Un attore nato (storia)
La storia di Gianni, un centralinista insoddisfatto che, sull'autobus dopo il lavoro, decide di fingere di essere un'altra persona: ogni giorno una professione diversa. Finché qualcosa va storto.
Scopri La Storia di Italo, il mio corso per raggiungere il livello intermedio.
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Ciao e benvenuto o benvenuta su Podcast Italiano Principiante, un podcast per chi sa un po’ di italiano e vuole migliorare attraverso l’ascolto di storie, riflessioni e conversazioni facili… ma anche stimolanti. Oggi ti racconto una storia. Il protagonista è un po’ insoddisfatto della sua vita, come succede a molti di noi.
Spesso la vita non ti dà quello che meriti. Ma… come si dice? Se la vita ti dà limoni, tu facci una limonata! Vediamo se Gianni, il protagonista della storia, è d’accordo. Prima di iniziare, ti ricordo che questo episodio arriva con una trascrizione, quindi il testo con tutte le parole che dirò, e con note lessicali e grammaticali, dove troverai un glossario con tante parole spiegate in italiano e tradotte in inglese, e tanta grammatica spiegata in modo breve e facile. Queste risorse sono gratis! GRATIS! E sono ottime se veramente vuoi imparare o migliorare l’italiano con il minimo sforzo. Si trovano sul sito, podcastitaliano.com, o nel link che trovi nelle note di questo episodio, su Spotify o Apple podcast.
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Trascrizione interattiva dell'episodio
Poi, se vuoi veramente fare un salto di livello e vuoi passare al livello B1, cioè intermedio, ho un consiglio, un suggerimento per te. Sai che le storie sono molto utili per migliorare il proprio livello di italiano? Molti studenti, ad esempio, studiano tanto tanto tanto ma non sono mai sicuri del proprio livello. E spesso il problema è ovvio: le basi della lingua non sono ancora solide. E come possiamo andare avanti senza sapere le basi? È difficile costruire qualcosa senza fondamenta.
Se ti riconosci in questa situazione, ti può interessare La storia di Italo, una storia che racconta le vicende, gli eventi di un periodo della vita di Italo, il protagonista, che è un ragazzo che cresce a Boston. Ma non nasce a Boston. E questo lui lo scopre solo il giorno del suo compleanno. Quando compie 18 anni e diventa maggiorenne. E scopre che i suoi genitori gli hanno mentito, scopre una parte della sua vita che lo spinge a viaggiare in Italia per investigare su un mistero. Vuoi sapere cosa scopre? Beh, io non te lo posso dire. Non faccio spoiler!
Però se ti piacciono le storie, i misteri, i colpi di scena, amerai questa storia. E potrai dire a tutti che hai letto un’intera storia, di 15 capitoli, praticamente un romanzo, tutta in italiano. Sarà difficile? Non credo, perche questa storia è stata scritta proprio per gli studenti di italiano. E poi ci sono io che ti spiego tutto, frase per frase. Quindi non capire… non è un’opzione! È un vero e proprio corso dove troverai l’audiolibro di tutta la storia, con le nostre voci. Poi ovviamente per ogni capitolo avrai la trascrizione, le parole nuove spiegate, le spiegazioni di grammatica fatte da me, ma in video, (quindi.. purtroppo vedrai la mia faccia), e tanti esercizi per praticare. La difficoltà della storia cresce piano piano:partiamo da un livello A2 e arriviamo a un livello B1. Così puoi migliorare passo dopo passo. Piano piano. Con i tuoi tempi.
Quindi se capisci un po’ di italiano ma ti senti bloccato o bloccata, questo corso può aiutarti a costruire basi più forti e a prepararti per livelli più alti come il B1/B2. Ovviamente, anche se hai un livello più alto, la storia è comunque stimolante e interessante. Quindi, se vuoi migliorare il tuo italiano, salire di livello, leggere e ascoltare una storia originale e intrigante, e magari anche metterti alla prova… ti lascio in descrizione il link diretto per La storia di Italo.
E ora… inizia la storia! Non di Italo, ma di Gianni.
Gianni lavora come centralinista in una grande azienda. Un centralinista è una persona che lavora al telefono per un’azienda. Il suo lavoro consiste nel chiamare le persone per dare informazioni e vendere i prodotti e i servizi dell’azienda per cui lavora. Un centralinista parla con molte persone ogni giorno, usa il telefono e il computer e deve essere educato e, soprattutto, paziente.
Ogni mattina Gianni entra in un grande ufficio con tante scrivanie. Tutte le scrivanie sono uguali. Su ogni scrivania c’è un computer e un telefono. Gianni si siede, mette le cuffie e guarda il computer. Sullo schermo vede una lista molto lunga di numeri di telefono. Il suo lavoro è semplice: deve chiamare le persone e parlare con loro.
Gianni prima fa un respiro e poi fa la prima chiamata.
“Buongiorno, mi chiamo Gianni e chiamo per…”
Tu, tu, tu. La persona riattacca subito.
Gianni sospira e chiama un altro numero.
“Buongiorno, sono Gianni, la chiamo per una nuova offerta…”
“Non mi interessa!” dice una donna con voce arrabbiata.
Tu, tu, tu.
Gianni fa un’altra chiamata.
“Buongiorn…”
“Basta! Bastaaaa! Smettetela di chiamare! Non sono interessata!” urla una signora.
Tu, tu, tu.
Questo succede tutto il giorno. Le persone non vogliono parlare con lui. Alcuni riattaccano subito, altri lo insultano. Nessuno vuole mai ascoltare quello che ha da dire.
Ma Gianni resta sempre educato.
Dice sempre: “Buongiorno”, “Grazie”, e “Arrivederci”.
Ma perché Gianni fa questo lavoro? Per lo stipendio? Forse guadagna bene? Beh, non proprio! Anzi! Gianni guadagna anche molto poco. Lo stipendio è basso e il capo ha delle aspettative molto alte, vuole sempre più contratti con la gente. Alla fine della giornata, Gianni è sempre stanco, insoddisfatto e triste. Ma il povero Gianni non riesce a trovare un altro lavoro.
Pensa spesso: “…perché le persone sono così scortesi con me?”
Una sera Gianni esce dall’ufficio e va verso la fermata dell’autobus. È stanco ma ha fame, quindi entra in un piccolo bar.
La barista gli sorride.
“Buonasera! Cosa prende?”
Gianni resta un po’ sorpreso. La barista è gentile.
“Un tramezzino con prosciutto e formaggio, grazie.”
La donna sorride e gli dà il tramezzino. I due parlano un po’ e Gianni si sente bene: ha bisogno di contatto umano, di amici, di qualcuno con cui parlare. Gianni e la barista parlano del più e del meno, ma quando lei gli chiede che lavoro fa e lui risponde “il centralinista”, l’espressione della donna cambia.
“Ahhhh! Io vi odio! Mi chiamate sempre, ma perché! Non so neanche dove prendete il mio numero…”
Gianni ci rimane male. Paga il tramezzino e decide di andare via, di andare a casa. Quando Gianni sale sull’autobus, una signora lo guarda e dice: “Signore, sta bene? Si vuole sedere? Qui c’è posto.”
Gianni pensa: “Che signora gentile! Fortunatamente non sa che lavoro faccio. E neanche glielo dirò!”
Gianni sorride alla signora e si siede. Mentre guarda fuori dal finestrino, capisce una cosa importante: forse il problema non è lui. Forse il problema è il lavoro. O almeno, l’idea che la gente ha del suo lavoro. Gianni guarda il suo riflesso nel finestrino dell’autobus. Poi gli viene un’idea divertente.
Decide di fare un gioco. Decide di fingere di essere un’altra persona.
Il giorno dopo, dopo il lavoro, Gianni sale di nuovo sull’autobus. Accanto a lui c’è una signora anziana.
La signora sorride e chiede: “Che lavoro fa, giovanotto?”
Gianni pensa un secondo.
Poi dice: “Sono un medico.”
La signora apre gli occhi.
“Davvero? In ospedale?”
“Sì,” dice Gianni. “Lavoro in ospedale e aiuto molte persone.”
La signora fa tante domande.
“È difficile?”
“Lavora di notte?”
“Fa operazioni?”
Gianni inizia a inventare mille dettagli, ma parla con calma e sicurezza. La signora lo ascolta con molto rispetto.
“Sì, ho fatto un’operazione molto importante proprio oggi. L’uomo stava per morire…”
“Oh no! E poi?”
“L’ho salvato.”
“Oddio, menomale!”
“La moglie era così preoccupata che è svenuta… così poi ho aiutato anche lei…”
“Ma Lei è un eroe!”
“Beh, è solo il mio lavoro. Questa è la mia fermata. Arrivederci signora…”
“Grazie per il suo lavoro, dottore.”
Gianni sorride. Si sente capito, visto, rispettato. Si sente felice.
Il giorno dopo continua con lo stesso gioco.
Questa volta si siede vicino a un ragazzo giovane.
Il ragazzo gli chiede: “Che lavoro fai?”
Gianni risponde: “Sono un poliziotto.”
“Davvero?” dice il ragazzo. “È pericoloso?”
Gianni racconta storie di ladri, inseguimenti e sirene della polizia. Il ragazzo ascolta con grande interesse.
“Pensa che, proprio oggi, ho arrestato un ladro di opere d’arte. Era fuggitivo da 45 anni, finalmente l’ho trovato.”
“Wow! Congratulazioni!” dice. “È un lavoro molto coraggioso. Menomale che ci siete voi poliziotti.”
Gianni ride dentro di sé.
Il giorno dopo Gianni decide di essere un avvocato.
Si siede vicino a una donna.
La donna dice: “Io ho problemi con il vicino di casa. Quando il corriere lascia i miei pacchi di Amazon giù al portone, quello me li ruba sempre...”
Gianni annuisce con aria seria.
“Capisco. Io sono un avvocato. Forse la posso aiutare. Mi dia più dettagli...”
La donna inizia a raccontare tutto.
Gianni parla di giudici, tribunali e leggi. In realtà non sa molto di legge, ma prova a parlare con sicurezza. La donna lo ascolta con attenzione.
“Lei è molto competente” dice alla fine.
Gianni quasi non ci crede.
Un’altra sera Gianni dice di essere un pittore.
Sull’autobus ci sono tre studenti che studiano al liceo artistico.
“Io sono un pittore” dice Gianni.
Gli studenti lo guardano con ammirazione.
“Con cosa dipinge?” chiedono.
“Principalmente olio. Ma anche acquerello. Su tela.”
Gli studenti fanno tante domande.
“È difficile trovare il proprio stile?”
“Riesce a vendere abbastanza quadri da guadagnarsi da vivere?”
“Espone le sue opere in qualche museo?”
Gianni parla della sua carriera e tutti ascoltano estasiati.
Dopo qualche giorno decide di interpretare un fornaio. Parla con un uomo che ama il pane.
“Io mi sveglio alle due di notte,” dice Gianni. “Faccio pane caldo ogni mattina.”
L’uomo sorride.
“Adoro il profumo del pane appena fatto.”
Gianni immagina davvero quel profumo.
“Anche io! È difficile resistere ogni mattina, mangerei pane a colazione, pranzo, e cena!”
Ogni giorno Gianni vive una vita diversa. Medico, poliziotto, avvocato, pittore, fornaio. Sull’autobus le persone lo ascoltano. Gli fanno domande. Lo rispettano. Ma un giorno succede qualcosa di imprevedibile. Gianni sale sull’autobus e decide di essere un maggiordomo. Si siede vicino a due persone.
“Io sono un maggiordomo. Lavoro per una famiglia molto ricca,” dice. “Una famiglia famosa di Milano.”
Parla di grandi ville, feste eleganti e cene importanti. E gossip, tradimenti, lusso sfrenato.
All’improvviso una donna lo guarda con attenzione.
“Scusi… ma Lei non è l’insegnante di matematica che ho incontrato qualche giorno fa?”
Gianni resta in silenzio.
Poi l’uomo accanto dice: “No, no! Io lo conosco! È il calciatore che gioca con l’INTER!”
Gianni sente un brivido lungo la schiena. Poi riconosce l’uomo e anche la donna, che aveva incontrato sull’autobus giorni prima. Per un momento non sa cosa dire.
Poi sorride e dice: “Scusate, vi ho mentito. La verità è che… sono un attore.”
I due lo guardano, confusi.
“Sto preparando un film,” continua Gianni. “Un film di spionaggio. Nel film interpreto una spia. E questa spia… non può rivelare la sua vera identità. Quindi questa spia… mentre interagisce con gli altri personaggi... finge di essere una volta un medico, poi un poliziotto, un’altra volta un calciatore…”
Le due persone sembrano impressionate.
“Ah!” dice la donna. “Ecco perché cambia sempre lavoro!”
Gianni annuisce e sorride: “Proprio per questo!”
Quando scende dall’autobus Gianni respira profondamente.
“Mi hanno quasi scoperto!”
È un po’ nervoso, ma anche divertito. Quella sera pensa molto. Capisce che quel gioco lo aiuta a sentirsi meglio, è molto divertente, ma anche pericoloso. E capisce anche un’altra cosa importante. Le persone sull’autobus lo rispettano non perché sia medico o poliziotto. Lo rispettano perché parlano con lui come con una persona.
Il giorno dopo Gianni prende di nuovo l’autobus, ma non inventa nessuna storia. Decide di fare un esperimento: dire la verità.
Una signora chiede: “Che lavoro fa?”
Gianni risponde semplicemente: “Faccio il centralinista. Chiamo le persone per stipulare contratti con l’azienda per cui lavoro”.
La signora sorride.
“Non deve essere facile.”
Gianni sorride: “Non lo è, davvero…”
“Ma Lei è giovane! Ha la pelle dura. Bravo!”
Gianni sorride, e capisce che forse il suo lavoro non è perfetto. Forse non è il lavoro dei suoi sogni. Ma il suo lavoro non lo definisce come persona. E il rispetto che riceve non dipende dal lavoro che fa. Dipende da come le persone scelgono di trattarlo. E anche da come lui sceglie di vedere se stesso.
Capisce che ogni persona ha valore, e quel valore non dipende da come gli altri lo trattano, ma da come lui tratta se stesso.
La storia di oggi finisce qui. Spero ti sia piaciuta. Se ti va lascia un commento e dicci tu che lavoro fai; ma soprattutto se sei appassionato dal tuo mestiere, dal tuo lavoro, dalla tua professione, oppure se ti piacerebbe fare qualcos’altro, fare un altro lavoro. Sono molto curiosa di sapere. Detto questo, io ti saluto, grazie per l’ascolto, e ci sentiamo la settimana prossima. Ciao!
Ciao e benvenuto o benvenuta su Podcast Italiano Principiante, un podcast per chi sa un po’ di italiano e vuole migliorare attraverso l’ascolto di storie, riflessioni e conversazioni facili… ma anche stimolanti. Oggi ti racconto una storia. Il protagonista è un po’ insoddisfatto della sua vita, come succede a molti di noi.
Spesso la vita non ti dà quello che meriti. Ma… come si dice? Se la vita ti dà limoni, tu facci una limonata! Vediamo se Gianni, il protagonista della storia, è d’accordo. Prima di iniziare, ti ricordo che questo episodio arriva con una trascrizione, quindi il testo con tutte le parole che dirò, e con note lessicali e grammaticali, dove troverai un glossario con tante parole spiegate in italiano e tradotte in inglese, e tanta grammatica spiegata in modo breve e facile. Queste risorse sono gratis! GRATIS! E sono ottime se veramente vuoi imparare o migliorare l’italiano con il minimo sforzo. Si trovano sul sito, podcastitaliano.com, o nel link che trovi nelle note di questo episodio, su Spotify o Apple podcast.
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Trascrizione interattiva dell'episodio
Poi, se vuoi veramente fare un salto di livello e vuoi passare al livello B1, cioè intermedio, ho un consiglio, un suggerimento per te. Sai che le storie sono molto utili per migliorare il proprio livello di italiano? Molti studenti, ad esempio, studiano tanto tanto tanto ma non sono mai sicuri del proprio livello. E spesso il problema è ovvio: le basi della lingua non sono ancora solide. E come possiamo andare avanti senza sapere le basi? È difficile costruire qualcosa senza fondamenta.
Se ti riconosci in questa situazione, ti può interessare La storia di Italo, una storia che racconta le vicende, gli eventi di un periodo della vita di Italo, il protagonista, che è un ragazzo che cresce a Boston. Ma non nasce a Boston. E questo lui lo scopre solo il giorno del suo compleanno. Quando compie 18 anni e diventa maggiorenne. E scopre che i suoi genitori gli hanno mentito, scopre una parte della sua vita che lo spinge a viaggiare in Italia per investigare su un mistero. Vuoi sapere cosa scopre? Beh, io non te lo posso dire. Non faccio spoiler!
Però se ti piacciono le storie, i misteri, i colpi di scena, amerai questa storia. E potrai dire a tutti che hai letto un’intera storia, di 15 capitoli, praticamente un romanzo, tutta in italiano. Sarà difficile? Non credo, perche questa storia è stata scritta proprio per gli studenti di italiano. E poi ci sono io che ti spiego tutto, frase per frase. Quindi non capire… non è un’opzione! È un vero e proprio corso dove troverai l’audiolibro di tutta la storia, con le nostre voci. Poi ovviamente per ogni capitolo avrai la trascrizione, le parole nuove spiegate, le spiegazioni di grammatica fatte da me, ma in video, (quindi.. purtroppo vedrai la mia faccia), e tanti esercizi per praticare. La difficoltà della storia cresce piano piano:partiamo da un livello A2 e arriviamo a un livello B1. Così puoi migliorare passo dopo passo. Piano piano. Con i tuoi tempi.
Quindi se capisci un po’ di italiano ma ti senti bloccato o bloccata, questo corso può aiutarti a costruire basi più forti e a prepararti per livelli più alti come il B1/B2. Ovviamente, anche se hai un livello più alto, la storia è comunque stimolante e interessante. Quindi, se vuoi migliorare il tuo italiano, salire di livello, leggere e ascoltare una storia originale e intrigante, e magari anche metterti alla prova… ti lascio in descrizione il link diretto per La storia di Italo.
E ora… inizia la storia! Non di Italo, ma di Gianni.
Gianni lavora come centralinista in una grande azienda. Un centralinista è una persona che lavora al telefono per un’azienda. Il suo lavoro consiste nel chiamare le persone per dare informazioni e vendere i prodotti e i servizi dell’azienda per cui lavora. Un centralinista parla con molte persone ogni giorno, usa il telefono e il computer e deve essere educato e, soprattutto, paziente.
Ogni mattina Gianni entra in un grande ufficio con tante scrivanie. Tutte le scrivanie sono uguali. Su ogni scrivania c’è un computer e un telefono. Gianni si siede, mette le cuffie e guarda il computer. Sullo schermo vede una lista molto lunga di numeri di telefono. Il suo lavoro è semplice: deve chiamare le persone e parlare con loro.
Gianni prima fa un respiro e poi fa la prima chiamata.
“Buongiorno, mi chiamo Gianni e chiamo per…”
Tu, tu, tu. La persona riattacca subito.
Gianni sospira e chiama un altro numero.
“Buongiorno, sono Gianni, la chiamo per una nuova offerta…”
“Non mi interessa!” dice una donna con voce arrabbiata.
Tu, tu, tu.
Gianni fa un’altra chiamata.
“Buongiorn…”
“Basta! Bastaaaa! Smettetela di chiamare! Non sono interessata!” urla una signora.
Tu, tu, tu.
Questo succede tutto il giorno. Le persone non vogliono parlare con lui. Alcuni riattaccano subito, altri lo insultano. Nessuno vuole mai ascoltare quello che ha da dire.
Ma Gianni resta sempre educato.
Dice sempre: “Buongiorno”, “Grazie”, e “Arrivederci”.
Ma perché Gianni fa questo lavoro? Per lo stipendio? Forse guadagna bene? Beh, non proprio! Anzi! Gianni guadagna anche molto poco. Lo stipendio è basso e il capo ha delle aspettative molto alte, vuole sempre più contratti con la gente. Alla fine della giornata, Gianni è sempre stanco, insoddisfatto e triste. Ma il povero Gianni non riesce a trovare un altro lavoro.
Pensa spesso: “…perché le persone sono così scortesi con me?”
Una sera Gianni esce dall’ufficio e va verso la fermata dell’autobus. È stanco ma ha fame, quindi entra in un piccolo bar.
La barista gli sorride.
“Buonasera! Cosa prende?”
Gianni resta un po’ sorpreso. La barista è gentile.
“Un tramezzino con prosciutto e formaggio, grazie.”
La donna sorride e gli dà il tramezzino. I due parlano un po’ e Gianni si sente bene: ha bisogno di contatto umano, di amici, di qualcuno con cui parlare. Gianni e la barista parlano del più e del meno, ma quando lei gli chiede che lavoro fa e lui risponde “il centralinista”, l’espressione della donna cambia.
“Ahhhh! Io vi odio! Mi chiamate sempre, ma perché! Non so neanche dove prendete il mio numero…”
Gianni ci rimane male. Paga il tramezzino e decide di andare via, di andare a casa. Quando Gianni sale sull’autobus, una signora lo guarda e dice: “Signore, sta bene? Si vuole sedere? Qui c’è posto.”
Gianni pensa: “Che signora gentile! Fortunatamente non sa che lavoro faccio. E neanche glielo dirò!”
Gianni sorride alla signora e si siede. Mentre guarda fuori dal finestrino, capisce una cosa importante: forse il problema non è lui. Forse il problema è il lavoro. O almeno, l’idea che la gente ha del suo lavoro. Gianni guarda il suo riflesso nel finestrino dell’autobus. Poi gli viene un’idea divertente.
Decide di fare un gioco. Decide di fingere di essere un’altra persona.
Il giorno dopo, dopo il lavoro, Gianni sale di nuovo sull’autobus. Accanto a lui c’è una signora anziana.
La signora sorride e chiede: “Che lavoro fa, giovanotto?”
Gianni pensa un secondo.
Poi dice: “Sono un medico.”
La signora apre gli occhi.
“Davvero? In ospedale?”
“Sì,” dice Gianni. “Lavoro in ospedale e aiuto molte persone.”
La signora fa tante domande.
“È difficile?”
“Lavora di notte?”
“Fa operazioni?”
Gianni inizia a inventare mille dettagli, ma parla con calma e sicurezza. La signora lo ascolta con molto rispetto.
“Sì, ho fatto un’operazione molto importante proprio oggi. L’uomo stava per morire…”
“Oh no! E poi?”
“L’ho salvato.”
“Oddio, menomale!”
“La moglie era così preoccupata che è svenuta… così poi ho aiutato anche lei…”
“Ma Lei è un eroe!”
“Beh, è solo il mio lavoro. Questa è la mia fermata. Arrivederci signora…”
“Grazie per il suo lavoro, dottore.”
Gianni sorride. Si sente capito, visto, rispettato. Si sente felice.
Il giorno dopo continua con lo stesso gioco.
Questa volta si siede vicino a un ragazzo giovane.
Il ragazzo gli chiede: “Che lavoro fai?”
Gianni risponde: “Sono un poliziotto.”
“Davvero?” dice il ragazzo. “È pericoloso?”
Gianni racconta storie di ladri, inseguimenti e sirene della polizia. Il ragazzo ascolta con grande interesse.
“Pensa che, proprio oggi, ho arrestato un ladro di opere d’arte. Era fuggitivo da 45 anni, finalmente l’ho trovato.”
“Wow! Congratulazioni!” dice. “È un lavoro molto coraggioso. Menomale che ci siete voi poliziotti.”
Gianni ride dentro di sé.
Il giorno dopo Gianni decide di essere un avvocato.
Si siede vicino a una donna.
La donna dice: “Io ho problemi con il vicino di casa. Quando il corriere lascia i miei pacchi di Amazon giù al portone, quello me li ruba sempre...”
Gianni annuisce con aria seria.
“Capisco. Io sono un avvocato. Forse la posso aiutare. Mi dia più dettagli...”
La donna inizia a raccontare tutto.
Gianni parla di giudici, tribunali e leggi. In realtà non sa molto di legge, ma prova a parlare con sicurezza. La donna lo ascolta con attenzione.
“Lei è molto competente” dice alla fine.
Gianni quasi non ci crede.
Un’altra sera Gianni dice di essere un pittore.
Sull’autobus ci sono tre studenti che studiano al liceo artistico.
“Io sono un pittore” dice Gianni.
Gli studenti lo guardano con ammirazione.
“Con cosa dipinge?” chiedono.
“Principalmente olio. Ma anche acquerello. Su tela.”
Gli studenti fanno tante domande.
“È difficile trovare il proprio stile?”
“Riesce a vendere abbastanza quadri da guadagnarsi da vivere?”
“Espone le sue opere in qualche museo?”
Gianni parla della sua carriera e tutti ascoltano estasiati.
Dopo qualche giorno decide di interpretare un fornaio. Parla con un uomo che ama il pane.
“Io mi sveglio alle due di notte,” dice Gianni. “Faccio pane caldo ogni mattina.”
L’uomo sorride.
“Adoro il profumo del pane appena fatto.”
Gianni immagina davvero quel profumo.
“Anche io! È difficile resistere ogni mattina, mangerei pane a colazione, pranzo, e cena!”
Ogni giorno Gianni vive una vita diversa. Medico, poliziotto, avvocato, pittore, fornaio. Sull’autobus le persone lo ascoltano. Gli fanno domande. Lo rispettano. Ma un giorno succede qualcosa di imprevedibile. Gianni sale sull’autobus e decide di essere un maggiordomo. Si siede vicino a due persone.
“Io sono un maggiordomo. Lavoro per una famiglia molto ricca,” dice. “Una famiglia famosa di Milano.”
Parla di grandi ville, feste eleganti e cene importanti. E gossip, tradimenti, lusso sfrenato.
All’improvviso una donna lo guarda con attenzione.
“Scusi… ma Lei non è l’insegnante di matematica che ho incontrato qualche giorno fa?”
Gianni resta in silenzio.
Poi l’uomo accanto dice: “No, no! Io lo conosco! È il calciatore che gioca con l’INTER!”
Gianni sente un brivido lungo la schiena. Poi riconosce l’uomo e anche la donna, che aveva incontrato sull’autobus giorni prima. Per un momento non sa cosa dire.
Poi sorride e dice: “Scusate, vi ho mentito. La verità è che… sono un attore.”
I due lo guardano, confusi.
“Sto preparando un film,” continua Gianni. “Un film di spionaggio. Nel film interpreto una spia. E questa spia… non può rivelare la sua vera identità. Quindi questa spia… mentre interagisce con gli altri personaggi... finge di essere una volta un medico, poi un poliziotto, un’altra volta un calciatore…”
Le due persone sembrano impressionate.
“Ah!” dice la donna. “Ecco perché cambia sempre lavoro!”
Gianni annuisce e sorride: “Proprio per questo!”
Quando scende dall’autobus Gianni respira profondamente.
“Mi hanno quasi scoperto!”
È un po’ nervoso, ma anche divertito. Quella sera pensa molto. Capisce che quel gioco lo aiuta a sentirsi meglio, è molto divertente, ma anche pericoloso. E capisce anche un’altra cosa importante. Le persone sull’autobus lo rispettano non perché sia medico o poliziotto. Lo rispettano perché parlano con lui come con una persona.
Il giorno dopo Gianni prende di nuovo l’autobus, ma non inventa nessuna storia. Decide di fare un esperimento: dire la verità.
Una signora chiede: “Che lavoro fa?”
Gianni risponde semplicemente: “Faccio il centralinista. Chiamo le persone per stipulare contratti con l’azienda per cui lavoro”.
La signora sorride.
“Non deve essere facile.”
Gianni sorride: “Non lo è, davvero…”
“Ma Lei è giovane! Ha la pelle dura. Bravo!”
Gianni sorride, e capisce che forse il suo lavoro non è perfetto. Forse non è il lavoro dei suoi sogni. Ma il suo lavoro non lo definisce come persona. E il rispetto che riceve non dipende dal lavoro che fa. Dipende da come le persone scelgono di trattarlo. E anche da come lui sceglie di vedere se stesso.
Capisce che ogni persona ha valore, e quel valore non dipende da come gli altri lo trattano, ma da come lui tratta se stesso.
La storia di oggi finisce qui. Spero ti sia piaciuta. Se ti va lascia un commento e dicci tu che lavoro fai; ma soprattutto se sei appassionato dal tuo mestiere, dal tuo lavoro, dalla tua professione, oppure se ti piacerebbe fare qualcos’altro, fare un altro lavoro. Sono molto curiosa di sapere. Detto questo, io ti saluto, grazie per l’ascolto, e ci sentiamo la settimana prossima. Ciao!


































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