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Il tempo verbale più INTERESSANTE dell'italiano

June 8, 2022

Trascrizione

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Tra i tempi verbali dell’italiano ce n’è uno che tipicamente i libri di grammatica trascurano: il trapassato prossimo. E sbagliano perché, in realtà, è super interessante. Ciò che a me affascina, in particolare, è che si sta sviluppando un nuovo uso di questo tempo, di cui probabilmente nessuno vi ha mai parlato. Lo vedremo nella seconda parte del video. Ma prima partiamo dall’uso tradizionale di questo tempo.

Ciao amici, benvenuti su Podcast Italiano, il canale per chi impara o ama la lingua italiana. Io sono Davide e ho cambiato casa. Spero vi piaccia il mio nuovo ufficio che per il momento è ancora un po’ vuoto.

Il trapassato prossimo è un tempo composto, che ha quindi due elementi: un verbo ausiliare (essere o avere) e il participio passato. Vediamo alcuni esempi.

(1) Alle 19 l’idraulico aveva già finito il lavoro.

(2) Una settimana fa i miei parenti non erano ancora arrivati.

(3) Quando mi ha chiamato Michela, avevo già mangiato.

(4) Andai in vacanza con quei ragazzi che avevo conosciuto pochi giorni prima.

L’ausiliare è **all’imperfetto, come vedete. Ed è questa l'unica differenza formale con il passato prossimo che ha l’ausiliare al presente. Fin qui ci siamo? Siete svegli? Questo tempo composto esiste in tante lingue europee, solo con nomi un po’ diversi. Noi volevamo essere originali e abbiamo preferito “trapassato prossimo”, ma il funzionamento è analogo. Per capire il trapassato prossimo possiamo considerare tre momenti chiave e metterli in una linea del tempo. Il momento dell’avvenimento, il momento di riferimento e il momento dell’enunciazione. Sembra un po’ complicato… e un po’ lo è, ma non così tanto, seguitemi.

Partiamo da questo esempio:

(3) Quando mi ha chiamato Michela avevo già mangiato.

Abbiamo innanzitutto il momento dell’avvenimento al trapassato prossimo (avevo già mangiato) che è collocato nel passato. E abbiamo poi il momento di riferimento (quando mi ha chiamato Michela) che è anch’esso nel passato ma dopo il momento dell’avvenimento, ed è molto importante questo momento perché è il punto di osservazione da cui guardiamo l’avvenimento che viene prima descritto dal trapassato prossimo, ma adesso ci torniamo. E poi c’è il momento dell’enunciazione che è semplicemente il momento in cui parlo e dico ciò che dico. In tutti questi esempi il momento dell’enunciazione è nel presente, adesso, quindi non ci interessa molto. L’aspetto fondamentale, dunque, è che il movimento dell’avvenimento si aggancia al momento di riferimento. Sono legati.

Vediamo il secondo esempio:

(1) Alle 19 l’idraulico aveva già finito il lavoro.

L’idraulico aveva già finito il lavoro è l’avvenimento, ed è al trapassato prossimo. E il momento di riferimento qui qual è secondo voi? È alle 19, quello **è il momento di riferimento a cui il verbo si aggancia, che è temporalmente successivo. Come vedete in questo esempio il momento di riferimento non è un’intera frase, come nel primo esempio, ma solo quel sintagma alle 19, che tra l’altro non è nemmeno un avvenimento, o un’azione; è solo un’indicazione di tempo. Cioè l’idraulico, in altre parole, ha finito il lavoro prima delle 19; noi stiamo descrivendo qual era lo stato delle cose alle ore 19. Se io fossi arrivato alle ore 19 avrei visto che l’idraulico aveva già finito il lavoro. Quell’avverbio “già” qui è molto importante.

Provate ora a individuare voi il momento dell’avvenimento e di riferimento negli altri due esempi, mettendo in pausa il video. Fatto? Ecco la soluzione.

Una cosa importante da notare è che non è obbligatorio usare il trapassato prossimo ogni volta che abbiamo una serie di avvenimenti consecutivi che sono nel passatoi; possiamo benissimo usare passati prossimi o passati remoti uno dopo l’altro.

(5) Stamattina mi sono vestito, ho fatto colazione, sono uscito, sono andato in banca…

Oppure al passato remoto:

(6) Fabio si iscrisse a medicina, poi cambiò idea e passò a giurisprudenza dove si laureò a pieni voti.

Il motivo reale per cui a volte si usa il trapassato prossimo è portare attenzione sul risultato, sull’effetto che l’avvenimento (al trapassato prossimo) ha al momento di riferimento, cioè al momento di riferimento l’avvenimento indicato dal trapassato prossimo è già passato ma è ancora attuale, è ancora rilevante in qualche modo. Nell’esempio (3) Quando mi ha chiamato Michela avevo già mangiato il risultato è che al momento della chiamata di Michela io ero sazio, non avevo fame. Quella è la conseguenza implicita, l’effetto ancora attuale dell’avvenimento. Potrei aggiungere e quindi non sono andato in pizzeria con lei.  Oppure nell esempio (3) Una settimana fa i miei parenti non erano ancora arrivati. Ecco, il fatto che non fossero arrivati è in qualche modo ancora rilevante al momento di riferimento che è una settimana fa. E potrei aggiungere e dunque quando sei venuto da me non li hai incontrati. Spesso c’è un’implicazione che diventa chiara con il contesto più ampio e ci aiuta a capire perché l’avvenimento del trapassato prossimo è ancora attuale al momento di riferimento. Ci avete capito qualcosa? Non è facilissimo, lo so. Ma vediamo un esempio reale di uso giornalistico:

Solo dopo l’arrivo dei carabinieri abbiamo visto N. sconvolta e abbiamo capito che era successo qualcosa.

Ok, abbiamo visto e abbiamo capito sono il momento di riferimento, nel passato; era successo qualcosa è un avvenimento passato precedente a questi due verbi, ed è il momento dell’avvenimento. Usando trapassato prossimo, era successo qualcosa, sottolineiamo l’effetto e la rilevanza di questo ”qualcosa” al momento di riferimento, in cui abbiamo visto, appunto, questa persona sconvolta. Questo qualcosa era ancora attuale in quel momento; aveva ancora degli effetti, delle conseguenze, tanto che questa persona era sconvolta, quindi gli effetti erano evidenti.

Riassumendo, quando usiamo il trapassato prossimo in maniera tradizionale abbiamo due momenti nel passato: il momento dell’avvenimento (che è quello del trapassato prossimo), che viene prima temporalmente e si aggancia a un momento di riferimento successivo. Il trapassato prossimo focalizza l’attenzione sulle conseguenze e sulla rilevanza che l’avvenimento continua ad avere in un momento di riferimento.

Fiuuu. Siete sopravvissuti? Se siete arrivati fin qui (e sinceramente ne dubito) meritate un grande applauso. Ma continuate a guardare, perché arriva ora la parte per me più interessante del video.

Secondo alcuni studiosi il trapassato prossimo oggi viene usato sempre più spesso in un modo innovativo, senza questo famoso momento di riferimento, senza questo aggancio temporale. Indica solo un momento passato, e basta, slegato da altri momenti. Vediamo un esempio, tratto da un romanzo, in cui abbiamo una scena che avviene in treno:

«Ebbene,» disse il controllore, «un istante, per favore.» Aveva chiamato un altro ferroviere che aveva sfogliato il biglietto. Giovanni guardava davanti a sé restando immobile. «Infine...» disse. Aveva alzato TP-3 una spalla, gli aveva reso il biglietto e se ne era andato.

Sentendo questo estratto viene voglia di cercare un momento di riferimento successivo a cui agganciare tutti questi trapassati prossimi, dargli un senso. Cioè, aveva chiamato, aveva sfogliato, aveva alzato… ok, e poi cos’è successo? Prima di quale momento è avvenuto tutto ciò? Sembrano tutti condurre a un altro momento o avvenimento nel passato, che però non arriva mai. Perché in realtà questi trapassati non indicano degli avvenimenti anteriori, no?, precedenti a un altro momento, ma mandano avanti la storia. Il controllore parla, chiama un altro ferroviere, il quale ****sfoglia il biglietto, dice la sua frase, alza una spalla e gli rende il biglietto: non sono azioni anteriori a un momento di riferimento. Cioè, pensa alla frase (3) Quando mi ha chiamato Michela avevo già mangiato. No, non è la stessa cosa. Mandano avanti la trama. L’autore avrebbe potuto usare tranquillamente il passato remoto (chiamò, sfogliò, alzò, rese) che è il tempo tipico della narrazione in letteratura, ma per qualche motivo ha usato il trapassato prossimo in questo modo innovativo.

Facciamo un altro esempio letterario:

A quell’epoca, verso i quindici o sedici anni, che mi piacevano i cimiteri e le storie di cimiteri, io una volta stavo parlando con Sandro Magni, e lui mi aveva raccontato che verso il 1930 a Magreta c’era stato uno che era in giro di notte con tre amici [...]

Anche qui è evidente che mi aveva raccontato non può essere precedente a una volta stavo parlando con Sandro Magni. Cioè, il racconto di questo Sandro Magni avviene durante la loro conversazione, non prima della conversazione. Non avrebbe senso. Però l’autore scrive aveva raccontato, con un trapassato prossimo, che non si aggancia a nulla, apparentemente.

Il secondo trapassato prossimo invece è tradizionale, perché descrive un avvenimento accaduto effettivamente prima, no?, della conversazione: “C’era stato (prima della conversazione) uno che…”  ecc. ecc. Questo ci mostra che l’uso innovativo convive con l’uso tradizionale, che ovviamente esiste ancora.

Vediamo ora un esempio giornalistico:

Era il 5 giugno del 2012. Il maresciallo V.F. e il carabiniere scelto M.A. avevano notato la presenza di uno spacciatore dalle parti di via Labicana. [...] Quando i militari si erano avvicinati al sospettato l’uomo era andato su tutte le furie e così dopo averli minacciati aveva iniziato a colpirli con calci e pugni. [...] Dopo l’arresto, i militari avevano scoperto che i loro sospetti erano esatti.

L’articolo è tutto così, l’ho accorciato adesso perché se no vi annoiate, però tutti questi trapassati prossimi creano l’attesa di un evento principale, di un momento di riferimento a cui agganciarsi, come se fosse una preparazione per qualcosa, per un fatto, per un avvenimento che però non arriva mai. Anche qui l’autore avrebbe potuto optare per dei passati remoti (o al limite dei passati prossimi): Il maresciallo notò, quando i militari si avvicinarono, l’uomo andò, iniziò a colpirli, ecc. Ma non l’ha fatto, preferendo questo particolare uso del trapassato prossimo. Per non rendere questo video più lungo e palloso di quanto già non lo sia mi fermo qui con gli esempi; tuttavia chi fosse interessato può dare un’occhiata agli studi di due linguisti che vi metto in descrizione. Entrambi i linguisti, tra l’altro, pur analizzando l’uso in testi scritti, ipotizzano che derivi dalla lingua orale.

Io ho fatto una mini-ricerca tra i messaggi nelle mie chat (senza pretese di fare uno studio scientifico) e ho trovato un sacco di messaggi scritti da me o altre persone che contengono dei trapassati prossimi usati in questo modo apparentemente:

Noi eravamo andati in questo posto, vero?

Noi avevamo fatto così per il nostro appartamento.

C’eravamo andati con Francesco.

Ecco, in tutti questi e molti altri esempi (sì, sono un po’ fuori contesto, non vi posso mettere tutta la conversazione) il trapassato prossimo non viene prima di un altro momento nel passato, non si aggancia a un altro momento individuabile all’interno della conversazione. Cioè, sembra essere proprio l’uso di cui parlano i linguisti. E aneddoticamente posso dirvi che da quando ho letto per la prima volta di questo fenomeno tempo fa (“da quando avevo letto”?) ho iniziato a farci caso sempre più e mi sembra che sia molto comune nell’italiano parlato. Ma ditemi, voi l’avete mai notato? Mi interessa, scrivetemi. In tutte queste frasi si sarebbe potuto optare per un passato prossimo, o al limite un passato remoto, che però nell’italiano parlato di molte regioni d’Italia è usato sempre meno; qui al nord non si usa quasi mai.

L'emergenza di questo uso innovativo del trapassato prossimo potrebbe proprio essere legata al declino del passato remoto, per sopperire al suo regresso. Al mio orecchio il nuovo trapassato prossimo sembra mettere una maggiore distanza tra il presente e il momento dell’avvenimento, più di quanta ne metterebbe un passato prossimo.

Cosa abbiamo fatto a Parigi?

— sembra che ci siamo andati da poco

Cosa avevamo fatto a Parigi?

— sembra un avvenimento più lontano.

Tradizionalmente si sarebbe detto:

Cosa facemmo a Parigi?

— che però oggi in molte parti si usa poco e sembra un po’ formale. In realtà questo nuovo uso del trapassato prossimo si inserisce in un più grande mutamento dei tempi verbali dell’italiano che riguarda sia il passato remoto (che sta sparendo), sia il passato prossimo (che negli ultimi decenni invece ha iniziato a usarsi sempre di più). Ma l’argomento è piuttosto complesso e ho deciso di fermarmi qui per questo video per la vostra gioia. Ma se vi interessa posso approfondire questi cambiamenti in un prossimo video. Scrivete se v’interessa sapere come stanno cambiando i tempi italiani. Ditemi se avevate mai notato questo fenomeno. Se avevate mai notato, questo è “prima di questo video” si intende, momento di riferimento “questo video”. So per esperienza che alcuni studenti rimangono un po’ perplessi quando s’imbattono in trapassati prossimi che non corrispondono alle spiegazioni tradizionali, quelli che danno i libri di grammatica. Ma comunque, io ringrazio come sempre i membri del club che vedete scorrere qui ai lati e sostengono questo progetto e hanno accesso a un sacco di contenuti esclusivi: un podcast esclusivo, trascrizioni di questi video, analisi di testi di canzoni italiane, dirette, episodi esclusivi del podcast, un sacco di roba esclusiva. È un posto esclusivo, andatelo a ved… a visitare se non volete essere esclusi dall’esclusività.

Trascrizione con glossario delle parole difficili

Episodio di Tre Parole, podcast esclusivo di approfondimento

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