoltre, se questo video ti è piaciuto, sappi che l’approccio che abbiamo adottato della grammatica valenziale è anche quello che adottiamo nella nostra sfida “I pronomi personali in 30 giorni”. Se vuoi sapere quando riapriranno le porte, ti lascio un link in descrizione, e anche nel PDF, per iscriverti alla lista d’attesa. Tra qualche mese riapriremo le iscrizioni.
Fammi sapere se il video ti è piaciuto lasciando un commento qui sotto, e ci vediamo nel prossimo!
Ciao!
Davide: ...che è una delle persone che parlano meglio italiano che io conosca perché non solo parla molto bene, ma parla addirittura con un accento molto regionale.
Elissa: Sì.
Davide: Perché tu, insomma, sei sposata con un marchigiano, una persona delle Marche, vivi nelle Marche da molto tempo e quindi... se la sentite parlare ha un accento molto molto realistico e molto regionale. Quello che però faremo oggi, è farle leggere un testo, e cercare di adottare una pronuncia neutra, diciamo, in italiano, e cercare di lavorare a tutti quei piccoli dettagli che magari potrebbero tradirla nella sua pronuncia.
Elissa: La "esse"! Sicuramente ho la "esse" (s) marchigiana, ho la "esse" (s) romagnola, in realtà.
Davide: Sì, sarà una lezione avanzata, non voglio che vi scoraggiate se non siete al suo livello, perché lei ha un livello altissimo, quindi... però è per divertirci, ed è un video per chi ha già una pronuncia buona e vuole fare un salto di qualità ulteriore. Quindi, incominciamo.
Elissa: Allora, adesso ho paura, perché sono...
Davide: È la mia vendetta!
Elissa: È la tua vendetta! Perché...
Davide: Abbiamo fatto un video così sul suo canale in cui Elissa distrugge il mio inglese.
Elissa: Ma è un inglese praticamente perfetto, quindi... sarà difficile anche perché in questo periodo sto parlando veramente poco in italiano perché insegno l'inglese, parlo anche... anche quando mio marito mi parla in italiano, rispondo in inglese. E con te, questi giorni, abbiamo sempre parlato in inglese e quindi devo rientrare un attimo in modalità italiana.
Davide: Vedete, già partono le scuse. Già mette le mani avanti.
Elissa: Molto avanti.
Davide: Mani avanti.
Elissa: Allora...
Davide: Incominciamo.
Elissa: Leggo questo testo.
Davide: Un testo tratto dal nostro podcast per principianti, sul bidet.
Elissa: Adesso ho paura, tantissima paura. Allora… “oggi parliamo di un argomento”. Io avrei detto argomènto, però so che si dice argoménto, quindi uso la E chiusa. “Oggi parliamo di un argomento un po' particolare, ma molto importante per noi italiani”.
Davide: Ok, molto bene.
Elissa: Problemi? Ok. "Prova a indovinare di cosa parlo".
Davide: L'unica cosa, però, che ho sentito... prova a dire "importante".
Elissa: "Importante".
Davide: "Importante". A me sembra che tu dica quasi "importa-ta-tante".
Elissa: Importante.
Davide: -ta.
Elissa: -ta. Importante.
Davide: -tante, -tante. A me sembra quasi che la tua "a" sia quasi...
Elissa: Troppo nasale?
Davide: Sì, un po' nasale e un po' quasi come "a" in inglese.
Elissa: Importante.
Davide: Importan...-ta, -ta.
Elissa: -tante. Importante.
Davide: -tante.
Elissa: Importante.
Davide: Ok, prova a ridire la frase.
Elissa: "Oggi parliamo di un argomento un po' particolare, ma molto importante per noi italiani."
Davide: Prova a dire di un argomento.
Elissa: Di un argomento.
Davide: C'è qualcosa di strano in "di un a..."
Elissa: Di un argomento. Di un.
Davide: Di un a... prova a dire "di un a"
Elissa: Di un A.
Davide: Di un A.
Elissa: Di un A.
Davide: Forse... sai cosa? Parlavamo prima di come io pronuncio le consonanti troppo sonore. Forse...
Elissa: Ah, non lo faccio abbastanza!
Davide: ...quello che devi fare tu è dire la D più sonora in italiano.
Elissa: Di un argomento.
Davide: Di un argomento.
Elissa: Di un argomento.
Davide: Forse.
Elissa: Di un argomento.
Davide: Ok, andiamo avanti. Molto bene, comunque, andiamo avanti.
Elissa: Ok, grazie. "Prova a indovinare di cosa parlo."
Davide: Prova a indovinare.
Elissa: "Prova a indovinare di cosa parlo", di cosa, cosa parlo. "È un oggetto, abbastanza grande. Di solito è bianco."
Davide: Di solito è bianco.
Elissa: Di solito è bianco.
Davide: In una pronuncia più neutra, standard, diresti "èbbianco".
Elissa: Ah, di solito èbbianco.
Davide: Di solito èbbianco.
Elissa: Di solito èbbianco.
Davide: Però, ecco, questa non è una cosa obbligatoria.
Elissa: Vabbè, oggi possiamo anche aggiungere queste cose perché non è una cosa che faccio di solito, quindi si può anche aggiungere.
Davide: Sì. Tu hai un accento più del nord in cui questo non succede, quindi dici è bianco e non èbbianco, raddoppiando la B. Però è una piccola cosa che potresti aggiungere, se vuoi.
Elissa: Sì.
Davide: Ok.
Elissa: Allora: "Si trova nel bagno".
Davide: Si trova.
Elissa: Si trova nel bagno.
Davide: Ok, quindi quella "a" non ridurla, perché hai detto si trova nel...
Elissa: Che schifo. Si trova. Si trova nel bagno.
Davide: Nél.
Elissa: Nél. Ah dico "nèl". Nél. Si trova nél ba... si trova nel bagno.
Davide: Si trova nel bagno.
Elissa: Si trova nel bagno.
Davide: Si trova nel bagno, sì.
Elissa: Si trova nel bagno.
Davide: Ok. La tendenza di chi parla inglese è di ridurre le vocali non accentate, facendole diventare...
Elissa: Schwa.
Davide: Schwa. O "scevà". Quindi trovə, trovə, "si trovə" al posto di "si trova"...
Elissa: Si trova.
Davide: Quindi...
Elissa: Si trova. Si trova nel bagno.
Davide: Tu non lo fai molto, ma ogni tanto...
Elissa: Ogni tanto mi capita...
Davide: ...di sentirlo, quindi... ok. Bene, andiamo avanti...
Elissa: "Ovviamente non si trova in tutti i bagni del mondo".
Davide: Ok, qua vedrei l'intonazione e il ritmo.
Elissa: "Ovviamente non si trova in tutti i bagni del mondo".
Davide: "Non si trova in tutti i bagni del mondo".
Elissa: Ovviamente non si trova in tutti i bagni del mondo".
Davide: PDF: "non si trova". "Ovviamente non si trova in tutti i bagni del mondo". E il resto della frase ha un tono molto basso.
Elissa: Sì.
Davide: "Ovviamente non si trova in tutti i bagni del mondo".
Elissa: "Ovviamente non si trova in tutti i bagni del mondo". Così va bene? "Ovviamente non si trova in tutti i bagni del mondo".
Davide: Sì, con meno forza, però. Sembra che...
Elissa: Ah, ok.
Davide: "Ovviamente non si trova in tutti i bagni del mondo".
Elissa: "Ovviamente non si trova in tutti i bagni del mondo".
Davide: Sì, è un'intonazione, puoi leggerlo in modi diversi.
Elissa: Sì, sì, certo.
Davide: Perché si dici "non si trova in tutti i bagni del mondo", sembra... "Ok, non si trova in tutti i bagni del mondo, ma si trova in tutti i..." non lo so...
Elissa: Del mondo!
Davide: Tutte le sale del mondo, no?
Elissa: Ah, sì, sì.
Davide: Non si trova in tutti i bagni del mondo.
Elissa: "Non si trova, ad esémpio...". No! Ad esèmpio. "...nei bagni pubblici, ma sicuramente lo trovi in tutti i bagni delle case italiane".
Davide: Ok, bene. Prova a imitare la mia intonazione.
Elissa: Sì.
Davide: Non si trova ad esempio nei bagni pubblici.
Elissa: Quella è un'intonazione che non avrei mai usato.
Davide: Sì, certo.
Elissa: Quindi molto poco naturale.
Davide: È anche un'intonazione di persona che legge un testo in maniera un po' teatrale.
Elissa: Dillo ancora.
Davide: "Non si trova ad esempio nei bagni pubblici".
Elissa: "Non si trova ad esempio nei bagni pubblici, ma sicuramente lo trova in tutti i bagni delle case italiane".
Davide: "Delle case italiane".
Elissa: "Delle case italiane".
Davide: Ok, molto bene. È difficile trovare cose da correggere.
Elissa: No, vabbè.
Davide: Ok.
Elissa: "Hai capito di cosa sto parlando?"
Davide: Sì, qua puoi leggere la domanda in modi diversi. Io personalmente, cercando di fare un accento più standard, direi: "Hai capito di che cosa sto parlando?"
Elissa: "Hai capito di che cosa sto parlando?"
Davide: Parlando.
Elissa: Parlando.
Davide: Parlando.
Elissa: Parlando.
Davide: Esatto.
Elissa: Ok.
Davide: Esatto, questa è un'intonazione più dell'Italia centrale ma che è anche quella tipica del... di una pronuncia neutra, del doppiaggio. Quindi, l'hai fatto? Sei andato? Hai capito? Capito?
Elissa: Hai capito?
Davide: Sale e scende leggermente. Ti piace?
Elissa: Ti piace?
Davide: Hai capito di che cosa sto parlando?
Elissa: Sì.
Davide: Sì. Mentre tu hai detto "hai capito di che cosa sto parlando?"
Elissa: Sì, infatti.
Davide: Che sale molto alla fine, che va anche bene, ma...
Elissa: Vabbè, oggi stiamo cercando di fare una cosa un po' diversa, dal mio solito.
Davide: Quindi... riprova di nuovo. Hai capito di che cosa sto parlando?
Elissa: Hai capito di che cosa sto parlando? Esatto.
Davide: Se vuoi fare i raddoppiamenti, puoi dire checcosa e stopparlando, anche.
Elissa: Hai capito di checcosa stopparlando? "Esatto. Oggi parliamo del bidet".
Davide: Oggi parliamo del bidet.
Elissa: Oggi parliamo del bidet.
Davide: Se fosse il mio podcast io direi "oggi, parliamo del bidet".
Elissa: Oggi, parliamo del bidet. "Il bidet che per molti studenti è un oggetto strano, misterioso o inutile. Mentre...". Mentre?
Davide: Mentre.
Elissa: Mentre. "Mentre per noi italiani è un oggetto sacro, necessario, fondamentale.."
Davide: Sì, non c'è molto da dire. Qua, io farei solo un'intonazione più esagerata nel mio podcast, quindi direi "il bidet, che per molti studenti è un oggetto strano, misterioso o inutile..."
Elissa: Sì, quello è molto "Davide"!
Davide: Esatto!
Elissa: Dillo ancora, così ti imito...
Davide: Però non è un'intonazione che useresti parlando...
Elissa: ...in modo più naturale, diciamo.
Davide: Ma anche perché non formeresti le frasi in questa maniera.
Elissa: Sì, certo.
Davide: Il testo scritto è molto diverso da un testo parlato, come si dice, cioè, una conversazione.
Elissa: Sì, sì.
Davide: Va bene, andiamo avanti.
Elissa: Ok. "Il bidet fa... fapparte..."
Davide: Esatto. Fapparte!
Elissa: "Il bidet fa parte della nostra cultura. Quando gli italiani viaggiano all'estero, una delle cose che gli manca di più è proprio il bidet". Magari lo rifaccio. "Il bidet fa parte della nostra cultura.
Davide: Ok, "non fa parte", ma "il bidet fa parte della nostra cultura".
Elissa: Il bidet fa parte della nostra cultura.
Davide: Sì, quindi qui l'accento di frase è su cultura, non ti fermi su fa parte.
Elissa: Sì, perché pensavo al raddoppiamento fonosintattico e quindi mi sono fissata su quello. (Aspetta un attimo che lo chiudo).
Davide: Il bidet fa parte della nostra cultura.
Elissa: Il bidet fa parte della nostra cultura.
Davide: Di' la "d" in maniera più chiara, perché sembra quasi che tu dica "fa parte ella"...
Elissa: Della... -d,-d, della. "Il bidet fa parte della nostra cultura". Infatti, è difficile per me. "Il bidet fa parte della nostra cultura".
Davide: Parte della...
Elissa: Parte della nostra cultura. "Il bidet fa parte della nostra cultura".
Davide: Bene.
Elissa: Quindi io devo pensare sempre a esagerare i movimenti con le labbra e marcare ogni consonante, perché in inglese è una cosa che non facciamo, perché le nostre consonanti sono molto meno marcate, sono molto più soft, non so come dirlo...
Davide: Più morbide.
Elissa: ...più morbide.
Davide: Sembra che la "d", a volte, tu la dica come una... come in inglese un po' flat, quindi sembra quasi una "r", "fa partere rela..."
Elissa: Sì, "fa parte della nostra...", mi devo fermare.
Davide: Da parte della. Parte-de. Te-de.
Elissa: "Il bidet fa parte della nostra cultura".
Davide: Esatto.
Elissa: Ok. "Quando gli italiani viaggiano all'estero, una delle cose che gli manca di più è proprio il bidet".
Davide: All'estero, io direi la doppia L. Adesso ho sentito al'estero.
Elissa: All'estero, hai ragione. "Viaggiano all'estero, una delle cose che gli manca di più è proprio..." raddoppiamento anche qui?
Davide: Èpproprio.
Elissa: "Èpproprio il bidet".
Davide: Ok, prima ci sono delle schwa che ho sentito.
Elissa: Che schifo!
Davide: Ho sentito unə delle cose. Unə. Mentre è "una delle cose". E poi l'ho sentito anche su...
Elissa: La "a" è proprio difficile!
Davide: E l'ho sentito anche su mancə. "Mancə di più".
Elissa: "Manca di più". Quindi... "Una delle cose che gli manca di più è proprio il bidet".
Davide: "Una delle cose che gli manca di più è proprio il bidet".
Elissa: "Una delle cose che gli manca di più è proprio il bidet".
Davide: "È proprio il bidet."
Elissa: "È proprio il bidet."
Davide: Esatto.
Elissa: Una delle cose...
Davide: Una delle cose
Elissa: Una delle cose...
Davide: Una delle cose
Elissa: Mi devo concentrare tantissimo su... aprire. Anche se l'inglese ha delle vocali ancora più aperte, sono aperte in modo diverso, perché sono aperte in modo più rilassato, dove abbassiamo molto la lingua, tipo... "aaa", però è un suono rilassato, invece qui è un suono un po' più in tensione, diciamo, con... in cui usiamo di più forse la parte di... the back of your tongue. La parte dietro è un po' più alzata, rispetto all'inglese dove usiamo la parte...
Davide: La parte centrale...
Elissa: La parte centrale della lingua. Quindi un movimento diverso. Quindi, per questo, è un po' strano perché... non lo so, devo concentrarmi molto, devo esagerare con le A. Perché le A sono molto difficili. Allora: "una delle cose che gli manca di più è proprio il bidet".
Davide: Ok, bene, meglio, meglio.
Elissa: Meglio. "Ti assicuro che quando siamo all'estero, ci manca più il bidet del cibo italiano".
Davide: Ci manca più il bidet...
Elissa: Ci manca più il bidet del cibo italiano.
Davide: Ok. Una cosa interessante del tuo accento è che tu hai una...
Elissa: La "s"?
Davide: Una "c", una "c"...
Elissa: "C", sì sì.
Davide: ...che è molto settentrionale, che va benissimo.
Elissa: Sì sì. Cibo.
Davide: In un accento più neutro direi c... c... Cibo. C. Cibo.
Elissa: Allora fammi provare.
Davide: Si vede anche la forma delle labbra che è più protrusa.
Elissa: Sì sì.
Davide: Cibo. Cibo.
Elissa: "Ti assicuro che quando siamo all'estero ci manca più il bidet del cibo italiano".
Davide: Esatto, del cibo italiano.
Elissa: In realtà non è così difficile per me, ci devo solo pensare, perché so che questa cosa si fa nell'italiano standard, diciamo, però... dato che non è una cosa che fa mio marito, non penso, non lo so, non so se questa è una cosa... inglese, una cosa americana, nordamericana, o una cosa che... una cosa dell'accento italiano che sto imitando.
Davide: La tua C è molto naturale ed è molto realistica.
Elissa: Ok.
Davide: Però adesso il tentativo era cercare di farti sembrare più... più come una doppiatrice, diciamo.
Elissa: Sì, sì, sì.
Davide: Un accento più neutro.
Elissa: "Ma perché gli italiani amano tanto il bidet?" Era meglio la seconda volta?
Davide: Andavano bene entrambe, la seconda è più enfatica.
Elissa: Ok.
Davide: Ma perché gli italiani amano tanto il bidet?
Elissa: Ma perché gli italiani amano tanto il bidet?
Davide: Sì, è un po' come la differenza tra dire ma perché l'hai fatto? E ma perché l'hai fatto? La seconda sembra più diretta, più quasi arrabbiata, no? Quasi più assertiva. Ma perché l'hai fatto? Perché l'hai fatto? Rispetto a perché l'hai fatto? Nel secondo caso vuoi sapere il vero motivo per cui l'hai fatto. Perché l'hai fatto?
Elissa: Sì, sì, ho capito.
Davide: Rispetto a perché l'hai fatto?
Elissa: "Ma perché gli italiani amano tanto il bidet? A cosa serve? È davvero così necessario?" Ne-ce. Necessario.
Davide: Necessario.
Elissa: È davvero così necessario? Necessario.
Davide: Nece. Necessario.
Elissa: Necessario. Perché sto cercando di esagerare con la "c".
Davide: La c.
Elissa: Però, sì, necessario. Necessario.
Davide: Io direi... "è davvero così necessario?"
Elissa: È davvero così necessario?
Davide: Necessario.
Elissa: Necessario.
Davide: Necessario.
Elissa: Necessario.
Davide: Esatto. Necessario.
Elissa: Necessario.
Davide: È davvero così necessario?
Elissa: È davvero così necessario?
Davide: Esatto, perfetto. Questo è un accento molto standard, che è l'accento che senti, per esempio, anche a Roma... l'intonazione delle domande, voglio dire, non l'accento. L'intonazione delle domande.
Elissa: Sì.
Davide: L'hai fatto?
Elissa: L'hai fatto?
Davide: Ti è piaciuto?
Elissa: Ti è piaciuto?
Davide: È davvero così necessario?
Elissa: È davvero così necessario?
Davide: Esatto, bellissimo. Vuoi andare avanti? Ti stai divertendo?
Elissa: Sì, mi sto divertendo tantissimo. "La parola bidet non è italiana".
Davide: La parola bidet...
Elissa: La parola bidet non è italiana.
Davide: Non è italiana.
Elissa: Non è italiana.
Davide: Perfetto.
Elissa: "È una parola francese." Aspetta, io ho imparato che si dice inglese con s e francese con z. È giusto?
Davide: Sì, nella dizione più tradizionale c'è questa differenza. Non credo sia molto rispettata oggi. Non c'è quasi più la S tra vocali sorda. Tipo casa invece di casa. Quindi oggi la tendenza è, se la S è tra due vocali, di pronunciarla sempre Z. Quindi inglese, francese, casa, cosa, scusa.
Elissa: Meglio.
Davide: E io consiglio di dire sempre Z tra i due locali, francese, a parte casi particolari.
Elissa: Sì.
Davide: Ok.
Elissa: Ok.
Davide: È una parola francese.
Elissa: "È una parola francese. In francese bidet significa pony, cioè piccolo cavallo".
Davide: Ok, in italiano pony.
Elissa: Pony. Significa pony.
Davide: Esatto.
Elissa: Cioè piccolo cavallo.
Davide: Quando abbiamo una parola straniera usiamo sempre le vocali aperte nella sillaba accentata quindi pòny non diremo póny; c'è questa regola, "vocale incerta, vocale aperta" per cui se si prende una parola straniera si userà la vocale aperta; motivo per cui anche bidèt non bidét.
Elissa: "Questo perché la posizione che assumiamo quando ci facciamo il bidet è simile alla posizione che assume qualcuno quando va a cavallo, che cavalca. Ma prima di tutto..."
Davide: Aspetta.
Elissa: Sì. Ci sono delle cose da correggere.
Davide: Questo perché, la posizione che assumiamo quando ci facciamo il bidet...
Elissa: Questo perché, la posizione che assumiamo quando ci facciamo il bidet...
Davide: Allora, è molto interessante la tua pronuncia delle C, molto settentrionale.
Elissa: Ci facciamo. Ci facciamo.
Davide: Tu dici quando ci facciamo il bidet...
Elissa: Facciamo. Ci facciamo.
Davide: Se vuoi puoi provare a dire quando ci facciamo.
Elissa: Quando ci facciamo.
Davide: Prova a protrudere ancora di più le labbra. Ci facciamo...
Elissa: Ancora di più. Ci facciamo.
Davide: Esatto, facciamo.
Elissa: Wow, ci facciamo.
Davide: Senti anche che è un suono più scuro, no?
Elissa: Sì.
Davide: Ccc, rispetto a... ccc. Facciamo.
Elissa: Facciamo.
Davide: Esatto.
Elissa: Ci facciamo.
Davide: Facciamo, sì.
Elissa: Il bidet.
Davide: Quando ci facciamo.
Elissa: Quando ci facciamo. Cambia proprio la voce.
Davide: O la voce.
Elissa: La voce. Hai ragione. La voce. La S di solito. Di solito, invece di solito.
Davide: Sì, hai una "s" un po'... così. Sì, sì. Un po' così, fai un accento romagnolo, fai un po' così. Vabbè, un accento marchigiano che è un po' romagnolo, così.
Elissa: Sì, sì.
Davide: Quindi c'hai l'accento così, parliamo con la S così.
Elissa: Sì, ho questa cosa. Non sempre, però molto spesso.
Davide: Quindi c'è la S, posizione che assumiamo.
Elissa: Forse non a questo punto, dai.
Davide: Però per...
Elissa: "Questo perché la posizione che assumiamo quando ci facciamo il bidet è simile alla posizione che assume qualcuno quando va a cavallo, che cavalca".
Davide: Proviamo a ridire tutto?
Elissa: Allora... "questo perché la posizione che assumiamo quando ci facciamo il bidet è simile alla posizione che assume qualcuno quando va a cavallo, che cavalca. Ma, prima di tutto..."
Davide: Ma prima di tutto...
Elissa: Ma prima di tutto...
Davide: Ma prima di tutto...
Elissa: "Ma prima di tutto..." Va bene?
Davide: Sì... va béne.
Elissa: "Come si usa il bidet? Come si usa il bidet?
Davide: Come si usa il bidet?
Elissa: Come si usa il bidet? Va bene?
Davide: Come si usa il bidet?
Elissa: "Beh, per usare il bidet dobbiamo sederci, ci...
Davide: Sederci...
Elissa: "Sederci sopra al bidet".
Davide: Sopralbidet.
Elissa: Sopralbidet.
Davide: Sì, quindi qui non facciamo una pausa, non sopra al bidet.
Elissa: Sì, ma sopralbidet.
Davide: Esatto.
Elissa: Sopra, sopra al bidet. "Con una gamba a destra e una sinistra."
Davide: Con una gambaddestra.
Elissa: Con una gambaddestra. Ah.
Davide: Quindi non ci sono...
Elissa: Gambaddestra e unassinistra.
Davide: Sì, puoi anche raddoppiare le consonanti, ma in ogni caso una gamba destra e non una gamba A, gamba A destra, con questo glottal stop, ma una gamba destra e una sinistra.
Elissa: Con una gambaddestra e unassinistra. Va bene, va meglio, va bene.
Davide: Ottimo.
Elissa: Sto bene. Allora...
Davide: Una cosa che fanno molti anglofoni (tu non la fai) è mettere queste pause, questi glottal stop ovunque, quando ci sono parole che iniziano per vocale. Quindi "per - usare - il bidet - dobbiamo sederci sopra al bidet - con - una gamba - a - destra".
Elissa: Sì, separare ogni parola.
Davide: Separare le vocali. Oppure, dopo: "in base a - quale - area, area- intima..." no? Quindi separare molto le sillabe in una maniera che in italiano è innaturale, perché sono molto collegate tra di loro; aqquale areaintima, quale areaintima...
Elissa: Quale areaintima...
Davide: ...e non a-quale-area-intima.
Elissa: "E in base a quale area intima devi lavare..." questa è una cosa molto... un testo un po' troppo... molto... "personale", diciamo.
Davide: Molto esplicito.
Elissa: Molto esplicito. Così facciamo più views. "E in base a quale area intima devi lavare, puoi guardare il muro oppure dare le spalle al muro". Aspetta. "In base a quale area intima devi lavare, puoi guardare il muro oppure dare le spalle al muro".
Davide: Puoi guardare il muro oppure dare le spalle al muro. No, dare le spalle al muro.
Elissa: Dare le spalle al muro.
Davide: Esatto. Vediamo "in base a... quale area intima"
Elissa: "E in base a quale area intima..."
Davide: Area intima.
Elissa: Area intima.
Davide: Area intima.
Elissa: Area intima.
Elissa: "E in base a quale area intima..."
Davide: Area intima.
Elissa: Area intima.
Davide: Area intima.
Elissa: Area intima devi lavare, puoi guardare il muro oppure dare le spalle al muro.
Davide: Sì, Mi sembra che la tua "r" sia, a volte, un pochino forte, soprattutto prima di una consonante. Quasi guardare.
Elissa: Guardare.
Davide: Quindi "guardare".
Elissa: Guardare.
Davide: Guardare.
Elissa: Guardare.
Davide: Guardare. Perfetto. Guardare il muro.
Elissa: Guardare il muro. Guardare il muro. Guardare il muro.
Davide: Puoi guardare il muro.
Elissa: Puoi guardare il muro.
Davide: Oppure dare le spalle al muro.
Elissa: Oppure dare le spalle al muro. Dópo. Non dòpo, dòpo. Dopo ti asciughi con un piccolo asciugamano.
Davide: Dopo ti asciughi con un piccolo asciugamano.
Elissa: Dopo ti asciugi con un piccolo asciugamano.
Davide: Forse qua farei una pausa dopo "dopo".
Elissa: Ok.
Davide: Direi "dopo, ti asciughi con un piccolo asciugamano".
Elissa: Dopo, ti asciughi con un piccolo asciugamano. "In Italia ogni persona ha il proprio asciugamano per il bidet".
Davide: "In Italia ogni persona ha il..". Sì, giusto.
Elissa: Secondo me... ho problemi, diciamo, con l'intonazione, perché questa intonazione è molto poco naturale per me.
Davide: Certo, io non parlerei come parlo nei miei podcast ovviamente: è un'intonazione che uso quando leggo...
Elissa: Sì, sì; che è una cosa che non io ho mai imparato, quindi ci sta... anche perché non guardo mai film italiani, non ascolto... non sento il doppiaggio... guardo sempre film in inglese quindi non ho questa cosa in testa...
Davide: Ma non è neanche l'intonazione del doppiaggio, perché il doppiaggio comunque è un'intonazione molto finta...
Elissa: Ah, ok. Ma questo è per leggere, è una cosa sempre diversa rispetto all'italiano parlato.
Davide: Esatto, è un testo letto pubblicamente.
Elissa: Sì.
Davide: Quindi è un tipo di intonazione ancora diverso.
Elissa: Sì. "In Italia ogni persona ha il proprio asciugamano per il bidet." Proprio asciugamano per il bidet.
Davide: Sì. Qua leggendo in maniera veloce la "o" di proprio tende a sparire.
Elissa: Ah, questo è bello. Allora: "ha il proprio asciugamano", propri-asciugamano, propriasciugamano.
Davide: Sì, perché "prio" e "ash", quindi l'ultima sillaba di "proprio" e la prima di "asciugamano", diventano un'unica sillaba. Quindi le sillabe sono: pro-priash.
Elissa: Che strano.
Davide: Questa è una cosa che è caratteristica dell'italiano e che sbagliano soprattutto i parlanti anglofoni, quindi dicono "proprio asciugamano, proprio a... proprio asciugamano".
Elissa: Proprio asciugamano. Proprio asciugamano.
Davide: Propri-asciugamano. Propri-asc(i). Solo che è difficile dire priasc(i), con "oa". Quindi, almeno nel parlato quello che succede è che quella "o" viene elisa, Elissa.
Elissa: Lo stavo per dire! (Maledetto! Aspetta...)
Davide: Viene "elissa".
Elissa: Stavamo dicendo...
Davide: Siccome è difficile dire proprio-asc, quella "o" tende a scomparire; e quindi... pri-asc(i).
Elissa: Priacc(i).
Davide: Pro-priasciugamano.
Elissa: Pro-priasciugamano.
Davide: Ha il propri-asciugamano per il bidet.
Elissa: Ha il propri-asciugamano per il bidet.
Davide: Esatto.
Elissa: Ovviamente non si condividono.
Davide: Bene, direi che possiamo fermarci qui.
Elissa: Sì, penso di sì.
Davide: Se no andiamo avanti...
Elissa: Per sempre!
Davide: ...per tutto il podcast. Sono stato molto pignolo nei tuoi confronti, come tu hai fatto con me nel tuo video, giustamente.
Elissa: No, no, giustamente.
Davide: Però... ovviamente hai una pronuncia molto avanzata e soprattutto una pronuncia marcatamente regionale, che va benissimo ovviamente, anzi ti rende... più realistica e naturale in italiano perché la maggior parte degli italiani ha un accento regionale, non ha un accento neutro. Però io considero l'accento neutro un modello per chi non ha un accento di riferimento e quindi è un modello a cui ispirarsi, che torna utile.
Elissa: Io semplicemente ho copiato l'accento di mio marito, quindi per me è stato molto facile prendere un accento, scegliere un accento perché... che scelta ho fatto?
Davide: Esatto.
Elissa: Per fortuna mi piaceva il suo accento, quindi io non ho dovuto... cercare una persona da imitare, quindi questo sicuramente aiuta.
Davide: Quindi quello che voglio dire è... non sto correggendo il suo accento perché lo considero sbagliato, non ci sono accenti sbagliati, ma lo sto rendendo più simile a questo modello che io chiamo "pronuncia neutra". L'altra cosa è: Elissa è molto avanzata, l'ho già detto all'inizio, quindi non scoraggiatevi se non siete al suo livello, ma... è un esempio di come si può lavorare a piccoli dettagli, soprattutto abbiamo visto molto l'intonazione, il ritmo e arrivare a una pronuncia ancora migliore. Quindi, grazie Elissa.
Elissa: Grazie a te!
Davide: Se volete migliorare la vostra pronuncia americana dell'inglese, se qualcuno di voi impara l'inglese, potete andare a scoprire il suo canale, Accent Coaching with Elissa.
Elissa: Bravo!
Davide: Detto questo, ci vediamo. Grazie Elissa e alla prossima.
Elissa: Ciao!
Elissa: Allora, no, non ce la posso fare. Hai capito di che cosa sto parlando? No, hai capito? Oggi... ti odio. La voce, hai ragione, la voce. Qualcuno quando va a cavallo, che cavalca.
Davide: Sempre "che va a cavallo".
Elissa: Che cosa ho detto?
Davide: QUANDO va a cavallo.
Elissa: Perché?! Qualcuno CHE va a cavallo!










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