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    Che cosa LEGGERE in italiano? 3 libri FONDAMENTALI

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    April 5, 2026
    Trascrizione
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    Tre libri di tre grandi autori italiani del Novecento, tre classici della letteratura italiana contemporanea, tre capolavori di generi diversi ma che hanno in comune intento etico e spirito di denuncia.

    Se vuoi fare progressi in italiano scoprendo tre tra le opere più importanti della letteratura italiana del Novecento, questo video fa per te. Vedrai, quando i tuoi amici italiani scopriranno che conosci questi tre libri, resteranno senza parole.

    La prima opera è Cristo si è fermato a Eboli di Carlo Levi: il racconto di un esilio nel Sud dimenticato d’Italia, dove lo Stato è lontano, quasi irreale, e i contadini si sentono esclusi perfino dalla Storia.

    Il secondo è Se questo è un uomo di Primo Levi: una testimonianza nata ad Auschwitz, dentro il lager, per rispondere a una domanda terribile e necessaria… che cosa resta dell’uomo quando tutto viene tolto?

    Il terzo è Il giorno della Civetta di Leonardo Sciascia: un romanzo giallo ambientato in Sicilia che per la prima volta osa pronunciare pubblicamente una parola scomoda — mafia — e smaschera il silenzio dell’omertà.

    Trascrizione e glossario sul Podcast Italiano Club

    Si tratta di tre libri "necessari", che sono nati dall'urgenza di informare la collettività italiana su verità che, fino a quel momento, erano state o taciute o ignorate.

    Questo è Podcast Italiano, un canale per chi impara la lingua e la cultura italiana, e io sono Davide. Attiva i sottotitoli se ne hai bisogno; la trascrizione integrale è sul mio sito, podcastitaliano.com. Ho anche preparato un PDF che accompagna il video, e che contiene una sintesi dei contenuti del video, alcuni approfondimenti sulle opere e sugli autori citati, altri consigli di libri molto importanti per capire il Novecento. Questo pdf puoi anche stamparlo, se vuoi, sia per seguire meglio il video che per studiare e fare pratica dopo la visione. Ti lascio il link in descrizione, ma puoi anche scansionare questo comodo codice QR. Andiamo!

    I tre testi che ho scelto per te, oltre allo spirito di denuncia, hanno in comune un fatto, ovvero che mettono in scena lo scontro tra l'individuo e le strutture di potere che lo opprimono. Si tratta di strutture astratte, impersonali, minacciosequando non crudeli, di fronte alle quali l’unico atteggiamento possibile del singolo sembra l’accettazione, la rassegnazione.

    In Cristo si è fermato a Eboli il potere è quello di uno Stato, lo Stato centrale italiano, che i contadini del Sud Italia percepiscono come un'entità lontana, anzi lontanissima, che ora è nemica e ora è semplicemente assente.

    “Lo Stato è più lontano del cielo, e più maligno, perché sta sempre dall'altra parte”, scriverà Levi.

    In Se questo è un uomo, il potere criminale è ovviamente quello della macchina di sterminio nazista, responsabile dell’Olocausto.

    E ne Il giorno della Civetta, infine, il potere occulto contro cui l’individuo si scontra è sia quello della mafia siciliana sia quello di uno Stato corrotto e colluso.

    Sebbene con sfumature diverse, i tre romanzi rientrano nel clima culturale del Neorealismo (o ne sono immediatamente successivi). Hanno in comune l'esigenza di usare un linguaggio chiaro, diretto e razionale; di documentare la realtà così com'è, senza abbellimenti letterari; e infine, di partire da fatti autobiografici o di cronacarealmente accaduti.

    Soffermiamoci ora su ciascuna di queste opere, in ordine di pubblicazione, a cominciare, quindi, da Cristo si è fermato a Eboli.

    Il libro è stato pubblicato nel 1945 dalla casa editrice torinese Einaudi. Ebbe subito un grande successo di pubblico e raggiunse ben presto una fama internazionale. Si tratta di un’opera autobiografica, al confine tra il romanzo di memorie e il saggio storico-antropologico. La storia è ambientata nel Sud Italia, precisamente in Basilicata, ancor più precisamente in Lucania. È in questa regione che l’autore - originario del Nord, di Torino, come me - fu condannato da Mussolini all’esilio a causa della sua attività politica antifascista. Nel libro, Carlo Levi solleva il "problema del Mezzogiorno",cioè del Sud Italia, descrivendo la miseria, l’arretratezza e la condizione di abbandono dei contadini lucani. Il libro ha il merito di aver portato per la prima volta all’attenzione pubblica e al centro del dibattito politico il divario tra il Nord e il Sud Italia in termini di sviluppo socio-economico.

    Dal libro, nel 1979 è stato tratto il film omonimo per la regia di Francesco Rosi, interpretato, tra gli altri, da Gian Maria Volonté, che con il suo volto iconico ha contribuito a rendere viva e eterna l'immagine dell’esilio di Levi in Lucania nell'immaginario collettivo italiano.

    Il libro parla appunto di questo esilio, tra i paesi di Gagliano (oggi Aliano) e Grassano. La Eboli citata nel titolo è una piccola città della Campania, subito a Nord della Lucania, che rappresenta simbolicamente il confine tra la possibilità di un’esistenza umana e la realtà di un’esistenza animale. I contadini lucani, che vivono a sud di Eboli, tra i quali Levi trascorre i giorni del suo confino, così parlano di loro stessi:

    “Noi non siamo cristiani. Cristo si è fermato a Eboli.” Cristiano vuol dire, nel loro linguaggio, “uomo”. “Noi non siamo cristiani, non siamo uomini, non siamo considerati come uomini, ma bestie (…), e ancora meno dele bestie (…), perché noi dobbiamo (…) subire il mondo dei cristiani, che sono di là dall’orizzonte, e sopportarne il peso e il confronto. (…) Cristo si è davvero fermato a Eboli, dove la strada e il treno abbandonano la costa di Salerno e il mare, e si addentrano nelle desolate terre di Lucania. Cristo non è mai arrivato qui, né vi è arrivato il tempo, né l’anima individuale, né la speranza, né il legame tra le cause e gli effetti, la ragione e la Storia.”

    Un mondo - quello della Lucania - irrazionale, primitivo, magico e pagano. Un mondo popolato da personaggi arcaici e misteriosi, che Levi osserva e descrive: medici incompetenti, preti pedofili e ubriaconi, becchini abili ad addomesticare i lupi, donne-streghe, mariti gelosi, attori, viaggianti, briganti.

    Ecco, briganti, soffermiamoci un attimo su di loro, perché risulta particolarmente interessante la contestualizzazione molto lucida che nel libro viene fatta del fenomeno caratteristico del Sud di quei tempi, del “brigantaggio”, parola con cui ci si riferisce all’azione di bande criminali, di briganti, appunto, che infestavano le campagne e le vie di comunicazione per rubare e uccidere, un’azione indotta dalla disperazione e autorizzata da uno Stato assente. Così lo descrive Levi:

    Il brigantaggio non è che un accesso di eroica follia, e di ferocia disperata: un desiderio di morte e distruzione, senza speranza di vittoria.

    L’antropologa e etnologa Clara Gallini ha sottolineato l'importanza "capitale" del libro di Carlo Levi nella storia delle discipline antropologiche in Italia, segnando una svolta nella comprensione dei "Sud del mondo".

    Passiamo ora al secondo dei nostri romanzi, Se questo è un uomo, di un altro Levi, Primo Levi. Si tratta di un libro di memorie, romanzo-testimonianza ambientato ad Auschwitz, dentro il campo di concentramento. In quel campo l’autore fu tenuto prigioniero, e può denunciare l'orrore e la deumanizzazione di cui è stato testimone. Il manoscritto, pensa, fu rifiutato dall’importante casa editrice Einaudi per ben due volte. L'autore fu costretto a rivolgersi alla piccola casa editrice De Silva, che stamperà l'opera nel 1947 in sole 2500 copie. Il successo del libro dovrà attendere fino al 1958, anno in cui l'opera venne nuovamente pubblicata proprio da Einaudi.

    Per ammissione dello stesso autore, il libro era «nato fin dai giorni di lager per il bisogno irrinunciabile di raccontare agli altri, di fare gli altri partecipi», ed è stato scritto per soddisfare questo bisogno profondo.

    Il titolo del libro, Se questo è un uomo, si spiega con i versi introduttivi, ispirati a un’antica preghiera della liturgia ebraica. Versi famosissimi, che fanno tremare le vene, e che mettono ognuno di noi di fronte a una responsabilità, la responsabilità della memoria:

    Voi che vivete sicuri

    nelle vostre tiepide case,

    voi che trovate tornando a sera

    il cibo caldo e visi amici:

    Considerate se questo è un uomo

    che lavora nel fango

    che non conosce pace

    che lotta per mezzo pane

    che muore per un sì o per un no.

    Considerate se questa è una donna,

    senza capelli e senza nome

    senza più forza di ricordare

    vuoti gli occhi e il freddo grembo

    come una rana d'inverno.

    Meditate che questo è stato:

    vi comando queste parole.

    Scolpitele nel vostro cuore

    stando in casa andando per via,

    coricandovi, alzandovi.

    Ripetetele ai vostri figli.

    O vi si sfaccia la casa,

    la malattia vi impedisca,

    i vostri nati torcano il viso da voi.

    Dei versi che purtroppo sono ancora molto attuali. In poche righe l’autore riesce a fare molte cose insieme.

    Riesce a descrivere in maniera sintetica la realtà dei lager, la vita dei prigionieri nei campi di concentramento: uomini che lavorano nel fango per un pezzo di pane e donne private della femminilità e dell’identità.

    Riesce a porre la vita nei lager fuori dalla vita, la vita vera, attraverso il contrasto con le tiepide case sicure dove si trovano cibo caldo e visi amici.

    Riesce a lanciare un appello ai lettori, il “voi” a cui: l’appello è quello della memoria, “questo è stato”, una memoria che diviene un dovere, “vi comando”, da tramandare di generazione in generazione, “ripetetele (queste parole) ai vostri figli”.

    Nel libro l’autore analizza le regole di funzionamento della società dei campi, regole insensate ed arbitrarie, le dinamiche di gruppo che si innescano tra i prigionieri, le strategie di sopravvivenza e quelle di conservazione della dignità, gli episodi - isolati - di solidarietà tra i prigionieri. E descrive la durezza del lavoro fisico, e poi la fame, condizione che assilla continuamente i prigionieri, insieme alla certezza matematica che la maggior parte dei vivi è destinata a morire. Racconta le notti, notti di dormiveglia, in cui i confini tra realtà e sogno sono sottili. Queste notti Levi le descrive così in una celebre pagina:

    Si sentono i dormienti respirare e russare, qualcuno geme e parla. Molti schiocchiano le labbra e dimenano le mascelle. Sognano di mangiare: anche questo è un sogno collettivo. È un sogno spietato (…). Non si vedono soltanto i cibi, ma si sentono in mano, distinti e concreti, se ne percepisce l’odore ricco e violento; qualcuno ce li avvicina fino a toccare le labbra, poi una qualche circostanza, ogni volta diversa, fa sì che l’atto non vada a compimento.

    Nemmeno nel sogno i prigionieri di Auschwitz riescono a mangiare. Nel sogno il cibo è vicino, vicinissimo, ha una forma, un colore, un odore, arriva a toccare la bocca affamata, ma infine scompare, prima di poter essere mangiato.

    Il racconto dell’inferno di Auschwitz prosegue fino all'arrivo dei sovietici, avvenuto il 27 gennaio 1945.

    Passiamo infine al terzo e ultimo libro di oggi, Il giorno della civetta di Leonardo Sciascia, pubblicato nel ‘61, da cui è stato tratto il film omonimo del ‘68, per la regia di Damiano Damiani. Si tratta, in questo caso, di un romanzo giallo, di un poliziesco, ambientato in Sicilia. Con quest’opera, Sciascia denuncia per la prima volta il sistema mafioso siciliano e la cultura dell’omertà, cioè il silenzio dei testimoni dei crimini mafiosi ottenuto per mezzo della paura di azioni di vendetta.

    Il libro è un atto di denuncia contro il potere della mafia in Sicilia, che è la terra natale dell’autore, di Sciascia, ed è una fotografia senza filtri della società dell’epoca. La storia si svolge nel 1960.

    In un paesino siciliano vicino a Siracusa, il presidente di una piccola cooperativa edilizia viene trovato assassinato a una fermata dell’autobus. Le cause e gli autori dell’omicidio sono avvolti nel mistero. Il capitano dei carabinieri Bellodi indaga sul crimine, ma arrivare alla verità non è facile, perché in paese tutti hanno paura di parlare: regna, appunto, l’omertà. Con il passare del tempo, si scopre che il caso coinvolge anche personaggi pubblici importanti. A un certo punto anche l’unica persona che aveva riconosciuto l’omicida, viene uccisa. Ma il capitano Bellodi non si arrende e, grazie alle indicazioni della vedova dell’ultima vittima, riuscirà infine a ricostruire i fatti.

    Non ti dirò di più della storia per non rovinarti il gusto della lettura. Ti lascio invece con una pagina del libro, in cui il narratore penetra nei pensieri del capitano Bellodi, per darti un assaggio dello stile del racconto e nella cultura del tempo e del luogo dei fatti. Il linguaggio non è semplicissimo, ma fammi sapere nei commenti se riesci a capire. Altrimenti puoi sempre usare la trascrizione sul nostro sito, che contiene un glossario con la spiegazione delle parole difficili. E in questi casi è molto utile!

    (…) pensava il capitano, che la famiglia è l’unico istituto veramente “vivo” nella coscienza del siciliano: ma “vivo” più come drammatico nodo contrattuale, giuridico, che come aggregato naturale e sentimentale. La famiglia è lo Stato del siciliano. Lo Stato, quello che per noi è lo Stato, è fuori: entità di fatto realizzata dalla forza; e impone le tasse, il servizio militare, la guerra, il carabiniere. Dentro quell’istituto che è la famiglia, il siciliano valica il confine della propria naturale e tragica solitudine e si adatta, in una sofisticata contrattualità di rapporti, alla convivenza. Sarebbe troppo chiedergli di valicare il confine tra la famiglia e lo Stato.

    Siamo giunti al termine dei consigli di lettura di oggi. Che ne pensi della selezione che ti ho proposto? Quale dei tre libri ha catturato la tua attenzione, e perché? Quale ti piacerebbe leggere per primo? Fammi sapere lasciando un commento. E se vuoi continuare ad esplorare gli autori e i temi di oggi, scarica il PDF di sintesi.

    E se ti interessa andare ancora più a fondo nelle dinamiche storiche, sociali e culturali che hanno plasmato l’Italia contemporanea, allora ti aspetto in Dentro l’Italia, il percorso avanzato (di livello C1) che ho creato insieme allo storico Marco Cappelli. È un corso pensato per chi ha già un buon livello di italiano e unisce italiano avanzato e temi storici, sociali e culturali: parliamo di miracolo economico, di politica, di Chiesa, di mafia, appunto, di identità regionale… temi complessi, temi reali, molto importante, anche spesso un po’ controversi, come piace a me! Ogni episodio è accompagnato da approfondimenti grammaticali e lessicali, esercizi, trascrizioni, flashcard e anche una comunità dove puoi confrontarti e metterti alla prova con altri studenti e con la nostra insegnante.

    Quindi, se vuoi davvero entrare nella complessità del Paese — e non fermarti, come fanno in tanti, alla superficie più turistica — Dentro l’Italia è il passo successivo naturale del tuo percorso.

    Trovi tutte le informazioni nel link in descrizione. Buona lettura, buono studio, e… alla prossima!

    Tre libri di tre grandi autori italiani del Novecento, tre classici della letteratura italiana contemporanea, tre capolavori di generi diversi ma che hanno in comune intento etico e spirito di denuncia.

    Se vuoi fare progressi in italiano scoprendo tre tra le opere più importanti della letteratura italiana del Novecento, questo video fa per te. Vedrai, quando i tuoi amici italiani scopriranno che conosci questi tre libri, resteranno senza parole.

    La prima opera è Cristo si è fermato a Eboli di Carlo Levi: il racconto di un esilio nel Sud dimenticato d’Italia, dove lo Stato è lontano, quasi irreale, e i contadini si sentono esclusi perfino dalla Storia.

    Il secondo è Se questo è un uomo di Primo Levi: una testimonianza nata ad Auschwitz, dentro il lager, per rispondere a una domanda terribile e necessaria… che cosa resta dell’uomo quando tutto viene tolto?

    Il terzo è Il giorno della Civetta di Leonardo Sciascia: un romanzo giallo ambientato in Sicilia che per la prima volta osa pronunciare pubblicamente una parola scomoda — mafia — e smaschera il silenzio dell’omertà.

    Trascrizione e glossario sul Podcast Italiano Club

    Si tratta di tre libri "necessari", che sono nati dall'urgenza di informare la collettività italiana su verità che, fino a quel momento, erano state o taciute o ignorate.

    Questo è Podcast Italiano, un canale per chi impara la lingua e la cultura italiana, e io sono Davide. Attiva i sottotitoli se ne hai bisogno; la trascrizione integrale è sul mio sito, podcastitaliano.com. Ho anche preparato un PDF che accompagna il video, e che contiene una sintesi dei contenuti del video, alcuni approfondimenti sulle opere e sugli autori citati, altri consigli di libri molto importanti per capire il Novecento. Questo pdf puoi anche stamparlo, se vuoi, sia per seguire meglio il video che per studiare e fare pratica dopo la visione. Ti lascio il link in descrizione, ma puoi anche scansionare questo comodo codice QR. Andiamo!

    I tre testi che ho scelto per te, oltre allo spirito di denuncia, hanno in comune un fatto, ovvero che mettono in scena lo scontro tra l'individuo e le strutture di potere che lo opprimono. Si tratta di strutture astratte, impersonali, minacciosequando non crudeli, di fronte alle quali l’unico atteggiamento possibile del singolo sembra l’accettazione, la rassegnazione.

    In Cristo si è fermato a Eboli il potere è quello di uno Stato, lo Stato centrale italiano, che i contadini del Sud Italia percepiscono come un'entità lontana, anzi lontanissima, che ora è nemica e ora è semplicemente assente.

    “Lo Stato è più lontano del cielo, e più maligno, perché sta sempre dall'altra parte”, scriverà Levi.

    In Se questo è un uomo, il potere criminale è ovviamente quello della macchina di sterminio nazista, responsabile dell’Olocausto.

    E ne Il giorno della Civetta, infine, il potere occulto contro cui l’individuo si scontra è sia quello della mafia siciliana sia quello di uno Stato corrotto e colluso.

    Sebbene con sfumature diverse, i tre romanzi rientrano nel clima culturale del Neorealismo (o ne sono immediatamente successivi). Hanno in comune l'esigenza di usare un linguaggio chiaro, diretto e razionale; di documentare la realtà così com'è, senza abbellimenti letterari; e infine, di partire da fatti autobiografici o di cronacarealmente accaduti.

    Soffermiamoci ora su ciascuna di queste opere, in ordine di pubblicazione, a cominciare, quindi, da Cristo si è fermato a Eboli.

    Il libro è stato pubblicato nel 1945 dalla casa editrice torinese Einaudi. Ebbe subito un grande successo di pubblico e raggiunse ben presto una fama internazionale. Si tratta di un’opera autobiografica, al confine tra il romanzo di memorie e il saggio storico-antropologico. La storia è ambientata nel Sud Italia, precisamente in Basilicata, ancor più precisamente in Lucania. È in questa regione che l’autore - originario del Nord, di Torino, come me - fu condannato da Mussolini all’esilio a causa della sua attività politica antifascista. Nel libro, Carlo Levi solleva il "problema del Mezzogiorno",cioè del Sud Italia, descrivendo la miseria, l’arretratezza e la condizione di abbandono dei contadini lucani. Il libro ha il merito di aver portato per la prima volta all’attenzione pubblica e al centro del dibattito politico il divario tra il Nord e il Sud Italia in termini di sviluppo socio-economico.

    Dal libro, nel 1979 è stato tratto il film omonimo per la regia di Francesco Rosi, interpretato, tra gli altri, da Gian Maria Volonté, che con il suo volto iconico ha contribuito a rendere viva e eterna l'immagine dell’esilio di Levi in Lucania nell'immaginario collettivo italiano.

    Il libro parla appunto di questo esilio, tra i paesi di Gagliano (oggi Aliano) e Grassano. La Eboli citata nel titolo è una piccola città della Campania, subito a Nord della Lucania, che rappresenta simbolicamente il confine tra la possibilità di un’esistenza umana e la realtà di un’esistenza animale. I contadini lucani, che vivono a sud di Eboli, tra i quali Levi trascorre i giorni del suo confino, così parlano di loro stessi:

    “Noi non siamo cristiani. Cristo si è fermato a Eboli.” Cristiano vuol dire, nel loro linguaggio, “uomo”. “Noi non siamo cristiani, non siamo uomini, non siamo considerati come uomini, ma bestie (…), e ancora meno dele bestie (…), perché noi dobbiamo (…) subire il mondo dei cristiani, che sono di là dall’orizzonte, e sopportarne il peso e il confronto. (…) Cristo si è davvero fermato a Eboli, dove la strada e il treno abbandonano la costa di Salerno e il mare, e si addentrano nelle desolate terre di Lucania. Cristo non è mai arrivato qui, né vi è arrivato il tempo, né l’anima individuale, né la speranza, né il legame tra le cause e gli effetti, la ragione e la Storia.”

    Un mondo - quello della Lucania - irrazionale, primitivo, magico e pagano. Un mondo popolato da personaggi arcaici e misteriosi, che Levi osserva e descrive: medici incompetenti, preti pedofili e ubriaconi, becchini abili ad addomesticare i lupi, donne-streghe, mariti gelosi, attori, viaggianti, briganti.

    Ecco, briganti, soffermiamoci un attimo su di loro, perché risulta particolarmente interessante la contestualizzazione molto lucida che nel libro viene fatta del fenomeno caratteristico del Sud di quei tempi, del “brigantaggio”, parola con cui ci si riferisce all’azione di bande criminali, di briganti, appunto, che infestavano le campagne e le vie di comunicazione per rubare e uccidere, un’azione indotta dalla disperazione e autorizzata da uno Stato assente. Così lo descrive Levi:

    Il brigantaggio non è che un accesso di eroica follia, e di ferocia disperata: un desiderio di morte e distruzione, senza speranza di vittoria.

    L’antropologa e etnologa Clara Gallini ha sottolineato l'importanza "capitale" del libro di Carlo Levi nella storia delle discipline antropologiche in Italia, segnando una svolta nella comprensione dei "Sud del mondo".

    Passiamo ora al secondo dei nostri romanzi, Se questo è un uomo, di un altro Levi, Primo Levi. Si tratta di un libro di memorie, romanzo-testimonianza ambientato ad Auschwitz, dentro il campo di concentramento. In quel campo l’autore fu tenuto prigioniero, e può denunciare l'orrore e la deumanizzazione di cui è stato testimone. Il manoscritto, pensa, fu rifiutato dall’importante casa editrice Einaudi per ben due volte. L'autore fu costretto a rivolgersi alla piccola casa editrice De Silva, che stamperà l'opera nel 1947 in sole 2500 copie. Il successo del libro dovrà attendere fino al 1958, anno in cui l'opera venne nuovamente pubblicata proprio da Einaudi.

    Per ammissione dello stesso autore, il libro era «nato fin dai giorni di lager per il bisogno irrinunciabile di raccontare agli altri, di fare gli altri partecipi», ed è stato scritto per soddisfare questo bisogno profondo.

    Il titolo del libro, Se questo è un uomo, si spiega con i versi introduttivi, ispirati a un’antica preghiera della liturgia ebraica. Versi famosissimi, che fanno tremare le vene, e che mettono ognuno di noi di fronte a una responsabilità, la responsabilità della memoria:

    Voi che vivete sicuri

    nelle vostre tiepide case,

    voi che trovate tornando a sera

    il cibo caldo e visi amici:

    Considerate se questo è un uomo

    che lavora nel fango

    che non conosce pace

    che lotta per mezzo pane

    che muore per un sì o per un no.

    Considerate se questa è una donna,

    senza capelli e senza nome

    senza più forza di ricordare

    vuoti gli occhi e il freddo grembo

    come una rana d'inverno.

    Meditate che questo è stato:

    vi comando queste parole.

    Scolpitele nel vostro cuore

    stando in casa andando per via,

    coricandovi, alzandovi.

    Ripetetele ai vostri figli.

    O vi si sfaccia la casa,

    la malattia vi impedisca,

    i vostri nati torcano il viso da voi.

    Dei versi che purtroppo sono ancora molto attuali. In poche righe l’autore riesce a fare molte cose insieme.

    Riesce a descrivere in maniera sintetica la realtà dei lager, la vita dei prigionieri nei campi di concentramento: uomini che lavorano nel fango per un pezzo di pane e donne private della femminilità e dell’identità.

    Riesce a porre la vita nei lager fuori dalla vita, la vita vera, attraverso il contrasto con le tiepide case sicure dove si trovano cibo caldo e visi amici.

    Riesce a lanciare un appello ai lettori, il “voi” a cui: l’appello è quello della memoria, “questo è stato”, una memoria che diviene un dovere, “vi comando”, da tramandare di generazione in generazione, “ripetetele (queste parole) ai vostri figli”.

    Nel libro l’autore analizza le regole di funzionamento della società dei campi, regole insensate ed arbitrarie, le dinamiche di gruppo che si innescano tra i prigionieri, le strategie di sopravvivenza e quelle di conservazione della dignità, gli episodi - isolati - di solidarietà tra i prigionieri. E descrive la durezza del lavoro fisico, e poi la fame, condizione che assilla continuamente i prigionieri, insieme alla certezza matematica che la maggior parte dei vivi è destinata a morire. Racconta le notti, notti di dormiveglia, in cui i confini tra realtà e sogno sono sottili. Queste notti Levi le descrive così in una celebre pagina:

    Si sentono i dormienti respirare e russare, qualcuno geme e parla. Molti schiocchiano le labbra e dimenano le mascelle. Sognano di mangiare: anche questo è un sogno collettivo. È un sogno spietato (…). Non si vedono soltanto i cibi, ma si sentono in mano, distinti e concreti, se ne percepisce l’odore ricco e violento; qualcuno ce li avvicina fino a toccare le labbra, poi una qualche circostanza, ogni volta diversa, fa sì che l’atto non vada a compimento.

    Nemmeno nel sogno i prigionieri di Auschwitz riescono a mangiare. Nel sogno il cibo è vicino, vicinissimo, ha una forma, un colore, un odore, arriva a toccare la bocca affamata, ma infine scompare, prima di poter essere mangiato.

    Il racconto dell’inferno di Auschwitz prosegue fino all'arrivo dei sovietici, avvenuto il 27 gennaio 1945.

    Passiamo infine al terzo e ultimo libro di oggi, Il giorno della civetta di Leonardo Sciascia, pubblicato nel ‘61, da cui è stato tratto il film omonimo del ‘68, per la regia di Damiano Damiani. Si tratta, in questo caso, di un romanzo giallo, di un poliziesco, ambientato in Sicilia. Con quest’opera, Sciascia denuncia per la prima volta il sistema mafioso siciliano e la cultura dell’omertà, cioè il silenzio dei testimoni dei crimini mafiosi ottenuto per mezzo della paura di azioni di vendetta.

    Il libro è un atto di denuncia contro il potere della mafia in Sicilia, che è la terra natale dell’autore, di Sciascia, ed è una fotografia senza filtri della società dell’epoca. La storia si svolge nel 1960.

    In un paesino siciliano vicino a Siracusa, il presidente di una piccola cooperativa edilizia viene trovato assassinato a una fermata dell’autobus. Le cause e gli autori dell’omicidio sono avvolti nel mistero. Il capitano dei carabinieri Bellodi indaga sul crimine, ma arrivare alla verità non è facile, perché in paese tutti hanno paura di parlare: regna, appunto, l’omertà. Con il passare del tempo, si scopre che il caso coinvolge anche personaggi pubblici importanti. A un certo punto anche l’unica persona che aveva riconosciuto l’omicida, viene uccisa. Ma il capitano Bellodi non si arrende e, grazie alle indicazioni della vedova dell’ultima vittima, riuscirà infine a ricostruire i fatti.

    Non ti dirò di più della storia per non rovinarti il gusto della lettura. Ti lascio invece con una pagina del libro, in cui il narratore penetra nei pensieri del capitano Bellodi, per darti un assaggio dello stile del racconto e nella cultura del tempo e del luogo dei fatti. Il linguaggio non è semplicissimo, ma fammi sapere nei commenti se riesci a capire. Altrimenti puoi sempre usare la trascrizione sul nostro sito, che contiene un glossario con la spiegazione delle parole difficili. E in questi casi è molto utile!

    (…) pensava il capitano, che la famiglia è l’unico istituto veramente “vivo” nella coscienza del siciliano: ma “vivo” più come drammatico nodo contrattuale, giuridico, che come aggregato naturale e sentimentale. La famiglia è lo Stato del siciliano. Lo Stato, quello che per noi è lo Stato, è fuori: entità di fatto realizzata dalla forza; e impone le tasse, il servizio militare, la guerra, il carabiniere. Dentro quell’istituto che è la famiglia, il siciliano valica il confine della propria naturale e tragica solitudine e si adatta, in una sofisticata contrattualità di rapporti, alla convivenza. Sarebbe troppo chiedergli di valicare il confine tra la famiglia e lo Stato.

    Siamo giunti al termine dei consigli di lettura di oggi. Che ne pensi della selezione che ti ho proposto? Quale dei tre libri ha catturato la tua attenzione, e perché? Quale ti piacerebbe leggere per primo? Fammi sapere lasciando un commento. E se vuoi continuare ad esplorare gli autori e i temi di oggi, scarica il PDF di sintesi.

    E se ti interessa andare ancora più a fondo nelle dinamiche storiche, sociali e culturali che hanno plasmato l’Italia contemporanea, allora ti aspetto in Dentro l’Italia, il percorso avanzato (di livello C1) che ho creato insieme allo storico Marco Cappelli. È un corso pensato per chi ha già un buon livello di italiano e unisce italiano avanzato e temi storici, sociali e culturali: parliamo di miracolo economico, di politica, di Chiesa, di mafia, appunto, di identità regionale… temi complessi, temi reali, molto importante, anche spesso un po’ controversi, come piace a me! Ogni episodio è accompagnato da approfondimenti grammaticali e lessicali, esercizi, trascrizioni, flashcard e anche una comunità dove puoi confrontarti e metterti alla prova con altri studenti e con la nostra insegnante.

    Quindi, se vuoi davvero entrare nella complessità del Paese — e non fermarti, come fanno in tanti, alla superficie più turistica — Dentro l’Italia è il passo successivo naturale del tuo percorso.

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    Tre libri di tre grandi autori italiani del Novecento, tre classici della letteratura italiana contemporanea, tre capolavori di generi diversi ma che hanno in comune intento etico e spirito di denuncia.

    Se vuoi fare progressi in italiano scoprendo tre tra le opere più importanti della letteratura italiana del Novecento, questo video fa per te. Vedrai, quando i tuoi amici italiani scopriranno che conosci questi tre libri, resteranno senza parole.

    La prima opera è Cristo si è fermato a Eboli di Carlo Levi: il racconto di un esilio nel Sud dimenticato d’Italia, dove lo Stato è lontano, quasi irreale, e i contadini si sentono esclusi perfino dalla Storia.

    Il secondo è Se questo è un uomo di Primo Levi: una testimonianza nata ad Auschwitz, dentro il lager, per rispondere a una domanda terribile e necessaria… che cosa resta dell’uomo quando tutto viene tolto?

    Il terzo è Il giorno della Civetta di Leonardo Sciascia: un romanzo giallo ambientato in Sicilia che per la prima volta osa pronunciare pubblicamente una parola scomoda — mafia — e smaschera il silenzio dell’omertà.

    Trascrizione e glossario sul Podcast Italiano Club

    Si tratta di tre libri "necessari", che sono nati dall'urgenza di informare la collettività italiana su verità che, fino a quel momento, erano state o taciute o ignorate.

    Questo è Podcast Italiano, un canale per chi impara la lingua e la cultura italiana, e io sono Davide. Attiva i sottotitoli se ne hai bisogno; la trascrizione integrale è sul mio sito, podcastitaliano.com. Ho anche preparato un PDF che accompagna il video, e che contiene una sintesi dei contenuti del video, alcuni approfondimenti sulle opere e sugli autori citati, altri consigli di libri molto importanti per capire il Novecento. Questo pdf puoi anche stamparlo, se vuoi, sia per seguire meglio il video che per studiare e fare pratica dopo la visione. Ti lascio il link in descrizione, ma puoi anche scansionare questo comodo codice QR. Andiamo!

    I tre testi che ho scelto per te, oltre allo spirito di denuncia, hanno in comune un fatto, ovvero che mettono in scena lo scontro tra l'individuo e le strutture di potere che lo opprimono. Si tratta di strutture astratte, impersonali, minacciosequando non crudeli, di fronte alle quali l’unico atteggiamento possibile del singolo sembra l’accettazione, la rassegnazione.

    In Cristo si è fermato a Eboli il potere è quello di uno Stato, lo Stato centrale italiano, che i contadini del Sud Italia percepiscono come un'entità lontana, anzi lontanissima, che ora è nemica e ora è semplicemente assente.

    “Lo Stato è più lontano del cielo, e più maligno, perché sta sempre dall'altra parte”, scriverà Levi.

    In Se questo è un uomo, il potere criminale è ovviamente quello della macchina di sterminio nazista, responsabile dell’Olocausto.

    E ne Il giorno della Civetta, infine, il potere occulto contro cui l’individuo si scontra è sia quello della mafia siciliana sia quello di uno Stato corrotto e colluso.

    Sebbene con sfumature diverse, i tre romanzi rientrano nel clima culturale del Neorealismo (o ne sono immediatamente successivi). Hanno in comune l'esigenza di usare un linguaggio chiaro, diretto e razionale; di documentare la realtà così com'è, senza abbellimenti letterari; e infine, di partire da fatti autobiografici o di cronacarealmente accaduti.

    Soffermiamoci ora su ciascuna di queste opere, in ordine di pubblicazione, a cominciare, quindi, da Cristo si è fermato a Eboli.

    Il libro è stato pubblicato nel 1945 dalla casa editrice torinese Einaudi. Ebbe subito un grande successo di pubblico e raggiunse ben presto una fama internazionale. Si tratta di un’opera autobiografica, al confine tra il romanzo di memorie e il saggio storico-antropologico. La storia è ambientata nel Sud Italia, precisamente in Basilicata, ancor più precisamente in Lucania. È in questa regione che l’autore - originario del Nord, di Torino, come me - fu condannato da Mussolini all’esilio a causa della sua attività politica antifascista. Nel libro, Carlo Levi solleva il "problema del Mezzogiorno",cioè del Sud Italia, descrivendo la miseria, l’arretratezza e la condizione di abbandono dei contadini lucani. Il libro ha il merito di aver portato per la prima volta all’attenzione pubblica e al centro del dibattito politico il divario tra il Nord e il Sud Italia in termini di sviluppo socio-economico.

    Dal libro, nel 1979 è stato tratto il film omonimo per la regia di Francesco Rosi, interpretato, tra gli altri, da Gian Maria Volonté, che con il suo volto iconico ha contribuito a rendere viva e eterna l'immagine dell’esilio di Levi in Lucania nell'immaginario collettivo italiano.

    Il libro parla appunto di questo esilio, tra i paesi di Gagliano (oggi Aliano) e Grassano. La Eboli citata nel titolo è una piccola città della Campania, subito a Nord della Lucania, che rappresenta simbolicamente il confine tra la possibilità di un’esistenza umana e la realtà di un’esistenza animale. I contadini lucani, che vivono a sud di Eboli, tra i quali Levi trascorre i giorni del suo confino, così parlano di loro stessi:

    “Noi non siamo cristiani. Cristo si è fermato a Eboli.” Cristiano vuol dire, nel loro linguaggio, “uomo”. “Noi non siamo cristiani, non siamo uomini, non siamo considerati come uomini, ma bestie (…), e ancora meno dele bestie (…), perché noi dobbiamo (…) subire il mondo dei cristiani, che sono di là dall’orizzonte, e sopportarne il peso e il confronto. (…) Cristo si è davvero fermato a Eboli, dove la strada e il treno abbandonano la costa di Salerno e il mare, e si addentrano nelle desolate terre di Lucania. Cristo non è mai arrivato qui, né vi è arrivato il tempo, né l’anima individuale, né la speranza, né il legame tra le cause e gli effetti, la ragione e la Storia.”

    Un mondo - quello della Lucania - irrazionale, primitivo, magico e pagano. Un mondo popolato da personaggi arcaici e misteriosi, che Levi osserva e descrive: medici incompetenti, preti pedofili e ubriaconi, becchini abili ad addomesticare i lupi, donne-streghe, mariti gelosi, attori, viaggianti, briganti.

    Ecco, briganti, soffermiamoci un attimo su di loro, perché risulta particolarmente interessante la contestualizzazione molto lucida che nel libro viene fatta del fenomeno caratteristico del Sud di quei tempi, del “brigantaggio”, parola con cui ci si riferisce all’azione di bande criminali, di briganti, appunto, che infestavano le campagne e le vie di comunicazione per rubare e uccidere, un’azione indotta dalla disperazione e autorizzata da uno Stato assente. Così lo descrive Levi:

    Il brigantaggio non è che un accesso di eroica follia, e di ferocia disperata: un desiderio di morte e distruzione, senza speranza di vittoria.

    L’antropologa e etnologa Clara Gallini ha sottolineato l'importanza "capitale" del libro di Carlo Levi nella storia delle discipline antropologiche in Italia, segnando una svolta nella comprensione dei "Sud del mondo".

    Passiamo ora al secondo dei nostri romanzi, Se questo è un uomo, di un altro Levi, Primo Levi. Si tratta di un libro di memorie, romanzo-testimonianza ambientato ad Auschwitz, dentro il campo di concentramento. In quel campo l’autore fu tenuto prigioniero, e può denunciare l'orrore e la deumanizzazione di cui è stato testimone. Il manoscritto, pensa, fu rifiutato dall’importante casa editrice Einaudi per ben due volte. L'autore fu costretto a rivolgersi alla piccola casa editrice De Silva, che stamperà l'opera nel 1947 in sole 2500 copie. Il successo del libro dovrà attendere fino al 1958, anno in cui l'opera venne nuovamente pubblicata proprio da Einaudi.

    Per ammissione dello stesso autore, il libro era «nato fin dai giorni di lager per il bisogno irrinunciabile di raccontare agli altri, di fare gli altri partecipi», ed è stato scritto per soddisfare questo bisogno profondo.

    Il titolo del libro, Se questo è un uomo, si spiega con i versi introduttivi, ispirati a un’antica preghiera della liturgia ebraica. Versi famosissimi, che fanno tremare le vene, e che mettono ognuno di noi di fronte a una responsabilità, la responsabilità della memoria:

    Voi che vivete sicuri

    nelle vostre tiepide case,

    voi che trovate tornando a sera

    il cibo caldo e visi amici:

    Considerate se questo è un uomo

    che lavora nel fango

    che non conosce pace

    che lotta per mezzo pane

    che muore per un sì o per un no.

    Considerate se questa è una donna,

    senza capelli e senza nome

    senza più forza di ricordare

    vuoti gli occhi e il freddo grembo

    come una rana d'inverno.

    Meditate che questo è stato:

    vi comando queste parole.

    Scolpitele nel vostro cuore

    stando in casa andando per via,

    coricandovi, alzandovi.

    Ripetetele ai vostri figli.

    O vi si sfaccia la casa,

    la malattia vi impedisca,

    i vostri nati torcano il viso da voi.

    Dei versi che purtroppo sono ancora molto attuali. In poche righe l’autore riesce a fare molte cose insieme.

    Riesce a descrivere in maniera sintetica la realtà dei lager, la vita dei prigionieri nei campi di concentramento: uomini che lavorano nel fango per un pezzo di pane e donne private della femminilità e dell’identità.

    Riesce a porre la vita nei lager fuori dalla vita, la vita vera, attraverso il contrasto con le tiepide case sicure dove si trovano cibo caldo e visi amici.

    Riesce a lanciare un appello ai lettori, il “voi” a cui: l’appello è quello della memoria, “questo è stato”, una memoria che diviene un dovere, “vi comando”, da tramandare di generazione in generazione, “ripetetele (queste parole) ai vostri figli”.

    Nel libro l’autore analizza le regole di funzionamento della società dei campi, regole insensate ed arbitrarie, le dinamiche di gruppo che si innescano tra i prigionieri, le strategie di sopravvivenza e quelle di conservazione della dignità, gli episodi - isolati - di solidarietà tra i prigionieri. E descrive la durezza del lavoro fisico, e poi la fame, condizione che assilla continuamente i prigionieri, insieme alla certezza matematica che la maggior parte dei vivi è destinata a morire. Racconta le notti, notti di dormiveglia, in cui i confini tra realtà e sogno sono sottili. Queste notti Levi le descrive così in una celebre pagina:

    Si sentono i dormienti respirare e russare, qualcuno geme e parla. Molti schiocchiano le labbra e dimenano le mascelle. Sognano di mangiare: anche questo è un sogno collettivo. È un sogno spietato (…). Non si vedono soltanto i cibi, ma si sentono in mano, distinti e concreti, se ne percepisce l’odore ricco e violento; qualcuno ce li avvicina fino a toccare le labbra, poi una qualche circostanza, ogni volta diversa, fa sì che l’atto non vada a compimento.

    Nemmeno nel sogno i prigionieri di Auschwitz riescono a mangiare. Nel sogno il cibo è vicino, vicinissimo, ha una forma, un colore, un odore, arriva a toccare la bocca affamata, ma infine scompare, prima di poter essere mangiato.

    Il racconto dell’inferno di Auschwitz prosegue fino all'arrivo dei sovietici, avvenuto il 27 gennaio 1945.

    Passiamo infine al terzo e ultimo libro di oggi, Il giorno della civetta di Leonardo Sciascia, pubblicato nel ‘61, da cui è stato tratto il film omonimo del ‘68, per la regia di Damiano Damiani. Si tratta, in questo caso, di un romanzo giallo, di un poliziesco, ambientato in Sicilia. Con quest’opera, Sciascia denuncia per la prima volta il sistema mafioso siciliano e la cultura dell’omertà, cioè il silenzio dei testimoni dei crimini mafiosi ottenuto per mezzo della paura di azioni di vendetta.

    Il libro è un atto di denuncia contro il potere della mafia in Sicilia, che è la terra natale dell’autore, di Sciascia, ed è una fotografia senza filtri della società dell’epoca. La storia si svolge nel 1960.

    In un paesino siciliano vicino a Siracusa, il presidente di una piccola cooperativa edilizia viene trovato assassinato a una fermata dell’autobus. Le cause e gli autori dell’omicidio sono avvolti nel mistero. Il capitano dei carabinieri Bellodi indaga sul crimine, ma arrivare alla verità non è facile, perché in paese tutti hanno paura di parlare: regna, appunto, l’omertà. Con il passare del tempo, si scopre che il caso coinvolge anche personaggi pubblici importanti. A un certo punto anche l’unica persona che aveva riconosciuto l’omicida, viene uccisa. Ma il capitano Bellodi non si arrende e, grazie alle indicazioni della vedova dell’ultima vittima, riuscirà infine a ricostruire i fatti.

    Non ti dirò di più della storia per non rovinarti il gusto della lettura. Ti lascio invece con una pagina del libro, in cui il narratore penetra nei pensieri del capitano Bellodi, per darti un assaggio dello stile del racconto e nella cultura del tempo e del luogo dei fatti. Il linguaggio non è semplicissimo, ma fammi sapere nei commenti se riesci a capire. Altrimenti puoi sempre usare la trascrizione sul nostro sito, che contiene un glossario con la spiegazione delle parole difficili. E in questi casi è molto utile!

    (…) pensava il capitano, che la famiglia è l’unico istituto veramente “vivo” nella coscienza del siciliano: ma “vivo” più come drammatico nodo contrattuale, giuridico, che come aggregato naturale e sentimentale. La famiglia è lo Stato del siciliano. Lo Stato, quello che per noi è lo Stato, è fuori: entità di fatto realizzata dalla forza; e impone le tasse, il servizio militare, la guerra, il carabiniere. Dentro quell’istituto che è la famiglia, il siciliano valica il confine della propria naturale e tragica solitudine e si adatta, in una sofisticata contrattualità di rapporti, alla convivenza. Sarebbe troppo chiedergli di valicare il confine tra la famiglia e lo Stato.

    Siamo giunti al termine dei consigli di lettura di oggi. Che ne pensi della selezione che ti ho proposto? Quale dei tre libri ha catturato la tua attenzione, e perché? Quale ti piacerebbe leggere per primo? Fammi sapere lasciando un commento. E se vuoi continuare ad esplorare gli autori e i temi di oggi, scarica il PDF di sintesi.

    E se ti interessa andare ancora più a fondo nelle dinamiche storiche, sociali e culturali che hanno plasmato l’Italia contemporanea, allora ti aspetto in Dentro l’Italia, il percorso avanzato (di livello C1) che ho creato insieme allo storico Marco Cappelli. È un corso pensato per chi ha già un buon livello di italiano e unisce italiano avanzato e temi storici, sociali e culturali: parliamo di miracolo economico, di politica, di Chiesa, di mafia, appunto, di identità regionale… temi complessi, temi reali, molto importante, anche spesso un po’ controversi, come piace a me! Ogni episodio è accompagnato da approfondimenti grammaticali e lessicali, esercizi, trascrizioni, flashcard e anche una comunità dove puoi confrontarti e metterti alla prova con altri studenti e con la nostra insegnante.

    Quindi, se vuoi davvero entrare nella complessità del Paese — e non fermarti, come fanno in tanti, alla superficie più turistica — Dentro l’Italia è il passo successivo naturale del tuo percorso.

    Trovi tutte le informazioni nel link in descrizione. Buona lettura, buono studio, e… alla prossima!

    Tre libri di tre grandi autori italiani del Novecento, tre classici della letteratura italiana contemporanea, tre capolavori di generi diversi ma che hanno in comune intento etico e spirito di denuncia.

    Se vuoi fare progressi in italiano scoprendo tre tra le opere più importanti della letteratura italiana del Novecento, questo video fa per te. Vedrai, quando i tuoi amici italiani scopriranno che conosci questi tre libri, resteranno senza parole.

    La prima opera è Cristo si è fermato a Eboli di Carlo Levi: il racconto di un esilio nel Sud dimenticato d’Italia, dove lo Stato è lontano, quasi irreale, e i contadini si sentono esclusi perfino dalla Storia.

    Il secondo è Se questo è un uomo di Primo Levi: una testimonianza nata ad Auschwitz, dentro il lager, per rispondere a una domanda terribile e necessaria… che cosa resta dell’uomo quando tutto viene tolto?

    Il terzo è Il giorno della Civetta di Leonardo Sciascia: un romanzo giallo ambientato in Sicilia che per la prima volta osa pronunciare pubblicamente una parola scomoda — mafia — e smaschera il silenzio dell’omertà.

    Trascrizione e glossario sul Podcast Italiano Club

    Si tratta di tre libri "necessari", che sono nati dall'urgenza di informare la collettività italiana su verità che, fino a quel momento, erano state o taciute o ignorate.

    Questo è Podcast Italiano, un canale per chi impara la lingua e la cultura italiana, e io sono Davide. Attiva i sottotitoli se ne hai bisogno; la trascrizione integrale è sul mio sito, podcastitaliano.com. Ho anche preparato un PDF che accompagna il video, e che contiene una sintesi dei contenuti del video, alcuni approfondimenti sulle opere e sugli autori citati, altri consigli di libri molto importanti per capire il Novecento. Questo pdf puoi anche stamparlo, se vuoi, sia per seguire meglio il video che per studiare e fare pratica dopo la visione. Ti lascio il link in descrizione, ma puoi anche scansionare questo comodo codice QR. Andiamo!

    I tre testi che ho scelto per te, oltre allo spirito di denuncia, hanno in comune un fatto, ovvero che mettono in scena lo scontro tra l'individuo e le strutture di potere che lo opprimono. Si tratta di strutture astratte, impersonali, minacciosequando non crudeli, di fronte alle quali l’unico atteggiamento possibile del singolo sembra l’accettazione, la rassegnazione.

    In Cristo si è fermato a Eboli il potere è quello di uno Stato, lo Stato centrale italiano, che i contadini del Sud Italia percepiscono come un'entità lontana, anzi lontanissima, che ora è nemica e ora è semplicemente assente.

    “Lo Stato è più lontano del cielo, e più maligno, perché sta sempre dall'altra parte”, scriverà Levi.

    In Se questo è un uomo, il potere criminale è ovviamente quello della macchina di sterminio nazista, responsabile dell’Olocausto.

    E ne Il giorno della Civetta, infine, il potere occulto contro cui l’individuo si scontra è sia quello della mafia siciliana sia quello di uno Stato corrotto e colluso.

    Sebbene con sfumature diverse, i tre romanzi rientrano nel clima culturale del Neorealismo (o ne sono immediatamente successivi). Hanno in comune l'esigenza di usare un linguaggio chiaro, diretto e razionale; di documentare la realtà così com'è, senza abbellimenti letterari; e infine, di partire da fatti autobiografici o di cronacarealmente accaduti.

    Soffermiamoci ora su ciascuna di queste opere, in ordine di pubblicazione, a cominciare, quindi, da Cristo si è fermato a Eboli.

    Il libro è stato pubblicato nel 1945 dalla casa editrice torinese Einaudi. Ebbe subito un grande successo di pubblico e raggiunse ben presto una fama internazionale. Si tratta di un’opera autobiografica, al confine tra il romanzo di memorie e il saggio storico-antropologico. La storia è ambientata nel Sud Italia, precisamente in Basilicata, ancor più precisamente in Lucania. È in questa regione che l’autore - originario del Nord, di Torino, come me - fu condannato da Mussolini all’esilio a causa della sua attività politica antifascista. Nel libro, Carlo Levi solleva il "problema del Mezzogiorno",cioè del Sud Italia, descrivendo la miseria, l’arretratezza e la condizione di abbandono dei contadini lucani. Il libro ha il merito di aver portato per la prima volta all’attenzione pubblica e al centro del dibattito politico il divario tra il Nord e il Sud Italia in termini di sviluppo socio-economico.

    Dal libro, nel 1979 è stato tratto il film omonimo per la regia di Francesco Rosi, interpretato, tra gli altri, da Gian Maria Volonté, che con il suo volto iconico ha contribuito a rendere viva e eterna l'immagine dell’esilio di Levi in Lucania nell'immaginario collettivo italiano.

    Il libro parla appunto di questo esilio, tra i paesi di Gagliano (oggi Aliano) e Grassano. La Eboli citata nel titolo è una piccola città della Campania, subito a Nord della Lucania, che rappresenta simbolicamente il confine tra la possibilità di un’esistenza umana e la realtà di un’esistenza animale. I contadini lucani, che vivono a sud di Eboli, tra i quali Levi trascorre i giorni del suo confino, così parlano di loro stessi:

    “Noi non siamo cristiani. Cristo si è fermato a Eboli.” Cristiano vuol dire, nel loro linguaggio, “uomo”. “Noi non siamo cristiani, non siamo uomini, non siamo considerati come uomini, ma bestie (…), e ancora meno dele bestie (…), perché noi dobbiamo (…) subire il mondo dei cristiani, che sono di là dall’orizzonte, e sopportarne il peso e il confronto. (…) Cristo si è davvero fermato a Eboli, dove la strada e il treno abbandonano la costa di Salerno e il mare, e si addentrano nelle desolate terre di Lucania. Cristo non è mai arrivato qui, né vi è arrivato il tempo, né l’anima individuale, né la speranza, né il legame tra le cause e gli effetti, la ragione e la Storia.”

    Un mondo - quello della Lucania - irrazionale, primitivo, magico e pagano. Un mondo popolato da personaggi arcaici e misteriosi, che Levi osserva e descrive: medici incompetenti, preti pedofili e ubriaconi, becchini abili ad addomesticare i lupi, donne-streghe, mariti gelosi, attori, viaggianti, briganti.

    Ecco, briganti, soffermiamoci un attimo su di loro, perché risulta particolarmente interessante la contestualizzazione molto lucida che nel libro viene fatta del fenomeno caratteristico del Sud di quei tempi, del “brigantaggio”, parola con cui ci si riferisce all’azione di bande criminali, di briganti, appunto, che infestavano le campagne e le vie di comunicazione per rubare e uccidere, un’azione indotta dalla disperazione e autorizzata da uno Stato assente. Così lo descrive Levi:

    Il brigantaggio non è che un accesso di eroica follia, e di ferocia disperata: un desiderio di morte e distruzione, senza speranza di vittoria.

    L’antropologa e etnologa Clara Gallini ha sottolineato l'importanza "capitale" del libro di Carlo Levi nella storia delle discipline antropologiche in Italia, segnando una svolta nella comprensione dei "Sud del mondo".

    Passiamo ora al secondo dei nostri romanzi, Se questo è un uomo, di un altro Levi, Primo Levi. Si tratta di un libro di memorie, romanzo-testimonianza ambientato ad Auschwitz, dentro il campo di concentramento. In quel campo l’autore fu tenuto prigioniero, e può denunciare l'orrore e la deumanizzazione di cui è stato testimone. Il manoscritto, pensa, fu rifiutato dall’importante casa editrice Einaudi per ben due volte. L'autore fu costretto a rivolgersi alla piccola casa editrice De Silva, che stamperà l'opera nel 1947 in sole 2500 copie. Il successo del libro dovrà attendere fino al 1958, anno in cui l'opera venne nuovamente pubblicata proprio da Einaudi.

    Per ammissione dello stesso autore, il libro era «nato fin dai giorni di lager per il bisogno irrinunciabile di raccontare agli altri, di fare gli altri partecipi», ed è stato scritto per soddisfare questo bisogno profondo.

    Il titolo del libro, Se questo è un uomo, si spiega con i versi introduttivi, ispirati a un’antica preghiera della liturgia ebraica. Versi famosissimi, che fanno tremare le vene, e che mettono ognuno di noi di fronte a una responsabilità, la responsabilità della memoria:

    Voi che vivete sicuri

    nelle vostre tiepide case,

    voi che trovate tornando a sera

    il cibo caldo e visi amici:

    Considerate se questo è un uomo

    che lavora nel fango

    che non conosce pace

    che lotta per mezzo pane

    che muore per un sì o per un no.

    Considerate se questa è una donna,

    senza capelli e senza nome

    senza più forza di ricordare

    vuoti gli occhi e il freddo grembo

    come una rana d'inverno.

    Meditate che questo è stato:

    vi comando queste parole.

    Scolpitele nel vostro cuore

    stando in casa andando per via,

    coricandovi, alzandovi.

    Ripetetele ai vostri figli.

    O vi si sfaccia la casa,

    la malattia vi impedisca,

    i vostri nati torcano il viso da voi.

    Dei versi che purtroppo sono ancora molto attuali. In poche righe l’autore riesce a fare molte cose insieme.

    Riesce a descrivere in maniera sintetica la realtà dei lager, la vita dei prigionieri nei campi di concentramento: uomini che lavorano nel fango per un pezzo di pane e donne private della femminilità e dell’identità.

    Riesce a porre la vita nei lager fuori dalla vita, la vita vera, attraverso il contrasto con le tiepide case sicure dove si trovano cibo caldo e visi amici.

    Riesce a lanciare un appello ai lettori, il “voi” a cui: l’appello è quello della memoria, “questo è stato”, una memoria che diviene un dovere, “vi comando”, da tramandare di generazione in generazione, “ripetetele (queste parole) ai vostri figli”.

    Nel libro l’autore analizza le regole di funzionamento della società dei campi, regole insensate ed arbitrarie, le dinamiche di gruppo che si innescano tra i prigionieri, le strategie di sopravvivenza e quelle di conservazione della dignità, gli episodi - isolati - di solidarietà tra i prigionieri. E descrive la durezza del lavoro fisico, e poi la fame, condizione che assilla continuamente i prigionieri, insieme alla certezza matematica che la maggior parte dei vivi è destinata a morire. Racconta le notti, notti di dormiveglia, in cui i confini tra realtà e sogno sono sottili. Queste notti Levi le descrive così in una celebre pagina:

    Si sentono i dormienti respirare e russare, qualcuno geme e parla. Molti schiocchiano le labbra e dimenano le mascelle. Sognano di mangiare: anche questo è un sogno collettivo. È un sogno spietato (…). Non si vedono soltanto i cibi, ma si sentono in mano, distinti e concreti, se ne percepisce l’odore ricco e violento; qualcuno ce li avvicina fino a toccare le labbra, poi una qualche circostanza, ogni volta diversa, fa sì che l’atto non vada a compimento.

    Nemmeno nel sogno i prigionieri di Auschwitz riescono a mangiare. Nel sogno il cibo è vicino, vicinissimo, ha una forma, un colore, un odore, arriva a toccare la bocca affamata, ma infine scompare, prima di poter essere mangiato.

    Il racconto dell’inferno di Auschwitz prosegue fino all'arrivo dei sovietici, avvenuto il 27 gennaio 1945.

    Passiamo infine al terzo e ultimo libro di oggi, Il giorno della civetta di Leonardo Sciascia, pubblicato nel ‘61, da cui è stato tratto il film omonimo del ‘68, per la regia di Damiano Damiani. Si tratta, in questo caso, di un romanzo giallo, di un poliziesco, ambientato in Sicilia. Con quest’opera, Sciascia denuncia per la prima volta il sistema mafioso siciliano e la cultura dell’omertà, cioè il silenzio dei testimoni dei crimini mafiosi ottenuto per mezzo della paura di azioni di vendetta.

    Il libro è un atto di denuncia contro il potere della mafia in Sicilia, che è la terra natale dell’autore, di Sciascia, ed è una fotografia senza filtri della società dell’epoca. La storia si svolge nel 1960.

    In un paesino siciliano vicino a Siracusa, il presidente di una piccola cooperativa edilizia viene trovato assassinato a una fermata dell’autobus. Le cause e gli autori dell’omicidio sono avvolti nel mistero. Il capitano dei carabinieri Bellodi indaga sul crimine, ma arrivare alla verità non è facile, perché in paese tutti hanno paura di parlare: regna, appunto, l’omertà. Con il passare del tempo, si scopre che il caso coinvolge anche personaggi pubblici importanti. A un certo punto anche l’unica persona che aveva riconosciuto l’omicida, viene uccisa. Ma il capitano Bellodi non si arrende e, grazie alle indicazioni della vedova dell’ultima vittima, riuscirà infine a ricostruire i fatti.

    Non ti dirò di più della storia per non rovinarti il gusto della lettura. Ti lascio invece con una pagina del libro, in cui il narratore penetra nei pensieri del capitano Bellodi, per darti un assaggio dello stile del racconto e nella cultura del tempo e del luogo dei fatti. Il linguaggio non è semplicissimo, ma fammi sapere nei commenti se riesci a capire. Altrimenti puoi sempre usare la trascrizione sul nostro sito, che contiene un glossario con la spiegazione delle parole difficili. E in questi casi è molto utile!

    (…) pensava il capitano, che la famiglia è l’unico istituto veramente “vivo” nella coscienza del siciliano: ma “vivo” più come drammatico nodo contrattuale, giuridico, che come aggregato naturale e sentimentale. La famiglia è lo Stato del siciliano. Lo Stato, quello che per noi è lo Stato, è fuori: entità di fatto realizzata dalla forza; e impone le tasse, il servizio militare, la guerra, il carabiniere. Dentro quell’istituto che è la famiglia, il siciliano valica il confine della propria naturale e tragica solitudine e si adatta, in una sofisticata contrattualità di rapporti, alla convivenza. Sarebbe troppo chiedergli di valicare il confine tra la famiglia e lo Stato.

    Siamo giunti al termine dei consigli di lettura di oggi. Che ne pensi della selezione che ti ho proposto? Quale dei tre libri ha catturato la tua attenzione, e perché? Quale ti piacerebbe leggere per primo? Fammi sapere lasciando un commento. E se vuoi continuare ad esplorare gli autori e i temi di oggi, scarica il PDF di sintesi.

    E se ti interessa andare ancora più a fondo nelle dinamiche storiche, sociali e culturali che hanno plasmato l’Italia contemporanea, allora ti aspetto in Dentro l’Italia, il percorso avanzato (di livello C1) che ho creato insieme allo storico Marco Cappelli. È un corso pensato per chi ha già un buon livello di italiano e unisce italiano avanzato e temi storici, sociali e culturali: parliamo di miracolo economico, di politica, di Chiesa, di mafia, appunto, di identità regionale… temi complessi, temi reali, molto importante, anche spesso un po’ controversi, come piace a me! Ogni episodio è accompagnato da approfondimenti grammaticali e lessicali, esercizi, trascrizioni, flashcard e anche una comunità dove puoi confrontarti e metterti alla prova con altri studenti e con la nostra insegnante.

    Quindi, se vuoi davvero entrare nella complessità del Paese — e non fermarti, come fanno in tanti, alla superficie più turistica — Dentro l’Italia è il passo successivo naturale del tuo percorso.

    Trovi tutte le informazioni nel link in descrizione. Buona lettura, buono studio, e… alla prossima!

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