Il cugino dall'America (storia)
La storia di Anthony, un ragazzo americano di Philadelphia che va in Italia per la prima volta per scoprire le sue radici. In Abruzzo trova una famiglia che non ha mai incontrato di persona, il cibo del nonno, le montagne che lui sognava di rivedere, e capisce cosa significa davvero sentirsi italiano.
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Ciao e benvenuto o benvenuta su Podcast Italiano Principiante, un podcast per chi sa un po’ di italiano e vuole fare progressi attraverso l’ascolto di storie, riflessioni e conversazioni sulla cultura o la storia italiana.
Oggi ti racconto una storia, la storia di un ragazzo americano che va in Italia per la prima volta, per scoprire le sue radici. Questa è una storia che puoi ascoltare passivamente, per mettere alla prova il tuo italiano, ma se invece vuoi migliorare il tuo italiano, ti ricordo che ogni storia è accompagnata da una trascrizione, dove troverai tante note lessicali e grammaticali. Così, mentre ascolti la storia, puoi capire tutto! Inoltre, adesso, la trascrizione è molto facile da usare e ti permette di seguire il testo mentre ascolti, e allo stesso tempo anche di tradurre tutta la storia nella tua lingua, ogni parola o ogni porzione di testo. Inoltre, allo stesso tempo, puoi accedere al glossario e alle note grammaticali. Ovviamente la trascrizione è gratuita, e la trovi o sul nostro sito podcastitaliano.com, o nelle note di questo episodio. Detto questo, iniziamo: buon ascolto.
Scarica la versione PDF della trascrizione
Trascrizione interattiva dell'episodio
Il treno regionale arriva lentamente alla piccola stazione di Roccaraso, un paesino di circa 1400 abitanti in Abruzzo. Quando le porte del treno si aprono con un rumore secco, Anthony scende sul binario con la valigia in mano. Fa un bel respiro profondo.
L’aria fresca dell’Abruzzo profuma di pino, dolci e terra. Intorno non ci sono i grattacieli, il traffico o le sirene della polizia che ci sono a Philadelphia, la città in cui vive Anthony, ma montagne verdi, boschi silenziosi e il canto degli uccelli.
“Wow…” sussurra, guardandosi intorno. “Sembra un altro pianeta.”
Anthony ha trentasei anni ed è cresciuto nel centro di Philadelphia. Per tutta la vita ha sentito suo nonno Antonio raccontare storie di quel piccolo paese abruzzese. Durante le sere d’inverno, il nonno parlava delle montagne, della neve alta, delle feste in piazza e del profumo della carne sulla brace. Per Anthony, Roccaraso è sempre stata una sorta di leggenda.
Appena si avvicina all’uscita della stazione, sente una voce gridare: “Anthony! Anthony!”
Un uomo anziano corre verso di lui con sorprendente energia e lo stringe immediatamente in un abbraccio fortissimo.
“Zio Carlo?” dice Anthony, emozionato.
“Mamma mia…” risponde l’uomo con gli occhi lucidi. “Sei identico a mio fratello Antonio! Madonna, è incredibile."
Accanto a zio Carlo c’è sua figlia Marta, che sorride imbarazzata.
“Scusalo, è emozionato! Benvenuto in Abruzzo, cugino americano!”
“Anche io lo sono! Grazie!”
Dietro di loro ci sono altri parenti e conoscenti curiosi.
“Ma guarda che bel ragazzo!”
“Ma parla italiano?”
“Il gatto ti ha rubato la lingua?”
Anthony ride timidamente, ma è felice. Fino a quel momento aveva visto quelle persone solo nelle vecchie fotografie o nelle videochiamate di Natale. Adesso la sua famiglia è lì davanti a lui, reale, affettuosa, e tanto rumorosa quanto si aspettava.
Durante il viaggio in macchina verso il centro del paese, sua cugina gli fa mille domande sul volo.
“Come è andato il viaggio? Hai dormito? Hai mangiato? Hai fame? Mamma mia, io sto morendo di fame!”
Anthony intanto resta incollato al finestrino. Ammira il cielo limpido, il sole caldo e le grandi montagne. Quando arrivano nel centro di Roccaraso, le strade sono strette, le case di pietra hanno balconi pieni di fiori rossi e bianchi, e nella piazza centrale alcuni anziani giocano a carte davanti al bar.
Zio Carlo indica il tavolino di un bar.
“Vedi quello? Prima di partire per l’America, tuo nonno si sedeva sempre lì, ogni pomeriggio.”
Anthony sorride e si commuove un po’.
La casa di famiglia è una vecchia costruzione di pietra. Appena entra, Anthony sente il profumo del legno vecchio, del caffè appena fatto e del sugo che cuoce lentamente.
Sulle pareti del corridoio ci sono tante fotografie in bianco e nero appese. Anthony si ferma davanti al ritratto di un ragazzo elegante vicino a una nave.
“Questo è nonno Antonio, vero?”
Lo zio Carlo si avvicina lentamente.
“Sì. Aveva diciannove anni. Due giorni dopo quella foto è salito su una nave ed è partito per New York.”
Anthony sorride. Suo nonno era bellissimo da giovane.
La sera, la cena si trasforma in un vero banchetto. Sul tavolo ci sono sagne e fagioli, polenta fumante, scamorza alla piastra e montagne di arrosticini.
Anthony assaggia uno spiedino e sgrana gli occhi.
“Oddio… sono fantastici.”
Marta scoppia a ridere quando lo vede prendere la forchetta.
“No, Anthony! Gli arrosticini si mangiano con le mani! Guarda...”, dice, prendendo uno spiedino e sfilando la carne con i denti.
Anthony la imita.
“Perfetto!” esclama Marta. “Adesso sembri davvero abruzzese.”
“E queste cosa sono?” dice, indicando le sagne con i fagioli.
“È una minestra a base di pasta fresca fatta in casa, sugo, e fagioli!”
Anthony l’assaggia.
“È deliziosa!”
“Era uno dei piatti preferiti di tuo nonno! Mettici un po’ di pepe! E assaggia anche la polenta” dice zia Flavia, mettendogli la polenta nel piatto.
“Come vedi, Anthony, in Abruzzo, le famiglie non dicono “ti voglio bene”: riempiono direttamente il tuo piatto fino a farti esplodere!” scherza Marta.
Tutti scoppiano a ridere.
Più tardi, dopo cena, Anthony e lo zio, Carlo, escono sul balcone. La valle è immersa nel silenzio. Si sentono solo i grilli e le campane lontane della chiesa. Lo zio versa due bicchierini di Genziana.
Anthony prende coraggio.
“Ancora non capisco come ha fatto nonno a partire e lasciare tutta questa bellezza… il cibo, la gente, le montagne, la famiglia…”
Lo zio rimane in silenzio per qualche secondo, poi sospira.
“Dopo la guerra qui non c’era niente, Anthony. Niente lavoro, niente soldi. La gente aveva fame. Tuo nonno era il fratello maggiore. E ha deciso di partire per aiutare tutti noi.”
“È partito da solo?”
“Sì, da solo. È stato molto coraggioso: non parlava inglese e non conosceva nessuno in America. Ha lasciato tutto qui.”
Anthony ascolta senza parlare.
“All’inizio la situazione era terribile,” continua lo zio Carlo. “Lavorava nei cantieri e nelle miniere. Viveva in uno scantinato freddo. Però, almeno, ogni mese poteva mandarci dei soldi”
“E grazie a quei soldi…”
“Abbiamo mangiato. Io ho potuto studiare. Questa casa è così moderna grazie a lui.”
Anthony abbassa gli occhi.
“Gli saremo tutti riconoscenti per sempre”.
Lo zio Carlo sorride tristemente.
“Beh, lui era molto orgoglioso delle sue origini e della sua famiglia. Sai che, anche negli ultimi giorni in ospedale, parlava solo di queste montagne?”
Lo zio si asciuga una lacrima.
“Mi ha spezzato il cuore la lontananza durante la sua malattia.”
Il mattino seguente Marta accompagna Anthony in giro per Roccaraso. Ogni persona che incontrano sembra conoscerlo.
“Tu sei il nipote di Antonio!”
“Ahhhh ecco l’americano! Benvenuto a casa!”
“Sei identico a tuo nonno!”
Anthony guarda Marta stupito.
“È incredibile. Tutti sembrano conoscermi!”
“Sì, beh, qui ci conosciamo tutti. La maggior parte della gente qui conosceva tuo nonno… e di conseguenza anche te.. tu sei parte della famiglia.”
Nel pomeriggio lo zio Carlo porta Anthony in montagna. Camminano tra alberi altissimi e rocce fino ad arrivare a una vecchia baita di pietra abbandonata. Davanti a loro si apre un panorama immenso di valli e montagne.
“Tuo nonno passava qui un sacco di tempo, con le pecore,” spiega zio Carlo. “Dormiva dentro questa baita.”
Anthony tocca le pietre fredde del muro.
“Quando era malato, a Philadelphia,” risponde Anthony, “diceva sempre che voleva vedere ancora una volta questo panorama.”
Lo zio Carlo gli mette una mano sulla spalla.
“Lui purtroppo non è riuscito a tornare. Ma tu sì. È un bel modo di rendere onore ai suoi ultimi desideri.”
“Sì. Nonno voleva che io trovassi un legame, una connessione con l’Italia. Mi diceva: “Non devi dire che sei italiano, ti devi sentire italiano”! Ha insegnato l’italiano a mamma e poi anche a me. Ora che sono qui capisco perché aveva questo desiderio. L’Italia è un’esperienza unica. Se non la vivi, non la puoi capire…”
Quella sera, nella piazza del paese, c’è una grande festa tradizionale. Luci colorate attraversano gli alberi, gli uomini cucinano arrosticini sulla brace e un gruppo suona musica folk con la chitarra e l’organetto.
Mentre Anthony ride con Marta e beve vino rosso locale, una vecchissima signora si avvicina lentamente.
“Tu sei il nipote di Antonio?” chiede, prendendogli la mano.
“Sì.”
“Io sono Maria. Io e tuo nonno andavamo a scuola insieme. Ancora me lo ricordo. Era un combinaguai, un guastafeste!”
Anthony sorride.
“Tu hai preso da tuo nonno?”
“Che significa?”
“Hai preso da tuo nonno, cioè hai ereditato il tuo carattere da lui?”
“Direi di sì. Ho preso il carattere da nonno, ma anche il naso e la pancia!”
Tutti sorridono. I giorni passano troppo velocemente e arriva il momento della partenza. Alla stazione tutta la famiglia è venuta a salutarlo. La zia Flavia gli mette tra le mani una grande borsa piena di pane, formaggio e dolci.
“Così non muori di fame durante il viaggio,” dice.
Lo zio Carlo gli prende le mani tra le sue.
“Promettimi una cosa, Anthony. Questa è anche casa tua. Non dimenticare mai le tue radici. Vieni a trovarci ogni tanto, eh?”
Anthony guarda le montagne verdi dietro il paese e sente un nodo in gola.
“Non dimenticherò mai le mie radici, zio” risponde. “Questa ormai è anche casa mia, la mia famiglia. Prometto che verrò a trovarvi ogni anno.”
Il treno parte lentamente. Anthony resta vicino al finestrino mentre la famiglia continua a salutare dal binario. Guardando le montagne che si allontanano, capisce una cosa importante: prima di quel viaggio, si sentiva soltanto un ragazzo americano con un cognome italiano difficile da pronunciare. Diceva di essere “italiano”. Adesso invece si sente davvero “italiano”. Proprio come voleva suo nonno.
La storia di oggi finisce qui.
Ti è piaciuta? Tu hai origini italiane? Di dove? Fammelo sapere con un commento.
Io ti ricordo che se vuoi migliorare il tuo italiano, puoi accedere alla trascrizione dell’episodio ed ascoltare e leggere il testo e le spiegazioni allo stesso tempo. Ti ricordo che trovi la trascrizione sul sito podcastitaliano.com o nelle note di questo episodio. Grazie per l’ascolto e ci sentiamo giovedì prossimo. Ciao!
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Oggi ti racconto una storia, la storia di un ragazzo americano che va in Italia per la prima volta, per scoprire le sue radici. Questa è una storia che puoi ascoltare passivamente, per mettere alla prova il tuo italiano, ma se invece vuoi migliorare il tuo italiano, ti ricordo che ogni storia è accompagnata da una trascrizione, dove troverai tante note lessicali e grammaticali. Così, mentre ascolti la storia, puoi capire tutto! Inoltre, adesso, la trascrizione è molto facile da usare e ti permette di seguire il testo mentre ascolti, e allo stesso tempo anche di tradurre tutta la storia nella tua lingua, ogni parola o ogni porzione di testo. Inoltre, allo stesso tempo, puoi accedere al glossario e alle note grammaticali. Ovviamente la trascrizione è gratuita, e la trovi o sul nostro sito podcastitaliano.com, o nelle note di questo episodio. Detto questo, iniziamo: buon ascolto.
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Trascrizione interattiva dell'episodio
Il treno regionale arriva lentamente alla piccola stazione di Roccaraso, un paesino di circa 1400 abitanti in Abruzzo. Quando le porte del treno si aprono con un rumore secco, Anthony scende sul binario con la valigia in mano. Fa un bel respiro profondo.
L’aria fresca dell’Abruzzo profuma di pino, dolci e terra. Intorno non ci sono i grattacieli, il traffico o le sirene della polizia che ci sono a Philadelphia, la città in cui vive Anthony, ma montagne verdi, boschi silenziosi e il canto degli uccelli.
“Wow…” sussurra, guardandosi intorno. “Sembra un altro pianeta.”
Anthony ha trentasei anni ed è cresciuto nel centro di Philadelphia. Per tutta la vita ha sentito suo nonno Antonio raccontare storie di quel piccolo paese abruzzese. Durante le sere d’inverno, il nonno parlava delle montagne, della neve alta, delle feste in piazza e del profumo della carne sulla brace. Per Anthony, Roccaraso è sempre stata una sorta di leggenda.
Appena si avvicina all’uscita della stazione, sente una voce gridare: “Anthony! Anthony!”
Un uomo anziano corre verso di lui con sorprendente energia e lo stringe immediatamente in un abbraccio fortissimo.
“Zio Carlo?” dice Anthony, emozionato.
“Mamma mia…” risponde l’uomo con gli occhi lucidi. “Sei identico a mio fratello Antonio! Madonna, è incredibile."
Accanto a zio Carlo c’è sua figlia Marta, che sorride imbarazzata.
“Scusalo, è emozionato! Benvenuto in Abruzzo, cugino americano!”
“Anche io lo sono! Grazie!”
Dietro di loro ci sono altri parenti e conoscenti curiosi.
“Ma guarda che bel ragazzo!”
“Ma parla italiano?”
“Il gatto ti ha rubato la lingua?”
Anthony ride timidamente, ma è felice. Fino a quel momento aveva visto quelle persone solo nelle vecchie fotografie o nelle videochiamate di Natale. Adesso la sua famiglia è lì davanti a lui, reale, affettuosa, e tanto rumorosa quanto si aspettava.
Durante il viaggio in macchina verso il centro del paese, sua cugina gli fa mille domande sul volo.
“Come è andato il viaggio? Hai dormito? Hai mangiato? Hai fame? Mamma mia, io sto morendo di fame!”
Anthony intanto resta incollato al finestrino. Ammira il cielo limpido, il sole caldo e le grandi montagne. Quando arrivano nel centro di Roccaraso, le strade sono strette, le case di pietra hanno balconi pieni di fiori rossi e bianchi, e nella piazza centrale alcuni anziani giocano a carte davanti al bar.
Zio Carlo indica il tavolino di un bar.
“Vedi quello? Prima di partire per l’America, tuo nonno si sedeva sempre lì, ogni pomeriggio.”
Anthony sorride e si commuove un po’.
La casa di famiglia è una vecchia costruzione di pietra. Appena entra, Anthony sente il profumo del legno vecchio, del caffè appena fatto e del sugo che cuoce lentamente.
Sulle pareti del corridoio ci sono tante fotografie in bianco e nero appese. Anthony si ferma davanti al ritratto di un ragazzo elegante vicino a una nave.
“Questo è nonno Antonio, vero?”
Lo zio Carlo si avvicina lentamente.
“Sì. Aveva diciannove anni. Due giorni dopo quella foto è salito su una nave ed è partito per New York.”
Anthony sorride. Suo nonno era bellissimo da giovane.
La sera, la cena si trasforma in un vero banchetto. Sul tavolo ci sono sagne e fagioli, polenta fumante, scamorza alla piastra e montagne di arrosticini.
Anthony assaggia uno spiedino e sgrana gli occhi.
“Oddio… sono fantastici.”
Marta scoppia a ridere quando lo vede prendere la forchetta.
“No, Anthony! Gli arrosticini si mangiano con le mani! Guarda...”, dice, prendendo uno spiedino e sfilando la carne con i denti.
Anthony la imita.
“Perfetto!” esclama Marta. “Adesso sembri davvero abruzzese.”
“E queste cosa sono?” dice, indicando le sagne con i fagioli.
“È una minestra a base di pasta fresca fatta in casa, sugo, e fagioli!”
Anthony l’assaggia.
“È deliziosa!”
“Era uno dei piatti preferiti di tuo nonno! Mettici un po’ di pepe! E assaggia anche la polenta” dice zia Flavia, mettendogli la polenta nel piatto.
“Come vedi, Anthony, in Abruzzo, le famiglie non dicono “ti voglio bene”: riempiono direttamente il tuo piatto fino a farti esplodere!” scherza Marta.
Tutti scoppiano a ridere.
Più tardi, dopo cena, Anthony e lo zio, Carlo, escono sul balcone. La valle è immersa nel silenzio. Si sentono solo i grilli e le campane lontane della chiesa. Lo zio versa due bicchierini di Genziana.
Anthony prende coraggio.
“Ancora non capisco come ha fatto nonno a partire e lasciare tutta questa bellezza… il cibo, la gente, le montagne, la famiglia…”
Lo zio rimane in silenzio per qualche secondo, poi sospira.
“Dopo la guerra qui non c’era niente, Anthony. Niente lavoro, niente soldi. La gente aveva fame. Tuo nonno era il fratello maggiore. E ha deciso di partire per aiutare tutti noi.”
“È partito da solo?”
“Sì, da solo. È stato molto coraggioso: non parlava inglese e non conosceva nessuno in America. Ha lasciato tutto qui.”
Anthony ascolta senza parlare.
“All’inizio la situazione era terribile,” continua lo zio Carlo. “Lavorava nei cantieri e nelle miniere. Viveva in uno scantinato freddo. Però, almeno, ogni mese poteva mandarci dei soldi”
“E grazie a quei soldi…”
“Abbiamo mangiato. Io ho potuto studiare. Questa casa è così moderna grazie a lui.”
Anthony abbassa gli occhi.
“Gli saremo tutti riconoscenti per sempre”.
Lo zio Carlo sorride tristemente.
“Beh, lui era molto orgoglioso delle sue origini e della sua famiglia. Sai che, anche negli ultimi giorni in ospedale, parlava solo di queste montagne?”
Lo zio si asciuga una lacrima.
“Mi ha spezzato il cuore la lontananza durante la sua malattia.”
Il mattino seguente Marta accompagna Anthony in giro per Roccaraso. Ogni persona che incontrano sembra conoscerlo.
“Tu sei il nipote di Antonio!”
“Ahhhh ecco l’americano! Benvenuto a casa!”
“Sei identico a tuo nonno!”
Anthony guarda Marta stupito.
“È incredibile. Tutti sembrano conoscermi!”
“Sì, beh, qui ci conosciamo tutti. La maggior parte della gente qui conosceva tuo nonno… e di conseguenza anche te.. tu sei parte della famiglia.”
Nel pomeriggio lo zio Carlo porta Anthony in montagna. Camminano tra alberi altissimi e rocce fino ad arrivare a una vecchia baita di pietra abbandonata. Davanti a loro si apre un panorama immenso di valli e montagne.
“Tuo nonno passava qui un sacco di tempo, con le pecore,” spiega zio Carlo. “Dormiva dentro questa baita.”
Anthony tocca le pietre fredde del muro.
“Quando era malato, a Philadelphia,” risponde Anthony, “diceva sempre che voleva vedere ancora una volta questo panorama.”
Lo zio Carlo gli mette una mano sulla spalla.
“Lui purtroppo non è riuscito a tornare. Ma tu sì. È un bel modo di rendere onore ai suoi ultimi desideri.”
“Sì. Nonno voleva che io trovassi un legame, una connessione con l’Italia. Mi diceva: “Non devi dire che sei italiano, ti devi sentire italiano”! Ha insegnato l’italiano a mamma e poi anche a me. Ora che sono qui capisco perché aveva questo desiderio. L’Italia è un’esperienza unica. Se non la vivi, non la puoi capire…”
Quella sera, nella piazza del paese, c’è una grande festa tradizionale. Luci colorate attraversano gli alberi, gli uomini cucinano arrosticini sulla brace e un gruppo suona musica folk con la chitarra e l’organetto.
Mentre Anthony ride con Marta e beve vino rosso locale, una vecchissima signora si avvicina lentamente.
“Tu sei il nipote di Antonio?” chiede, prendendogli la mano.
“Sì.”
“Io sono Maria. Io e tuo nonno andavamo a scuola insieme. Ancora me lo ricordo. Era un combinaguai, un guastafeste!”
Anthony sorride.
“Tu hai preso da tuo nonno?”
“Che significa?”
“Hai preso da tuo nonno, cioè hai ereditato il tuo carattere da lui?”
“Direi di sì. Ho preso il carattere da nonno, ma anche il naso e la pancia!”
Tutti sorridono. I giorni passano troppo velocemente e arriva il momento della partenza. Alla stazione tutta la famiglia è venuta a salutarlo. La zia Flavia gli mette tra le mani una grande borsa piena di pane, formaggio e dolci.
“Così non muori di fame durante il viaggio,” dice.
Lo zio Carlo gli prende le mani tra le sue.
“Promettimi una cosa, Anthony. Questa è anche casa tua. Non dimenticare mai le tue radici. Vieni a trovarci ogni tanto, eh?”
Anthony guarda le montagne verdi dietro il paese e sente un nodo in gola.
“Non dimenticherò mai le mie radici, zio” risponde. “Questa ormai è anche casa mia, la mia famiglia. Prometto che verrò a trovarvi ogni anno.”
Il treno parte lentamente. Anthony resta vicino al finestrino mentre la famiglia continua a salutare dal binario. Guardando le montagne che si allontanano, capisce una cosa importante: prima di quel viaggio, si sentiva soltanto un ragazzo americano con un cognome italiano difficile da pronunciare. Diceva di essere “italiano”. Adesso invece si sente davvero “italiano”. Proprio come voleva suo nonno.
La storia di oggi finisce qui.
Ti è piaciuta? Tu hai origini italiane? Di dove? Fammelo sapere con un commento.
Io ti ricordo che se vuoi migliorare il tuo italiano, puoi accedere alla trascrizione dell’episodio ed ascoltare e leggere il testo e le spiegazioni allo stesso tempo. Ti ricordo che trovi la trascrizione sul sito podcastitaliano.com o nelle note di questo episodio. Grazie per l’ascolto e ci sentiamo giovedì prossimo. Ciao!


































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