Omicidio a Pasquetta (storia)
La storia di una famiglia ricca e disfunzionale che si riunisce a Villa delle Rose per Pasquetta… e finisce per trovarsi al centro di un omicidio.
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Ciao e benvenuto o benvenuta su Podcast Italiano Principiante, un podcast per chi sa un po’ di italiano e vuole migliorare attraverso l’ascolto di storie, riflessioni e conversazioni facili… ma anche stimolanti. Oggi ti racconto una storia misteriosa. Un racconto giallo, cioè una storia che parla di un mistero, di un omicidio.
Prima di iniziare, ti ricordo che questo episodio arriva con una trascrizione, con note grammaticali e lessicali che ti possono aiutare a capire meglio la storia e a migliorare il tuo italiano, e a chiarire i tuoi dubbi. Queste risorse sono gratis! Non devi pagare niente. E sono ottime. Si trovano sul sito, podcastitaliano.com, o nel link che trovi nelle note di questo episodio, su Spotify o Apple podcast.
E ora… inizia la storia! Buon ascolto.
Scarica la versione PDF della trascrizione
Trascrizione interattiva dell'episodio
È il giorno di Pasquetta, il lunedì dopo Pasqua. La famiglia Rinaldi parte in direzione di Villa delle Rose, una villa in campagna grande, con un lungo viale di cipressi e un giardino molto curato pieno di rose. Da qui, il nome Villa delle Rose.
La famiglia Rinaldi è una delle famiglie aristocratiche più ricche d’Italia. Vive, da generazioni, nel lusso: possiedono terre, aziende, e investimenti in tutto il Paese. Il loro stile di vita è elegante, raffinato, ma un po’ distante dalla vita normale. Sono molto snob: per loro, l’apparenza è più importante della famiglia.
Il capofamiglia è Enrico Rinaldi, un uomo anziano di circa 89 anni. Vive nell’antica Villa delle Rose, circondato da ricordi, quadri antichi e mobili eleganti. Enrico non ha un bel rapporto con i figli: li vede solo nelle occasioni importanti, e spesso li tratta con distacco.
Enrico ha tre figli: Enea, un banchiere sposato e con un figlio; Laura, l’unica femmina, elegante, indipendente, con un carattere freddo e deciso, divorziata e single, senza figli; e Giulio, il più giovane, un imprenditore, sposato con due figli.
I figli dei figli di Enrico, cioè i suoi nipoti, crescono con tutti i privilegi dei ricchi, ma senza conoscere il legame della famiglia. Tra i membri della famiglia c’è gelosia, invidia, distanza emotiva e competizione, sia per l’eredità che per l'attenzione del padre, il signor Enrico.
Le famiglie hanno passato il giorno di Pasqua separate, ognuna nella propria casa, con la propria famiglia. Per Pasquetta, invece, tutta la famiglia si riunisce a Villa delle Rose. E anche se Pasquetta, cioè il giorno dopo Pasqua, in Italia è una giornata di festa, da passare con la famiglia o gli amici nella natura, mentre si mangia e si gioca insieme, qui l’atmosfera è sempre tesa.
I Rinaldi non vanno d’accordo. Sono abituati a tutto: lusso, privilegi, viaggi e feste eleganti. Ma ciò che manca è l’affetto reale, il calore familiare. Per loro stare insieme è solo un obbligo, una tradizione sociale.
Il giorno di Pasquetta, le persone arrivano una dopo l’altra, ma nessuno sembra davvero felice di essere lì. Il primo ad arrivare è Enea, il figlio maggiore di Enrico. Enea scende dalla macchina, guarda la casa e sospira…:
“Tre ore di viaggio per questo stupido pranzo...
…Ciao papà!!”
“Enea, benvenuto…” risponde il signor Enrico.
Poco dopo, arriva Laura.
“Ciao Enea” dice, senza entusiasmo.
“Ciao.”
Silenzio.
Poi Laura guarda il papà.
“Papino caro…”
“Ciao Laura. Che bello vederti. Sei sempre elegante.”
“Grazie papino.”
“La solita smorfiosa…” dice Enea, a voce bassa.
Allora arriva Giulio con la sua famiglia. Giulio stringe la mano a Enea.
“È da un po’ che non ci vediamo. Ciao fratello.”
Enea sorride appena.
“Ciao papà.”
“Giulio...”
“E questa è mia moglie Susanna, e i miei figli, Cesare e Ottavio.”
“Ciao…”
“Ciao!”
“Ciao ragazzi, ciao Susanna. Grazie per essere qui.”
“Grazie a Lei! Questa villa è meravigliosa, signor Rinaldi.”
“Chiamami Enrico, per favore!”
Susanna sorride. Susanna viene da una famiglia molto umile, quindi è affascinata dal lusso.
“Ciao Susanna. Io sono Laura, la sorella maggiore di Giulio. Giulio non ci aveva detto che eri così giovane…”
“Non sono così giovane. Ho 25 anni!”
“Beh, Giulio ne ha 38…”
“Bando alle ciance! Basta parlare,” dice Enrico, “andiamo tutti in sala da pranzo dove ci aspetta un meraviglioso e abbondante pranzo di Pasquetta. Ambrogio, è pronto il pranzo?” chiede poi, al cameriere.
“Sì, signore.”
La famiglia cammina per l’enorme villa fino alla sala da pranzo. Sulla tavola c’è una bellissima tovaglia bianca e molti piatti: formaggi, salame, pasta fredda, torte salate.
Al centro del tavolo c’è la colomba e tante uova di Pasqua. Enrico si siede a capotavola.
“Allora,” dice, “brindiamo...”
Tutti alzano i bicchieri.
“Ai parenti!” dice Enrico.
Enea aggiunge a voce bassa: “Parenti serpenti…”
La famiglia fa il primo brindisi, ma l’aria è pesante, carica di silenzi imbarazzati.
“Allora, Susanna…” dice Laura mentre beve un po’ di champagne, “Giulio è un bravo marito?”
“Che domanda del cavol…”
“Oh, sì, certo. È anche un ottimo papà!”
“Ahahahah, certo! Mi sconvolge che questi due siano ancora vivi!” dice Enea indicando i figli di Giulio.
“Senti, stai zitto. Piuttosto, dov’è la tua famiglia?”
“Stanno arrivando.”
Proprio in quel momento arriva Beatrice, la moglie di Enea. Sembra una modella. Beatrice arriva con il loro figlio, Guido.
“Salve a tutti” dice Beatrice.
Laura fa una smorfia. Odia Beatrice. O meglio, Laura è gelosa e invidiosa della classe e dell’eleganza di Beatrice. Beatrice, invece, è calma e non risponde alle provocazioni.
“Ma indossi sempre vestiti così scollati?”
“Mi piacciono, quindi sì.”
“Sembri una spogliarellista.”
Beatrice fa un sospiro profondo.
“Queste patate sono buonissime Enrico, grazie per averci invitato.”
Enrico sorride.
“Laura, perché sei sempre così gelosa e invidiosa di mia moglie?" dice Enea a sua sorella.
Laura: “Io invidiosa? Ah! I miei vestiti costano più della vostra casa!”
“Sì, certo! Ti piacerebbe!”
Giulio si mette in mezzo: “Basta ragazzi, smettete di litigare!”
“Senti, tu stai zitto! Che ti vediamo solo a Pasqua!”
“Beh, ci vediamo una volta all’anno e riusciamo a litigare lo stesso…”
“Certo, perché siete dei pagliacci. Siete una famiglia di pagliacci!”
“Scusami, Laura, ma anche tu fai parte di questa famiglia, e…”
“Tu stai zitta! Come ti chiami? Non mi ricordo neanche come ti chiami!”
“Basta, fate silenzio! Possiamo solo mangiare?”
“Sono d’accordo” dice Giulio.
“Ci stai provando con mia moglie?”
Tutti insieme iniziano ad urlare e litigare.
Enrico si alza dalla tavola: “Basta! Non vi sopporto più! Siete viziati, maleducati, maledetti bastardi!” dice, e poi lascia la stanza.
“Addirittura “bastardi”? Oh! Il vecchio è impazzito!”
“Il vecchio non è impazzito, è stanco. E ha ragione!” risponde Beatrice.
Tutti sospirano. Poi riprendono a litigare.
“Allora, io… vi lascio un po’ di spazio…” dice Susanna, alzandosi e lasciando la stanza. Vuole dare un po’ di privacy alla famiglia.
Nessuno parla. Dopo 5 minuti di silenzio, Enea dice: “Vado a fumare una sigaretta.”
“Tesoro…”
“Scusate, mi squilla il telefono. Devo proprio rispondere. Pronto?… Sì, scusa, sono a pranzo con la famiglia….” dice Giulio allontanandosi.
"Mmmh… vabbè. Allora io vado in bagno. Qualcuno deve usare la toilette?”
“Vai pure” dice Beatrice.
Susanna torna al tavolo. Si siede vicino a Beatrice, la moglie di Giulio. Le due donne chiacchierano e i bambini mangiano la colomba e le uova di Pasqua.
“Beatrice… questa è la prima volta che partecipo ad un pranzo di famiglia. Da quando io Giulio ci siamo sposati, non ho mai incontrato la sua famiglia. Ma queste riunioni di famiglia sono sempre così strane?”
“Ah sì, credimi. Di solito va anche peggio. Pensa che una volta…”
All’improvviso si sente un grido.
Ambrogio, il maggiordomo, urla: “Signore! Aiuto! Aiuto!”
Tutti corrono in giardino, seguendo la voce del maggiordomo. Fra i fili di erba bagnata, Enrico giace a terra, morto. I presenti si guardano tra loro, intensamente, e smettono di vedere dei semplici membri della famiglia. Chiunque, lì in mezzo, può essere l’assassino.
Tutti si guardano, spaventati e confusi.
Laura urla:
“Oddio! Papino! Chi ha ammazzato il vecchio?”
Enea alza le spalle: “Non sono stato io!”
Giulio cerca di calmare tutti:
“Papà! Papà! Oh, no, papà! Dobbiamo chiamare la polizia, subito!”
La famiglia rientra, scioccata. Tutti si siedono di nuovo intorno al tavolo, tutti si guardano con sospetto.
“Pronto, polizia? C’è stato un omicidio… o forse un suicidio… mio padre… nostro padre… è morto! Non so se lo hanno ucciso o se è morto per cause naturali.. l’indirizzo è…” mentre Giulio parla al telefono con la polizia, i membri della famiglia si guardano con sospetto.
Non sembrano troppo dispiaciuti, ma questa purtroppo è una cosa che succede spesso nelle famiglie ricche. Quando muore il capofamiglia, la famiglia si prepara a ricevere l’eredità. Chissà, forse questa è la ragione per cui qualcuno ha ucciso il signor Enrico.
“Forza. Dite la verità. Chi ha ucciso il vecchio?” dice Enea.
“Ah, io non sono stata! Ero in bagno.”
“Io, Beatrice e i ragazzi eravamo seduti al tavolo…” dice Susanna. “Non ci siamo mai alzate. Quindi non siamo fra i sospettati.”
“È vero,” risponde Beatrice, “Enea, tu sei uscito a fumare. Giulio, tu ti sei allontanato per parlare al telefono. E tu, Laura… sei andata in bagno.”
“E… il maggiordomo? Dov’era il maggiordomo?” chiede Laura.
“Hai ragione! Il maggiordomo. Ambrogio…?” Enea chiama il maggiordomo.
Ambrogio arriva nella stanza. È ancora scosso.
“Non sono stato io! Io volevo veramente bene al signore Enrico. Lavoro per lui da trent’anni. Voi, invece, i suoi figli, sangue del suo sangue, lo avete ucciso! Uno di voi è l’assassino, ne sono sicuro!”
Beatrice e Susanna portano i ragazzi in macchina. Poi tornano alla villa. Quando rientrano, il tavolo è vuoto. I quattro sospettati si sono divisi, non sono rimasti insieme ad aspettarle. Iniziano a cercarli per casa, e quando entrano in cucina, entrambe rimangono paralizzate.
Ambrogio, il maggiordomo, è steso sul pavimento. Morto. È ancora caldo.
“Aiutoooo! Aiuto!” urlano insieme.
Enea, Laura e Giulio corrono in cucina e trovano il cadavere.
In quel momento arrivano due volanti con lampeggianti blu e sirene. Gli agenti scendono, con un taccuino in mano e la pistola pronta. La famiglia corre fuori.
“Signori, so che è un momento difficile, ma abbiamo bisogno di capire cosa è successo,” dice l’ispettore Marco Ferri, un uomo di circa 45 anni, con voce calma. L’ispettore controlla i cadaveri, poi comincia a fare domande.
“Enea, dove eri al momento della morte di tuo padre?”
“Ero fuori a fumare” risponde Enea, nervoso.
“Laura?”
“Ero in bagno… da sola.”
“Giulio?”
“Stavo parlando al telefono con un cliente…”
L’ispettore annuisce. Poi osserva la tavola. I bicchieri di vino sono tutti mezzi vuoti, tranne quello del signor Enrico. Sotto al suo bicchiere c’è un biglietto scritto a mano. Lo prende con i guanti e lo legge.
“Siamo qui riuniti perché ho una notizia importante per voi. Ho deciso di lasciare l’eredità al mio fidato amico Ambrogio. Ho già scritto il testamento. Se Ambrogio però morirà prima di me, allora tutta l’eredità andrà a voi, tirchi figli miei. Piccole sanguisughe.”
I figli sussultano. L’ispettore inizia ad esaminare le scene del crimine: capisce subito che Enrico è stato colpito con un oggetto tagliente, mentre Ambrogio è morto di avvelenamento.
Ma chi ha la forza e il coraggio di uccidere un povero vecchio? E la furbizia di avvelenare un povero maggiordomo?
Dopo tante ore di indagini attente e meticolose, l’ispettore chiama tutti in salotto. C’è tensione nell’aria.
“Ho capito. So cosa è successo.” dice il poliziotto. “C’è un solo assassino.”
Tutti guardano Enea.
“Attenzione, signori. Chi ha ucciso Enrico e poi avvelenato Ambrogio non è chi pensate. Non è stata Laura, non è stato Enea, e non è stato Giulio. L’assassino… è Susanna, la moglie di Giulio.”
La famiglia rimane sbalordita: “Susanna? No, deve esserci un errore!” urla Giulio.
“Ho paura di no. Secondo l’interrogatorio, quando Enrico si è alzato dalla tavola tutto arrabbiato, voi siete rimasti in silenzio al tavolo. Poi avete iniziato a litigare. Da quello che mi avete detto, Susanna si è alzata e ha deciso di lasciarvi un po’ di privacy, per continuare la vostra litigata di famiglia. Ed è a quel punto che ha seguito Enrico in giardino e l’ha colpito alla testa con il tubo per annaffiare le piante del giardino. Poi ha avvelenato Ambrogio.”
“Susanna, è vero?” le chiede Giulio, suo marito.
“È tutto vero… prima di iniziare a mangiare, ho visto Enrico che scriveva questa lettera. Mi sono avvicinata, ero alle sue spalle, e ho letto tutto. Mi sono arrabbiata tantissimo. Tu sei il figlio migliore che aveva. Enea e Laura sono due stupidi! Allora mi sono arrabbiata e quando Enrico si è alzato e ha lasciato la tavola, ho deciso di seguirlo e di colpirlo alla testa. Non pensavo di ucciderlo…”
Susanna prende fiato.
“ …poi ho pensato che, visto che ormai Enrico era morto, l’eredità sarebbe andata tutta ad Ambrogio, il maggiordomo. Come lui aveva scritto nel testamento. Allora a quel punto ho pensato che… visto che avevo già ucciso una persona… magari potevo ucciderne due, così mio marito Giulio avrebbe ottenuto parte dell’eredità. Allora, dopo che abbiamo trovato il cadavere del signor Enrico, ho seguito il maggiordomo in cucina. Era scosso, scioccato, traumatizzato. Gli ho offerto un bicchiere di vino. Ma dentro avevo messo del veleno per topi. È morto sul colpo. Poi sono tornata al tavolo e ho fatto finta di niente.”
“Susanna…” dice Giulio, con voce scioccata.
“Lo sapevo! Non mi sei mai piaciuta! Arrestatela, polizia! Portatela via!” continua Laura.
Giulio cade sulla poltrona, sconvolto. Susanna viene portata via dalla polizia, mentre la famiglia Rinaldi resta nella villa, devastata, non tanto per la morte di Enrico o di Ambrogio… ma per aver scoperto che l’inganno e la brama di ricchezza possono abitare dove meno te lo aspetti. Ora l’eredità passerà davvero ai figli di Enrico. Ma l’eredità non porterà sollievo né gioia: solo silenzi pesanti, sospetti e una famiglia ormai irrimediabilmente spezzata.
La storia di oggi finisce qui. Spero ti sia piaciuta. Fammi sapere in un commento se ti piace il genere giallo, cioè questo genere di film o romanzi che parla di omicidi, misteri, colpevoli e sospettati. Io lo adoro! Ultimamente sto guardando La signora in giallo, la serie tv con Jessica Fletcher, e sicuramente questo ha influenzato molto questa storia. Allora ti saluto, grazie per l’ascolto, e ci sentiamo giovedì prossimo! Ciao!
Ciao e benvenuto o benvenuta su Podcast Italiano Principiante, un podcast per chi sa un po’ di italiano e vuole migliorare attraverso l’ascolto di storie, riflessioni e conversazioni facili… ma anche stimolanti. Oggi ti racconto una storia misteriosa. Un racconto giallo, cioè una storia che parla di un mistero, di un omicidio.
Prima di iniziare, ti ricordo che questo episodio arriva con una trascrizione, con note grammaticali e lessicali che ti possono aiutare a capire meglio la storia e a migliorare il tuo italiano, e a chiarire i tuoi dubbi. Queste risorse sono gratis! Non devi pagare niente. E sono ottime. Si trovano sul sito, podcastitaliano.com, o nel link che trovi nelle note di questo episodio, su Spotify o Apple podcast.
E ora… inizia la storia! Buon ascolto.
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Trascrizione interattiva dell'episodio
È il giorno di Pasquetta, il lunedì dopo Pasqua. La famiglia Rinaldi parte in direzione di Villa delle Rose, una villa in campagna grande, con un lungo viale di cipressi e un giardino molto curato pieno di rose. Da qui, il nome Villa delle Rose.
La famiglia Rinaldi è una delle famiglie aristocratiche più ricche d’Italia. Vive, da generazioni, nel lusso: possiedono terre, aziende, e investimenti in tutto il Paese. Il loro stile di vita è elegante, raffinato, ma un po’ distante dalla vita normale. Sono molto snob: per loro, l’apparenza è più importante della famiglia.
Il capofamiglia è Enrico Rinaldi, un uomo anziano di circa 89 anni. Vive nell’antica Villa delle Rose, circondato da ricordi, quadri antichi e mobili eleganti. Enrico non ha un bel rapporto con i figli: li vede solo nelle occasioni importanti, e spesso li tratta con distacco.
Enrico ha tre figli: Enea, un banchiere sposato e con un figlio; Laura, l’unica femmina, elegante, indipendente, con un carattere freddo e deciso, divorziata e single, senza figli; e Giulio, il più giovane, un imprenditore, sposato con due figli.
I figli dei figli di Enrico, cioè i suoi nipoti, crescono con tutti i privilegi dei ricchi, ma senza conoscere il legame della famiglia. Tra i membri della famiglia c’è gelosia, invidia, distanza emotiva e competizione, sia per l’eredità che per l'attenzione del padre, il signor Enrico.
Le famiglie hanno passato il giorno di Pasqua separate, ognuna nella propria casa, con la propria famiglia. Per Pasquetta, invece, tutta la famiglia si riunisce a Villa delle Rose. E anche se Pasquetta, cioè il giorno dopo Pasqua, in Italia è una giornata di festa, da passare con la famiglia o gli amici nella natura, mentre si mangia e si gioca insieme, qui l’atmosfera è sempre tesa.
I Rinaldi non vanno d’accordo. Sono abituati a tutto: lusso, privilegi, viaggi e feste eleganti. Ma ciò che manca è l’affetto reale, il calore familiare. Per loro stare insieme è solo un obbligo, una tradizione sociale.
Il giorno di Pasquetta, le persone arrivano una dopo l’altra, ma nessuno sembra davvero felice di essere lì. Il primo ad arrivare è Enea, il figlio maggiore di Enrico. Enea scende dalla macchina, guarda la casa e sospira…:
“Tre ore di viaggio per questo stupido pranzo...
…Ciao papà!!”
“Enea, benvenuto…” risponde il signor Enrico.
Poco dopo, arriva Laura.
“Ciao Enea” dice, senza entusiasmo.
“Ciao.”
Silenzio.
Poi Laura guarda il papà.
“Papino caro…”
“Ciao Laura. Che bello vederti. Sei sempre elegante.”
“Grazie papino.”
“La solita smorfiosa…” dice Enea, a voce bassa.
Allora arriva Giulio con la sua famiglia. Giulio stringe la mano a Enea.
“È da un po’ che non ci vediamo. Ciao fratello.”
Enea sorride appena.
“Ciao papà.”
“Giulio...”
“E questa è mia moglie Susanna, e i miei figli, Cesare e Ottavio.”
“Ciao…”
“Ciao!”
“Ciao ragazzi, ciao Susanna. Grazie per essere qui.”
“Grazie a Lei! Questa villa è meravigliosa, signor Rinaldi.”
“Chiamami Enrico, per favore!”
Susanna sorride. Susanna viene da una famiglia molto umile, quindi è affascinata dal lusso.
“Ciao Susanna. Io sono Laura, la sorella maggiore di Giulio. Giulio non ci aveva detto che eri così giovane…”
“Non sono così giovane. Ho 25 anni!”
“Beh, Giulio ne ha 38…”
“Bando alle ciance! Basta parlare,” dice Enrico, “andiamo tutti in sala da pranzo dove ci aspetta un meraviglioso e abbondante pranzo di Pasquetta. Ambrogio, è pronto il pranzo?” chiede poi, al cameriere.
“Sì, signore.”
La famiglia cammina per l’enorme villa fino alla sala da pranzo. Sulla tavola c’è una bellissima tovaglia bianca e molti piatti: formaggi, salame, pasta fredda, torte salate.
Al centro del tavolo c’è la colomba e tante uova di Pasqua. Enrico si siede a capotavola.
“Allora,” dice, “brindiamo...”
Tutti alzano i bicchieri.
“Ai parenti!” dice Enrico.
Enea aggiunge a voce bassa: “Parenti serpenti…”
La famiglia fa il primo brindisi, ma l’aria è pesante, carica di silenzi imbarazzati.
“Allora, Susanna…” dice Laura mentre beve un po’ di champagne, “Giulio è un bravo marito?”
“Che domanda del cavol…”
“Oh, sì, certo. È anche un ottimo papà!”
“Ahahahah, certo! Mi sconvolge che questi due siano ancora vivi!” dice Enea indicando i figli di Giulio.
“Senti, stai zitto. Piuttosto, dov’è la tua famiglia?”
“Stanno arrivando.”
Proprio in quel momento arriva Beatrice, la moglie di Enea. Sembra una modella. Beatrice arriva con il loro figlio, Guido.
“Salve a tutti” dice Beatrice.
Laura fa una smorfia. Odia Beatrice. O meglio, Laura è gelosa e invidiosa della classe e dell’eleganza di Beatrice. Beatrice, invece, è calma e non risponde alle provocazioni.
“Ma indossi sempre vestiti così scollati?”
“Mi piacciono, quindi sì.”
“Sembri una spogliarellista.”
Beatrice fa un sospiro profondo.
“Queste patate sono buonissime Enrico, grazie per averci invitato.”
Enrico sorride.
“Laura, perché sei sempre così gelosa e invidiosa di mia moglie?" dice Enea a sua sorella.
Laura: “Io invidiosa? Ah! I miei vestiti costano più della vostra casa!”
“Sì, certo! Ti piacerebbe!”
Giulio si mette in mezzo: “Basta ragazzi, smettete di litigare!”
“Senti, tu stai zitto! Che ti vediamo solo a Pasqua!”
“Beh, ci vediamo una volta all’anno e riusciamo a litigare lo stesso…”
“Certo, perché siete dei pagliacci. Siete una famiglia di pagliacci!”
“Scusami, Laura, ma anche tu fai parte di questa famiglia, e…”
“Tu stai zitta! Come ti chiami? Non mi ricordo neanche come ti chiami!”
“Basta, fate silenzio! Possiamo solo mangiare?”
“Sono d’accordo” dice Giulio.
“Ci stai provando con mia moglie?”
Tutti insieme iniziano ad urlare e litigare.
Enrico si alza dalla tavola: “Basta! Non vi sopporto più! Siete viziati, maleducati, maledetti bastardi!” dice, e poi lascia la stanza.
“Addirittura “bastardi”? Oh! Il vecchio è impazzito!”
“Il vecchio non è impazzito, è stanco. E ha ragione!” risponde Beatrice.
Tutti sospirano. Poi riprendono a litigare.
“Allora, io… vi lascio un po’ di spazio…” dice Susanna, alzandosi e lasciando la stanza. Vuole dare un po’ di privacy alla famiglia.
Nessuno parla. Dopo 5 minuti di silenzio, Enea dice: “Vado a fumare una sigaretta.”
“Tesoro…”
“Scusate, mi squilla il telefono. Devo proprio rispondere. Pronto?… Sì, scusa, sono a pranzo con la famiglia….” dice Giulio allontanandosi.
"Mmmh… vabbè. Allora io vado in bagno. Qualcuno deve usare la toilette?”
“Vai pure” dice Beatrice.
Susanna torna al tavolo. Si siede vicino a Beatrice, la moglie di Giulio. Le due donne chiacchierano e i bambini mangiano la colomba e le uova di Pasqua.
“Beatrice… questa è la prima volta che partecipo ad un pranzo di famiglia. Da quando io Giulio ci siamo sposati, non ho mai incontrato la sua famiglia. Ma queste riunioni di famiglia sono sempre così strane?”
“Ah sì, credimi. Di solito va anche peggio. Pensa che una volta…”
All’improvviso si sente un grido.
Ambrogio, il maggiordomo, urla: “Signore! Aiuto! Aiuto!”
Tutti corrono in giardino, seguendo la voce del maggiordomo. Fra i fili di erba bagnata, Enrico giace a terra, morto. I presenti si guardano tra loro, intensamente, e smettono di vedere dei semplici membri della famiglia. Chiunque, lì in mezzo, può essere l’assassino.
Tutti si guardano, spaventati e confusi.
Laura urla:
“Oddio! Papino! Chi ha ammazzato il vecchio?”
Enea alza le spalle: “Non sono stato io!”
Giulio cerca di calmare tutti:
“Papà! Papà! Oh, no, papà! Dobbiamo chiamare la polizia, subito!”
La famiglia rientra, scioccata. Tutti si siedono di nuovo intorno al tavolo, tutti si guardano con sospetto.
“Pronto, polizia? C’è stato un omicidio… o forse un suicidio… mio padre… nostro padre… è morto! Non so se lo hanno ucciso o se è morto per cause naturali.. l’indirizzo è…” mentre Giulio parla al telefono con la polizia, i membri della famiglia si guardano con sospetto.
Non sembrano troppo dispiaciuti, ma questa purtroppo è una cosa che succede spesso nelle famiglie ricche. Quando muore il capofamiglia, la famiglia si prepara a ricevere l’eredità. Chissà, forse questa è la ragione per cui qualcuno ha ucciso il signor Enrico.
“Forza. Dite la verità. Chi ha ucciso il vecchio?” dice Enea.
“Ah, io non sono stata! Ero in bagno.”
“Io, Beatrice e i ragazzi eravamo seduti al tavolo…” dice Susanna. “Non ci siamo mai alzate. Quindi non siamo fra i sospettati.”
“È vero,” risponde Beatrice, “Enea, tu sei uscito a fumare. Giulio, tu ti sei allontanato per parlare al telefono. E tu, Laura… sei andata in bagno.”
“E… il maggiordomo? Dov’era il maggiordomo?” chiede Laura.
“Hai ragione! Il maggiordomo. Ambrogio…?” Enea chiama il maggiordomo.
Ambrogio arriva nella stanza. È ancora scosso.
“Non sono stato io! Io volevo veramente bene al signore Enrico. Lavoro per lui da trent’anni. Voi, invece, i suoi figli, sangue del suo sangue, lo avete ucciso! Uno di voi è l’assassino, ne sono sicuro!”
Beatrice e Susanna portano i ragazzi in macchina. Poi tornano alla villa. Quando rientrano, il tavolo è vuoto. I quattro sospettati si sono divisi, non sono rimasti insieme ad aspettarle. Iniziano a cercarli per casa, e quando entrano in cucina, entrambe rimangono paralizzate.
Ambrogio, il maggiordomo, è steso sul pavimento. Morto. È ancora caldo.
“Aiutoooo! Aiuto!” urlano insieme.
Enea, Laura e Giulio corrono in cucina e trovano il cadavere.
In quel momento arrivano due volanti con lampeggianti blu e sirene. Gli agenti scendono, con un taccuino in mano e la pistola pronta. La famiglia corre fuori.
“Signori, so che è un momento difficile, ma abbiamo bisogno di capire cosa è successo,” dice l’ispettore Marco Ferri, un uomo di circa 45 anni, con voce calma. L’ispettore controlla i cadaveri, poi comincia a fare domande.
“Enea, dove eri al momento della morte di tuo padre?”
“Ero fuori a fumare” risponde Enea, nervoso.
“Laura?”
“Ero in bagno… da sola.”
“Giulio?”
“Stavo parlando al telefono con un cliente…”
L’ispettore annuisce. Poi osserva la tavola. I bicchieri di vino sono tutti mezzi vuoti, tranne quello del signor Enrico. Sotto al suo bicchiere c’è un biglietto scritto a mano. Lo prende con i guanti e lo legge.
“Siamo qui riuniti perché ho una notizia importante per voi. Ho deciso di lasciare l’eredità al mio fidato amico Ambrogio. Ho già scritto il testamento. Se Ambrogio però morirà prima di me, allora tutta l’eredità andrà a voi, tirchi figli miei. Piccole sanguisughe.”
I figli sussultano. L’ispettore inizia ad esaminare le scene del crimine: capisce subito che Enrico è stato colpito con un oggetto tagliente, mentre Ambrogio è morto di avvelenamento.
Ma chi ha la forza e il coraggio di uccidere un povero vecchio? E la furbizia di avvelenare un povero maggiordomo?
Dopo tante ore di indagini attente e meticolose, l’ispettore chiama tutti in salotto. C’è tensione nell’aria.
“Ho capito. So cosa è successo.” dice il poliziotto. “C’è un solo assassino.”
Tutti guardano Enea.
“Attenzione, signori. Chi ha ucciso Enrico e poi avvelenato Ambrogio non è chi pensate. Non è stata Laura, non è stato Enea, e non è stato Giulio. L’assassino… è Susanna, la moglie di Giulio.”
La famiglia rimane sbalordita: “Susanna? No, deve esserci un errore!” urla Giulio.
“Ho paura di no. Secondo l’interrogatorio, quando Enrico si è alzato dalla tavola tutto arrabbiato, voi siete rimasti in silenzio al tavolo. Poi avete iniziato a litigare. Da quello che mi avete detto, Susanna si è alzata e ha deciso di lasciarvi un po’ di privacy, per continuare la vostra litigata di famiglia. Ed è a quel punto che ha seguito Enrico in giardino e l’ha colpito alla testa con il tubo per annaffiare le piante del giardino. Poi ha avvelenato Ambrogio.”
“Susanna, è vero?” le chiede Giulio, suo marito.
“È tutto vero… prima di iniziare a mangiare, ho visto Enrico che scriveva questa lettera. Mi sono avvicinata, ero alle sue spalle, e ho letto tutto. Mi sono arrabbiata tantissimo. Tu sei il figlio migliore che aveva. Enea e Laura sono due stupidi! Allora mi sono arrabbiata e quando Enrico si è alzato e ha lasciato la tavola, ho deciso di seguirlo e di colpirlo alla testa. Non pensavo di ucciderlo…”
Susanna prende fiato.
“ …poi ho pensato che, visto che ormai Enrico era morto, l’eredità sarebbe andata tutta ad Ambrogio, il maggiordomo. Come lui aveva scritto nel testamento. Allora a quel punto ho pensato che… visto che avevo già ucciso una persona… magari potevo ucciderne due, così mio marito Giulio avrebbe ottenuto parte dell’eredità. Allora, dopo che abbiamo trovato il cadavere del signor Enrico, ho seguito il maggiordomo in cucina. Era scosso, scioccato, traumatizzato. Gli ho offerto un bicchiere di vino. Ma dentro avevo messo del veleno per topi. È morto sul colpo. Poi sono tornata al tavolo e ho fatto finta di niente.”
“Susanna…” dice Giulio, con voce scioccata.
“Lo sapevo! Non mi sei mai piaciuta! Arrestatela, polizia! Portatela via!” continua Laura.
Giulio cade sulla poltrona, sconvolto. Susanna viene portata via dalla polizia, mentre la famiglia Rinaldi resta nella villa, devastata, non tanto per la morte di Enrico o di Ambrogio… ma per aver scoperto che l’inganno e la brama di ricchezza possono abitare dove meno te lo aspetti. Ora l’eredità passerà davvero ai figli di Enrico. Ma l’eredità non porterà sollievo né gioia: solo silenzi pesanti, sospetti e una famiglia ormai irrimediabilmente spezzata.
La storia di oggi finisce qui. Spero ti sia piaciuta. Fammi sapere in un commento se ti piace il genere giallo, cioè questo genere di film o romanzi che parla di omicidi, misteri, colpevoli e sospettati. Io lo adoro! Ultimamente sto guardando La signora in giallo, la serie tv con Jessica Fletcher, e sicuramente questo ha influenzato molto questa storia. Allora ti saluto, grazie per l’ascolto, e ci sentiamo giovedì prossimo! Ciao!


































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