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Che cosa rende l'italiano UNICO?

September 6, 2023

Trascrizione

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I luoghi comuni sono una costante nella lingue. Tutti noi, in quanto parlanti nativi di una lingua, ci sentiamo in possesso della verità sulla nostra lingua. Ma di solito siamo più che altro maestri di stereotipi, che ripetiamo per sentito dire.

Noi italiani amiamo ripetere che l’italiano è una lingua bella, raffinata, dal lessico più ricco delle altre (di sicuro più dell’inglese), molto complicata. Ma sarà poi vero tutto questo? C’è qualcosa che rende l’italiano davvero speciale e addirittura unico?

Trascrizione con glossario e audio isolato (Podcast Italiano Club)

Benvenuti su Podcast Italiano, un canale in cui insegno l’italiano e a volte mi avventuro in discorsi di linguistica italiana, questo è uno di quei video. Trovi la trascrizione sul mio sito web, il link è nella descrizione. E attiva i sottotitoli se ti servono.

Che l'italiano sia una lingua raffinata, bella, elegante mi duole ammetterlo, non è un dato di fatto, è un'opinione. Ci sarà dunque chi la troverà meravigliosa e chi un po’ meno. In passato c’era chi considerava l’italiano una lingua bellissima e chi la considerava una lingua un po’ scema (persone con gusti cattivi, ovviamente).

Tutte le opinioni sono valide perché, appunto, sono opinioni e non hanno alcun fondamento empirico. Potremmo metterci a discutere di bellezza da un punto di vista filosofico, interrogarci sull'esistenza della bellezza reale, ma siccome questo è un canale di lingua italiana, limitiamoci a dire che la bellezza non è un parametro oggettivo. Ma già ho dedicato questo video alla bellezza dell’italiano.

La domanda che voglio farmi è: ci sono tratti della lingua italiana che non esistono in altre lingue e che la rendono unica?

Parliamo di congiuntivo. Noi italiani crediamo che il congiuntivo sia qualcosa di particolare, di raffinato, di speciale, che rende la nostra lingua per qualche motivo un po’ superiore alle altre, per lo meno all’inglese. In realtà, chi conosce un’altra lingua romanza sa che portoghese, spagnolo, francese, rumeno, catalano, tutte queste lingue hanno un congiuntivo.

E la cosa curiosa è che, almeno che io sappia, siamo solo noi italiani a dare tutta questa importanza al congiuntivo. In italiano sbagliare un congiuntivo è visto come un sintomo di estrema ignoranza. Abbiamo un rapporto quasi religioso con il congiuntivo, mentre in altre lingue sono molto più rilassati. Chissà perché.

Comunque ci sono anche lingue non romanze, ma indoeuropee che hanno un congiuntivo, come il tedesco o... L'inglese! Sì, c’è anche in inglese, ne rimangono solo delle tracce sparse qua e là, ma in una frase come:

I insist that they be there on time

…quel “be” è un subjunctive. Ma ci sono anche lingue slave che lo conservano, quindi non possiamo certo affermare che il congiuntivo sia qualcosa di così speciale e unico.

Qualcosa che potrebbe sembrare esclusivo dell'italiano sono le consonanti doppie o geminate, ne ho parlato in questo video. E lo sono in un certo senso. In italiano abbiamo parole come: “abbagliare”, “palla”, “affare”, “dissotterrerebbe”.

Ma le doppie ce le ha davvero solo l’italiano? Consideriamo queste parole spagnole: innato; connotación; Emmanuel.

In realtà sembrerebbe che anche queste parole sono pronunciate con una doppia. Sì, non è solo una questione ortografica, queste doppie possono essere proprio pronunciate.

Anche in francese, in realtà, a livello fonetico ci possono essere dei casi simili, per esempio, in parole inné e immortel dove alcuni parlanti fanno delle consonanti doppie.

Vediamo poi che succede in catalano, dove abbiamo parole come:

Setmana [m:] (settimana)

Novel·la [l:] (romanzo)

Pel·licula [l:] (film)

Batlle [dʤ] (sindaco)

Quindi anche in catalano ci sono delle consonanti geminate.

Per non parlare delle lingue (o “dialetti”) del centro-sud italiano, che ce le hanno pure loro!

Vediamo quindi che esistono altre lingue che sembra abbiano delle doppie. Ma allora, quando in questo video vi ho detto che era una cosa esclusiva dell’italiano vi ho mentito? È un po’ complicato il discorso, perché in spagnolo e in francese queste “consonanti doppie” sono solo fonetiche, cioè non hanno un valore fonologico, non differenziano le parole. Cioè, mentre in italiano una doppia è una vera e propria consonante lunga, in spagnolo si tratterebbe di due consonanti brevi che, casualmente, si trovano una dopo l’altra, detto semplificando molto.

In spagnolo non c’è differenza di significato tra, che ne so, innato e “inato” (che non esiste), ma in italiano c’è differenza tra anno e… ho già fatto questa battuta di basso livello troppe volte. La presenza della doppia può cambiare la parola, quindi il concetto “mentale” che sta dietro è molto diverso.

E in catalano? In catalano il dibattito è aperto, non è chiaro se questa geminazione abbia un fonologico. Ma, in ogni caso, anche se fosse, non raggiungerebbe i livelli dell'italiano.

Potremmo quindi dire che la principale differenza dell'italiano rispetto alle altre lingue romanze (ripeto, senza tener conto delle lingue dell’Italia centro-sud) non sta nel fatto che abbia consonanti geminate a livello fonetico, ma nell'ampio uso che ne fa. Consideriamo questa frase:

Quel nonno in carrozzella era un attaccabottoni: era un po’ bizzarro, quando mi vedeva mi dava uno scappellotto sulla spalla, ma era davvero affettuosissimo.

Quindi sì, almeno tra le lingue romanze questo aspetto rende l’italiano abbastanza peculiare. Psss, questa frase viene da un esercizio del mio corso di pronuncia Fonetica Italiana Semplice. Link in descrizione!

Consideriamo ora questa queste frasi.

Questa perifrasi (andare + infinito) è molto comune nelle lingue romanze (ed esiste anche in inglese tra l’altro, una lingua non romanza): esprime generalmente un futuro prossimo o un’intenzione. In italiano no, perché se dico:

Vado a mangiare.

Significa che sto letteralmente andando a mangiare, mi sto spostando per andare a mangiare. Sembra che l'italiano sia unico tra le lingue romanze perché con questa costruzione non esprime il futuro, ma un vero e proprio movimento.

Oooooppure forse no perché ritorna di nuovo il nostro amico catalano. In catalano standard l'uso di questa perifrasi è esattamente come in italiano standard (anche se sembra che si stia usando sempre di più come in spagnolo, con il significato di futuro).

Ma allora c’è qualcosa, qualche caratteristica, che ha inequivocabilmente solo l’italiano e nessun altra lingua romanza, almeno tra le lingue principali? Sì, qualcosa forse esiste, per esempio in italiano abbiamo due articoli maschili, Il/lo, e al plurale I/gli. E l’uso di questi dipende dall'inizio fonetico della parola che viene dopo, quindi il padre, e al plurale i padri, ma lo zio, lo studente, lo psicologo, ecc., al plurale gli zii, gli psicologi.

Questo sì, è abbastanza peculiare, ma bisogna tenere presente che l’aspetto particolare non è tanto la forma quanto il suo uso, perché l'articolo ‘lo’ in realtà esiste anche in spagnolo o asturleonese: “lo hermoso” o “lo malo”.

Sia in spagnolo che in asturleonese, tuttavia, questo ‘lo’ indica un genere neutro e non una forma del maschile. “Lo hermoso” si tradurrebbe in italiano con “Il bello” o “ciò che è bello”, o a volte useremmo altre costruzioni, come “la cosa bella”.

L'altra particolarità di cui vi parlavo riguarda il congiuntivo usato per esprimere opinioni affermative. Dai un’occhiata alle frasi sullo schermo.

Solo una è al congiuntivo, ed è proprio quella italiana. Non ho trovato nessun'altra lingua che usi il congiuntivo in questa struttura. Tuttavia, non direi proprio che è un motivo per affermare che l’italiano è più raffinato, più elegante, più profondo. Ci sono casi in cui le altre lingue usano il congiuntivo e l’italiano invece no.

Per esempio, in spagnolo quando si usa la parola “cuando” per parlare di avvenimenti futuri si usa il congiuntivo: “Cuando lo hagas, te llamo”. In italiano invece useremmo l’indicativo, “Quando lo fai” o “quando lo farai”, presente o futuro.

Infine, il futuro nel passato. Tipicamente nelle lingue romanze (ma anche in inglese, in questo caso) esiste questa costruzione con il condizionale presente o semplice:

Me ha dicho que lo haría

Il m'a dit qu'il le ferait

He told me he would do it

In italiano moderno si è imposta la costruzione “mi ha detto che l’avrebbe fatto” con il condizionale passato o composto, anche se in passato era comune la costruzione con il condizionale semplice come nelle altre lingue romanze.

Ok, ma sicuramente l’italiano è una lingua con un lessico particolarmente ricco, più ricco del lessico in altre lingue, vero? Sicuramente più ricco di quella lingua barbara che è l’inglese per lo meno.

Determinare quante parole ci sono in una lingua è molto complicato. In realtà, non abbiamo nemmeno una definizione precisa di cosa sia una parola. I pronomi sono parole? Lo, gli, la... il loro livello di indipendenza non è lo stesso di, per esempio, macchina o… sfigmomanometro. Mangiamo e mangio, sono parole diverse o forme diverse di una stessa parola, il verbo “mangiare”?

Di solito, per contare cos'è una parola si ricorre al dizionario, al numero di voci che ha. Naturalmente, i dizionari sono diversi a seconda dell'obiettivo che hanno. Alcuni sono scolastici, altri scientifici, altri di base, altri generali... E a questo aggiungiamo un altro problema: quando si può dire che una parola fa parte di una lingua? Una parola che ha smesso di essere comune svariate generazioni fa, come “eziandio” (che significa “anche”), ma che compare sui dizionari, è una parola vivente? Gli anglicismi che usiamo tutti i giorni? Le parole usate dai giovani? Ogni dizionario ha dei criteri diversi per decidere quando una parola diventa “una parola”.

Se consideriamo le voci nel dizionario, a seconda di chi le conta, l'italiano avrebbe tra le 215 e le 270 000 parole, un intervallo abbastanza ampio. L'inglese, ad esempio, ne conterebbe 170.000 e lo spagnolo, tra le grandi lingue del mondo, sarebbe quello con meno: poco più di 93.000. Quindi, l’italiano è una lingua dal lessico più ricco! Caso chiuso!

Tuttavia, questi calcoli e questi paragoni sono inaffidabili. In base alla fonte che troviamo potremmo anche avere i numeri molto diversi. Ciò di cui potremmo fidarci di più è il numero  di parole necessarie per comunicare tutto ciò che serve, le parole più comuni, quelle della vita quotidiana. In italiano il vocabolario di base, come definito dal linguista Tullio De Mauro, si compone di circa 6500 parole, con cui componiamo circa il 98% di frasi della vita quotidiana. Tipicamente, poi, un madrelingua conosce dalle 15.000 alle 20.000 parole nella propria lingua, ma ciò ovviamente dipende da tanti fattori, uno su tutti il livello di istruzione ma anche, non lo so, quando leggiamo.

Ci sono infine italiani che definiscono la lingua italiana genericamente “difficile”, facendo riferimento alla sua morfologia. Ma anche qui, la morfologia delle altre lingue romanze è molto simile a quella dell’italiano, con i suoi numerosi tempi e modi verbali, i suoi due generi, e così via. Inoltre, se allarghiamo il quadro alle lingue del mondo, ci accorgiamo che ci sono lingue morfologicamente molto più complesse. Che poi, la morfologia non è neanche l’unico possibile aspetto di complessità di una lingua, ma ho già parlato di questo in questo video.

Ma quindi, c’è davvero qualcosa rende unico o speciale l'italiano? Qualche sua caratteristica o qualche tratto della lingua? Io direi di no. Dovremmo anche mettere da parte questa voglia di dimostrare che la nostra lingua è superiore alle altre, se vogliamo parlare in maniera scientifica di una lingua.

È attenzione: è del tutto legittimo amare una lingua che si parla da madrelingua o che si sta imparando, ma non c'è bisogno di giustificare questo sentimento con argomentazioni esagerate che cerchino di metterla al di sopra delle altre. Sento spesso italiani che esaltano l’italiano sminuendo l’inglese (soprattutto americano per qualche motivo), come se quella fosse una lingua per qualche motivo barbara o inferiore. Di solito sono affermazioni scientificamente senza senso.

Ciò che a mio parere rende particolare e unica ogni lingua non sono le sue caratteristiche particolari, ma da un lato la sua combinazione unica di tratti. Ogni lingua ha una sua unica combinazione di tratti che sono comuni in tante lingue. E dall’altro lato la cultura legata a quella lingua.

Ora ci si potrebbe chiedere: se ogni lingua è speciale, è davvero speciale essere speciali quando tutte le lingue sono speciali?

Grazie per aver visto il video fin qui e un grazie al mio amico Stefano Suigo, che è stato l’ispirazione per video con un suo video di qualche anno fa, che vi invito ad andare a vedere.

Se state imparando l’italiano trovate la trascrizione gratuita di questo video sul mio sito. Nel mio Podcast Italiano Club trovate la stessa trascrizione, ma completa anche di glossario con le parole difficili e l’audio isolato per riascoltare il video, insieme a un podcast di approfondimento collegato e tantissimi contenuti esclusivi. Infine, date anche un’occhiata al mio ebook “Come raggiungere un livello avanzato in italiano” se questo è il vostro obiettivo.

Questo è tutto, alla prossima!

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