Parla come gli ITALIANI: i modi di dire
In questo video ti spiego cosa sono i modi di dire, da dove vengono e perché non puoi più permetterti di ignorarli se vuoi parlare come un italiano.
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Trascrizione e glossario sul Podcast Italiano Club (livello di bronzo).
Se vuoi parlare come un italiano, o quantomeno esprimerti in maniera più naturale… c’è qualcosa che non puoi più permetterti di ignorare: i modi di dire, o espressioni idiomatiche.
Vedi, noi italiani usiamo continuamente espressioni che non si possono interpretare alla lettera e che possono confondere. Che significa “far venire il latte alle ginocchia”? Che significa “tagliare la corda”? E “avere il braccino corto”?
Vedi, i modi di dire sono importanti per due motivi. Il primo è, appunto, che sono molto, molto comuni, e dunque è importante conoscerli per migliorare la tua comprensione e capire quello che ti dicono gli italiani. E il secondo è che si tratta di una maniera eccezionale per rendere il tuo italiano più idiomatico e naturale, e suonare meno come uno straniero. Chi non usa i modi di dire risulta molto più freddo, più robotico, e con meno personalità. Al contrario, gli studenti che ne usano molti si esprimono in modo spontaneo, più naturale, e più brillante. E quindi, se imparerai a usarne molti, i madrelingua rimarranno a bocca aperta… ovvero, per usare un modo di dire, rimarranno stupiti.
Trascrizione e glossario sul Podcast Italiano Club
Ma prima, se non mi conosci, mi chiamo Davide e questo è Podcast Italiano, un canale per chi impara la lingua italiana. Attiva i sottotitoli se ne hai bisogno; la trascrizione integrale del video è sul mio sito, podcastitaliano.com. Come sempre, ho preparato un PDF associato al quiz: ti lascio il link in descrizione, ma puoi anche scansionare questo comodo codice QR. Il PDF è molto utile, perché contiene un ripasso sugli argomenti del video, esempi extra, esercizi per fare pratica. E dunque è davvero l’accompagnamento perfetto dei video e ti aiuterà a prendere i contenuti di questo video ed impararli per davvero. Ah, poi guarda questo video fino alla fine perché ho un annuncio molto molto importante per te: una sfida di modi dire che ti aiuterà a padroneggiare questa parte della lingua italiana. Ne parliamo dopo.
Bene, partiamo ora da una storia. Ascoltala e leggila a schermo.
Quel tipo, Gloria l’aveva conosciuto su Tinder, ed avevano deciso di incontrarsi in un bar. Dopotutto, lui le era sembrato carino. Ma l’appuntamento fu un vero disastro. Quel Gennaro, che aveva un caseificio in provincia di Napoli, iniziò a parlarle di bufale, cagliate e mozzarelle. Dopo 10 minuti era riuscito a farle venire il latte alle ginocchia. Come se non bastasse, al momento del conto propose… sapete cosa? Di dividerlo! Per due cioccolate calde e quattro biscottini! Anche se, carino, lo era davvero, aveva il braccino corto, oltre a essere noioso. Gloria non si fece troppi problemi: «Vado un attimo in bagno», annunciò; invece, approfittò della sua distrazione per tagliare la corda.
Il primo è far venire il latte alle ginocchia.
Quando hai sentito “farle venire il latte alle ginocchia”, hai forse immaginato del latte di bufala che, dal caseificio di Gennaro, arrivava misteriosamente fino alle gambe di Gloria, e alle sua articolazioni?
Beh, se è successo questo, allora hai interpretato letteralmente l’espressione. Che deve essere interpretata, al contrario, metaforicamente.
“Far venire il latte alle ginocchia (a qualcuno)” significa “provocare (a qualcuno) una noia mortale, stancarlo con discorsi lunghi, monotoni, noiosi”.
Ma da dove viene questo significato?
L’origine va ricercata nel mondo contadino e nella mungitura manuale della mucca (o della bufala). Il mungitore stava seduto su uno sgabello basso e doveva riempire un secchio posizionato tra le sue gambe. Era un lavoro lungo, ripetitivo e faticoso. Quando il latte arrivava "all'altezza delle ginocchia", significava che era già passato tanto tempo, e che probabilmente la stanchezza era già arrivata al limite.
Il secondo modo di dire è avere il braccino corto.
Quando hai sentito “aveva il braccino corto”, hai forse immaginato un Gennaro con degli arti superiori più o meno simili a questi?
“Avere il braccino corto” significa “essere avari, tirchi, trovare difficile spendere soldi o offrire qualcosa a qualcuno”.
L’espressione è ironica: ci si immagina che l'avaro abbia il braccio così corto da non riuscire a raggiungere la tasca dei pantaloni per tirare fuori il portafoglio e pagare il conto.
La terza espressione è tagliare la corda.
Quando hai sentito che Gloria “approfittò della sua distrazione per tagliare la corda”, ti sei forse chiesto quale corda da tagliare possa mai esserci in un bar?
Anche qui, non dobbiamo interpretare l’espressione alla lettera, ma in maniera metaforica.
“Tagliare la corda” significa “andarsene velocemente e di nascosto da una situazione spiacevole o pericolosa”. Gloria “taglia la corda”; in altre parole: Gloria scappa senza farsi vedere.
L’espressione proviene dal linguaggio marinaresco. In caso di pericolo improvviso (un attacco nemico o una tempesta), i marinai non perdevano tempo a sciogliere i nodi delle ancore o degli ormeggi, ma tagliavano la corda con una lama per permettere alla nave di muoversi istantaneamente.
“Far venire il latte alle ginocchia”, “avere il braccino corto”, “tagliare la corda” sono “modi di dire” della lingua italiana, anche definiti, più tecnicamente, “espressioni idiomatiche”.
Non possiamo non chiederci, a questo punto: cos’è un modo di dire?
Un modo di dire è un’espressione fissa il cui significato NON si ottiene per composizione dei significati delle singole parole di cui è composta, ma è un significato che invece è il risultato di altri procedimenti, spesso metaforici.
Facciamo un altro esempio. Prendiamo l’espressione “essere al verde”, che significa “essere senza soldi”, no? È chiaro che il significato non può essere ottenuto come somma dei singoli significati delle parole “essere”, “al”, “verde”, ma è un significato composto, che non possiamo prevedere. Perché “essere al verde” vuol dire “senza soldi”? Se non lo sai, non lo puoi prevedere.
E allora chiediamoci: quanti modi di dire ci sono in italiano?
Dai dizionari ci arrivano risposte diverse. I dizionari specialistici dedicati ai modi di dire italiani raccolgono un numero di voci compreso tra le 300 e le 10.000, a seconda dell'ampiezza dell’opera e del suo scopo.
Ad esempio, il dizionario dei modi di dire della casa editrice Zanichelli conta circa 7.000 voci, quello della Hoepli 9.000 e infine quello della Rizzoli ben 10.000. Migliaio più, migliaio meno, quel che è certo è che i modi di dire nella nostra lingua sono davvero tanti, rappresentano una componente davvero essenziale del lessico italiano.
Però non ti preoccupare, perché non devi saperli tutti. Se ne sai qualche decina, farai un figurone con gli italiani. Quelli che insegniamo nella nostra sfida sono i più usati, quelli che proprio devi sapere! Ne riparliamo dopo.
E allora, chiediamoci: quali modi di dire ci sono in italiano?
I modi di dire possono essere ricondotti a quattro categorie grammaticali:
- La prima categoria è quella delle espressioni verbali, costituite da un verbo e da un oggetto (come le espressioni che abbiamo incontrato nella storia, “tagliare la corda” e “avere il braccino corto”).
- La seconda categoria è quella delle espressioni nominali, composte da un nome accompagnato da un aggettivo(come patata bollente, che indica “un problema molto difficile da risolvere e di cui nessuno vuole prendersi la responsabilità”; o come vicolo cieco, che indica “una situazione critica che sembra non avere vie d’uscita”). Ti lascio comunque altri esempi di tutte queste espressioni nel PDF. Dagli un’occhiata. Te lo lascio qui.
- La terza categoria è quella delle espressioni aggettivali, che funzionano cioè come aggettivi, e modificano quindi un nome (pensiamo ad esempio a un lavoro all’acqua di rose, cioè “eseguito con poca cura”, o a una ragazza acqua e sapone, ovvero una ragazza “dalla bellezza naturale e che non usa trucco”).
- La quarta e ultima categoria è quella delle espressioni avverbiali, che funzionano cioè come avverbi, e modificano quindi un verbo (ad esempio, mangiare a bizzeffe significa mangiare “in gran quantità” mentre cantare a squarciagola significa cantare “al massimo del volume, fino quasi a squarciarsi, cioè a lacerarsi la gola per lo sforzo”).
Domandiamoci ora: da dove vengono i modi di dire?
Le espressioni idiomatiche, come dicevamo prima, sono frutto di processi di trasformazione del significato, nella direzione “da letterale a metaforico”. La distinzione tra “significato letterale” e “significato metaforico” riguarda il modo in cui le parole si riferiscono alla realtà.
Per “significato letterale” si intende il senso primario di una parola o frase.
Ad esempio, nella frase:
Il muretto è di pietra
la parola pietra indica un “materiale minerale solido”.
Per “significato” metaforico si intende invece un senso secondario, che nasce da un’operazione di trasferimento di una parola dal suo contesto comune a un contesto nuovo, sulla base di una somiglianza. Vediamo cosa intendo.
Ad esempio, nella frase:
Valerio ha un cuore di pietra
la parola pietra non indica il minerale, ma la qualità della durezza che la pietra ha in comune con Valerio, col suo cuore, in quanto persona incapace di emozioni, insensibile.
La memoria dei processi di trasformazione del significato “da letterale a metaforico” all’origine alle espressioni idiomatiche si è persa nella storia, nella maggior parte dei casi, almeno. Ma non in tutti i casi. Perché in alcuni casi è invece possibile, invece, risalire all’origine delle espressioni.
Questo è il caso, ad esempio, dell’espressione “fare il portoghese”, che significa “usufruire di un servizio senza pagare il biglietto”.
Nel 1713, per festeggiare la liberazione del Portogallo dal dominio spagnolo, l'ambasciatore del re del Portogallo presso lo Stato Pontificio (no? Lo Stato della chiesa) organizzò un grandioso spettacolo teatrale (o, secondo altre fonti, un ricevimento) al Teatro Argentina di Roma. L'ingresso era totalmente gratuito, ma era riservato esclusivamente ai cittadini portoghesi residenti a Roma. Per entrare non serviva un invito cartaceo: bastava dichiarare la propria nazionalità a voce all'ingresso. Moltissimi romani, ovviamente, fecero finta di essere portoghesi per imbucarsi, per entrare senza pagare. E questa pare sia l’origine dell’espressione.
Le fonti da cui provengono i modi di dire sono le più varie e le più diverse. La fantasia linguistica degli italiani ha attinto, pensa, dalla mitologia classica, dalla Bibbia, dalle favole popolari, dai classici della letteratura, dal mondo contadino, da quello dello spettacolo e dello sport. Nel PDF troverai un sacco di esempi di modi di dire che vengono dagli ambiti più disparati.
Partiamo dalla mitologia classica: usiamo la metafora del tallone d'Achille, ad esempio, per riferirci al “punto debole di una persona”, a “ciò che rende quella persona vulnerabile”. Posso dire così, ad esempio:
La matematica è sempre stata il mio tallone d'Achille.
Attenzione: tallone d’Achille e non da killer, come ho sentito dire in passato.
Dalla Bibbia abbiamo ereditato il gesto del prefetto romano Ponzio Pilato davanti alla folla che chiedeva la crocifissione di Gesù, trasformando il suo lavarsi le mani del sangue di Cristo nel simbolo universale del disimpegno, del rifiuto della responsabilità. Lavarsene le mani. Oggi potremmo dire:
Hanno deciso loro di licenziarlo, io non c'entro, io me ne lavo le mani.
Passando alle favole popolari, Esopo ci insegna ancora oggi a non gridare al lupo al lupo per non perdere credibilità:
Smettila di gridare al lupo al lupo, altrimenti nessuno ti aiuterà quando ne avrai davvero bisogno.
Quindi, non creare allarme dove non serve, non è necessario.
Ancora, dai classici della letteratura — e soprattutto dal nostro Dante nazionale — abbiamo attinto a piene mani. Dal poeta fiorentino abbiamo ripreso, ad esempio, l'espressione "galeotto fu il libro", per indicare la persona, la situazione o l’oggetto che favorisce un amore. L’espressione proviene dal V Canto dell’Inferno della Divina Commedia; il libro “galeotto” (cioè responsabile) nella Commedia, è quello che fa innamorare Francesca e il cognato Paolo, condannandoli entrambi a una punizione eterna tra i lussuriosi. Ci potrebbe oggi capitare di sentire, ad esempio, una frase come questa: "Ci siamo conosciuti a quel corso di cucina: galeotto fu il libro di ricette!"
Anche la vita pratica ha lasciato il segno nella lingua: dal mondo contadino arriva, ad esempio, l'invito a non "fare di tutta l’erba un fascio", cioè a non generalizzare in maniera grossolana, come nella frase:
Non tutti i giovani sono nerd, non bisogna fare di tutta l’erba un fascio.
Dal mondo dello spettacolo abbiamo preso in prestito il "calcare le scene" per riferirci a chi agisce da protagonista in un certo settore. Ad esempio:
Quel politico ha iniziato a calcare le scene della diplomazia internazionale da giovane.
E infine, dal mondo dello sport, e in particolare dal pugilato, abbiamo ripreso l’espressione "gettare la spugna" come metafora per la decisione di arrendersi, di abbandonare una sfida. Ad esempio, può capitare di sentire una frase come questa:
Il progetto era troppo difficile; abbiamo dovuto gettare la spugna.
È probabile che molte di queste espressioni abbiamo equivalenti nella tua lingua, ma non sempre esattamente uguali, quindi fammi sapere nei commenti come si dicono tutte queste espressioni perché è molto importante paragonare le lingue.
Per chiudere questo video, l’ultima domanda, in assoluto la più importante: perché è importante conoscere i modi di dire?
Beh, le motivazioni sono essenzialmente due, come dicevamo prima.
La prima ha che vedere con l’abilità di comprensione in italiano, scritta e orale.
Ti ricordi quanti sono i modi di dire? Migliaia. E sai quante volte ricorrono nell’italiano parlato e scritto dai parlanti nativi? Moltissime. Facciamo un test di frequenza. Se digito su Google “tagliato la corda” ottengo circa 24.100 risultati:
Oppure, se digito “all’acqua di rose” ottengo quasi 50.000 risultati.
Se vuoi, puoi ripetere anche tu questo test con gli altri modi di dire. Quel che è certo, è che non è possibile comprendere pienamente quello che i parlanti nativi dicono e scrivono senza conoscere bene i modi di dire della lingua italiana.
E il secondo motivo per cui è importantissimo conoscere i modi di dire, ha invece a che vedere con l’abilità di produzione in italiano, scrivere e parlare. Il tuo sogno è parlare o scrivere come un madrelingua? Allora DEVI usare i modi di dire, DEVI arricchire i tuoi discorsi e i tuoi testi di espressioni come “non avere peli sulla lingua” o “a ogni morte di papa”. Se vuoi sembrare un madrelingua e vuoi fare bella figura nelle tue interazioni con i nativi, DEVI conoscere i modi di dire dell’italiano. Davvero, può fare la differenza, può renderti molto più brillante, e naturale e carismatico in italiano.
Ed è per aiutarti a raggiungere questo obiettivo che ho un annuncio per te, ovvero che il 5 maggio 2026 partirà la nostra sfida I modi di dire in 21 giorni.
Si tratta di un corso in 7 moduli, che si compone di 7 podcast, scritti in modalità di diario, il diario di uno studente di italiano; 7 video spiegazioni, 35 esercizi, e che in 3 settimane ti porterà a comprendere e padroneggiare ben 70 modi di dire italiani, una quantità che ti permetterà di esprimerti in maniera molto più naturale, brillante, carismatica con gli italiani.
Il corso seguirà, più o meno, lo stesso metodo di questo video: partiremo da una storia, appunto una pagina di un diario, analizzeremo i modi di dire presenti nella storia, confronteremo gli usi contenuti nei brani della storia con altri esempi tratti da testi autentici, capiremo il significato dei modi di dire, cercheremo l’origine e faremo molta molta pratica nell’usarli.
Dopo 21 giorni avrai familiarità con molti modi di dire davvero comunissimi e che noi italiani usiamo quasi tutti i giorni, e farai un figurone con gli italiani, te l’assicuro.
Ah, e “fare un figurone”, “fare bella figura” significa “fare un’impressione positiva”.
La sfida partirà il prossimo 5 maggio e le iscrizioni chiudono il 4 maggio.
Ti lascio il link in descrizione oppure nella card qui alla fine del video per scoprire tutte le informazioni e iscriverti. Mi raccomando, sarà divertente.
Ti aspetto!
Se vuoi parlare come un italiano, o quantomeno esprimerti in maniera più naturale… c’è qualcosa che non puoi più permetterti di ignorare: i modi di dire, o espressioni idiomatiche.
Vedi, noi italiani usiamo continuamente espressioni che non si possono interpretare alla lettera e che possono confondere. Che significa “far venire il latte alle ginocchia”? Che significa “tagliare la corda”? E “avere il braccino corto”?
Vedi, i modi di dire sono importanti per due motivi. Il primo è, appunto, che sono molto, molto comuni, e dunque è importante conoscerli per migliorare la tua comprensione e capire quello che ti dicono gli italiani. E il secondo è che si tratta di una maniera eccezionale per rendere il tuo italiano più idiomatico e naturale, e suonare meno come uno straniero. Chi non usa i modi di dire risulta molto più freddo, più robotico, e con meno personalità. Al contrario, gli studenti che ne usano molti si esprimono in modo spontaneo, più naturale, e più brillante. E quindi, se imparerai a usarne molti, i madrelingua rimarranno a bocca aperta… ovvero, per usare un modo di dire, rimarranno stupiti.
Trascrizione e glossario sul Podcast Italiano Club
Ma prima, se non mi conosci, mi chiamo Davide e questo è Podcast Italiano, un canale per chi impara la lingua italiana. Attiva i sottotitoli se ne hai bisogno; la trascrizione integrale del video è sul mio sito, podcastitaliano.com. Come sempre, ho preparato un PDF associato al quiz: ti lascio il link in descrizione, ma puoi anche scansionare questo comodo codice QR. Il PDF è molto utile, perché contiene un ripasso sugli argomenti del video, esempi extra, esercizi per fare pratica. E dunque è davvero l’accompagnamento perfetto dei video e ti aiuterà a prendere i contenuti di questo video ed impararli per davvero. Ah, poi guarda questo video fino alla fine perché ho un annuncio molto molto importante per te: una sfida di modi dire che ti aiuterà a padroneggiare questa parte della lingua italiana. Ne parliamo dopo.
Bene, partiamo ora da una storia. Ascoltala e leggila a schermo.
Quel tipo, Gloria l’aveva conosciuto su Tinder, ed avevano deciso di incontrarsi in un bar. Dopotutto, lui le era sembrato carino. Ma l’appuntamento fu un vero disastro. Quel Gennaro, che aveva un caseificio in provincia di Napoli, iniziò a parlarle di bufale, cagliate e mozzarelle. Dopo 10 minuti era riuscito a farle venire il latte alle ginocchia. Come se non bastasse, al momento del conto propose… sapete cosa? Di dividerlo! Per due cioccolate calde e quattro biscottini! Anche se, carino, lo era davvero, aveva il braccino corto, oltre a essere noioso. Gloria non si fece troppi problemi: «Vado un attimo in bagno», annunciò; invece, approfittò della sua distrazione per tagliare la corda.
Il primo è far venire il latte alle ginocchia.
Quando hai sentito “farle venire il latte alle ginocchia”, hai forse immaginato del latte di bufala che, dal caseificio di Gennaro, arrivava misteriosamente fino alle gambe di Gloria, e alle sua articolazioni?
Beh, se è successo questo, allora hai interpretato letteralmente l’espressione. Che deve essere interpretata, al contrario, metaforicamente.
“Far venire il latte alle ginocchia (a qualcuno)” significa “provocare (a qualcuno) una noia mortale, stancarlo con discorsi lunghi, monotoni, noiosi”.
Ma da dove viene questo significato?
L’origine va ricercata nel mondo contadino e nella mungitura manuale della mucca (o della bufala). Il mungitore stava seduto su uno sgabello basso e doveva riempire un secchio posizionato tra le sue gambe. Era un lavoro lungo, ripetitivo e faticoso. Quando il latte arrivava "all'altezza delle ginocchia", significava che era già passato tanto tempo, e che probabilmente la stanchezza era già arrivata al limite.
Il secondo modo di dire è avere il braccino corto.
Quando hai sentito “aveva il braccino corto”, hai forse immaginato un Gennaro con degli arti superiori più o meno simili a questi?
“Avere il braccino corto” significa “essere avari, tirchi, trovare difficile spendere soldi o offrire qualcosa a qualcuno”.
L’espressione è ironica: ci si immagina che l'avaro abbia il braccio così corto da non riuscire a raggiungere la tasca dei pantaloni per tirare fuori il portafoglio e pagare il conto.
La terza espressione è tagliare la corda.
Quando hai sentito che Gloria “approfittò della sua distrazione per tagliare la corda”, ti sei forse chiesto quale corda da tagliare possa mai esserci in un bar?
Anche qui, non dobbiamo interpretare l’espressione alla lettera, ma in maniera metaforica.
“Tagliare la corda” significa “andarsene velocemente e di nascosto da una situazione spiacevole o pericolosa”. Gloria “taglia la corda”; in altre parole: Gloria scappa senza farsi vedere.
L’espressione proviene dal linguaggio marinaresco. In caso di pericolo improvviso (un attacco nemico o una tempesta), i marinai non perdevano tempo a sciogliere i nodi delle ancore o degli ormeggi, ma tagliavano la corda con una lama per permettere alla nave di muoversi istantaneamente.
“Far venire il latte alle ginocchia”, “avere il braccino corto”, “tagliare la corda” sono “modi di dire” della lingua italiana, anche definiti, più tecnicamente, “espressioni idiomatiche”.
Non possiamo non chiederci, a questo punto: cos’è un modo di dire?
Un modo di dire è un’espressione fissa il cui significato NON si ottiene per composizione dei significati delle singole parole di cui è composta, ma è un significato che invece è il risultato di altri procedimenti, spesso metaforici.
Facciamo un altro esempio. Prendiamo l’espressione “essere al verde”, che significa “essere senza soldi”, no? È chiaro che il significato non può essere ottenuto come somma dei singoli significati delle parole “essere”, “al”, “verde”, ma è un significato composto, che non possiamo prevedere. Perché “essere al verde” vuol dire “senza soldi”? Se non lo sai, non lo puoi prevedere.
E allora chiediamoci: quanti modi di dire ci sono in italiano?
Dai dizionari ci arrivano risposte diverse. I dizionari specialistici dedicati ai modi di dire italiani raccolgono un numero di voci compreso tra le 300 e le 10.000, a seconda dell'ampiezza dell’opera e del suo scopo.
Ad esempio, il dizionario dei modi di dire della casa editrice Zanichelli conta circa 7.000 voci, quello della Hoepli 9.000 e infine quello della Rizzoli ben 10.000. Migliaio più, migliaio meno, quel che è certo è che i modi di dire nella nostra lingua sono davvero tanti, rappresentano una componente davvero essenziale del lessico italiano.
Però non ti preoccupare, perché non devi saperli tutti. Se ne sai qualche decina, farai un figurone con gli italiani. Quelli che insegniamo nella nostra sfida sono i più usati, quelli che proprio devi sapere! Ne riparliamo dopo.
E allora, chiediamoci: quali modi di dire ci sono in italiano?
I modi di dire possono essere ricondotti a quattro categorie grammaticali:
- La prima categoria è quella delle espressioni verbali, costituite da un verbo e da un oggetto (come le espressioni che abbiamo incontrato nella storia, “tagliare la corda” e “avere il braccino corto”).
- La seconda categoria è quella delle espressioni nominali, composte da un nome accompagnato da un aggettivo(come patata bollente, che indica “un problema molto difficile da risolvere e di cui nessuno vuole prendersi la responsabilità”; o come vicolo cieco, che indica “una situazione critica che sembra non avere vie d’uscita”). Ti lascio comunque altri esempi di tutte queste espressioni nel PDF. Dagli un’occhiata. Te lo lascio qui.
- La terza categoria è quella delle espressioni aggettivali, che funzionano cioè come aggettivi, e modificano quindi un nome (pensiamo ad esempio a un lavoro all’acqua di rose, cioè “eseguito con poca cura”, o a una ragazza acqua e sapone, ovvero una ragazza “dalla bellezza naturale e che non usa trucco”).
- La quarta e ultima categoria è quella delle espressioni avverbiali, che funzionano cioè come avverbi, e modificano quindi un verbo (ad esempio, mangiare a bizzeffe significa mangiare “in gran quantità” mentre cantare a squarciagola significa cantare “al massimo del volume, fino quasi a squarciarsi, cioè a lacerarsi la gola per lo sforzo”).
Domandiamoci ora: da dove vengono i modi di dire?
Le espressioni idiomatiche, come dicevamo prima, sono frutto di processi di trasformazione del significato, nella direzione “da letterale a metaforico”. La distinzione tra “significato letterale” e “significato metaforico” riguarda il modo in cui le parole si riferiscono alla realtà.
Per “significato letterale” si intende il senso primario di una parola o frase.
Ad esempio, nella frase:
Il muretto è di pietra
la parola pietra indica un “materiale minerale solido”.
Per “significato” metaforico si intende invece un senso secondario, che nasce da un’operazione di trasferimento di una parola dal suo contesto comune a un contesto nuovo, sulla base di una somiglianza. Vediamo cosa intendo.
Ad esempio, nella frase:
Valerio ha un cuore di pietra
la parola pietra non indica il minerale, ma la qualità della durezza che la pietra ha in comune con Valerio, col suo cuore, in quanto persona incapace di emozioni, insensibile.
La memoria dei processi di trasformazione del significato “da letterale a metaforico” all’origine alle espressioni idiomatiche si è persa nella storia, nella maggior parte dei casi, almeno. Ma non in tutti i casi. Perché in alcuni casi è invece possibile, invece, risalire all’origine delle espressioni.
Questo è il caso, ad esempio, dell’espressione “fare il portoghese”, che significa “usufruire di un servizio senza pagare il biglietto”.
Nel 1713, per festeggiare la liberazione del Portogallo dal dominio spagnolo, l'ambasciatore del re del Portogallo presso lo Stato Pontificio (no? Lo Stato della chiesa) organizzò un grandioso spettacolo teatrale (o, secondo altre fonti, un ricevimento) al Teatro Argentina di Roma. L'ingresso era totalmente gratuito, ma era riservato esclusivamente ai cittadini portoghesi residenti a Roma. Per entrare non serviva un invito cartaceo: bastava dichiarare la propria nazionalità a voce all'ingresso. Moltissimi romani, ovviamente, fecero finta di essere portoghesi per imbucarsi, per entrare senza pagare. E questa pare sia l’origine dell’espressione.
Le fonti da cui provengono i modi di dire sono le più varie e le più diverse. La fantasia linguistica degli italiani ha attinto, pensa, dalla mitologia classica, dalla Bibbia, dalle favole popolari, dai classici della letteratura, dal mondo contadino, da quello dello spettacolo e dello sport. Nel PDF troverai un sacco di esempi di modi di dire che vengono dagli ambiti più disparati.
Partiamo dalla mitologia classica: usiamo la metafora del tallone d'Achille, ad esempio, per riferirci al “punto debole di una persona”, a “ciò che rende quella persona vulnerabile”. Posso dire così, ad esempio:
La matematica è sempre stata il mio tallone d'Achille.
Attenzione: tallone d’Achille e non da killer, come ho sentito dire in passato.
Dalla Bibbia abbiamo ereditato il gesto del prefetto romano Ponzio Pilato davanti alla folla che chiedeva la crocifissione di Gesù, trasformando il suo lavarsi le mani del sangue di Cristo nel simbolo universale del disimpegno, del rifiuto della responsabilità. Lavarsene le mani. Oggi potremmo dire:
Hanno deciso loro di licenziarlo, io non c'entro, io me ne lavo le mani.
Passando alle favole popolari, Esopo ci insegna ancora oggi a non gridare al lupo al lupo per non perdere credibilità:
Smettila di gridare al lupo al lupo, altrimenti nessuno ti aiuterà quando ne avrai davvero bisogno.
Quindi, non creare allarme dove non serve, non è necessario.
Ancora, dai classici della letteratura — e soprattutto dal nostro Dante nazionale — abbiamo attinto a piene mani. Dal poeta fiorentino abbiamo ripreso, ad esempio, l'espressione "galeotto fu il libro", per indicare la persona, la situazione o l’oggetto che favorisce un amore. L’espressione proviene dal V Canto dell’Inferno della Divina Commedia; il libro “galeotto” (cioè responsabile) nella Commedia, è quello che fa innamorare Francesca e il cognato Paolo, condannandoli entrambi a una punizione eterna tra i lussuriosi. Ci potrebbe oggi capitare di sentire, ad esempio, una frase come questa: "Ci siamo conosciuti a quel corso di cucina: galeotto fu il libro di ricette!"
Anche la vita pratica ha lasciato il segno nella lingua: dal mondo contadino arriva, ad esempio, l'invito a non "fare di tutta l’erba un fascio", cioè a non generalizzare in maniera grossolana, come nella frase:
Non tutti i giovani sono nerd, non bisogna fare di tutta l’erba un fascio.
Dal mondo dello spettacolo abbiamo preso in prestito il "calcare le scene" per riferirci a chi agisce da protagonista in un certo settore. Ad esempio:
Quel politico ha iniziato a calcare le scene della diplomazia internazionale da giovane.
E infine, dal mondo dello sport, e in particolare dal pugilato, abbiamo ripreso l’espressione "gettare la spugna" come metafora per la decisione di arrendersi, di abbandonare una sfida. Ad esempio, può capitare di sentire una frase come questa:
Il progetto era troppo difficile; abbiamo dovuto gettare la spugna.
È probabile che molte di queste espressioni abbiamo equivalenti nella tua lingua, ma non sempre esattamente uguali, quindi fammi sapere nei commenti come si dicono tutte queste espressioni perché è molto importante paragonare le lingue.
Per chiudere questo video, l’ultima domanda, in assoluto la più importante: perché è importante conoscere i modi di dire?
Beh, le motivazioni sono essenzialmente due, come dicevamo prima.
La prima ha che vedere con l’abilità di comprensione in italiano, scritta e orale.
Ti ricordi quanti sono i modi di dire? Migliaia. E sai quante volte ricorrono nell’italiano parlato e scritto dai parlanti nativi? Moltissime. Facciamo un test di frequenza. Se digito su Google “tagliato la corda” ottengo circa 24.100 risultati:
Oppure, se digito “all’acqua di rose” ottengo quasi 50.000 risultati.
Se vuoi, puoi ripetere anche tu questo test con gli altri modi di dire. Quel che è certo, è che non è possibile comprendere pienamente quello che i parlanti nativi dicono e scrivono senza conoscere bene i modi di dire della lingua italiana.
E il secondo motivo per cui è importantissimo conoscere i modi di dire, ha invece a che vedere con l’abilità di produzione in italiano, scrivere e parlare. Il tuo sogno è parlare o scrivere come un madrelingua? Allora DEVI usare i modi di dire, DEVI arricchire i tuoi discorsi e i tuoi testi di espressioni come “non avere peli sulla lingua” o “a ogni morte di papa”. Se vuoi sembrare un madrelingua e vuoi fare bella figura nelle tue interazioni con i nativi, DEVI conoscere i modi di dire dell’italiano. Davvero, può fare la differenza, può renderti molto più brillante, e naturale e carismatico in italiano.
Ed è per aiutarti a raggiungere questo obiettivo che ho un annuncio per te, ovvero che il 5 maggio 2026 partirà la nostra sfida I modi di dire in 21 giorni.
Si tratta di un corso in 7 moduli, che si compone di 7 podcast, scritti in modalità di diario, il diario di uno studente di italiano; 7 video spiegazioni, 35 esercizi, e che in 3 settimane ti porterà a comprendere e padroneggiare ben 70 modi di dire italiani, una quantità che ti permetterà di esprimerti in maniera molto più naturale, brillante, carismatica con gli italiani.
Il corso seguirà, più o meno, lo stesso metodo di questo video: partiremo da una storia, appunto una pagina di un diario, analizzeremo i modi di dire presenti nella storia, confronteremo gli usi contenuti nei brani della storia con altri esempi tratti da testi autentici, capiremo il significato dei modi di dire, cercheremo l’origine e faremo molta molta pratica nell’usarli.
Dopo 21 giorni avrai familiarità con molti modi di dire davvero comunissimi e che noi italiani usiamo quasi tutti i giorni, e farai un figurone con gli italiani, te l’assicuro.
Ah, e “fare un figurone”, “fare bella figura” significa “fare un’impressione positiva”.
La sfida partirà il prossimo 5 maggio e le iscrizioni chiudono il 4 maggio.
Ti lascio il link in descrizione oppure nella card qui alla fine del video per scoprire tutte le informazioni e iscriverti. Mi raccomando, sarà divertente.
Ti aspetto!



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