Perché in Italia è così difficile costruire?
In questo episodio di livello avanzato, parliamo della difficile convivenza tra la costruzione di grandi opere e la conservazione del patrimonio archeologico in Italia, partendo dall'inaugurazione della nuova stazione "Colosseo/Fori Imperiali" della metro C di Roma.
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Il 16 dicembre 2025 è stata inaugurata la stazione “Colosseo/Fori Imperiali” della metro C di Roma, collocata in Via dei Fori Imperiali, tra il Colosseo e la Basilica di Massenzio.
L’evento di inaugurazione ha visto la partecipazione di politici e amministratori locali, e ne hanno parlato i media di tutto il mondo. Un’inaugurazione, quella della stazione “Colosseo/Fori Imperiali”, che ha segnato non solo una nuova fase nella mobilità della capitale, ma anche un nuovo rapporto tra “la Roma dei vivi”, quella che corre, che ha sempre fretta e che ha bisogno di efficienza, e “la Roma dei morti”, quella che riposa, immobile e silenziosa, sotto l’asfalto, stratificandosi nei secoli e nei millenni. Ed è proprio l’esistenza di questa seconda città sotto la prima, una stratificazione che racconta oltre venti secoli di storia urbana, che ha fatto della realizzazione della stazione un’operazione estremamente lunga e complessa.
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Trascrizione interattiva dell'episodio
Sarà questo il tema di questo episodio del nostro podcast: la difficile conciliazione, in Italia, tra la costruzione di grandi opere e la conservazione del patrimonio culturale. Una difficoltà legata a una ricchezza archeologica senza pari che fa dell’Italia un Paese unico al mondo.
Questo è Podcast Italiano, un podcast per imparare l’italiano attraverso contenuti interessanti. L’episodio di oggi è un episodio di livello avanzato, motivo per cui ti consiglio vivamente di dare un’occhiata alla trascrizione gratuita che prepariamo per te e che si trova sul nostro sito podcastitaliano.com: il link diretto è nelle note di questo episodio, che si trovano nell’’app dove mi stai ascoltando, Spotify o Apple podcast, o qualsiasi altra app di podcast. La trascrizione sul nostro sito contiene un glossario dettagliato che ti permetterà di capire e imparare molte parole ed espressioni probabilmente nuove per te, ed è, quindi, uno strumento davvero prezioso. La trascrizione contiene inoltre alcune immagini dei beni archeologici e delle grandi opere che citerò nel podcast. Ti aiuterà anche visivamente a seguire quello che dico. Detto ciò, andiamo.
Realizzazione di grandi opere e conservazione del patrimonio archeologico, dicevamo. Due obiettivi la cui conciliazione è sì difficile, ma non impossibile. E il caso della stazione Colosseo-Fori Imperiali lo dimostra.
Inizierò dalle difficoltà. Durante i lavori di costruzione della stazione, sono stati fatti ritrovamenti di eccezionale importanza, tra cui:
- ventotto pozzi per la raccolta di acque di falda, databili tra il VI e il I secolo a.C.;
- un balneum, ovvero delle terme private appartenenti a una domus, cioè alla casa di una ricca famiglia patrizia, databili tra il I secolo a.C. e il I secolo d.C.;
- un’altra domus, decorata con affreschi di età imperiale;
- pavimentazioni in mosaico;
- fontane…
…e molto, molto altro ancora.
Ritrovare dei reperti archeologici di epoca romana in un cantiere significa doversi fare una domanda: “Come far procedere i lavori senza mettere a rischio un patrimonio culturale di valore inestimabile?”.
Il caso della stazione Colosseo-Fori Imperiali non è certo un caso isolato in Italia. Basta spostarsi di qualche chilometro sulla stessa linea della metro per trovarsi di fronte a un secondo caso. Sì, perché lo stesso 16 dicembre 2025 veniva inaugurata a Roma anche una seconda stazione della Linea C: la stazione Porta Metronia, situata in piazzale Ipponio accanto alle Mura Aureliane. E anche in quel caso, durante i lavori di costruzione, era emerso un complesso archeologico di eccezionale importanza: una caserma di epoca romana, un grande edificio dove vivevano e dove ricevevano la loro formazione militare, pensa, i soldati del glorioso esercito di Roma; una caserma che include anche la casa dove abitava il comandante.
Per gestire le complessità legate alla particolare ricchezza archeologica del sottosuolo, sulla Linea C della metro di Roma è stata adottata una tecnica, chiamata del “top-down archeologico”, sviluppata appositamente per le stazioni del centro storico di Roma, e applicata anche alle due nuove stazioni a servizio della capitale.
A differenza dei cantieri tradizionali, infatti, qui si è scavato prima “a cielo aperto” fino alla quota archeologica (circa 10-15 metri), permettendo così agli archeologi di lavorare poi alla luce del sole, documentare e prelevare i reperti in totale sicurezza. Solo dopo aver messo in salvo il patrimonio, si è scesi più in profondità, il tutto sotto un monitoraggio satellitare millimetrico sia del Colosseo sia degli altri beni architettonici presenti nel sito archeologico.
Ti ho parlato finora della Stazione “Colosseo-Fori Imperiali” e della Stazione “Porta Metronia” di Roma. Sarebbe un errore, però, pensare che situazioni del genere riguardino solo la capitale. Da Sud a Nord, le trasformazioni urbane in Italia devono necessariamente fare i conti con le testimonianze di un passato che, per nostra fortuna, non smette mai di rivelarsi e di sorprenderci.
L’ultimo esempio è quello di Fano, nella regione Marche, nel Centro Italia. Il 19 gennaio 2026, durante gli scavi legati alla riqualificazione di Piazza Andrea Costa, emerge nientemeno che la basilica romana descritta nel 15 a.C. dall’architetto Vitruvio (uno dei più importanti teorici dell’architettura di tutti i tempi) nel suo famoso saggio De Architectura, una basilica immediatamente riconosciuta dagli esperti per la sua caratteristica pianta rettangolare e colonnato perimetrale.
(Trovi tutte le immagini dei reperti che menziono nell’episodio all’interno della trascrizione sul nostro sito, come ti dicevo prima: il link è nelle note dell’episodio.)
Guardando più indietro, ci si imbatte in altri tesori riportati in superficie durante i lavori di riqualificazione urbana.
Saliamo a Nord. Milano, 2005. Durante gli scavi per il parcheggio sotterraneo di Piazza Meda viene ritrovata un’antica conceria di epoca romana, dunque una bottega artigianale dove si producevano pelli e cuoio, e inoltre un reperto archeologico del IV secolo d.C. noto come il "talismano di Abraxas", su pietra nera. I ritrovamenti hanno bloccato la costruzione per mesi.
Scendiamo a Sud. Napoli, inverno 2003-2004. Gli scavi per la stazione “Municipio” della metropolitana riportano alla luce l’antico porto romano della città. Ci sono anfore, alcune ancora con i loro tappi di sughero, ceramiche, gioielli, suole di calzari, pezzi di corda. E ci sono soprattutto tre navi, scoperte a distanza di pochi mesi l’una dall’altra: due barche di 10 metri ciascuna, che offrivano un servizio navetta tra le grandi navi da carico ferme ai moli del porto di Neapolis, cioè Napoli. E poi una terza barca, la più grande, da 13 metri e mezzo per oltre 3 metri: si rivelerà un caso unico nell'archeologia dell'antica Roma.
Ancora Napoli. A partire dal 2003 gli scavi in piazza Nicola Amore per la costruzione della Stazione “Duomo” della Linea 1 della metropolitana, rivelano la presenza, nel sottosuolo, di un basamento a scalini, costruito intorno a un altro basamento più antico, e la presenza di parti di un colonnato crollato. Emergono successivamente altri reperti: un imponente podio in muratura (dunque un basamento a diversi livelli per premiare i primi classificati nelle competizioni sportive), insieme a delle lapidi in greco con elenchi di discipline sportive, categorie e vincitori. Questi successivi ritrovamenti permettono di dare un nome alla scoperta: si tratta del Tempio dei Giochi Isolimpici, un antico edificio religioso costruito nel 2 d.C. in quella che era allora considerata "la città più greca d'Occidente", Napoli, appunto. Il tempio era stato costruito per celebrare il culto imperiale dei giochi e per ringraziare l’imperatore romano Augusto per aver offerto aiuti alla città dopo un terremoto. Ah, la denominazione Isolimpici deriva dal fatto che i giochi napoletani erano considerati uguali a quelli che si svolgevano nella città greca di Olimpia (il prefisso isos- in greco significa “uguale”, “equivalente”), uguali sia per la tipologia delle gare, che per la periodicità.
Spostiamoci a Nord, nella mia Torino, 2002. Gli scavi per il comprensorio tecnico della metropolitana e quelli per l’ampliamento del cimitero di Collegno portano alla luce una necropoli gota (databile tra il V e il VI secolo), un’altra necropoli longobarda (databile tra il VI e l’VIII secolo) e altri resti che testimoniano le complesse trasformazioni del villaggio di capanne nell’alto medioevo (tra il IX e l’XI secolo).
L’elenco potrebbe continuare ancora a lungo, e suggerisce, oltre alla ricchezza archeologica del sottosuolo italiano, il ruolo dell’archeologia in Italia. La maggior parte degli scavi (il 90% circa) è legata a operazioni che non sono determinate da un progetto di ricerca per lo studio e la conservazione dei beni culturali, ma da azioni sul territorio che hanno un altro scopo, come l’edilizia o la realizzazione di infrastrutture. Per costruire, insomma. Tecnicamente, questi processi sono definiti “archeologia preventiva”. In pratica, l’archeologo viene chiamato a verificare che la realizzazione di un’opera pubblica non danneggi il patrimonio.
Chi chiama l’archeologo? Fino al settembre 2025, e precisamente fino all’approvazione del Disegno di legge 1372, a chiamare l’archeologo era la Soprintendenza ai beni culturali competente per territorio.
Le Soprintendenze sono uffici periferici del Ministero della Cultura. Il loro compito è autorizzare o non autorizzare i lavori di costruzione e ristrutturazione che interessano beni vincolati del patrimonio archeologico, artistico, architettonico o paesaggistico, e vigilare sulla realizzazione degli interventi stessi.
Con l’approvazione da parte del Senato italiano del Disegno di Legge (o Ddl) 1372 si è stabilito che le Soprintendenze devono essere messe nella condizione di non ostacolare lo sviluppo economico e la cementificazione del territorio. Come?
In primo luogo, il Disegno di legge modifica il Codice dei beni culturali e sancisce che i pareri delle Soprintendenze «sono obbligatori ma non vincolanti».
In secondo luogo, il governo è abilitato a «prevedere che gli interventi di lieve entità (…) NON siano sottoposti a parere della Soprintendenza e competano esclusivamente agli enti locali». E quindi saranno i sindaci dei comuni, dunque, a decidere. Non urbanisti, non architetti, non archeologi, non tecnici, ma politici, amministratori locali.
Infine, i tempi diventano più brevi. Chi richiede autorizzazioni paesaggistiche e urbanistiche deve ricevere una risposta entro quarantacinque giorni dalla presentazione della domanda. Questo significa che un piano di recupero di una città storica, ad esempio, dovrà essere approvato in un mese e mezzo, perché altrimenti si ferma l’economia.
Il Ddl 1372 appare alle forze politiche di opposizione in contraddizione con la Costituzione Italiana, la quale, all’articolo 9, afferma che «la Repubblica tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione».
L’archeologia è un ostacolo o un valore per la vita moderna?
Qesta è una domanda che non smette di circolare nel dibattito pubblico italiano. E le risposte che vengono date, a volte, fanno appello al tanto sollecitato “buon senso”, cioè la capacità naturale, istintiva, di giudicare nel modo giusto, soprattutto in vista delle necessità pratiche. Famosa è l’opinione in merito di Massimo Cacciari, sindaco di Venezia per 2 mandati e 12 anni in totale: «Usare la materia grigia. Se si trova la Venere di Milo [cioè, un reperto eccezionale] , è ovvio fermarsi. Ma se ci imbattiamo in un muretto del '700... diciamolo, per favore, si può anche buttare giù».
Se non si vuole buttare giù, come suggerisce di fare in alcuni casi Cacciari, due sono le soluzioni:
- la prima consiste nello spostare i reperti e destinarli a future esposizioni;
- la seconda consiste nel far dialogare contemporaneità e conservazione.
Spostare è ciò che si è fatto per molti anni, non solo in Italia, ma ovunque. Prendiamo ad esempio il Museo Archeologico Nazionale di Napoli, anche noto come MANN. Molte delle collezioni che includono reperti provenienti da Pompei ed Ercolano, le città ricoperte dall’eruzione del Vesuvio nel 79 d.C., nascono da un’azione di spostamento dei reperti. Prendiamo, ad esempio, la collezione degli affreschi di età romana provenienti dall’area vesuviana. Al momento dei primi scavi, nel XVIII secolo, gli affreschi furono letteralmente ritagliati dalle pareti delle case private a cui appartenevano e incorniciati come se fossero dei quadri. La conseguenza di questa brutale operazione di decontestualizzazione è quella di rendere difficile, oggi, una visione d’insieme, e impedire di fatto la comprensione degli apparati decorativi nella loro interezza.
Analogo destino è toccato ai mosaici, strappati dai pavimenti delle case private di Pompei, Ercolano e altri siti della Campania, tra cui la celebre casa del Fauno.
Ah, trovi tutte le immagini nella trascrizione sul sito.
In alcuni casi, ancora oggi si continua a spostare. Questa è la soluzione che è stata adottata, per esempio, per le tre navi di età romana trovate in corrispondenza dell’antico porto di Napoli. I relitti sono attualmente conservati in apposite vasche d'acqua dolce per il trattamento conservativo dentro un laboratorio di restauro in attesa della creazione di un museo interamente dedicato all’antico porto di Napoli.
Una soluzione alternativa allo spostamento dei reperti, una soluzione più recente, e che è stata già adottata in due casi destinati a divenire dei precedenti illustri, è quella che consiste nel far dialogare contemporaneità e conservazione. Come? Inglobando i reperti nelle opere in costruzione.
Si tratta di quello che è avvenuto, ad esempio, a Napoli, dove archeologi e tecnici hanno deciso di smontare e rimontare, a un livello più alto, il basamento del Tempio dei Giochi Isolimpici di cui parlavamo prima, in modo tale da: uno, consentire la costruzione della base della stazione della metro e, due, preservare il bene archeologico integrandolo nella nuova costruzione. Il progetto della stazione è stato affidato al celebre architetto Massimiliano Fuksas, e prevede la costruzione di una cupola trasparente in vetro e acciaio sul piano stradale direttamente sopra al tempio, in modo da consentirne la vista dall’alto e anche dall'esterno della stazione. Una volta terminati i lavori, la stazione ospiterà inoltre un vero e proprio percorso museale al piano in cui sarà esposto il tempio ricostruito.
Inglobare è stata la scelta fatta anche alla stazione di Porta Metronia, dove i passeggeri della metropolitana di Roma possono osservare i resti della caserma attraverso ampie vetrate affacciate sulla piazza sotterranea, mentre gli spazi della stazione sono stati arricchiti da grandi immagini degli scavi e da riproduzioni di alcuni reperti emblematici, come il vetro dorato raffigurante la dea Roma. Il museo, progettato con l’ausilio della realtà virtuale e di ricostruzioni tridimensionali, offre un racconto immersivo della storia del territorio, dalle fasi precedenti alla costruzione della caserma in età repubblicana fino all’epoca contemporanea.
Inglobare, infine, è stata la soluzione adottata anche per la Stazione Colosseo-Fori Imperiali. Torniamo così al punto da cui eravamo partiti all’inizio di questo episodio. All’interno della stazione Colosseo-Fori imperiali prende forma un articolato percorso museale che ripercorre oltre duemila anni di storia, dalla Roma dei Re alla Roma imperiale. Una speciale apertura panoramica chiamata oculus e collocata nel corridoio di collegamento tra la Linea B e la Linea C consente inoltre una visione inedita e suggestiva del Colosseo dal basso. I reperti esposti, provenienti sia dagli scavi effettuati durante la realizzazione della stazione sia dalle collezioni del Parco archeologico del Colosseo, costruiscono un racconto che accompagna il visitatore lungo il tragitto, dall’ingresso in discesa fino al piano delle banchine.
Di recente sono stato a Roma e ho avuto modo di vedere questa stazione, e davvero… te la consiglio! È davvero affascinante, secondo me, il risultato è davvero ottimo.
Ricordi che durante gli scavi per la stazione erano stati rinvenuti ventotto pozzi romani per la raccolta di acque di falda? Beh, i pozzi si trovano ora esposti subito dopo i tornelli di entrata e uscita, mentre il loro funzionamento originario è illustrato attraverso tre grandi teche cilindriche in vetro e un video che ne documenta le tecniche costruttive e l’uso.
Al piano intermedio, vetrine e aperture luminose che scendono dal soffitto o emergono dal pavimento evocano l’architettura e la profondità dei pozzi, valorizzandone la posizione originaria e gli oggetti recuperati al loro interno, oggetti che testimoniano la seconda vita dei pozzi come depositi rituali nell’ambito di cerimonie legate al culto delle acque.
Sullo stesso piano, ma sul lato opposto, è stato ricollocato il balneum privato appartenente a una delle domus rinvenute. Un’ampia vetrata circolare, collocata nel passaggio di collegamento tra le due linee della metropolitana, segna il punto esatto del ritrovamento, e restituisce la stessa visuale sul Colosseo che ha accompagnato il lavoro di archeologi e operai durante le fasi di scoperta, documentazione, e costruzione.
Le strutture della domus di età imperiale sono state smontate e rimontate presso il Centro Informazioni del Clivo di Acilio dove, attraverso grandi vetrate, i passanti possono osservare gli affreschi che decoravano e decorano la casa.
La stazione-museo Colosseo-Fori imperiali è… insomma… uno spazio che, proprio come un pozzo scavato nel terreno alla ricerca dell’acqua, accompagna il visitatore in un viaggio nel passato. Molto più che di un luogo di transito, la stazione è una vera e propria macchina del tempo. Si tratta di uno splendido esempio di come le funzioni legate alla mobilità urbana possono convivere armoniosamente con gli spazi dedicati alla valorizzazione dei reperti archeologici: una maniera di costruire il futuro senza distruggere il passato.
L’augurio è che sia Roma, sia le altre città italiane, dalla ricchissima e complessa stratigrafia, possano continuare a trasformarsi, senza mai perdere la propria identità, che non può prescindere dalla storia, dal passato, da ciò che è stato, e dalla sua evoluzione, non sempre lineare, fino al presente, fino alla superficie così come la conosciamo noi uomini e donne dell’oggi.
Insomma, vai a dare un’occhiata alla stazione, se passi da Roma, penso che ti piacerà. Inoltre è stata una stazione che è stata costruita per molti anni, di cui Roma aveva un grande bisogno, ed è venuta davvero bene.
Questo è tutto per oggi, spero che ti sia piaciuto l’episodio. Trovi tutte le immagini dei reperti di cui ti ho parlato nella trascrizione dell’episodio con glossario, dove troverai anche la spiegazione di tante parole che forse non conoscevi. Si tratta quindi di uno strumento prezioso anche per arricchire il tuo vocabolario in italiano.
Questo è tutto per oggi, alla prossima.
Ciao!
Il 16 dicembre 2025 è stata inaugurata la stazione “Colosseo/Fori Imperiali” della metro C di Roma, collocata in Via dei Fori Imperiali, tra il Colosseo e la Basilica di Massenzio.
L’evento di inaugurazione ha visto la partecipazione di politici e amministratori locali, e ne hanno parlato i media di tutto il mondo. Un’inaugurazione, quella della stazione “Colosseo/Fori Imperiali”, che ha segnato non solo una nuova fase nella mobilità della capitale, ma anche un nuovo rapporto tra “la Roma dei vivi”, quella che corre, che ha sempre fretta e che ha bisogno di efficienza, e “la Roma dei morti”, quella che riposa, immobile e silenziosa, sotto l’asfalto, stratificandosi nei secoli e nei millenni. Ed è proprio l’esistenza di questa seconda città sotto la prima, una stratificazione che racconta oltre venti secoli di storia urbana, che ha fatto della realizzazione della stazione un’operazione estremamente lunga e complessa.
Scarica la versione PDF della trascrizione
Trascrizione interattiva dell'episodio
Sarà questo il tema di questo episodio del nostro podcast: la difficile conciliazione, in Italia, tra la costruzione di grandi opere e la conservazione del patrimonio culturale. Una difficoltà legata a una ricchezza archeologica senza pari che fa dell’Italia un Paese unico al mondo.
Questo è Podcast Italiano, un podcast per imparare l’italiano attraverso contenuti interessanti. L’episodio di oggi è un episodio di livello avanzato, motivo per cui ti consiglio vivamente di dare un’occhiata alla trascrizione gratuita che prepariamo per te e che si trova sul nostro sito podcastitaliano.com: il link diretto è nelle note di questo episodio, che si trovano nell’’app dove mi stai ascoltando, Spotify o Apple podcast, o qualsiasi altra app di podcast. La trascrizione sul nostro sito contiene un glossario dettagliato che ti permetterà di capire e imparare molte parole ed espressioni probabilmente nuove per te, ed è, quindi, uno strumento davvero prezioso. La trascrizione contiene inoltre alcune immagini dei beni archeologici e delle grandi opere che citerò nel podcast. Ti aiuterà anche visivamente a seguire quello che dico. Detto ciò, andiamo.
Realizzazione di grandi opere e conservazione del patrimonio archeologico, dicevamo. Due obiettivi la cui conciliazione è sì difficile, ma non impossibile. E il caso della stazione Colosseo-Fori Imperiali lo dimostra.
Inizierò dalle difficoltà. Durante i lavori di costruzione della stazione, sono stati fatti ritrovamenti di eccezionale importanza, tra cui:
- ventotto pozzi per la raccolta di acque di falda, databili tra il VI e il I secolo a.C.;
- un balneum, ovvero delle terme private appartenenti a una domus, cioè alla casa di una ricca famiglia patrizia, databili tra il I secolo a.C. e il I secolo d.C.;
- un’altra domus, decorata con affreschi di età imperiale;
- pavimentazioni in mosaico;
- fontane…
…e molto, molto altro ancora.
Ritrovare dei reperti archeologici di epoca romana in un cantiere significa doversi fare una domanda: “Come far procedere i lavori senza mettere a rischio un patrimonio culturale di valore inestimabile?”.
Il caso della stazione Colosseo-Fori Imperiali non è certo un caso isolato in Italia. Basta spostarsi di qualche chilometro sulla stessa linea della metro per trovarsi di fronte a un secondo caso. Sì, perché lo stesso 16 dicembre 2025 veniva inaugurata a Roma anche una seconda stazione della Linea C: la stazione Porta Metronia, situata in piazzale Ipponio accanto alle Mura Aureliane. E anche in quel caso, durante i lavori di costruzione, era emerso un complesso archeologico di eccezionale importanza: una caserma di epoca romana, un grande edificio dove vivevano e dove ricevevano la loro formazione militare, pensa, i soldati del glorioso esercito di Roma; una caserma che include anche la casa dove abitava il comandante.
Per gestire le complessità legate alla particolare ricchezza archeologica del sottosuolo, sulla Linea C della metro di Roma è stata adottata una tecnica, chiamata del “top-down archeologico”, sviluppata appositamente per le stazioni del centro storico di Roma, e applicata anche alle due nuove stazioni a servizio della capitale.
A differenza dei cantieri tradizionali, infatti, qui si è scavato prima “a cielo aperto” fino alla quota archeologica (circa 10-15 metri), permettendo così agli archeologi di lavorare poi alla luce del sole, documentare e prelevare i reperti in totale sicurezza. Solo dopo aver messo in salvo il patrimonio, si è scesi più in profondità, il tutto sotto un monitoraggio satellitare millimetrico sia del Colosseo sia degli altri beni architettonici presenti nel sito archeologico.
Ti ho parlato finora della Stazione “Colosseo-Fori Imperiali” e della Stazione “Porta Metronia” di Roma. Sarebbe un errore, però, pensare che situazioni del genere riguardino solo la capitale. Da Sud a Nord, le trasformazioni urbane in Italia devono necessariamente fare i conti con le testimonianze di un passato che, per nostra fortuna, non smette mai di rivelarsi e di sorprenderci.
L’ultimo esempio è quello di Fano, nella regione Marche, nel Centro Italia. Il 19 gennaio 2026, durante gli scavi legati alla riqualificazione di Piazza Andrea Costa, emerge nientemeno che la basilica romana descritta nel 15 a.C. dall’architetto Vitruvio (uno dei più importanti teorici dell’architettura di tutti i tempi) nel suo famoso saggio De Architectura, una basilica immediatamente riconosciuta dagli esperti per la sua caratteristica pianta rettangolare e colonnato perimetrale.
(Trovi tutte le immagini dei reperti che menziono nell’episodio all’interno della trascrizione sul nostro sito, come ti dicevo prima: il link è nelle note dell’episodio.)
Guardando più indietro, ci si imbatte in altri tesori riportati in superficie durante i lavori di riqualificazione urbana.
Saliamo a Nord. Milano, 2005. Durante gli scavi per il parcheggio sotterraneo di Piazza Meda viene ritrovata un’antica conceria di epoca romana, dunque una bottega artigianale dove si producevano pelli e cuoio, e inoltre un reperto archeologico del IV secolo d.C. noto come il "talismano di Abraxas", su pietra nera. I ritrovamenti hanno bloccato la costruzione per mesi.
Scendiamo a Sud. Napoli, inverno 2003-2004. Gli scavi per la stazione “Municipio” della metropolitana riportano alla luce l’antico porto romano della città. Ci sono anfore, alcune ancora con i loro tappi di sughero, ceramiche, gioielli, suole di calzari, pezzi di corda. E ci sono soprattutto tre navi, scoperte a distanza di pochi mesi l’una dall’altra: due barche di 10 metri ciascuna, che offrivano un servizio navetta tra le grandi navi da carico ferme ai moli del porto di Neapolis, cioè Napoli. E poi una terza barca, la più grande, da 13 metri e mezzo per oltre 3 metri: si rivelerà un caso unico nell'archeologia dell'antica Roma.
Ancora Napoli. A partire dal 2003 gli scavi in piazza Nicola Amore per la costruzione della Stazione “Duomo” della Linea 1 della metropolitana, rivelano la presenza, nel sottosuolo, di un basamento a scalini, costruito intorno a un altro basamento più antico, e la presenza di parti di un colonnato crollato. Emergono successivamente altri reperti: un imponente podio in muratura (dunque un basamento a diversi livelli per premiare i primi classificati nelle competizioni sportive), insieme a delle lapidi in greco con elenchi di discipline sportive, categorie e vincitori. Questi successivi ritrovamenti permettono di dare un nome alla scoperta: si tratta del Tempio dei Giochi Isolimpici, un antico edificio religioso costruito nel 2 d.C. in quella che era allora considerata "la città più greca d'Occidente", Napoli, appunto. Il tempio era stato costruito per celebrare il culto imperiale dei giochi e per ringraziare l’imperatore romano Augusto per aver offerto aiuti alla città dopo un terremoto. Ah, la denominazione Isolimpici deriva dal fatto che i giochi napoletani erano considerati uguali a quelli che si svolgevano nella città greca di Olimpia (il prefisso isos- in greco significa “uguale”, “equivalente”), uguali sia per la tipologia delle gare, che per la periodicità.
Spostiamoci a Nord, nella mia Torino, 2002. Gli scavi per il comprensorio tecnico della metropolitana e quelli per l’ampliamento del cimitero di Collegno portano alla luce una necropoli gota (databile tra il V e il VI secolo), un’altra necropoli longobarda (databile tra il VI e l’VIII secolo) e altri resti che testimoniano le complesse trasformazioni del villaggio di capanne nell’alto medioevo (tra il IX e l’XI secolo).
L’elenco potrebbe continuare ancora a lungo, e suggerisce, oltre alla ricchezza archeologica del sottosuolo italiano, il ruolo dell’archeologia in Italia. La maggior parte degli scavi (il 90% circa) è legata a operazioni che non sono determinate da un progetto di ricerca per lo studio e la conservazione dei beni culturali, ma da azioni sul territorio che hanno un altro scopo, come l’edilizia o la realizzazione di infrastrutture. Per costruire, insomma. Tecnicamente, questi processi sono definiti “archeologia preventiva”. In pratica, l’archeologo viene chiamato a verificare che la realizzazione di un’opera pubblica non danneggi il patrimonio.
Chi chiama l’archeologo? Fino al settembre 2025, e precisamente fino all’approvazione del Disegno di legge 1372, a chiamare l’archeologo era la Soprintendenza ai beni culturali competente per territorio.
Le Soprintendenze sono uffici periferici del Ministero della Cultura. Il loro compito è autorizzare o non autorizzare i lavori di costruzione e ristrutturazione che interessano beni vincolati del patrimonio archeologico, artistico, architettonico o paesaggistico, e vigilare sulla realizzazione degli interventi stessi.
Con l’approvazione da parte del Senato italiano del Disegno di Legge (o Ddl) 1372 si è stabilito che le Soprintendenze devono essere messe nella condizione di non ostacolare lo sviluppo economico e la cementificazione del territorio. Come?
In primo luogo, il Disegno di legge modifica il Codice dei beni culturali e sancisce che i pareri delle Soprintendenze «sono obbligatori ma non vincolanti».
In secondo luogo, il governo è abilitato a «prevedere che gli interventi di lieve entità (…) NON siano sottoposti a parere della Soprintendenza e competano esclusivamente agli enti locali». E quindi saranno i sindaci dei comuni, dunque, a decidere. Non urbanisti, non architetti, non archeologi, non tecnici, ma politici, amministratori locali.
Infine, i tempi diventano più brevi. Chi richiede autorizzazioni paesaggistiche e urbanistiche deve ricevere una risposta entro quarantacinque giorni dalla presentazione della domanda. Questo significa che un piano di recupero di una città storica, ad esempio, dovrà essere approvato in un mese e mezzo, perché altrimenti si ferma l’economia.
Il Ddl 1372 appare alle forze politiche di opposizione in contraddizione con la Costituzione Italiana, la quale, all’articolo 9, afferma che «la Repubblica tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione».
L’archeologia è un ostacolo o un valore per la vita moderna?
Qesta è una domanda che non smette di circolare nel dibattito pubblico italiano. E le risposte che vengono date, a volte, fanno appello al tanto sollecitato “buon senso”, cioè la capacità naturale, istintiva, di giudicare nel modo giusto, soprattutto in vista delle necessità pratiche. Famosa è l’opinione in merito di Massimo Cacciari, sindaco di Venezia per 2 mandati e 12 anni in totale: «Usare la materia grigia. Se si trova la Venere di Milo [cioè, un reperto eccezionale] , è ovvio fermarsi. Ma se ci imbattiamo in un muretto del '700... diciamolo, per favore, si può anche buttare giù».
Se non si vuole buttare giù, come suggerisce di fare in alcuni casi Cacciari, due sono le soluzioni:
- la prima consiste nello spostare i reperti e destinarli a future esposizioni;
- la seconda consiste nel far dialogare contemporaneità e conservazione.
Spostare è ciò che si è fatto per molti anni, non solo in Italia, ma ovunque. Prendiamo ad esempio il Museo Archeologico Nazionale di Napoli, anche noto come MANN. Molte delle collezioni che includono reperti provenienti da Pompei ed Ercolano, le città ricoperte dall’eruzione del Vesuvio nel 79 d.C., nascono da un’azione di spostamento dei reperti. Prendiamo, ad esempio, la collezione degli affreschi di età romana provenienti dall’area vesuviana. Al momento dei primi scavi, nel XVIII secolo, gli affreschi furono letteralmente ritagliati dalle pareti delle case private a cui appartenevano e incorniciati come se fossero dei quadri. La conseguenza di questa brutale operazione di decontestualizzazione è quella di rendere difficile, oggi, una visione d’insieme, e impedire di fatto la comprensione degli apparati decorativi nella loro interezza.
Analogo destino è toccato ai mosaici, strappati dai pavimenti delle case private di Pompei, Ercolano e altri siti della Campania, tra cui la celebre casa del Fauno.
Ah, trovi tutte le immagini nella trascrizione sul sito.
In alcuni casi, ancora oggi si continua a spostare. Questa è la soluzione che è stata adottata, per esempio, per le tre navi di età romana trovate in corrispondenza dell’antico porto di Napoli. I relitti sono attualmente conservati in apposite vasche d'acqua dolce per il trattamento conservativo dentro un laboratorio di restauro in attesa della creazione di un museo interamente dedicato all’antico porto di Napoli.
Una soluzione alternativa allo spostamento dei reperti, una soluzione più recente, e che è stata già adottata in due casi destinati a divenire dei precedenti illustri, è quella che consiste nel far dialogare contemporaneità e conservazione. Come? Inglobando i reperti nelle opere in costruzione.
Si tratta di quello che è avvenuto, ad esempio, a Napoli, dove archeologi e tecnici hanno deciso di smontare e rimontare, a un livello più alto, il basamento del Tempio dei Giochi Isolimpici di cui parlavamo prima, in modo tale da: uno, consentire la costruzione della base della stazione della metro e, due, preservare il bene archeologico integrandolo nella nuova costruzione. Il progetto della stazione è stato affidato al celebre architetto Massimiliano Fuksas, e prevede la costruzione di una cupola trasparente in vetro e acciaio sul piano stradale direttamente sopra al tempio, in modo da consentirne la vista dall’alto e anche dall'esterno della stazione. Una volta terminati i lavori, la stazione ospiterà inoltre un vero e proprio percorso museale al piano in cui sarà esposto il tempio ricostruito.
Inglobare è stata la scelta fatta anche alla stazione di Porta Metronia, dove i passeggeri della metropolitana di Roma possono osservare i resti della caserma attraverso ampie vetrate affacciate sulla piazza sotterranea, mentre gli spazi della stazione sono stati arricchiti da grandi immagini degli scavi e da riproduzioni di alcuni reperti emblematici, come il vetro dorato raffigurante la dea Roma. Il museo, progettato con l’ausilio della realtà virtuale e di ricostruzioni tridimensionali, offre un racconto immersivo della storia del territorio, dalle fasi precedenti alla costruzione della caserma in età repubblicana fino all’epoca contemporanea.
Inglobare, infine, è stata la soluzione adottata anche per la Stazione Colosseo-Fori Imperiali. Torniamo così al punto da cui eravamo partiti all’inizio di questo episodio. All’interno della stazione Colosseo-Fori imperiali prende forma un articolato percorso museale che ripercorre oltre duemila anni di storia, dalla Roma dei Re alla Roma imperiale. Una speciale apertura panoramica chiamata oculus e collocata nel corridoio di collegamento tra la Linea B e la Linea C consente inoltre una visione inedita e suggestiva del Colosseo dal basso. I reperti esposti, provenienti sia dagli scavi effettuati durante la realizzazione della stazione sia dalle collezioni del Parco archeologico del Colosseo, costruiscono un racconto che accompagna il visitatore lungo il tragitto, dall’ingresso in discesa fino al piano delle banchine.
Di recente sono stato a Roma e ho avuto modo di vedere questa stazione, e davvero… te la consiglio! È davvero affascinante, secondo me, il risultato è davvero ottimo.
Ricordi che durante gli scavi per la stazione erano stati rinvenuti ventotto pozzi romani per la raccolta di acque di falda? Beh, i pozzi si trovano ora esposti subito dopo i tornelli di entrata e uscita, mentre il loro funzionamento originario è illustrato attraverso tre grandi teche cilindriche in vetro e un video che ne documenta le tecniche costruttive e l’uso.
Al piano intermedio, vetrine e aperture luminose che scendono dal soffitto o emergono dal pavimento evocano l’architettura e la profondità dei pozzi, valorizzandone la posizione originaria e gli oggetti recuperati al loro interno, oggetti che testimoniano la seconda vita dei pozzi come depositi rituali nell’ambito di cerimonie legate al culto delle acque.
Sullo stesso piano, ma sul lato opposto, è stato ricollocato il balneum privato appartenente a una delle domus rinvenute. Un’ampia vetrata circolare, collocata nel passaggio di collegamento tra le due linee della metropolitana, segna il punto esatto del ritrovamento, e restituisce la stessa visuale sul Colosseo che ha accompagnato il lavoro di archeologi e operai durante le fasi di scoperta, documentazione, e costruzione.
Le strutture della domus di età imperiale sono state smontate e rimontate presso il Centro Informazioni del Clivo di Acilio dove, attraverso grandi vetrate, i passanti possono osservare gli affreschi che decoravano e decorano la casa.
La stazione-museo Colosseo-Fori imperiali è… insomma… uno spazio che, proprio come un pozzo scavato nel terreno alla ricerca dell’acqua, accompagna il visitatore in un viaggio nel passato. Molto più che di un luogo di transito, la stazione è una vera e propria macchina del tempo. Si tratta di uno splendido esempio di come le funzioni legate alla mobilità urbana possono convivere armoniosamente con gli spazi dedicati alla valorizzazione dei reperti archeologici: una maniera di costruire il futuro senza distruggere il passato.
L’augurio è che sia Roma, sia le altre città italiane, dalla ricchissima e complessa stratigrafia, possano continuare a trasformarsi, senza mai perdere la propria identità, che non può prescindere dalla storia, dal passato, da ciò che è stato, e dalla sua evoluzione, non sempre lineare, fino al presente, fino alla superficie così come la conosciamo noi uomini e donne dell’oggi.
Insomma, vai a dare un’occhiata alla stazione, se passi da Roma, penso che ti piacerà. Inoltre è stata una stazione che è stata costruita per molti anni, di cui Roma aveva un grande bisogno, ed è venuta davvero bene.
Questo è tutto per oggi, spero che ti sia piaciuto l’episodio. Trovi tutte le immagini dei reperti di cui ti ho parlato nella trascrizione dell’episodio con glossario, dove troverai anche la spiegazione di tante parole che forse non conoscevi. Si tratta quindi di uno strumento prezioso anche per arricchire il tuo vocabolario in italiano.
Questo è tutto per oggi, alla prossima.
Ciao!





























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