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Gli ANGLICISMI stanno deturpando l'italiano?

June 3, 2021

Trascrizione

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Mario Draghi: Per chi svolge attività che non consentono lo “smart working” sarà riconosciuto l’accesso ai congedi parentali straordinari o al contributo “baby sitting”

- Chissà perché dobbiamo usare sempre queste parole inglesi, questo la scorsa settimana vi ho mostrato come l’inglese viene usato nella mia città; oggi voglio sviluppare un discorso più generale sugli anglicismi-

Trascrizione PDF con glossario audio isolato (PI Club)

- Vi avverto: NON sono un linguista, non sono uno studioso, non sono nemmeno un esperto in materia; detto ciò, ho letto un po’ di cose sull’argomento e vorrei condividere con voi la mia opinione

- Un’opinione che, tra l’altro, nel tempo è cambiata

- Benvenuti su Podcast Italiano, io mi chiamo Davide, insegno l’italiano agli stranieri, ma ogni tanto faccio video che potrebbero incuriosire anche i madrelingua, come, forse, questo

- A chi impara l’italiano con i miei video ricordo che nel mio Club su Patreon troverete la trascrizione con il lessico difficile spiegato e tradotto, la versione audio di questo e di tutti i miei video e un podcast esclusivo che ha già più di 70 episodi

- Partiamo dalla terminologia

- Gli anglicismi (o anglismi) sono una categoria di forestierismi, ovvero parole straniere (“forestiere”) impiegate in italiano; si parla anche di “prestiti”, termine che a me non piace perché il prestito nella vita reale implica una restituzione, mentre le parole straniere non vengono restituite e nemmeno tolte alla lingua da cui si prendono

- Bene, consideriamo queste parole: giungla, bistecca, elfo, drone, sceriffo, folclore

- Secondo voi, da dove provengono? Dall’inglese! Ma… hanno qualcosa di strano, no? Non sembrano inglesi, sono indistinguibili da parole italiane, perché le abbiamo adattate

- Da “sheriff” abbiamo creato “sceriffo”, da “drone” “drone”(detto all’italiana), da “beef steak”, “bistecca”

- Facciamo altri esempi

- Secondo voi, da dove vengono le parole “parlare”,“mangiare”, “svegliarsi”, “formaggio”, “giardino”, “sembrare”, “viaggio”?Qualche idea? Vengono dal francese (e dal provenzale)! Sono dei francesismi

- O ancora: “grandioso”, “gustoso”, “appartamento”, “regalo”, “imbarazzante”, “compleanno”, questi sono ispanismi

- Le parole straniere si adattavano alle regole della nostra lingua

- Il lessico dell’italiano è stato molto influenzato dalle lingue straniere, ma ha sempre adattato i forestierismi

- Oggi non adattiamo più

- Non parliamo di “smartofono” o di “sporte”

- La sola idea di adattare forestierismi verrebbe ridicolizzata da molti

- Lo spagnolo peraltro lo fa ancora, ma questa è un’altra storia

- Un altro meccanismo è la traduzione, per esempio attraverso calchi come “Grattacielo” da “skyscraper” e “datore di lavoro” daarbeitsgeber in tedesco, cioè traduzioni basate sul modello originale

- Questi si chiamano calchi strutturali

- Si possono anche dare nuovi significati a parole già esistenti, come “forma” che ha assunto il significato di “forma fisica”, “essere in forma”, per influenza dell’inglese “to be in shape”, oppure “realizzare”, che da tempo si usa per dire “rendersi conto”

- “Ho realizzato che…” ecc

- Questi sono calchi semantici, riguardano il significato

- Infine si può tradurre il forestierismo con parole già esistenti, quindi “bilancio” al posto di “budget”

- E che si fa oggi? Tutte queste strategie si adottano ancora(a parte l’adattamento, quello non ci piace più, per qualche motivo); tuttavia sempre più spesso preferiamo tenerci le parole in inglese (e dall’inglese derivano quasi tutti i forestierismi oggi): touch screen, mouse, lockdown, contactless, gli esempi sarebbero così tanti che c’è l’imbarazzo della scelta

- Ci ritroviamo quindi con una miriade di “anglicismi non adattati” o “anglicismi crudi”, o ancora “prestiti integrali” Questo fenomeno è esploso nel secolo scorso, soprattutto dopo la seconda guerra mondiale, e continua ad accelerare

- Alcuni termini sono entrati nell’uso ormai da tempo (come self-service, weekend, computer); altri si sono diffusi di recente (come lockdown, caregiver, cashback)

- Secondo i calcoli di Antonio Zoppetti (che si occupa di queste cose da molti anni) gli anglicismi” non adattati nel dizionario Devoto-Oli nel 1990 erano 1700

- Nel 2017 questo numero è salito fino a 3400

- Passati tre anni, nel 2020, erano 4000

- La progressione sembra esponenziale

- Un altro dato significativo: tra le parole nuove nate negli anni Quaranta e Cinquanta gli anglicismi crudi  erano il 3,6%; nel nuovo millennio il 50%

- Ossia: una parola nuova su due che entra nel dizionario è un anglicismo non adattato

- È evidente che la nostra lingua si sta progressivamente anglicizzando; che ci piaccia o no (o che non ce ne freghi assolutamente niente) questo è un dato di fatto

- Ora non mi dilungherò sulle statistiche; se vi interessano leggete il  blog di Antonio e le sue analisi dettagliate

- Affrontiamo ora due questioni: 1) perché questo succede? e2) perché è un problema? Perché succede? L’inglese, come sanno anche i muri, è lalingua più influente del pianeta a livello economico, politico, culturale, ecc

- È la cosa più simile che abbiamo a una lingua franca mondiale e di conseguenza esercita influenza su un po’  tutte le lingue del mondo

-  Non è solo l’italiano a subirla e adottare parole inglesi: un po’ tutte le principali lingue del mondo lo fanno

- Tuttavia, l’italiano lo fa in maniera compulsiva, molto più di  lingue sorelle come il francese e lo spagnolo

- Ma perché? 1) Il prestigio percepito

- Se gli Stati Uniti sono la patria della modernità agli anglicismi viene associata la stessa qualità: non a caso, oltre ad adottare parole inglesi per concetti moderni, molto spesso le impieghiamo anche per sostituire parole tradizionali (come “make-up” che sostituisce trucco, “fashion” al posto di “moda”, “device” per “dispositivo”)

- Le parole inglesi vengono percepite come più moderne, prestigiose, alla moda, al passo coi tempi

- Più “fighe”

- Il marketing lo sa bene; pensiamo all’impresa ferroviaria Italo che ha sostituito il vecchio “controllore” o “capotreno” con train manager

- “La mia mansione Italo è train manager”

- 2) A voler pensar male potrebbe esserci anche un’intenzione malevola --specie nella politica-- ovvero quella di camuffare la realtà, nasconderla dietro a un termine esotico

- La politica lo fa comunemente, parlando di jobs act, di spending review, di flat tax al posto di “riforma del lavoro”, “revisione della spesa” e “aliquota unica”

- L’inglese aiuta a occultare il significato reale delle cose e questo potrebbe essere un effetto desiderato

3) Va detto che in genere  gli anglicismi sono più concisi delle parole italiane

- “Bail-in” è più veloce di “salvataggio interno”, “dresscode” è più breve di “codice di abbigliamento”, e così via

- Preferire parole brevi potrebbe rispondere alla logica del “principio di economia linguistica”, di parlare con il minimo sforzo

- Ora, l’inglese non è sempre più sintetico dell’italiano:per esempio “equivoco” è più veloce di “misunderstanding” (che comunque oggi sidice)

- “Oggi poca gente in piazza…” “In realtà credo ci sia stato proprio un misunderstanding”

- Ma tendenzialmente sì, le parole inglesi sono più corte(non che questo ne giustifichi necessariamente l’uso, che in Spagna e in Francia è comunque molto più limitato)

- 4) Gli anglicismi in italiano spesso assumono una connotazione più precisa di quella che hanno in inglese

- “Provider” per noi non è un “fornitore” qualunque, ma solo un fornitore di internet

- “Green” non vuol dire “verde” in tutti i sensi

- I “social (network)” non sono “reti sociali” in senso sociologico, ma reti sociali su internet”

- Ora, nulla ci impedirebbe di usare “verde” nell’accezione di “ecologico” o “reti sociali” per indicare Facebook e Instagram (come si fain francese e in spagnolo)

- [In spagnolo]: Parleremo di come usare generare risultati con le “reti sociali”

- [In francese]: Oggi parleremo di “reti sociali”

- In italiano c’è questa dinamica: preferiamo un termine univoco in inglese a termini italiani che hanno magari vari significati

- 5) Ora però lasciatemi essere critico verso gli italiani, perchésiamo pigri, questo è innegabile

- Siamo anche poco creativi e forse anche un po’provinciali, nel nostro uso dell’inglese

- Ammettiamolo

- L’abbiamo visto nella pandemia: lockdown, droplet,spillover, HUB vaccinale, wet market, caregiver

- Tutte parole che abbiamo passivamente accolto, senza nemmeno chiederci se potevano essere tradotte

- Questa pigrizia va imputata in primo luogo a chi più di altri influenza, modella, crea la lingua, ovvero il mondo dell’informazione e della politica

- [Luca Zaia, presidente della Regione Veneto: I “cargiver”,cioè coloro che fanno da autisti, fra virgolette, “cargiver”, no?] Sono proprio i giornalisti, i comunicatori dell’informazione e i politici i primi ad adottare passivamente termini in inglese e a diffonderli

- Hanno più responsabilità loro del cittadino comune, che silimita a ripetere ciò che sente

- 6) Questo atteggiamento è dovuto almeno in parte all’assenzadi un organo regolatore

- Sì, c’è l’Accademia della Crusca, ma non ha un ruolo normativo; si limita a studiare la lingua, descrivere l’uso dei parlanti e offrire consulenze

- Tutto importantissimo, ma è un ruolo ben più limitato di quello dell’Académie Francaise o della Real Academia Española, che hanno molto più potere normativo e molta più influenza sull’informazione e sulla politica e riescono per questo a limitare l’ingresso di anglicismi

- Questa cosa si potrebbe cambiare, volendo

- Si potrebbero dare agli accademici poteri normativi

- D’altra parte, chi può essere più competente in questioni di lingua di chi la lingua la studia di lavoro? E perché, poi, un linguista in Italia dovrebbe limitarsi a osservare e non potrebbe, ogni tanto, intervenire(senza fare repressioni ridicole di stampo fascista, per carità)? Il problema, secondo me, è proprio questo, il precedente storico del fascismo, quando i forestierismi venivano combattuti con una violenza cieca

- È un precedente scomodo che imbarazza i linguisti e li porta a non prendere posizioni forti

- Ma, come spiega bene Zoppetti (e non solo lui), adottare UNA politica linguistica non significa adottare QUELLA politica linguistica, non significa adottare provvedimenti esterofobi, nazionalisti e repressivi

- Bisogna però scrollarsi di dosso i fantasmi di questo passato fascista

- Va anche detto, che molti illustri linguisti in passato hanno  sminuito la questione, sostenendo che gli anglicismi in italiano non fossero un problema, bensì un fenomeno marginale; molti di loro col tempo si sono ricreduti e hanno iniziato a preoccuparsi un po’

- Ma al di là della preoccupazione finora non si è fatto molto di concreto

- L’Accademia della Crusca ha un gruppo di monitoraggio dei nuovi anglicismi, il Gruppo Incipit, che in sei anni ha pubblicato… 15 comunicati

- Perché è un problema? A questo punto alcuni (soprattutto italiani, sospetto) potrebbero chiedersi: ma perché è un problema e perché, ame, dovrebbe fregarmene qualcosa?  1) Partiamo da qui

- In Italia tanti non parlano bene l’inglese, soprattutto gli anziani, ma non solo

- Usare termini come smart working, jobs act, recovery fund,bail-in, bail-out significa confondere persone che hanno, dopo tutto, il diritto di non conoscere l’inglese ma comunque capire il mondo circostante

- Non nego che conoscere l’inglese sia importantissimo, ritengo però sbagliato e immorale obbligare tutti a conoscerlo per capire le notizie o addirittura le leggi e le comunicazioni pubbliche

- Che sono in italiano! Preferire termini in italiano rende la comunicazione più chiara

- “Centro vaccinale” è chiaro a tutti, “hub vaccinale” confonde qualcuno

- Non tradurre significa escludere tante persone dalla piena comprensione della realtà

- 2) Gli anglicismi integrali rimangono dei corpi estranei in italiano

- Senza entrare in spiegazioni tecniche, si comportano in modo diverso da parole italiane

- Per fare un esempio: l’italiano tradizionalmente non ha combinazioni di consonanti come /rtn/  (in partner), /ktl/ (incontactless), /ptʃ/ e /pʃ/ (in  stepchild adoption) e via dicendo

- [Parlamentari italiani che provano a pronunciare “stepchild adoption”] In passato queste stranezze si risolvevano adattando le parole e rendendole più naturali da pronunciare “per le bocche italiane”, quindi “beef steak” diventa “bistecca”

- Ora, è divertentissimo sfottere i politici, ma bisogna anche capire che se così tanti parlanti fanno fatica a pronunciare parole inglesi un motivo c’è e non è solo l’ignoranza dell’inglese: l’italiano non è l’inglese, ha meccanismi e restrizioni diverse

- E anche se le combinazioni di consonanti inusuali non ci danno fastidio pronunceremo comunque queste parole all’italiana (non diciamo “contactless”[all’inglese], sarebbe pretenzioso)

- Facciamo comunque un minimo adattamento nella pronuncia

- Ma allora per dirle, “contactless”, “nouau”, “ab”all’italiana, non è meglio dire “senza contatto”, “competenze”, “centro”? Non è più semplice e anche più bello foneticamente? La lingua italiana viene considerata bella un po’ in tutto il mondo proprio per il suo suono e, benché la nozione di “bello” non sia scientifica, perché non cercare di preservare, per quanto possibile, la sua natura fonetica, tanto apprezzata all’estero? E non dimentichiamoci della morfologia: gli anglicismi finiscono spesso per consonante e di solito non si declinano al plurale

- Non diciamo “smartphones ”, sarebbe, anche qui, pretenzioso

-  E quindi anche da questo punto di vista rimangono dei corpi estranei, non ben integrati

- Poi c’è l’ortografia: l’italiano, lo sappiamo, si pronuncia tendenzialmente come si scrive; aggiungere centinaia di termini in inglese significa inserire in italiano le stesse irregolarità dell’inglese, che tanto ci danno fastidio quando dobbiamo impararle, tipo “DRIVE THROUGH”

- Ma

- cioè, perché? 3) Rischiamo di rendere obsolete tante parole italiane

- Ora, è normale che le parole entrino ed escano dal lessico, avviene continuamente in una lingua: tuttavia quello che sta succedendo oggi è senza precedenti in italiano, ed è lecito domandarsi se vogliamo che ad entrare siano soprattutto anglicismi crudi e ad uscire, quasi sempre, parole italiane

- Perché è inevitabile che ciò avrà un impatto forte sul lessico dell’italiano

- Accettiamo il fatto che tra 50 anni il lessico dell’italiano sarà fortemente anglicizzato (più di oggi)? Lo vogliamo? Ci sta bene che l’italiano di oggi o di qualche secolo fa diventi rapidamente incomprensibile e distante? Non è una domanda retorica, chiediamocelo

- È vero che le lingue cambiano, ma siamo anche noi parlanti che “plasmiamo” la lingua con le nostre scelte

- Mi preoccupa questa percezione che sta emergendo, secondo me, nelle persone, per cui l’italiano sa di vecchio, tradizionale, vetusto, qualcosa che non può essere usato per parlare della modernità

- Perché “bike sharing” e non “bici condivise?” Così si rafforza l’idea per cui l’italiano non sarebbe adatto alla modernità, che ovviamente è una baggianata

- Di nuovo, guardiamo Francia e Spagna

- Ci sono settori che sono completamente anglicizzati (da noi), come l’informatica e la tecnologia

- E anche lì, se si volesse, si potrebbe usare l’italiano

- Ma è questione di volerlo

- E ora ve lo dimostrerò, perché questo video è offerto da NordVPN

- Una VPN (o rete privata virtuale) è un sistema che vi permette di nascondere la vostra provenienza geografica quando navigate in rete

- Questo vi permette di navigare in tutta sicurezza anche quando usate reti pubbliche, che possono esporvi a qualche rischio

- Potete usare NordVPN su tutti i vostri dispositivi elettronici, anche mobili, come il telefono o la tavoletta (ok, nessuno dice “tavoletta”, ma perché no, dopo tutto? In spagnolo si dice “tableta”), fino a sei dispositivi contemporaneamente

- Ma, oltre alla sicurezza, una buon motivo per abbonarsi a Nord per gli appassionati di lingue come noi è la possibilità di collegarsi a servizi di… ecco, streaming è difficile… come Netflix, RaiPlay, Mediaset Play eaccedere ai contenuti di altri paesi, aggirando (e non “bypassando”) le restrizioni sui diritti d’autore

- A proposito, per chi di voi impara l’italiano vi consiglio la serie Boris su Netflix, una serie culto che da quando è sbarcata su Netflix ha avuto un successo enorme

- Presto ne parlerò sul mio podcast, nel caso volesteprepararvi

- Purtroppo però non è accessibile dall’estero

- Nord ci viene aiuto: basterà collegarvi dall’Italia e il gioco è fatto

- Se cliccate sul mio… collegamento (perché no, in francese si dice “lien”, in spagnolo “enlace” e noi “link”, ma perché), quindi cliccate sul collegamento, usate il codice PODITA  e potrete abbonarvi per due anni ad un prezzo scontato e avere un mese in omaggio

- Grazie a NordVPN per il sostegno

- Dirlo in italiano a volte è difficile, ma si può fare, se si vuole

- Detto ciò gli equivalenti italiani vanno trovati il prima possibile e devono essere efficaci, chiari, concisi

- Una volta che gli anglicismi si sono diffusi è difficilissimo se non impossibile sostituirli

- Cioè, oggi non potrei parlare seriamente di “tavoletta” (e non dire “tablet”) o “topo” senza essere deriso, ma le cose sarebbero andate diversamente se fin da subito l’avessimo fatto (come tante lingue del mondo)

- Voglio concludere dicendo che io non sono contrario a tutte le parole inglesi a prescindere, non sono anglofobo

- Capisco bene che le lingue si influenzano tra di loro e che persino in spagnolo e in francese ci sono anglicismi non adattati; ma loro riescono a tenere il fenomeno sotto controllo, a noi è sfuggito di mano

- Io penso che stia snaturando l’identità dell’italiano

- Non è questione di difendere una presunta purezza dell’italiano, ma è questione di cercare di preservare un po’ la sua identità, la sua identità fonetica, ortografica

- E anche la vitalità della lingua

- Adottare caterve di anglicismi non adattati non è un sinonimo di vitalità della lingua, secondo me

- Secondo me è un sinonimo di pigrizia e di provincialismo

- Personalmente da qualche tempo cerco di non usare gli anglicismi se non servono e cerco sempre di fare lo sforzo creativo di tradurli (quando non diventa ridicolo e inaccettabile socialmente, come “topo” [che]purtroppo non si può dire)

- Io in passato non lo face vo, il problema non mi interessava più di tanto, come magari a voi non interessa minimamente; anch’io usavo parole in inglese, continuamente, senza pensarci, e questo perché sono figlio del mio tempo; inoltre so bene l’inglese, lo sento e lo uso tutti giorni e quindi è normale che a volte termini mi vengano in mente termini in inglese prima dei corrispettivi in italiano

- Ma attenzione: ci sono contesti e contesti

- Se lo si fa con gli amici informalmente è un conto, se lo si fa in una legge dello stato o in una comunicazione pubblica o su un giornale è ben diverso

- Sono contesti diversi e che richiedono un livello di attenzione e di cura diversa

- L’aspetto per me più assurdo, lo ripeto, è l’uso dell’inglese nella politica e nelle leggi

- Quello non lo posso accettare (e tra l’altro da questo punto di vista gli Svizzeri, che si sforzano di preservare il plurilinguismo del paese, sono molto più attenti di noi)

- Antonio Zoppetti, che ho menzionato tante volte, insieme al progetto Italofonia

-info ha proposto al parlamento italiano una petizione con una proposta di legge, che al momento non è stata ancora discussa

- La proposta contiene 11 provvedimenti a mio parere molto sensati

-Vi invito a leggerla e, se vi convince, sottoscriverla, così da provare a convincere i parlamentari a discuterla

- Vi lascio i link in descrizione, insieme anche ad altre risorse interessanti

- Vi ringrazio per essere arrivati fin qui, spero che questo video vi sia piaciuto

- Se vi ho convinto potreste pensare di condividerlo

- Ditemi che ne pensate: sia che siate stranieri, sia chesiate italiani

- Mi rendo conto che oggi ho parlato più agli italiani che al mio pubblico straniero, quindi chiedo scusa se è stato un po’ difficile seguire il video

- Comunque, pareri, critiche, riflessioni, opinioni: fatemi sapere

- Vi leggerò con molto piacere

- Detto ciò, ringrazio di cuore i membri del mio Club su Patreon, che sostengono questo progetto (grazie davvero di cuore, vedete i loro nomi ai lati)

- Se imparate l’italiano e volete ottenere il PDF con la trascrizione e il lessico difficile di questo e di tutti i video, nonché un podcast esclusivo di approfondimento che si chiama “Tre Parole”  (ha tipo70 episodi) potreste considerare di abbonarvi, mi aiutereste davvero un sacco

- Se siete interessati andate sul Club per saperne di più

- Ah, mi raccomando guardate Boris e provate NordVPN

- Un abbraccio e alla prossima!

 

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