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L'italiano ha DERUBATO il latino! 😱

April 16, 2021

Trascrizione

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Come sappiamo l’italiano ama prendere in prestito parole inglesi: weekend, lockdown, location.

Prima dell’inglese andava di moda il francese, da cui l’italiano ha preso parole come routine, cliché, charme.

Ma c’è un’altra lingua a cui l’italiano nel corso della sua storia ha rubato (o da cui ha…preso in prestito) migliaia di parole, molte di più che dal francese ed all’inglese.

E noi parlanti nemmeno ce ne rendiamo conto.

Trascrizione PDF con glossario audio isolato (PI Club)

Questa lingua è il latino.

“Davide, ma che significa che l’italiano ha rubato parole al latino, non sai che l’italiano viene dal latino”? Lo so, lasciatemi spiegare.

Sì, l’italiano viene dal latino.

O meglio, continua il latino, è di fatto un tipo di latino moderno.

Quindi il lessico dell’italiano è un’evoluzione o continuazione diretta del lessico del latino, vero? Ehm… sì e no.

Oggi esploreremo il legame tra il lessico dell’italiano e il lessico del latino.

Preparatevi perché il video di oggi è un video per nerd.

Benvenuti su Podcast Italiano.

Io mi chiamo Davide e questo è un progetto per chi impara o ama la lingua italiana.

Vi ricordo che sestate imparando l’italiano con i miei video, potrete avere accesso a vari bonus, come la trascrizione con il glossario delle parole difficili e un podcast esclusivo, entrando a far parte del mio Club.

Se sei interessato trovi il link qui.

Bene.

Nel lessico dell’italiano ci sono due grandi categorie di parole che derivano dal latino.

Parole popolari e parole colte.

Parole popolari Le parole popolari (o “ereditarie”) sono quei vocaboli che fin dai tempi dei romani i parlanti hanno continuato a usare tutti i giorni nella lingua parlata e hanno continuato a usare anche dopo la caduta dell’impero romano.

Queste parole sono entrate nelle varie lingue romanze e, in alcuni casi, sono arrivate fino ai giorni nostri, tramandate di generazione in generazione, di padre in figlio; in alcuni casi hanno smesso di essere usate.

Ma il punto è che c’è una tradizione diretta che le lega alle parole latine che venivano fuori dalla bocca dai romani.

Facciamo qualche esempio:: Da MĀTRE(M) “madre”, da PĂTRE(M) abbiamo “padre”, da homō “uomo”, daūnu(m), duo, trēs, uno, due, tre.

Queste parole nello specifico non sono cambiate molto, ma ci sono parole popolari che sono cambiate un po’ di più, come OCULU(M) che è diventato “occhio”, “AURICULA(M)” che è diventato “orecchia” (oggi preferiamo “orecchio”, al maschile), FRĪGIDU(M) >freddo, VETULUS -> VECCHIO.

In questi esempi, vedete, i cambiamenti sono un pochino più evidenti.

Le lingue e le parole, infatti, se vengono usate cambiano, è la loro natura.

Lentamente, chiaro, non dall’oggi al domani.

Come una una montagna esposta agli elementi della natura che dopo secoli o millenni viene erosa dal vento e dalla pioggia e cambia fisionomia.

Ma, attenzione, i cambiamenti non sono casuali: le parole ereditarie o popolari sono cambiate secondo precisi meccanismi di cambiamento fonetico che i linguisti hanno studiato e conoscono molto bene.

Per fare un esempio: così come da OCULUM otteniamo OCCHIO, da CIRCULUM otteniamo CERCHIO e da SPECULUM specchio.

Vedete il pattern (e scusate la parola inglese)? C’è una legge governa questi cambiamenti.

Parole colte Poi ci sono le parole colte o dotte, chiamate anche “latinismi” o “cultismi”.

Quelle parole che sono state prese artificialmente dal latino, vocaboli che le persone normali (contadini, artigiani… non so che lavoro facevano nel medioevo), insomma, le persone normali, analfabete non usavano più, ma che qualche persona colta, che sapeva leggere e scrivere ha recuperato dai libri in latino (che era la lingua degli intellettuali, vi ricordo) e ha inserito nella lingua italiana scritta.

Vocaboli che erano rimasti congelati nei libri e nelle biblioteche venivano resuscitati e usati per arricchire la giovane lingua italiana.

A differenza delle parole popolari, però, che nella maggior parte dei casi sono cambiate, a volte anche tanto (OCULUM – occhio, FRIGIDUM – freddo, ecc), le parole colte sono molto più simili al modello originale latino.

Per esempio: Dal latino problēma (che derivava a sua volta dal greco próblēma) abbiamo l’italiano “problema”.

Da “Modu(m)” “modo”.

Da “CIBU(M)” “cibo”.

E perché sono così simili? Perché, come ho detto, sono parole scongelate dai libri (“oh, un vocabolario di lingua latina!”) e inserite in italiano con minimi adattamenti diforma (per esempio la O finale del maschile, ciBO, e non ciBUM, perché initaliano non si dice “cibuM”).

Se queste parole fossero state realmente usate dai parlanti per secoli, giorno dopo giorno, sarebbero state esposte a quei cambiamenti fonetici di cui vi parlavo e oggi suonerebbero in modo diverso.

Per esempio, se la parola CIBU(M) fosse stata usata dai contadini e dagli artigiani, i linguisti sono piuttosto sicuri che si pronuncerebbe “cevo” e non “cibo”; come il latino bibō è diventato “bevo” ( “bevo un bicchiere d’acqua”): la i breve latina ha come risultato una é aperta in italiano e la “b” tra due vocali una “v”.

O ancora: da “modu(m)” avremmo avuto “muodo”, con un dittongamento, come da BONU(M; “buono”, da “sonum” “suono”, da “NOVU(M)” “nuovo”.

Queste sono tutte parole popolari, infatti, che sono cambiate in maniera prevedibile, secondo questi meccanismi.

Quindi, il fatto che parole come “cibo” o “modo” non siano cambiate molto e siano ci fa capire che non sono parole popolari, esposte all’erosione della lingua parlata, ma a latinismi presi direttamente dai libri.

Non c’è la parola “problema” in italiano? Beh, che… problema c’è? Prendila dal latino e ora “problema”, magicamente, diventa una parola italiana.

Problema risolto.

I latinismi a volte sono parole davvero comuni come “pensare”, “grazie”, “numero”, “tipo”, “senso”, “storia”, “ultimo”, “esempio”.

Forse il latinismo più sorprendente è - preparatevi - “italia”.

Sì! Perché se la parola “Italia” (che in latino era… Italia) - se “Italia” fosse stata una parola realmente usata nella lingua di tutti i giorni, la sua pronuncia in italiano sarebbe *Itaglia oppure *Taglia; un po’ come “foglia” deriva da “FOLIA(M)” o “figlio” da fīliu(m).

Vedete, si tratta di cambiamenti fonetici prevedibili.

Quindi il fatto che “Italia” sia rimasto “Italia”, con LJA ci fa capire che è una parola recuperata dai libri e non usata dalle persone comuni.

L’italiano ha sempre amato rubare parole dal latino per arricchire il suo lessico, in tutta la sua storia: dalle origini, passando per il rinascimento e nei secoli più recenti anche, moltissimo.

Il latino è sempre stato una miniera da cui prelevare parole e tra l’altro ciò si poteva fare agevolmente perché la pronuncia del latino e del fiorentino, futuro italiano, erano tutto sommato abbastanza simili.

Molto più simili, per esempio, che latino e francese oppure latino e lingue del nord Italia.

Ma quante sono le parole latine in italiano? Beh, dipende da cosa intendiamo con parole “latine”.

Perché la maggior parte delle parole italiane, in realtà, deriva da altre parole italiane già esistenti nel vocabolario.

Si chiamano “formazioni interne”: da “occhio” otteniamo “occhiale”, “occhiata”, “occhiolino”.

Ma non divaghiamo, quante sono le parole che derivano direttamente da vocaboli latini, senza passaggi intermedi e formazioni intermedie? Secondo i dati del vocabolario GRADIT (grande vocabolario italiano dell’uso) non sono così tante, solamente 35.

000 su 250.

000 circa, ovvero il 14%; ma questo perché, come ho detto, tantissime parole nascono dentro all’italiano.

Di queste 35.

000, le parole popolari, sono solamente il 14%, 4.

500 circa.

Poche, tutto sommato.

Ciò significa che i latinismi, le parole colte , sono molte di più: oltre 30.

000, l’86%.

Bisogna però dire anche che quelle 4500 parole popolari derivate direttamente dal latino, attraverso un’eredità popolare, una tradizione diretta, costituiscono il nucleo fondamentale del lessico italiano, più della metà del cosiddetto vocabolario di base (cioè le 7000 parole più comuni) sono parole derivate direttamente dal latino.

Allotropi Quindi, parole popolari e parole colte.

Vi voglio ancora parlare di un fenomeno interessante.

In alcuni casi la stessa parola latina ha originato due parole: una popolare e una colta.

Vezzo, vizio La parola VITIU(M), che in latino voleva dire “difetto” o “imperfezione” ha generato popolarmente “vezzo”, che si usa ancora oggi con il significato di“ peculiarità”, “stranezza”, “bizzarria”, “capriccio”.

Per esempio “la ragazzina aveva il vezzo di toccarsi i capelli quando parlava”, che non ha per forza un significato negativo, in realtà; da “vezzo” tra l’altro deriva “vezzeggiativo”.

Sapete cos’è un suffisso vezzeggiativo? È quello che dà a una parola una connotazione affettiva; gatto -> gattino, caldo -> calduccio, ecco questi sono vezzeggiativi, che spesso corrispondono a diminutivi.

La parola “VITIU(M)”è poi stata ripresa dagli scrittori già nel Duecento ed è diventata una parola che oggi è molto comune, sicuramente più di “vezzo”, ovvero “vizio”.

Un “vizio” è sempre qualcosa di negativo; il vizio del fumo, il vizio dell’alcol; un bambino può essere viziato.

Insomma, un vizio in italiano è una cattiva abitudine, qualcosa di negativo; un vezzo invece non per forza, è più un’abitudine bizzarra,; ma entrambe derivano da “VITIU(M)”.

Vedete tra l’altro che la parola popolare in questo caso in realtà è la parola più rara, più, se vogliamo letteraria, quindi “parola popolare” non significa per forza parola, come dire, colloquiale o informale.

Così come ci sono tante parole colte che sono comunissime in italiano, come “problema”.

Stagione, stazione Prendiamo il latino STATIŌNE(M), che significava o “l’atto di stare fermo”, oppure “sosta”, “fermata”, dal verbo latino stāre (e anche italiano, tra l’altro).

Il suo discendente popolare è “stagione”.

Le stagioni, la primavera, l’estate, ecco.

Una “stagione” può anche essere un periodo di tempo, come la stagione della vendemmia.

La parola STATIŌNE(M)è stata poi recuperata in versione “colta” nella forma “stazione”, quindi la stazione dei treni o della metro.

Parola popolare, parola colta.

Ed è questo il motivo per cui abbiamo “stagione” e “stazione”.

Giorno, diurno Ma come si diceva “giorno” in latino? Si diceva DIES, che ha generato il nostro “dì” (che usiamo in “buondì”, un’alternativa simpatica di “buongiorno”).

In spagnolo e portoghese si dice “dia”.

In latino da DIES derivava l’aggettivo DIURNU(M), cioè “giornaliero” o “relativo al giorno”, che si usava in una locuzione come TEMPUS DIURNUM (cioè “tempo del giorno”).

TEMPUS è sparito ed è rimasto “DIURNUM”.

[diuɾnu] > [djuɾnu]> [dʲuɾnu] > [d͡ʒuɾnu] > [d͡ʒoɾno] “Diurno” invece è rientrato dalla finestra, come diciamo in italiano, sotto forma di parola colta, l’aggettivo “diurno”, che è il contrario di “notturno”.

Le ore “diurne” sono quindi le ore del giorno.

Quindi abbiamo la coppia “giorno” e “diurno” Cerchio / circolo Un’altra parola latina era “CIRCULUM”, diminutivo di CIRCUS (da cui il nostro “circo”).

CIRCULUM significava “cerchio”.

“Cerchio” è lo sviluppo popolare, naturale di “circulum”; come OCULUS “occhio”, MACULA(M) >macchia.

“Circolo” invece è la parola scongelata dal freezer (cioè i libri) che oggi usiamo soprattutto nel senso di “associazione di persone” o in espressioni come “circolo vizioso”.

Questi doppioni si chiamano “allotropi”; “allotropo” è un termine che viene dalla chimica, in cui indica un elemento che esiste in forme diverse, ma non chiedete a me, io non so niente di chimica.

Di allotropi linguistici ce ne sono tanti in italiano.

Vi faccio qualche altro esempio veloce, dandovi prima il risultato popolare e poi quello colto.

Siete pronti? fermare e firmare, mezzo e medio, ricoverare e recuperare, impiegare e implicare, attimo e atomo, agosto e augusto, vescovo e episcopo, angoscia e angustia, cosa e causa, grotta e cripta, coppia e copula, fievole e flebile, netto e nitido, pensare e pesare… e tantissimi altri.

Ah, di una coppia vi ho parlato in un altro video: costume e consuetudine.

Vi ricordate cosa ho detto in quel video? Ditemi, conoscevate questa peculiarità dell’italiano, questa, come dire, tendenza a rubare parole dal latino? Ditemi anche se queste parole sono presenti nelle vostre lingue, in che forma sono presenti nelle vostre lingue.

E ditemi anche se nelle vostre lingue ci sono tante parole che vengono dal latino.

Inoltre, se vi piacciono questi video “nerd” sulla storia dell’italiano fatemi sapere, o seno, se preferite altri video, fatemi comunque sapere.

Mi interessa sapere quali tipi di video vi piacciono.

Io vi ringrazio per aver visto questo video, ringrazio come sempre tutti i membri del Podcast Italiano Club, che sostengono questo progetto e ottengono contenuti esclusivi: per $3 al mese avete la trascrizione di tutti i miei video, come ho detto prima; per $6 dollari, invece, avrete accesso anche a un podcast esclusivo di approfondimento.

Quindi farò un podcast di approfondimento anche di questo video, quindi se vi interessa andate a dare un’occhiata al club.

Bene, grazie ancora per la visione, spero vi sia piaciuto il video e ci sentiamo presto.

Ciao ciao!

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