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Quando tutto il mondo parla italiano: gli ITALIANISMI

May 12, 2024

Trascrizione

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Ciao… è una parola usata in molte lingue, così come pizza, pasta, allegro, al dente, banca, bravo. L’italiano, nella sua storia, ha prestato molte parole alle lingue del mondo: le chiamiamo “italianismi” e sono l’argomento di questo video.

Trascrizione con glossario e audio isolato (Podcast Italiano Club)

Questo è Podcast Italiano, un canale per chi impara o ama la lingua italiana. Se impari l’italiano, scarica il PDF con la trascrizione di tutto quello che dico sul mio sito. Ti lascio il link in descrizione. E se ti servono, attiva i sottotitoli.

Cos'è un italianismo? In parte, l’abbiamo già detto: parole che altre lingue hanno preso dall’italiano. Ma dobbiamo dire qualcosa in più su questo.

Ripartiamo da ciao. Questo termine infatti ha in realtà origini venete, in quanto viene da s-ciao /’st͡ʃao/ o s-ciavo, letteralmente schiavo. Si usava come saluto con il senso di sono suo schiavo, naturalmente in senso figurato, come espressione di cortesia. Prendiamo una parola, come, per esempio, anchoa in spagnolo: anchoa non viene dall’italiano, dove infatti diremmo acciuga, bensì dal ligure ancioa: e **l’inglese anchovy viene a sua volta dallo spagnolo.

Questi sono italianismi? O dovremmo parlare per ciao di venetismo e per anchoa di genovesismo forse*?* Beh, dipende dalla definizione che diamo di italianismo. Nel caso di ciao abbiamo una parola nata nel Veneto ma che ha avuto la sua diffusione grazie all’italiano, e quindi è sicuramente un italianismo, mentre su anchoa si può discutere, perché **il prestito deriva direttamente dal genovese e non esiste proprio in italiano.

In senso stretto, un italianismo viene dall’italiano, anche se poi magari l’italiano l’ha preso a sua volta da un’altra lingua.

Partiamo dalle origini, ovverosia dal Medioevo – anche perché la lingua italiana, prima, non esisteva.

Le prime parole passate dalla penisola italiana al resto d'Europa non sono toscane, ma arabe. Dobbiamo infatti considerare che la Sicilia fu un califfato arabo tra il X e l'XI secolo. L'Italia, dopo la caduta di questo califfato, mantenne comunque dei rapporti mercantili con il mondo musulmano; ed ecco che parole come zucchero, marzapane e sorbetto passarono dall’arabo al siciliano e, da questa, ad altre lingue fuori dall’Italia.

Di quest'epoca, il Medioevo, troviamo anche altre parole, non più di origine araba, ma autoctone, legate al mondo della navigazione. Abbiamo, per esempio, gondola, passata in lingue come l’albanese come gondolë e al turco come gondol. Abbiamo soldato, che è diventato soldádos in greco moderno e soldaat in olandese. E, ancora, parole come rischio o sue varianti **e hanno dato in serbocroato rizik e in tedesco Risiko. E sì, il nome del gioco da tavolo viene da lì.

Dopo il Medioevo arrivano l’Umanesimo e il Rinascimento: l’Italia è al centro della cultura e dell’arte e non ci sorprende che in questo periodo si diffondano molti italianismi.

Abbiamo parole come loggia, che in inglese, per esempio, è diventato loggia /ˈlɒd͡ʒə/. La g, che in italiano è pronunciata doppia o lunga, loggia, in inglese non lo è, loggia. Questo è normale: quando una parola viene trasmessa da una lingua a un’altra, di solito viene anche adattata alla sua fonetica, ma di questo parliamo meglio tra un attimo.

Sempre dal tempo dell’Umanesimo e del Rinascimento viene la famosissima opera, trasmessa in una forma molto simile in molte lingue, tra cui l’olandese e il russo. E anche, naturalmente, il celeberrimo sonetto, nato in Sicilia e, in breve tempo, divenuto una delle cifre caratteristiche della poesia italiana.

Ma gli italianismi non sono solo cultura e arte: ci sono anche termini militari, come battalion o bastion in inglese e altre lingue europee. E l’Italia è anche dove sono nate le banche: banca è un italianismo diffuso in mezzo mondo.

Sempre in questo periodo si esportano anche parole scientifiche, come per esempio influenza, che ci ha dato, per esempio, il francese influenza. Non dobbiamo pensare, però, che questi termini siano usati, nelle altre lingue, tanto o come in italiano. Il termine francese, per esempio, è obsoleto: oggi è più comune grippe. E in inglese il termine più comune è flu, ovvero una versione accorciata di influenza, che comunque esiste. E poi allegro o forte in molte lingue sono termini tecnici della musica classica, quindi hanno un significato molto specifico, più ristretto che in italiano, dove invece sono aggettivi di uso comune: oggi sono molto allegro e ho sentito un rumore forte

Ma andiamo avanti. La nostra storia, dal Rinascimento in poi, continua in parte con parole legate all’arte: in molte lingue sono entrate parole come stucco, cupola o affresco (il quale fuori dall’Italia diventa generalmente fresco). O ancora, per la musica classica, abbiamo i termini crescendo, allegro, violino e trombone e moltissimi altri. In ogni lingua si pronunciano in una maniera un po’ diversa. Potremmo dire che la lingua della musica classica è l’italiano, e lo stesso vale per l’opera.

Non possiamo però dimenticare il mondo della gastronomia, che nell’àmbito degli italianismi, soprattutto quelli più recenti, fa da padrone: pensiamo a parole come al dente, latte, pizza, pasta, bolognese, spaghetti, mozzarella e mi fermo perché la lista sarebbe davvero infinita. Tra l’altro questo è forse l’unico ambito in cui l’italiano continua ancora oggi a prestare parole alle altre lingue, proprio perché la gastronomia è diventata negli ultimi 70 anni così centrale nella cultura e identità dell’Italia

E potremmo anche affacciarci al di fuori dell’Europa. Troviamo prestiti italiani in molte lingue di tutto il pianeta. In giapponese, per esempio, troviamo パスタ/pasuta/ da pasta, e イタリア /itaria/, ovviamente, da Italia. In hindi troviamo मकारोनी /macaroni/ e पास्ता /pasta/.

Come vedi, ci sono italianismi che superano le barriere geografiche e i confini politici e raggiungono tutti i continenti. Cosa mi ricorda questo? Ah, sì, NordVPN, lo sponsor di oggi, la VPN che, oltre a proteggere la tua navigazione dai rischi che ci pongono briganti e banditi della rete (tre italianismi comuni in molte lingue) è in grado di raggiungere con i suoi server più paesi di qualsiasi altra VPN: ben 111. Sì, perché tra le sue tante funzioni ce n’è una che per noi studenti di lingue è una bomba (altro italianismo in molte lingue): la possibilità di impostare la propria localizzazione geografica nel paese dove si parla la lingua che impariamo e accedere così a moltissimi contenuti che prima erano bloccati. Per esempio film, serie tv e documentari ospitati su piattaforme a cui siamo abbonati, come Netflix, Disney Plus, ma anche come RaiPlay, che in Italia è accessibile a tutti senza abbonamento e che all’estero è tristemente geobloccata. Come si fa? Basta aprire l’app, da qualsiasi dispositivo (e puoi farlo da ben 10 dispositivi contemporaneamente, perché… perché no?), selezionare il paese che ti serve e camuffare la tua localizzazione. Uno stratagemma utilissimo. Ah, camuffare e stratagemma? Due italianismi in molte lingue. Come dicevo, le parole viaggiano e arrivano in tutti i continenti, e tu potrai fare lo stesso con NordVPN. Se acquisti entro il 30 maggio usando il mio link, che ti lascio in descrizione e tra i commenti, puoi acquistare un abbonamento di 2 anni più 4 mesi extra con uno sconto speciale. Vai a dare un’occhiata e grazie a Nord per il sostegno!

A questo punto, vorrei fare qualche osservazione tecnica. Per esempio, è utile notare che la maggior parte dei prestiti è costituita da sostantivi, anche se possiamo trovare anche aggettivi e verbi.

Alcune parole italiane si riconoscono per via della loro forma. Pensiamo a quelle che terminano con il suffisso -esco, o con la forma che questo suffisso ha assunto nelle lingue di destinazione: abbiamo arabesco, burlesco e grotesco in spagnolo e portoghese, e arabesque, burlesque e grottesque in francese. E questo suffisso che nasce in italiano è diventato a volte autonomo in altre lingue e si usa anche quando non si userebbe in italiano, come in inglese kafkaesque (noi diremmo kafkiano). Dunque anche pezzi di grammatica possono passare da una lingua all’altra.

È anche interessante notare che in alcuni casi l’ortografia originale della parola italiana viene conservata, e allora in inglese troveremo gli spaghetti, con GH, benché in questa lingua il gruppo gh non si usi, di base, per rendere la G **dura **dura come in italiano. In altri casi, invece, si adatta anche la grafia di una parola, come nello spagnolo espaguetis: in questo caso, si usa proprio la forma gu dello spagnolo per rendere la G **dura, come è normale fare in spagnolo.

Un altro aspetto molto interessante da osservare è quello del calco strutturale, per cui una parola non viene presa in prestito direttamente dall’italiano, bensì si sfrutta una parola italiana come esempio per crearne una nuova con i mezzi della propria lingua. Per esempio dall’italiano cavolfiore, composto da cavolo e da fiore, è stato creato l’equivalente francese chou-fleur e il tedesco Blumenkohl, che invece riporta le parti invertite, “fior cavolo”? Così, la parola duce, usata da Mussolini per designarsi, servì d’esempio a molti dittatori europei: in tedesco abbiamo l’altrettanto celebre, purtroppo, Führer, mentre in rumeno abbiamo conducător.

In altri casi ancora, le varie lingue del mondo prendono parole italiane e le usano in modi che non rispecchiano l’uso italiano: parliamo di “pseudo-prestiti” o “pseudo-italianismi”. Un esempio molto diffuso è latte, che in inglese assume il significato di caffè macchiato al latte, mentre in italiano se volete quella cosa lì, beh, dovete dire latte macchiato: se venite in Italia e chiedete “latte” riceverete del latte (e forse pure uno sguardo un po’ stranito).

E ancora abbiamo al fresco, che in italiano significa in un posto fresco, o in senso figurato e ironico, in prigione. Beh, in inglese però, questa locuzione significa fuori, soprattutto quando si parla di mangiare fuori, cioè all’aperto. Nella frase an al fresco lunch on the patio, cioè un pranzo all’aperto nel patio, addirittura al fresco viene usato per modificare lunch, un uso impossibile in italiano. Tra parentesi, anche patio è un italianismo.

Ci sono anche i pepperoni (con due p), quelli della pepperoni pizza, cioè la pizza… ai peperoni? Eh no: è la pizza al salame, perché anche pepperoni è uno pseudo-italianismo.

E poi ci sono i confetti, parola che in inglese e molte lingue indica quelli che in italiano si chiamano… coriandoli. Già, perché i confetti, invece, sono un piccolo dolce, simile a una caramella, che normalmente viene consumato in occasione di feste importanti come i matrimoni.

Ora, prendiamo la baguette: non c’è niente di più francese, vero? Il termine però viene dall’italiano bacchetta, per via della forma simile. Curiosamente, oggi in italiano la parola è ritornata nella forma francese, quindi parliamo di baguette. Questi prestiti che escono e rientrano sono un fenomeno abbastanza comune: design in inglese viene dal francese dessin che viene a sua volta dall’italiano disegno. Oggi in italiano però si usa l’anglicismo design e quindi la parola ha fatto il giro delle lingue europee, se vogliamo. E ancora, l’italiano cartoccio (pezzo di carta, che un tempo si usava anche per indicare un pezzo di carta dove si metteva la carica per un’arma da fuoco) è diventato in francese cartouche (da cui tra l’altro l’inglese cartdridge) ed è poi tornata in italiano come cartuccia.

E qualcosa di simile è successo alla parola casino: in italiano significava casa di campagna, casa rustica ed era imparentata con casa; la parola è poi passata al francese con la pronuncia tipica di questa lingua, casinò (dove indicava un luogo di lettura, conversazione e anche di gioco) per poi ritornare all’italiano pronunciata alla francese (casinò), mantenendo solo però il significato di luogo dove si gioca d’azzardo. E quindi in italiano moderno abbiamo casino (che oggi non si usa più per casa di campagna ma significa, per esempio, confusione, disordine, baccano, tante cose) e poi abbiamo un casinò (un luogo dove alcune persone amano andare a perdere soldi). Non è affascinante il giro che possono fare le parole?

Come abbiamo già avuto occasione di dire, i prestiti attraversano un processo di adattamento alla lingua che li riceve. Abbiamo già parlato dell’adattamento dell’ortografia, e abbiamo appena finito di parlare dei mutamenti semantici, cioè di significato secondo le necessità della lingua d’arrivo; vediamo ora l’aspetto fonetico.

Ogni lingua tenderà ad adattare i prestiti secondo la propria fonologia, come facciamo noi con i tantissimi anglismi, tra le altre cose: diciamo /kom’pjuter/, non /kəmˈpjuː.t̬ɚ/ o /kəm 'pjuːtə/, ad esempio. Così, gli anglofoni tendono a pronunciare alcune vocali con dei dittonghi, anche laddove in italiano erano semplici. Allegro, per esempio, diventa /ælˈeɪgrəʊ/.

Una parola come pizza in molte lingue si scrive esattamente come in italiano, ma si pronuncia in modi diversi a seconda della lingua: [ˈpʰit.sə] in inglese, [ˈpʰit.sə] in tedesco, /pid.za/ in francese, [ˈpisa] da alcuni (non tutti) parlanti di spagnolo.

Dai nostri vicini tedeschi possiamo aspettarci l’aspirazione delle occlusive sorde, o, in termini più semplici, una h aspirata dopo alcune consonanti, come in Tempo /ˈthɛmpo/. Inoltre, sp e st vengono palatalizzate, come avviene sempre in tedesco: abbiamo infatti Spion /ʃpjoːn/ e Staffette /ʃtaˈfɛtə/. E una s iniziale diventerà /z/: il plurale di salame **sarà [z]alami.

E poi la R italiana, così difficile per molti, subisce solitamente alterazioni in quasi tutte le lingue. Prima, infatti, abbiamo visto che “Italia” diventa, in giapponese, /itaria/, con quella R a metà strada tra R **e L che è tanto caratteristica di alcune lingue asiatiche.

Anche le consonanti doppie, o lunghe – altro aspetto odiato da alcuni studenti – tendono a diventare scempie, cioè brevi: a volte rimangono nell’ortografia (come in inglese latte), a volte nemmeno nell’ortografia (come in spagnolo soneto), ma tipicamente non si pronunciano mai.

Ma il discorso non finisce con le trasformazioni fonetiche. Ci sono anche alcune trasformazioni morfologiche, cioè che riguardano la forma delle parole.

Pensiamo al genere grammaticale: maschile o femminile. Le lingue che ce l’hanno solitamente mantengono il genere originale dell’italiano, ma non sempre: la mozzarella in tedesco prende il maschile, der Mozzarella.

Quanto invece al plurale, se l’italianismo si è ben integrato nella lingua d’arrivo, è possibile che ne segua le regole. Birra, per esempio, al plurale diventa birras, nelle varietà di spagnolo dove si usa la parola italiana, e non certo birre come in italiano. Ma è anche possibile che il prestito sia già avvenuto al plurale, pur non venendo riconosciuto come un plurale. In tal caso, tra l’altro, la nuova lingua creerà un plurale sul plurale italiano, che chiaramente a noi italofoni suonerà un po’ strano. Spaghetti, per esempio, in spagnolo diventa espaguetis, aggiungendo una -s per formare il plurale, così come in francese si può comprare un brocoli, cioè un broccolo. E poi in inglese, un tramezzino all’italiana è chiamato panini al singolare, e paninis al plurale. E lo stesso succede con paparazzi, che in molte lingue è una forma singolare, ma in italiano il singolare sarebbe, ovviamente, paparazzo.

E poi, prendiamo un altro italianismo famosissimo, bravo. In italiano può essere anche femminile, “brava” e plurale, “bravi” o “brave”. Ma come prestito diventa una semplice esclamazione di ammirazione usata al maschile singolare, come nell’inglese bravo!, che si può rivolgere anche a un gruppo di persone, laddove in italiano diremmo bravi.

Quanto ai verbi, il grado di trasformazione dipenderà dalla lingua d’arrivo. Per esempio, nelle lingue romanze la trasformazione non dovrà essere così vistosa, perché le desinenze sono abbastanza simili. Improvvisare diventerà quindi improviser in francese e improvisar in spagnolo: nulla di strano. In tedesco invece la trasformazione sarà più evidente, improvisieren. In inglese, invece, non ci sono desinenze verbali, quindi la soluzion è eliminare la desinenza: improvise.

Insomma, abbiamo visto che la questione degli italianismi è sfaccettata: c’è tanto da osservare, da capire e da indagare. La lingua italiana ha dato al mondo molti termini, spesso correlati alle attività che hanno contraddistinto gli italiani nel mondo: la navigazione e il commercio nel Medioevo, le arti nell'età moderna e la cucina oggi. Per gli stranieri: fammi sapere quali italianismi usati nella tua lingua ti vengono in mente che magari non ho menzionato? E se invece parli l’italiano fammi sapere se conosci altri italianismi usati nelle lingue del mondo. Grazie per la visione e, per terminare con un italianismo come abbiamo iniziato, ciao.

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