Errori che fai con il congiuntivo
Fai ancora errori con il congiuntivo? In questo video analizziamo quattro tipi di errori molto comuni che quasi tutti gli studenti di italiano fanno: verbi irregolari, confusione tra indicativo e congiuntivo, interferenze dalla lingua madre, e concordanza dei tempi verbali.
Abbonandoti al Podcast Italiano Club (livello di bronzo) avrai accesso alle trascrizioni dei video con glossario.
Trascrizione e glossario sul Podcast Italiano Club (livello di bronzo).
“Spero davvero che il mio italiano migliora” … o “migliori”?
“Se studio e mi impegno, forse non faccio più errori”… o “forse non faccia più errori”?
“Sento che il mio congiuntivo è migliorato”…oppure “sia migliorato”?
Ma in queste frasi serve l’indicativo o il congiuntivo?
Se ti è venuto qualche dubbio, forse hai bisogno di un bel ripasso generale di congiuntivo.
Il congiuntivo è uno degli argomenti che mi chiedete più spesso di affrontare su questo canale, e non è un caso: è uno di quegli argomenti grammaticali che separano uno studente intermedio da uno studente avanzato.
Vedi, il congiuntivo è complesso: è pieno di regole ed eccezioni, ed è facile sbagliarsi. Nel video di oggi, voglio analizzare quattro tipi di errori molto comuni che quasi tutti gli studenti di italiano fanno. E sì, probabilmente, anche tu.
Trascrizione e glossario sul Podcast Italiano Club
Io mi chiamo Davide e questo è Podcast Italiano, un canale per chi impara l’italiano. Attiva i sottotitoli se ne hai bisogno; la trascrizione integrale del video è sul mio sito, podcastitaliano.com. Ho anche preparato un PDF che accompagna il video, e che potrai usare durante la visione. Ah, e questo PDF, ti consiglio di stamparlo, perché contiene un riepilogo degli errori più comuni nell’uso del congiuntivo, con esempi ed esercizi, e quindi può essere anche utile averlo sottomano e vederlo mentee guardi il video. Comunque, ti lascio il link del PDF in descrizione, ma puoi anche scansionare questo comodo codice QR con il tuo telefono. Metti in pausa il video, se vuoi farlo.
Detto questo, cominciamo!
Dicevo: in questo video, passeremo brevemente in rassegna quattro tipi di errori che, probabilmente, fai con il congiuntivo.
- Partiamo dal primo tipo, ovvero gli errori legati ai verbi irregolari. Eh sì, in Italiano, i verbi irregolari al congiuntivo sono, ahinoi, molto numerosi.
Abbiamo alcuni verbi molto frequenti, come:
- essere e avere, che sono cruciali perché li usiamo come ausiliari nella formazione dei tempi composti (come sia andato, o abbia detto, e così via); ecco, il primo fa il congiuntivo in sia, siamo, siate, siano; il secondo in abbia, abbiamo, abbiate, abbiano;
- poi, sono irregolari alcuni verbi in -are, come andare, dare, stare: sono errori comuni forme come andi, dassi, stassi al posto delle forme corrette vada, dessi, e stessi. Tra l’altro, gli ultimi due sono errori che fanno anche gli italiani. Per esempio: “volevo che mi dessi una mano con il lavoro” (e non dassi).
- continuando, sono irregolari i verbi modali, potere, volere, dovere, che al congiuntivo non fanno pota, dova o vola (cose del genere) ma, invece, possa, debba, voglia. Per esempio: “credo che Franco voglia cambiare lavoro”.
- per fare un ultimo esempio, è irregolare il congiuntivo imperfetto di alcuni verbi che seguono la radice latina, come mostra la tabella che ti metto a schermo. Per esempio, “dire” al congiuntivo imperfetto fa “dicessi” perché l’infinito in latino è “dicere” (o “dikere”) in italiano è diventato, invece, “dire”. Ma comunque, questa tabella, la trovi anche nel PDF. Per fare un esempio: “Fabio voleva che facessi il suo lavoro per lui”.
Ah, e sempre nel PDF, troverai anche una serie di esercizi per metterti alla prova con tutte queste forme irregolari.
- Passiamo ora agli errori del secondo tipo: usare l’indicativo quando serve il congiuntivo e viceversa.
Incominciamo dal primo caso, cioè usare l’indicativo quando servirebbe il congiuntivo: facciamo un errore quando usiamo l’indicativo dopo verbi di volontà, dubbio o valutazione, come quando si dice:
- Voglio tanto che Giorgio mi scrive (al posto del corretto mi scriva): volere è un VERBO DI VOLONTÀ, ecco perché serve il congiuntivo.
- Dubito che Giorgio ti pensa (qui, invece, serve pensi): dubitare è un VERBO DI DUBBIO, chiaramente, no? Dubbio, dubitare.
- E poi, il terzo esempio: credo che tu devi dimenticare Giorgio; ecco, qua, serve invece debba, credo che tu debba dimenticare Giorgio. Credere è un VERBO DI VALUTAZIONE.
Nella lingua parlata e informale capita spesso di sentire l’indicativo al posto del congiuntivo: capita un po’ a tutti, ogni tanto, di saltarsi qualche congiuntivo, ok? Ti consiglio, però, di abituarti a usare il congiuntivo quando servirebbe per esprimerti in maniera un pochino più elegante e accurata.
Per quanto riguarda il secondo caso, quindi congiuntivo usato al posto del corretto indicativo, abbiamo i verbi che esprimono certezza, percezione o i cosiddetti “verbi di dire”. Quindi può capitare di dire:
- Sono sicura che Giorgio sia fidanzato (al posto del corretto è: sono sicura che è fidanzato): perché essere sicuro è un’ESPRESSIONE DI CERTEZZA. Anche se nell’italiano di oggi è abbastanza comune sentire il congiuntivo anche dopo espressioni come “essere sicuro”, “essere certo”, quindi non ti sorprendere se senti “sono sicuro che sia”, “sono certo che sia”. Ok? Ci sono casi in cui il congiuntivo oggi si usa persino di più, rispetto alla norma tradizionale.
- Sento che Giorgio non ricambi il tuo interesse (invece del corretto sento che Giorgio non ricambia, all’indicativo). Sentire è un VERBO DI PERCEZIONE.
- E poi: mi hanno detto che anche Giorgio sia interessato a te (qui servirebbe “è interessato a te”). Dire è il VERBO DI “DIRE” per eccellenza. Altri verbi di “dire” sono affermare, dichiarare, sostenere.
- Procediamo con gli errori del terzo tipo, che sono errori che dipendono dalla tua lingua, dall’influenza della tua lingua nativa. Facciamo un paio di esempi per chiarire meglio di cosa si tratta.
In spagnolo l’avverbio quizás vuole il congiuntivo. In italiano, invece, gli avverbi equivalenti forse o magari vogliono l’indicativo. Per questo potrebbe capitarti, se parli spagnolo, di usare un congiuntivo che, in realtà, in italiano, non serve. E quindi:
Oggi Paola è assente, forse (o magari) sia malata.
Ecco, qui, invece, bisogna dire forse (o magari) è malata.
Un altro esempio riguarda la congiunzione quando: in spagnolo cuando riferito a un momento futuro vuole il congiuntivo, no? Per esempio “cuando llegue tu amigo”, ma in italiano no. Si usa “quando arriva il tuo amico” o “quando arriverà il tuo amico”.
Se parli spagnolo o portoghese, o francese, quindi lingue che hanno il congiuntivo, fai attenzione alle differenze di uso tra la tua lingua e l’italiano, perché ogni tanto ci sono delle piccole differenze.
- Concludiamo con gli errori del quarto tipo, che riguardano la concordanza dei tempi verbali.
Per usare bene il congiuntivo è necessario non solo riconoscere quando si usa, ma anche in quale tempo verbale: presente, imperfetto, passato o trapassato?
Per farlo, devi fare attenzione a due aspetti:
- il primo è il tempo del verbo nella frase reggente, che può essere presente (ad esempio, spero) o passato (speravo, ho sperato, avevo sperato, sperai);
- il secondo è la relazione temporale, che può essere anteriorità, contemporaneità, e posteriorità (adesso vediamo cosa vogliono dire) tra l’azione o il fatto espresso dalla frase reggente all’indicativo e quello espresso dalla frase secondaria al congiuntivo. Cioè, in altre parole, si tratta di capire se l’evento della frase secondaria, al congiuntivo, avviene prima, durante o dopo quello raccontato nella frase reggente all’indicativo.
Ok: così, magari, sembra un po’ difficile, un po’ astratto, ma vediamo cinque esempi pratici per capire come avviene la scelta del tempo al congiuntivo:
- Spero (adesso, ora) che il video ti piaccia (ok? Che ti piaccia in questo esatto momento, quindi usiamo il presente del congiuntivo).
- Spero (sempre ora) che il video ti sia piaciuto (quindi ti sia piaciuto in un momento del passato, ok? Prima di adesso. Quindi usiamo il congiuntivo passato).
- Speravo (in un momento passato) che il video ti piacesse (che ti piacesse in quel momento, lo stavi guardando in quel momento; e io, vedendodoti guardare il video, speravo che ti piacesse, che ti stesse piacendo, potremmo anche dire). Ma abbiamo un secondo significato: speravo che il video ti piacesse può anche voler dire che ti piacesse dopo, in un momento successivo. Non lo stavi guardando quando io avevo questa speranza; dopo lo avresti guardato. E io speravo che ti piacesse, quando lo avresti guardato, dopo. Ok?
- In questo caso potremmo anche dire speravo che il video ti sarebbe piaciuto, usando il condizionale composto, e non speravo ti piacerebbe. A proposito, questo è un altro errore, ma con il condizionale. Questo è il cosiddetto futuro nel passato.
- E poi speravo che il video ti fosse piaciuto (ti fosse piaciuto prima di allora, quando lo avevi guardato: lo avevi guardato prima, non sapevo se ti fosse piaciuto o no, io speravo che ti fosse ). Ma in questo caso potremmo anche dire Speravo che il video ti sarebbe piaciuto, usando il condizionale composto.
Ecco, queste cinque frasi rappresentano cinque esempi di cinque diversi tipi di rapporto temporale tra l’evento della frase reggente (quella con il verbo sperare all’indicativo, spero) e quello della frase secondaria (con il verbo piacere al congiuntivo). Comunque, se hai bisogno, metti in pausa il video, dai un’occhiata alla tabella e prendi il tempo che ti serve, ma la trovi comunque nel PDF, insieme ad altri esercizi per metterti alla prova sulla concordanza. Perché è importante fare esercizi su queste cose, purtroppo.
E quindi, degli errori comuni che sento spesso, sono questi:
- Spero che il video ti fosse piaciuto (invece del corretto ti sia piaciuto);
oppure
- Speravo che il video ti piaccia (invece del più corretto piacesse).
Inoltre, ci sono casi particolari. Per esempio, con un verbo al condizionale come vorrei, dobbiamo usare il congiuntivo imperfetto: Vorrei che fossi qui, e non vorrei che tu sia qui. Anche se fossi significa in questo momento, vorrei che tu fossi qui in questo momento.
Un altro errore comunissimo è con il periodo ipotetico, quindi frasi come, mi capita di sentire “se mi piaccia questo video, te lo consiglierò” . È impossibile avere frasi con il SE seguita dal congiuntivo presente. Al massimo, avremo se mi piacesse il video te lo consiglierei, oppure se mi piace il video te lo consiglierò o te lo consiglio. O ancora, se mi fosse piaciuto il video te lo avrei consigliato. Ma è impossibile avere se mi piaccia in un periodo ipotetico. Possiamo avere se mi piaccia solo in un caso come non so se mi piaccia, un’interrogativa indiretta negativa, ma è un caso diverso.
Ora: se, guardando questo video, hai pensato: “no, questi sono errori che io non farei mai”, complimenti! Questo significa che sei un fuoriclasse del congiuntivo.
Ma se, al contrario, ti è capitato di pensare: “beh, questi errori forse li farei….” o “questa regola non la conosco bene” o “forse dovrei lavorare di più a quest’aspetto perché mi sfugge”, allora ho una notizia molto interessante per te…
Perché parte, il 9 di marzo, la seconda edizione della sfida di Podcast Italiano “Il congiuntivo in 30 giorni”: un corso intensivo della durata di un mese per studiare in profondità ogni aspetto di questo modo verbale, che continua a mettere in difficoltà anche gli studenti di livello più avanzato.
La sfida “Il congiuntivo in 30 giorni” contiene:
- 15 video-lezioni, ognuna dedicata a un aspetto chiave del congiuntivo;
- 15 schede riassuntive che contengono spiegazioni grammaticali, tabelle con le coniugazioni di tutti i verbi irregolari, esempi d’uso;
- 150 esercizi, 10 per ciascuna lezione, per fare un sacco di pratica con tutte le regole;
- un test finale per valutare il tuo progresso nel congiuntivo;
- e delle live per discutere di dubbi e fare esercitazioni collettive, una a metà corso e una a fine corso.
Ogni giorno si sbloccheranno nuovi materiali, così che avrai tutti i giorni un po’ di lavoro da fare. E alla fine avrai fatto grandissimi progressi con il congiuntivo.
Una volta che avrai completato il corso avrai accesso ai materiali per sempre e potrai rivederli quante volte vorrai.
E non sarai solo o sola in questa sfida, perché potrai interagire con un insegnante del team di Podcast Italiano e anche con gli altri studenti all’interno della nostra comunità di Thinkific, un luogo dove potrai fare domande, ricevere chiarimenti ai tuoi dubbi e imparare insieme. La prima edizione si è svolta l’anno scorso ed è piaciuta moltissimo agli studenti, e quindi sono davvero entusiasta di proporre la seconda edizione de Il congiuntivo in 30 giorni.
Quindi se vuoi finalmente padroneggiare il congiuntivo, capire esattamente quando usarlo e quando no, e farlo con sicurezza, questa è la tua occasione.
Per saperne di più vai al link in descrizione o inquadra questo codice QR.
Le iscrizioni chiudono l’8 marzo, quindi fai in fretta!
Alla prossima!
“Spero davvero che il mio italiano migliora” … o “migliori”?
“Se studio e mi impegno, forse non faccio più errori”… o “forse non faccia più errori”?
“Sento che il mio congiuntivo è migliorato”…oppure “sia migliorato”?
Ma in queste frasi serve l’indicativo o il congiuntivo?
Se ti è venuto qualche dubbio, forse hai bisogno di un bel ripasso generale di congiuntivo.
Il congiuntivo è uno degli argomenti che mi chiedete più spesso di affrontare su questo canale, e non è un caso: è uno di quegli argomenti grammaticali che separano uno studente intermedio da uno studente avanzato.
Vedi, il congiuntivo è complesso: è pieno di regole ed eccezioni, ed è facile sbagliarsi. Nel video di oggi, voglio analizzare quattro tipi di errori molto comuni che quasi tutti gli studenti di italiano fanno. E sì, probabilmente, anche tu.
Trascrizione e glossario sul Podcast Italiano Club
Io mi chiamo Davide e questo è Podcast Italiano, un canale per chi impara l’italiano. Attiva i sottotitoli se ne hai bisogno; la trascrizione integrale del video è sul mio sito, podcastitaliano.com. Ho anche preparato un PDF che accompagna il video, e che potrai usare durante la visione. Ah, e questo PDF, ti consiglio di stamparlo, perché contiene un riepilogo degli errori più comuni nell’uso del congiuntivo, con esempi ed esercizi, e quindi può essere anche utile averlo sottomano e vederlo mentee guardi il video. Comunque, ti lascio il link del PDF in descrizione, ma puoi anche scansionare questo comodo codice QR con il tuo telefono. Metti in pausa il video, se vuoi farlo.
Detto questo, cominciamo!
Dicevo: in questo video, passeremo brevemente in rassegna quattro tipi di errori che, probabilmente, fai con il congiuntivo.
- Partiamo dal primo tipo, ovvero gli errori legati ai verbi irregolari. Eh sì, in Italiano, i verbi irregolari al congiuntivo sono, ahinoi, molto numerosi.
Abbiamo alcuni verbi molto frequenti, come:
- essere e avere, che sono cruciali perché li usiamo come ausiliari nella formazione dei tempi composti (come sia andato, o abbia detto, e così via); ecco, il primo fa il congiuntivo in sia, siamo, siate, siano; il secondo in abbia, abbiamo, abbiate, abbiano;
- poi, sono irregolari alcuni verbi in -are, come andare, dare, stare: sono errori comuni forme come andi, dassi, stassi al posto delle forme corrette vada, dessi, e stessi. Tra l’altro, gli ultimi due sono errori che fanno anche gli italiani. Per esempio: “volevo che mi dessi una mano con il lavoro” (e non dassi).
- continuando, sono irregolari i verbi modali, potere, volere, dovere, che al congiuntivo non fanno pota, dova o vola (cose del genere) ma, invece, possa, debba, voglia. Per esempio: “credo che Franco voglia cambiare lavoro”.
- per fare un ultimo esempio, è irregolare il congiuntivo imperfetto di alcuni verbi che seguono la radice latina, come mostra la tabella che ti metto a schermo. Per esempio, “dire” al congiuntivo imperfetto fa “dicessi” perché l’infinito in latino è “dicere” (o “dikere”) in italiano è diventato, invece, “dire”. Ma comunque, questa tabella, la trovi anche nel PDF. Per fare un esempio: “Fabio voleva che facessi il suo lavoro per lui”.
Ah, e sempre nel PDF, troverai anche una serie di esercizi per metterti alla prova con tutte queste forme irregolari.
- Passiamo ora agli errori del secondo tipo: usare l’indicativo quando serve il congiuntivo e viceversa.
Incominciamo dal primo caso, cioè usare l’indicativo quando servirebbe il congiuntivo: facciamo un errore quando usiamo l’indicativo dopo verbi di volontà, dubbio o valutazione, come quando si dice:
- Voglio tanto che Giorgio mi scrive (al posto del corretto mi scriva): volere è un VERBO DI VOLONTÀ, ecco perché serve il congiuntivo.
- Dubito che Giorgio ti pensa (qui, invece, serve pensi): dubitare è un VERBO DI DUBBIO, chiaramente, no? Dubbio, dubitare.
- E poi, il terzo esempio: credo che tu devi dimenticare Giorgio; ecco, qua, serve invece debba, credo che tu debba dimenticare Giorgio. Credere è un VERBO DI VALUTAZIONE.
Nella lingua parlata e informale capita spesso di sentire l’indicativo al posto del congiuntivo: capita un po’ a tutti, ogni tanto, di saltarsi qualche congiuntivo, ok? Ti consiglio, però, di abituarti a usare il congiuntivo quando servirebbe per esprimerti in maniera un pochino più elegante e accurata.
Per quanto riguarda il secondo caso, quindi congiuntivo usato al posto del corretto indicativo, abbiamo i verbi che esprimono certezza, percezione o i cosiddetti “verbi di dire”. Quindi può capitare di dire:
- Sono sicura che Giorgio sia fidanzato (al posto del corretto è: sono sicura che è fidanzato): perché essere sicuro è un’ESPRESSIONE DI CERTEZZA. Anche se nell’italiano di oggi è abbastanza comune sentire il congiuntivo anche dopo espressioni come “essere sicuro”, “essere certo”, quindi non ti sorprendere se senti “sono sicuro che sia”, “sono certo che sia”. Ok? Ci sono casi in cui il congiuntivo oggi si usa persino di più, rispetto alla norma tradizionale.
- Sento che Giorgio non ricambi il tuo interesse (invece del corretto sento che Giorgio non ricambia, all’indicativo). Sentire è un VERBO DI PERCEZIONE.
- E poi: mi hanno detto che anche Giorgio sia interessato a te (qui servirebbe “è interessato a te”). Dire è il VERBO DI “DIRE” per eccellenza. Altri verbi di “dire” sono affermare, dichiarare, sostenere.
- Procediamo con gli errori del terzo tipo, che sono errori che dipendono dalla tua lingua, dall’influenza della tua lingua nativa. Facciamo un paio di esempi per chiarire meglio di cosa si tratta.
In spagnolo l’avverbio quizás vuole il congiuntivo. In italiano, invece, gli avverbi equivalenti forse o magari vogliono l’indicativo. Per questo potrebbe capitarti, se parli spagnolo, di usare un congiuntivo che, in realtà, in italiano, non serve. E quindi:
Oggi Paola è assente, forse (o magari) sia malata.
Ecco, qui, invece, bisogna dire forse (o magari) è malata.
Un altro esempio riguarda la congiunzione quando: in spagnolo cuando riferito a un momento futuro vuole il congiuntivo, no? Per esempio “cuando llegue tu amigo”, ma in italiano no. Si usa “quando arriva il tuo amico” o “quando arriverà il tuo amico”.
Se parli spagnolo o portoghese, o francese, quindi lingue che hanno il congiuntivo, fai attenzione alle differenze di uso tra la tua lingua e l’italiano, perché ogni tanto ci sono delle piccole differenze.
- Concludiamo con gli errori del quarto tipo, che riguardano la concordanza dei tempi verbali.
Per usare bene il congiuntivo è necessario non solo riconoscere quando si usa, ma anche in quale tempo verbale: presente, imperfetto, passato o trapassato?
Per farlo, devi fare attenzione a due aspetti:
- il primo è il tempo del verbo nella frase reggente, che può essere presente (ad esempio, spero) o passato (speravo, ho sperato, avevo sperato, sperai);
- il secondo è la relazione temporale, che può essere anteriorità, contemporaneità, e posteriorità (adesso vediamo cosa vogliono dire) tra l’azione o il fatto espresso dalla frase reggente all’indicativo e quello espresso dalla frase secondaria al congiuntivo. Cioè, in altre parole, si tratta di capire se l’evento della frase secondaria, al congiuntivo, avviene prima, durante o dopo quello raccontato nella frase reggente all’indicativo.
Ok: così, magari, sembra un po’ difficile, un po’ astratto, ma vediamo cinque esempi pratici per capire come avviene la scelta del tempo al congiuntivo:
- Spero (adesso, ora) che il video ti piaccia (ok? Che ti piaccia in questo esatto momento, quindi usiamo il presente del congiuntivo).
- Spero (sempre ora) che il video ti sia piaciuto (quindi ti sia piaciuto in un momento del passato, ok? Prima di adesso. Quindi usiamo il congiuntivo passato).
- Speravo (in un momento passato) che il video ti piacesse (che ti piacesse in quel momento, lo stavi guardando in quel momento; e io, vedendodoti guardare il video, speravo che ti piacesse, che ti stesse piacendo, potremmo anche dire). Ma abbiamo un secondo significato: speravo che il video ti piacesse può anche voler dire che ti piacesse dopo, in un momento successivo. Non lo stavi guardando quando io avevo questa speranza; dopo lo avresti guardato. E io speravo che ti piacesse, quando lo avresti guardato, dopo. Ok?
- In questo caso potremmo anche dire speravo che il video ti sarebbe piaciuto, usando il condizionale composto, e non speravo ti piacerebbe. A proposito, questo è un altro errore, ma con il condizionale. Questo è il cosiddetto futuro nel passato.
- E poi speravo che il video ti fosse piaciuto (ti fosse piaciuto prima di allora, quando lo avevi guardato: lo avevi guardato prima, non sapevo se ti fosse piaciuto o no, io speravo che ti fosse ). Ma in questo caso potremmo anche dire Speravo che il video ti sarebbe piaciuto, usando il condizionale composto.
Ecco, queste cinque frasi rappresentano cinque esempi di cinque diversi tipi di rapporto temporale tra l’evento della frase reggente (quella con il verbo sperare all’indicativo, spero) e quello della frase secondaria (con il verbo piacere al congiuntivo). Comunque, se hai bisogno, metti in pausa il video, dai un’occhiata alla tabella e prendi il tempo che ti serve, ma la trovi comunque nel PDF, insieme ad altri esercizi per metterti alla prova sulla concordanza. Perché è importante fare esercizi su queste cose, purtroppo.
E quindi, degli errori comuni che sento spesso, sono questi:
- Spero che il video ti fosse piaciuto (invece del corretto ti sia piaciuto);
oppure
- Speravo che il video ti piaccia (invece del più corretto piacesse).
Inoltre, ci sono casi particolari. Per esempio, con un verbo al condizionale come vorrei, dobbiamo usare il congiuntivo imperfetto: Vorrei che fossi qui, e non vorrei che tu sia qui. Anche se fossi significa in questo momento, vorrei che tu fossi qui in questo momento.
Un altro errore comunissimo è con il periodo ipotetico, quindi frasi come, mi capita di sentire “se mi piaccia questo video, te lo consiglierò” . È impossibile avere frasi con il SE seguita dal congiuntivo presente. Al massimo, avremo se mi piacesse il video te lo consiglierei, oppure se mi piace il video te lo consiglierò o te lo consiglio. O ancora, se mi fosse piaciuto il video te lo avrei consigliato. Ma è impossibile avere se mi piaccia in un periodo ipotetico. Possiamo avere se mi piaccia solo in un caso come non so se mi piaccia, un’interrogativa indiretta negativa, ma è un caso diverso.
Ora: se, guardando questo video, hai pensato: “no, questi sono errori che io non farei mai”, complimenti! Questo significa che sei un fuoriclasse del congiuntivo.
Ma se, al contrario, ti è capitato di pensare: “beh, questi errori forse li farei….” o “questa regola non la conosco bene” o “forse dovrei lavorare di più a quest’aspetto perché mi sfugge”, allora ho una notizia molto interessante per te…
Perché parte, il 9 di marzo, la seconda edizione della sfida di Podcast Italiano “Il congiuntivo in 30 giorni”: un corso intensivo della durata di un mese per studiare in profondità ogni aspetto di questo modo verbale, che continua a mettere in difficoltà anche gli studenti di livello più avanzato.
La sfida “Il congiuntivo in 30 giorni” contiene:
- 15 video-lezioni, ognuna dedicata a un aspetto chiave del congiuntivo;
- 15 schede riassuntive che contengono spiegazioni grammaticali, tabelle con le coniugazioni di tutti i verbi irregolari, esempi d’uso;
- 150 esercizi, 10 per ciascuna lezione, per fare un sacco di pratica con tutte le regole;
- un test finale per valutare il tuo progresso nel congiuntivo;
- e delle live per discutere di dubbi e fare esercitazioni collettive, una a metà corso e una a fine corso.
Ogni giorno si sbloccheranno nuovi materiali, così che avrai tutti i giorni un po’ di lavoro da fare. E alla fine avrai fatto grandissimi progressi con il congiuntivo.
Una volta che avrai completato il corso avrai accesso ai materiali per sempre e potrai rivederli quante volte vorrai.
E non sarai solo o sola in questa sfida, perché potrai interagire con un insegnante del team di Podcast Italiano e anche con gli altri studenti all’interno della nostra comunità di Thinkific, un luogo dove potrai fare domande, ricevere chiarimenti ai tuoi dubbi e imparare insieme. La prima edizione si è svolta l’anno scorso ed è piaciuta moltissimo agli studenti, e quindi sono davvero entusiasta di proporre la seconda edizione de Il congiuntivo in 30 giorni.
Quindi se vuoi finalmente padroneggiare il congiuntivo, capire esattamente quando usarlo e quando no, e farlo con sicurezza, questa è la tua occasione.
Per saperne di più vai al link in descrizione o inquadra questo codice QR.
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Alla prossima!

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