Mestieri scomparsi in Italia
In questo episodio parliamo di alcuni mestieri che esistevano in Italia nel passato e che oggi sono quasi completamente scomparsi: dall'arrotino al lampionaio, dal lattaio al campanaro, fino all'uomo radar. Scopriamoli insieme!
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Se pensiamo alla vita dei nostri genitori, dei nostri nonni e dei nostri bisnonni, capiamo subito una cosa: la vita, in Italia, era molto diversa 50 o più anni fa. Oggi abbiamo tante comodità: supermercati, internet, telefoni, macchine, tecnologie moderne. Ma solo 50 o 100 anni fa, molte di queste cose non esistevano.
L’Italia, prima degli anni ’50 e ’60, era un Paese più povero. Era anche meno sviluppato. Molte persone vivevano in campagna e lavoravano nei campi. Le città erano più piccole e meno moderne.
Per esempio, oggi è normale andare al supermercato. Ma una volta i supermercati non esistevano. Il primo supermercato in Italia è stato aperto nel 1957 a Milano. Prima, le persone compravano il cibo nei piccoli negozi o direttamente dai produttori.
Anche il lavoro era molto diverso. Oggi molti lavorano in ufficio, con il computer. O addirittura a casa, online, proprio come me. Ma in passato, la maggior parte delle persone lavorava manualmente. Prima esistevano molti mestieri che oggi quasi non esistono più, ma che in passato erano fondamentali per la vita quotidiana delle persone. Ogni lavoro aveva un ruolo preciso e serviva alla comunità, perché non esistevano ancora le macchine moderne o la tecnologia che abbiamo oggi. In questo episodio voglio raccontarti alcuni di questi mestieri. Sono lavori interessanti, perché ci aiutano a capire com’era la vita italiana in passato.
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Trascrizione interattiva dell'episodio
Io sono Irene e questo è Podcast Italiano Principiante, un podcast dove imparare l’italiano ascoltando podcast, episodi, in cui troverai delle storie, delle conversazioni o dei monologhi come questo in cui parliamo della vita in Italia, della storia d’Italia, della cultura italiana.
Prima di iniziare ti ricordo due cose: la prima è che questo episodio arriva con una trascrizione. Così puoi leggere il testo mentre ascolti ciò che dico. Se vuoi migliorare il tuo italiano, sarà molto utile. La trascrizione, oltre al testo, presenta anche un glossario con tutte le parole più difficili tradotte in inglese e spiegate in italiano, e delle note grammaticali, dove ti spiego tutte le strutture grammaticali più difficili che ho usato. Queste risorse sono gratis e si trovano o nel link che trovi nelle note di questo episodio, su Spotify o Apple podcast, oppure sul nostro sito podcastitaliano.com.
La seconda cosa che ti ricordo è che, se il tuo livello di italiano è più alto del livello da principiante, cioè se hai un livello intermedio o avanzato, puoi ascoltare questo stesso episodio, sui mestieri del passato in Italia, anche su Podcast Italiano, dove troverai una versione un po’ più difficile dello stesso episodio. Si chiama Mestieri in via d’estinzione. Lì il linguaggio è più difficile. Ok? Ti ricordo che questo è Podcast Italiano Principiante, quindi per principianti.
Detto questo, iniziamo!
Cominciamo da uno dei mestieri più curiosi e riconoscibili della tradizione italiana: l’arrotino. Ma chi era esattamente l’arrotino?
L’arrotino era una persona che si occupava di affilare strumenti da taglio, soprattutto coltelli e forbici. In altre parole, prendeva oggetti che con il tempo diventavano meno efficaci, meno taglienti, e li rendeva “come nuovi”. Affilava le lame, cioè rendeva le lame più taglienti.
Oggi siamo abituati a comprare un coltello nuovo quando quello vecchio non taglia più bene. Ma in passato non era così. Gli oggetti si compravano meno spesso e si cercava di ripararli, riutilizzarli e farli durare il più possibile. Ed è proprio qui che entrava in gioco l’arrotino.
L’arrotino non aveva un negozio fisso. Era un lavoratore itinerante, cioè si spostava continuamente da un paese all’altro o da un quartiere all’altro. Di solito girava con una bicicletta o con un piccolo carro. I tempi più recenti, anche con un furgone. Sul mezzo di trasporto scelto, c’era uno strumento fondamentale: la mola.
La mola era una pietra rotante. Quando girava, questa pietra, grazie a un meccanismo, diventava abrasiva. L’arrotino appoggiava la lama del coltello su questa pietra in movimento e, piano piano, il metallo, la lama, veniva “consumata” in modo preciso, fino a diventare sottile e tagliente. Era un lavoro che richiedeva molta esperienza: troppa pressione poteva rovinare il coltello, troppo poca non lo affilava bene. Per questo l’arrotino era considerato una figura utile e rispettata, soprattutto nei piccoli paesi.
Con il tempo, però, il mestiere dell’arrotino è diventato sempre meno comune. Perché? Beh, in primis, i coltelli moderni sono più economici e spesso si comprano nuovi invece di ripararli; e poi, ormai, esistono affilatrici elettriche o strumenti domestici che rendono il lavoro dell’arrotino non più necessario.
Per questo oggi l’arrotino è quasi scomparso. Esiste ancora, ma è raro vederlo in giro come una volta. Noi romani siamo molto fortunati perché Roma è una delle poche città in cui gli arrotini resistono ancora.
Ma c’è un altro aspetto molto interessante legato a questo mestiere: il modo in cui l’arrotino annuncia la sua presenza. Quando arriva in una strada o in una piazza, l’arrotino non bussa alle porte. Si fa riconoscere con una frase che oggi è diventata iconica: “Donne, è arrivato l’arrotino!”
Questa frase viene usata da anni e anni. Si usa ancora adesso, per tradizione, ma un tempo rifletteva proprio la società, in un’epoca in cui erano soprattutto le donne a occuparsi della cucina e quindi degli strumenti da cucina. Oggi questa idea ci sembra superata, ma allora era la normalità. E una cosa curiosa è che ancora oggi, in alcune zone d’Italia, si sente lo stesso identico annuncio, sempre con la stessa voce registrata, usata da decenni.
Te ne faccio sentire un pezzetto.
Come hai sentito in questa registrazione, l’arrotino menziona spesso anche l’ombrellaio. Perché spesso l’arrotino era anche un ombrellaio. L’ombrellaio era una persona che riparava gli ombrelli. Se un ombrello si rompeva, non si buttava. Si portava dall’ombrellaio, che cambiava le parti rotte, come le stecche o il tessuto.
Oggi questo lavoro è quasi scomparso. Perché? Di nuovo, perché oggi gli ombrelli costano poco. Quando si rompono, le persone ne comprano uno nuovo. Con l’ombrellaio, diamo il via a una lunga lista di mestieri antichi che finiscono in -aio, un suffisso che si usava molto per i mestieri.
Il secondo mestiere è quello del carbonaio, cioè una persona che produceva carbone partendo dalla legna. Questo carbone era molto importante perché veniva usato per cucinare il cibo e soprattutto per riscaldare le case durante l’inverno, quando non esistevano ancora il gas o i termosifoni.
Il lavoro del carbonaio era molto duro e richiedeva tanta pazienza, perché la legna doveva bruciare lentamente dentro grandi buche o costruzioni di terra e legno. Se il fuoco bruciava troppo forte, la legna si trasformava semplicemente in cenere, senza diventare carbone. Per questo motivo il carbonaio doveva controllare il fuoco continuamente, sia di giorno che di notte, spesso vivendo da solo o con la sua famiglia in zone di montagna o in boschi lontani dai villaggi. Oggi questo mestiere praticamente non esiste più, perché utilizziamo gas, elettricità e altri sistemi moderni per cucinare e riscaldarci.
Un altro mestiere era quello del cordaio, la persona che costruiva le corde, un oggetto semplice ma fondamentale per tantissime attività quotidiane. Le corde servivano nei campi per lavorare la terra, per legare gli animali, per trasportare oggetti pesanti o per costruire strutture. Il cordaio lavorava con materiali naturali come la canapa o il lino, che prima venivano raccolti e preparati con grande attenzione. Dopo questa fase, le fibre venivano intrecciate lentamente a mano per creare corde sempre più resistenti. Era un processo lungo, ripetitivo e che richiedeva molta forza fisica e precisione.
Con l’arrivo delle macchine e dei materiali sintetici, questo lavoro è quasi scomparso, perché oggi le corde vengono prodotte in modo molto più veloce nelle fabbriche.
Dopo il cordaio, troviamo il lattaio: la persona che portava il latte fresco direttamente alle case delle persone. Ogni mattina girava per le strade del paese o della città con bottiglie di vetro piene di latte appena munto dalle mucche. Il latte non era pastorizzato come oggi, quindi le famiglie dovevano farlo bollire prima di berlo, per sicurezza. In alcuni casi, il lattaio portava con sé anche le mucche e mungeva il latte direttamente davanti alla casa del cliente, un’immagine, oggi, difficile da immaginare.
Con il tempo, questo mestiere è scomparso perché oggi il latte si compra facilmente al supermercato e viene prodotto e distribuito su larga scala.
Al lattaio segue lo zoccolaio, l’artigiano che costruiva gli zoccoli, cioè delle scarpe fatte interamente di legno. Queste scarpe erano molto diffuse soprattutto tra i contadini e le persone che lavoravano nei campi, perché erano resistenti e costavano poco. Ogni paio di zoccoli veniva creato partendo da un unico pezzo di legno, che veniva scolpito e modellato con attenzione. Anche se non erano molto comodi, erano molto pratici per il lavoro quotidiano. Oggi gli zoccoli non sono più usati nella vita di tutti i giorni e sono stati sostituiti da scarpe moderne più leggere e comode.
In seguito, troviamo il selciaio, che era la persona che costruiva il selciato, cioè le strade, posando una ad una le pietre e i ciottoli per creare il pavimento delle vie. Questo lavoro richiedeva grande precisione e molta forza fisica, perché le pietre dovevano essere sistemate in modo stabile e regolare. Ancora oggi, nei centri storici di molte città italiane, possiamo vedere queste antiche strade di pietra che sono state costruite dai selciati secoli fa. Con il tempo, però, questo lavoro è stato sostituito dall’asfalto e dalle moderne tecniche di costruzione stradale.
Poi troviamo il materassaio, che era una figura molto utile nelle case, perché si occupava di costruire e riparare i materassi. Quando un materasso diventava vecchio, non si buttava, ma veniva aperto, la lana veniva pulita e poi riutilizzata per rifare un nuovo materasso. Era un lavoro lungo, sporco e molto faticoso, ma anche molto importante per non sprecare materiali. Oggi i materassi vengono prodotti in fabbrica e, quando si rovinano, vengono semplicemente sostituiti.
Per concludere la lista di mestieri antichi che terminano in -aio, menzioniamo il lampionaio. Un mestiere che mi fa tanto sorridere: questa persona aveva il compito di accendere i lampioni delle strade ogni sera e di spegnerli ogni mattina. Camminava per le vie della città con una scala o con strumenti speciali per raggiungere le luci. Questo lavoro era fondamentale perché permetteva alle persone di vedere nelle strade durante la notte, quando non esisteva ancora l’illuminazione automatica.
Oggi tutto questo non è più necessario, perché i lampioni si accendono e si spengono da soli grazie alla tecnologia.
Un altro mestiere indispensabile era quello del campanaro, cioè la persona che suonava le campane della chiesa. Le campane avevano molte funzioni: segnalavano l’ora, annunciavano le messe, le feste o anche le situazioni di emergenza. Quello del campanaio era un lavoro che richiedeva molta forza fisica, perché le campane erano molto pesanti e dovevano essere mosse a mano con grande energia e coordinazione. Oggi le campane sono quasi sempre automatiche e non serve più una persona che le suoni manualmente. Senza contare il fatto che questo era un mestiere anche molto pericoloso, perché le campane si trovano sempre in alto e soprattutto all’aperto, quindi il rischio di cadere di sotto era alto.
Un altro mestiere che non esiste più è quello del centralinista. Attenzione, perché anche oggi esistono i centralinisti, ma sono più che altro venditori o persone che offrono servizi via telefono. Prima, quello del centralinista, era un lavoro del tutto diverso. Prima dei telefoni moderni, infatti, per fare una chiamata, era necessario passare attraverso un centralino. Il centralinista era la persona che collegava manualmente le telefonate usando dei cavi. In poche parole: la gente non poteva chiamare direttamente chi voleva. Le chiamate arrivavano prima al centralino. Poi il centralinista rispondeva al telefono e “collegava” la chiamata alla persona giusta usando un pannello con cavi. Era un lavoro molto preciso e veloce, perché bisognava mettere in contatto le persone giuste senza errori. Spesso questo lavoro era svolto da donne, soprattutto per motivi economici e organizzativi. Oggi, invece, tutto è automatico e le chiamate avvengono senza intervento umano.
Il penultimo mestiere di cui ti voglio parlare (e lascio l’ultimo come ciliegina sulla torta perché mi fa veramente ridere) è quello del presepista, cioè un artista che creava il presepe, ovvero la rappresentazione della nascita di Gesù con statuine, case, paesaggi e animali. Questo lavoro richiedeva grande creatività e attenzione ai dettagli. A Napoli, questo mestiere è ancora molto vivo e si possono trovare strade intere piene di botteghe artigiane che creano presepi unici e molto elaborati. Ovviamente esistono ancora i presepisti, persone che creano i presepi e che li vendono, ma non è un mestiere più tanto diffuso.
E arriviamo all’ultimo mestiere, che risale alla Seconda guerra mondiale: l’uomo radar. Ovvero la persona addetta ad “ascoltare” il cielo, per sentire il rumore degli aerei nemici in arrivo. Questa persona usava degli strumenti acustici speciali per amplificare i suoni e cercava di capire da quale direzione arrivavano gli attacchi dei nemici. Era come una sorta di “radar umano”, perché non esistevano ancora i sistemi elettronici moderni.
Oggi questo lavoro è scomparso grazie alla tecnologia militare avanzata.
Come abbiamo visto, nel passato esistevano tantissimi mestieri diversi, tutti molto importanti per la vita quotidiana delle persone. Alcuni di questi lavori sono scomparsi completamente, mentre altri esistono ancora ma sono sicuramente più rari. La tecnologia ha cambiato profondamente il modo in cui viviamo e lavoriamo, rendendo molte attività più veloci e semplici. Però questi mestieri ci aiutano a capire come vivevano le persone prima di noi e ci raccontano una parte importante della storia.
Tu conoscevi questi mestieri? Esistevano anche nel tuo Paese? Oppure esistevano altri mestieri che non ho menzionato e di cui mi vuoi parlare nei commenti? Ti aspetto! Grazie per l’ascolto e ci sentiamo giovedì prossimo con una bellissima storia. Ciao!
Se pensiamo alla vita dei nostri genitori, dei nostri nonni e dei nostri bisnonni, capiamo subito una cosa: la vita, in Italia, era molto diversa 50 o più anni fa. Oggi abbiamo tante comodità: supermercati, internet, telefoni, macchine, tecnologie moderne. Ma solo 50 o 100 anni fa, molte di queste cose non esistevano.
L’Italia, prima degli anni ’50 e ’60, era un Paese più povero. Era anche meno sviluppato. Molte persone vivevano in campagna e lavoravano nei campi. Le città erano più piccole e meno moderne.
Per esempio, oggi è normale andare al supermercato. Ma una volta i supermercati non esistevano. Il primo supermercato in Italia è stato aperto nel 1957 a Milano. Prima, le persone compravano il cibo nei piccoli negozi o direttamente dai produttori.
Anche il lavoro era molto diverso. Oggi molti lavorano in ufficio, con il computer. O addirittura a casa, online, proprio come me. Ma in passato, la maggior parte delle persone lavorava manualmente. Prima esistevano molti mestieri che oggi quasi non esistono più, ma che in passato erano fondamentali per la vita quotidiana delle persone. Ogni lavoro aveva un ruolo preciso e serviva alla comunità, perché non esistevano ancora le macchine moderne o la tecnologia che abbiamo oggi. In questo episodio voglio raccontarti alcuni di questi mestieri. Sono lavori interessanti, perché ci aiutano a capire com’era la vita italiana in passato.
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Trascrizione interattiva dell'episodio
Io sono Irene e questo è Podcast Italiano Principiante, un podcast dove imparare l’italiano ascoltando podcast, episodi, in cui troverai delle storie, delle conversazioni o dei monologhi come questo in cui parliamo della vita in Italia, della storia d’Italia, della cultura italiana.
Prima di iniziare ti ricordo due cose: la prima è che questo episodio arriva con una trascrizione. Così puoi leggere il testo mentre ascolti ciò che dico. Se vuoi migliorare il tuo italiano, sarà molto utile. La trascrizione, oltre al testo, presenta anche un glossario con tutte le parole più difficili tradotte in inglese e spiegate in italiano, e delle note grammaticali, dove ti spiego tutte le strutture grammaticali più difficili che ho usato. Queste risorse sono gratis e si trovano o nel link che trovi nelle note di questo episodio, su Spotify o Apple podcast, oppure sul nostro sito podcastitaliano.com.
La seconda cosa che ti ricordo è che, se il tuo livello di italiano è più alto del livello da principiante, cioè se hai un livello intermedio o avanzato, puoi ascoltare questo stesso episodio, sui mestieri del passato in Italia, anche su Podcast Italiano, dove troverai una versione un po’ più difficile dello stesso episodio. Si chiama Mestieri in via d’estinzione. Lì il linguaggio è più difficile. Ok? Ti ricordo che questo è Podcast Italiano Principiante, quindi per principianti.
Detto questo, iniziamo!
Cominciamo da uno dei mestieri più curiosi e riconoscibili della tradizione italiana: l’arrotino. Ma chi era esattamente l’arrotino?
L’arrotino era una persona che si occupava di affilare strumenti da taglio, soprattutto coltelli e forbici. In altre parole, prendeva oggetti che con il tempo diventavano meno efficaci, meno taglienti, e li rendeva “come nuovi”. Affilava le lame, cioè rendeva le lame più taglienti.
Oggi siamo abituati a comprare un coltello nuovo quando quello vecchio non taglia più bene. Ma in passato non era così. Gli oggetti si compravano meno spesso e si cercava di ripararli, riutilizzarli e farli durare il più possibile. Ed è proprio qui che entrava in gioco l’arrotino.
L’arrotino non aveva un negozio fisso. Era un lavoratore itinerante, cioè si spostava continuamente da un paese all’altro o da un quartiere all’altro. Di solito girava con una bicicletta o con un piccolo carro. I tempi più recenti, anche con un furgone. Sul mezzo di trasporto scelto, c’era uno strumento fondamentale: la mola.
La mola era una pietra rotante. Quando girava, questa pietra, grazie a un meccanismo, diventava abrasiva. L’arrotino appoggiava la lama del coltello su questa pietra in movimento e, piano piano, il metallo, la lama, veniva “consumata” in modo preciso, fino a diventare sottile e tagliente. Era un lavoro che richiedeva molta esperienza: troppa pressione poteva rovinare il coltello, troppo poca non lo affilava bene. Per questo l’arrotino era considerato una figura utile e rispettata, soprattutto nei piccoli paesi.
Con il tempo, però, il mestiere dell’arrotino è diventato sempre meno comune. Perché? Beh, in primis, i coltelli moderni sono più economici e spesso si comprano nuovi invece di ripararli; e poi, ormai, esistono affilatrici elettriche o strumenti domestici che rendono il lavoro dell’arrotino non più necessario.
Per questo oggi l’arrotino è quasi scomparso. Esiste ancora, ma è raro vederlo in giro come una volta. Noi romani siamo molto fortunati perché Roma è una delle poche città in cui gli arrotini resistono ancora.
Ma c’è un altro aspetto molto interessante legato a questo mestiere: il modo in cui l’arrotino annuncia la sua presenza. Quando arriva in una strada o in una piazza, l’arrotino non bussa alle porte. Si fa riconoscere con una frase che oggi è diventata iconica: “Donne, è arrivato l’arrotino!”
Questa frase viene usata da anni e anni. Si usa ancora adesso, per tradizione, ma un tempo rifletteva proprio la società, in un’epoca in cui erano soprattutto le donne a occuparsi della cucina e quindi degli strumenti da cucina. Oggi questa idea ci sembra superata, ma allora era la normalità. E una cosa curiosa è che ancora oggi, in alcune zone d’Italia, si sente lo stesso identico annuncio, sempre con la stessa voce registrata, usata da decenni.
Te ne faccio sentire un pezzetto.
Come hai sentito in questa registrazione, l’arrotino menziona spesso anche l’ombrellaio. Perché spesso l’arrotino era anche un ombrellaio. L’ombrellaio era una persona che riparava gli ombrelli. Se un ombrello si rompeva, non si buttava. Si portava dall’ombrellaio, che cambiava le parti rotte, come le stecche o il tessuto.
Oggi questo lavoro è quasi scomparso. Perché? Di nuovo, perché oggi gli ombrelli costano poco. Quando si rompono, le persone ne comprano uno nuovo. Con l’ombrellaio, diamo il via a una lunga lista di mestieri antichi che finiscono in -aio, un suffisso che si usava molto per i mestieri.
Il secondo mestiere è quello del carbonaio, cioè una persona che produceva carbone partendo dalla legna. Questo carbone era molto importante perché veniva usato per cucinare il cibo e soprattutto per riscaldare le case durante l’inverno, quando non esistevano ancora il gas o i termosifoni.
Il lavoro del carbonaio era molto duro e richiedeva tanta pazienza, perché la legna doveva bruciare lentamente dentro grandi buche o costruzioni di terra e legno. Se il fuoco bruciava troppo forte, la legna si trasformava semplicemente in cenere, senza diventare carbone. Per questo motivo il carbonaio doveva controllare il fuoco continuamente, sia di giorno che di notte, spesso vivendo da solo o con la sua famiglia in zone di montagna o in boschi lontani dai villaggi. Oggi questo mestiere praticamente non esiste più, perché utilizziamo gas, elettricità e altri sistemi moderni per cucinare e riscaldarci.
Un altro mestiere era quello del cordaio, la persona che costruiva le corde, un oggetto semplice ma fondamentale per tantissime attività quotidiane. Le corde servivano nei campi per lavorare la terra, per legare gli animali, per trasportare oggetti pesanti o per costruire strutture. Il cordaio lavorava con materiali naturali come la canapa o il lino, che prima venivano raccolti e preparati con grande attenzione. Dopo questa fase, le fibre venivano intrecciate lentamente a mano per creare corde sempre più resistenti. Era un processo lungo, ripetitivo e che richiedeva molta forza fisica e precisione.
Con l’arrivo delle macchine e dei materiali sintetici, questo lavoro è quasi scomparso, perché oggi le corde vengono prodotte in modo molto più veloce nelle fabbriche.
Dopo il cordaio, troviamo il lattaio: la persona che portava il latte fresco direttamente alle case delle persone. Ogni mattina girava per le strade del paese o della città con bottiglie di vetro piene di latte appena munto dalle mucche. Il latte non era pastorizzato come oggi, quindi le famiglie dovevano farlo bollire prima di berlo, per sicurezza. In alcuni casi, il lattaio portava con sé anche le mucche e mungeva il latte direttamente davanti alla casa del cliente, un’immagine, oggi, difficile da immaginare.
Con il tempo, questo mestiere è scomparso perché oggi il latte si compra facilmente al supermercato e viene prodotto e distribuito su larga scala.
Al lattaio segue lo zoccolaio, l’artigiano che costruiva gli zoccoli, cioè delle scarpe fatte interamente di legno. Queste scarpe erano molto diffuse soprattutto tra i contadini e le persone che lavoravano nei campi, perché erano resistenti e costavano poco. Ogni paio di zoccoli veniva creato partendo da un unico pezzo di legno, che veniva scolpito e modellato con attenzione. Anche se non erano molto comodi, erano molto pratici per il lavoro quotidiano. Oggi gli zoccoli non sono più usati nella vita di tutti i giorni e sono stati sostituiti da scarpe moderne più leggere e comode.
In seguito, troviamo il selciaio, che era la persona che costruiva il selciato, cioè le strade, posando una ad una le pietre e i ciottoli per creare il pavimento delle vie. Questo lavoro richiedeva grande precisione e molta forza fisica, perché le pietre dovevano essere sistemate in modo stabile e regolare. Ancora oggi, nei centri storici di molte città italiane, possiamo vedere queste antiche strade di pietra che sono state costruite dai selciati secoli fa. Con il tempo, però, questo lavoro è stato sostituito dall’asfalto e dalle moderne tecniche di costruzione stradale.
Poi troviamo il materassaio, che era una figura molto utile nelle case, perché si occupava di costruire e riparare i materassi. Quando un materasso diventava vecchio, non si buttava, ma veniva aperto, la lana veniva pulita e poi riutilizzata per rifare un nuovo materasso. Era un lavoro lungo, sporco e molto faticoso, ma anche molto importante per non sprecare materiali. Oggi i materassi vengono prodotti in fabbrica e, quando si rovinano, vengono semplicemente sostituiti.
Per concludere la lista di mestieri antichi che terminano in -aio, menzioniamo il lampionaio. Un mestiere che mi fa tanto sorridere: questa persona aveva il compito di accendere i lampioni delle strade ogni sera e di spegnerli ogni mattina. Camminava per le vie della città con una scala o con strumenti speciali per raggiungere le luci. Questo lavoro era fondamentale perché permetteva alle persone di vedere nelle strade durante la notte, quando non esisteva ancora l’illuminazione automatica.
Oggi tutto questo non è più necessario, perché i lampioni si accendono e si spengono da soli grazie alla tecnologia.
Un altro mestiere indispensabile era quello del campanaro, cioè la persona che suonava le campane della chiesa. Le campane avevano molte funzioni: segnalavano l’ora, annunciavano le messe, le feste o anche le situazioni di emergenza. Quello del campanaio era un lavoro che richiedeva molta forza fisica, perché le campane erano molto pesanti e dovevano essere mosse a mano con grande energia e coordinazione. Oggi le campane sono quasi sempre automatiche e non serve più una persona che le suoni manualmente. Senza contare il fatto che questo era un mestiere anche molto pericoloso, perché le campane si trovano sempre in alto e soprattutto all’aperto, quindi il rischio di cadere di sotto era alto.
Un altro mestiere che non esiste più è quello del centralinista. Attenzione, perché anche oggi esistono i centralinisti, ma sono più che altro venditori o persone che offrono servizi via telefono. Prima, quello del centralinista, era un lavoro del tutto diverso. Prima dei telefoni moderni, infatti, per fare una chiamata, era necessario passare attraverso un centralino. Il centralinista era la persona che collegava manualmente le telefonate usando dei cavi. In poche parole: la gente non poteva chiamare direttamente chi voleva. Le chiamate arrivavano prima al centralino. Poi il centralinista rispondeva al telefono e “collegava” la chiamata alla persona giusta usando un pannello con cavi. Era un lavoro molto preciso e veloce, perché bisognava mettere in contatto le persone giuste senza errori. Spesso questo lavoro era svolto da donne, soprattutto per motivi economici e organizzativi. Oggi, invece, tutto è automatico e le chiamate avvengono senza intervento umano.
Il penultimo mestiere di cui ti voglio parlare (e lascio l’ultimo come ciliegina sulla torta perché mi fa veramente ridere) è quello del presepista, cioè un artista che creava il presepe, ovvero la rappresentazione della nascita di Gesù con statuine, case, paesaggi e animali. Questo lavoro richiedeva grande creatività e attenzione ai dettagli. A Napoli, questo mestiere è ancora molto vivo e si possono trovare strade intere piene di botteghe artigiane che creano presepi unici e molto elaborati. Ovviamente esistono ancora i presepisti, persone che creano i presepi e che li vendono, ma non è un mestiere più tanto diffuso.
E arriviamo all’ultimo mestiere, che risale alla Seconda guerra mondiale: l’uomo radar. Ovvero la persona addetta ad “ascoltare” il cielo, per sentire il rumore degli aerei nemici in arrivo. Questa persona usava degli strumenti acustici speciali per amplificare i suoni e cercava di capire da quale direzione arrivavano gli attacchi dei nemici. Era come una sorta di “radar umano”, perché non esistevano ancora i sistemi elettronici moderni.
Oggi questo lavoro è scomparso grazie alla tecnologia militare avanzata.
Come abbiamo visto, nel passato esistevano tantissimi mestieri diversi, tutti molto importanti per la vita quotidiana delle persone. Alcuni di questi lavori sono scomparsi completamente, mentre altri esistono ancora ma sono sicuramente più rari. La tecnologia ha cambiato profondamente il modo in cui viviamo e lavoriamo, rendendo molte attività più veloci e semplici. Però questi mestieri ci aiutano a capire come vivevano le persone prima di noi e ci raccontano una parte importante della storia.
Tu conoscevi questi mestieri? Esistevano anche nel tuo Paese? Oppure esistevano altri mestieri che non ho menzionato e di cui mi vuoi parlare nei commenti? Ti aspetto! Grazie per l’ascolto e ci sentiamo giovedì prossimo con una bellissima storia. Ciao!










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