Una super barista (storia)
La storia di una barista romana che ogni mattina affronta il caos della colazione italiana.
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Ciao e benvenuto o benvenuta su Podcast Italiano Principiante, un podcast per chi sa un po’ di italiano e vuole fare progressi attraverso l’ascolto di storie, riflessioni e conversazioni facili… ma anche stimolanti. Oggi ti racconto una storia. La protagonista è una barista. Spero che ti piacerà. Come sempre, prima di cominciare, ti consiglio di usare la trascrizione con il glossario, perché in questo episodio utilizzo tanto lessico legato al bar: i vari tipi di caffè, i vari tipi di cappuccino, eccetera, eccetera. Sul nostro sito, podcastitaliano.com, troverai la trascrizione e il glossario di questa storia, come sempre. La trascrizione è super utile perché, mentre ascolti, puoi leggere le parole, e questo ti aiuta a capirle e a memorizzarle. Il glossario, anche, è utilissimo, perché spieghiamo tutte le parole in italiano e le traduciamo in inglese, e poi ci sono tante foto per quanto riguarda tutto il lessico specifico del bar. Così non devi andare a cercare le foto, ad esempio, dei vari tipi di caffè che troverai nella storia. È tutto a disposizione nella trascrizione. Il link per la trascrizione è nelle note di questo episodio, oppure sul nostro sito podcastitaliano.com. Ovviamente, è tutto GRATIS! Ok? Ecco che inizia la storia: buon ascolto.
Scarica la versione PDF della trascrizione
Trascrizione interattiva dell'episodio
Lucia apre il bar alle 4:30 del mattino, quando Roma è ancora silenziosa e sembra quasi una città diversa. L’aria è fredda, le strade vuote, i lampioni accesi. Solo i taxi e qualche autobus notturno attraversano il quartiere addormentato.
Quando ha iniziato a lavorare come barista, Lucia odiava alzarsi presto la mattina. Ora, dopo tanti anni, si è abituata alla sua routine da barista. Ogni mattina, apre il bar alle 4:30 della mattina. Si alza alle 3:30, perché abita vicino al bar dove lavora; poi si lava, si trucca, si veste ed esce di casa. Prende il motorino e guida per soli 5 minuti, poi arriva al bar; inserisce la chiave nella serratura con un gesto automatico e tira su la serranda.
Appena entra, accende le luci. Il bar si illumina all’improvviso: non è il classico bar con luci al neon. Lucia ha buon gusto: per tutto il bar corrono fili di lucine brillanti, come quelle di Natale, che creano un’atmosfera calorosa e familiare davvero irresistibile. Poi il bancone è lunghissimo, lucido e marrone, di legno, proprio come i tavolini per la clientela. Ogni giorno Lucia ha tantissimi clienti. Almeno cento. Anzi, più di cento: alcune centinaia! Quindi apre il bar presto per preparare tutto.
Appena arriva, ogni mattina, Lucia indossa un grembiule nero, lega i capelli in uno chignon, e si prepara alla giornata. Inizia ad infornare i cornetti surgelati, a preparare panini e tramezzini, e aspetta il fornitore di cornetti e pizzette.
Lucia non vende solo cornetti surgelati, precotti, ma ogni mattina ordina dieci dozzine di cornetti freschi da una pasticceria. Dieci dozzine, cioè almeno 120 cornetti di ogni tipo: semplici, con la crema, con la marmellata, con la nutella, con la crema di pistacchio, ai cereali, ai frutti rossi, vegani e non. E ordina anche tante pizzette da un forno vicino: pizzette rosse, pizzette bianche, pizzette con le patate, e pizzette con le zucchine.
Quel giorno, il fornitore arriva alle 4:45 con i cornetti freschi. Le scatole sono calde e profumano di burro. Il bar si riempie di calore e profumo. Lucia firma la ricevuta e sistema i cornetti in un grande vassoio dorato dietro al vetro. Per un attimo il bar è perfetto, ordinato, profumato e silenzioso. È il momento della giornata che Lucia più apprezza.
Poi accende la macchina del caffè. Il rumore del vapore rompe il silenzio come un tuono. Lucia si prepara un caffè e sceglie con cura il cornetto con cui farà colazione quel giorno: quello con la crema di pistacchio.
Alle 5:20 entra il primo cliente, un uomo di 50 anni circa, con un cappotto lungo, un berretto e gli occhi mezzi chiusi dal sonno. È un camionista, cioè una persona che guida un camion per trasportare merci da una città all’altra o da un Paese all’altro.
“Buongiorno” dice Lucia, sorridendo al suo primo cliente della giornata.
“Un caffè ristretto” risponde l’uomo in modo brusco.
“Arriva subito!” risponde Lucia.
“Mamma mia, che maleducato…” pensa, “un caffè ristretto, cioè pochissima acqua e la giusta quantità di caffè. Ristretto, come la sua educazione.”
Lucia ride sotto i baffi mentre prepara il caffè. Poi, lo serve all’uomo.
Il camionista beve il caffè velocemente e in silenzio, con gli occhi socchiusi. Sembra molto stanco.
“Quant’è?”
“1 euro” risponde Lucia.
L’uomo lascia la moneta sul bancone e va via, senza prendere lo scontrino e senza salutare.
“Ahhh! Che maleducato, mamma mia. Salutare non costa nulla. Vabbè, magari è stanco. I camionisti viaggiano per ore, per giorni, per settimane, senza smettere! Magari arriva dalla Francia, chissà che trasporta…”
Subito entra il suo secondo cliente. Un ragazzo giovane, ben vestito, sembra un artista.
“Buongiorno!”
“Ciao! Un caffè lungo, grazie”
“Arriva subito!”
Lucia prepara il caffè. E intanto pensa: “un caffè lungo, cioè con tanta acqua. Il caffè deve riempire quasi la tazzina. Questo ragazzo sembra un artista. Chissà se usa anche il caffè per dipingere”.
Il giovane artista beve il suo caffè, paga, prende lo scontrino, saluta e va via.
Il tempo passa e si fanno le 7 e mezza. Orario di punta per un bar, cioè il momento della colazione. Alle 7:30 i bambini che vanno a scuola, gli adulti che vanno a lavoro, gli anziani o i pensionati che si svegliano presto per abitudine, tutti vogliono fare colazione al bar. Quello è il momento più odioso della giornata per una barista come Lucia, che ama la calma e la tranquillità. Ma, d’altronde, senza l’orario di punta è difficile guadagnare bene.
Quindi Lucia si arma di un sorriso e inizia a servire i clienti. Inizia da un gruppo di amici formato da studenti e studentesse.
“Ciao ragazzi! Che vi faccio?”
“Ciao, un cappuccino e un cornetto al pistacchio”
“Io vorrei un cornetto con la marmellata e un caffè macchiato”
“Per me un succo alla pesca e un cornetto integrale”
“Io sono vegana… hai cornetti vegani?”
“Sì…”
“E il cappuccino puoi farlo di soia?”
“Mmhh, certo, ho il latte di soia…”
“Ok. No, aspetta, puoi farlo con il latte di mandorla? Anzi, con il latte di riso. È più leggero…”
“Va bene!”
Lucia inizia a preparare due cappuccini, uno normale e uno con il latte di riso, e intanto versa il succo di frutta in un bicchiere. Poi dà ad ognuno un cornetto. Quando sono pronti anche i cappuccini, serve le bevande.
Il gruppo di studenti si ferma a mangiare al bancone.
“Ragazzi, volete mangiare al tavolino?”
“No, no, mangiamo velocemente che dobbiamo andare all’università. Liberiamo subito il bancone.”
“Va bene…”
In quel momento entra una donna. È vestita con un camice bianco.
“Forse è una dentista…. O magari un’estetista” pensa Lucia.
“Salve, un caffè macchiato”
“Arriva subito!”
“No, c’ero prima io. Mi scusi.” dice un uomo alle spalle della donna.
“No, veramente sono entrata prima di lei.” risponde la donna.
“Non è vero. Lei è una grande maleducata. Ha saltato la fila!”
“Ma come si permette!”
I due iniziano a litigare.
Lucia interviene.
“Non vi preoccupate, posso prendere entrambi gli ordini e prepare le colazioni contemporaneamente. Cosa prende Lei, signore?”
“Un caffellatte, grazie signorina”.
Lucia prepara un caffè macchiato e un caffellatte contemporaneamente. Poi dà il caffellatte alla donna e il caffè macchiato all’uomo.
“Questo non è ciò che ho ordinato!” esclamano i due insieme.
“Scusate, ho invertito gli ordini! Ecco.” dice Lucia scambiando i bicchieri dei due clienti.
Nel frattempo entra un uomo che barcolla. Non riesce a camminare dritto, ha gli occhi socchiusi e puzza di alcool. Sembra già ubriaco alle 8 di mattina.
“Ciao… bella…”
“Buongiorno” dice Lucia intimorita.
“Mi fai un caffè corretto?”
“Mi scusi signore, ma sembra ubriaco. Non posso servirle l’alcool.”
“Io non voglio l’alcool. Voglio un caffè corretto! Eheh…”
“Eh, signore, un caffè corretto è un caffè a cui aggiungiamo alcool. Mi spiace ma non posso”
“Mah, ma vaffanculo…” dice l’uomo agitando la mano e uscendo dal bar.
A quel punto entra un gruppo numerosissimo di persone.
Tutti iniziano ad ordinare contemporaneamente.
“Scusa, vado di fretta: mi fai un cappuccino al volo?”
“Per me un caffè lungo”
“Un caffè corto e una brioche alla Nutella, grazie”
“Un cappuccino di soia e un cornetto vegano ai cereali”
“Un succo all’albicocca e basta”
Lucia inizia a muoversi velocemente. Tazzine, cucchiaini, zucchero, piattini. La macchina del caffè macina senza sosta. Le mani di Lucia si muovono da sole, ma lei inizia a sentire lo stress. Nel bar entrano centinaia di persone, ognuno con una storia diversa. Impiegati, studenti, operai, tassisti, pensionati. Tutti parlano, tutti hanno fretta, tutti vogliono qualcosa di diverso.
“Hai il latte di avena?”
“Scusa, io sono intollerante al lattosio, hai il latte senza lattosio? E nei cornetti c’è il lattosio?”
“Sì, ho il latte senza lattosio ma nei cornetti c’è il lattosio…”
“Mamma mia, nessuno fa i cornetti senza lattosio! Nessuno pensa a noi che siamo intolleranti. Non è giusto!”
“Ah, io sono intollerante al glutine. Ma ci sono cornetti senza glutine?”
“Sì… un momento…”
“Ciao, io sono americano, voglio caffè”
“Arriva! Ecco un caffè…”
“Ma questo è single shot espresso! Io voglio caffè in tazza…”
“Ah, vuoi un americano, non un caffè! In Italia se ordini il caffè ti danno l’espresso…”
Intanto una signora urla: “Per me un ginseng e per mio marito un deca!”
Lucia guarda la fila di cartoni del latte dietro di sé, guarda tutti i tipi di caffè, e in un attimo di debolezza pensa di scappare. Sogna un bar dove esiste solo un tipo di latte e un tipo di caffè. Proprio in quel momento entra una signora con gli occhiali, la guarda, e le dice lentamente, trattando Lucia come una stupida: “Un latte macchiato tiepido, in vetro, ma non troppo caldo. Ok? Non è difficile.”
Lucia sorride. Dentro, però, sente qualcosa che crolla. È la sua pazienza.
Intanto, due uomini seduti al bancone iniziano a litigare:
“Si dice brioche vuota”
“No, cornetto semplice”.
“Brioche vuota!”
“Qui stai a Roma, non stai al nord! Devi dire cornetto semplice!”
Poi entrano i bambini che devono andare a scuola. Sono rumorosi, pieni di energia, completamente indifferenti alla stanchezza di Lucia.
«Due pizzette rosse, grazie!”
“Io prendo un tramezzino con prosciutto e formaggio”
“Per me un tramezzino con tonno e pomodoro”
“Signora ce l’hai le patatine?”
“Mamma mi compri il cornetto?”
“No tesoro hai già fatto colazione a casa…”
“Ma io lo vogliooooo” dice la bambina prima di iniziare a piangere.
Intanto i bambini mangiano, lasciano briciole ovunque, ridono, corrono, si rincorrono, spingono le sedie. Una bambina cade, comincia a piangere. E tutte le sue amichette iniziano a piangere in coro.
Il caos non ha fine. Quando finalmente la fila si accorcia, Lucia si appoggia al bancone. Le mani le tremano leggermente. Pensa che gli italiani sono impossibili, ognuno con le proprie regole, i propri gusti, le proprie manie. Nel caos della mattina, nessuno apprezza davvero il momento del caffè. Lucia ha un attimo di debolezza. Sta quasi per piangere per lo stress, quando entra un vecchio signore che non aveva mai visto prima.
“Buongiorno signorina”
“Salve”
Il signore si siede al bancone in silenzio. Raccoglie tutte le briciole con la mano.
“Grazie ma non si preoccupi, ora vengo a pulire”.
“No, tranquilla. Ho visto che c’era un sacco di gente. Fai con calma. Riprenditi.”
“Grazie mille. Cosa le preparo?”
“Un caffè normale, grazie.”
Normale. Quella parola è musica per le orecchie di Lucia. Lucia prepara il caffè con calma, poi lo porge all’uomo con un sorriso. Lui ricambia il sorriso.
“Prima che pago… posso pagare anche un caffè sospeso?”
“Che cos’è? Non conosco questo tipo di caffè…”
“Il caffè sospeso è una tradizione solidale nata a Napoli. Funziona così: quando una persona prende un caffè al bar, ne paga due: uno per sé e uno “sospeso”, cioè lasciato a disposizione per qualcuno che non può permetterselo, che non ha i soldi per pagare un caffè. Così può prenderlo gratis.”
“Che bello. Complimenti per la gentilezza…”
“La gentilezza è tutto. Deve essere dura affrontare questo caos tutte le mattine…sicuramente incontrerai tante persone maleducate.”
Lei annuisce, sorpresa dall’empatia.
“Mi dispiace. Ma… grazie. Senza di voi baristi, l’Italia non si sveglierebbe mai.”
Lucia sorride. L’uomo paga, lascia una mancia, e se ne va.
Per la prima volta quella mattina, il bar è silenzioso. Lucia guarda la porta chiusa, il bar vuoto. Respira profondamente e sente di nuovo il profumo del caffè. Fuori il sole è sorto e illumina la strada. Lucia sa che domani ci sarà lo stesso caos, gli stessi ordini impossibili, le stesse richieste assurde; sa che alle 4:30 sarà di nuovo lì, stanca e pronta a crollare. Ma mentre lava l’ennesima tazzina, capisce anche un’altra cosa: quel rumore, quella confusione, quelle persone diverse e spesso maleducate, non sono un test. Sono la sua missione. Perché, in quel caos quotidiano, Lucia non serve solo caffè: tiene insieme, tazzina dopo tazzina, il fragile risveglio di un intero Paese.
La storia di oggi finisce qui. Ti è piaciuta? Fammi sapere nei commenti, e fammi sapere anche tu che tipo di persona sei: cosa ordini quando vai al bar? Ti piace fare colazione al bar o preferisci fare colazione a casa? Sei gentile con il barista o la barista? Spero di sì. Io ti ricordo di usare la trascrizione, perché è gratis e molto utile. Un’ottima risorsa, se vuoi imparare l’italiano gratuitamente e senza sforzo. Io ti saluto e ci sentiamo giovedì prossimo. Ciao!
Ciao e benvenuto o benvenuta su Podcast Italiano Principiante, un podcast per chi sa un po’ di italiano e vuole fare progressi attraverso l’ascolto di storie, riflessioni e conversazioni facili… ma anche stimolanti. Oggi ti racconto una storia. La protagonista è una barista. Spero che ti piacerà. Come sempre, prima di cominciare, ti consiglio di usare la trascrizione con il glossario, perché in questo episodio utilizzo tanto lessico legato al bar: i vari tipi di caffè, i vari tipi di cappuccino, eccetera, eccetera. Sul nostro sito, podcastitaliano.com, troverai la trascrizione e il glossario di questa storia, come sempre. La trascrizione è super utile perché, mentre ascolti, puoi leggere le parole, e questo ti aiuta a capirle e a memorizzarle. Il glossario, anche, è utilissimo, perché spieghiamo tutte le parole in italiano e le traduciamo in inglese, e poi ci sono tante foto per quanto riguarda tutto il lessico specifico del bar. Così non devi andare a cercare le foto, ad esempio, dei vari tipi di caffè che troverai nella storia. È tutto a disposizione nella trascrizione. Il link per la trascrizione è nelle note di questo episodio, oppure sul nostro sito podcastitaliano.com. Ovviamente, è tutto GRATIS! Ok? Ecco che inizia la storia: buon ascolto.
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Trascrizione interattiva dell'episodio
Lucia apre il bar alle 4:30 del mattino, quando Roma è ancora silenziosa e sembra quasi una città diversa. L’aria è fredda, le strade vuote, i lampioni accesi. Solo i taxi e qualche autobus notturno attraversano il quartiere addormentato.
Quando ha iniziato a lavorare come barista, Lucia odiava alzarsi presto la mattina. Ora, dopo tanti anni, si è abituata alla sua routine da barista. Ogni mattina, apre il bar alle 4:30 della mattina. Si alza alle 3:30, perché abita vicino al bar dove lavora; poi si lava, si trucca, si veste ed esce di casa. Prende il motorino e guida per soli 5 minuti, poi arriva al bar; inserisce la chiave nella serratura con un gesto automatico e tira su la serranda.
Appena entra, accende le luci. Il bar si illumina all’improvviso: non è il classico bar con luci al neon. Lucia ha buon gusto: per tutto il bar corrono fili di lucine brillanti, come quelle di Natale, che creano un’atmosfera calorosa e familiare davvero irresistibile. Poi il bancone è lunghissimo, lucido e marrone, di legno, proprio come i tavolini per la clientela. Ogni giorno Lucia ha tantissimi clienti. Almeno cento. Anzi, più di cento: alcune centinaia! Quindi apre il bar presto per preparare tutto.
Appena arriva, ogni mattina, Lucia indossa un grembiule nero, lega i capelli in uno chignon, e si prepara alla giornata. Inizia ad infornare i cornetti surgelati, a preparare panini e tramezzini, e aspetta il fornitore di cornetti e pizzette.
Lucia non vende solo cornetti surgelati, precotti, ma ogni mattina ordina dieci dozzine di cornetti freschi da una pasticceria. Dieci dozzine, cioè almeno 120 cornetti di ogni tipo: semplici, con la crema, con la marmellata, con la nutella, con la crema di pistacchio, ai cereali, ai frutti rossi, vegani e non. E ordina anche tante pizzette da un forno vicino: pizzette rosse, pizzette bianche, pizzette con le patate, e pizzette con le zucchine.
Quel giorno, il fornitore arriva alle 4:45 con i cornetti freschi. Le scatole sono calde e profumano di burro. Il bar si riempie di calore e profumo. Lucia firma la ricevuta e sistema i cornetti in un grande vassoio dorato dietro al vetro. Per un attimo il bar è perfetto, ordinato, profumato e silenzioso. È il momento della giornata che Lucia più apprezza.
Poi accende la macchina del caffè. Il rumore del vapore rompe il silenzio come un tuono. Lucia si prepara un caffè e sceglie con cura il cornetto con cui farà colazione quel giorno: quello con la crema di pistacchio.
Alle 5:20 entra il primo cliente, un uomo di 50 anni circa, con un cappotto lungo, un berretto e gli occhi mezzi chiusi dal sonno. È un camionista, cioè una persona che guida un camion per trasportare merci da una città all’altra o da un Paese all’altro.
“Buongiorno” dice Lucia, sorridendo al suo primo cliente della giornata.
“Un caffè ristretto” risponde l’uomo in modo brusco.
“Arriva subito!” risponde Lucia.
“Mamma mia, che maleducato…” pensa, “un caffè ristretto, cioè pochissima acqua e la giusta quantità di caffè. Ristretto, come la sua educazione.”
Lucia ride sotto i baffi mentre prepara il caffè. Poi, lo serve all’uomo.
Il camionista beve il caffè velocemente e in silenzio, con gli occhi socchiusi. Sembra molto stanco.
“Quant’è?”
“1 euro” risponde Lucia.
L’uomo lascia la moneta sul bancone e va via, senza prendere lo scontrino e senza salutare.
“Ahhh! Che maleducato, mamma mia. Salutare non costa nulla. Vabbè, magari è stanco. I camionisti viaggiano per ore, per giorni, per settimane, senza smettere! Magari arriva dalla Francia, chissà che trasporta…”
Subito entra il suo secondo cliente. Un ragazzo giovane, ben vestito, sembra un artista.
“Buongiorno!”
“Ciao! Un caffè lungo, grazie”
“Arriva subito!”
Lucia prepara il caffè. E intanto pensa: “un caffè lungo, cioè con tanta acqua. Il caffè deve riempire quasi la tazzina. Questo ragazzo sembra un artista. Chissà se usa anche il caffè per dipingere”.
Il giovane artista beve il suo caffè, paga, prende lo scontrino, saluta e va via.
Il tempo passa e si fanno le 7 e mezza. Orario di punta per un bar, cioè il momento della colazione. Alle 7:30 i bambini che vanno a scuola, gli adulti che vanno a lavoro, gli anziani o i pensionati che si svegliano presto per abitudine, tutti vogliono fare colazione al bar. Quello è il momento più odioso della giornata per una barista come Lucia, che ama la calma e la tranquillità. Ma, d’altronde, senza l’orario di punta è difficile guadagnare bene.
Quindi Lucia si arma di un sorriso e inizia a servire i clienti. Inizia da un gruppo di amici formato da studenti e studentesse.
“Ciao ragazzi! Che vi faccio?”
“Ciao, un cappuccino e un cornetto al pistacchio”
“Io vorrei un cornetto con la marmellata e un caffè macchiato”
“Per me un succo alla pesca e un cornetto integrale”
“Io sono vegana… hai cornetti vegani?”
“Sì…”
“E il cappuccino puoi farlo di soia?”
“Mmhh, certo, ho il latte di soia…”
“Ok. No, aspetta, puoi farlo con il latte di mandorla? Anzi, con il latte di riso. È più leggero…”
“Va bene!”
Lucia inizia a preparare due cappuccini, uno normale e uno con il latte di riso, e intanto versa il succo di frutta in un bicchiere. Poi dà ad ognuno un cornetto. Quando sono pronti anche i cappuccini, serve le bevande.
Il gruppo di studenti si ferma a mangiare al bancone.
“Ragazzi, volete mangiare al tavolino?”
“No, no, mangiamo velocemente che dobbiamo andare all’università. Liberiamo subito il bancone.”
“Va bene…”
In quel momento entra una donna. È vestita con un camice bianco.
“Forse è una dentista…. O magari un’estetista” pensa Lucia.
“Salve, un caffè macchiato”
“Arriva subito!”
“No, c’ero prima io. Mi scusi.” dice un uomo alle spalle della donna.
“No, veramente sono entrata prima di lei.” risponde la donna.
“Non è vero. Lei è una grande maleducata. Ha saltato la fila!”
“Ma come si permette!”
I due iniziano a litigare.
Lucia interviene.
“Non vi preoccupate, posso prendere entrambi gli ordini e prepare le colazioni contemporaneamente. Cosa prende Lei, signore?”
“Un caffellatte, grazie signorina”.
Lucia prepara un caffè macchiato e un caffellatte contemporaneamente. Poi dà il caffellatte alla donna e il caffè macchiato all’uomo.
“Questo non è ciò che ho ordinato!” esclamano i due insieme.
“Scusate, ho invertito gli ordini! Ecco.” dice Lucia scambiando i bicchieri dei due clienti.
Nel frattempo entra un uomo che barcolla. Non riesce a camminare dritto, ha gli occhi socchiusi e puzza di alcool. Sembra già ubriaco alle 8 di mattina.
“Ciao… bella…”
“Buongiorno” dice Lucia intimorita.
“Mi fai un caffè corretto?”
“Mi scusi signore, ma sembra ubriaco. Non posso servirle l’alcool.”
“Io non voglio l’alcool. Voglio un caffè corretto! Eheh…”
“Eh, signore, un caffè corretto è un caffè a cui aggiungiamo alcool. Mi spiace ma non posso”
“Mah, ma vaffanculo…” dice l’uomo agitando la mano e uscendo dal bar.
A quel punto entra un gruppo numerosissimo di persone.
Tutti iniziano ad ordinare contemporaneamente.
“Scusa, vado di fretta: mi fai un cappuccino al volo?”
“Per me un caffè lungo”
“Un caffè corto e una brioche alla Nutella, grazie”
“Un cappuccino di soia e un cornetto vegano ai cereali”
“Un succo all’albicocca e basta”
Lucia inizia a muoversi velocemente. Tazzine, cucchiaini, zucchero, piattini. La macchina del caffè macina senza sosta. Le mani di Lucia si muovono da sole, ma lei inizia a sentire lo stress. Nel bar entrano centinaia di persone, ognuno con una storia diversa. Impiegati, studenti, operai, tassisti, pensionati. Tutti parlano, tutti hanno fretta, tutti vogliono qualcosa di diverso.
“Hai il latte di avena?”
“Scusa, io sono intollerante al lattosio, hai il latte senza lattosio? E nei cornetti c’è il lattosio?”
“Sì, ho il latte senza lattosio ma nei cornetti c’è il lattosio…”
“Mamma mia, nessuno fa i cornetti senza lattosio! Nessuno pensa a noi che siamo intolleranti. Non è giusto!”
“Ah, io sono intollerante al glutine. Ma ci sono cornetti senza glutine?”
“Sì… un momento…”
“Ciao, io sono americano, voglio caffè”
“Arriva! Ecco un caffè…”
“Ma questo è single shot espresso! Io voglio caffè in tazza…”
“Ah, vuoi un americano, non un caffè! In Italia se ordini il caffè ti danno l’espresso…”
Intanto una signora urla: “Per me un ginseng e per mio marito un deca!”
Lucia guarda la fila di cartoni del latte dietro di sé, guarda tutti i tipi di caffè, e in un attimo di debolezza pensa di scappare. Sogna un bar dove esiste solo un tipo di latte e un tipo di caffè. Proprio in quel momento entra una signora con gli occhiali, la guarda, e le dice lentamente, trattando Lucia come una stupida: “Un latte macchiato tiepido, in vetro, ma non troppo caldo. Ok? Non è difficile.”
Lucia sorride. Dentro, però, sente qualcosa che crolla. È la sua pazienza.
Intanto, due uomini seduti al bancone iniziano a litigare:
“Si dice brioche vuota”
“No, cornetto semplice”.
“Brioche vuota!”
“Qui stai a Roma, non stai al nord! Devi dire cornetto semplice!”
Poi entrano i bambini che devono andare a scuola. Sono rumorosi, pieni di energia, completamente indifferenti alla stanchezza di Lucia.
«Due pizzette rosse, grazie!”
“Io prendo un tramezzino con prosciutto e formaggio”
“Per me un tramezzino con tonno e pomodoro”
“Signora ce l’hai le patatine?”
“Mamma mi compri il cornetto?”
“No tesoro hai già fatto colazione a casa…”
“Ma io lo vogliooooo” dice la bambina prima di iniziare a piangere.
Intanto i bambini mangiano, lasciano briciole ovunque, ridono, corrono, si rincorrono, spingono le sedie. Una bambina cade, comincia a piangere. E tutte le sue amichette iniziano a piangere in coro.
Il caos non ha fine. Quando finalmente la fila si accorcia, Lucia si appoggia al bancone. Le mani le tremano leggermente. Pensa che gli italiani sono impossibili, ognuno con le proprie regole, i propri gusti, le proprie manie. Nel caos della mattina, nessuno apprezza davvero il momento del caffè. Lucia ha un attimo di debolezza. Sta quasi per piangere per lo stress, quando entra un vecchio signore che non aveva mai visto prima.
“Buongiorno signorina”
“Salve”
Il signore si siede al bancone in silenzio. Raccoglie tutte le briciole con la mano.
“Grazie ma non si preoccupi, ora vengo a pulire”.
“No, tranquilla. Ho visto che c’era un sacco di gente. Fai con calma. Riprenditi.”
“Grazie mille. Cosa le preparo?”
“Un caffè normale, grazie.”
Normale. Quella parola è musica per le orecchie di Lucia. Lucia prepara il caffè con calma, poi lo porge all’uomo con un sorriso. Lui ricambia il sorriso.
“Prima che pago… posso pagare anche un caffè sospeso?”
“Che cos’è? Non conosco questo tipo di caffè…”
“Il caffè sospeso è una tradizione solidale nata a Napoli. Funziona così: quando una persona prende un caffè al bar, ne paga due: uno per sé e uno “sospeso”, cioè lasciato a disposizione per qualcuno che non può permetterselo, che non ha i soldi per pagare un caffè. Così può prenderlo gratis.”
“Che bello. Complimenti per la gentilezza…”
“La gentilezza è tutto. Deve essere dura affrontare questo caos tutte le mattine…sicuramente incontrerai tante persone maleducate.”
Lei annuisce, sorpresa dall’empatia.
“Mi dispiace. Ma… grazie. Senza di voi baristi, l’Italia non si sveglierebbe mai.”
Lucia sorride. L’uomo paga, lascia una mancia, e se ne va.
Per la prima volta quella mattina, il bar è silenzioso. Lucia guarda la porta chiusa, il bar vuoto. Respira profondamente e sente di nuovo il profumo del caffè. Fuori il sole è sorto e illumina la strada. Lucia sa che domani ci sarà lo stesso caos, gli stessi ordini impossibili, le stesse richieste assurde; sa che alle 4:30 sarà di nuovo lì, stanca e pronta a crollare. Ma mentre lava l’ennesima tazzina, capisce anche un’altra cosa: quel rumore, quella confusione, quelle persone diverse e spesso maleducate, non sono un test. Sono la sua missione. Perché, in quel caos quotidiano, Lucia non serve solo caffè: tiene insieme, tazzina dopo tazzina, il fragile risveglio di un intero Paese.
La storia di oggi finisce qui. Ti è piaciuta? Fammi sapere nei commenti, e fammi sapere anche tu che tipo di persona sei: cosa ordini quando vai al bar? Ti piace fare colazione al bar o preferisci fare colazione a casa? Sei gentile con il barista o la barista? Spero di sì. Io ti ricordo di usare la trascrizione, perché è gratis e molto utile. Un’ottima risorsa, se vuoi imparare l’italiano gratuitamente e senza sforzo. Io ti saluto e ci sentiamo giovedì prossimo. Ciao!










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