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    10 ERRORI in italiano di chi parla INGLESE

    calendar-date-2
    February 15, 2026
    Note e risorse

    In questo video esploro i quattro errori più comuni nella pronuncia italiana. Questi materiali esclusivi ti aiuteranno a migliorare la tua pronuncia e a "suonare" più autentico!Abbonandoti al Podcast Italiano Club (livello di bronzo) avrai accesso alle trascrizioni dei video con glossario.Trascrizione e glossario sul Podcast Italiano Club (livello di bronzo)‍

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    Trascrizione
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    “Io sono 50, io piace il calcio. Io sono stato vivendo qui in Italia da maggio. Stamattina io ho avuto colazione, ho preso la mia borsa e il mio cappotto e sono uscito per incontrare una simpatica persona.”

    Ok. Non sono pazzo. Lasciami spiegare.

    Trascrizione e glossario sul Podcast Italiano Club

    Se questa frase ti suona strana ma, tutto sommato, ti sembra giusta, ti sembra grammaticalmente corretta, allora devi guardare questo video, perché questa frase contiene errori molto comuni che commettono gli studenti anglofoni, cioè che parlano inglese come madrelingua, quando parlano in italiano.

    E se questo è il tuo caso, se sei anglofono, questo video ti aiuterà perché vedremo alcuni tra i 10 errori più comuni che fanno i parlanti di inglese in italiano, errori che sento o che leggo praticamente tutti i giorni… da almeno dieci anni, da quando faccio questo lavoro. Quindi, se parli inglese, ti posso assicurare che al 99% farai qualcuno di questi errori.

    Io mi chiamo Davide e questo è Podcast Italiano, un canale per chi impara la lingua italiana. Attiva i sottotitoli se ne hai bisogno; la trascrizione integrale è sul mio sito, podcastitaliano.com. E poi, come sempre, ho anche preparato un PDF che accompagna il video, e che potrai usare durante o dopo la visione di questo video. Questo PDF ti consiglio anche di stamparlo, a proposito, perché ti permetterà di ripassare tutti gli errori che vedremo nella lezione di oggi, ma anche di fare molti esercizi per metterti, effettivamente, alla prova con tutte le informazioni del video, che è importante. Ti lascio il link in descrizione, ma puoi anche scansionare questo codice QR.

    Fallo, perché trovi una miniera di informazioni, nei PDF ci mettiamo sempre tanto amore e agli studenti piacciono tantissimo.

    Bene, entriamo nel vivo del video.

    1. Un errore molto comune tra gli studenti anglofoni riguarda il modo di esprimere il futuro, ed è dovuto all’influenza della costruzione inglese going to + verbo.

    Cioè, in inglese, frasi come

    • I’m going to do it later.
    • I’m going to call my mother at 9.
    • I’m going to study Italian tonight.

    sono estremamente frequenti e naturali, così come le costruzioni anche col gerundio:

    • I’m doing it later.
    • I’m calling my mother at 9.
    • I’m studying Italian tonight.

    Ed è quindi normale cercare di riprodurre questa struttura anche in italiano, magari costruendo frasi come “Sto andando a chiamare mia madre alle 9”. Il problema è che “sto andando a chiamare mia madre” in italiano ha un senso di spostamento fisico, cioè in questo momento, mi sto fisicamente spostando, ok? Per andare a chiamare mia madre. Quindi non ha un senso di futuro. Se invece dico “Sto chiamando mia madre” mi riferisco a qualcosa che sta avvenendo adesso, in questo momento: sto chiamando, ora. Quindi una frase come “la sto chiamando alle 9” non funziona in italiano, è un controsenso: se è alle 9, non lo sto facendo adesso.

    Per esprimere il futuro in italiano, hai due possibilità, essenzialmente:

    • o il futuro semplice
    • o il presente dell’indicativo.

    Per esempio:

    • Lo farò dopo.
    • Chiamerò mia madre alle 9.
    • Stasera studierò l’italiano.

    Oppure, più comune nel parlato:

    • Lo faccio dopo.
    • Chiamo mia madre alle 9.
    • Stasera studio l’italiano.

    Nell’italiano comune, parlato, quotidiano, si usa molto spesso il presente per parlare del futuro, nei casi in cui in inglese si userebbe la costruzione going + to.

    Il futuro semplice (quindi lo farò, la chiamerò) non è sbagliato, attenzione, ma in molti contesti suona un po’ formale, un po’ meno spontaneo.

    Ah, e una precisazione importante riguarda la struttura vado a + verbo all’infinito.

    Come ho detto prima, questa struttura esiste, ma significa che ti stai spostando fisicamente per fare qualcosa:

    • Vado a comprare il pane.
    • Vado a studiare in biblioteca.

    Non è, quindi, equivalente a going to. Ma se vuoi approfondire in molto più dettaglio il futuro in italiano, dai un’occhiata a questo video.

    1. Un secondo errore ricorrente consiste nell’usare il verbo avere in combinazioni sbagliate, che non funzionano in italiano, come: avere una doccia, avere colazione, avere pranzo, avere cena, avere una passeggiata, come in inglese have a shower, have breakfast, have lunch, have dinner, have a walk, eccetera. Ok?

    Quindi cerca di ricordare che, in queste espressioni, in quelle che ti ho dato, il verbo da usare in italiano è fare, e non avere: fare la doccia, fare colazione, fare pranzo, fare cena, fare una passeggiata.

    Ora, questo non significa che basti sempre sostituire have con fare, ok? Questo trucchetto funziona a volte ma non funziona sempre. Assolutamente. A volte fare corrisponde a take, come fare una foto (=take a picture); oppure a make, come fare una chiamata (=make a call); o anche ask, ask a question (diciamo fare una domanda). Usiamo molto il verbo fare in queste combinazioni. Quindi, ogni caso è diverso ma, se non sei sicuro, puoi provare a usare fare, perché in italiano è molto comune.

    Ora, non posso, qui, vedere mille espressioni: non abbiamo il tempo. Ma nel PDF troverai alcune delle espressioni più comuni con fare, e anche un paragone tra espressioni inglesi e italiane che potrebbero trarti in inganno. Così vedi quale verbo usiamo in italiano, quale verbo usiamo in inglese.

    1. Un terzo errore comune, forse questo un po’ più comune tra i principianti, è il verbo essere per parlare dell’età - quando si dice, ad esempio,

    Io sono 50

    sul modello di…

    I am 50 (years old).

    In italiano, ricorda, che usiamo il verbo avere: io ho 50 anni. Forse questo è un errore che non fai, e se hai un livello intermedio, ma ogni tanto lo sento ancora quindi, io, te lo ricordo. Io ho 30 anni (nel mio caso!). Quanti anni hai? Quindi non si parla di essere ma di avere un’età. Questa era semplice, forse, quindi andiamo avanti.

    1. Una quarta difficoltà che hanno, forse, tutti, o hanno avuto tutti, riguarda il verbo piacere. Perché capita spesso di sentire dagli studenti anglofoni frasi come:

    Io piaccio il calcio

    o

    Io piace il calcio

    invece di 

    Mi piace il calcio.

    O…

    Io non piaccio il rugby

    oppure

    Io non piace rugby

    invece di

    Non mi piace.

    E queste frasi scorrette sono dovute all’influenza del verbo inglese to like, che si costruisce in modo diverso rispetto a piacere.

    In inglese, in una frase con il verbo like, il soggetto (soggetto grammaticale) è la persona che fa l’esperienza positiva, l’esperienza piacevole, diciamo così; cioè:

    I like football > il soggetto è… I.

    In italiano, diversamente, con il verbo piacere, il soggetto è la cosa che produce il piacere, la cosa che causa piacere, ok?

    Quindi, in

    Mi piace il calcio

    il soggetto è il calcio. Alla terza persona.

    Quindi dirò…

    mi piace (terza persona) il calcio.

    Diversamente, la persona che fa l’esperienza positiva è realizzata con il pronome indiretto, mi.

    Quindi si dice che:

    mi piace il calcio,

    ti piace,

    gli piace o le piace,

    ci piace,

    vi piace

    Eccetera.

    Nota che, se il soggetto è plurale (quindi le cose che ci piacciono sono più di una) useremo, appunto, “piacciono”:

    Mi piacciono molto il caffè e il tè.

    Non sono io, ma le cose, queste cose, che piacciono a me, che mi piacciono.

    Quindi la logica è diversa. E se ti può aiutare, forse puoi provare a pensare al verbo inglese to please, che è uno dei verbi… dei tanti verbi e tante parole di origine latina che sono entrati in inglese tramite il francese, che ha una costruzione simile a “piacere”. Quindi,P:

    The song pleases me

    Puoi pensare in questa maniera,

    Questa canzone mi piace.

    Tè and coffee please me → Mi piacciono il tè e il caffè.

    1. L’inglese ha il verbo can, che in italiano si traduce in modi diversi, a seconda del significato che assume nel contesto specifico: a volte come sapere (nel senso di essere capace di, essere in grado di, avere un’abilità… un’abilità soggettiva di fare qualcosa), altre volte come potere (nel senso di avere la possibilità oggettiva di o il permesso di) o riuscire.

    Così, ad esempio, la frase inglese:

    • I can ski, but this winter I can't due to a knee problem

    deve essere tradotta in italiano come:

    • Io so sciare (“so” sciare, non “posso”) ma questo inverno non posso a causa di un problema al ginocchio.

    In altre parole, il primo can va tradotto come “so” (perché indica un’abilità soggettiva, qualcosa che sono capace di fare, sono in grado: possiamo anche usare queste costruzioni), mentre il secondo, va tradotto come “posso” (perché indica un’impossibilità oggettiva).

    E poi abbiamo anche il verbo riuscire, che si usa per esprimere il fatto di aver ottenuto un risultato positivo o negativo, un po’ come “to be able to” o “manage to do something” in inglese. Quindi…:

    Anche se avevo un problema al ginocchio, sono riuscito a sciare senza dolore.

    Cioè, ho ottenuto un certo risultato. Fai attenzione alla preposizione A: sono riuscito a (…).

    1. Al numero 6 della nostra lista troviamo l’uso eccessivo degli aggettivi possessivi, come mio, tuo, suo, eccetera. Capita spesso di leggere o di sentire dagli studenti anglofoni cose come ho preso la mia borsa, il mio cappotto e i miei occhiali prima di uscire. Ecco, in italiano, in queste frasi, l’aggettivo possessivo è superfluo, non serve. Diremmo, dunque, ho preso la borsa, il cappotto e gli occhiali prima di uscire perché è chiaro che si parla della mia borsa, del mio cappotto, e dei miei occhiali. Non bisogna specificarlo necessariamente.

    In altri casi, chi parla inglese usa gli aggettivi con parti del corpo o accessori del corpo, in casi in cui in italiano useremo pronomi indiretti. E quindi

    They stole my car

    diventa

    Mi hanno rubato la macchina

    cioè l’hanno rubata a me, they stole it to me.

    E

    my hand hurts

    diventa

    mi fa male la mano

    cioè la mano fa male a me, non la mia mano fa male.

    Quindi, in generale, gli aggettivi possessivi si usano molto meno in italiano.

    1. Passiamo ai pronomi personali soggetto.

    Una frase come…

    Noi ci vediamo in stazione e poi noi andiamo al mare

    non è sbagliata, è grammaticale in certi contesti, ma suona poco naturale: un parlante italiano nativo, nella maggior parte dei casi ometterebbe, quindi non direbbe, lascerebbe implicito il pronome soggetto noi, e direbbe soltanto…

    ci vediamo in stazione e poi andiamo al mare.

    Questo perché siamo in grado di capire che il soggetto è un “noi” . E come lo sappiamo!? Beh, perché il verno ha quella terminazione -iamo: vediamo, andiamo, che possono solo riferirsi a un “noi”.

    In inglese questo non succede (a eccezione della terza persona, sees, goes; ma per il resto, “go” chi? I? We? You? Non si capisce). Quindi è obbligatorio rendere esplicito il pronome. In italiano, di solito, questo non si fa; ma dipende dal contesto, perché in certi casi in realtà è obbligatorio. E quindi, per esempio, per creare contrasto:

    Ci vediamo in stazione, poi NOI andiamo al mare, e VOI aspettate Giorgio e Maria.

    Ma se ti interessa approfondire, ho fatto, tempo fa, questo video, dove vado molto più nel dettaglio, che ha un titolo piuttosto clickbait, dal nome …”Non dire IO!”.

    Questo è il video. Ovviamente puoi dire io, tu, lui, lei…eh, non voglio dire questo. Solo… si usano molto di meno, in italiano, rispetto all’inglese.

    1. L’errore 8 riguarda l’ordine della parole nella frase, in particolare dove mettiamo gli aggettivi. In inglese l’aggettivo precede il nome, viene prima del nome: si dice a nice person. In italiano, al contrario, l’aggettivo, di solito, segue il nome, viene dopo: una persona simpatica.

    Ok? Questo non vuol dire che una simpatica persona sia impossibile: in determinati contesti, in realtà, l’aggettivo può precedere il nome (come una bella casa, un caro amico, una strana idea). Ma si tratta di casi meno frequenti, quindi, come regola generale, metti l’aggettivo dopo il nome, e di solito non sbaglierai: un auto veloce, una città moderna, un amico inglese, una persona interessante.

    1. Al numero 9 c’è un grande classico. Molti studenti hanno la tendenza a dire:

    Ho conosciuto Daria per tre mesi

    anziché

    Conosco Daria da tre mesi.

    Oppure

    Ho studiato italiano per un anno

    anziché

    Studio italiano da un anno.

    Ricorda: in italiano un’azione che è iniziata nel passato ma ancora dura nel presente, generalmente, si esprime con il presente dell’indicativo, e non con il passato prossimo. Ora, il primo esempio è proprio sbagliato, non si può mai dire in nessun contesto. Ma attenzione, perché il secondo, nella sua versione “sbagliata” inglese, in realtà non è sbagliato di per sé. Perché possiamo dire ho studiato italiano per un anno, ma che cosa significa? Significa che, nel passato, per un periodo di tempo di un anno, ho studiato italiano. Ma in questo momento non lo studio, non lo sto più studiando. Ok? Questa è la differenza.

    Oppure, se dico

    Ho lavorato in Italia per due anni

    vuol dire che, in passato, ho lavorato in Italia due anni, o per due anni (il “per” non è obbligatorio), poi ho smesso. Non sto lavorando in questo momento. Se sto ancora lavorando, allora devo dire:

    Lavoro in Italia da due anni.

    Ok? In questo momento lavoro e ho iniziato due anni fa.

    Quindi lavoro da due anni.

    C’è anche una costruzione alternativa, che è

    Sono tre mesi che conosco Daria

    È un anno che studio l’italiano

    Sono due anni che lavoro in Italia.

    Queste si chiamano frasi scisse, cioè frasi spezzate, perché abbiamo due parti, due pezzi: iniziamo con il verbo essere (sono, sono due anni, è un anno, ecc. - quindi verbo essere) e l’espressione di tempo, poi abbiamo una seconda frase che è introdotta dal che (che lavoro in Italia, per esempio).

    1. E anche l’ultimo errore della nostra rassegna riguarda l’uso dei tempi verbali e, in particolare, una forma che ricalca, per esempio, frasi inglesi come

    I’ve been living here since May

    ma anche

    I’ve lived here since May

    che può capitare di tradurre, in maniera sbagliata, come…

    Sono stato vivendo qui da maggio

    (non mi piace dirlo perché è molto sbagliato, in italiano! Scusa se sono pedante!)… per descrivere, appunto, la durata di uno stato o di un’azione che è iniziato nel passato e che è, tuttora, in corso.

    Quindi, come vedi, è un caso molto simile al caso precedente, perché in inglese abbiamo questa doppia possibilità, per qualcosa che è iniziato nel passato e sta continuando ancora oggi. Ricorda che, proprio come nel caso precedente, si usa, in italiano, il presente dell’indicativo:

    Vivo qui da maggio.

    Molto più semplice di I’ve been living o I’ve lived, come nel caso di prima.

    Anche qui c’è l’opzione alternativa, la frase scissa, e quindi…

    È da maggio che vivo qui.

    Bene, siamo giunti alla fine del video. A questo punto voglio sapere da te: riconosci alcuni degli errori che ho descritto in quello che dici, che scrivi in italiano? Scommetto di sì. Fammi sapere quali… quali sono quelli che fai più spesso, fammi sapere se te ne vengono in mente altri che fai comunemente.

    Mi raccomando: non dimenticare anche di fare gli esercizi nel PDF che accompagna il video, perché va bene la teoria, ma poi è molto utile se ci sporchiamo le mani e facciamo gli esercizi, perché ti permetteranno di fare pratica con tutti questi casi problematici per gli studenti di madrelingua inglese. E inoltre, nel PDF, trovi un riassunto di tutto quello che abbiamo detto in questo video. Ti lascio, di nuovo, il codice QR qui a schermo, se sei pronto o pronta, a fare pratica con tutto quello che hai imparato, oppure anche in descrizione.

    Questo è tutto, alla prossima!

    “Io sono 50, io piace il calcio. Io sono stato vivendo qui in Italia da maggio. Stamattina io ho avuto colazione, ho preso la mia borsa e il mio cappotto e sono uscito per incontrare una simpatica persona.”

    Ok. Non sono pazzo. Lasciami spiegare.

    Trascrizione e glossario sul Podcast Italiano Club

    Se questa frase ti suona strana ma, tutto sommato, ti sembra giusta, ti sembra grammaticalmente corretta, allora devi guardare questo video, perché questa frase contiene errori molto comuni che commettono gli studenti anglofoni, cioè che parlano inglese come madrelingua, quando parlano in italiano.

    E se questo è il tuo caso, se sei anglofono, questo video ti aiuterà perché vedremo alcuni tra i 10 errori più comuni che fanno i parlanti di inglese in italiano, errori che sento o che leggo praticamente tutti i giorni… da almeno dieci anni, da quando faccio questo lavoro. Quindi, se parli inglese, ti posso assicurare che al 99% farai qualcuno di questi errori.

    Io mi chiamo Davide e questo è Podcast Italiano, un canale per chi impara la lingua italiana. Attiva i sottotitoli se ne hai bisogno; la trascrizione integrale è sul mio sito, podcastitaliano.com. E poi, come sempre, ho anche preparato un PDF che accompagna il video, e che potrai usare durante o dopo la visione di questo video. Questo PDF ti consiglio anche di stamparlo, a proposito, perché ti permetterà di ripassare tutti gli errori che vedremo nella lezione di oggi, ma anche di fare molti esercizi per metterti, effettivamente, alla prova con tutte le informazioni del video, che è importante. Ti lascio il link in descrizione, ma puoi anche scansionare questo codice QR.

    Fallo, perché trovi una miniera di informazioni, nei PDF ci mettiamo sempre tanto amore e agli studenti piacciono tantissimo.

    Bene, entriamo nel vivo del video.

    1. Un errore molto comune tra gli studenti anglofoni riguarda il modo di esprimere il futuro, ed è dovuto all’influenza della costruzione inglese going to + verbo.

    Cioè, in inglese, frasi come

    • I’m going to do it later.
    • I’m going to call my mother at 9.
    • I’m going to study Italian tonight.

    sono estremamente frequenti e naturali, così come le costruzioni anche col gerundio:

    • I’m doing it later.
    • I’m calling my mother at 9.
    • I’m studying Italian tonight.

    Ed è quindi normale cercare di riprodurre questa struttura anche in italiano, magari costruendo frasi come “Sto andando a chiamare mia madre alle 9”. Il problema è che “sto andando a chiamare mia madre” in italiano ha un senso di spostamento fisico, cioè in questo momento, mi sto fisicamente spostando, ok? Per andare a chiamare mia madre. Quindi non ha un senso di futuro. Se invece dico “Sto chiamando mia madre” mi riferisco a qualcosa che sta avvenendo adesso, in questo momento: sto chiamando, ora. Quindi una frase come “la sto chiamando alle 9” non funziona in italiano, è un controsenso: se è alle 9, non lo sto facendo adesso.

    Per esprimere il futuro in italiano, hai due possibilità, essenzialmente:

    • o il futuro semplice
    • o il presente dell’indicativo.

    Per esempio:

    • Lo farò dopo.
    • Chiamerò mia madre alle 9.
    • Stasera studierò l’italiano.

    Oppure, più comune nel parlato:

    • Lo faccio dopo.
    • Chiamo mia madre alle 9.
    • Stasera studio l’italiano.

    Nell’italiano comune, parlato, quotidiano, si usa molto spesso il presente per parlare del futuro, nei casi in cui in inglese si userebbe la costruzione going + to.

    Il futuro semplice (quindi lo farò, la chiamerò) non è sbagliato, attenzione, ma in molti contesti suona un po’ formale, un po’ meno spontaneo.

    Ah, e una precisazione importante riguarda la struttura vado a + verbo all’infinito.

    Come ho detto prima, questa struttura esiste, ma significa che ti stai spostando fisicamente per fare qualcosa:

    • Vado a comprare il pane.
    • Vado a studiare in biblioteca.

    Non è, quindi, equivalente a going to. Ma se vuoi approfondire in molto più dettaglio il futuro in italiano, dai un’occhiata a questo video.

    1. Un secondo errore ricorrente consiste nell’usare il verbo avere in combinazioni sbagliate, che non funzionano in italiano, come: avere una doccia, avere colazione, avere pranzo, avere cena, avere una passeggiata, come in inglese have a shower, have breakfast, have lunch, have dinner, have a walk, eccetera. Ok?

    Quindi cerca di ricordare che, in queste espressioni, in quelle che ti ho dato, il verbo da usare in italiano è fare, e non avere: fare la doccia, fare colazione, fare pranzo, fare cena, fare una passeggiata.

    Ora, questo non significa che basti sempre sostituire have con fare, ok? Questo trucchetto funziona a volte ma non funziona sempre. Assolutamente. A volte fare corrisponde a take, come fare una foto (=take a picture); oppure a make, come fare una chiamata (=make a call); o anche ask, ask a question (diciamo fare una domanda). Usiamo molto il verbo fare in queste combinazioni. Quindi, ogni caso è diverso ma, se non sei sicuro, puoi provare a usare fare, perché in italiano è molto comune.

    Ora, non posso, qui, vedere mille espressioni: non abbiamo il tempo. Ma nel PDF troverai alcune delle espressioni più comuni con fare, e anche un paragone tra espressioni inglesi e italiane che potrebbero trarti in inganno. Così vedi quale verbo usiamo in italiano, quale verbo usiamo in inglese.

    1. Un terzo errore comune, forse questo un po’ più comune tra i principianti, è il verbo essere per parlare dell’età - quando si dice, ad esempio,

    Io sono 50

    sul modello di…

    I am 50 (years old).

    In italiano, ricorda, che usiamo il verbo avere: io ho 50 anni. Forse questo è un errore che non fai, e se hai un livello intermedio, ma ogni tanto lo sento ancora quindi, io, te lo ricordo. Io ho 30 anni (nel mio caso!). Quanti anni hai? Quindi non si parla di essere ma di avere un’età. Questa era semplice, forse, quindi andiamo avanti.

    1. Una quarta difficoltà che hanno, forse, tutti, o hanno avuto tutti, riguarda il verbo piacere. Perché capita spesso di sentire dagli studenti anglofoni frasi come:

    Io piaccio il calcio

    o

    Io piace il calcio

    invece di 

    Mi piace il calcio.

    O…

    Io non piaccio il rugby

    oppure

    Io non piace rugby

    invece di

    Non mi piace.

    E queste frasi scorrette sono dovute all’influenza del verbo inglese to like, che si costruisce in modo diverso rispetto a piacere.

    In inglese, in una frase con il verbo like, il soggetto (soggetto grammaticale) è la persona che fa l’esperienza positiva, l’esperienza piacevole, diciamo così; cioè:

    I like football > il soggetto è… I.

    In italiano, diversamente, con il verbo piacere, il soggetto è la cosa che produce il piacere, la cosa che causa piacere, ok?

    Quindi, in

    Mi piace il calcio

    il soggetto è il calcio. Alla terza persona.

    Quindi dirò…

    mi piace (terza persona) il calcio.

    Diversamente, la persona che fa l’esperienza positiva è realizzata con il pronome indiretto, mi.

    Quindi si dice che:

    mi piace il calcio,

    ti piace,

    gli piace o le piace,

    ci piace,

    vi piace

    Eccetera.

    Nota che, se il soggetto è plurale (quindi le cose che ci piacciono sono più di una) useremo, appunto, “piacciono”:

    Mi piacciono molto il caffè e il tè.

    Non sono io, ma le cose, queste cose, che piacciono a me, che mi piacciono.

    Quindi la logica è diversa. E se ti può aiutare, forse puoi provare a pensare al verbo inglese to please, che è uno dei verbi… dei tanti verbi e tante parole di origine latina che sono entrati in inglese tramite il francese, che ha una costruzione simile a “piacere”. Quindi,P:

    The song pleases me

    Puoi pensare in questa maniera,

    Questa canzone mi piace.

    Tè and coffee please me → Mi piacciono il tè e il caffè.

    1. L’inglese ha il verbo can, che in italiano si traduce in modi diversi, a seconda del significato che assume nel contesto specifico: a volte come sapere (nel senso di essere capace di, essere in grado di, avere un’abilità… un’abilità soggettiva di fare qualcosa), altre volte come potere (nel senso di avere la possibilità oggettiva di o il permesso di) o riuscire.

    Così, ad esempio, la frase inglese:

    • I can ski, but this winter I can't due to a knee problem

    deve essere tradotta in italiano come:

    • Io so sciare (“so” sciare, non “posso”) ma questo inverno non posso a causa di un problema al ginocchio.

    In altre parole, il primo can va tradotto come “so” (perché indica un’abilità soggettiva, qualcosa che sono capace di fare, sono in grado: possiamo anche usare queste costruzioni), mentre il secondo, va tradotto come “posso” (perché indica un’impossibilità oggettiva).

    E poi abbiamo anche il verbo riuscire, che si usa per esprimere il fatto di aver ottenuto un risultato positivo o negativo, un po’ come “to be able to” o “manage to do something” in inglese. Quindi…:

    Anche se avevo un problema al ginocchio, sono riuscito a sciare senza dolore.

    Cioè, ho ottenuto un certo risultato. Fai attenzione alla preposizione A: sono riuscito a (…).

    1. Al numero 6 della nostra lista troviamo l’uso eccessivo degli aggettivi possessivi, come mio, tuo, suo, eccetera. Capita spesso di leggere o di sentire dagli studenti anglofoni cose come ho preso la mia borsa, il mio cappotto e i miei occhiali prima di uscire. Ecco, in italiano, in queste frasi, l’aggettivo possessivo è superfluo, non serve. Diremmo, dunque, ho preso la borsa, il cappotto e gli occhiali prima di uscire perché è chiaro che si parla della mia borsa, del mio cappotto, e dei miei occhiali. Non bisogna specificarlo necessariamente.

    In altri casi, chi parla inglese usa gli aggettivi con parti del corpo o accessori del corpo, in casi in cui in italiano useremo pronomi indiretti. E quindi

    They stole my car

    diventa

    Mi hanno rubato la macchina

    cioè l’hanno rubata a me, they stole it to me.

    E

    my hand hurts

    diventa

    mi fa male la mano

    cioè la mano fa male a me, non la mia mano fa male.

    Quindi, in generale, gli aggettivi possessivi si usano molto meno in italiano.

    1. Passiamo ai pronomi personali soggetto.

    Una frase come…

    Noi ci vediamo in stazione e poi noi andiamo al mare

    non è sbagliata, è grammaticale in certi contesti, ma suona poco naturale: un parlante italiano nativo, nella maggior parte dei casi ometterebbe, quindi non direbbe, lascerebbe implicito il pronome soggetto noi, e direbbe soltanto…

    ci vediamo in stazione e poi andiamo al mare.

    Questo perché siamo in grado di capire che il soggetto è un “noi” . E come lo sappiamo!? Beh, perché il verno ha quella terminazione -iamo: vediamo, andiamo, che possono solo riferirsi a un “noi”.

    In inglese questo non succede (a eccezione della terza persona, sees, goes; ma per il resto, “go” chi? I? We? You? Non si capisce). Quindi è obbligatorio rendere esplicito il pronome. In italiano, di solito, questo non si fa; ma dipende dal contesto, perché in certi casi in realtà è obbligatorio. E quindi, per esempio, per creare contrasto:

    Ci vediamo in stazione, poi NOI andiamo al mare, e VOI aspettate Giorgio e Maria.

    Ma se ti interessa approfondire, ho fatto, tempo fa, questo video, dove vado molto più nel dettaglio, che ha un titolo piuttosto clickbait, dal nome …”Non dire IO!”.

    Questo è il video. Ovviamente puoi dire io, tu, lui, lei…eh, non voglio dire questo. Solo… si usano molto di meno, in italiano, rispetto all’inglese.

    1. L’errore 8 riguarda l’ordine della parole nella frase, in particolare dove mettiamo gli aggettivi. In inglese l’aggettivo precede il nome, viene prima del nome: si dice a nice person. In italiano, al contrario, l’aggettivo, di solito, segue il nome, viene dopo: una persona simpatica.

    Ok? Questo non vuol dire che una simpatica persona sia impossibile: in determinati contesti, in realtà, l’aggettivo può precedere il nome (come una bella casa, un caro amico, una strana idea). Ma si tratta di casi meno frequenti, quindi, come regola generale, metti l’aggettivo dopo il nome, e di solito non sbaglierai: un auto veloce, una città moderna, un amico inglese, una persona interessante.

    1. Al numero 9 c’è un grande classico. Molti studenti hanno la tendenza a dire:

    Ho conosciuto Daria per tre mesi

    anziché

    Conosco Daria da tre mesi.

    Oppure

    Ho studiato italiano per un anno

    anziché

    Studio italiano da un anno.

    Ricorda: in italiano un’azione che è iniziata nel passato ma ancora dura nel presente, generalmente, si esprime con il presente dell’indicativo, e non con il passato prossimo. Ora, il primo esempio è proprio sbagliato, non si può mai dire in nessun contesto. Ma attenzione, perché il secondo, nella sua versione “sbagliata” inglese, in realtà non è sbagliato di per sé. Perché possiamo dire ho studiato italiano per un anno, ma che cosa significa? Significa che, nel passato, per un periodo di tempo di un anno, ho studiato italiano. Ma in questo momento non lo studio, non lo sto più studiando. Ok? Questa è la differenza.

    Oppure, se dico

    Ho lavorato in Italia per due anni

    vuol dire che, in passato, ho lavorato in Italia due anni, o per due anni (il “per” non è obbligatorio), poi ho smesso. Non sto lavorando in questo momento. Se sto ancora lavorando, allora devo dire:

    Lavoro in Italia da due anni.

    Ok? In questo momento lavoro e ho iniziato due anni fa.

    Quindi lavoro da due anni.

    C’è anche una costruzione alternativa, che è

    Sono tre mesi che conosco Daria

    È un anno che studio l’italiano

    Sono due anni che lavoro in Italia.

    Queste si chiamano frasi scisse, cioè frasi spezzate, perché abbiamo due parti, due pezzi: iniziamo con il verbo essere (sono, sono due anni, è un anno, ecc. - quindi verbo essere) e l’espressione di tempo, poi abbiamo una seconda frase che è introdotta dal che (che lavoro in Italia, per esempio).

    1. E anche l’ultimo errore della nostra rassegna riguarda l’uso dei tempi verbali e, in particolare, una forma che ricalca, per esempio, frasi inglesi come

    I’ve been living here since May

    ma anche

    I’ve lived here since May

    che può capitare di tradurre, in maniera sbagliata, come…

    Sono stato vivendo qui da maggio

    (non mi piace dirlo perché è molto sbagliato, in italiano! Scusa se sono pedante!)… per descrivere, appunto, la durata di uno stato o di un’azione che è iniziato nel passato e che è, tuttora, in corso.

    Quindi, come vedi, è un caso molto simile al caso precedente, perché in inglese abbiamo questa doppia possibilità, per qualcosa che è iniziato nel passato e sta continuando ancora oggi. Ricorda che, proprio come nel caso precedente, si usa, in italiano, il presente dell’indicativo:

    Vivo qui da maggio.

    Molto più semplice di I’ve been living o I’ve lived, come nel caso di prima.

    Anche qui c’è l’opzione alternativa, la frase scissa, e quindi…

    È da maggio che vivo qui.

    Bene, siamo giunti alla fine del video. A questo punto voglio sapere da te: riconosci alcuni degli errori che ho descritto in quello che dici, che scrivi in italiano? Scommetto di sì. Fammi sapere quali… quali sono quelli che fai più spesso, fammi sapere se te ne vengono in mente altri che fai comunemente.

    Mi raccomando: non dimenticare anche di fare gli esercizi nel PDF che accompagna il video, perché va bene la teoria, ma poi è molto utile se ci sporchiamo le mani e facciamo gli esercizi, perché ti permetteranno di fare pratica con tutti questi casi problematici per gli studenti di madrelingua inglese. E inoltre, nel PDF, trovi un riassunto di tutto quello che abbiamo detto in questo video. Ti lascio, di nuovo, il codice QR qui a schermo, se sei pronto o pronta, a fare pratica con tutto quello che hai imparato, oppure anche in descrizione.

    Questo è tutto, alla prossima!

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    10 ERRORI in italiano di chi parla INGLESE

    February 15, 2026

    Note e risorse

    In questo video esploro i quattro errori più comuni nella pronuncia italiana. Questi materiali esclusivi ti aiuteranno a migliorare la tua pronuncia e a "suonare" più autentico!Abbonandoti al Podcast Italiano Club (livello di bronzo) avrai accesso alle trascrizioni dei video con glossario.Trascrizione e glossario sul Podcast Italiano Club (livello di bronzo)‍

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    Trascrizione

    Accedi o registrati per continuare a leggere

    “Io sono 50, io piace il calcio. Io sono stato vivendo qui in Italia da maggio. Stamattina io ho avuto colazione, ho preso la mia borsa e il mio cappotto e sono uscito per incontrare una simpatica persona.”

    Ok. Non sono pazzo. Lasciami spiegare.

    Trascrizione e glossario sul Podcast Italiano Club

    Se questa frase ti suona strana ma, tutto sommato, ti sembra giusta, ti sembra grammaticalmente corretta, allora devi guardare questo video, perché questa frase contiene errori molto comuni che commettono gli studenti anglofoni, cioè che parlano inglese come madrelingua, quando parlano in italiano.

    E se questo è il tuo caso, se sei anglofono, questo video ti aiuterà perché vedremo alcuni tra i 10 errori più comuni che fanno i parlanti di inglese in italiano, errori che sento o che leggo praticamente tutti i giorni… da almeno dieci anni, da quando faccio questo lavoro. Quindi, se parli inglese, ti posso assicurare che al 99% farai qualcuno di questi errori.

    Io mi chiamo Davide e questo è Podcast Italiano, un canale per chi impara la lingua italiana. Attiva i sottotitoli se ne hai bisogno; la trascrizione integrale è sul mio sito, podcastitaliano.com. E poi, come sempre, ho anche preparato un PDF che accompagna il video, e che potrai usare durante o dopo la visione di questo video. Questo PDF ti consiglio anche di stamparlo, a proposito, perché ti permetterà di ripassare tutti gli errori che vedremo nella lezione di oggi, ma anche di fare molti esercizi per metterti, effettivamente, alla prova con tutte le informazioni del video, che è importante. Ti lascio il link in descrizione, ma puoi anche scansionare questo codice QR.

    Fallo, perché trovi una miniera di informazioni, nei PDF ci mettiamo sempre tanto amore e agli studenti piacciono tantissimo.

    Bene, entriamo nel vivo del video.

    1. Un errore molto comune tra gli studenti anglofoni riguarda il modo di esprimere il futuro, ed è dovuto all’influenza della costruzione inglese going to + verbo.

    Cioè, in inglese, frasi come

    • I’m going to do it later.
    • I’m going to call my mother at 9.
    • I’m going to study Italian tonight.

    sono estremamente frequenti e naturali, così come le costruzioni anche col gerundio:

    • I’m doing it later.
    • I’m calling my mother at 9.
    • I’m studying Italian tonight.

    Ed è quindi normale cercare di riprodurre questa struttura anche in italiano, magari costruendo frasi come “Sto andando a chiamare mia madre alle 9”. Il problema è che “sto andando a chiamare mia madre” in italiano ha un senso di spostamento fisico, cioè in questo momento, mi sto fisicamente spostando, ok? Per andare a chiamare mia madre. Quindi non ha un senso di futuro. Se invece dico “Sto chiamando mia madre” mi riferisco a qualcosa che sta avvenendo adesso, in questo momento: sto chiamando, ora. Quindi una frase come “la sto chiamando alle 9” non funziona in italiano, è un controsenso: se è alle 9, non lo sto facendo adesso.

    Per esprimere il futuro in italiano, hai due possibilità, essenzialmente:

    • o il futuro semplice
    • o il presente dell’indicativo.

    Per esempio:

    • Lo farò dopo.
    • Chiamerò mia madre alle 9.
    • Stasera studierò l’italiano.

    Oppure, più comune nel parlato:

    • Lo faccio dopo.
    • Chiamo mia madre alle 9.
    • Stasera studio l’italiano.

    Nell’italiano comune, parlato, quotidiano, si usa molto spesso il presente per parlare del futuro, nei casi in cui in inglese si userebbe la costruzione going + to.

    Il futuro semplice (quindi lo farò, la chiamerò) non è sbagliato, attenzione, ma in molti contesti suona un po’ formale, un po’ meno spontaneo.

    Ah, e una precisazione importante riguarda la struttura vado a + verbo all’infinito.

    Come ho detto prima, questa struttura esiste, ma significa che ti stai spostando fisicamente per fare qualcosa:

    • Vado a comprare il pane.
    • Vado a studiare in biblioteca.

    Non è, quindi, equivalente a going to. Ma se vuoi approfondire in molto più dettaglio il futuro in italiano, dai un’occhiata a questo video.

    1. Un secondo errore ricorrente consiste nell’usare il verbo avere in combinazioni sbagliate, che non funzionano in italiano, come: avere una doccia, avere colazione, avere pranzo, avere cena, avere una passeggiata, come in inglese have a shower, have breakfast, have lunch, have dinner, have a walk, eccetera. Ok?

    Quindi cerca di ricordare che, in queste espressioni, in quelle che ti ho dato, il verbo da usare in italiano è fare, e non avere: fare la doccia, fare colazione, fare pranzo, fare cena, fare una passeggiata.

    Ora, questo non significa che basti sempre sostituire have con fare, ok? Questo trucchetto funziona a volte ma non funziona sempre. Assolutamente. A volte fare corrisponde a take, come fare una foto (=take a picture); oppure a make, come fare una chiamata (=make a call); o anche ask, ask a question (diciamo fare una domanda). Usiamo molto il verbo fare in queste combinazioni. Quindi, ogni caso è diverso ma, se non sei sicuro, puoi provare a usare fare, perché in italiano è molto comune.

    Ora, non posso, qui, vedere mille espressioni: non abbiamo il tempo. Ma nel PDF troverai alcune delle espressioni più comuni con fare, e anche un paragone tra espressioni inglesi e italiane che potrebbero trarti in inganno. Così vedi quale verbo usiamo in italiano, quale verbo usiamo in inglese.

    1. Un terzo errore comune, forse questo un po’ più comune tra i principianti, è il verbo essere per parlare dell’età - quando si dice, ad esempio,

    Io sono 50

    sul modello di…

    I am 50 (years old).

    In italiano, ricorda, che usiamo il verbo avere: io ho 50 anni. Forse questo è un errore che non fai, e se hai un livello intermedio, ma ogni tanto lo sento ancora quindi, io, te lo ricordo. Io ho 30 anni (nel mio caso!). Quanti anni hai? Quindi non si parla di essere ma di avere un’età. Questa era semplice, forse, quindi andiamo avanti.

    1. Una quarta difficoltà che hanno, forse, tutti, o hanno avuto tutti, riguarda il verbo piacere. Perché capita spesso di sentire dagli studenti anglofoni frasi come:

    Io piaccio il calcio

    o

    Io piace il calcio

    invece di 

    Mi piace il calcio.

    O…

    Io non piaccio il rugby

    oppure

    Io non piace rugby

    invece di

    Non mi piace.

    E queste frasi scorrette sono dovute all’influenza del verbo inglese to like, che si costruisce in modo diverso rispetto a piacere.

    In inglese, in una frase con il verbo like, il soggetto (soggetto grammaticale) è la persona che fa l’esperienza positiva, l’esperienza piacevole, diciamo così; cioè:

    I like football > il soggetto è… I.

    In italiano, diversamente, con il verbo piacere, il soggetto è la cosa che produce il piacere, la cosa che causa piacere, ok?

    Quindi, in

    Mi piace il calcio

    il soggetto è il calcio. Alla terza persona.

    Quindi dirò…

    mi piace (terza persona) il calcio.

    Diversamente, la persona che fa l’esperienza positiva è realizzata con il pronome indiretto, mi.

    Quindi si dice che:

    mi piace il calcio,

    ti piace,

    gli piace o le piace,

    ci piace,

    vi piace

    Eccetera.

    Nota che, se il soggetto è plurale (quindi le cose che ci piacciono sono più di una) useremo, appunto, “piacciono”:

    Mi piacciono molto il caffè e il tè.

    Non sono io, ma le cose, queste cose, che piacciono a me, che mi piacciono.

    Quindi la logica è diversa. E se ti può aiutare, forse puoi provare a pensare al verbo inglese to please, che è uno dei verbi… dei tanti verbi e tante parole di origine latina che sono entrati in inglese tramite il francese, che ha una costruzione simile a “piacere”. Quindi,P:

    The song pleases me

    Puoi pensare in questa maniera,

    Questa canzone mi piace.

    Tè and coffee please me → Mi piacciono il tè e il caffè.

    1. L’inglese ha il verbo can, che in italiano si traduce in modi diversi, a seconda del significato che assume nel contesto specifico: a volte come sapere (nel senso di essere capace di, essere in grado di, avere un’abilità… un’abilità soggettiva di fare qualcosa), altre volte come potere (nel senso di avere la possibilità oggettiva di o il permesso di) o riuscire.

    Così, ad esempio, la frase inglese:

    • I can ski, but this winter I can't due to a knee problem

    deve essere tradotta in italiano come:

    • Io so sciare (“so” sciare, non “posso”) ma questo inverno non posso a causa di un problema al ginocchio.

    In altre parole, il primo can va tradotto come “so” (perché indica un’abilità soggettiva, qualcosa che sono capace di fare, sono in grado: possiamo anche usare queste costruzioni), mentre il secondo, va tradotto come “posso” (perché indica un’impossibilità oggettiva).

    E poi abbiamo anche il verbo riuscire, che si usa per esprimere il fatto di aver ottenuto un risultato positivo o negativo, un po’ come “to be able to” o “manage to do something” in inglese. Quindi…:

    Anche se avevo un problema al ginocchio, sono riuscito a sciare senza dolore.

    Cioè, ho ottenuto un certo risultato. Fai attenzione alla preposizione A: sono riuscito a (…).

    1. Al numero 6 della nostra lista troviamo l’uso eccessivo degli aggettivi possessivi, come mio, tuo, suo, eccetera. Capita spesso di leggere o di sentire dagli studenti anglofoni cose come ho preso la mia borsa, il mio cappotto e i miei occhiali prima di uscire. Ecco, in italiano, in queste frasi, l’aggettivo possessivo è superfluo, non serve. Diremmo, dunque, ho preso la borsa, il cappotto e gli occhiali prima di uscire perché è chiaro che si parla della mia borsa, del mio cappotto, e dei miei occhiali. Non bisogna specificarlo necessariamente.

    In altri casi, chi parla inglese usa gli aggettivi con parti del corpo o accessori del corpo, in casi in cui in italiano useremo pronomi indiretti. E quindi

    They stole my car

    diventa

    Mi hanno rubato la macchina

    cioè l’hanno rubata a me, they stole it to me.

    E

    my hand hurts

    diventa

    mi fa male la mano

    cioè la mano fa male a me, non la mia mano fa male.

    Quindi, in generale, gli aggettivi possessivi si usano molto meno in italiano.

    1. Passiamo ai pronomi personali soggetto.

    Una frase come…

    Noi ci vediamo in stazione e poi noi andiamo al mare

    non è sbagliata, è grammaticale in certi contesti, ma suona poco naturale: un parlante italiano nativo, nella maggior parte dei casi ometterebbe, quindi non direbbe, lascerebbe implicito il pronome soggetto noi, e direbbe soltanto…

    ci vediamo in stazione e poi andiamo al mare.

    Questo perché siamo in grado di capire che il soggetto è un “noi” . E come lo sappiamo!? Beh, perché il verno ha quella terminazione -iamo: vediamo, andiamo, che possono solo riferirsi a un “noi”.

    In inglese questo non succede (a eccezione della terza persona, sees, goes; ma per il resto, “go” chi? I? We? You? Non si capisce). Quindi è obbligatorio rendere esplicito il pronome. In italiano, di solito, questo non si fa; ma dipende dal contesto, perché in certi casi in realtà è obbligatorio. E quindi, per esempio, per creare contrasto:

    Ci vediamo in stazione, poi NOI andiamo al mare, e VOI aspettate Giorgio e Maria.

    Ma se ti interessa approfondire, ho fatto, tempo fa, questo video, dove vado molto più nel dettaglio, che ha un titolo piuttosto clickbait, dal nome …”Non dire IO!”.

    Questo è il video. Ovviamente puoi dire io, tu, lui, lei…eh, non voglio dire questo. Solo… si usano molto di meno, in italiano, rispetto all’inglese.

    1. L’errore 8 riguarda l’ordine della parole nella frase, in particolare dove mettiamo gli aggettivi. In inglese l’aggettivo precede il nome, viene prima del nome: si dice a nice person. In italiano, al contrario, l’aggettivo, di solito, segue il nome, viene dopo: una persona simpatica.

    Ok? Questo non vuol dire che una simpatica persona sia impossibile: in determinati contesti, in realtà, l’aggettivo può precedere il nome (come una bella casa, un caro amico, una strana idea). Ma si tratta di casi meno frequenti, quindi, come regola generale, metti l’aggettivo dopo il nome, e di solito non sbaglierai: un auto veloce, una città moderna, un amico inglese, una persona interessante.

    1. Al numero 9 c’è un grande classico. Molti studenti hanno la tendenza a dire:

    Ho conosciuto Daria per tre mesi

    anziché

    Conosco Daria da tre mesi.

    Oppure

    Ho studiato italiano per un anno

    anziché

    Studio italiano da un anno.

    Ricorda: in italiano un’azione che è iniziata nel passato ma ancora dura nel presente, generalmente, si esprime con il presente dell’indicativo, e non con il passato prossimo. Ora, il primo esempio è proprio sbagliato, non si può mai dire in nessun contesto. Ma attenzione, perché il secondo, nella sua versione “sbagliata” inglese, in realtà non è sbagliato di per sé. Perché possiamo dire ho studiato italiano per un anno, ma che cosa significa? Significa che, nel passato, per un periodo di tempo di un anno, ho studiato italiano. Ma in questo momento non lo studio, non lo sto più studiando. Ok? Questa è la differenza.

    Oppure, se dico

    Ho lavorato in Italia per due anni

    vuol dire che, in passato, ho lavorato in Italia due anni, o per due anni (il “per” non è obbligatorio), poi ho smesso. Non sto lavorando in questo momento. Se sto ancora lavorando, allora devo dire:

    Lavoro in Italia da due anni.

    Ok? In questo momento lavoro e ho iniziato due anni fa.

    Quindi lavoro da due anni.

    C’è anche una costruzione alternativa, che è

    Sono tre mesi che conosco Daria

    È un anno che studio l’italiano

    Sono due anni che lavoro in Italia.

    Queste si chiamano frasi scisse, cioè frasi spezzate, perché abbiamo due parti, due pezzi: iniziamo con il verbo essere (sono, sono due anni, è un anno, ecc. - quindi verbo essere) e l’espressione di tempo, poi abbiamo una seconda frase che è introdotta dal che (che lavoro in Italia, per esempio).

    1. E anche l’ultimo errore della nostra rassegna riguarda l’uso dei tempi verbali e, in particolare, una forma che ricalca, per esempio, frasi inglesi come

    I’ve been living here since May

    ma anche

    I’ve lived here since May

    che può capitare di tradurre, in maniera sbagliata, come…

    Sono stato vivendo qui da maggio

    (non mi piace dirlo perché è molto sbagliato, in italiano! Scusa se sono pedante!)… per descrivere, appunto, la durata di uno stato o di un’azione che è iniziato nel passato e che è, tuttora, in corso.

    Quindi, come vedi, è un caso molto simile al caso precedente, perché in inglese abbiamo questa doppia possibilità, per qualcosa che è iniziato nel passato e sta continuando ancora oggi. Ricorda che, proprio come nel caso precedente, si usa, in italiano, il presente dell’indicativo:

    Vivo qui da maggio.

    Molto più semplice di I’ve been living o I’ve lived, come nel caso di prima.

    Anche qui c’è l’opzione alternativa, la frase scissa, e quindi…

    È da maggio che vivo qui.

    Bene, siamo giunti alla fine del video. A questo punto voglio sapere da te: riconosci alcuni degli errori che ho descritto in quello che dici, che scrivi in italiano? Scommetto di sì. Fammi sapere quali… quali sono quelli che fai più spesso, fammi sapere se te ne vengono in mente altri che fai comunemente.

    Mi raccomando: non dimenticare anche di fare gli esercizi nel PDF che accompagna il video, perché va bene la teoria, ma poi è molto utile se ci sporchiamo le mani e facciamo gli esercizi, perché ti permetteranno di fare pratica con tutti questi casi problematici per gli studenti di madrelingua inglese. E inoltre, nel PDF, trovi un riassunto di tutto quello che abbiamo detto in questo video. Ti lascio, di nuovo, il codice QR qui a schermo, se sei pronto o pronta, a fare pratica con tutto quello che hai imparato, oppure anche in descrizione.

    Questo è tutto, alla prossima!

    “Io sono 50, io piace il calcio. Io sono stato vivendo qui in Italia da maggio. Stamattina io ho avuto colazione, ho preso la mia borsa e il mio cappotto e sono uscito per incontrare una simpatica persona.”

    Ok. Non sono pazzo. Lasciami spiegare.

    Trascrizione e glossario sul Podcast Italiano Club

    Se questa frase ti suona strana ma, tutto sommato, ti sembra giusta, ti sembra grammaticalmente corretta, allora devi guardare questo video, perché questa frase contiene errori molto comuni che commettono gli studenti anglofoni, cioè che parlano inglese come madrelingua, quando parlano in italiano.

    E se questo è il tuo caso, se sei anglofono, questo video ti aiuterà perché vedremo alcuni tra i 10 errori più comuni che fanno i parlanti di inglese in italiano, errori che sento o che leggo praticamente tutti i giorni… da almeno dieci anni, da quando faccio questo lavoro. Quindi, se parli inglese, ti posso assicurare che al 99% farai qualcuno di questi errori.

    Io mi chiamo Davide e questo è Podcast Italiano, un canale per chi impara la lingua italiana. Attiva i sottotitoli se ne hai bisogno; la trascrizione integrale è sul mio sito, podcastitaliano.com. E poi, come sempre, ho anche preparato un PDF che accompagna il video, e che potrai usare durante o dopo la visione di questo video. Questo PDF ti consiglio anche di stamparlo, a proposito, perché ti permetterà di ripassare tutti gli errori che vedremo nella lezione di oggi, ma anche di fare molti esercizi per metterti, effettivamente, alla prova con tutte le informazioni del video, che è importante. Ti lascio il link in descrizione, ma puoi anche scansionare questo codice QR.

    Fallo, perché trovi una miniera di informazioni, nei PDF ci mettiamo sempre tanto amore e agli studenti piacciono tantissimo.

    Bene, entriamo nel vivo del video.

    1. Un errore molto comune tra gli studenti anglofoni riguarda il modo di esprimere il futuro, ed è dovuto all’influenza della costruzione inglese going to + verbo.

    Cioè, in inglese, frasi come

    • I’m going to do it later.
    • I’m going to call my mother at 9.
    • I’m going to study Italian tonight.

    sono estremamente frequenti e naturali, così come le costruzioni anche col gerundio:

    • I’m doing it later.
    • I’m calling my mother at 9.
    • I’m studying Italian tonight.

    Ed è quindi normale cercare di riprodurre questa struttura anche in italiano, magari costruendo frasi come “Sto andando a chiamare mia madre alle 9”. Il problema è che “sto andando a chiamare mia madre” in italiano ha un senso di spostamento fisico, cioè in questo momento, mi sto fisicamente spostando, ok? Per andare a chiamare mia madre. Quindi non ha un senso di futuro. Se invece dico “Sto chiamando mia madre” mi riferisco a qualcosa che sta avvenendo adesso, in questo momento: sto chiamando, ora. Quindi una frase come “la sto chiamando alle 9” non funziona in italiano, è un controsenso: se è alle 9, non lo sto facendo adesso.

    Per esprimere il futuro in italiano, hai due possibilità, essenzialmente:

    • o il futuro semplice
    • o il presente dell’indicativo.

    Per esempio:

    • Lo farò dopo.
    • Chiamerò mia madre alle 9.
    • Stasera studierò l’italiano.

    Oppure, più comune nel parlato:

    • Lo faccio dopo.
    • Chiamo mia madre alle 9.
    • Stasera studio l’italiano.

    Nell’italiano comune, parlato, quotidiano, si usa molto spesso il presente per parlare del futuro, nei casi in cui in inglese si userebbe la costruzione going + to.

    Il futuro semplice (quindi lo farò, la chiamerò) non è sbagliato, attenzione, ma in molti contesti suona un po’ formale, un po’ meno spontaneo.

    Ah, e una precisazione importante riguarda la struttura vado a + verbo all’infinito.

    Come ho detto prima, questa struttura esiste, ma significa che ti stai spostando fisicamente per fare qualcosa:

    • Vado a comprare il pane.
    • Vado a studiare in biblioteca.

    Non è, quindi, equivalente a going to. Ma se vuoi approfondire in molto più dettaglio il futuro in italiano, dai un’occhiata a questo video.

    1. Un secondo errore ricorrente consiste nell’usare il verbo avere in combinazioni sbagliate, che non funzionano in italiano, come: avere una doccia, avere colazione, avere pranzo, avere cena, avere una passeggiata, come in inglese have a shower, have breakfast, have lunch, have dinner, have a walk, eccetera. Ok?

    Quindi cerca di ricordare che, in queste espressioni, in quelle che ti ho dato, il verbo da usare in italiano è fare, e non avere: fare la doccia, fare colazione, fare pranzo, fare cena, fare una passeggiata.

    Ora, questo non significa che basti sempre sostituire have con fare, ok? Questo trucchetto funziona a volte ma non funziona sempre. Assolutamente. A volte fare corrisponde a take, come fare una foto (=take a picture); oppure a make, come fare una chiamata (=make a call); o anche ask, ask a question (diciamo fare una domanda). Usiamo molto il verbo fare in queste combinazioni. Quindi, ogni caso è diverso ma, se non sei sicuro, puoi provare a usare fare, perché in italiano è molto comune.

    Ora, non posso, qui, vedere mille espressioni: non abbiamo il tempo. Ma nel PDF troverai alcune delle espressioni più comuni con fare, e anche un paragone tra espressioni inglesi e italiane che potrebbero trarti in inganno. Così vedi quale verbo usiamo in italiano, quale verbo usiamo in inglese.

    1. Un terzo errore comune, forse questo un po’ più comune tra i principianti, è il verbo essere per parlare dell’età - quando si dice, ad esempio,

    Io sono 50

    sul modello di…

    I am 50 (years old).

    In italiano, ricorda, che usiamo il verbo avere: io ho 50 anni. Forse questo è un errore che non fai, e se hai un livello intermedio, ma ogni tanto lo sento ancora quindi, io, te lo ricordo. Io ho 30 anni (nel mio caso!). Quanti anni hai? Quindi non si parla di essere ma di avere un’età. Questa era semplice, forse, quindi andiamo avanti.

    1. Una quarta difficoltà che hanno, forse, tutti, o hanno avuto tutti, riguarda il verbo piacere. Perché capita spesso di sentire dagli studenti anglofoni frasi come:

    Io piaccio il calcio

    o

    Io piace il calcio

    invece di 

    Mi piace il calcio.

    O…

    Io non piaccio il rugby

    oppure

    Io non piace rugby

    invece di

    Non mi piace.

    E queste frasi scorrette sono dovute all’influenza del verbo inglese to like, che si costruisce in modo diverso rispetto a piacere.

    In inglese, in una frase con il verbo like, il soggetto (soggetto grammaticale) è la persona che fa l’esperienza positiva, l’esperienza piacevole, diciamo così; cioè:

    I like football > il soggetto è… I.

    In italiano, diversamente, con il verbo piacere, il soggetto è la cosa che produce il piacere, la cosa che causa piacere, ok?

    Quindi, in

    Mi piace il calcio

    il soggetto è il calcio. Alla terza persona.

    Quindi dirò…

    mi piace (terza persona) il calcio.

    Diversamente, la persona che fa l’esperienza positiva è realizzata con il pronome indiretto, mi.

    Quindi si dice che:

    mi piace il calcio,

    ti piace,

    gli piace o le piace,

    ci piace,

    vi piace

    Eccetera.

    Nota che, se il soggetto è plurale (quindi le cose che ci piacciono sono più di una) useremo, appunto, “piacciono”:

    Mi piacciono molto il caffè e il tè.

    Non sono io, ma le cose, queste cose, che piacciono a me, che mi piacciono.

    Quindi la logica è diversa. E se ti può aiutare, forse puoi provare a pensare al verbo inglese to please, che è uno dei verbi… dei tanti verbi e tante parole di origine latina che sono entrati in inglese tramite il francese, che ha una costruzione simile a “piacere”. Quindi,P:

    The song pleases me

    Puoi pensare in questa maniera,

    Questa canzone mi piace.

    Tè and coffee please me → Mi piacciono il tè e il caffè.

    1. L’inglese ha il verbo can, che in italiano si traduce in modi diversi, a seconda del significato che assume nel contesto specifico: a volte come sapere (nel senso di essere capace di, essere in grado di, avere un’abilità… un’abilità soggettiva di fare qualcosa), altre volte come potere (nel senso di avere la possibilità oggettiva di o il permesso di) o riuscire.

    Così, ad esempio, la frase inglese:

    • I can ski, but this winter I can't due to a knee problem

    deve essere tradotta in italiano come:

    • Io so sciare (“so” sciare, non “posso”) ma questo inverno non posso a causa di un problema al ginocchio.

    In altre parole, il primo can va tradotto come “so” (perché indica un’abilità soggettiva, qualcosa che sono capace di fare, sono in grado: possiamo anche usare queste costruzioni), mentre il secondo, va tradotto come “posso” (perché indica un’impossibilità oggettiva).

    E poi abbiamo anche il verbo riuscire, che si usa per esprimere il fatto di aver ottenuto un risultato positivo o negativo, un po’ come “to be able to” o “manage to do something” in inglese. Quindi…:

    Anche se avevo un problema al ginocchio, sono riuscito a sciare senza dolore.

    Cioè, ho ottenuto un certo risultato. Fai attenzione alla preposizione A: sono riuscito a (…).

    1. Al numero 6 della nostra lista troviamo l’uso eccessivo degli aggettivi possessivi, come mio, tuo, suo, eccetera. Capita spesso di leggere o di sentire dagli studenti anglofoni cose come ho preso la mia borsa, il mio cappotto e i miei occhiali prima di uscire. Ecco, in italiano, in queste frasi, l’aggettivo possessivo è superfluo, non serve. Diremmo, dunque, ho preso la borsa, il cappotto e gli occhiali prima di uscire perché è chiaro che si parla della mia borsa, del mio cappotto, e dei miei occhiali. Non bisogna specificarlo necessariamente.

    In altri casi, chi parla inglese usa gli aggettivi con parti del corpo o accessori del corpo, in casi in cui in italiano useremo pronomi indiretti. E quindi

    They stole my car

    diventa

    Mi hanno rubato la macchina

    cioè l’hanno rubata a me, they stole it to me.

    E

    my hand hurts

    diventa

    mi fa male la mano

    cioè la mano fa male a me, non la mia mano fa male.

    Quindi, in generale, gli aggettivi possessivi si usano molto meno in italiano.

    1. Passiamo ai pronomi personali soggetto.

    Una frase come…

    Noi ci vediamo in stazione e poi noi andiamo al mare

    non è sbagliata, è grammaticale in certi contesti, ma suona poco naturale: un parlante italiano nativo, nella maggior parte dei casi ometterebbe, quindi non direbbe, lascerebbe implicito il pronome soggetto noi, e direbbe soltanto…

    ci vediamo in stazione e poi andiamo al mare.

    Questo perché siamo in grado di capire che il soggetto è un “noi” . E come lo sappiamo!? Beh, perché il verno ha quella terminazione -iamo: vediamo, andiamo, che possono solo riferirsi a un “noi”.

    In inglese questo non succede (a eccezione della terza persona, sees, goes; ma per il resto, “go” chi? I? We? You? Non si capisce). Quindi è obbligatorio rendere esplicito il pronome. In italiano, di solito, questo non si fa; ma dipende dal contesto, perché in certi casi in realtà è obbligatorio. E quindi, per esempio, per creare contrasto:

    Ci vediamo in stazione, poi NOI andiamo al mare, e VOI aspettate Giorgio e Maria.

    Ma se ti interessa approfondire, ho fatto, tempo fa, questo video, dove vado molto più nel dettaglio, che ha un titolo piuttosto clickbait, dal nome …”Non dire IO!”.

    Questo è il video. Ovviamente puoi dire io, tu, lui, lei…eh, non voglio dire questo. Solo… si usano molto di meno, in italiano, rispetto all’inglese.

    1. L’errore 8 riguarda l’ordine della parole nella frase, in particolare dove mettiamo gli aggettivi. In inglese l’aggettivo precede il nome, viene prima del nome: si dice a nice person. In italiano, al contrario, l’aggettivo, di solito, segue il nome, viene dopo: una persona simpatica.

    Ok? Questo non vuol dire che una simpatica persona sia impossibile: in determinati contesti, in realtà, l’aggettivo può precedere il nome (come una bella casa, un caro amico, una strana idea). Ma si tratta di casi meno frequenti, quindi, come regola generale, metti l’aggettivo dopo il nome, e di solito non sbaglierai: un auto veloce, una città moderna, un amico inglese, una persona interessante.

    1. Al numero 9 c’è un grande classico. Molti studenti hanno la tendenza a dire:

    Ho conosciuto Daria per tre mesi

    anziché

    Conosco Daria da tre mesi.

    Oppure

    Ho studiato italiano per un anno

    anziché

    Studio italiano da un anno.

    Ricorda: in italiano un’azione che è iniziata nel passato ma ancora dura nel presente, generalmente, si esprime con il presente dell’indicativo, e non con il passato prossimo. Ora, il primo esempio è proprio sbagliato, non si può mai dire in nessun contesto. Ma attenzione, perché il secondo, nella sua versione “sbagliata” inglese, in realtà non è sbagliato di per sé. Perché possiamo dire ho studiato italiano per un anno, ma che cosa significa? Significa che, nel passato, per un periodo di tempo di un anno, ho studiato italiano. Ma in questo momento non lo studio, non lo sto più studiando. Ok? Questa è la differenza.

    Oppure, se dico

    Ho lavorato in Italia per due anni

    vuol dire che, in passato, ho lavorato in Italia due anni, o per due anni (il “per” non è obbligatorio), poi ho smesso. Non sto lavorando in questo momento. Se sto ancora lavorando, allora devo dire:

    Lavoro in Italia da due anni.

    Ok? In questo momento lavoro e ho iniziato due anni fa.

    Quindi lavoro da due anni.

    C’è anche una costruzione alternativa, che è

    Sono tre mesi che conosco Daria

    È un anno che studio l’italiano

    Sono due anni che lavoro in Italia.

    Queste si chiamano frasi scisse, cioè frasi spezzate, perché abbiamo due parti, due pezzi: iniziamo con il verbo essere (sono, sono due anni, è un anno, ecc. - quindi verbo essere) e l’espressione di tempo, poi abbiamo una seconda frase che è introdotta dal che (che lavoro in Italia, per esempio).

    1. E anche l’ultimo errore della nostra rassegna riguarda l’uso dei tempi verbali e, in particolare, una forma che ricalca, per esempio, frasi inglesi come

    I’ve been living here since May

    ma anche

    I’ve lived here since May

    che può capitare di tradurre, in maniera sbagliata, come…

    Sono stato vivendo qui da maggio

    (non mi piace dirlo perché è molto sbagliato, in italiano! Scusa se sono pedante!)… per descrivere, appunto, la durata di uno stato o di un’azione che è iniziato nel passato e che è, tuttora, in corso.

    Quindi, come vedi, è un caso molto simile al caso precedente, perché in inglese abbiamo questa doppia possibilità, per qualcosa che è iniziato nel passato e sta continuando ancora oggi. Ricorda che, proprio come nel caso precedente, si usa, in italiano, il presente dell’indicativo:

    Vivo qui da maggio.

    Molto più semplice di I’ve been living o I’ve lived, come nel caso di prima.

    Anche qui c’è l’opzione alternativa, la frase scissa, e quindi…

    È da maggio che vivo qui.

    Bene, siamo giunti alla fine del video. A questo punto voglio sapere da te: riconosci alcuni degli errori che ho descritto in quello che dici, che scrivi in italiano? Scommetto di sì. Fammi sapere quali… quali sono quelli che fai più spesso, fammi sapere se te ne vengono in mente altri che fai comunemente.

    Mi raccomando: non dimenticare anche di fare gli esercizi nel PDF che accompagna il video, perché va bene la teoria, ma poi è molto utile se ci sporchiamo le mani e facciamo gli esercizi, perché ti permetteranno di fare pratica con tutti questi casi problematici per gli studenti di madrelingua inglese. E inoltre, nel PDF, trovi un riassunto di tutto quello che abbiamo detto in questo video. Ti lascio, di nuovo, il codice QR qui a schermo, se sei pronto o pronta, a fare pratica con tutto quello che hai imparato, oppure anche in descrizione.

    Questo è tutto, alla prossima!

    Scarica trascrizione in PDF