Cose strane (storia)
La storia di un gruppo di ragazzini italo-americani che, durante il loro primo viaggio in Italia, finiscono accidentalmente in una dimensione parallela chiamata "Ailati" – un'Italia al contrario dove tutto è strano e inquietante.
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Ciao e benvenuto o benvenuta su Podcast Italiano Principiante, un podcast per chi sa un po’ di italiano e vuole fare progressi attraverso l’ascolto di storie, riflessioni e conversazioni facili… ma anche stimolanti. Oggi ti racconto una storia un po’ particolare. È ispirata a una serie TV abbastanza famosa, anche se… per motivi di tempo, la storia è abbastanza diversa. Spero che ti piacerà. Come sempre, prima di cominciare, ti ricordo che troverai la trascrizione con il glossario sul nostro sito, podcastitaliano.com: queste risorse ti aiuteranno a capire perfettamente ogni parte di questa storia, ogni parola e costruzione che, magari, non conosci. Il link è nelle note di questo episodio, quindi vai a dare un’occhiata. La trascrizione è super utile, ti consiglio di usarla. Iniziamo: buon ascolto.
Scarica la versione PDF della trascrizione
Trascrizione interattiva dell'episodio
Un gruppo di sei ragazzini americani è in viaggio verso l’Italia con i loro accompagnatori. Il gruppo parla italiano perché hanno tutti origini italiane. I loro genitori sono amici da sempre, e hanno cresciuto i ragazzi nella cultura italiana, pur vivendo negli Stati Uniti.
Sono cresciuti ascoltando musica italiana, giocando a giochi italiani, parlando italiano a casa e mangiando cibo italiano. Hanno anche nomi italiani: si chiamano Dino, Luca, Michele, Guglielmo, Gianna e Massimina.
Il gruppo è sull’aereo e guarda fuori dal finestrino con grande entusiasmo. È la prima volta che vanno in Italia, e non vedono l’ora di vivere, finalmente, tutte le bellissime emozioni e avventure di cui i loro genitori gli hanno parlato. I ragazzi, immersi nelle nuvole, già immaginano di arrivare in un Paese pieno di sole, cibo incredibile e persone simpatiche. Per loro l’Italia è un sogno, e questo viaggio segna l’inizio di qualcosa di speciale.
“Tra poco atterriamo a Napoli e finalmente mangeremo una bella pizza napoletana!” dice Luca.
“E poi andremo a Roma e mangeremo un’ottima pizza romana!” risponde Massimina.
“A Napoli ci abbronzeremo sotto al sole caldo e luminoso, respireremo l’aria di mare e ci divertiremo con i napoletani…” aggiunge Gianna.
“E a Roma cammineremo fra i monumenti al chiaro di luna e mangeremo pasta di ogni tipo!” continua Michele.
Guglielmo resta in silenzio mentre guarda fuori dal finestrino. Non si sente molto bene. È pallido, ha i brividi e la nausea, e stringe il bracciolo con forza mentre l’aereo scende lentamente verso Napoli.
“Stai bene, Gù?” chiede Michele, il suo migliore amico.
“Sì… ho solo un po’ di nausea… ho i brividi…”
“È colpa dell’aereo. Starai meglio quando atterreremo.”
Quando l’aereo atterra, tutti applaudono. Fuori non c’è il sole, ma un cielo grigio e pesante. Piove forte e il vento scuote l’aereo. Appena scendono, i ragazzi sentono un’aria fredda e umida. L’aeroporto è buio, vecchio, con luci tremolanti e pavimenti sporchi. Le persone camminano in silenzio, come zombie.
“Mamma mia, non è proprio il benvenuto che mi aspettavo…” dice Luca.
“Concordo. Mi aspettavo un sole accecante, il caldo, il profumo di pizza già in aeroporto…” continua Massimina.
“E poi questi italiani sembrano zombie! Camminano guardando per terra, sembrano tutti tristi e arrabbiati!” aggiunge Gianna, mentre il gruppo esce dall’aeroporto in direzione del pullman.
“Questa non è l’Italia che mi aspettavo…” dice Michele.
Dino si guarda intorno e aggiunge: “Sono d’accordo! È tutto il contrario di quello che ci hanno raccontato…!”
“È un’Italia sottosopra. Un’Italia al contrario… e Italia al contrario si legge… Ailati.” dice Gianna.
“Ailati!” urlano tutti insieme, poi scoppiano a ridere. Mentre ridono, un vento freddo attraversa la strada. Le nuvole sopra di loro sembrano muoversi in modo strano. Nessuno ci fa caso, ma da quel momento tutto peggiora.
“Dai, ragazzi, muovetevi! Dobbiamo prendere il pullman per raggiungere Napoli” dice Stefano, il babysitter del gruppo.
Fuori dall’aeroporto il gruppo prende un pullman. L’autista non sorride e, quando qualcuno gli chiede qualcosa, risponde a monosillabi. La strada per Napoli è lunga e il cielo è grigio, così come l’umore dei piccoli amici.
Appena arrivano in centro a Napoli, finalmente mangiano la loro prima pizza. Una pizza napoletana che, piuttosto, sembra un sasso: è dura, gommosa, cara e senza sapore. I ragazzi si guardano fra loro, scioccati.
“Scusi, cameriera…” dice Stefano, “questa pizza è immangiabile!”
“Se non ti piace vattene!” risponde la cameriera, ridendo.
“Menomale che gli italiani sono persone educate…” dice a voce bassa Annina, La ragazza di Stefano. Il gruppo di ragazzi è partito con degli accompagnatori: Gionatan, il fratello maggiore di Guglielmo; Stefano, un amico di Gionatan; Annina, la fidanzata di Stefano, e la loro amica Roberta.
Il gruppo si alza, paga quella pizza disgustosa e inizia a passeggiare per le strade di Napoli. Guglielmo si sente sempre peggio e cammina più lentamente degli altri. Arrivano finalmente in hotel.
“Salve, dobbiamo fare il check-in. Abbiamo prenotato due stanze, una da 6 per i ragazzini, e una da 4 per noi.” dice Stefano alla ragazza alla reception.
Lei lo guarda con uno sguardo da zombie e gli dice “… nel sistema non appare nessuna prenotazione. Se volete dormire qui dovete pagare.”
“Ma abbiamo già pagato!”
“Bugiardo.”
“Ma sta scherzando? Abbiamo già pagato!”
“Fammi vedere la ricevuta.”
Stefano cerca fra le e-mail ma la ricevuta è scomparsa: “Non la trovo…”
“Beh, allora… quella è la porta. Arrivederci!”
“Mi scusi, ma…”
“Ho detto arrivederci! Andate via o chiamo la sicurezza!”
Il gruppo è costretto a lasciare l’hotel. Decidono di passeggiare ancora un po’ prima di trovarne un altro. Durante la passeggiata per Napoli, le delusioni continuano. Piove a dirotto, il mare è sporco, i parchi trascurati. Quando chiedono informazioni, nessuno li aiuta. Anzi: c’è chi ride di loro e chi li ignora.
La sera Guglielmo inizia a sentirsi molto male. Ha ancora i brividi, la tosse e le vertigini. Roberta cerca su internet e trova un albergo vicino. Lo propone al gruppo. Allora iniziano a camminare in direzione dell’hotel, ma Stefano si rende conto che c’è qualcosa che non va: è scomparso Guglielmo. Il gruppo si ferma di colpo.
“Guglielmo?” lo chiama suo fratello, con la voce tremante. Nessuna risposta.
“Ragazzi, non è divertente!” dice Stefano.
“Non è uno scherzo…” dice Dino.
Il gruppo torna indietro, controlla le strade, entra nei negozi. Nessuno ha visto Guglielmo. La notte arriva rapidamente e le luci si spengono una dopo l’altra, lasciando il gruppo in un mare di oscurità.
I ragazzi decidono di andare subito dalla polizia, ma gli agenti sembrano annoiati e distanti: “Tornate domani, è ora di andare a letto”, dicono.
“State scherzando? Mio fratello è scomparso!” dice Gionatan, bussando forte sulla porta.
“Ragazzino, vai via o ti arresto!” risponde il poliziotto.
Il gruppo lascia la stazione di polizia e inizia a camminare per una strada buia.
“Guglielmo!”
“Guglielmo!”
“Gù, dove sei!” urlano. Niente.
All’improvviso sentono un rumore, poi un altro. Sembrano passi, lenti e pesanti, e provengono da un vicolo buio dietro di loro. Dal buio emerge una figura alta e sottile. Non urla, non corre. Cammina lentamente. La pelle è pallida e segnata dalla rughe. Il viso è deformato. I suoi occhi sono spenti, vuoti.
“Sono Etna”, dice con voce spaventosa.
I ragazzi scappano terrorizzati.
“Etna?” dice Luca.
“Ma l’Etna non è un vulcano in Sicilia?”
“Forse è un mostro vulcanico! Bleeeeh!”
Mentre i ragazzini immaginano mostri italiani, gli adulti iniziano a spaventarsi.
“Ma che cazzo sta succedendo, ragazzi? Abbiamo perso Guglielmo, abbiamo incontrato una sorta di mostro, gli italiani sono impazziti, l’Italia non sembra l’Italia… cosa sta succedendo?”
“Non capisco…” dice Annina.
“Cerchiamo questo Etna su internet.” propone Roberta.
“Ci sono solo riferimenti al vulcano siciliano!” risponde Annina.
“Proviamo a scrivere “Etna Napoli”…” suggerisce Roberta.
“Ragazzi! L’ho trovato! Etna. Ricercato. Criminale e rapitore di bambini…” legge Roberta ad alta voce.
“Cosa? Stai scherzando?” risponde Gionatan agitato.
“Magari…”
“La polizia non ci aiuterà. Dobbiamo trovarlo noi.” dice Stefano.
“Beh… qualcosa mi dice che non sarà necessario cercarlo…” risponde Roberta.
I ragazzini urlano, attirando l’attenzione dei giovani adulti.
Etna è lì, davanti a loro. Nel buio della notte. Li guarda uno a uno.
“Non siete dove credete di essere” dice a voce bassa.
“E allora dove siamo?” chiede Dino.
Etna fa un mezzo sorriso storto. “Siete a Ailati.”
“Ailati? Ai lati di che?”
“Ailati, Italia al contrario. Siete nel sottosopra italiano.” risponde Etna.
“Dov’è Guglielmo? Perché hai rapito mio fratello!?” chiede Gionatan.
Etna abbassa lo sguardo. Dice “perché si sentiva solo, proprio come me…” e poi inizia a correre in direzione di un edificio vecchio vicino al porto. Il gruppo lo segue. Dentro fa freddo. Le pareti sono blu, umide. C’è pulviscolo nell’aria. Al centro della stanza c’è Guglielmo, sdraiato per terra. Respira. È vivo.
“Non volevo fargli male” dice Etna, “Volevo solo qualcuno con cui parlare. Un po’ di compagnia…”
Gionatan corre da Guglielmo. Lo prende in braccio.
“Andiamo via!” urla Stefano.
Etna li blocca. “No! Non potete! Non riuscirete mai a scappare da qui. Nessuno può uscire dal sottosopra. Nessuno può lasciare Ailati! Io ero giovane come voi quando sono entrato in questa dimensione. Non so neanche come sono entrato. Non sono mai riuscito a scappare. E adesso la governo.”
“Come Jumanji…” dice Dino sorridendo.
“Ti sembra il momento di giocare?!?” lo rimprovera Gionatan.
Il gruppo inizia a correre in direzione della strada. Etna li rincorre zoppicando: “No! No, fermi!”. Ma è troppo tardi: i ragazzi riescono a scappare da Etna e si nascondono in un parco.
“Siamo nel sottosopra? Ma che vuol dire?” dice Gianna.
“Ha detto che siamo in un'altra dimensione…” aggiunge Annina.
“Un'altra dimensione? Ma come ci siamo arrivati?” chiede Luca.
“Di certo non col pullman…” risponde Dino.
“Cazzo, cazzo, cazzo! Non torneremo mai a casa” urla Stefano.
“Ragazzi, ragazzi. Calma!” dice Annina. “Pensiamo. Ragioniamo. Ripercorriamo tutti i nostri passi.”
“Allora. Abbiamo preso l’aereo. Il cibo sull’aereo faceva schifo. Siamo scesi dall’aereo…” dice Gionatan.
“Dino si è addormentato e mi ha sbavato sulla spalla….”
“E Guglielmo stava per vomitarci addosso!”
“Quando siamo atterrati il cielo era grigio e nuvoloso…” continua Massimina.
“Sì, e in aereoporto la gente era triste. Sembravano zombie.” aggiunge Roberta.
“Poi io ho detto di essere deluso… mi aspettavo il sole, il profumo del buon cibo…” dice Michele.
“E io ho detto che era tutto il contrario di quello che ci avevano raccontato…!” continua Dino.
“Ed è a quel punto che io ho detto… che…”
“Cosa?”
“…Che sembrava un’Italia sottosopra. Un’Italia al contrario… e che Italia al contrario si legge… Ailati.”
Tutti restano pietrificati. Si rendono conto che avevano nominato la dimensione, l’avevano chiamata con il suo nome, prima di entrarci.
“Ti ricordi cosa è successo dopo?” chiede Annina a Gianna.
“Sì, tutti abbiamo gridato Ailati. Tutti insieme.”
“Non ci resta che provare a gridare il contrario di Ailati. Siete pronti? Al mio tre…” (Stefano)
Uno.
Due.
Tre.
“ITALIA”!
Un vento fortissimo li avvolge. Il blu sparisce. Il buio si illumina e la luce esplode. Per un attimo tutto tace. I ragazzi si ritrovano davanti all’aeroporto, sotto un cielo grigio. Le persone, però, sorridono e parlano ad alta voce.
“Ce l’abbiamo fatta!” (Dino)
“Sono successe cose strane…”
“Più che strane!”
Il gruppo si abbraccia. Nei giorni successivi, viaggiano per un’Italia all'altezza delle loro aspettative. La pizza è buonissima, la gente è gentile, il mare è blu. Gianna guarda il cielo e dice: “Benvenuti in Italia!”.
Dopo una settimana il gruppo riparte. L’aereo decolla lentamente. Dal finestrino l’Italia diventa sempre più piccola, finché resta solo una macchia sotto le nuvole.
Luca fissa il sedile davanti a sé. Michele tiene gli occhi chiusi. Gianna osserva le persone intorno a sé: sembra tutto così normale. Massimina stringe il braccio di Luca. Dino dorme e russa. Guglielmo dorme e sogna. Gionatan lo guarda e pensa che ha quasi rischiato di perdere suo fratello. Gli adulti parlano a bassa voce, ma poi smettono anche loro. Non sanno come spiegare quello che è successo. Forse, semplicemente, non si può spiegare.
Quando l’aereo entra tra le nuvole, tutto diventa bianco. Poi atterrano, pronti a tornare a casa, alla vita di tutti i giorni. Ma nessuno di loro dimentica. Sono tutti consapevoli che quello non è stato un semplice viaggio. E che le parole non hanno solo un peso, ma anche potere.
La storia di oggi finisce qui. Hai capito a che serie TV è ispirata? È una serie molto famosa di NETFLIX. Se hai capito a che serie è ispirata, scrivimelo nei commenti! Ti do un indizio: i nomi italiani sono ispirati ai nomi americani dei personaggi di questa serie. Quindi, se provi a tradurre i nomi italiani in inglese, magari capirai a che serie faccio riferimento. Ti ricordo che, se ti è piaciuta la storia, puoi lasciare un commento sia su Spotify che su Apple podcast, insomma sulla piattaforma su cui ci ascolti, ma anche sotto il video YouTube del nostro canale Podcast Italiano Principiante. Spero che queste storie ti piacciano, noi ci divertiamo molto a scriverle, ad interpretarle, a scegliere la musica… quindi attendiamo un tuo feedback. Se ti è piaciuta, facci sapere. Allora, io ti saluto… scusa ancora per la mia voce molto nasale… spero di rimettermi presto. Alla prossima, ciao.
Ciao e benvenuto o benvenuta su Podcast Italiano Principiante, un podcast per chi sa un po’ di italiano e vuole fare progressi attraverso l’ascolto di storie, riflessioni e conversazioni facili… ma anche stimolanti. Oggi ti racconto una storia un po’ particolare. È ispirata a una serie TV abbastanza famosa, anche se… per motivi di tempo, la storia è abbastanza diversa. Spero che ti piacerà. Come sempre, prima di cominciare, ti ricordo che troverai la trascrizione con il glossario sul nostro sito, podcastitaliano.com: queste risorse ti aiuteranno a capire perfettamente ogni parte di questa storia, ogni parola e costruzione che, magari, non conosci. Il link è nelle note di questo episodio, quindi vai a dare un’occhiata. La trascrizione è super utile, ti consiglio di usarla. Iniziamo: buon ascolto.
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Trascrizione interattiva dell'episodio
Un gruppo di sei ragazzini americani è in viaggio verso l’Italia con i loro accompagnatori. Il gruppo parla italiano perché hanno tutti origini italiane. I loro genitori sono amici da sempre, e hanno cresciuto i ragazzi nella cultura italiana, pur vivendo negli Stati Uniti.
Sono cresciuti ascoltando musica italiana, giocando a giochi italiani, parlando italiano a casa e mangiando cibo italiano. Hanno anche nomi italiani: si chiamano Dino, Luca, Michele, Guglielmo, Gianna e Massimina.
Il gruppo è sull’aereo e guarda fuori dal finestrino con grande entusiasmo. È la prima volta che vanno in Italia, e non vedono l’ora di vivere, finalmente, tutte le bellissime emozioni e avventure di cui i loro genitori gli hanno parlato. I ragazzi, immersi nelle nuvole, già immaginano di arrivare in un Paese pieno di sole, cibo incredibile e persone simpatiche. Per loro l’Italia è un sogno, e questo viaggio segna l’inizio di qualcosa di speciale.
“Tra poco atterriamo a Napoli e finalmente mangeremo una bella pizza napoletana!” dice Luca.
“E poi andremo a Roma e mangeremo un’ottima pizza romana!” risponde Massimina.
“A Napoli ci abbronzeremo sotto al sole caldo e luminoso, respireremo l’aria di mare e ci divertiremo con i napoletani…” aggiunge Gianna.
“E a Roma cammineremo fra i monumenti al chiaro di luna e mangeremo pasta di ogni tipo!” continua Michele.
Guglielmo resta in silenzio mentre guarda fuori dal finestrino. Non si sente molto bene. È pallido, ha i brividi e la nausea, e stringe il bracciolo con forza mentre l’aereo scende lentamente verso Napoli.
“Stai bene, Gù?” chiede Michele, il suo migliore amico.
“Sì… ho solo un po’ di nausea… ho i brividi…”
“È colpa dell’aereo. Starai meglio quando atterreremo.”
Quando l’aereo atterra, tutti applaudono. Fuori non c’è il sole, ma un cielo grigio e pesante. Piove forte e il vento scuote l’aereo. Appena scendono, i ragazzi sentono un’aria fredda e umida. L’aeroporto è buio, vecchio, con luci tremolanti e pavimenti sporchi. Le persone camminano in silenzio, come zombie.
“Mamma mia, non è proprio il benvenuto che mi aspettavo…” dice Luca.
“Concordo. Mi aspettavo un sole accecante, il caldo, il profumo di pizza già in aeroporto…” continua Massimina.
“E poi questi italiani sembrano zombie! Camminano guardando per terra, sembrano tutti tristi e arrabbiati!” aggiunge Gianna, mentre il gruppo esce dall’aeroporto in direzione del pullman.
“Questa non è l’Italia che mi aspettavo…” dice Michele.
Dino si guarda intorno e aggiunge: “Sono d’accordo! È tutto il contrario di quello che ci hanno raccontato…!”
“È un’Italia sottosopra. Un’Italia al contrario… e Italia al contrario si legge… Ailati.” dice Gianna.
“Ailati!” urlano tutti insieme, poi scoppiano a ridere. Mentre ridono, un vento freddo attraversa la strada. Le nuvole sopra di loro sembrano muoversi in modo strano. Nessuno ci fa caso, ma da quel momento tutto peggiora.
“Dai, ragazzi, muovetevi! Dobbiamo prendere il pullman per raggiungere Napoli” dice Stefano, il babysitter del gruppo.
Fuori dall’aeroporto il gruppo prende un pullman. L’autista non sorride e, quando qualcuno gli chiede qualcosa, risponde a monosillabi. La strada per Napoli è lunga e il cielo è grigio, così come l’umore dei piccoli amici.
Appena arrivano in centro a Napoli, finalmente mangiano la loro prima pizza. Una pizza napoletana che, piuttosto, sembra un sasso: è dura, gommosa, cara e senza sapore. I ragazzi si guardano fra loro, scioccati.
“Scusi, cameriera…” dice Stefano, “questa pizza è immangiabile!”
“Se non ti piace vattene!” risponde la cameriera, ridendo.
“Menomale che gli italiani sono persone educate…” dice a voce bassa Annina, La ragazza di Stefano. Il gruppo di ragazzi è partito con degli accompagnatori: Gionatan, il fratello maggiore di Guglielmo; Stefano, un amico di Gionatan; Annina, la fidanzata di Stefano, e la loro amica Roberta.
Il gruppo si alza, paga quella pizza disgustosa e inizia a passeggiare per le strade di Napoli. Guglielmo si sente sempre peggio e cammina più lentamente degli altri. Arrivano finalmente in hotel.
“Salve, dobbiamo fare il check-in. Abbiamo prenotato due stanze, una da 6 per i ragazzini, e una da 4 per noi.” dice Stefano alla ragazza alla reception.
Lei lo guarda con uno sguardo da zombie e gli dice “… nel sistema non appare nessuna prenotazione. Se volete dormire qui dovete pagare.”
“Ma abbiamo già pagato!”
“Bugiardo.”
“Ma sta scherzando? Abbiamo già pagato!”
“Fammi vedere la ricevuta.”
Stefano cerca fra le e-mail ma la ricevuta è scomparsa: “Non la trovo…”
“Beh, allora… quella è la porta. Arrivederci!”
“Mi scusi, ma…”
“Ho detto arrivederci! Andate via o chiamo la sicurezza!”
Il gruppo è costretto a lasciare l’hotel. Decidono di passeggiare ancora un po’ prima di trovarne un altro. Durante la passeggiata per Napoli, le delusioni continuano. Piove a dirotto, il mare è sporco, i parchi trascurati. Quando chiedono informazioni, nessuno li aiuta. Anzi: c’è chi ride di loro e chi li ignora.
La sera Guglielmo inizia a sentirsi molto male. Ha ancora i brividi, la tosse e le vertigini. Roberta cerca su internet e trova un albergo vicino. Lo propone al gruppo. Allora iniziano a camminare in direzione dell’hotel, ma Stefano si rende conto che c’è qualcosa che non va: è scomparso Guglielmo. Il gruppo si ferma di colpo.
“Guglielmo?” lo chiama suo fratello, con la voce tremante. Nessuna risposta.
“Ragazzi, non è divertente!” dice Stefano.
“Non è uno scherzo…” dice Dino.
Il gruppo torna indietro, controlla le strade, entra nei negozi. Nessuno ha visto Guglielmo. La notte arriva rapidamente e le luci si spengono una dopo l’altra, lasciando il gruppo in un mare di oscurità.
I ragazzi decidono di andare subito dalla polizia, ma gli agenti sembrano annoiati e distanti: “Tornate domani, è ora di andare a letto”, dicono.
“State scherzando? Mio fratello è scomparso!” dice Gionatan, bussando forte sulla porta.
“Ragazzino, vai via o ti arresto!” risponde il poliziotto.
Il gruppo lascia la stazione di polizia e inizia a camminare per una strada buia.
“Guglielmo!”
“Guglielmo!”
“Gù, dove sei!” urlano. Niente.
All’improvviso sentono un rumore, poi un altro. Sembrano passi, lenti e pesanti, e provengono da un vicolo buio dietro di loro. Dal buio emerge una figura alta e sottile. Non urla, non corre. Cammina lentamente. La pelle è pallida e segnata dalla rughe. Il viso è deformato. I suoi occhi sono spenti, vuoti.
“Sono Etna”, dice con voce spaventosa.
I ragazzi scappano terrorizzati.
“Etna?” dice Luca.
“Ma l’Etna non è un vulcano in Sicilia?”
“Forse è un mostro vulcanico! Bleeeeh!”
Mentre i ragazzini immaginano mostri italiani, gli adulti iniziano a spaventarsi.
“Ma che cazzo sta succedendo, ragazzi? Abbiamo perso Guglielmo, abbiamo incontrato una sorta di mostro, gli italiani sono impazziti, l’Italia non sembra l’Italia… cosa sta succedendo?”
“Non capisco…” dice Annina.
“Cerchiamo questo Etna su internet.” propone Roberta.
“Ci sono solo riferimenti al vulcano siciliano!” risponde Annina.
“Proviamo a scrivere “Etna Napoli”…” suggerisce Roberta.
“Ragazzi! L’ho trovato! Etna. Ricercato. Criminale e rapitore di bambini…” legge Roberta ad alta voce.
“Cosa? Stai scherzando?” risponde Gionatan agitato.
“Magari…”
“La polizia non ci aiuterà. Dobbiamo trovarlo noi.” dice Stefano.
“Beh… qualcosa mi dice che non sarà necessario cercarlo…” risponde Roberta.
I ragazzini urlano, attirando l’attenzione dei giovani adulti.
Etna è lì, davanti a loro. Nel buio della notte. Li guarda uno a uno.
“Non siete dove credete di essere” dice a voce bassa.
“E allora dove siamo?” chiede Dino.
Etna fa un mezzo sorriso storto. “Siete a Ailati.”
“Ailati? Ai lati di che?”
“Ailati, Italia al contrario. Siete nel sottosopra italiano.” risponde Etna.
“Dov’è Guglielmo? Perché hai rapito mio fratello!?” chiede Gionatan.
Etna abbassa lo sguardo. Dice “perché si sentiva solo, proprio come me…” e poi inizia a correre in direzione di un edificio vecchio vicino al porto. Il gruppo lo segue. Dentro fa freddo. Le pareti sono blu, umide. C’è pulviscolo nell’aria. Al centro della stanza c’è Guglielmo, sdraiato per terra. Respira. È vivo.
“Non volevo fargli male” dice Etna, “Volevo solo qualcuno con cui parlare. Un po’ di compagnia…”
Gionatan corre da Guglielmo. Lo prende in braccio.
“Andiamo via!” urla Stefano.
Etna li blocca. “No! Non potete! Non riuscirete mai a scappare da qui. Nessuno può uscire dal sottosopra. Nessuno può lasciare Ailati! Io ero giovane come voi quando sono entrato in questa dimensione. Non so neanche come sono entrato. Non sono mai riuscito a scappare. E adesso la governo.”
“Come Jumanji…” dice Dino sorridendo.
“Ti sembra il momento di giocare?!?” lo rimprovera Gionatan.
Il gruppo inizia a correre in direzione della strada. Etna li rincorre zoppicando: “No! No, fermi!”. Ma è troppo tardi: i ragazzi riescono a scappare da Etna e si nascondono in un parco.
“Siamo nel sottosopra? Ma che vuol dire?” dice Gianna.
“Ha detto che siamo in un'altra dimensione…” aggiunge Annina.
“Un'altra dimensione? Ma come ci siamo arrivati?” chiede Luca.
“Di certo non col pullman…” risponde Dino.
“Cazzo, cazzo, cazzo! Non torneremo mai a casa” urla Stefano.
“Ragazzi, ragazzi. Calma!” dice Annina. “Pensiamo. Ragioniamo. Ripercorriamo tutti i nostri passi.”
“Allora. Abbiamo preso l’aereo. Il cibo sull’aereo faceva schifo. Siamo scesi dall’aereo…” dice Gionatan.
“Dino si è addormentato e mi ha sbavato sulla spalla….”
“E Guglielmo stava per vomitarci addosso!”
“Quando siamo atterrati il cielo era grigio e nuvoloso…” continua Massimina.
“Sì, e in aereoporto la gente era triste. Sembravano zombie.” aggiunge Roberta.
“Poi io ho detto di essere deluso… mi aspettavo il sole, il profumo del buon cibo…” dice Michele.
“E io ho detto che era tutto il contrario di quello che ci avevano raccontato…!” continua Dino.
“Ed è a quel punto che io ho detto… che…”
“Cosa?”
“…Che sembrava un’Italia sottosopra. Un’Italia al contrario… e che Italia al contrario si legge… Ailati.”
Tutti restano pietrificati. Si rendono conto che avevano nominato la dimensione, l’avevano chiamata con il suo nome, prima di entrarci.
“Ti ricordi cosa è successo dopo?” chiede Annina a Gianna.
“Sì, tutti abbiamo gridato Ailati. Tutti insieme.”
“Non ci resta che provare a gridare il contrario di Ailati. Siete pronti? Al mio tre…” (Stefano)
Uno.
Due.
Tre.
“ITALIA”!
Un vento fortissimo li avvolge. Il blu sparisce. Il buio si illumina e la luce esplode. Per un attimo tutto tace. I ragazzi si ritrovano davanti all’aeroporto, sotto un cielo grigio. Le persone, però, sorridono e parlano ad alta voce.
“Ce l’abbiamo fatta!” (Dino)
“Sono successe cose strane…”
“Più che strane!”
Il gruppo si abbraccia. Nei giorni successivi, viaggiano per un’Italia all'altezza delle loro aspettative. La pizza è buonissima, la gente è gentile, il mare è blu. Gianna guarda il cielo e dice: “Benvenuti in Italia!”.
Dopo una settimana il gruppo riparte. L’aereo decolla lentamente. Dal finestrino l’Italia diventa sempre più piccola, finché resta solo una macchia sotto le nuvole.
Luca fissa il sedile davanti a sé. Michele tiene gli occhi chiusi. Gianna osserva le persone intorno a sé: sembra tutto così normale. Massimina stringe il braccio di Luca. Dino dorme e russa. Guglielmo dorme e sogna. Gionatan lo guarda e pensa che ha quasi rischiato di perdere suo fratello. Gli adulti parlano a bassa voce, ma poi smettono anche loro. Non sanno come spiegare quello che è successo. Forse, semplicemente, non si può spiegare.
Quando l’aereo entra tra le nuvole, tutto diventa bianco. Poi atterrano, pronti a tornare a casa, alla vita di tutti i giorni. Ma nessuno di loro dimentica. Sono tutti consapevoli che quello non è stato un semplice viaggio. E che le parole non hanno solo un peso, ma anche potere.
La storia di oggi finisce qui. Hai capito a che serie TV è ispirata? È una serie molto famosa di NETFLIX. Se hai capito a che serie è ispirata, scrivimelo nei commenti! Ti do un indizio: i nomi italiani sono ispirati ai nomi americani dei personaggi di questa serie. Quindi, se provi a tradurre i nomi italiani in inglese, magari capirai a che serie faccio riferimento. Ti ricordo che, se ti è piaciuta la storia, puoi lasciare un commento sia su Spotify che su Apple podcast, insomma sulla piattaforma su cui ci ascolti, ma anche sotto il video YouTube del nostro canale Podcast Italiano Principiante. Spero che queste storie ti piacciano, noi ci divertiamo molto a scriverle, ad interpretarle, a scegliere la musica… quindi attendiamo un tuo feedback. Se ti è piaciuta, facci sapere. Allora, io ti saluto… scusa ancora per la mia voce molto nasale… spero di rimettermi presto. Alla prossima, ciao.


































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